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Alcune domande sulle primarie

Domenica tante/i amiche/i, compagne/i andranno con più o meno entusiasmo a votare per le primarie. Molti di loro voteranno Vendola. Rispetto la loro scelta, ma vorrei riflettere su una serie di cose:
1. se Vendola non dovesse vincere al primo turno, o non aggiudicarsi il ballottaggio, SEL ha indicato Bersani. Loro cosa farebbero?
2. Il patto leonino che Vendola ha stretto con Bersani prevede che

si presenteranno alle elezioni in una coalizione, bene: cosa faranno rispetto al programma?
3. che dire rispetto all’agenda-Monti che, di fatto, è l’agenda politica del Pd?
4. Dal punto di vista programmatico è bene ricordare che il Pd appoggia il governo Monti e nell’ordine ha appoggiato: controriforma pensionistica della Fornero, abrogazione dell’art. 18, spendig review ovvero tagli alla spesa sociale, conferma delle spese militari per l’acquisto degli F35 (con l’acquisto di un apparecchio si potrebbero aprire diverse scuole per l’infanzia), taglio dei posti letto. Ebbene cosa dicono in merito?
5. se dopo le elezioni occorresse l’apporto dell’UDC crediamo che a fare il Presidente del consiglio ci vada Bersani o Vendola? Non è più probabile che ci vada Monti o un suo omologo?
Sostanzialmente, non sembra anche a voi che tante siano le contraddizioni rispetto a chi si dice di sinistra, ma poi, alla prova dei fatti, sostiene tutte le politiche neoliberiste e dei poteri forti?
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Unire la sinistra, mandiamo a casa Monti!

Pubblico, di seguito, un intervento che ho avuto occasione di fare in una corrispondenza con alcuni compagni di SEL.

Oggi D’Alema ribadisce il suo postulato secondo cui il futuro centrosinistra non può che passare da una alleanza che va dall’Udc a Vendola.

Trovo questa proposta molto pericolosa perché, è una questione aritmetica, il cosiddetto “terzo polo” non premia e penso che una forza di sinistra, o che almeno si definisce tale, dovrebbe riuscire a concentrarsi prima di tutto nel tentativo di riunificare politicamente la rappresentanza della sinistra stessa, partendo dal lavoro e dalle condizioni materiali di vita di milioni di italiani che sempre più stanno vedendo erodere il loro potere d’acquisto e la stessa possibiltà di accedere a servizi fondamentali.sotto a chi tocca

Le politiche che il governo italiano sta perseguendo sono all’insegna di una austerità tanto stupida quanto ingiusta, la visione dogmatica dell’Europa e la sostanziale iniquità dell’inziativa di Monti richiedono che questo esecutivo vada a casa quanto prima ridando la parola agli italiani attraverso lo strumento delle elezioni anticipate. Eppure si cincischia, si temporeggia e si ha l’impressione che questa impasse sia sempre più dettata da macchinazioni politiciste, ovvero dalla creazione artificiosa di una “alleanza” senza anima e senza identità, soprattutto senza un progetto politico da indicare agli italiani per far uscire dalla drammaticità delle loro condizioni di vita milioni di persone. Invece la sinistra dovrebbe porsi il problema di incalzare un Pd che, a conti fatti, ha approvato tutte le manovre più impopolari del governo salvo dire, come nel caso delle pensioni: “la partita è ancora aperta” e come nel caso dell’Art. 18: “abbiamo apportato dei miglioramenti” (quali????) e dovrebbe cominciare a costruire un progetto di alternativa alle politiche neo liberiste che ci hanno portati alla situazione nella quale siamo. Può essere che questi siano gli obiettivi di Vendola e del gruppo dirigente di SEL, io non me ne sono accorto, comunque sia mi pare che anche altri non se ne siano accorti a partire, battuta fin troppo facile, dagli elettori.

Alcuni autorevoli compagni cominciano a chiedersi se per caso non sia arrivato il momento di indire un congresso, un vero congresso, dentro SEL, penso che sia il minimo da fare.

Penso che più tempo si perde dietro le “alchimie coalizionistiche”, più si cede terreno al populismo di Grillo e più si da tempo di riorganizzarsi alla destra italiana. Occorre che SEL prenda una posizione precisa e chiara e che dica apertamente che questo governo se ne deve andare per il bene degli italiani e quindi indire il prima possibile le elezioni.

Infine, un’ultima considerazione rispetto ad un dato che trovo confortante: la vicenda delle elezioni in Francia. La sinistra francese (Melenchon), ha conseguito un risultato molto incoraggiante, non solo per quella realtà, ma anche per noi italiani. Una sinistra connaturata come tale e soprattutto autonoma, o meglio, non subordinata, è riuscita ad ottenere un’affermazione importante dopo anni, quasi decenni, di oblio, questo risultato è stato fondamentale per la vittoria di Hollande e potrà sicuramente influenzare le politiche di quest’ultimo partendo dal rapporto con l’Europa, invece tutte incentrate sulle politiche monetarie e sugli interessi dei gruppi bancari e finanziari. Ora, credo che si potrebbe cercare di trarre un insegnamento per il nostro paese anche perchè, dati alla mano, le due forze principali della sinistra italiana (SEL e FDS) sostanzialmente si equivalgono e sarebbe una pura follia, una responsabilità storica, non tentare di aggregarle e di portarle ad un confronto politico serio con le altre forze democratiche con il fine di affermare politiche progressive e per poter cominciare a praticare un’alternativa al modello bancocentrico. E’ follia pensare che dalla crisi (di cui non si intravede la via d’uscita nelle condizioni date) si possa uscire con timidi correttivi o semplicemente riferendosi ad inviti pastorali. Le “storture” e le ingiustizie di cui oggi con maggiore acutezza viviamo gli effetti, non sono elementi estranei che si sono inseriti in un corpo sano (quello del capitalismo) sono le diretta conseguenza delle politiche adottate negli ultimi decenni a livello globale e una certa sinistra italiana (Pds, Ds, Pd), che oggi sinistra non è più, è stata importatrice di tali aberrazioni.

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Lettera ai compagni di SEL sulla situazione riminese

In questi ultimi giorni il Corriere di Rimini sta ospitando diversi interventi, fra cui delle interviste al coordinatore regionale di SEL (Giovanni Paglia) che tendono a ribaltare la decisione che SEL ha preso a Rimini di correre con un proprio candidato sindaco (Fabio Pazzaglia), in autonomia dal Pd, in competizione con quel partito. Io ritengo giusto rendere pubblica questa lettera su cui già molte compagne e compagni di SEL hanno concordato e al tempo stesso ritengo opportuno stigmatizzare la posizione del coordinatore regionale che, nel migliore dei casi, compie una inopportuna “invasione di campo”. A breve verranno pubblicati i commenti alla lettera, nel frattempo grazie per l’attenzione

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Care compagne, cari compagni,

 

le notizie delle ultime ore mi hanno piuttosto amareggiato. Sapevo che a Paglia la nostra decisione di correre da soli non sarebbe andata giù, ma non mi aspettavo che continuasse questo stillicidio sotto spartito del Pd. È grave quello che sta succedendo, molto grave, secondo me se davvero la situazione precipiterà al punto che vogliono Paglia (o chi per lui) e il Pd davvero dovrei trarre la lezione, ancora una volta, che nonostante si manifesti un’idea diversa la sinistra italiana è destinata a soccombere a essere subordinata agli interessi dell’opportunismo, del calcolo politico e, diciamolo pure, dell’ipocrisia.

Non posso pensare che quello che Paglia viene a dire a Rimini (modello Felix Dzerjinski il tristemente noto fondatore della Ceka), sia la posizione dei vertici nazionali. Non posso accettare che una forza politica che si richiama alla sinistra giudichi il simbolo sotto il quale si presenta come un brand, un marchio ad esclusivo uso e consumo di chi presiede il partito stesso. Non posso pensare che SEL sia così gravemente malata della malattia che pretende di curare, ossia la deriva personalistica e l’assenza di democrazia e partecipazione politica. Non posso pensare che SEL, pur nel rispetto e nella prioritaria considerazione di una politica di alleanze con il Pd, si comporti, di fatto, come una depandance del Pd stesso. Se così fosse, non lo accetterei e trarrei le opportune conseguenze.

Dobbiamo rifiutare la logica che sta dietro queste pressioni, andare avanti per la nostra strada. Non possiamo accettare i diktat di chi se ne frega della vittoria del centrosinistra o di sbarrare la strada alla destra a Rimini, ma pensa solo che un comportamento accondiscendente verso il Pd possa portare vataggi alla propria personale ed esclusiva vicenda. Non possiamo accettare questi personaggi che pretendono di imporre una verità del tutto avulsa dal contesto entro la quale la vogliono collocare. Un partito di sinistra non è un’azienda, un partito di sinistra ha degli organismi dirigenti che lo devono rappresentare e che devono sforzarsi di far crescere i territori, ascoltare la base, sforzarsi di comprendere le specificità, rispettare le scelte. I gruppi dirigenti non possono imporre le proprie decisioni, altrimenti non sono gruppi dirigenti, sono degli emissari di un consiglio di amministrazione.

Resistere a queste pressioni significa sostenere ancora di più il progetto di SEL, interpretarlo nella sua accezione autentica, significa non delegare ad altri, significa interrompere quel comportamento paternalistico di dirigenti politici, o sedicenti tali, che come il coordinatore regionale (immagino non sia solo) tengono nei confronti nostri trattandoci alla stregua di bambini sciocchi. Resistere e continuare lungo il percorso che abbiamo tracciato, ribadito e sostenuto all’unanimità, pur con tutti i nostri limiti, significa dare una lezione di dignità, significa non chinare il capo verso chi ha della politica un’idea strumentale, verso chi intende la politica come tattica, come prodotto sintetico di incontri a tavolino fra notabili e zelanti emissari che hanno il solo ruolo di eseguire. Di queste “teste di legno” o “uomini di paglia” non se ne può più! Resistere a queste pressioni non è esercitarsi in qualche polemica o a chi è più furbo, resistere a queste pressioni e a questi “dirigenti” è un atto di onestà intelletuale, è fare politica, è interpretare un’idea ed un ideale di sinistra che se solo professato in TV o dai giornali soffoca le speranze delle gente, strozza i lavoratori di Mirafiori, fa chiudere nelle proprie case le persone, fa vedere nei disperati una minaccia! O c’è una corrispondenza reale, concreta, attualizzabile nel contesto dato dell’alterità della sinistra o la sinistra fa solo demagogia e coltiva a uso e consumo di qualche leader e del suo servidorame il proprio orticello. Non si agisce per cambiare lo stato di cose presente, ma lo si asseconda nella speranza di potersi ritagliare un posticino al banchetto.

Queste logiche di ancillaggio rispetto al volere del più forte sono utili solo a chi questo sistema lo governa, solo a chi questo sistema lo vuole così com’è! Io capisco perfettamente che se si dovesse andare a votare l’anomalia Rimini sarebbe un problema per SEL  a livello nazionale, ma diciamoci la verità: vista l’attuale situazione non credo proprio che le elezioni siano a maggio e chi lo dice cerca di ammantare il proprio lavoro da contoterzista della politica, in questo caso rispetto al volere imposto dal Pd, con un buonsenso che tale non è in quanto si tratta solo di tatticismo e opportunismo. Diciamoci la verità: cosa c’è di rivoluzionario nelle nostre posizioni, cosa c’è di così tremendamente estremistico nel pensare che solo tentando di cambiare i rapporti di forza si può pensare di cambiare la rotta del Pd che troppo spesso, come nel caso di Rimini, è del tutto simile a quella del Pdl? La risposta la sappiamo tutti, proprio tutti noi, anche i più dubbiosi: non c’è nulla di questo!

Il dubbio è forse che qualcuno di noi stia cercando una fortuna personale, stia lavorando per qualche posto? Ebbene posso parlare per me, Fabio e Giorgio, ma sono sicuro che sia così per tutti: avremmo potuto averli i posti senza dimetterci o essendo più ligi alle richieste di voto che quotidianamente provenivano dal Pd. Non lo abbiamo fatto non perché siamo dei sabotatori o degli irresponsabili, non lo abbiamo fatto perché se no non avremmo più avuto il coraggio di parlare con le persone che ci hanno dato fiducia, non lo abbiamo fatto per una questione di dignità.

Io non so se la scelta che abbiamo deciso di intraprendere sia la strada più giusta, quella che condurra alle “magnifiche e progressive sorti”, ma non siamo neanche persone che “levano i pugni al cielo” lamentandosi contro il destino o l’ineluttabilità delle scelte. Dietro la candidatura dell’amico e compagno Fabio Pazzaglia c’è una Rimini migliore della Rimini che qualcun altro intende rappresentare. C’è una Rimini migliore del gruppo di potere che ha utilizzato la leva della rendita immobiliare per ingrossare le proprie fortune da portare alle banche di San Marino, c’è una Rimini migliore, quelladi chi davanti alle imposizioni di qualcuno quando è convinto e a prescindere dal proprio tornaconto personale sa dire NO!

Io sono per andare fino in fondo, lavorando e continuando a lavorare come abbiamo fatto fino ad oggi, se sarà battaglia la faremo perché come diceva Che Guevara “le uniche battaglie che si perdono sono quelle che non si combattono”. Non credo che la nostra sia una posizione manicheista, ma credo, invece, che sia la posizione di chi le cose le vuole cambiare veramente, sapendo che la verità assoluta non è di nessuno, ma che se si vogliono cambiare le cose occorre la partecipazione di tutte e di tutti. Per noi non c’è chi ha interessi legittimi e chi ha richieste impossibili da realizzare solo sulla base dei voti che muove o del conto in banca che possiede, per noi, credo, il principio di eguaglianza risiede nella capacità che una comunità sa offrire di rimuovere gli ostacoli e di dare risposte a chi ha bisogno, includendo tutti ma proprio tutti i cittadini al di là della religione, del colore e dell’orientamento sessuale.

 Ecco per cosa abbiamo deciso di intraprendere la strada insieme a Fabio, ecco perché siamo in SEL, non certo per accondiscendere ai diktat di qualche mestierante della politica, perché le battaglie quando sono giuste vanno combattute anche se si sa che possono essere battaglie perse.

 Fraterni saluti.

 Eugenio Pari

 eugenio_pari@yahoo.it

Cell. +39 3381109571

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Comune di Rimini: SEL passa all’opposizione

Sinistra Ecologia Libertà - SEL - Con Vendola

Il comitato provinciale di S.E.L. (Sinistra, Ecologia e Libertà), riunitosi Venerdì 24 Settembre u.s. esprime le seguenti valutazioni sulla situazione politica locale con particolare riferimento al Comune di Rimini.
1) La decisione del Sindaco di ritirare le deleghe agli assessori Zanzini e Buldrini e di escludere dalla maggioranza i consiglieri comunali del gruppo S.E.L., ha modificato i rapporti politici e la composizione della maggioranza nel Consiglio Comunale di Rimini.
Questa decisione non ci fa piacere, ma sappiamo prendere atto della realtà con chiarezza, senza esitazioni e assumere le responsabilità che ne derivano. E’ evidente che, per una scelta non nostra, d’ora in avanti svolgeremo un ruolo di opposizione nella fase finale del mandato di questa amministrazione, valutando di volta in voltaquale sarà il nostro voto sulle singole delibere.
E’ opportuno aggiungere che, siccome non siamo a scuola, una forza politica non si fa dare dal Sindaco né note, né sospensioni, magari in attesa di rientrare in classe accompagnati da qualche “genitore”.
Per cui chi ha preso certe decisioni deve sapere che esse avranno delle conseguenze e che non perderemo tempo a bussare ad alcuna porta.
O si sta in maggioranza, o si sta all’opposizione; c’è già abbastanza confusione nella politica italiana e anche in quella riminese, per evitare altre ambiguità o pasticci. Staremo dove il Sindaco ci ha mandato, sempre guidati dalla volontà di svolgere un ruolo critico ma propositivo, semplicemente perché il nostro impegno per la città e il nostro modo di intendere la politica sanno esprimersi solo così.
Resterebbe da capire perché, a pochi mesi dalle elezioni, è stata presa una decisione così drastica dalla massima autorità cittadina in occasione di una delibera importante, ma certo non decisiva.
Com’è noto (o almeno così dovrebbe essere), le maggioranze si fanno e, se occorre si cambiano, su atti fondamentali quali il programma di mandato, il bilancio, i piani e i programmi generali e così via; aver deciso di provocare una crisi nella maggioranza in questo momento appare dilettantesco, oppure, ma è un’ipotesi ancora peggiore, la premessa di una virata verso posizioni sempre più moderate in vista di alleanze elettorali dello stesso tipo.
Vedremo nei prossimi giorni se le cose accadute in Consiglio Comunale sono lo specchio di decisioni politiche che il PD ha già preso per il futuro.
2) Diverso è il discorso sulle prossime elezioni comunali. Il nostro impegno fondamentale anche a Rimini è quello per la costruzione di un nuovo centro sinistra che si proponga di governare la città in modo nuovo e con contenuti diversi.
Il bilancio della Giunta Ravaioli è molto critico; gli aspetti negativi prevalgono sulle valutazioni positive, si rischia molto seriamente di consegnare la città alla destra e non certo perché si è andati troppo a sinistra.
Se si vuole riaprire il dialogo con Rimini e la sua gente ci vogliono idee nuove e l’impegno a realizzarle attraverso progetti, persone e un confronto democratico che da tempo è mancato.
Proporremo nei prossimi giorni quelli che secondo noi devono essere i contenuti essenziali di un nuovo programma, ma il punto più importante che vogliamo indicare già ora è quello di riportare veramente al centro dell’azione amministrativa l’interesse pubblico come interesse generale della città, ridefinendo i limiti e i confini dei molti e molto forti interessi privati che gravano sul governo di Rimini.
Dopo i fatti dei giorni scorsi questo confronto parte in salita, ma non consideriamo questo un ostacolo insormontabile: il futuro della città e i prossimi 5 anni di governo sono una cosa più importante delle difficoltà attuali.
D’altra parte nelle altre città della nostra regione dove si voterà nei prossimi mesi (Bologna, Ravenna), questo confronto è già partito in un clima più aperto di dialogo e disponibilità.
Abbiamo il dovere di tentare anche a Rimini.

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Intenzioni di voto

Sondaggio Politico-Elettorale

Intenzioni di voto. Elezioni anticipate. Le alleanze possibili

Pubblicato il 20/9/2010.

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Autore:
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Committente/ Acquirente:

L’Ultima Parola – Raidue (Diffuso durante la trasmissione venerdì 17 settembre 2010)

Acquirente:

Criteri seguiti per la formazione del campione:

Campione rappresentativo dell’universo di riferimento per sesso, classi di età, area geografica e ampiezza del comune di residenza

Metodo di raccolta delle informazioni:

Interviste telefoniche C.A.T.I. (computer assisted telephone interview) + Panel telematico “Tempo Reale”

Numero delle persone interpellate e universo di riferimento:

N. CASI 1000 – Unoverso: Popolazione maggiorenne residente in Italia

Data in cui è stato realizzato il sondaggio:

Tra il 16/09/2010 ed il 16/09/2010

QUESTIONARIO

QUESITO n.1
Domanda : Lei oggi sarebbe favorevole o contrario all’ipotesi di elezioni anticipate?.


QUESITO n.2
Domanda : (Solo elettori PdL) Sarebbe favorevole o contrario se in questa fase politica il Popolo della Libertà stringesse un’alleanza con l’UDC di Casini?.


QUESITO n.3
Domanda : (Solo elettori PD) Sarebbe favorevole o contrario se in questa fase politica il Partito Democratico si alleasse con l’UDC di Casini?.


QUESITO n.4
Domanda : (Solo elettori PD) Sarebbe favorevole o contrario se in questa fase politica il Partito Democratico si alleasse con Gianfranco Fini?.


QUESITO n.5
Domanda : Se domani si dovesse votare per le elezioni politiche Lei quale partiti o liste voterebbe?.
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Sondaggio. Le primarie del centrosinistra: Vendola vs Bersani

Sondaggio Politico-Elettorale

Le primarie del centrosinistra: Vendola vs Bersani

Pubblicato il 30/7/2010.

 

 

Autore:
IPR Marketing
Committente/ Acquirente:

Repubblica.it (diffuso il 28 luglio 2010 sul sito http://www.repubblica.it)

 

Acquirente:
 

Criteri seguiti per la formazione del campione:

Panel, rappresentativo della popolazione maggiorenne residente in Italia disaggregato per sesso, età, area di residenza e ampiezza comune di residenza (FONTE: ISTAT 2009)

 

Metodo di raccolta delle informazioni:

Panel telematico con l’ausilio del sistema “Tempo Reale” con questionario strutturato

 

Numero delle persone interpellate e universo di riferimento:

N. CASI 600 elettori di centro sinistra.

 

Data in cui è stato realizzato il sondaggio:

Tra il 26/07/2010 ed il 26/07/2010

 

QUESTIONARIO
QUESITO n.1
Domanda : Lei quanto giudica ….
 


QUESITO n.2
Domanda : Nel complesso, Lei quanta fiducia ha in ….
 


QUESITO n.3
Domanda : Nel complesso, Lei quanta fiducia ha in … (Dati disaggregati per elettori PD, elettori IDV, elettori di altri partiti di centrosinistra ed elettori di centrosinistra ma indecisi sul partito).
 


QUESITO n.4
Domanda : Nel complesso, Lei quanta fiducia ha in … (Dati disaggregati per elettori PD, elettori IDV, elettori di altri partiti di centrosinistra ed elettori di centrosinistra ma indecisi sul partito).
 


QUESITO n.5
Domanda : Se domani si dovesse votare alle primarie del centro sinistra per scegliere il candidato premier lei chi voterebbe tra:.
 


QUESITO n.6
Domanda : In ogni caso, secondo Lei, in caso di nuove elezioni chi secondo Lei avrebbe più possibilità di battere Silvio Berlusconi?.
 
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Lettera aperta alla sinistra riminese

Rimini, 8 febbraio 2010

Lettera aperta alla sinistra riminese

La sinistra italiana vive una crisi profonda. Bisogna ricostruire i fondamenti politici, sociali e culturali per costruire una sinistra adatta ai tempi e alle trasformazioni della società. Gli accordi elettorali, che comunque rappresenterebbero un passo in avanti, sono utili, ma insufficienti di fronte alla crisi presente. La sinistra italiana, così come l’abbiamo conosciuta non c’è più, possiamo accontentarci di tirare a campare fra un’elezione parziale ed un altra ma essa è ormai morta. È morta quella sinistra che sapeva creare ed indicare una idea di società, intercettare i bisogni, le aspettative delle persone tramutandole in proposta politica. È morta perché è venuta meno alla propria funzione storica concentrata troppo sui tatticismi elettorali promossi e rappresentati da dirigenti zelanti selezionati secondo criteri di affinità o di fedeltà, comunque sempre in continuità con quelli consolidati, mortificando sensibilità, entusiasmo e capacità considerate non omogenee. Non solo non si promuove l’autonomia, ma questi gruppi dirigenti fallimentari, temono qualunque iniziativa possa mettere in pericolo la stabilità dei rapporti di potere. Scriveva Luigi Pintor: “la sinistra non deve vincere domani, ma operare ogni giorno e invadere il campo. Il suo scopo è reinventare la vita in un’era che ce ne sta privando in forme mai viste”. La crisi sociale e morale che pervade ogni aspetto della vicenda italiana è cosa troppo seria perché si possa affrontare con le modalità con cui la sinistra ha operato negli ultimi anni.

La vittoria alle primarie di Vendola è il segnale positivo del fatto che non tutto è perduto e laddove i cittadini vedono onestà e buongoverno sanno scegliere bene. Ma non basta il leader, occorre un nuovo terreno su cui confrontarci per ricostruire un’idea, è necessario dare origine ad uno spazio inteso come strumento di partecipazione e attivazione di tutti quei soggetti che ostinatamente e in modo generoso provano a praticare il cambiamento. La questione è, insomma, ben più complessa della sola politica delle alleanze o elettorale, la questione è se oggi, non in un tempo imprecisato, la sinistra è o non è in grado di indicare un futuro diverso, una diversa ipotesi di società rompendo con le compatibilità date dal sistema che sempre più deve essere riformato in senso democratico e popolare. Di fronte alla slavina della destra, alla egemonia culturale della destra, al governismo cristallizzato del Pd e al crollo con conseguente scomparsa istituzionale della sinistra siamo tutti vittime, il tema è però se siamo in grado di raccogliere quanto di valido c’è nelle nostre identità e storie per creare qualcosa di nuovo, oppure se continuare a nasconderci dietro simboli che, sia pure gloriosi, impediscono una azione di rinnovamento. Non possiamo vivere nel ricordo dei bei tempi andati, quei tempi sono finiti, bisogna sapere andare avanti.

Credo che ciò che si definisce “sinistra” a Rimini possa, anzi, debba tentare il terreno del dialogo con l’auspicio di una fusione con tutte quelle realtà che ogni giorno operano per una reale e concreta trasformazione dell’attualità che li circonda. Ma una fusione di storie diverse può esserci solo se si è saldi nei propri valori di riferimento; solo se si crede davvero in ciò che si dice e in ciò si fa è possibile confrontarsi con gli altri senza il timore di essere depauperati, agire nella consapevolezza che le nostre storie per continuare ad avere una minima funzione devono essere messe a disposizione di un progetto più grande, contaminandosi con le storie e le idee degli altri che giorno dopo giorno cercano di cambiare il mondo.

Al centro dell’impegno politico della sinistra non ci devono essere gli interessi di qualcuno o gli affari di gruppi di potere, ma le persone che vivono nella nostra città con i loro fondamentali bisogni umani. È nella città in cui viviamo che possiamo trovare gli strumenti per affrontare assieme le difficoltà del nostro tempo e coltivare la speranza di una vita migliore per tutti. Le città dove oggi si scaricano le tensioni e i problemi del pianeta, sono anche i luoghi dove possiamo cercare le risposte più concrete ed efficaci. È qui che le persone vivono tutti i giorni. È qui che ciascuno può trovare l’aiuto di cui ha bisogno, la forza di vincere le paure, la comunità in cui vivere bene, in pace e con fiducia. Questo è l’obiettivo a cui dobbiamo tendere, partendo dai bisogni che si esprimono sui territori e non applicando le direttive dei dirigenti del livello territoriale superiore. Praticare la diversità della sinistra senza però cadere nella supponenza di chi si sente portatore di verità esclusive, cercare di realizzare un’opera degna e meritoria a beneficio di tutti è la migliore ricompensa per chi intende fare una politica di sinistra.

Eugenio Pari,  Consigliere comunale Sinistra ecologia libertà di Rimini

Armando Cossutta e Eugenio Pari

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