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A sinistra c’è aria di alternativa al Pd

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Eugenio Pari

Coinvolti settori del Pdci, dei Verdi, Sd e Rifondazione, che però nicchia. Traina Eugenio Pari

A sinistra c’è aria di alternativa al Pd

Avviato il percorso della “costituente” a Rimini

La Voce, 4 novembre 2008

RIMINI – Primi vagiti della sinistra alternativa al Pd a Rimini e provincia, che ha già un obiettivo: presentarsi al voto alla prossima scadenza del 2009, sia in provincia che in tutti i Comuni al di sopra dei 15 mila abitanti. Il nuovo soggetto forse si chiamerà “la Sinistra” e uno dei timonieri che trainano il nuovo corso risponde al nome di Eugenio Pari, capogruppo del Pdci in consiglio comunale. Sotto la bandiera del Pdci ancora per quanto? Pare per poco. Si dice che stia meditando (e non sia il solo) di lasciare il partito, che in città sta raschiando il fondo del barile, ridotto ad un circolo di amici. Il Pdci a Rimini ha avuto un tracollo nel numero degli iscritti, scesi da 210 dello scorso anno ai 60 di oggi.

Pari ha deciso di partire per un’altra avventura ed entro novembre potrebbe lasciare definitivamente il partito. Ma lui butta acqua sul fuoco: “Il Pdci l’ho fondato io, non so se mi manderanno via ma io non lascio il partito”. Sta di fatto che il Pdci ha optato per un altro percorso, quello dell’unità dei comunisti: “Se il partito dei comunisti italiani a Rimini non si ritroverà con il progetto della costituente, è evidente che per me avrà più senso seguire un’altra strada”, risponde Pari. Sulla stessa lunghezza d’onda e attivamente impegnati a dar vita alla costituente della sinistra ci sono settori del Pdci e di Rifondazione comunista, dei Verdi e Sinistra democratica. Si sono riuniti lunedì scorso alla Casa della pace e per tracciare il solco hanno scomodato un Pier Paolo Pasolini d’annata, sostanzialmente per dire che una fase si è chiusa con le ultime elezioni politiche: “Un periodo è finito, bisogna saper ricominciare”, come scrisse l’autore degli scritti corsari nel 1962.

Quando però si va ad approfondire, i distinguo sono tanti: c’è chi parla di alternativa al Pd e c’è chi parla di dialogo per una nuova sinistra senza chiudere nessuna porta.

Di certo chi fa resistenza al progetto della costituente è invece il gruppo dirigente di Rifondazione, che è orientato ad allearsi con il Pd in provincia e un po’ in tutti i comuni. Cesare Mangianti si è presentato alla discussione fra compagni, una settimana fa, ma non ha detto una parola. Ha ascoltato in silenzio, senza eccitarsi nemmeno un po’ davanti al nuovo scenario. Mentre altri fra i presenti hanno dimostrato di avere le idee molto chiare: c’erano l’ex assessore della prima giunta Chicchi, Diego De Podestà, Ennio Grassi, Antonio Zavoli, Fabio Fiori, esponenti di associazioni come Uisp, Arci, Mario Galasso e Luigino Garattoni per i Verdi, il segretario provinciale di Sd Massimo Reali e Jader Viroli, diversi giovani desiderosi di incidere.

“In questo momento ci sono due visioni che si confrontano”, spiega Pari, “Da una parte chi ritiene prioritario promuovere l’unità dei comunisti e dall’altra chi pensa che insieme a tutte le forze della sinistra sia arrivato il momento di costruire qualcosa di unitario e davvero nuovo. Personalmente credo nel secondo scenario. La coalizione di centrosinistra, così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, non sta scritta nella roccia e il risultato delle ultime elezioni ha chiuso un’epoca”. Col Pd o da soli? “Credo si debba dar vita a qualcosa di alternativo, con programmi e idee radicati nella società”. Pari sta molto attento a non mettere il carro davanti ai buoi, e si tiene alla larga da discorsi troppo elettorali: “Al momento non sono al primo posto mentre va fatto ogni sforzo per costruire un progetto per la città coagulando uomini e donne e realtà organizzate”.

Questa settimana la squadra della sinistra torna ad incontrarsi, per arrivare in tempi non troppo lunghi prima all’associazione e poi al comitato promotore della sinistra.

Claudio Monti

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Il Richiamo della sinistra

Eugenio Pari

RIMINI – (vdt) E a sinistra cosa succede? Il nuovo orizzonte politico, secondo Eugenio Pari (Pdci), non può che essere quello di una Sinistra l’Arcobaleno unita.

Il Pd ha deciso di separarsi dalla sinistra per candidarsi a rappresentare qualcosa di nuovo, altrimenti dice di sentirsi incastrato in una relazione che sa di vecchio, ormai fallita. Segnali in questa direzione sono già stati lanciati anche a Rimini. Fino a che punto succederà davvero?
Il Pd vuole tenersi le mani libere per decidere dopo le elezioni con chi allearsi, in questo ricalca la Dc della Prima Repubblica. A Rimini autorevoli rappresentanti di quel partito come Nando Fabbri non hanno escluso future alleanze con la sinistra, ma se, e solo se, quest’ultima accetterà il programma proposto, o meglio, imposto dal Pd. Mi pare una cosa veramente “democratica”. Il Pd può raggiungere a Rimini anche il 35%, però tengano presente che la maggioranza si fa con il 51%, probabilmente più che a sinistra sono orientati ad allearsi con l’Udc e spezzoni di Forza Italia.
Ma lei sarebbe orientato o meno verso un’alleanza con il Pd?
Io avrei auspicato che si potessero trovate le condizioni per riproporre un nuovo centrosinistra. Ma obiettivamente il Pd cerca solo il governo per il governo, illudendosi di far convivere Montezemolo, che alla Ferrari sospende gli operai iscritti al sindacato, e gli operai stessi. Di fatto non ci sarà un interclassismo di marca Dc, ci sarà la predominanza di quei poteri forti che vengono considerati indispensabili per governare.
Quali potrebbero essere le ripercussioni per le coalizioni di centrosinistra al governo in provincia e in comune?
Io penso che la sottoscrizione di un programma condiviso sia una condizione essenziale per la salvaguardia delle coalizioni. Il punto però è che il Pd vive con fastidio la sinistra, tollera malvolentieri opinioni diverse e pareri contrari. Pensa di essere autosufficiente, salvo poi scoprire che se vuole vincere deve bussare alla porta della sinistra. Io sarei molto meno accondiscendente verso certi atteggiamenti e porrei in maniera chiara e manifesta una questione: verificare se ci sono ancora le condizioni per poter
proseguire l’esperienza di governo, partendo da una valutazione dello stato di attuazione dei programmi.
Proprio qui a Rimini la cosa rossa sembra avere difficoltà a decollare, perché?
E’ vero ci sono state vicende che hanno richiesto dei chiarimenti tra le forze di sinistra. Ciò è avvenuto e ha portato alla condivisione da parte di tutti della necessità di unirsi e fare presto. Io penso che la sinistra sia chiamata a una sfida grande, cioè rifondarsi non solo con un’alleanza elettorale ma con un’operazione culturale e politica che costruisca le basi di un’alternativa possibile al luogo comune del capitalismo (più o meno compassionevole) come stato di natura. Insomma, deve ridare un senso alla propria esistenza. Se la sinistra vuol avere un futuro non può che aprire le proprie porte al territorio, ad associazioni, a singoli gruppi, attraverso assemblee aperte e decisioni trasparenti.
Alla prossima scadenza elettorale, le provinciali, al fianco di chi immagina il Pdci?
Premesso che sarà il partito a decidere, io posso solo auspicare e cercare di dare il mio contributo affinché vi sia una sola sinistra. Questo viene prima di tutto perché ormai è chiaro in Italia esiste una destra, un centro ossia il Pd e una sinsitra che deve unirsi per rappresentare con più forza i temi del lavoro, della laicità, della pace, insomma, indicare un’alternativa. Se la sinsitra rimarrà divisa “pioveranno sempre pietre” sulle classi più deboli.

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