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Allarme Pd: Cipputi vota a destra

C.R., 04 maggio 2009, 17:47cipputi1

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Flussi elettorali. Il sondaggio Ipsos/Sole 24 Ore sulle intenzioni di voto conferma le tendenze emerse dalle elezioni del 2008 e registrate dalle più autorevoli analisi dei flussi elettorali. Per la prima volta dal 1994 si è verificato un significativo spostamento di consensi da sinistra a destra, che ha riguardato anche i ceti che tradizionalmente hanno sempre sostenuto i partiti di sinistra: “Oltre il 43 per cento dei lavoratori di basso profilo (gli operai-esecutivi) dichiara di voler votare Pdl e quasi il 15 per cento Lega. Solo il 22 per cento preferisce il Pd” (-5,9 per cento rispetto all’aprile 2008)

Gli operai votano a destra. Non è una novità assoluta: il “sorpasso” era già avvenuto alle elezioni dello scorso anno quando per il 31,6 per cento scelsero il Pdl e per il 28,3 il Pd. Ma adesso la situazione – stando almeno all’ultimo sondaggio Ipsos pubblicato dal Sole 24 ore – è diventata drammatica.
Il voto operaio di destra “doppia” infatti quello democratico: 43,4 per cento contro il 22,4.

Dai rilevamenti Ipsos c’è più di un motivo di allarme per il Pd e il centrosinistra. Pdl e Lega supererebbero assieme la soglia del 50 per cento: 40 per il partito del premier, 10,3 per quello di Bossi. Il Partito Democratico si attesterebbe al 26,2 per cento, Di Pietro al 9, l’Udc sale a 6 per cento, mentre il duello nella sinistra radicale vedrebbe avanti Rifondazione-Pdci col 3,5 rispetto al 2,5 di Sinistra e Libertà.

Tra le categorie sociali, il Pd “mantiene” solo gli studenti (33,3 per cento, contro il 31,3 del Pdl) e gli impiegati e insegnanti (29,2 contro il 28,8). Per quanto riguarda il sesso la maggioranza dei suoi elettori sono donne, così come accade – e ancora più marcatamente – per il Pdl. Il partito di Berlusconi è in maggioranza tra le professioni elevate, i lavoratori autonomi (addirittura il 57,2 contro il 15,1), le casalinghe (50 a 20,2) e addirittura tra pensionati (38,7 a 33,4) e disoccupati (39,8 a 19,3).

Il sondaggio Ipsos/Sole 24 Ore sulle intenzioni di voto conferma dunque le tendenze emerse dalle elezioni del 2008 e puntualmente registrate dalle più autorevoli analisi dei flussi elettorali. Per la prima volta dal 1994 si è verificato un significativo spostamento di consensi da sinistra a destra, che ha riguardato anche i ceti che tradizionalmente hanno sempre sostenuto i partiti di sinistra: “Oltre il 43 per cento dei lavoratori di basso profilo (gli operai-esecutivi) dichiara di voler votare Pdl e quasi il 15 per cento Lega.
Solo il 22 per cento preferisce il Pd” (-5,9 per cento rispetto all’aprile 2008).

Sembrerebbe continuare dunque quello spostamento di consensi da sinistra a destra, che interessa anche i settori più deboli della popolazione italiana (operai e disoccupati), individuato da Itanes (Italian National Elections Studies, uno dei più autorevoli istituti di ricerca sui comportamenti elettorali e le opinioni politiche) tra le cause del “ritorno di Berlusconi” e della sconfitta del Pd alle politiche del 2008.

Il rapporto Itanes sui flussi elettorali, pubblicato da “Il Mulino” nel novembre scorso, ha infatti rivelato un fatto del tutto nuovo. Dal 1994 al 2006 – da quando l’Italia è entrata nella cosiddetta “Seconda Repubblica” e le competizioni elettorali sono dominate da due grandi coalizioni (il centrodestra berlusconiano e il centrosinistra ulivista) – le elezioni politiche erano state decise sostanzialmente dagli astensionisti. Di volta in volta, elettori di destra o di sinistra delusi dalle performance della propria coalizione decidevano di fatto, rimanendo a casa, la vittoria dell’altra.

Cos’é accaduto, invece, il 12 e il 13 aprile 2008? Mentre “nel 2006 le due aree politiche che si sono date battaglia con alterne vicende dal 1996 in poi erano alla pari quanto a voti validi, nel 2008 c’è stato un divario di oltre 4 milioni di voti”. Ma il fatto nuovo è che nel 2008, per la prima volta, un numero importante di voti si è spostato da sinistra verso destra (circa il 3 per cento rispetto alle precedenti politiche del 2006). Secondo Itanes, oltre ad un 4 per cento complessivo di elettori del vecchio centrosinistra rifugiatisi nell’astensione, “le formazioni di centrosinistra – scrivono gli autori – accusano un saldo negativo tra i flussi di mobilitazione e smobilitazione pari a circa il 4 per cento dell’elettorato… mentre il Pd perde a favore dei partiti di centrodestra circa il 10 per cento di coloro che avevano votato nel 2006 per l’Ulivo”.
Ciò significa che un 3 per cento abbondante dell’intero elettorato (circa un milione di voti) ha cambiato schieramento, passando dal Pd al PdL+Lega, determinando così la vittoria di questi ultimi.

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