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AGLI AMMINISTRATORI RIMINESI PRESENTI ALLO SCIOPERO CHIEDIAMO UNA COSA: COERENZA

Rimini, 06/09/2011

DICHIARAZIONE DI EUGENIO PARI (COORDINATORE COMUNALE SEL RIMINI) SULLO SCIOPERO GENERALE DEL 6 SETTEMBRE

La grande adesione delle lavoratrici e dei lavoratori riminesi allo sciopero indetto dalla CGIL, così come la grande manifestazione sfociata in Piazza Cavour questa mattina non possono restare un momento a sé. I lavoratori, non solo gli iscritti alla CGIL, la piazza, chiedono alle Amministrazioni comunali della provincia un’azione chiara e netta per contrastare le politiche antisociali messe in campo con la proposta di manovra economica dal governo.

Piazza Cavour - sciopero 6 settembre 2011

Gli amministratori riminesi, presenti in gran numero in piazza, hanno fatto bene a dare il proprio sostegno allo sciopero, però quando scriveranno i bilanci si devono ricordare che i lavoratori e i pensionati oggi, ancora una volta, hanno chiesto più servizi pubblici, di difendere il welfare locale e non di smantellarlo o privatizzarlo. Così come la liturgia sulla ristrettezza di risorse provenienti dai trasferimenti statali non può gravare sui soliti noti in termini di incremento dell’addizionale IRPEF. Agli assessori riminesi e ai sindaci vogliamo rivolgere un invito: essere coerenti con la piazza in cui erano presenti oggi e con le richieste dello sciopero a cui hanno aderito.

Occorre un serio contrasto all’evasione fiscale e al lavoro nero, per questo crediamo che i comuni di concerto con l’Agenzia delle entrate, con l’INAIL e con l’INPS possano fornire il proprio sostegno per implementare gli organici deputati al controllo e per promuovere iniziative che stringano le maglie dell’evasione e dell’elusione, permettendo in questi casi un contrasto vero i questi fenomeni che sono veri e propri crimini.

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Dopo il referendum: Hera o non Hera è il tempo del comune

Sono coraggiose e anche condivisibili le recenti prese di posizione di Stefano Vitali in merito ad Hera. Esse confermano ciò che tutti i cittadini hanno avuto modo di verificare da quando, nel 2002, Hera è stata quotata in Borsa. Un limite però ce l’hanno: sono forse parziali e un po’ tardive.

Il sistema di Hera è una società pubblica teoricamente, ma assolutamente privata nella realtà, in cui si realizza perfettamente il modello del capitalismo finanziario. I dati pubblicati sul sito del gruppo ci dicono che fra il 2009 e il 2010 l’azienda ha subito una contrazione dei ricavi del 16%, mentre il margine operativo lordo è aumentato del 10,6% solo grazie alla cessione del 25% di Herambiente ad un operatore estero del settore, Eiser Infrastructured. Una operazione puramente finanziaria su cui i soci, cioè i comuni, quindi i cittadini abbiano potuto dire nulla. La costituzione di Herambiente SRL, che si occupa di infrastrutture, particolarmente di inceneritori, ha prodotto come effetto sulle scelte industriali, sulle scelte che più incidono sulla qualità della vita dei cittadini come ad esempio se creare incenitori o potenziare la raccolta differenziata, il risultato che nè i comuni e tanto meno i cittadini possano dire nulla e siano informati sulle scelte.

Il management di Hera è assolutamente autoreferenziale e con la scusa che la società è quotata in Borsa il riferimento è diventato unicamente il mercato. Il management fa un ragionamento di questo tipo: “noi dobbiamo rispondere al mercato, alla quotazione in Borsa” e questo è il motivo per cui fanno praticamente ciò che vogliono, i comuni lasciano fare perché poi si spartiscono gli utili, utilizzati per interventi tutt’altro che inerenti ai servizi ambientali o idrici. Se il politico deve fare la politica, cioè rispondere ai cittadini, in questo caso si è espropriata al pubblico una funzione, quella di disegnare una politica nei confronti della generazione presente e di quella futura, il politico si è privatizzato il cervello e questo, secondo me, è il punto.

Una visione liberale, non comunista, prevede tre spazi: il mercato, il pubblico e l’individuo, ognuno di questi ha un proprio livello di responsabilità, Hera, invece, è diventata totalmente irresponsabile grazie alle scelte, o meglio non scelte, delle amministrazioni che l’hanno creata.

Fino a qui il versante delle responsabilità poltiche, ma che cosa dice, invece, il management di Hera? Quali sono le motivazioni che adduce?

Quando il management di Hera fa gli investimenti li fa sulla base di una decisione della politica e guardando agli investitori borsistici, non certo ai cittadini. Gli investimenti sono approvati dall’azionista, i comuni, il pubblico sostanzialmente decide e il management è lo strumento. Loro fanno ciò che è stato detto dai politici, qual’è adesso il problema che gli inceneritori fanno male? Ha scelto la politica, il management è il braccio secolare del sindaco o del presidente della provincia, quest’ultimo con importanti funzioni previste dalla legislazione regionale sul controllo e sulla regolazione quindi con un certo potere di intervento sulle scelte di Hera. Il regime in cui opera Hera è contraddistinto dal più ferreo monopolio, una economia chiusa forse solo paragonabile all’economia pianificata. Infatti, qual’è quell’impresa che riceve soldi per ottenere materie prime (le tariffe sui rifiuti) e ottiene soldi per trasformare le stesse materie prime, ossia l’incenerimento dei rifiuti che produce energia che l’azienda colloca poi sul mercato?

Più che una spallata a Berlusconi l’esito dei referendum sui servizi pubblici locali, non solo l’acqua: attenzione, chiede alla politica di cambiare il proprio modo di ragionare e di sostituire alcuni concetti e pratiche. Una per tutte: non considerare più le aziende partecipate come spazio dove esercitare il funzionariato occulto dei partiti, ossia quella pratica di collocare del proprio personale fedele o per risarcimento politico nelle aziende, sostituendo il concetto stesso di pubblico da sempre gestito da soggetti privati come i partiti, troppe volte per propri fini e interessi, con quello di beni comuni cioé di beni irriducibili alle logiche di profitto tanto più se questo profitto avvantaggia chi dovrebbe tutelare il bene comune cioé la politica.

Di Eugenio Pari, 17.06.2011

eugenio_pari@yahoo.i

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Sulla multa dell’Antitrust ad Hera

Rimini, 28.12.2010

Comunicato stampa

La multa di 190mila euro comminata ad Hera dall’Antitrust è un fatto importante a tutela dei cittadini e consumatori, ma l’entità della somma è del tutto esigua rispetto ai grandi profitti che la multiutility realizza grazie anche alla mancanza di informazioni all’utenza e soprattutto sfruttando la posizione di monopolio.

Hera sostiene di essersi attenuta alle disposizioni di Ato, ma finché questi organismi, che prima di tutto dovrebbero regolare le attività industriali a garanzia dei cittadini, saranno composti con le attuali modalità il conflitto d’interessi tenderà sempre a tutelare l’interesse dell’azienda e quindi dei soci che, come tutti sappiamo, sono poi coloro che nominano gli Ato, anzi, sono loro stessi a presiedere questi organismi.

Perché possa esserci vera regolazione dovrebbe esserci reale autonomia degli organi di regolazione come gli Ato, le classi politiche dovrebbero spogliarsi di una parte dei loro poteri a favore di organi non eletti capaci di bloccare, a tutela dei diritti dei cittadini, le scelte delle maggioranze elette che invece vedono in questa multiutility solo un elemento di guadagno attraverso i dividendi che gli spettano come soci e luoghi dove sistemare personale politico con logiche rispondenti al manuale Cencelli piuttosto che alla competenza e all’autonomia.

Questi organi di controllo peraltro hanno uno scarso potere di deterrenza rispetto alle aziende monopolistiche non solo per la scarsa autonomia di cui volutamente godono, ma anche perché come dimostrato dall’importo della multa commisurata dall’Antitrust ad Hera, gli introiti di quest’ultima sono enormemente superiori rispetto a questi costi, occorrono strumenti, competenze e soprattutto autonomia che possa spuntare le unghie di questi monopoli che incidono in maniera importante sulla qualità della vita di tutti noi cittadini e sulle nostre economie.

eugenio_pari@yahoo.it

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Pari (Sel): si faccia chiarezza su Hera

Corriere di Rimini, 01.08.2010

RIMINI. “Il gruppo Hera e una società controllata da Eiser infrastructured limited (Ambiente Arancione Cooperatief U.A.) hanno firmato un accordo vincolante per l’acquisto di una quota pari al 20% del capitale sociale di Herambiente la capofila del Gruppo Hera nel settore ambiente”. Lo afferma Eugenio Pari, consigliere comunale Sel, citando un articolo di Milano Finanza. “Inoltre Ambiente Arancione avrà l’opzione esercitabile entro tre mesi dal perfezionamento dell’acquisto del 20%, di acquisire un ulteriore 5%. Crediamo sia molto pericolosa questa situazione. Sarebbe utile che i cittadini avessero una risposta da parte dell’Amministrazione comunale. Sarebbe utile che i cittadini sapessero come verranno utilizzati questi possibili introiti e dividendi da parte di Hera visto che le tariffe continuano ad aumentare. Sarebbe utile che i cittadini sapessero perché i soci pubblici hanno deciso di dismettere la maggioranza delle azioni”.

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Interrogazione sull’operazione Hera – Eiser Infrastructured Limited

Rimini, 31.07.2010

Il quotidiano Milano Finanza del 27.07.2010 (http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp? ) rende noto che il giorno 26 il Gruppo Hera e una società controllata da Eiser infrastructure limited (Ambiente Arancione Cooperatief U.A) hanno firmato un accordo vincolante per l’acquisto di una quota pari al 20% del capitale sociale di Herambiente, la capofila del Gruppo Hera nel settore ambiente.

Il corrispettivo per l’acquisto del 20% di Herambiente – si legge in una nota dell’azienda – è pari a 105,6 milioni di euro (soggetto ad aggiustamento di prezzo al closing in base alla variazione della posizione finanziaria netta rispetto al 31.12.2009), che equivale a una valutazione implicita per il 100% del capitale di Herambiente 528 milioni Euro. Inoltre, Ambiente Arancione avrà l’opzione, esercitabile entro 3 mesi dal perfezionamento dell’acquisto della quota del 20%, di acquisire fino ad un ulteriore 5% del capitale sociale della Società, ad un prezzo per azione uguale al prezzo riconosciuto sulla partecipazione del 20%.

 Herambiente, costituita lo scorso 1 luglio 2009, è leader in Italia nello smaltimento e recupero dei rifiuti, sia urbani che speciali. Il gruppo gestisce l’intero ciclo del trattamento e recupero dei rifiuti, ad eccezione della raccolta, attraverso 77 impianti (discariche, termovalorizzatori, impianti di selezione, di compostaggio, di trattamento chimico-fisico, di biostabilizzazione, di biogas, di digestione anaerobica, di trattamento fanghi, di inertizzazione, di stoccaggio). In particolare, Herambiente conta 7 impianti WTE (di cui 5 di recente costruzione) , 11 discariche ed una capacità installata per il recupero energetico superiore a 110 MW.

«Grazie all’operazione – ha commentato il presidente Tomaso Tommasi di Vignano – Hera e Herambiente acquisiscono un socio e azionista finanziario di primaria importanza, con un’ottica di investimento di medio/lungo termine che accompagnerà la Società nel suo programma di crescita verso un ulteriore e progressivo rafforzamento della leadership a livello nazionale costruita nel corso di questi anni».  «Siamo estremamente lieti di poter annunciare questa transazione – ha commentato Hans Meissner, CEO di EISER Infrastructure Limited – Herambiente è un’eccellente società e il settore dell’ambiente in Italia rappresenta un’opportunità significativa di crescita, nel momento in cui il mercato si sta evolvendo verso processi di gestione dei rifiuti più sostenibili. EISER guarda anche con grande interesse a stabilire una relazione solida con il Gruppo Hera per sviluppare la propria presenza nel settore delle infrastrutture in Italia».

Crediamo sia molto pericolosa questa situazione, dove il potere di decidere le politiche industriali e le alleanze economiche di un’azienda che eroga un servizio pubblico non sta più in capo alle istituzioni democraticamente elette, ma in mano a fondi di investimento e ad amministratori che, come nel caso di Hera, si stanno dimostrando alla stregua degli spericolati investitori che hanno prodotto il disastro finanziario di cui la crisi che stiamo vivendo è figlia.

  • Sarebbe utile che i cittadini avessero una risposta da parte dell’Amministrazione Comunale in qualità di socio azionista della stessa al fine di capire dove Hera sta andando, vendendendo le quote di chi e con quale mandato dai soci pubblici di maggioranza.
  • Sarebbe utile che i cittadini sapessero come verranno utilizzato questi possibili introiti e dividendi da parte di Hera visto soprattutto che le tariffe continuano ad aumentare senza che a questo aumento corrisponda un proporzionale aumento della qualità del servizio.
  • Sarebbe utile che i cittadini sapessero perché i soci pubblici hanno deciso di dismettere la maggioranza delle azioni, venendo a meno ad un impegno che negli anni, almeno dall’Amministrazione comunale riminese è sempre stato manifestato, di non scendere mai sotto la fatidica quota del 51% in mano pubblica.

 

Il Consigliere comunale Sel

Eugenio Pari

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Comunicato stampa sulla Holding a Rimini

eugenio-pari

Eugenio Pari

 Alla c.a. degli organi di informazione
LORO SEDI
Con gentile preghiera di pubblicazione

Rimini, 27 dicembre 2008
Comunicato stampa


DICHIARAZIONE DI EUGENIO PARI (CONSIGLIERE COMUNALE DI RIMINI) SULLA PROPOSTA DI HOLDING E SUL BILANCIO 2009.

Nel bilancio di previsione del 2009 il Comune di Rimini intende finanziare opere e investimenti per un valore di 17 milioni di euro con i proventi che deriverebbero dalla costituzione di una Holding.
Questa società dovrebbe incamerare tutte le azioni delle aziende partecipate di cui il Comune è socio o proprietario (Hera, Romagna Acque, Fiera, ecc.).
Ritengo questa operazione sbagliata, non percorribile e pericolosa per il bilancio del 2009 e per molti bilanci a venire.
Con la costituzione della Holding assisteremmo ad un allungamento della catena delle responsabilità composta da un soggetto in più, infatti ci sarebbero il Comune, la holding e le società operative, questo allungamento piuttosto che produrre efficienza produrrebbe ulteriore deresponsabilizzazione di fronte ai disservizi e alla formazione delle tariffe. Inoltre la finanziaria del 2008, quella dell’ultimo governo Prodi, all’art. 3 commi 27 – 31, vieta ai comuni la costituzione di nuove società. Questa situazione produrrebbe un allentamento dei controlli già oggi molto debole a doppio svantaggio dei cittadini che vedrebbero aumentare le tariffe e svalutare il valore delle delle azioni delle aziende di cui sono proprietari.
Assisteremmo poi ad un esautoramento del Consiglio comunale, che è l’istituzione democraticamente eletta dai cittadini e rappresentativa dei cittadini stessi, in quanto tutte le sue funzioni rispetto ai servizi pubblici si esaurirebbero dal momento che procederebbe alla nomina dell’amministratore della Holding o darebbe mandato al sindaco di nominare tale amministratore.
Ancora una volta assisteremmo ad una subordinazione degli apparati politici e gestionali a quelli tecnici che, anziché l’obiettivo della qualità del servizio e del contenimento delle tariffe, pensano, come dimostrato dagli aumenti di Hera, solo alla politica dei dividendi a tutto svantaggio dei cittadini.La Holding inoltre rappresenta una via di fuga per aggirare il patto di stabilità degli enti pubblici, perché il rischio è che le società partecipate producano perdite che solo il comune potrebbe e dovrebbe ripianare compromettendo in questo modo i bilanci comunali futuri.
Nel bilancio 2009 17 milioni di opere e investimenti (scuola elementare villaggio 1° maggio, ricostruzione Teatro Galli, riqualificazione lungomare San Salvador, interventi di lavori pubblici, 300 appartamenti di edilizia pubblica, acquisto di attrezzature, ricapitalizzazione Palacongressi e Aeroporto, acquisto di nuovi filobus) dovrebbero essere finanziati proprio da questa holding che dovrebbe contrarre mutui per conto del Comune. Una cosa impossibile perché una società privata può distribuire utili al proprio socio, in questo caso il Comune, e per codice civile essa non può in alcun modo contrarre debiti per il socio. Quegli interventi così finanziati rischiano quindi di non venire realizzati. Peraltro, posto che possa farlo, questa holding avrebbe enormi difficoltà a contrarre mutui perché il proprio capitale è costituito da azioni senza immobili o meglio, gli immobili sono di proprietà pubblica e sfido a trovare una banca che concederebbe mutui sulla base di garanzie come: una diga, reti d’acquedotto o impianti di depurazione.
Oltre a ciò l’unico dato concreto sono gli oltre 120mila euro che il Comune spenderà per la consulenze ad esperti per creare questo “mistero gaudioso” chiamato holding.

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HERA. L’APERTURA ALLA BORSA NON PUO’ ESSERE IL FINE, MA IL MEZZO PER CONSEGUIRE OBIETTIVI SOCIALI, INDUSTRIALI ED ECONOMICI

Di Eugenio Pari

Rimini, 3 settembre 2008

La rete idrica di Rimini e Provincia soffre di una vetustà che, come nel recente caso, rischia di trasformarsi in un problema concreto per la città. Vi sono situazioni in cui più della metà dell’acqua trasportata si disperde ben prima che arrivi nelle case e nelle attività dei cittadini. I risultati di esercizio “premiano” la collocazione in Borsa di Hera, ma casi come quello del sottopasso di via Rodi dimostrano che la politica industriale e il servizio erogato ne risentono. Infatti, nonostante i profitti e l’aumento delle tariffe quest’ultimo accresciuto in un solo anno  dell’11%, nemmeno un quarto della rete ha meno di dieci anni e sarebbe interessante sapere quanta parte di questa sia stata eseguita da quando è stata creata Hera.
Il punto è che gli utili di Borsa producono sovrapprofitti monopolisti per l’azienda, ricavi altissimi per i soci e i comuni (soci pubblici dell’azienda), ma questi ultimi troppo spesso utilizzano queste risorse per tutt’altri interventi rispetto all’ammodernamento della rete e quindi al miglioramento del servizio erogato.
L’apertura al mercato finanziario per intercettare denaro “fresco” teso a realizzare nuovi investimenti, non può essere il fine, piuttosto il mezzo per conseguire determinati obiettivi di ordine industriale, economico e, in ragione delle attività svolte, sociali.
Dal nostro punto di vista occorre stabilire le seguenti priorità:
1. Nessuna razionalizzazione a danno della occupazione ma sviluppo dei servizi all’utenza;
2. Indirizzare gli utili sui territori per rafforzare le potenzialità in tema di ricerca e innovazione di nuove realtà produttive e tecnologiche ad alta specializzazione in campi dove la compenetrazione di idee è alla base come nelle cd “nuove tecnologie” o soft economy, alle attività di riferimento come ad esempio le energie rinnovabili, la raccolta differenziata e il risparmio idrico;
3. Una politica tariffaria sempre più socialmente connotata in favore delle fasce a basso reddito (pensionati, famiglie monoreddito);
4. Una programmazione partecipata delle scelte e degli obiettivi industriali che individui il cosa, il come e il chi realizza i servizi;
5. È necessario che il Comune disponga di un efficace e penetrante potere di indirizzo e controllo e verifica nei confronti del soggetto gestore che deve superare ampiamente il semplice esercizio degli strumenti previsti dal diritto societario, riassumendo funzioni sostanziali di intervento sui bilanci di previsione e sui piani industriali.

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Lettera sulle amministrazione pubbliche e la gestione dei servizi pubblici

Di Eugenio Pari

In questi giorni si è scatenata una crociata contro i dipendenti pubblici, una vandea guidata dal ministro Brunetta che come obiettivo ha la riduzione dell’apparato pubblico attraverso una politica di privatizzazione ed esternalizzazioni spinte dei servizi e delle funzioni.
Non si vogliono nascondere le inefficienze, talvolta insopportabili, dell’amministrazione pubblica, ma prendersela con i lavoratori del pubblico impiego evocando frasi infelici come “colpirne uno per educarne cento”, significa rispolverare un vecchio grimaldello demagogico. Si dice che il pesce puzzi sempre dalla testa e mi pare che in questo caso si tratti proprio di squilibri generati ad arte e strategicamente da chi ha ricoperto, ricopre funzioni di governo e incarichi di rilievo nella gestione. Un modo di intendere il governo che utilizza le istituzioni, sovrapponendo politica e gestione in un rapporto dove non sempre la politica è dotata del sufficiente grado di autonomia e autorevolezza per guidare l’azione degli apparati tecnici.
Il problema delle Amministrazioni pubbliche sta nel fatto che il pubblico non deve funzionare. Spiego perché: le disfunzioni dell’apparato pubblico sono state il presupposto ideologico di un ricorso massiccio verso esternalizzazioni di servizi, progettazioni e consulenze consulenze. Questo processo avviato in Italia con le riforme dei primi anni ’90 deve ancora dimostrare la sua efficienza e soprattutto la sua economicità. Considerando gli anni che vanno dal 1990 al 2000 assistiamo infatti a un processo di questo tipo: da un lato l’apparato pubblico ha visto una costante e progressiva diminuzione dei propri
addetti; mentre la spesa pubblica nello stesso arco di tempo è lievitata del 15% , nonostante il ricorso a soggetti esterni alle pubbliche amministrazioni.
Ma il nodo da sciogliere è che le succitate riforme hanno permesso – in forza di legge – la proliferazione di rapporti fiduciari fra apparati politici di governo e professionisti, sicché le consulenze, le esternalizzazioni e le nomine nelle società pubbliche sono dei modi attraverso cui la politica risarcisce i propri sostenitori, i propri sodali di corrente, i propri uomini, laddove è diventato impossibile mantenere attraverso i partiti un apparato di funzionari. Uso le parole di Bruno Tabacci, certamente non un trinariciuto bolscevico, quando indica che “il capitalismo municipale nei servizi pubblici
locali è il nervo scoperto di un sistema concertativo, dove i due partiti – Pdl e Pd – sembrano uno solo”.
Questa è una prima motivazione della precedente affermazione sul perché il pubblico non deve funzionare.

Prendiamo ad esempio il caso di Rimini, dati alla mano, come giustamente piace al Sindaco. Un caso paradigmatico delle altre 8102 amministrazioni comunali italiane senza considerare regioni, province, comunità montane, consorzi, società pubbliche, ministeri, sovrintendenze e così via. Tramite posizioni
organizzative (funzionari) e dirigenti sono inquadrati circa 140 dipendenti su un totale di 1200 dell’Amministrazione comunale. Posizioni di alta professionalità, con un corrispondente trattamento economico di livello medio alto sono quindi più del 10% della totalità dei dipendenti. Fra queste vi sono
diverse capacità professionali (la maggioranza ha lauree tecnico scientifiche) assolutamente in grado di progettare interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione. Detto questo il Comune spende circa tre milioni di euro solamente in progettazione per gli interventi di global service, ossia il servizio di
manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici di proprietà comunale (scuole, uffici, sale, ecc.). L’applicazione dell’addizionale Irpef, provvedimento che abbiamo contrastato nel Bilancio 2007, ha fatto incamerare al Comune una cifra intorno ai due milioni di euro, va da se che se avessimo ridotto le spese di progettazione, magari attribuendole alle professionalità interne, avremmo scongiurato tale manovra che all’85% grava su redditi da lavoro dipendente e pensionati.
Spendiamo, insomma, risorse verso l’esterno quando, probabilmente, vi sono le competenze al proprio interno e, come se non bastasse, per chiudere il bilancio dobbiamo applicare tasse che gravano sulle fasce economicamente più deboli. Allora il risparmio derivante dal ricorso ai privati dove sta?

Pensiamo, infine, ad un altro fatto: il Comune sta predisponendo gli atti necessari per la creazione di una nuova società, ad intero capitale pubblico, che incamererà i servizi di verde, onoranze funebri, non più utili ad Hera.
Dico non più utili perché questi servizi già di proprietà comunale furono ceduti ad Hera per farle raggiungere la necessaria “massa critica” funzionale alla quotazione in Borsa, questi beni e servizi vennero ceduti ad un certo costo, oggi vengono ridati alla collettività e sarebbe opportuno comprendere a quale costo, con quale vantaggio/svantaggio per il Comune. Di questo ancora si sa poco, conosciamo però dalla lettura dei giornali da diversi mesi, a società ancora da costituire, chi sarà a guidarla. Alla faccia dell’efficienza dei criteri di gestione privata delle aziende di pubblico servizio.

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Interrogazione di Eugenio Pari sulle partecipazioni comunali

Nelle linee guida per il Bilancio 2008 viene fatta l’ipotesi di creare una nuova società di proprietà comunale per la gestione di alcuni servizi attualmente in capo ad Hera, così come si cita la possibilità di creare una holding di tutte le partecipazioni comunali nelle varie aziende in cui è socio il Comune di Rimini.

Da notizie apparse sulla stampa locale qualche giorno fa apprendiamo che vi sarebbe già il nome di chi dovrebbe dirigere o presiedere questa azienda e si tratterebbe di un autorevole personaggio che già vanta la guida di un’azienda di pubblici servizi di un Comune vicino a Rimini .

A fronte di tali notizie chiedo se risulti al Sindaco che sia stato attivato un rapporto tra l’Amministrazione e dirigente sopraccitato e se questa persona abbia, ricevuto una sorta di mandato esplorativo. Se così fosse ritengo non si tratti di un comportamento improntato alla trasparenza e alla correttezza istituzionale. Sulla scelta della dirigenza l’Amministrazione avrebbe diverse opzioni, ad esempio distaccare a tal fine una delle posizioni dirigenziali attualmente esistenti, oppure procedere attraverso concorso così come avviene per qualsiasi altra assunzione.Infatti, non si capisce come mai per l’assunzione di un bidello o di un usciere si deve procedere per concorsi, mentre per individuare un così rilevante ruolo si possa procedere attraverso una scelta discrezionale.I quesiti presentati nell’interrogazione sono:

– quali servizi effettivamente Hera SpA intende ridare al Comune;

– quali sarebbero i criteri con cui il Comune intenderebbe procedere verso questo rientro;- la relazione tra la costituzione di questa società e la new co. di cui si parla sempre nelle linee di indirizzo e se questa nuova società andrà ad aggiungersi alle già numerose società di cui il Comune è proprietario o socio;

– se corrisponde al vero la notizia riferita all’incarico di mandato esplorativo che sopra ho riportato e se sono verosimili le notizie apparse sulla stampa locale;

– la nuova società che dovrebbe nascere dalla dismissione di alcuni servizi da Hera al Comune, implicherà modifiche sui livelli occupazionali? Rispetto questo tema quali sono le posizioni dell’Amministrazione?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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