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RIFLESSIONI SPARSE

Per anni ho visto mortificate le aspettative di cambiamento che riponevo nel voto a sinistra. Ogni volta ho pensato fosse quella buona per provare ad imprimere quel “cambiamento” che vedevo e vedo così necessario per provare a dare speranza alle persone e per immettere un po’ di giustizia sociale.

Il Quarto Stato, Pellizza Da Volpedo

Il Quarto Stato, Pellizza Da Volpedo

Il lavoro che faccio mi porta a confrontarmi quotidianamente con il disagio di tante persone e con i tagli al sociale imposti da governi e politici che prima di tutto rispondono agli interessi di chi detiene il potere economico e finanziario. Ogni giorno mi rendo conto di essere sempre più radicale, nel senso che per risolvere i problemi credo occorra andare alla radice, all’origine e allora sono sempre più convinto che ciò che occorre in questo paese è cambi

are le regole, è invertire la logica del potere, è aprire spazi alle persone, è sentire che la propria realizzazione passa da quella di tutte e tutti. Sono sempre più convinto di una cosa

: per cambiare occorre andare contro le regole imposte da chi detiene piccole o grandi parcelle di potere, non si deve aver paura di dire dei NO, perché dietro un NO molto spesso ci sono tanti SI. Soprattutto mi sono reso conto che molto spesso i capi e i potenti sono vuoti, sciocchi, esigono obbedienza perché a loro volta sono marionette nelle mani di altri capi. Costruiscono piramidi di potere di cui si sentono al vertice, invece sono solo un piccolo anello della catena di comando, per questo mi piacciono le figure senza un vertice. Quel poco di esperienza che ho mi ha fatto vedere, invece, che le grandi persone non hanno carisma, non parlano per imposizioni e non detengono potere.

Dopotutto rimango convinto della natura positiva del genere umano e penso che siano le condizioni materiali e sociali a determinarne i comportamenti, ho fiducia nell’uomo e credo che presto o tardi l’uomo vivrà come fratello fra fratelli, otterrà ciò di cui necessità e fornirà alla società ciò che sarà in grado di fornire. Sono portato a pensare questo perché il capolinea dell’umanità non può essere il capitalismo dove, invece, l’uomo è nemico dell’uomo e dove a prevalere è la legge del più forte.

Certo è che questo non è un fatto meccanico, ma chiede cambiamenti profondi, cambiamenti necessari che prima di tutto devono partire da sé, dal quotidiano, dalle scelte che ogni giorno possiamo e dovremmo fare. L’uomo ha in sé la nozione del bene, ma la società nel suo complesso, in particolare quella italiana, si è identificata con ciò che la psicologia chiama condotta antisociale, dove è l’affermazione personale a far da metro di misura sulle qualità umane.
A breve si andrà a votare, molti pensano che votando o no, il compito civico si esaurisca così. Invece io credo di no. Voterò per Rivoluzione Civile, perché per la prima volta vedo nella persona i tratti di onestà e rettitudine che ritengo indispensabili per chi debba ricoprire un ruolo di rappresentanza istituzionale e democratica.
Detto questo ho il massimo rispetto per i compagni e gli amici che faranno altre scelte votando Movimento 5 Stelle o SEL, penso che anche loro, nella maggioranza dei casi, siano animati dal sentimento di portare l’onestà al potere, di ribaltare la situazione e di cambiare gli spazi e le figure del potere. Talvolta sono sconcertato dalle contraddizioni che ci sono in SEL, nel Movimento 5 Stelle o in Rivoluzione Civile e questo, più che altro fa parte di un mio tratto caratteriale che mi porta a sostenere e simpatizzare per la minoranza e, quando le minoranza, non è più tale, e diviene maggioranza, sostengo un’altra minoranza, le maggioranze esercitano il potere, fanno compromessi e soprattutto cercano solo di rimanere tali per avere potere. Per questo credo che la forma migliore di governo sia l’autogoverno delle persone.
Sono convinto però che la nostra società sia governata da una piccolissima minoranza che detiene un grande potere, un potere che si esercita in tante forme e in tanti luoghi e che per invertire questa dinamica occorra disarticolare queste forme e questi luoghi, occorre insomma una Rivoluzione. Di opinioni e di parole ne sentiamo a tonnellate quotidianamente, ciò di cui invece c’è bisogno, credo, non sono solo le opinioni, ma l’esempio.
Alle compagne e ai compagni, alle amiche e agli amici, animati da questo spirito voglio rivolgere, rivolgendolo prima di tutto a me stesso, l’augurio di non cedere mai alle logiche delle maggioranze, di portare avanti la loro idea e di non chinare il capo mai davanti alla vacuità del potere, di irriderlo anzi, auguro di non essere mai accondiscendenti con il potere e di scoprirsi ogni giorno uomini e donne libere, essere liberi, non dalle responsabilità, ma dalle imposizioni e dalle costrizioni.

Eugenio Pari

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Voto utile?

Alcune considerazioni rivolte alle compagne e ai compagni che voteranno SEL e centrosinistra

Di Eugenio Pari

Quando si parla di “voto utile” come fanno Bersani e come gli fa eco Vendola, si dovrebbe dire voto utile per chi? Per fare cosa?

ennio

Eugenio Pari

Voto utile per battere le destre? Bene, allora Bersani dovrebbe ricordare come mai ha sostenuto per un anno insieme a Berlusconi il governo presieduto da Mario Monti appoggiandone tutti, ma proprio tutti, i provvedimenti. Citarne alcuni è importante: controriforma delle pensioni Fornero, grazie alla quale l’età pensionabile è stata aumentata al minimo di settanta anni per tutti; disarticolazione dei diritti dei lavoratori attraverso l’abrogazione dell’art. 18; spendig review, ovvero tagli lineari alla spesa sociale e sanitaria a tutto svantaggio dei cittadini più deboli; niente sul fronte del far pagare le tasse a chi evade enormi ricchezze; fiscal compact, manovra imposta dalla BCE e dai poteri finanziari che taglia 47 miliardi all’anno per  i prossimi venti anni la spesa, pesando su lavoratori e fasce deboli; conferma delle spese militari per l’acquisto dei famigerati F35 che costerà all’Italia la cifra di 18 miliardi di euro. E SEL di Vendola ha scelto di allearsi con quel partito e di approvare delle regole capestro che le imporranno di accettare le scelte già prese dal Pd e che costituiscono la base del loro futuro sodalizio di governo.

Bersani ha sostenuto che con Monti si alleerà “anche se al Senato il Pd dovesse ottenere il 51%”[1]. Quindi voto utile per cosa? E a chi?

Lo spauracchio di Berlusconi di nuovo al governo? È un’ipotesi altamente improbabile, e comunque evocare questo scenario da parte di chi come Bersani e D’Alema hanno governato 7 anni negli ultimi 18 fa ancora più arrabbiare: chi doveva approvare leggi sul conflitto d’interessi non l’ha fatto perché come sostenne Violante (da capogruppo dei Ds – l’Ulivo, precursore del Pd) il 28 febbraio 2002 “Ieri l’onorevole Adornato ha ringraziato il presidente del nostro partito [Massimo D’Alema] per aver detto che non c’è un regime. Io sono d’accordo con Massimo D’Alema: non c’è un regime sulla base dei nostri criteri. Però, cari amici e colleghi, se dovessi applicare i vostri criteri, quelli che avete applicato voi nella scorsa legislatura contro di noi, che non avevamo fatto una legge sul conflitto di interessi, non avevamo tolto le televisioni all’onorevole Berlusconi… Onorevole Anedda, la invito a consultare l’onorevole Berlusconi perché lui sa per certo che gli è stata data la garanzia piena – non adesso, nel 1994, quando ci fu il cambio di Governo – che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa l’onorevole Letta. […] A parte questo, la questione è un’altra. Voi ci avete accusato di regime nonostante non avessimo fatto il conflitto di interessi, avessimo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni… […] Durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte”[2].

Rivoluzione Civile viene attaccata perché, come dice un Vendola un po’ titubante, “è un guazzabuglio”[3] di “vecchi” politici che si nascondono dietro la prestigiosa figura di Ingroia, come se, stando solo al suo caso, lui non fosse stato eletto alla Camera a partire dal 1992 per poi lasciarla nel 2005 e da allora ricoprire l’incarico di Presidente della Regione Puglia.

Io non ho l’autorevolezza per inviare alcun appello a nessuno, una cosa però mi sento di dirla alle compagne e ai compagni che, lo dico con assoluto rispetto, decideranno di votare SEL e quindi il centrosinistra: poi non facciano finta che non si sapeva come stavano le cose. Non si sorprendano se poi le scelte del governo prenderanno altre strade rispetto a quelle che tutti i progressisti e le persone che si dichiarano di sinistra si aspettano ovvero un po’, dico un po’, di giustizia sociale in più.

Rivoluzione Civile non si presenta certo per governare, io lo considero giusto perché non penso siano, nelle condizioni date e imposte, le congiunture per avviare un processo di risanamento economico, sociale e culturale del Paese in senso popolare e democratico. Occorre prenderne atto e provare a ricostruire un movimento politico alternativo e progressista in grado di unire le lotte e le rivendicazioni dei cittadini, per provare a dare forza alle istanze di giustizia che sempre più sono represse dalle compatibilità economiche e dalle tattiche politiche.

Occorre una Rivoluzione. Una Rivoluzione che non si esaurisca nel momento del voto, ma che attraverso una rappresentanza anche minima nelle istituzioni democratiche porti alla ribalta queste lotte che invece sono state dimenticate e derubricate dalla vicenda del Paese. Per me, rivoluzione, significa non il raggiungimento di uno status quo, significa invece la continua ricerca di equilibri sociali e livelli di rappresentanza delle “classi subordinate” più alti, significa un processo di trasformazione continuo delle dinamiche politiche. Fare la “rivoluzione” non è semplicemente raggiungere il traguardo del seggio parlamentare e/o del governo, è, almeno così io lo immagino, un cammino che ci mette in relazione agli altri, che ci fa sentire meno soli nelle nostre aspettative di cambiamento e per il raggiungimento di un futuro migliore. Fare la “rivoluzione” ci richiede uno sforzo quotidiano e richiede che cambiare prima di tutto siamo noi stessi. Lo so che molti candidati e molti “leaders” inseriti nelle liste di Rivoluzione Civile fanno pensare che questi propositi siano mortificati in partenza, ma diceva qualcuno: “se vale la pena rischiare, io mi gioco anche l’ultimo frammento di cuore”,io penso, come non, mai che non solo valga la pena rischiare, ma occorra rischiare. Per cambiare non abbiamo bisogno di leaders carismatici, non possiamo delegare più ad altri le nostre istanze di cambiamento e le nostre aspettative per il futuro, abbiamo bisogno di metterci il nostro cuore e la ragione

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Intervista

Di seguito pubblico una mia intervista pubblicata dal sito inter-vista.it

http://www.inter-vista.it/news/item/2243-04-01-2013-|-rimini-|-la-rivoluzione-civile-di-ingroia-non-solo-con-gli-ex-sel-verso-le-candidature-locali-i-riminesi-rivoluzionari-per-antonio-ingroia-ci-sono-tra-i-promotori-autoctoni-di-rivoluzione-civile-due-ex-sel-il-consigliere-comunale-fab

Rimini, 04 gennaio 2013

Rimini | La Rivoluzione civile di Ingroia, non solo con gli ex Sel, verso le candidature locali

I riminesi rivoluzionari per Antonio Ingroia ci sono. Tra i promotori autoctoni di Rivoluzione Civile due ex Sel, il consigliere comunale Fabio Pazzaglia ed Eugenio Pari, un tempo coordinatore comunale. E di Sel o suoi ex, non solo esponenti locali del partito di Vendola ma anche molti semplici elettori, se ne sono visti diversi alle assemblee degli ultimi due mesi. “Sì, ma non solo di Sel”, precisa Pari. “Ho visto anche elettori di Pd, di Rifondazione. Ci sono persone del mondo della cooperazione, del pacifismo, cattolici militanti di

RIVOLUZIONE CIVILE

RIVOLUZIONE CIVILE

partiti, ma non è questo l’importante. L’elemento saliente non è da dove veniamo, ma dove vogliamo andare”.

La partecipazione locale è stata agli occhi dei promotori “sorprendente, con un centinaio di partecipanti alla prima assemblea”. “Qualcosa che non vedevo da tempo. Non nasce dalla disperazione di non volersi accontentare del meno peggio, ma dalla forza di volontà di creare un soggetto che intervenga non solo nelle dinamiche dei partiti ma nella società per rinnovarla a partire da organizzazioni sindacali, associazioni, cooperazione. E’ questo l’elemento rivoluzionario nello scenario politico italiano”.

Nei contenuti i sostenitori di Ingroia vogliono essere “un’alternativa forte, chiara, netta al governo Monti e al berlusconismo. E’ forte la responsabilità di tutte le forze politiche, Pd compreso, nell’aver sostenuto questo governo che ha, tra l’altro, aumentato le spese militari e tagliato quelle per la sanità. Vogliamo essere un soggetto politico nuovo in grado di esprimere in termini reali, con persone concrete e con gesti politici l’alternativa a questo corso che accomuna tutti. Oggi il Pd e anche Sel sono critici verso il governo Monti ma fino a pochi giorni fa ne hanno sostenuto tutti, proprio tutti i provvedimenti”.

Vogliono essere alternativi all’attuale sinistra frammentata. “Anche in buona fede si è sviluppata nella sinistra una forma mentis di gestione delle piccolissime forme di potere possibili. Se non se ne esce, se non si fa autocritica su questo non si e più credibili, non c’è corrispondenza tra dichiarazioni di rinnovamento e realtà. Sel all’origine questo profilo lo aveva, ma adesso si sviluppa in totale subordinazione al Pd socio di maggioranza di Monti. Con gli uomini di Vendola in posizioni eleggibili si prevede per il movimento una confluenza”.

Il rischio che anche questo possa essere un contenitore politico dove riciclarsi secondo Pari non c’è. “Dentro ci sono persone che pur avendo avuto esperienza politiche hanno, io per primo, detenuto poche parcelle di potere e questo è importante. Per rinnovare la politica occorre cambiare i comportamenti. Per essere rivoluzionari occorre iniziare a fare la rivoluzione dentro sé”.

Prossimo appuntamento per Rivoluzione civile sarà l’8 gennaio alle 20,30 presso la sala del Quartiere 2, in via Pintor. Saranno selezionati i candidati per le elezioni. “Tra le ipotesi di candidatura abbiamo persone che non hanno mai avuto incarichi politici e che in termini di militanza sociale e politica si sono sempre collocati nella traiettoria do Rivoluzione civile. C’è chi è stato discriminato e sfruttato a lavoro, per esempio, c’è chi si è impegnato nei referendum, ecc”.

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Senza censura?

Visto che il sito nazionale di SEL, da sabato, non pubblica questo commento sulla news http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/il-liberismo-e-il-diavolo/ lo pubblico qui.

Partendo dall’ironia di Vendola, trovo che questa intervista eluda le questioni sostanziali di un dibattito politico che invece è sostanziale. Guardiamo i fatti: fiscal compact, controriforma pensionistica, tagli alla spesa sociale e all’istruzione, abrogazione dell’articolo 18 con conseguente

libertà di licenziamento. Queste scelte sono state prese dal governo Monti, non sono calate dal cielo, queste scelte sono state appoggiate dal Pd.

Bersani, Vendola, Casini, Di Pietro

Trovo, peraltro, molto criticabile il fatto che la discussione sul programma e sulle alleanze la si debba fare su un blog solo dopo l’ennesima intervista di Vendola.
Non so se all’interno del gruppo dirigente di SEL vi siano posizioni alternative, mi pare di si, almeno leggendo le dichiarazioni* del compagno Fava che condivido completamente.
Qualsiasi formazione politica, se vuole essere tale, si deve porre il problema del governo, qualsiasi partito si deve mobilitare per raggiungere il governo del Paese. Scriveva Gramsci: “E’ nel carattere di ogni capo essere ambizioso, cioè di aspirare con ogni sua forza all’esercizio del potere statale. Un capo non ambizioso non è un capo, ed è un elemento pericoloso per i suoi seguaci: egli è un inetto o un vigliacco. (…) La grande ambizione oltre che necessaria per la lotta, non è neanche spregevole moralmente, tutt’altro: tutto sta nel vedere se l’ambizioso si eleva dopo aver fatto il deserto intorno a sé, o se il suo elevarsi è condizionato consapevolmente all’elevarsi di tutto uno strato sociale e se l’ambizioso vede appunto la propria elevazione come elemento dell’elevazione generale”. Al di là delle affermazioni di Vendola sulla post-ideologia, affermazioni che meriterebbero una discussione a parte e interventi molto più “attrezzati” del mio, uso queste parole per cercare di spiegare un concetto.
Credo che di fronte alla “macelleria sociale” adoperata dal governo Monti con l’appoggio di Pd, Pdl e Udc proporsi in una coalizione di governo con una di queste formazioni annulli qualsiasi possibilità di “invertire la rotta” su uno qualsiasi dei provvedimenti di cui sopra. Il punto non è “Udc si, Udc no” questa è una semplificazione che Vendola e il suo “cerchio magico” stanno utilizzando ad arte per eludere, ripeto, le questioni sostanziali, questioni sostanziali che stanno nel profondo cambiamento in senso anti popolare ed anti democratico che Monti e la sua maggioranza hanno varato in materie di politica economica, welfare, politiche industriali e sindacali in Italia. Cambiamenti anti popolari e anti democratici che hanno fatto precipitar la vicenda sociale e politica del paese in una prospettiva ultra liberista che una formazione di sinistra dovrebbe contrastare cercando un’alternativa di sistema piuttosto che trovare compatibilità che, alla luce dei fatti storici, si sono dimostrate impossibili da realizzare e da ideare.
Pensare che Di Pietro possa essere il perno di una coalizione popolare e alternativa al sistema liberista fa sorridere, mi sembra che Di Pietro stia cercando solo di accreditarsi agli occhi del Pd, sostenere un’alleanza politica per il governo con il Pd e l’Udc, invece, mi fa rabbrividire.
Certo, non l’ha ordinato il medico di militare in SEL, criticare è un esercizio che dovrebbe essere garantito all’interno di un partito che si dice democratico anche se mi sembra che alcuni dirigenti siano totalmente impermeabili alle critiche e ragionino solo in termini di “poltrone”, però è assurdo che una decisione di tale portata possa essere dichiarata, calibrata e discussa aspettando una dichiarazione, una sillaba, un gesto di Vendola mezzo stampa o in tv. Questa non è democrazia, questo è populismo.
Comunque sia, allego anche l’ordine del giorno dei compagni della federazione di Ancona su cui, spero, si possa ragionare.
Fraterni saluti.
Eugenio Pari

*http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/8206/
DOCUMENTO CONCLUSIVO ASSEMBLEA FEDERALE PROVINCIA ANCONA 2 AGOSTO 2012

Al Presidente di Sinistra Ecologia Libertà
Ai Componenti del Coordinamento nazionale
E P.C ai Componenti della Presidenza nazionale
Coordinatori Federazioni Provinciali
Coordinamento regionale Marche

Oggetto: RICHIESTA DI CONVOCAZIONE ASSEMBLEA GENERALE DEGLI ISCRITTI
Ancona, 3 agosto 2012
La federazione provinciale di Ancona si è riunita giovedì 2 agosto per discutere la situazione politica alla luce delle recenti conferenze stampa per la presentazione dei documenti programmatici (carta d’intenti) del PD e (tempo di cambiare) di SEL.
Dalla lunga e approfondita discussione, in tutti gli interventi sono emersi il disagio e la preoccupazione per la carenza di passaggi democratici e partecipati nel Partito, soprattutto in questa fase di accelerazione che riguarda la politica delle alleanze.
Riteniamo imprescindibile il diritto degli iscritti alla “costruzione dell’indirizzo politico di SEL”, come recita lo Statuto nazionale all’Art. 2 così come riteniamo fondamentale“conoscere le determinazioni dei gruppi dirigenti ed avere accesso a tutti gli aspetti della vita democratica interna”e riteniamo che nessuna politica dell’emergenza potrà mai giustificare la cancellazione della pratica partecipativa dal basso, evidenziando che è solo l’Assemblea nazionale che ha competenza in materia di indirizzo politico e che il coordinamento nazionale ha mere funzioni operative.
Ma è evidente un sostanziale cambiamento della linea politica di SEL, e le continue accelerazioni, dichiarazioni e smentite di questi ultimi giorni, inducono allo smarrimento gli iscritti e simpatizzanti e rendono difficili i rapporti con i movimenti che invece continuiamo a considerare interlocutori privilegiati. Un cambiamento di linea che mal si colloca con il Manifesto costituente di SEL:“La nostra missione è restituire la parola alle culture critiche europee, contribuire a costruire una nuova larga sinistrain Italia ed in Europa, contribuendo, nel nostro paese, ad una alternativa politica, sociale e culturale alla destra”,e che non tiene conto nè dei documenti approvati in sede di presidenza nazionale, nè del documento conclusivo dell’assemblea nazionale del 27 maggio 2012.
Assistiamo ad un dibattito surreale se confrontato con le reali esigenze del Paese dal punto di vista di chi crede che al liberismo sia giusto rispondere con un’alternativa. Pensiamo che l’idea alternativa al governo delle destre, sia totalmente incompatibile con un qualsiasi Partito che garantisce continuità e fedeltà al Governo Monti.
Pertanto l’assemblea federale della Provincia di Ancona, dopo ampia discussione, ritenendo che questa situazione potrà trovare soluzione solo attraverso una grande, partecipata, ASSEMBLEA GENERALE DEGLI ISCRITTI, reclama che la stessa venga convocata al più presto per poter discutere nel merito del documento programmatico proposto da SEL (tempo di cambiare) in relazione alla “Carta di intenti” presentata dal PD, tenendo conto delle politiche attuate dal Governo Monti fin dal suo insediamento. Un passaggio indispensabile per dare spazio successivamente AGLI STATI GENERALI DEL FUTURO, come stabilito dall’assemblea nazionale del 27 maggio 2012. Passaggi imprescindibili per riportare chiarezza e avviare pratiche partecipative all’interno di SEL coerentemente con l’ispirazione congressuale di costruire un NUOVO PARTITO. Dobbiamo farlo nel pieno della nostra autonomia e coerenza in continuità con le nostre enunciazioni fondative, aprendo alla sinistra diffusa, quella dei movimenti, condividendo l’esperienza di ALBA, accogliendo le istanze della Fiom, del forum dell’acqua, cercando il dialogo anche con le altre forze progressiste.
Chiediamo che questo documento venga pubblicato sul sito nazionale.
In Attesa di un Vostro cortese riscontro
Fraterni saluti
Per l’assemblea Federale provincia di Ancona
Alejandra Arena Coordinatrice federale
http://selprovinciadiancona.blogspot.it/2012/08/documento-conclusivo-assemblea-federale.html

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Fermati Nichi!

Di seguito un commento sul sito sinistraecologialiberta.it pubblicato ieri. Allego un link per poter leggere, chi volesse, gli altri commenti di iscritti e simpatizzanti.

http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/ludc-e-fuori-dal-campo-del-centrosinistra/

Sull’alleanza Pd, Sel, Udc

Eugenio Pari 2 agosto 2012 – 19:38

Oggi Il Fatto Quotidiano riporta una dichiarazione di Antonello Falomi che mi sento di condividere e che, personalmente, credo risponda alle tante domande, ai tanti dubbi e alla delusione di tante e tanti compagne e compagni in questo momento. Tratteggiando la “geografia” di SEL si arriva ai “colonnelli” e alla dichiarazione di Falomi che riporto testualmente: “è il gruppo che vuole rientrare a tutti i costi qui (in Parlamento), pure facendo un listone con il Pd”. E i cosiddetti colonnelli sono: Gennaro Migliore, Nicola Fratoianni, Francesco Ferrara, Franco Giordano e Massimiliano Smeriglio. Effettivamente, io credo, è proprio così. E Vendola è un ostaggio di questo “cerchio magico”, un ostaggio che mi sembra soffrire della “sindrome di Stoccolma”. Non si spiegano che così i repentini cambiamenti, le mosse tattiche, le titubanze, le timidezze, i ritardi di SEL in tutti questi mesi. Anche io sono per una prospettiva di governo per la sinistra italiana, non credo come qualcuno vuol far passare che l’esperienza dell’ultimo governo Prodi sia stata un fallimento. Ma stiamo scherzando? Quel governo, al di là delle mosse dei vari Diliberto e Rizzo, fu fatto cadere dal centro e da Veltroni, è questo che abbiamo capito fin da subito. Oggi, peraltro, proporre una alleanza con il Pd (il che equivale inevitabilmente ad accettare l’Udc perchè la prospettiva del gruppo dirigente di quel partitoè proprio questa) significherebbe sacrificare qualsiasi spazio di autonomia e qualsiasi proposta di politiche progressive da indicare e da realizzare per il paese. Va dato merito a Bersani di provare a spostare un po’ il baricentro dell’alleanza, oggi tutto spostato al centro, verso sinistra, ma le risposte all’enorme crisi sociale e civile del Paese, la difesa e il rilancio del lavoro, l’innalzamento a condizioni degne delle classi subalterne non è un fattore geometrico (un poì più a sinistra, un po’ al centro e così via..), ma deve essere l’insieme di politiche che parlino almeno di GIUSTIZIA SOCIALE! Posto che si vada al governo con il Pd, oltre ad essere il paravento a sinistra, i rapporti di forza non li cambi. Ci si troverebbe a governare sulle macerie sociali create dal governo Monti (abrogazione art. 18, controriforma pensionistica, mancata realizzazione di atti volti al riequilibrio del sistema fiscale, tagli al sociale e alla scuola, fiscal compact), ci si troverebbe a governare con chi quelle macerie ha creato votando tutti, ma proprio tutti i provvedimenti anti popolari di questo governo, ossia il Pd.
Non pretendo di insegnare niente e tantomeno testimoniare una “purezza ideologica”. Queste cose le lascio a chi ha fatto della testimonianza di fede una scelta di vita. Però i fatti hanno la testa dura, in questo caso durissima e sinceramente credo che proporsi come forza di governo con chi ha prodotto queste macerie sociali, nel migliore dei casi può solo portare a governare sulle macerie. Non sono contro un’alleanza con il Pd a priori, ma ciò che il Pd ha votato (promettendo solo a parole “modifiche in aula”) è quanto di più anti popolare si sia mai visto in Italia. L’agenda Monti che il Pd condivide totalmente, lo dimostrano i voti espressi in Parlamento, è l’agenda che Berlusconi sottoscrisse davanti alla Merkel poco prima di dimettersi. Le cose, purtroppo, stanno così. Dopodiché non credo neanche che il problema sia solo la pregiudiziale alleanza con Udc si o no. E’ una semplificazione, risolta la quale (non so in che modo) lascia sul campo tutti i problemi di politica economica, di politiche industriali, di relazioni di sindacali che il governo Monti ha introdotto andando a incidere pesantemente sulle condizioni di vita delle classi subalterne. Chi se la sentirebbe di dire che la spending rewiew, così come impostata, non sia altro che un modo surrettizio, un neologismo, dietro il quale, invece, si nascondono tagli veri allo stato sociale? Io me la sento di dirlo, anzi ne sono convinto e per questo credo che fra una forza che si proclama di sinistra e le forze politiche, sociali ed economiche che appoggiano Monti (paravento delle banche) non può esserci per definizione un punto di incontro sul quale sviluppare un programma di governo per il paese. Altrimenti, credo, ci si professa di sinistra e basta. Quando la critica si riduce sempre alla questione della “purezza ideologica”, “testimonianza”, ecc. gli argomenti in positivo, progetto di società tanto per intenderci, non ci sono o sono talmente deboli e strumentali che si possono sacrficare sull’altare di un’alleanza a perdere. In quest’ultimo caso ci sarebbe testimonianza, un pugno di deputati e alcuni senatori costretti in un’alleanza innaturale del tutto inutili e ininfluenti nell’invertire la rotta di queste politica, un “diritto di tribuna” utile a qualcuno ma non certo a quelle classi che la sinistra pretende di difendere.

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Intervista ad Alfonso Gianni: “Il 12 maggio ci sarò per dare senso al sentirsi insieme”

di Stefano Galieni

Alfonso Gianni, dirigente di SEL, ha aderito a livello personale alla manifestazione promossa dalla FdS. La sua partecipazione è il logico percorso di una analisi del presente in Italia confrontandosi con quanto accade nel resto d’Europa.

«La situazione europea è in movimento soprattutto a causa del dato elettorale francese. La vittoria di Hollande è possibile, alla luce di quanto emerge ma sarebbe sbagliato confrontarla in maniera semplicistica con quanto accade in Italia. In Francia c’è un sistema elettorale diverso, e una tradizione diversa. C’è stato scarso assenteismo. Le persone sono andate a votare perché la separazione fra destra e sinistra è chiara su ogni tema che si affronta, dal fiscal compact all’immigrazione, dal lavoro all’età pensionabile. C’è una demarcazione netta fra una destra sfacciatamente liberista e una sinistra che ha accenni di riformismo. Il dato francese ci indica che, guardando il distacco limitato fra Sarkozy e la destra estrema da una parte e le forze di sinistra dall’altra, la destra è numericamente maggioritaria. Per fortuna il Front National tende a smarcarsi ma il quadro complessivo non ci può far riposare sui guanciali. Buono ma non travolgente il risultato di Melénchon che io in Francia avrei sostenuto. Ma il suo contrappeso a sinistra è inferiore rispetto a quello della Le Pen a destra e questo, in caso di disfacimento di Sarkozy può portare ad una crescita della destra estrema e ad uno spostamento in senso moderato di Hollande. Ma non c’è solo la Francia, sarà interessante vedere cosa accade nei nuovi lander tedeschi in cui si vota».

E in Italia?

«I segnali che arrivano sono molto negativi. Fra poche ore avremo i dati relativi al primo trimestre del 2012 ma già sappiamo di avere una disoccupazione intorno al 10% che sale al 36% fra i giovani e che cresce fra le donne in una condizione di recessione nuda e cruda. La costituzionalizzazione del pareggio di bilancio è passata e il fiscal compact sono passati senza che il Pd sia stato capace di fare alcuna opposizione. Se uno pensa poi alla figuraccia anche di immagine della votazione di ieri in Senato dove il partito più grande del centro sinistra non ha voluto difendere le pensioni lasciando che lo facesse il Pdl. La maggioranza che sostiene Monti non si è neanche accordata per una bozza di regolamento per il finanziamento pubblico ai partiti, emerge l’incapacità totale a muoversi con un po’ di intelligenza. Per questo penso che serva una sinistra senza aggettivi, capace di includere le diverse anime e le diverse opzioni programmatiche, comunisti e post comunisti, socialisti scampati al craxismo e movimenti delle battaglie ambientaliste. Un soggetto capace di pesare nelle istituzioni. Da noi ci sono tentativi di farlo ma finora senza risultato. SEL, a cui appartengo, manca di capacità inclusiva, l’esperienza della Federazione non mi pare vincente, ho guardato con interesse al nuovo soggetto proposto a Firenze ma mi pare un atto di buona volontà senza la consistenza di una proposta politica ideale. La nostra è una situazione molto arretrata».

Da cui è urgente uscire

«Si anche perché ci sono grandi potenzialità. Questa è la più grande crisi del sistema capitalistico. In Italia la situazione del 2012 rispetto all’inizio della crisi è peggiore di quella in cui si viveva nel 1935 dopo la crisi del 29 e bisogna trovare il modo per uscirne senza massacro sociale. Non dobbiamo ad esempio pensare allo sviluppo ma ad una cambiamento di modello di sviluppo in cui si capisca che se c’è una sovrapproduzioni di automobili del 35% bisogna pensare ad un sistema integrato e diverso di mobilità nelle città che tenga conto dell’ambiente e che si avvalga delle energie rinnovabili. Dobbiamo investire nell’assetto idrogeologico del Paese e nella cultura, vanno elaborate misure finanziarie e fiscali sulla base di queste prospettive e vanno selezionate proposte che possono divenire una ricetta per uscire dalla crisi. Questa è la base per produrre una ricomposizione e io non sto ragionando di formule organizzative. Non amo, per essere schietti, i modelli confederativi in cui per prendere una decisioni si debbono riunire tutte le segreterie politiche. Occorrerebbe la capacità di tenere insieme organizzazioni, movimenti e istituzioni su un programma di cose che ci mettono assieme. Io ho scelto di venire alla manifestazione del 12 maggio perché la inquadro come un granello all’interno di un progetto che va in questa direzione».

Abbiamo scelto la piazza anche quando, come in occasione dell’approvazione della modifica dell’art. 81 della costituzione, eravamo in pochi

«Accade anche perché manca una critica della politica economica e una cultura politica. In piazza quel pomeriggio eravamo pochi, molti non erano neanche informati della gravità di quanto stava accadendo, altri non sapevano di cosa parlavamo. Sembra a volte di essere tornati a periodi pre marxiani quando devi spiegare cosa è lo Stato, cosa è il bilancio pubblico e cosa è la proprietà privata. La sinistra radicale per troppi anni ha abbandonato il terreno dell’economia gettandosi unicamente nel campo dei diritti per paura di sembrare troppo economicista. La sinistra moderata ha accettato come un mantra i dogmi della politica economica dominante finendo con il posizionarsi più a destra di Tremonti”.

Tornando allo stato della sinistra in Italia, come risponderesti al militante o al simpatizzante che non comprende le ragioni per cui in tanti affermiamo gli stessi principi ma ci ritroviamo divisi?

«Molto dipende dall’autorappresentazione dei ceti politici che si autonominano gruppo dirigente. Le differenze non sono molte, non siamo così diversi dal non poter coesistere in uno stesso soggetto ma manca la tensione politica e morale, e se mi consenti anche la statura culturale, necessarie per governare le differenze. E guarda che parlo partendo da me e dai limiti miei. Sembra che sia inevitabile o frammentarsi in mille pezzi o riunirsi in strutture confederative spesso paralizzate. Io resto convinto della necessità di una unica formazione con procedure democratiche e trasparenti, in cui si deve essere contemporaneamente egemonici ed inclusivi. Mi rendo anche conto che i gruppi dirigenti nascono di fronte a grandi prove, se penso al Partito Comunista non è che Pajetta e Amendola non avessero profonde divergenze, sono stati uniti dalla guerra e dalla prigionia ma ci son cose che maturano di istinto. Nella generazione successiva si sono già frantumati. Ora siamo di fronte ad una prova immensa, una crisi mondiale che durerà anche sui nostri figli e che ci colpisce carnalmente. Per affrontarla è necessario un gruppo capace di implementarsi».

E anche una manifestazione come quella del 12 maggio può servire a dare un segnale in tal senso?

«Certamente perché possono sedimentare un buon sentimento e un atteggiamento propositivo. Io mi auguro che partecipi tanta e tanta gente perché la sua riuscita serve senz’altro anche a rianimare e a dare senso al sentirsi insieme».

 

Venerdì 4 Maggio 2012

di stefano Galieni

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Unire la sinistra, mandiamo a casa Monti!

Pubblico, di seguito, un intervento che ho avuto occasione di fare in una corrispondenza con alcuni compagni di SEL.

Oggi D’Alema ribadisce il suo postulato secondo cui il futuro centrosinistra non può che passare da una alleanza che va dall’Udc a Vendola.

Trovo questa proposta molto pericolosa perché, è una questione aritmetica, il cosiddetto “terzo polo” non premia e penso che una forza di sinistra, o che almeno si definisce tale, dovrebbe riuscire a concentrarsi prima di tutto nel tentativo di riunificare politicamente la rappresentanza della sinistra stessa, partendo dal lavoro e dalle condizioni materiali di vita di milioni di italiani che sempre più stanno vedendo erodere il loro potere d’acquisto e la stessa possibiltà di accedere a servizi fondamentali.sotto a chi tocca

Le politiche che il governo italiano sta perseguendo sono all’insegna di una austerità tanto stupida quanto ingiusta, la visione dogmatica dell’Europa e la sostanziale iniquità dell’inziativa di Monti richiedono che questo esecutivo vada a casa quanto prima ridando la parola agli italiani attraverso lo strumento delle elezioni anticipate. Eppure si cincischia, si temporeggia e si ha l’impressione che questa impasse sia sempre più dettata da macchinazioni politiciste, ovvero dalla creazione artificiosa di una “alleanza” senza anima e senza identità, soprattutto senza un progetto politico da indicare agli italiani per far uscire dalla drammaticità delle loro condizioni di vita milioni di persone. Invece la sinistra dovrebbe porsi il problema di incalzare un Pd che, a conti fatti, ha approvato tutte le manovre più impopolari del governo salvo dire, come nel caso delle pensioni: “la partita è ancora aperta” e come nel caso dell’Art. 18: “abbiamo apportato dei miglioramenti” (quali????) e dovrebbe cominciare a costruire un progetto di alternativa alle politiche neo liberiste che ci hanno portati alla situazione nella quale siamo. Può essere che questi siano gli obiettivi di Vendola e del gruppo dirigente di SEL, io non me ne sono accorto, comunque sia mi pare che anche altri non se ne siano accorti a partire, battuta fin troppo facile, dagli elettori.

Alcuni autorevoli compagni cominciano a chiedersi se per caso non sia arrivato il momento di indire un congresso, un vero congresso, dentro SEL, penso che sia il minimo da fare.

Penso che più tempo si perde dietro le “alchimie coalizionistiche”, più si cede terreno al populismo di Grillo e più si da tempo di riorganizzarsi alla destra italiana. Occorre che SEL prenda una posizione precisa e chiara e che dica apertamente che questo governo se ne deve andare per il bene degli italiani e quindi indire il prima possibile le elezioni.

Infine, un’ultima considerazione rispetto ad un dato che trovo confortante: la vicenda delle elezioni in Francia. La sinistra francese (Melenchon), ha conseguito un risultato molto incoraggiante, non solo per quella realtà, ma anche per noi italiani. Una sinistra connaturata come tale e soprattutto autonoma, o meglio, non subordinata, è riuscita ad ottenere un’affermazione importante dopo anni, quasi decenni, di oblio, questo risultato è stato fondamentale per la vittoria di Hollande e potrà sicuramente influenzare le politiche di quest’ultimo partendo dal rapporto con l’Europa, invece tutte incentrate sulle politiche monetarie e sugli interessi dei gruppi bancari e finanziari. Ora, credo che si potrebbe cercare di trarre un insegnamento per il nostro paese anche perchè, dati alla mano, le due forze principali della sinistra italiana (SEL e FDS) sostanzialmente si equivalgono e sarebbe una pura follia, una responsabilità storica, non tentare di aggregarle e di portarle ad un confronto politico serio con le altre forze democratiche con il fine di affermare politiche progressive e per poter cominciare a praticare un’alternativa al modello bancocentrico. E’ follia pensare che dalla crisi (di cui non si intravede la via d’uscita nelle condizioni date) si possa uscire con timidi correttivi o semplicemente riferendosi ad inviti pastorali. Le “storture” e le ingiustizie di cui oggi con maggiore acutezza viviamo gli effetti, non sono elementi estranei che si sono inseriti in un corpo sano (quello del capitalismo) sono le diretta conseguenza delle politiche adottate negli ultimi decenni a livello globale e una certa sinistra italiana (Pds, Ds, Pd), che oggi sinistra non è più, è stata importatrice di tali aberrazioni.

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La tassa di soggiorno a Rimini

Comunicato di Eugenio Pari

RIMINI 9 NOV. 2011 – Prendiamo atto con soddisfazione delle dichiarazioni dell’Assessore al bilancio del comune di Rimini rispetto all’ipotesi di applicare la tassa di soggiorno piuttosto che aumentare l’addizionale IRPEF, gravando in questo caso, come tutti sanno, sui “soliti noti” vale a dire: lavoratori dipendenti e pensionati. È quanto abbiamo sostenuto in tutti questi mesi.

Si tratta di un fatto importante perché dimostra la comprensione della situazione sociale da parte dell’Amministrazione e perché applicare la tassa di soggiorno significherebbe ottenere entrate per un numero pari a dieci volte circa  rispetto, invece, all’addizionale.

A questo punto però riteniamo assolutamente necessario che l’Amministrazione oltre questo importantissimo passo ne compia coerentemente altri, primo fra tutti reintegrare le risorse per l’assistenza domiciliare a disabili e anziani non autosufficienti. Inoltre è molto importante che le risorse derivanti dalla tassa di soggiorno vengano destinate a coloro che maggiormente vivono gli effetti della crisi, sostenendo la centralità del soggetto pubblico nelle politiche di welfare locale in modo tale da comporre la frattura sociale che sempre più si sta verificando e per promuovere politiche attive del lavoro, compreso il sostegno alle imprese per investimenti produttivi.

Infine, seppure la nostra collocazione rimanga all’opposizione, soprattutto perché ancora non si è determinato alcun confronto con il Pd e l’Amministrazione, questo non ci fa non vedere l’importanza e la positività nel merito di questa proposta e delle sue motivazioni che, se incentrata per sostenere le fasce sociali più deboli, sarà da appoggiare indubbiamente.

Di seguito l’articolo pubblicato oggi dal Corriere di Rimini

http://corriereromagna.it/rimini/2011-11-09/il-balzello-sul-turismo-brasini-tassa-di-soggiorno-pasqua

IL BALZELLO SUL TURISMO
Brasini: tassa di soggiorno a Pasqua
L’assessore al bilancio attende il confronto con Comuni e categorie: ma non possiamo farne a meno Le casse comunali piangono, dal balzello possono arrivare fino a 10 milioni di euro

Riviera di Rimini

di Marco Letta
RIMINI. Non è ancora deciso, ma non si può fare altrimenti: la tassa di soggiorno viene applicata. Lo spiega Gian Luca Brasini, assessore al bilancio e ai tributi. Chiedere un contributo ai turisti è sempre meglio che mettere le mani nelle tasche dei soliti noti, aumentando l’addizionale Irpef. Quando si potrà tagliare il traguardo? E’ ancora presto, prima è necessario incontrare gli altri Comuni della costa (per uniformarsi) e confrontarsi con le categorie economiche. Il via libera coincide più o meno con le vacanze di Pasqua.
Aveva detto. Il 10 ottobre, l’assessore Brasini dichiara al Corriere. «La tassa di soggiorno vale circa 7,5 milioni di euro. Su una partita così delicata non possiamo andare avanti da soli, prima dobbiamo capire le intenzioni degli altri Comuni della riviera, perchè è impensabile che venga applicata in maniera diversa da un luogo all’altro».
L’entità della cifra è oggetto di simulazioni. La legge consente un minimo di 0,5 euro fino a un massimo di 5 euro a presenza (fino a sette giorni). «Abbiamo ipotizzato una spesa differente in base alla classe dell’albergo: fino a due euro per i quattro e cinque stelle, inferiore per i due e tre stelle. La tassa non verrebbe applicata ai bambini».“Ora dico tassa”. Il ministro al bilancio e ai tributi (ieri) aggiunge qualche particolare in più e (soprattutto) annuncia una decisione da prendere collegialmente, ma che non può essere evitata: la tassa di soggiorno viene applicata. Quando? «Il cronoprogramma prevede la condivisione con gli altri Comuni e il confronto con le associazioni di categoria. L’ultimo atto è quello della giunta, in pratica una ratifica, poi sono necessari sessanta giorni per rendere operativa l’applicazione della tassa di soggiorno».
Diciamo che Pasqua potrebbe rappresentare il primo banco di prova. «Diciamo di sì».Quanto costa. La legge suggerisce una forbice che oscilla fra 0,5 e 5 euro a presenza turistica (in media 7,5 milioni all’anno). «Abbiamo fatto varie ipotesi – spiega Brasini – e vogliamo confrontarci con gli altri Comuni e le categorie per uscire in maniera uniforme. Il possibile gettito varia fra i 5 e i 10 milioni di euro. Comunque generalmente i bambini al di sotto dei 12 anni non sono coinvolti. E un eventuale mancato pagamento non può essere saldato dall’albergatore».
Cosa farci. Come spendere i soldi della tassa di soggiorno? La legge offre maglie piuttosto larghe: riqualificazione ambientale, eventi, manutenzione leggera (…). Fogne? «Non posso escluderlo, sarà frutto della concertazione».
L’unica certezza è offerta dalla Carta dei servizi: il turista arriva, paga l’imposta di soggiorno e riceve una carta fedeltà che gli garantisce sconti e opportunità (dai musei ai parchi, dal trasporto pubblico allo shopping e magari anche ristoranti).Le altre tasse. Per rimpinguare le casse comunali, uno strumento utile utile è rappresentato dall’addizionale Irpef, ora allo 0,3 ma si può arrivare allo 0,8 (ogni 0,1 vale 1,7 milioni). La possibilità non piace a Palazzo Garampi. «Si vanno a mettere le mani nelle tasche dei soliti che pagano».
C’è anche la tassa di scopo. «Oggi vale 2,4 milioni e non è percepita male, però su questa leva non possiamo andare oltre».

La tassa di soggiorno ci sarà: confronto aperto tra i Comuni

La discussione tra le amministrazioni comunali continua e il confronto è fondamentale, perchè lo Stato offre una forbice che va da 0,5 a 5 euro a presenza

di Redazione 09/11/2011 – http://www.riminitoday.it/economia/tassa-soggiorno-confermata-rimini–confronto-comuni.html

 

I Comuni non possono farne a meno, la tassa di soggiorno ci sarà. Probabilmente solo Bellaria si tirerà indietro. Ma la discussione tra le amministrazioni comunali continua e il confronto è fondamentale, perchè lo Stato offre una forbice che va da 0,5 a 5 euro a presenza, con criteri che vanno in base al tipo di sistemazione scelta dai turisti. Rimini calcola un introito nelle casse comunali di 7,5 milioni euro. Ovviamente non è in discussione l’esenzione per i bambini, anche se non è ancora definita nemmeno la fascia di età.

Il Comune di Rimini, per bocca dell’Assessore al bilancio, Gian Luca Brasini, ha precisato, secondo quanto riportato dal Corriere Romagna, come la tassa sia inevitabile per non pesare sui cittadini con l’addizionale Irpef. Per l’applicazione si dovrebbe arrivare a Pasqua.
Un plauso arriva dal coordinatore comunale del Sel, Eugenio Pari: “Si tratta di un fatto importante perché dimostra la comprensione della situazione sociale da parte dell’Amministrazione e perché applicare la tassa di soggiorno significherebbe ottenere entrate per un numero pari a dieci volte circa rispetto, invece, all’addizionale. A questo punto però riteniamo assolutamente necessario che l’Amministrazione oltre questo importantissimo passo ne compia coerentemente altri, primo fra tutti reintegrare le risorse per l’assistenza domiciliare a disabili e anziani non autosufficienti. Inoltre è molto importante che le risorse derivanti dalla tassa di soggiorno (10 milioni circa) vengano destinate a coloro che maggiormente vivono gli effetti della crisi, sostenendo la centralità del soggetto pubblico nelle politiche di welfare locale in modo tale da comporre la frattura sociale che sempre più si sta verificando e per promuovere politiche attive del lavoro, compreso il sostegno alle imprese per investimenti produttivi”.

Ovviamente gli albergatori sono pronti alla battaglia, in maniera particolare perchè non è stata ancora decisa la destinazione degli introiti derivanti dalla tassa di soggiorno. Per cui scenderanno in piazza lunedì per protestare.

Leggi tutto: http://www.riminitoday.it/economia/tassa-soggiorno-confermata-rimini–confronto-comuni.html
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Assemblea iscritti 07.10.2011

Relazione Assemblea Iscritti Circolo SEL Rimini 07/10/2011

Di Eugenio Pari, coordinatore comunale SEL

 

Eugenio Pari

Eugenio Pari

Il nostro paese non ha mai affrontato una crisi come quella con cui quotidianamente abbiamo a che fare.

Ogni giorno vengono bruciati miliardi di euro e la manovra, macabramente definita “decreto sviluppo”, entro il 2013 implicherà un aumento della pressione fiscale per i redditi da lavoro e i pensionati di oltre 2000 euro all’anno.

Si dice che le risorse non ci sono più, quindi occorre tagliare e ridurre le spese. Ogni anno 270 miliardi di imponibile fiscale vengono evasi che tradotto in mancato introito per lo stato fanno 125 miliardi di euro, a causa dell’evasione ogni contribuente paga 3000 euro in più.

Migliaia sono i posti di lavoro persi, entro il prossimo 2012 2,5 milioni di giovani italiani si trasferiranno in cerca di lavoro dal sud al centro nord. Gravissime ripercussioni si avranno a causa della drastica riduzione dei servizi sociali esercitata dagli enti locali e dalle regioni.

Quello che sempre più va modificandosi è il modello di società così come l’abbiamo conosciuto e non sarà in senso “moderno” o progressivo, ma sarà in senso conservatore e ancor più liberista.

Più che un semplice cambio di governo, che sarebbe più che auspicabile comunque, occorre un vero e proprio cambio di rotta.

Credo che una coalizione di centro sinistra di cui a buon titolo SEL vuol far parte non possa accontentarsi di apportare semplici correttivi alle politiche berlusconiane, che sono poi quelle del FMI, ovvero dei palliativi all’interno delle compatibilità date seguendo le tabelle di Standard & Poors, ma possa, anzi debba, invece cominciare proprio dal rimettere in discussione tali compatibilità.

Ci sono migliaia di ragioni per farlo, ma la prima, che è anche la più semplice, è che le persone non ce la fanno più a tirare avanti.

E se ogni giorno assistiamo al pietoso spettacolo offerto dal governo, purtroppo non sempre assistiamo ad una opposizione all’altezza dei problemi, non assistiamo e non partecipiamo ad un dibattito della sinistra, del centrosinistra, che discute di questo delle vie d’uscita in senso popolare della crisi.

So benissimo che mandare a casa Berlusconi significa tornare a respirare un’aria diversa, ma quest’aria dovrebbe servire per innescare un processo di reale cambiamento nel paese, non in senso rivoluzionario, basterebbe venisse applicata la Costituzione.

Con l’obiettivo di mandare a casa Berlusconi però non accetterei, per esempio, che a guidare una coalizione di centrosinistra ci fosse Montezemolo e non penso che alleandosi con l’UDC e Fini si sprigionerebbero chissà quali condizioni per operare il cambiamento da noi tutti auspicato.

Nonostante questo scenario via via sempre più complicato e con prospettive politiche ancora offuscate, abbiamo in questi mesi partecipato a grandi mobilitazioni e a risultati incoraggianti che ci parlano di un paese migliore, che ci spiegano che “cambiare è possibile”, un paese che non si arrende e mi riferisco a due in particolare: l’esito straordinario dei referendum contro le privatizzazioni dello scorso giugno e alla funzione della FIOM.

Credo che questi attori debbano essere i nostri interlocutori, credo che questi temi debbano fornirci gli elementi per costruire una prospettiva di cambiamento.

Una comunità politica, come è in voga dire nel nostro partito, non può avere come unica prospettiva quella delle primarie del centrosinistra.

Finalizzare le energie e la riflessione su di una vicenda, pur importante, come questa senza collocarsi realmente nella società e nelle istanze più avanzate che operano per il cambiamento, senza allearsi con quelle donne e quegli uomini che lottano per un’alternativa di sistema, ridurrebbe la questione delle primarie ad una pura disputa nominalistica, ridurrebbe questo nostro partito a niente di più che un comitato elettorale. E questo rischio, care compagne e compagni è reale.

Io credo ad un partito che sappia farsi interprete delle istanze sociali, democratiche e di partecipazione laddove esse si esprimono, quindi nei territori, nella società, nella città.

In una recente intervista a “il manifesto” Luciano Gallino spiega in tre semplici e chiarissimi passi la crisi e il ruolo dei governi nel fronteggiarla. L’impotenza della politica nell’affrontare la crisi deriva principalmente, egli sostiene e io condivido, da una diagnosi sbagliata. La crisi viene concepita come se derivasse da un eccesso di uscite generato dai costi dello stato sociale. Esso è, invece, causato da diversi fattori: i salvataggi delle banche, le politiche di riduzione fiscale concesse ai ricchi, infine il fatto che grazie alla delocalizzazioni le imprese pagano le tasse all’estero che sono minime.

La politica generalmente esercitata da tutti i governi europei e condivisa anche dall’opposizione italiana poggia sull’impianto della riduzione della spesa pubblica, il PD addirittura ha rimproverato il governo di non aver innalzato l’età pensionabile, abbracciando anche in questo caso totalmente le posizioni di Confindustria, d’altra parte sono quelli che sostenevano “se fossi un lavoratore di Mirafiori, al referendum voterei si”, ecco peccato per noi che loro lavoratori della Fiat non siano e che quei dirigenti in buona parte hanno la pensione da parlamentare garantita.

Se condividiamo questa lettura, non credo che su scala locale si possa condividere l’idea sostenuta ogni piè sospinto che “è necessario ridurre la spesa, quindi ridurre i servizi”, perché sappiamo che l’origine della crisi dei bilanci pubblici non sta nel welfare ma in scelte dettate da logiche troppo legate al mercato. Il ridimensionamento delle spese per il welfare dettato su scala locale, così gli amministratori denunciano, dalla riduzione dei trasferimenti ha origine in una mistificazione che non credo si possa accettare e che, anzi, noi anche localmente dovremmo contrastare perché la crisi viene pagata più e più volte dai più deboli, dai lavoratori e dai pensionati.

Mi rendo perfettamente conto che queste considerazioni possono anche essere condivise, ma possono apparire come una divagazione rispetto a quanto siamo chiamati a fare qui a Rimini, però non penso si tratti di semplici divagazioni. Penso che gran parte della nostra iniziativa debba tradursi in una mobilitazione a difesa e per il rilancio dei temi del welfare locale, sostenendo chiaramente che la loro natura pubblica, in questo momento, non può essere un tema secondario o sempre sottoposto alle esigenze delle compatibilità economiche e finanziarie.

Penso che partire dalla condivisione, almeno sulle linee generali dell’origine della crisi, che si traduce soprattutto nella riduzione del welfare ci dia elementi su cui lavorare, non tanto per formulare un qualche documento da sottoporre alla buona volontà di lettura del PD, ma un elemento con cui agire concretamente per tutelare e migliorare le condizioni delle persone.

Difendere il welfare locale significa contrastare le politiche del governo e dell’Europa delle Banche.

Vi è poi un altro aspetto, quello della sussidiarietà. L’assunto da cui partono gli amministratori è questo: se si vuole mantenere un livello quanto meno accettabile dei servizi siano essi socio assistenziali o educativi, occorre superare la contrapposizione tra pubblico e privato, una svolta culturale nel nome della sussidiarietà come ha detto il cardinale di Bologna Caffarra trovando l’entusiastico appoggio di Sindaco, provincia e regione. Questo è ciò che la Curia riminese sostiene e che a Rimini si applica da anni, ciò è quello che il sindaco di Rimini ha promuove da anni e che ha ribadito nel documento per le linee di indirizzo sul quale, fortunatamente Pazzaglia ha votato contro.

Io, invece, condivido le parole di Danilo Gruppi, segretario di una CGIL, quella bolognese, forse più partecipe su questi temi rispetto a quella riminese, quando sostiene che si “parte da un principio di ineluttabilità della situazione, e , in un momento con un’importante frattura sociale come questa la risposta non è la sussidiarietà ma è necessario modificare la condizione di fondo perché altrimenti la si accetta e la si condivide”.

Ecco, io penso che dobbiamo essere consapevoli delle difficoltà che ci sono, dei noti rapporti di forza, ma si debba cercare di delineare un nostro profilo con il quale presentarci alla città e credo che questo profilo non possa che vedere la questione del welfare come proprio tratto distintivo, credo anche che con questo profilo, con una proposta condivisa da larghi strati della società potremmo pensare di avviare un percorso politico con il PD, discutere i caratteri di un’alleanza cittadina.

Sulla base del “non possiamo cambiare da soli la situazione”, l’iper realista PCI emiliano romagnolo ha di fatto aperto quel percorso, nemmeno troppo lungo, che ha portato il principale partito della sinistra italiana a far proprie le ragioni del mercato, io credo si debba tenere sempre presente che fra come vorremmo fosse la realtà e invece come essa si presenta effettivamente, corre una grande distanza, però penso anche che non ci si possa arrendere all’idea che una nostra azione politica, speriamo con responsabilità di governo nella città, non possa che partire da queste questioni. Non penso che una responsabilità di governo sia il giusto prezzo per arrendersi all’ineluttabilità della situazione. Penso che se ci dichiariamo di sinistra, occorra coerenza con le istanze di cambiamento di cui ci facciamo portatori.

Penso, per questo, che dovremmo cercare la massima condivisione su di un “manifesto” a difesa e per il rilancio del welfare su scala locale e del ruolo preponderante che il pubblico deve svolgere in questo settore determinante per la vita dei cittadini e per la democrazia.

Le persone accusano, non senza poche ragioni, la politica di essere distante dai bisogni reali, qualche volta lo abbiamo fatto anche noi soffermandoci troppo sulle nostre questioni trasformate in dispute interne come per esempio sulla definizione dei ruoli. Credo si debba colmare questa distanza che è reale cominciando a mettere in discussione ciò che dalla generalità dei governi, su tutti i piani, viene definito come ineluttabile.

Nei prossimi mesi vorrei che insieme provassimo a mettere in discussione questa ineluttabilità. Certo, da soli non bastiamo, ma il cambiamento deve pur trovare un’origine, il cambiamento è un processo che va cresciuto con senso della realtà, idee ed ideali.

Insieme alle compagne e ai compagni con cui da ormai 4 anni abbiamo avviato questa esperienza provenendo a nostra volta da esperienze diverse ricordo discutevamo di questo, avevamo in animo di contribuire alla costruzione di un soggetto politico, di un partito, che lavorasse per questo. Credo che provare questa strada possa permetterci di crescere e soprattutto di operare veramente un cambiamento.

So che fra di noi esistono letture diverse della situazione, letture che non tardano ad esprimersi pur in forme diverse anche pubblicamente, so che compagne e compagni ritengono inadeguata la nostra condizione rispetto alla necessità di arrivare quanto prima ad un nostro coinvolgimento nella compagine di giunta. Alcuni non tardano più di tanto a farmi capire che mi ritengono inadeguato a conseguire questo obiettivo e quindi a ricoprire questo ruolo. E sia, ognuno di noi ha una propria biografia, e penso che riusciremo ad andare oltre alle nostre storie se e solo se riusciremo a costruire un corso politico diverso da quello che ha condotto la sinistra italiana sotto le macerie da cui ancora stenta a sollevarsi.

Il tema del rapporto con il PD è il tema che da sempre, sia pure con movimenti carsici, rappresenta il nostro nervo scoperto. Io credo che sia così anche perché manca poca chiarezza nelle cose che diciamo, ci sia scarsa fiducia fra di noi, c’è troppo spesso una lettura priva di attinenza delle nostre parole e dei nostri comportamenti. Così qualcuno pensa che si voglia trasformare questo circolo in una sezione della IV Internazionale e dall’altro si pensa che qualcuno interpreti SEL come una propaggine del PD, io devo dire che talvolta sono preoccupato del fatto che questa seconda ipotesi alberghi nella testa di qualcuno di noi, capisco, quindi, e accetto che la prima ipotesi possa preoccupare qualcun altro.

Ma per dissipare queste preoccupazioni dovremmo cercare di dirci le cose, per come le vediamo, chiaramente, avendo la pazienza e la disponibilità a non sentirci offesi se si cede a queste letture, avendo soprattutto la disponibilità e la pazienza di dirci le cose nel modo più chiaro possibile e ad intenderle per come vengono dette.

Le parole però si muovono nell’aria, mentre le cose scritte ci vincolano allora dobbiamo cercare di dare applicazione ai documenti che noi, non altri abbiamo votato all’unanimità come quello che determina un legame, un patto d’azione fra noi e il nostro consigliere Fabio Pazzaglia. Non penso che l’esercizio di rimettere tutto in discussione ogni settimana sia un esercizio positivo se non una pratica defatigante che allontana i compagni.

Così come non penso che mettere come prioritario un rapporto “a prescindere” con il PD serva a qualcosa, anche perché, a quanto mi risulta, il PD non si pone il problema di un’alleanza con noi. Io credo invece che occorra arrivare un confronto, ben venga anche se saremo noi a cercarlo, ma il confronto deve avere una base politica e programmatica seria, compiuta, rappresentativa e io, penso di aver fornito alcuni elementi quando ho cercato di spiegare come vedo le questioni legate al tema del welfare. Discutiamone compagni, ma non solo fra noi, soprattutto con la città. Io penso che sulle questioni legate all’urbanistica e alla speculazione immobiliare le nostre posizioni siano state più che giuste, ma, purtroppo i riminesi non le hanno ritenute, sottovalutando la portata del problema, così importanti come le abbiamo ritenute noi. C’è da considerare che i mezzi di informazione hanno sempre semplificato queste vicende riducendole, quando ne parlavano, a questioni di piccole polemiche politiche, lasciando trapelare una nostra insoddisfazione perché senza poltrone. Sappiamo che non è così e credo anche che dovremo riprendere questo tema e a questo proposito vi presenterò una proposta.

Ora, su quegli elementi che determinano le condizioni di vita dei cittadini, non possiamo pensare che la cosa si possa risolvere solo promuovendo qualche emendamento o ordine del giorno in Consiglio, dobbiamo, ripeto, coinvolgere la città, lavorare con chi ci sta, rappresentare i bisogni al di là delle dinamiche istituzionali.

Questo Sindaco ha preso delle posizioni giuste, come per esempio quello di un maggior coinvolgimento dei privati nel capodanno, cosa da noi richiesta da anni, e proprio grazie a questa posizione il capodanno con diretta Rai pare non si faccia, ma vi sono anche temi in cui si riscontrano valutazioni differenti: il welfare, l’incremento dell’addizionale IRPEF, il ruolo dell’associazionismo nel controllo del territorio, proprio su questo noi dobbiamo cercare di incalzarli, proprio su questo dobbiamo cercare di crescere in termini di denuncia e soprattutto di proposta. Abbiamo le competenze per poter presentare una proposta dall’impianto autorevole, abbiamo la credibilità per farlo, dobbiamo cercare di farlo sostenendo e collaborando con Fabio piuttosto che prenderne le distanze non appena ci si presenti l’occasione, su questioni irrilevanti e per motivi peraltro capziosi.

Sul che fare ho cercato di dire come la vedo. Ma, prima di tutto, riteniamo utile farlo? Abbiamo intenzione di farlo? Badate compagni che le cose che ho detto non sono una risoluzione del soviet di Leningrado, sono le cose che ci siamo detto e su cui ci siamo espressi mesi fa, sono le basi su cui abbiamo appoggiato il nostro progetto di correre autonomamente al primo turno, decisione che ci è costata tante energie, ma che ci ha portati anche ad intraprendere un percorso entusiasmante. Finite le elezioni, finite le nostre idee in proposito? Con l’affermazione del PD abbiamo finito di far politica, cioè non valgono più le nostre istanze programmatiche? È stato semplicemente bello, ma finisce così? Diciamocelo francamente compagni, perché da alcuni atteggiamenti si capisce questo.

Io ringrazio le compagne e i compagni che hanno ritenuto di affidarmi l’incarico di coordinatore, cercherò di portarlo avanti nel migliore dei modi, al meglio delle mie possibilità, ho cercato di tralasciare i temi talvolta polemici che da mesi ci trasciniamo, fornendo una mia proposta. Il fatto che le polemiche vengano tralasciate non significa che non ci siano, ma siccome siamo tutte persone per bene dovremmo raccontarci le cose per come le vediamo essere chiari, ebbene con tutti i limiti che potrete riscontrare in questa relazione io ho cercato di farlo e, se posso, chiedo di fare altrettanto.

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