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Il bagnino della libertà

Della serie: “facciamo un po’ come c…zo ci pare…”

Rimini, 20/03/2012
Comunicato stampa
REPLICA DI EUGENIO PARI (COORDINATORE COMUNALE SEL RIMINI) ALLE DICHIARAZIONI DI MUSSONI (PRESIDENTE OASI – CONFARTIGIANATO) SUGLI ABUSI IN SPIAGGIA
Mussoni, presidente di Oasi Confartigianato, propone di risolvere la questione degli abusi commessi dai bagnini sull’arenile, rimuovendo i manufatti a busivi.
Per usare una metafora a mio parere, sarebbe come mettere i cocci di un vaso sotto il tappeto dopo averlo rotto.
Nascondere o rimuovere questi manufatti non sposterebbe di una virgola la sostanza del problema, cioè che l’abuso è stato commesso; è sulla base di questo dato di fatto, è sulla base degli abusi accertati dalla Polizia municipale a suo tempo, che l’Amministrazione comunale ha comminato le relative sanzioni.
Se poi verrà fatta una sanatoria, questo è un altro argomento, ma chi sbaglia paga, chi commette un abuso deve pagare la conseguente sanzione pecuniaria, soprattutto se questo abuso viene commesso su un bene di proprietà di tutti come l’arenile che, come tutti sappiamo, è un bene demaniale.
In sostanza c’è da dire che pagare o meno, oppure rimuovere o meno i manufatti non può e non deve essere una scelta discrezionale dei bagnini, non parliamo di un atto nella loro disponibilità, pagare e rimuovere dovrebbe essere una conseguenza dell’abuso che hanno commesso, questo, nel caso qualcuno volesse far rispettare questa semplice regola di vivere civile.
 
Di seguito l’articolo pubblicato dal Corriere di Rimini il 20/03/2012
SANATORIA VIOLAZIONI PAESAGGISTICHE
«Abusi, meglio levare tutto che pagare»
Mussoni (Oasi Confartigianato): «Non vale la pena nemmeno versare 10mila euro» Il decano dei bagnini è certo: «Se alleggeriamo la spiaggia i turisti non se ne accorgono»

RIMINI. Che arrivino gli sconti o meno, di pagare la sanzione sulle violazioni paesaggistiche non ci pensa neanche. «Piuttosto smonto tutto e alleggerisco la spiaggia: i turisti non se ne accorgeranno e il danno economico sarà minimo». A parlare è il presidente dei bagnini di Oasi Confartigianato, Giorgio Mussoni.
Chi ce lo fa fare. Il decano della spiaggia ha una linea precisa sul tema della sanatoria del Comune su pedane, muretti, campi gioco e palme presenti negli stabilimenti e non autorizzati dalla Soprintendenza. «Anche se le “sanzioni” dovessero scendere in modo vertiginoso – spiega – credo che tanti decideranno di non versare nemmeno un centesimo». Una posizione, questa, su cui Mussoni tiene a puntualizzare: «Noi della categoria non abbiamo dato nessuna indicazione: ognuno sarà libero di agire come crede». Ma il finale di questo «caos infernale messo in piedi» secondo l’esperto numero uno di Oasi ha un finale già scritto: «Si ripresenteranno le domande per chiedere i permessi e in attesa di averli si toglierà tutto quello che c’è da togliere, nel pieno rispetto della legge».
Offerta turistica salva. E nessuno parli di cali dell’offerta turistica. Mussoni, a sorpresa, smonta pezzo per pezzo anche questa tesi: «Campi da gioco e camminamenti, palme e insegne, se dovessero sparire per un’estate, in attesa di ripresentare la domanda, se ne accorgerebbero davvero in pochi: al massimo i locali ma non certo i turisti». Anzi, in un certo senso darebbe anche una “boccata” di ossigeno alla spiaggia, che in diversi tratti «è piuttosto intasata».
Cifre esagerate, comunque. Ecco spiegato perché non lo appassiona troppo l’acceso scontro che si sta consumando tra giunta e Pd sugli sconti delle sanzioni: si è ipotizzata una media di 100mila euro a stabilimento, forse si scende a 50mila, magari anche 40mila. Gli uffici del Comune stanno lavorando a pieno regime. Ma sembra tutto inutile. Sulle cifre, infatti, Mussoni va dritto al sodo, senza nascondersi dietro un inutile lessico politichese: «Decidessero per un forfait da un paio di migliaia di euro, allora se ne potrebbe discutere. Ma questo non avverrà: già diecimila euro non vale la pena di darli e credo che anche se va valutato caso per caso, in tanti lungo l’arenile lo abbiano capito».

http://www.corriereromagna.it/rimini/2012-03-20/sanatoria-violazioni-paesaggistiche-%C2%ABabusi-meglio-levare-tutto-che-pagare%C2%BB

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Maggioli, verso la fiducia

Oggi si riunisce il Consiglio generale della Camera di Commercio. La vicenda del Credito di Romagna anche sulle pagine del Sole 24 Ore

Nq News Rimini, 12 marzo 2012

http://www.nqnews.it/news/134443/Maggioli__verso_la_fiducia.html

rimini (ag) A chiedere le dimissioni del presidente della Camera di Commercio Manlio Maggioli restano solo i sindacati e, sul fronte politico, la sinistra. Oggi è il giorno fissato per la riunione del Consiglio generale dell’ente camerale, al quale la Giunta lo scorso 27 febbraio aveva rinviato l’approfondimento della vicenda legata ai capitali “scudati” dall’imprenditore Manlio Maggioli, come aveva rivelato un articolo uscito qualche giorno prima sulle pagine del Corriere della Sera. Le richieste di “passo indietro”, o per lo meno di chiarimento sembrano tutte rientrate da parte delle associazioni di categoria del territorio, anche quelle (come Cna, Confesercenti, Confartigianato) che maggiormente si erano esposte nel porre il problema rappresentato dall’uscita di Maggioli, che aveva commentato la notizia con “ho fatto quello che han fatto altri”, della serie “così fan tutti”. Quel “così fan tutti” ha finito però per mettere tutti d’accordo. Tutti o quasi sembrano ora convenire sulla necessità di far rientrare la questione, di fronte al rischio di una rottura insanabile, almeno nell’immediato, tra le varie componenti del mondo economico riminese. La parola d’ordine, nelle ultime settimane, è diventata “ricompattare” le associazioni di categoria. Anche per non andare incontro ad un più che probabile commissariamento dell’ente, nel caso di dimissioni di parte del Consiglio generale. Retromarcia dunque, tranne che da parte sindacale. E oggi dunque, salvo clamorose sorprese, la fiducia a Maggioli verrà rinnovata. Ma potrebbe anche essere una fiducia “a tempo”. Dietro la tregua, infatti, potrebbe esserci la richiesta di un passo indietro posticipato, prima della fine del mandato che scade nel 2014, lasciando la guida dell’ente al vice Salvatore Bugli (Cna). Tutto ciò, mentre la stampa nazionale continua ad interessarsi della vicenda Credito di Romagna, l’istituto bancario di cui Maggioli era stato amministratore e sul quale è arrivata a chiusura l’inchiesta giudiziaria che vede lo stesso Maggioli tra gli indagati e possibile oggetto quindi di un rinvio a giudizio (che riaprirebbe la questione delle dimissioni?). In un articolo pubblicato sabato scorso sul settimanale Plus24, in uscita insieme al Sole 24 Ore (l’organo di Confindustria), il nome di Maggioli viene ampiamente citato e compare al terzo posto nella lista, stilata dal settimanale, che riporta nomi dei componenti il cda della banca (definita il “bancomat dei consiglieri”) e i relativi prestiti ottenuti, in uno “sbilanciamento del tutto anomalo nell’erogazione di affidamenti verso parti correlate”. Tra il 2005 e il 2010 a Maggioli sarebbero andati prestiti per oltre 45 mln. Nell’elenco compaiono anche il sammarinese Ambrogio Rossini (57 mln) e Roberto Valducci (Valpharma), con 14,4 mln.

Tornando alle dimissioni di Maggioli, a rinnovare la richiesta è Sinistra e Libertà, per voce del coordinatore comunale Eugenio Pari, che definisce “risibili e soprattutto gravi” le motivazioni che starebbero dietro al dietrofront delle associazioni di categoria. “Invece, io credo – continua Pari – che più forte di queste ragioni sia stata la posizione di qualche giorno fa del presidente di Assindustria Focchi, che sostanzialmente ha richiamato le categorie a proposito della limpidezza in materia fiscale sul motto del “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

Il testo del comunicato stampa

 

Comunicato stampa

Rimini, 11/03/2012

DICHIARAZIONE DI EUGENIO PARI (COORDINATORE COMUNALE SEL RIMINI): RIBADIAMO LA RICHIESTA DI DIMISSIONI DI MAGGIOLI DA PRESIDENTE DELLA CAMERA DI COMMERCIO

Le associazioni di categoria fanno dietro front rispetto alla richiesta più che opportuna, necessaria direi, di dimissioni per Maggioli da presidente della Camera di commercio. Le motivazioni di questa scelta stanno nel fatto che ci sono in ballo questioni molto importanti: Palariccione e Aeroporto.

Queste motivazioni sono risibili e soprattutto gravi perché lasciano supporre che all’interno del sistema riminese non vi sia nessuno che possa gestire in modo adeguato queste vicende, soprattutto lasciano supporre che la politica non sia in grado di farlo.

Invece, io credo, che più forte di queste ragioni sia stata la posizione di qualche giorno fa del presidente di Assindustria Focchi, che sostanzialmente ha richiamato le categorie a proposito della limpidezza in materia fiscale sul motto del “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

Per quanto riguarda SEL Rimini non possiamo che ribadire la richiesta di dimissioni già pronunciata dal nostro Gruppo consiliare ed affermare la piena sintonia con tale richiesta espressa anche dalla CGIL.

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Assemblea iscritti 07.10.2011

Relazione Assemblea Iscritti Circolo SEL Rimini 07/10/2011

Di Eugenio Pari, coordinatore comunale SEL

 

Eugenio Pari

Eugenio Pari

Il nostro paese non ha mai affrontato una crisi come quella con cui quotidianamente abbiamo a che fare.

Ogni giorno vengono bruciati miliardi di euro e la manovra, macabramente definita “decreto sviluppo”, entro il 2013 implicherà un aumento della pressione fiscale per i redditi da lavoro e i pensionati di oltre 2000 euro all’anno.

Si dice che le risorse non ci sono più, quindi occorre tagliare e ridurre le spese. Ogni anno 270 miliardi di imponibile fiscale vengono evasi che tradotto in mancato introito per lo stato fanno 125 miliardi di euro, a causa dell’evasione ogni contribuente paga 3000 euro in più.

Migliaia sono i posti di lavoro persi, entro il prossimo 2012 2,5 milioni di giovani italiani si trasferiranno in cerca di lavoro dal sud al centro nord. Gravissime ripercussioni si avranno a causa della drastica riduzione dei servizi sociali esercitata dagli enti locali e dalle regioni.

Quello che sempre più va modificandosi è il modello di società così come l’abbiamo conosciuto e non sarà in senso “moderno” o progressivo, ma sarà in senso conservatore e ancor più liberista.

Più che un semplice cambio di governo, che sarebbe più che auspicabile comunque, occorre un vero e proprio cambio di rotta.

Credo che una coalizione di centro sinistra di cui a buon titolo SEL vuol far parte non possa accontentarsi di apportare semplici correttivi alle politiche berlusconiane, che sono poi quelle del FMI, ovvero dei palliativi all’interno delle compatibilità date seguendo le tabelle di Standard & Poors, ma possa, anzi debba, invece cominciare proprio dal rimettere in discussione tali compatibilità.

Ci sono migliaia di ragioni per farlo, ma la prima, che è anche la più semplice, è che le persone non ce la fanno più a tirare avanti.

E se ogni giorno assistiamo al pietoso spettacolo offerto dal governo, purtroppo non sempre assistiamo ad una opposizione all’altezza dei problemi, non assistiamo e non partecipiamo ad un dibattito della sinistra, del centrosinistra, che discute di questo delle vie d’uscita in senso popolare della crisi.

So benissimo che mandare a casa Berlusconi significa tornare a respirare un’aria diversa, ma quest’aria dovrebbe servire per innescare un processo di reale cambiamento nel paese, non in senso rivoluzionario, basterebbe venisse applicata la Costituzione.

Con l’obiettivo di mandare a casa Berlusconi però non accetterei, per esempio, che a guidare una coalizione di centrosinistra ci fosse Montezemolo e non penso che alleandosi con l’UDC e Fini si sprigionerebbero chissà quali condizioni per operare il cambiamento da noi tutti auspicato.

Nonostante questo scenario via via sempre più complicato e con prospettive politiche ancora offuscate, abbiamo in questi mesi partecipato a grandi mobilitazioni e a risultati incoraggianti che ci parlano di un paese migliore, che ci spiegano che “cambiare è possibile”, un paese che non si arrende e mi riferisco a due in particolare: l’esito straordinario dei referendum contro le privatizzazioni dello scorso giugno e alla funzione della FIOM.

Credo che questi attori debbano essere i nostri interlocutori, credo che questi temi debbano fornirci gli elementi per costruire una prospettiva di cambiamento.

Una comunità politica, come è in voga dire nel nostro partito, non può avere come unica prospettiva quella delle primarie del centrosinistra.

Finalizzare le energie e la riflessione su di una vicenda, pur importante, come questa senza collocarsi realmente nella società e nelle istanze più avanzate che operano per il cambiamento, senza allearsi con quelle donne e quegli uomini che lottano per un’alternativa di sistema, ridurrebbe la questione delle primarie ad una pura disputa nominalistica, ridurrebbe questo nostro partito a niente di più che un comitato elettorale. E questo rischio, care compagne e compagni è reale.

Io credo ad un partito che sappia farsi interprete delle istanze sociali, democratiche e di partecipazione laddove esse si esprimono, quindi nei territori, nella società, nella città.

In una recente intervista a “il manifesto” Luciano Gallino spiega in tre semplici e chiarissimi passi la crisi e il ruolo dei governi nel fronteggiarla. L’impotenza della politica nell’affrontare la crisi deriva principalmente, egli sostiene e io condivido, da una diagnosi sbagliata. La crisi viene concepita come se derivasse da un eccesso di uscite generato dai costi dello stato sociale. Esso è, invece, causato da diversi fattori: i salvataggi delle banche, le politiche di riduzione fiscale concesse ai ricchi, infine il fatto che grazie alla delocalizzazioni le imprese pagano le tasse all’estero che sono minime.

La politica generalmente esercitata da tutti i governi europei e condivisa anche dall’opposizione italiana poggia sull’impianto della riduzione della spesa pubblica, il PD addirittura ha rimproverato il governo di non aver innalzato l’età pensionabile, abbracciando anche in questo caso totalmente le posizioni di Confindustria, d’altra parte sono quelli che sostenevano “se fossi un lavoratore di Mirafiori, al referendum voterei si”, ecco peccato per noi che loro lavoratori della Fiat non siano e che quei dirigenti in buona parte hanno la pensione da parlamentare garantita.

Se condividiamo questa lettura, non credo che su scala locale si possa condividere l’idea sostenuta ogni piè sospinto che “è necessario ridurre la spesa, quindi ridurre i servizi”, perché sappiamo che l’origine della crisi dei bilanci pubblici non sta nel welfare ma in scelte dettate da logiche troppo legate al mercato. Il ridimensionamento delle spese per il welfare dettato su scala locale, così gli amministratori denunciano, dalla riduzione dei trasferimenti ha origine in una mistificazione che non credo si possa accettare e che, anzi, noi anche localmente dovremmo contrastare perché la crisi viene pagata più e più volte dai più deboli, dai lavoratori e dai pensionati.

Mi rendo perfettamente conto che queste considerazioni possono anche essere condivise, ma possono apparire come una divagazione rispetto a quanto siamo chiamati a fare qui a Rimini, però non penso si tratti di semplici divagazioni. Penso che gran parte della nostra iniziativa debba tradursi in una mobilitazione a difesa e per il rilancio dei temi del welfare locale, sostenendo chiaramente che la loro natura pubblica, in questo momento, non può essere un tema secondario o sempre sottoposto alle esigenze delle compatibilità economiche e finanziarie.

Penso che partire dalla condivisione, almeno sulle linee generali dell’origine della crisi, che si traduce soprattutto nella riduzione del welfare ci dia elementi su cui lavorare, non tanto per formulare un qualche documento da sottoporre alla buona volontà di lettura del PD, ma un elemento con cui agire concretamente per tutelare e migliorare le condizioni delle persone.

Difendere il welfare locale significa contrastare le politiche del governo e dell’Europa delle Banche.

Vi è poi un altro aspetto, quello della sussidiarietà. L’assunto da cui partono gli amministratori è questo: se si vuole mantenere un livello quanto meno accettabile dei servizi siano essi socio assistenziali o educativi, occorre superare la contrapposizione tra pubblico e privato, una svolta culturale nel nome della sussidiarietà come ha detto il cardinale di Bologna Caffarra trovando l’entusiastico appoggio di Sindaco, provincia e regione. Questo è ciò che la Curia riminese sostiene e che a Rimini si applica da anni, ciò è quello che il sindaco di Rimini ha promuove da anni e che ha ribadito nel documento per le linee di indirizzo sul quale, fortunatamente Pazzaglia ha votato contro.

Io, invece, condivido le parole di Danilo Gruppi, segretario di una CGIL, quella bolognese, forse più partecipe su questi temi rispetto a quella riminese, quando sostiene che si “parte da un principio di ineluttabilità della situazione, e , in un momento con un’importante frattura sociale come questa la risposta non è la sussidiarietà ma è necessario modificare la condizione di fondo perché altrimenti la si accetta e la si condivide”.

Ecco, io penso che dobbiamo essere consapevoli delle difficoltà che ci sono, dei noti rapporti di forza, ma si debba cercare di delineare un nostro profilo con il quale presentarci alla città e credo che questo profilo non possa che vedere la questione del welfare come proprio tratto distintivo, credo anche che con questo profilo, con una proposta condivisa da larghi strati della società potremmo pensare di avviare un percorso politico con il PD, discutere i caratteri di un’alleanza cittadina.

Sulla base del “non possiamo cambiare da soli la situazione”, l’iper realista PCI emiliano romagnolo ha di fatto aperto quel percorso, nemmeno troppo lungo, che ha portato il principale partito della sinistra italiana a far proprie le ragioni del mercato, io credo si debba tenere sempre presente che fra come vorremmo fosse la realtà e invece come essa si presenta effettivamente, corre una grande distanza, però penso anche che non ci si possa arrendere all’idea che una nostra azione politica, speriamo con responsabilità di governo nella città, non possa che partire da queste questioni. Non penso che una responsabilità di governo sia il giusto prezzo per arrendersi all’ineluttabilità della situazione. Penso che se ci dichiariamo di sinistra, occorra coerenza con le istanze di cambiamento di cui ci facciamo portatori.

Penso, per questo, che dovremmo cercare la massima condivisione su di un “manifesto” a difesa e per il rilancio del welfare su scala locale e del ruolo preponderante che il pubblico deve svolgere in questo settore determinante per la vita dei cittadini e per la democrazia.

Le persone accusano, non senza poche ragioni, la politica di essere distante dai bisogni reali, qualche volta lo abbiamo fatto anche noi soffermandoci troppo sulle nostre questioni trasformate in dispute interne come per esempio sulla definizione dei ruoli. Credo si debba colmare questa distanza che è reale cominciando a mettere in discussione ciò che dalla generalità dei governi, su tutti i piani, viene definito come ineluttabile.

Nei prossimi mesi vorrei che insieme provassimo a mettere in discussione questa ineluttabilità. Certo, da soli non bastiamo, ma il cambiamento deve pur trovare un’origine, il cambiamento è un processo che va cresciuto con senso della realtà, idee ed ideali.

Insieme alle compagne e ai compagni con cui da ormai 4 anni abbiamo avviato questa esperienza provenendo a nostra volta da esperienze diverse ricordo discutevamo di questo, avevamo in animo di contribuire alla costruzione di un soggetto politico, di un partito, che lavorasse per questo. Credo che provare questa strada possa permetterci di crescere e soprattutto di operare veramente un cambiamento.

So che fra di noi esistono letture diverse della situazione, letture che non tardano ad esprimersi pur in forme diverse anche pubblicamente, so che compagne e compagni ritengono inadeguata la nostra condizione rispetto alla necessità di arrivare quanto prima ad un nostro coinvolgimento nella compagine di giunta. Alcuni non tardano più di tanto a farmi capire che mi ritengono inadeguato a conseguire questo obiettivo e quindi a ricoprire questo ruolo. E sia, ognuno di noi ha una propria biografia, e penso che riusciremo ad andare oltre alle nostre storie se e solo se riusciremo a costruire un corso politico diverso da quello che ha condotto la sinistra italiana sotto le macerie da cui ancora stenta a sollevarsi.

Il tema del rapporto con il PD è il tema che da sempre, sia pure con movimenti carsici, rappresenta il nostro nervo scoperto. Io credo che sia così anche perché manca poca chiarezza nelle cose che diciamo, ci sia scarsa fiducia fra di noi, c’è troppo spesso una lettura priva di attinenza delle nostre parole e dei nostri comportamenti. Così qualcuno pensa che si voglia trasformare questo circolo in una sezione della IV Internazionale e dall’altro si pensa che qualcuno interpreti SEL come una propaggine del PD, io devo dire che talvolta sono preoccupato del fatto che questa seconda ipotesi alberghi nella testa di qualcuno di noi, capisco, quindi, e accetto che la prima ipotesi possa preoccupare qualcun altro.

Ma per dissipare queste preoccupazioni dovremmo cercare di dirci le cose, per come le vediamo, chiaramente, avendo la pazienza e la disponibilità a non sentirci offesi se si cede a queste letture, avendo soprattutto la disponibilità e la pazienza di dirci le cose nel modo più chiaro possibile e ad intenderle per come vengono dette.

Le parole però si muovono nell’aria, mentre le cose scritte ci vincolano allora dobbiamo cercare di dare applicazione ai documenti che noi, non altri abbiamo votato all’unanimità come quello che determina un legame, un patto d’azione fra noi e il nostro consigliere Fabio Pazzaglia. Non penso che l’esercizio di rimettere tutto in discussione ogni settimana sia un esercizio positivo se non una pratica defatigante che allontana i compagni.

Così come non penso che mettere come prioritario un rapporto “a prescindere” con il PD serva a qualcosa, anche perché, a quanto mi risulta, il PD non si pone il problema di un’alleanza con noi. Io credo invece che occorra arrivare un confronto, ben venga anche se saremo noi a cercarlo, ma il confronto deve avere una base politica e programmatica seria, compiuta, rappresentativa e io, penso di aver fornito alcuni elementi quando ho cercato di spiegare come vedo le questioni legate al tema del welfare. Discutiamone compagni, ma non solo fra noi, soprattutto con la città. Io penso che sulle questioni legate all’urbanistica e alla speculazione immobiliare le nostre posizioni siano state più che giuste, ma, purtroppo i riminesi non le hanno ritenute, sottovalutando la portata del problema, così importanti come le abbiamo ritenute noi. C’è da considerare che i mezzi di informazione hanno sempre semplificato queste vicende riducendole, quando ne parlavano, a questioni di piccole polemiche politiche, lasciando trapelare una nostra insoddisfazione perché senza poltrone. Sappiamo che non è così e credo anche che dovremo riprendere questo tema e a questo proposito vi presenterò una proposta.

Ora, su quegli elementi che determinano le condizioni di vita dei cittadini, non possiamo pensare che la cosa si possa risolvere solo promuovendo qualche emendamento o ordine del giorno in Consiglio, dobbiamo, ripeto, coinvolgere la città, lavorare con chi ci sta, rappresentare i bisogni al di là delle dinamiche istituzionali.

Questo Sindaco ha preso delle posizioni giuste, come per esempio quello di un maggior coinvolgimento dei privati nel capodanno, cosa da noi richiesta da anni, e proprio grazie a questa posizione il capodanno con diretta Rai pare non si faccia, ma vi sono anche temi in cui si riscontrano valutazioni differenti: il welfare, l’incremento dell’addizionale IRPEF, il ruolo dell’associazionismo nel controllo del territorio, proprio su questo noi dobbiamo cercare di incalzarli, proprio su questo dobbiamo cercare di crescere in termini di denuncia e soprattutto di proposta. Abbiamo le competenze per poter presentare una proposta dall’impianto autorevole, abbiamo la credibilità per farlo, dobbiamo cercare di farlo sostenendo e collaborando con Fabio piuttosto che prenderne le distanze non appena ci si presenti l’occasione, su questioni irrilevanti e per motivi peraltro capziosi.

Sul che fare ho cercato di dire come la vedo. Ma, prima di tutto, riteniamo utile farlo? Abbiamo intenzione di farlo? Badate compagni che le cose che ho detto non sono una risoluzione del soviet di Leningrado, sono le cose che ci siamo detto e su cui ci siamo espressi mesi fa, sono le basi su cui abbiamo appoggiato il nostro progetto di correre autonomamente al primo turno, decisione che ci è costata tante energie, ma che ci ha portati anche ad intraprendere un percorso entusiasmante. Finite le elezioni, finite le nostre idee in proposito? Con l’affermazione del PD abbiamo finito di far politica, cioè non valgono più le nostre istanze programmatiche? È stato semplicemente bello, ma finisce così? Diciamocelo francamente compagni, perché da alcuni atteggiamenti si capisce questo.

Io ringrazio le compagne e i compagni che hanno ritenuto di affidarmi l’incarico di coordinatore, cercherò di portarlo avanti nel migliore dei modi, al meglio delle mie possibilità, ho cercato di tralasciare i temi talvolta polemici che da mesi ci trasciniamo, fornendo una mia proposta. Il fatto che le polemiche vengano tralasciate non significa che non ci siano, ma siccome siamo tutte persone per bene dovremmo raccontarci le cose per come le vediamo essere chiari, ebbene con tutti i limiti che potrete riscontrare in questa relazione io ho cercato di farlo e, se posso, chiedo di fare altrettanto.

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Sondaggio su elezioni comunali prossimo maggio a Rimini

Sondaggio EMG del 13 febbraio 2010 sulle intenzioni di voto in vista delle elezioni comunali del prossimo maggio a Rimini

 

INTENZIONI DI VOTO
Candidato %candidato Liste e % liste Tot. coalizione
 

 

Andrea Gnassi

 

 

42,1%

Partito democratico 34,9%

Italia dei Valori 4,9%

Partito Socialista 0,4%

Verdi 0.9%

Altri centro sinistra 1,3%

 

 

42,4%

 

       
Mario Formica 25,6% Pdl 25,3%

La destra 2,3%

27,6%
       
Gioenzo Renzi 16,6% Civica “Renzi per Rimini” 5,1%

Lega nord 9,4%

14,5%
       
Fabio Pazzaglia 6,2% Sinistra Ecologia Libertà 5,9% 5,9%
       
Candidato 5 stelle 5,3% Movimento 5 stelle – Beppe Grillo 5,0% 5,0%
       
Candidato terzo polo 4,2% Udc 2,8%

Futuro e libertà 1,4%

Api 0,4%

4,6%

 

 

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Lettera ai compagni di SEL sulla situazione riminese

In questi ultimi giorni il Corriere di Rimini sta ospitando diversi interventi, fra cui delle interviste al coordinatore regionale di SEL (Giovanni Paglia) che tendono a ribaltare la decisione che SEL ha preso a Rimini di correre con un proprio candidato sindaco (Fabio Pazzaglia), in autonomia dal Pd, in competizione con quel partito. Io ritengo giusto rendere pubblica questa lettera su cui già molte compagne e compagni di SEL hanno concordato e al tempo stesso ritengo opportuno stigmatizzare la posizione del coordinatore regionale che, nel migliore dei casi, compie una inopportuna “invasione di campo”. A breve verranno pubblicati i commenti alla lettera, nel frattempo grazie per l’attenzione

—-

Care compagne, cari compagni,

 

le notizie delle ultime ore mi hanno piuttosto amareggiato. Sapevo che a Paglia la nostra decisione di correre da soli non sarebbe andata giù, ma non mi aspettavo che continuasse questo stillicidio sotto spartito del Pd. È grave quello che sta succedendo, molto grave, secondo me se davvero la situazione precipiterà al punto che vogliono Paglia (o chi per lui) e il Pd davvero dovrei trarre la lezione, ancora una volta, che nonostante si manifesti un’idea diversa la sinistra italiana è destinata a soccombere a essere subordinata agli interessi dell’opportunismo, del calcolo politico e, diciamolo pure, dell’ipocrisia.

Non posso pensare che quello che Paglia viene a dire a Rimini (modello Felix Dzerjinski il tristemente noto fondatore della Ceka), sia la posizione dei vertici nazionali. Non posso accettare che una forza politica che si richiama alla sinistra giudichi il simbolo sotto il quale si presenta come un brand, un marchio ad esclusivo uso e consumo di chi presiede il partito stesso. Non posso pensare che SEL sia così gravemente malata della malattia che pretende di curare, ossia la deriva personalistica e l’assenza di democrazia e partecipazione politica. Non posso pensare che SEL, pur nel rispetto e nella prioritaria considerazione di una politica di alleanze con il Pd, si comporti, di fatto, come una depandance del Pd stesso. Se così fosse, non lo accetterei e trarrei le opportune conseguenze.

Dobbiamo rifiutare la logica che sta dietro queste pressioni, andare avanti per la nostra strada. Non possiamo accettare i diktat di chi se ne frega della vittoria del centrosinistra o di sbarrare la strada alla destra a Rimini, ma pensa solo che un comportamento accondiscendente verso il Pd possa portare vataggi alla propria personale ed esclusiva vicenda. Non possiamo accettare questi personaggi che pretendono di imporre una verità del tutto avulsa dal contesto entro la quale la vogliono collocare. Un partito di sinistra non è un’azienda, un partito di sinistra ha degli organismi dirigenti che lo devono rappresentare e che devono sforzarsi di far crescere i territori, ascoltare la base, sforzarsi di comprendere le specificità, rispettare le scelte. I gruppi dirigenti non possono imporre le proprie decisioni, altrimenti non sono gruppi dirigenti, sono degli emissari di un consiglio di amministrazione.

Resistere a queste pressioni significa sostenere ancora di più il progetto di SEL, interpretarlo nella sua accezione autentica, significa non delegare ad altri, significa interrompere quel comportamento paternalistico di dirigenti politici, o sedicenti tali, che come il coordinatore regionale (immagino non sia solo) tengono nei confronti nostri trattandoci alla stregua di bambini sciocchi. Resistere e continuare lungo il percorso che abbiamo tracciato, ribadito e sostenuto all’unanimità, pur con tutti i nostri limiti, significa dare una lezione di dignità, significa non chinare il capo verso chi ha della politica un’idea strumentale, verso chi intende la politica come tattica, come prodotto sintetico di incontri a tavolino fra notabili e zelanti emissari che hanno il solo ruolo di eseguire. Di queste “teste di legno” o “uomini di paglia” non se ne può più! Resistere a queste pressioni non è esercitarsi in qualche polemica o a chi è più furbo, resistere a queste pressioni e a questi “dirigenti” è un atto di onestà intelletuale, è fare politica, è interpretare un’idea ed un ideale di sinistra che se solo professato in TV o dai giornali soffoca le speranze delle gente, strozza i lavoratori di Mirafiori, fa chiudere nelle proprie case le persone, fa vedere nei disperati una minaccia! O c’è una corrispondenza reale, concreta, attualizzabile nel contesto dato dell’alterità della sinistra o la sinistra fa solo demagogia e coltiva a uso e consumo di qualche leader e del suo servidorame il proprio orticello. Non si agisce per cambiare lo stato di cose presente, ma lo si asseconda nella speranza di potersi ritagliare un posticino al banchetto.

Queste logiche di ancillaggio rispetto al volere del più forte sono utili solo a chi questo sistema lo governa, solo a chi questo sistema lo vuole così com’è! Io capisco perfettamente che se si dovesse andare a votare l’anomalia Rimini sarebbe un problema per SEL  a livello nazionale, ma diciamoci la verità: vista l’attuale situazione non credo proprio che le elezioni siano a maggio e chi lo dice cerca di ammantare il proprio lavoro da contoterzista della politica, in questo caso rispetto al volere imposto dal Pd, con un buonsenso che tale non è in quanto si tratta solo di tatticismo e opportunismo. Diciamoci la verità: cosa c’è di rivoluzionario nelle nostre posizioni, cosa c’è di così tremendamente estremistico nel pensare che solo tentando di cambiare i rapporti di forza si può pensare di cambiare la rotta del Pd che troppo spesso, come nel caso di Rimini, è del tutto simile a quella del Pdl? La risposta la sappiamo tutti, proprio tutti noi, anche i più dubbiosi: non c’è nulla di questo!

Il dubbio è forse che qualcuno di noi stia cercando una fortuna personale, stia lavorando per qualche posto? Ebbene posso parlare per me, Fabio e Giorgio, ma sono sicuro che sia così per tutti: avremmo potuto averli i posti senza dimetterci o essendo più ligi alle richieste di voto che quotidianamente provenivano dal Pd. Non lo abbiamo fatto non perché siamo dei sabotatori o degli irresponsabili, non lo abbiamo fatto perché se no non avremmo più avuto il coraggio di parlare con le persone che ci hanno dato fiducia, non lo abbiamo fatto per una questione di dignità.

Io non so se la scelta che abbiamo deciso di intraprendere sia la strada più giusta, quella che condurra alle “magnifiche e progressive sorti”, ma non siamo neanche persone che “levano i pugni al cielo” lamentandosi contro il destino o l’ineluttabilità delle scelte. Dietro la candidatura dell’amico e compagno Fabio Pazzaglia c’è una Rimini migliore della Rimini che qualcun altro intende rappresentare. C’è una Rimini migliore del gruppo di potere che ha utilizzato la leva della rendita immobiliare per ingrossare le proprie fortune da portare alle banche di San Marino, c’è una Rimini migliore, quelladi chi davanti alle imposizioni di qualcuno quando è convinto e a prescindere dal proprio tornaconto personale sa dire NO!

Io sono per andare fino in fondo, lavorando e continuando a lavorare come abbiamo fatto fino ad oggi, se sarà battaglia la faremo perché come diceva Che Guevara “le uniche battaglie che si perdono sono quelle che non si combattono”. Non credo che la nostra sia una posizione manicheista, ma credo, invece, che sia la posizione di chi le cose le vuole cambiare veramente, sapendo che la verità assoluta non è di nessuno, ma che se si vogliono cambiare le cose occorre la partecipazione di tutte e di tutti. Per noi non c’è chi ha interessi legittimi e chi ha richieste impossibili da realizzare solo sulla base dei voti che muove o del conto in banca che possiede, per noi, credo, il principio di eguaglianza risiede nella capacità che una comunità sa offrire di rimuovere gli ostacoli e di dare risposte a chi ha bisogno, includendo tutti ma proprio tutti i cittadini al di là della religione, del colore e dell’orientamento sessuale.

 Ecco per cosa abbiamo deciso di intraprendere la strada insieme a Fabio, ecco perché siamo in SEL, non certo per accondiscendere ai diktat di qualche mestierante della politica, perché le battaglie quando sono giuste vanno combattute anche se si sa che possono essere battaglie perse.

 Fraterni saluti.

 Eugenio Pari

 eugenio_pari@yahoo.it

Cell. +39 3381109571

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SEL al primo turno autonoma dal Pd con Fabio Pazzaglia candidato Sindaco

Ecco qua un dibattito a proposito della decisione di SEL di andare autonomamente rispetto al Pd al primo turno
 
Filippo Pecci, 19.11.2010

Sinistra Ecologia e Libertà a Rimini ha deciso di correre in solitaria(almeno al primo turno) alle elezioni comunali del prossimo marzo. Una scelta che sorprende tutti certo, ma che va rispettata perché assunta in autonomia, dagli organismi di partito. Dopo aver preso atto della decisione, è necessaria un’analisi e una risposta politica. Sono irresponsabili (e anche un po’ infantili) reazioni di stizza e rancore in questo momento.

Confrontiamoci senza paura con le critiche che vengono fatte, evitiamo le timidezze. La rottura, si dice, si è consumata su questioni di sostanza: dalla gestione del territorio a quella del welfare, possibile che il PD non abbia niente da dire? Io credo di no. Non mi sembra che l’idea di città proposta in questi giorni da diversi esponenti di sinistra e libertà sia così lontana da quella che dovrebbe essere la nostra. Più attenzione all’ambiente e al territorio, alle condizioni dei più deboli e dei più colpiti dalla crisi, gestione più seria e meritocratica delle aziende pubbliche, svolta nelle politiche culturali. Questi sono anche nostri temi, non possiamo sottrarci.

E’ scontato dire che la candidatura di Fabio Pazzaglia nasce per dar voce a istanze presenti nella città, sentite dai riminesi. Per riaprire il confronto è necessaria una maggior vitalità e maggior decisione su certi temi. Ad esempio, fin’ora si è parlato pochissimo di integrazione e di cittadinanza:a Rimini la presenza di migranti diventa sempre più importante, è necessario avanzare proposte precise, per rendere tutti cittadini. Altro argomento particolarmente caro ai cuori di sinistra è sicuramente quello del lavoro stagionale; dopo gli avvenimenti della scorsa estate dobbiamo avere la forza e il coraggio di aggredire il problema, non restando al traino dei sindacati o delle associazioni di categoria. Promuoviamo un tavolo istituzionale, che permetta di studiare le soluzioni più efficaci per intervenire in uno dei settori più importanti della nostra economia locale.

Mettiamo in alto nella lista il tema dell’ambiente e del rispetto del territorio. Ormai tutti dicono che lo sviluppo selvaggio è finito e che è necessaria una nuova progettualità, più eco-sostenibile. Bene, facciamo delle proposte forti e portiamole avanti con convinzione però, perchè su questo tema ci giochiamo molta della nostra credibilità.

Infine, apriamo il portone dei diritti civili: non possiamo continuare a fingere che la necessità non ci sia. Le coppie di fatto sono proprio “di fatto” cioè esistono, indipendentemente da cosa ne pensi la politica. Su questo tema siamo sempre sulla difensiva, non sarebbe il caso di rilanciare? Proponiamo a Rimini la realizzazione del registro per coppie di fatto, in modo che possa essere recepito l’art.48 della finanziaria regionale dello scorso anno che estende diritti a famiglie che prima non li avevano.

Insomma: alziamo il telefono, organizziamo un confronto e presentiamoci con le nostre idee, ma abbandonando quelle timidezze che troppo spesso ci caratterizzano. Così porteremo a casa un’alleanza di centrosinistra autentica e vincente.

http://www.comunicazionedemocratica.it/comunicazionedemocratica/?p=826

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Rossano Lambertini, 16.11.2010

Chiariamo subito: il pezzo volutamente provocatorio che ho postato sul nostro blog del PD di domenica è stato lo sfogo davanti a un mancato accordo che, io personalmente, trovo imprescindibile. E la cosa sarebbe di ben poco conto se riguardasse solo me, ma tale mancato accordo ha lasciato senza parole tutti (ma proprio tutti) quelli con cui ho avuto occasione di parlarne, che sono tutti elettori di centro sinistra (e che non sono certo solo del PD).

Ai commenti su Facebook con cui Eugenio Pari, Antonio Berardi, Paolo Severi o anche Max Fabi (con il quale abbiamo gia’ condiviso diverse esperienze in passato e le cui idee sono sempre originali e trasparenti), che hanno prontamente replicato al mio post, va dato merito per la loro evidente volontà di confronto, ma chiedo loro: voi che conoscete sicuramente tanti elettori di centro sinistra come e piu’ di me, possibile che non abbiate la stessa impressione che ho avuto io? Possibile che la gente attorno a voi trovi plausibile che PD e SEL vadano separatamente alle elezioni a Rimini? Non temete che ci vengano a prendere con i forconi?

Tra le ragioni (che sono tante e variegate) che ci hanno spinto (noi del PD, chi scrive e’ membro della segretria comunale) a selezionare il candidato a sindaco attraverso le primarie c’è stata sicuramente la precisa percezione che i nostri elettori non sarebbero stati disposti a capire un metodo che non fosse quello delle primarie e che per noi i forconi sarebbero stati una certezza piu’ che un timore…

Eugenio (che ho incrociato piu’ volte alle iniziative dell’ANPI anche se non ci conosciamo, ma non manchera’ occasione) mi dice che più che una volontà di confronto, lui ha riscontrato da parte del PD un tentativo di cooptazione verso SEL. Se esistono sensibilita’ diverse sul programma, io dico ben vengano: sarebbe inuspicabile e sospetto che non ci fossero (sarebbe inauspicabile perche’ sospetto…), ma che risultino tali da dividere due “popoli di elettori” che non capirebbero proprio non ci sta (da qui la battuta sui “baroni” che decidono in proprio).

L’accordo elettorale e le naturaliter primarie per identificare il candidato, come ha dimostrato l’esperienza di Milano (che immagino piuttosto dolce per tutti i compagni di SEL e che verranno probabilmente ripetute a Bologna, Napoli e Torino), sono la strada giusta. Quale sarebbe la differenza tra quello che è successo a Milano giusto l’altro ieri e quello che sarebbe potuto succedere a Rimini se SEL avesse preso parte alle primarie di coalizione (sostenendo, ben inteso, chi gli pareva a partire da Fabio Pazzaglia, il quale, sia detto a titolo personale, gode della mia più sincera stima anche se da posizioni spesso diverse)? Le primarie di Milano vanno bene mentre quelle di Rimini sarebbero un tentativo di cooptazione? Mah…

Dirò di più: mentre a Milano il PD ha puntato su un candidato “ufficiale”, “di segreteria” (scelto da pochi dirigenti e la cui sconfitta ha fatalmente condotto alle dimissioni della segreteria stessa, ca va sans dire…) a Rimini la segreteria non ha assunto alcuna posizione ufficiale, lasciando alla raccolta delle firme il concretizzarsi delle singole candidature. Seppur tra i mille distinguo che ognuno e’ libero di fare, e’ quanto di piu’ vicino al concetto di primarie vere che si sia visto fino a oggi in materia. O no? E le regole per le primarie stesse potevano piacere o meno, ma sono state chiare e inalterate dall’inizio. Uguali per tutti.

Resto convinto che la mancata partecipazione di SEL alle primarie sia stata un’occasione persa per tutti, ma per SEL un po’ di piu’.

Non sono ingenuo e non faccio finta di non sapere quali crepe abbiano aperto nel rapporto tra il PD e SEL gli ultimi mesi vissuti nel consiglio comunale, ma e’ altrettanto vero che davanti a noi abbiamo la possibilita’ di fare un punto zero, di iniziare un dopo Cristo della politica a Rimini, nel centrosinistra.

Non puo’ non essere una novita’ il fatto che Lino Gobbi (che cito perche’ Eugenio l’ha citato) abbia iniziato il suo percorso come segretario parlando di “storicizzazione” di un certo modo di intendere l’edilizia o che l’acqua debba essere pubblica senza se e senza ma, cosi’ come non puo’ non rappresentare una nuova fase il fatto che una larga parte della rappresentanza in consiglio comunale, di quelli che erano DS e Margherita, affrontera’ il suo naturale ricambio (noi abbiamo un limite di due mandati) e non si puo’ nemmeno non riconoscere che sono molte le facce nuove che la nascita del PD ha fatto emergere e che proporra’. E anche gli spazi dialettici sul web (questo come quello di comunicazione democratica, della giovanile o come i tanti blog dei singoli circoli) sono una novita’ e la discussione aperta e libera che stiamo intavolando ne e’ la prova provata (….si’, lo so che i commenti ancora non sono a disposizione, ma lo saranno, non temete…). A qualcuno pare poco? Io credo che sia un inizio. Dove condurra’ e in che modo e’ una variabile funzione esclusiavamente delle persone.

Concludo come ho iniziato: l’entrata a gamba tesa del post di ieri l’altro e’ stato dettato dalla delusione per la falsa partenza del mancato accordo elettorale (e quindi della mancata partecipazione di SEL alle primarie del centro sinistra del prossimo 12 dicembre), ma spero davvero che ci siano tempi, modi e persone con cui evitare lo scempio di vedere SEL e PD andare separatamente alle elezioni.

Nessun elettore di centro sinistra (davvero nessuno) lo vuole. Lo sappiamo tutti.

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Ferdinando Fabbri, 16.11.2010
L’uscita di Rossano Lambertini sul sito comunale del PD è politicamente sbagliata, sicuramente non esprime la posizione del Partito Democratico. 
Sinistra e Libertà a Rimini fa le sue scelte in totale autonomia e con proprie legittime logiche che vanno rispettate e ascoltate. Nessuno può permettersi, dall’esterno, di fare attacchi ai rappresentanti di quel movimento; soprattutto se sono valutazioni critiche che poco hanno a che  fare con ragionamenti politici e molto, purtroppo, con attacchi personali. Tanto meno possono farlo i compagni del PD.
Sinistra e Libertà rappresenta infatti una componente organica del centrosinistra italiano e riminese. La cultura libertaria, ecologista e alternativa che essa esprime,  non solo è uno stimolo per il cambiamento del Paese ma è parte indispensabile per proporre, anche nella nostra città, un’esperienza di governo che faccia leva sull’innovazione  e su un’ampia partecipazione popolare.
Siamo solo all’inizio di una lunga e difficile partita politica che si concluderà nella primavera con le elezioni comunali. Se il centrosinistra non è unito, il rischio di lasciare Rimini in mano a Berlusconi è molto alto.
Se evitino perciò uscite scomposte e atteggiamenti stizzosi da ambo le parti. E si organizzi invece un vero confronto programmatico fra PD e SeL sui problemi della città. Da lì occorre ripartire e poi, sul tavolo dei programmi, ritrovare una forte spinta unitaria.
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Eugenio Pari, 16.11.2010

Il Pd sostiene che all’interno di SEL a Rimini sia ancora aperto un confronto per aderire fin dal primo turno alla coalizione che dichiara di aver costituito. Probabilmente Gobbi ha notizie diverse da quelle in mio possesso, molto più probabilmente, invece, sta cercando di portare la situazione sull’orlo di una crisi di nervi. Io so soltanto che i nostri organismi si sono riuniti democraticamente e che hanno votato all’unanimità la proposta di candidare Pazzaglia a sindaco e soprattutto di competere autonomamente alle prossime elezioni comunali con l’obiettivo di proporre un centrosinistra alternativo rispetto a quello attuale.

Non voglio credere che Pd e Pdl siano la stessa cosa, ma qui non si sta facendo una discussione accademica su contenuti astratti rispetto a rapporti ideali che avremmo dovuto avere con il Pd. La rottura si è consumata su scelte che hanno dimostrato ciò che negli ultimi anni era chiaro a tutti e cioè che all’interno del centrosinistra riminese esistono visioni alternative prima ancora che politiche di tipo culturale e ideale. È sulla sostanza e non su questioni di bottega, che lasciamo affrontare ad altri, che vogliamo proporre alla città un progetto ed un conseguente programma di governo. Un progetto ed un programma che sappiano indicare un’idea di città alternativa rispetto a quella proposta dal Pd negli ultimi anni e alla quale ci siamo sempre opposti cercando di offrire delle proposte alternative.

Questa proposta non si svolge unicamente sul tema del governo del territorio, ma sul welfare locale, sul tema della gestione delle aziende pubbliche, sul tema delle politiche culturali. Per noi la città è un bene comune e i cittadini che la abitano devono trovare condizioni per innalzare la propria qualità di vita. Per il Pd com’è? Sarebbe fin troppo facile dire che per loro tutto si incentra sull’accondiscenza rispetto ai poteri forti siano essi legati alla rendita o alle lobbies di altra natura, ma è proprio così e quando le distanze sono di questo livello è davvero difficile trovare il modo per colmarle.

Comprendo bene quando i dirigenti del Pd affermano che li dobbiamo considerare per ciò che sono e non per un Pd immaginario, un Pd che non esiste e non è mai esistito. Ma la stessa cosa dovrebbe valere nei confronti nostri. Nessuno può dettarci quello che dovremmo essere e che cosa dovremmo fare, quindi spero che questa elementare forma di rispetto a cui ci siamo sempre attenuti valga anche per loro. Se sono convinti del loro programma e soprattutto se sono convinti della giustezza del loro operato la prova ci sarà fra pochi mesi.

Eugenio Pari, 15.11.2010

Mi sembra che Rossano (che non conosco e credo altrettanto lui non conosca me) sia in buona fede e credo nel suo rammari…co. Però, da “piccolissimo dirigente” e da consigliere opportunista vorrei fargli presente che se così impostata la sua riflessione sembra più un gesto di stizza che il tentativo di aver effettivamente “cambiato pagina” come – secondo lui – avrebbe fatto il Pd a Rimini.
Purtroppo gli elementi di confronto anche teso tra l’amministrazione Ravaioli e alcuni consiglieri non sono il frutto di calcoli personali (quali poi, visto che sia il sottoscritto che Giovagnoli per poter portare avanti le nostre battaglie ci siamo dimessi da incarichi politici ben più importanti?), ma sono il tentativo di dare rappresentanza a idee e visioni sulla città e sul suo sviluppo alternative rispetto a quelle del Pd tutto concentrato sul dare risposte ai poteri forti. Non so se la sudditanza decennale rispetto ai poteri forti, in particolare a quelli legati alla rendita immobiliare sia vissuta dal Sig. Lambertini come un problema da risolvere piuttosto che una pratica da perpetuare all’infinito, per noi, non da oggi, è arrivato il momento di cambiare musica e vorremmo provare a farlo. Avremmo voluto provare a farlo anche con il Pd, ma purtroppo le ultime decisioni (Murri, Via Portofino, ex Seminario) hanno dimostrato che questo spazio non c’è.
E’ del tutto inutile ora dire a chi con coerenza, non certo per calcolo di bottega (quelli li lasciamo fare ad altri), si è opposto a scelte sbagliate che così facendo si rischia di far vincere il centrodestra. Purtroppo, se il centrosinistra è in crisi è in crisi perché paga lo scotto di scelte politiche sbagliate come l’esternalizzazione dei servizi educativi ai privati, o come il taglio dell’assistenza domiciliare o la politica degli eventi a vantaggio di pochi, altro che ricadute positive per il settore turistico.
So cogliere, nonostante tutto, la differenza con il Pdl, ma qui non ragioniamo solo in termini generali ed astratti, discutiamo di scelte che come ha voluto prendere il Pd riminese avrebbe potuto prenderle una qualsiasi giunta del centrodestra della Brianza o del Veneto.
La politica è andare alla base dei problemi per tentare di risolverli, è andare alla radice delle scelte, ebbene per affrontare i problemi ci sono modi diversi, la differenza con ampi strati del Pd è ancora prima culturale e si misura allorquando si è chiamati a prendere delle decisioni, sono diverse le idee e i presupposti che portano ad affrontare i problemi stessi. La differenza è culturale e non basta certo un generico appello all’unità per affrontarla.
Quella di Gobbi, a mio avviso, non è stata la proposta per aprire le primarie, ma il tentativo di cooptare. Le alleanze si basano sui programmi e in questi mesi le distanze sono aumentate.
Vedo comunque che nonostante si cambi il nome del partito alcune pratiche, come quella della ricerca del capro espiatorio (frutto malato di altri drammatici tempi) non è cambiato.

Rossano Lambertini , 15.11.2010

A Rimini Sinistra Ecologia e Liberta’ se ne va alle elezioni comunali senza di noi, senza il PD, che aveva apertamente manifestato le intenzioni di un accordo elettorale. SEL rifiuta quindi di partecipare alle primarie del centro sinistra a Rimini.

Non si riesce a non pensare male. Non si riesce a non pensare che a muovere le istanze di SEL non sia stato un semplice e legittimo calcolo politico: infatti quale elettore, del PD o di SEL, vuole vedere queste due forze su fronti opposti (…quando anche Bersani e Vendola hanno trovato un accordo!…)? Come giudicheranno gli elettori di centro sinistra una tale deriva narcisista di chi si dice “dirigente” in SEL (che sono poi gli stessi consiglieri comunali dal dissenso facile e opportunistico di fine mandato) e che altro scopo non ha se non quello di sopravvivere a se’ stesso a qualunque costo?

Cosa avrebbe impedito a questi signori, al limite, di competere e misurare le proprie forze nella prima primaria della storia riminese come ormai ogni elettore del centro sinistra chiede (esattamente come e’ successo a Milano proprio ieri, “mantenendo un profilo unitario e tenendo presente la vera natura delle primarie”)?

Che le scelte politiche non siano nemmeno sullo sfondo di questo minuetto di SEL (capita solo a Rimini che i suoi piccoli, o piccolissimi, “dirigenti” mettano le proprie istanze personali davanti a quelli dei propri elettori!) lo dimostra il sostegno dolorosamente strumentale alla candidatura a sindaco di Fabio Pazzaglia, che e’ membro, per quanto dissidente, del PD, (a proposito di “Papa straniero”…) e che con SEL non ha alcun legame politico. Anche se e’ vero che avremmo preferito vedere Fabio alla prova della raccolta delle firme per le primarie (tentativo di raccolta di firme, ricordiamolo, abortito giusto nel breve volgere di un paio d’ore…), non c’e’ nulla da ridire se Fabio si candida a sindaco sostenuto da chi gli pare, ma e’ certo che il suo farsi usare quasi come scudo umano dai baroni riminesi di SEL va un po’ ad offuscare le spesso ammirevoli battaglie di etica che Fabio ha condotto in passato.

Ma noi siamo fatti cosi’. A noi le primarie piacciono perche’ piacciono agli elettori di tutto il centro sinistra e ci sarebbe piaciuto vedere SEL (magari a sostegno proprio di Fabio) essere parte di queste ed e’ per questo che invitiamo comunque tutti gli elettori di SEL a partecipare alle primarie del 12 dicembre.

Indipendentemente da chi sara’ il candidato sindaco che uscira’ vincitore dalle primarie, il PD riminese sta operando un ricambio nelle sue file volto a dare un respiro diverso e qualitativamente superiore a una scena politica che, anche in quest’ultimo episodio, si dimostra asfittica.

Abbiamo tentato di voltare pagine. Loro (e soltanto loro) non hanno voluto.

http://pdrimini.blogspot.com/2010/11/i-baroni-di-sel.html?spref=fb

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DICHIARAZIONE DI EUGENIO PARI (CAPOGRUPPO SEL RIMINI) SULL’APPROVAZIONE DEI PROJECT FINANCING DA PARTE DELLA GIUNTA DI RIMINI

Grattacielo Foster I project financing a Rimini

Rimini, 29.09.2010

Comunicato stampa

La Giunta monocolore Pd ha approvato il primo dei project financing sul lungomare.

Questa notizia, piuttosto che rallegrare la popolazione riminese dovrebbe porla in allarme sia perché si preannuncia l’ennesima colata di cemento, quindi dal punto di vista ambientale, si dal punto di vista delle scelte di sviluppo generale della nostra città, scelte ancora una volta incentrate sulle necissità della rendita immobiliare a tutto discapito della comunità che dovrebbe invece ricevere investimenti che garantiscano occupazione e una più equa distribuzione delle ricchezze.

Altro commerciale, come se quello esistente non fosse più che sufficiente, nel lungomare e in città rischia inoltre di rompere il tessuto economico esistente ancora oggi basato su imprese a conduzione familiare.

L’economia parassitaria legata alla rendita immobiliare non crea sviluppo, ma un deserto sociale e culturale ed è sempre più chiaro che il Pd è ostaggio del vero partito che governa Rimini, quello del mattone e visti questi atti cerca di sancire l’alleanza anche per il futuro.

I consensi bipartisan su questi progetti, essi hanno in importanti esponenti del Pdl i maggiori sostenitori, pongono la città nella condizione di trovare una alternativa vera, un’alternativa che consideri la città come un bene comune irriducibile alle sole logiche di profitto per pochi.

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DICHIARAZIONE DEI CONSIGLIERI PARI (SEL) E PAZZAGLIA (PD) SUL PROLUNGAMENTO DEL DIRITTO DI SUPERFICIE ALL’EX SEMINARIO

Rimini, 03.09.2010

Siamo contrari all’accordo fra il Comune e la Diocesi sul prolungamento del diritto di superficie di ulteriori 30 anni per utilizzare il complesso edilizio denominato ex Seminario. 30 anni ci sembravano più che sufficienti. Ora diventerebbero 60. Considerati, i tempi in cui viviamo e i cambiamenti repentini all’interno della nostra società a nostro parere il raddoppio da 30 a 60 anni è solo un pretesto per giustificare l’aumento di 5 milioni spesa che il Comune dovrà sborsare ulteriormente (anziché i 12 milioni previsti due anni fa) diventando così 17 milioni di euro.

Siamo contrari anche per altri motivi: sono venuti a mancare alcuni presupposti fondamentali che avevano portato alla nascita di tale accordo. Fra i motivi addotti a suo tempo c’era la condivisibile necessità di trovare sistemazione a nuove strutture universitarie che, invece scopriamo solo ora non verranno mai attivate. Qualcuno si ricorda per caso le parole spese nel dicembre 2007 alla presenza dell’allora sottosegretario all’Università Nando Dalla Chiesa sulla necessità impellente per il polo riminese di una campus universitario dentro il complesso dell’ex seminario? Noi non lo abbiamo dimenticato.

Si dice inoltre che l’accordo tra Comune e Diocesi serva a ripondere alle crescenti necessità di trovare una sistemazione idonea considerato l’aumento della popolazione in età scolare.

Ma rispetto alla situazione attuale nella delibera si parla solo di 50 nuovi posti nido e di 4 sezioni in più per la Scuola Media Marvelli. Domanda: 50 posti nido e 4 sezioni in più della scuola media sono sufficienti per sostenere un’operazione da 17 milioni di euro? Secondo noi no.

L’Assessore Zerbini straparla di nuove centinaia di posti quando invece si tratta in certi casi di trasferimenti da un plesso all’altro come dimostra la chiusura della scuola di Santa Cristina: gli scolari verranno semplicemente trasferiti da questo plesso al Seminario. Si potrebbe addirittura pensare che la chiusura della scuola di Santa Cristina sia dovuta proprio all’apertura del Seminario, producendo un aggravio per gli spostamenti dei ragazzi. Se tale struttura cade a pezzi si poteva ristrutturare. In fondo con 17 milioni quante plessi scolastici potremmo riqualificare ed ampliare? Tantissimi.

Il Comune, inoltre, nei 17 milioni paga anche i lavori per l’apertura di 50 posti di asilo nido che, verranno affidati alla gestione di un privato. Così in questo caso, più unico che raro, il privato non si dovrà nemmeno preoccupare di reperire i locali per avviare la propria attività educativa! Perchè quando si tratta della Curia ci pensa il Comune a pagare i lavori (!) consegnando le nuove sezioni chiavi in mano pronte all’uso, dei privati naturalmente.

Noi siamo contrari per i motivi sopracitati e lo manifesteremo nel prossimo consiglio comunale. A differenza di altri colleghi consiglieri del Pd, quando si parla di soldi pubblici, di qualità dell’offerta dei servizi pubblici per noi non vale il ragionamento di convenienza elettorale e, soprattutto, non si possono utilizzare i soldi pubblici dei cittadini per produrre delibere elettorali come invece è, a nostro modesto parere, la nuova delibera sull’ex Seminario.

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DICHIARAZIONE DI EUGENIO PARI (CONSIGLIERE COMUNALE SEL): “SFRUTTAMENTO E OMBRA DELLA MALAVITA NELLE STRUTTURE ALBERGHIERE. ORA LE CATEGORIE SI FACCIANO PARTE DILIGENTE INSIEME ALLE ISTITUZIONI PER RISOLVERE IL PROBLEMA”

La denuncia della Filacms CGIL sulla situazione in alcune strutture alberghiere è un fatto importante che le istituzioni

Eugenio Pari

e le associazioni di categoria non possono permettersi di lasciar cadere nel vuoto.

Il fatto che sempre più spesso attività alberghiere vengano affittate o comprate per riciclare denaro sporco è un fatto serio e senza considerare l’enorme evasione fiscale che si annida in questo settore, motivo per cui la nostra realtà è salita ancora una volta alla ribalta nazionale, questi fatti si caratterizzano come fenomeni distorsivi della concorrenza a tutto svantaggio di chi invece fa impresa stando dentro le regole e cercando di fornire un servizio la cui qualità va a vantaggio dell’intero sistema turistico riminese. Molti alberghi sono visti solo come strumenti per far soldi attraverso la contrazione dei diritti e delle tutele ai lavoratori, offrendo un servizio pessimo, evadendo totalmente le tasse e senza continuità nel tempo della gestione all’insegna del “prendi i soldi e scappa”. Una situazione che, è bene ribadirlo, va a svantaggio non solo dei lavoratori, dei clienti, ma di tutta la categoria e del sistema turistico ricettivo riminese.

Rimarcare questa vera e propria macchia nera economica e sociale, non significa mettere sullo stesso piano gli operatori alberghieri e turistici, non significa criminalizzare intere categorie economiche, ma proprio le categorie economiche dovrebbero essere le prime a rilevare questi elementi malsani denunciandoli e quindi facendosi parte diligente insieme alle istituzioni per trovare una soluzione che ripristini la legalità e il rispetto delle norme in materia lavorativa così facendo andrebbe a tutto vantaggio dell’intero sistema turistico e quindi della maggioranza degli operatori del settore. Invece, troppo spesso, purtroppo sono le categorie che fraintendono e con atteggiamenti prossimi al vittimistismo fanno si che lo status quo rimanga quello desolante a cui ci si sta sempre più abituando.

Raccolgo l’invito fatto da Mauro Rossi della Filcams CGIL e dichiaro la totale disponibilità ad appoggiare e sostenere iniziative istituzionali che possano andare nella direzione individuata.

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