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HERA. L’APERTURA ALLA BORSA NON PUO’ ESSERE IL FINE, MA IL MEZZO PER CONSEGUIRE OBIETTIVI SOCIALI, INDUSTRIALI ED ECONOMICI

Di Eugenio Pari

Rimini, 3 settembre 2008

La rete idrica di Rimini e Provincia soffre di una vetustà che, come nel recente caso, rischia di trasformarsi in un problema concreto per la città. Vi sono situazioni in cui più della metà dell’acqua trasportata si disperde ben prima che arrivi nelle case e nelle attività dei cittadini. I risultati di esercizio “premiano” la collocazione in Borsa di Hera, ma casi come quello del sottopasso di via Rodi dimostrano che la politica industriale e il servizio erogato ne risentono. Infatti, nonostante i profitti e l’aumento delle tariffe quest’ultimo accresciuto in un solo anno  dell’11%, nemmeno un quarto della rete ha meno di dieci anni e sarebbe interessante sapere quanta parte di questa sia stata eseguita da quando è stata creata Hera.
Il punto è che gli utili di Borsa producono sovrapprofitti monopolisti per l’azienda, ricavi altissimi per i soci e i comuni (soci pubblici dell’azienda), ma questi ultimi troppo spesso utilizzano queste risorse per tutt’altri interventi rispetto all’ammodernamento della rete e quindi al miglioramento del servizio erogato.
L’apertura al mercato finanziario per intercettare denaro “fresco” teso a realizzare nuovi investimenti, non può essere il fine, piuttosto il mezzo per conseguire determinati obiettivi di ordine industriale, economico e, in ragione delle attività svolte, sociali.
Dal nostro punto di vista occorre stabilire le seguenti priorità:
1. Nessuna razionalizzazione a danno della occupazione ma sviluppo dei servizi all’utenza;
2. Indirizzare gli utili sui territori per rafforzare le potenzialità in tema di ricerca e innovazione di nuove realtà produttive e tecnologiche ad alta specializzazione in campi dove la compenetrazione di idee è alla base come nelle cd “nuove tecnologie” o soft economy, alle attività di riferimento come ad esempio le energie rinnovabili, la raccolta differenziata e il risparmio idrico;
3. Una politica tariffaria sempre più socialmente connotata in favore delle fasce a basso reddito (pensionati, famiglie monoreddito);
4. Una programmazione partecipata delle scelte e degli obiettivi industriali che individui il cosa, il come e il chi realizza i servizi;
5. È necessario che il Comune disponga di un efficace e penetrante potere di indirizzo e controllo e verifica nei confronti del soggetto gestore che deve superare ampiamente il semplice esercizio degli strumenti previsti dal diritto societario, riassumendo funzioni sostanziali di intervento sui bilanci di previsione e sui piani industriali.

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