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Così fan tutti?

Provocano tanta amarezza e sono sconcertanti le motivazioni di Maurizio Focchi (Presidente confindustriale di Rimini) nella difesa d’ufficio di Manlio Maggioli (presidente camera di commercio di Rimini).

Manlio Maggioli riceve un premio da Napolitano

Focchi (http://ww8.virtualnewspaper.it/rimini/) sostiene che Maggioli abbia goduto di una legge italiana per ‘scudare’ i 2 milioni che sono al centro del filone di inchiesta che la Procura di Forlì ha aperto sulla vicenda del Credito di Romagna, di cui Maggioli è socio con l’altro suo difensore in questa vicenda, il noto costruttore e proprietario di Mercatone Uno Luigi Valentini. Se è vero che Maggioli ha goduto di una legge che l’Italia è l’unico paese al mondo a contenere nel proprio ordinamento, è altrettanto vero che per produrre le somme da ‘scudare’ prima si deve commettere un reato e in merito a ciò l’Associazione Nazionale Magistrati nel 2009 commentava l’adozione del provvedimento emanato dal governo Berlusconi in questo modo: ”Si tratta di reati oggettivamente gravi, – sottolinea l’Anm – puniti con una pena massima di sei anni di reclusione, per i quali lo Stato rinuncia alla punizione, in tutti i casi e indipendentemente dall’importo non dichiarato” ( http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/economia/fisco-1/anm-scudo/anm-scudo.html).

Manlio Maggioli è peraltro padrone di una azienda che per conto del comune di Rimini e di alcune altre società a partecipazione pubblica si occupa di riscuotere le somme di multe e contravvenzioni come il caso del “vigile elettronico” in cui applicava il 12,5% degli interessi. Un’equitalia riminese gestita da chi non brilla certo per rigore e puntualità negli adempimenti fiscali  si potrebbe dire.

Maurizio Focchi, presidente confindustria Rimini

Maggioli è presidente della Camera di commercio di Rimini e le camere di commercio sono enti pubblici locali non territoriali dotati di autonomia funzionale. Ai sensi della legge 29 dicembre 1993, n. 580 esse svolgono, nell’ambito della circoscrizione territoriale di competenza e sulla base del principio di sussidiarietà di cui all’articolo 118 della Costituzione, funzioni di interesse generale per il sistema delle imprese, curandone lo sviluppo nell’ambito delle economie locali. In questa sua veste da Maggioli non solo ci si aspetterebbe, ma si dovrebbero pretendere le dimissioni e lo dovrebbe fare prima di tutto chi dovrebbe, nella sua veste di rappresentante del sistema delle imprese (confindustria, CNA, Confartigianato, ecc.)  vedere curato il proprio sviluppo dal presidente Maggioli. Mi chiedo cme curerà e come indirizzerà le imprese “invece che investire fate come me, fate espatriare dei bei milioncini di euro, magari creati dall’evasione fiscale“? Il punto, comunque, non è disquisire sullo scudo fiscale e neanche sul chi ha detto cosa. Il punto è che le  dichiarazioni di Focchi dimostrano come l’establishment economico – finanziario riminese sia tenuto insieme dalla logica del “così fan tutti” e Focchi si arrabbia con chi come il vice presidente di CNA Bugli ha timidissimamente ritenuto che la questione delle dimissioni di Maggioli sarebbe da considerare, non trovando niente di meglio da aggiungere rivolto a quelli rappresentati da Bugli (gli artgiani insomma) che: “considerando i dati emersi da studi di settore specifici e le notizie provenienti da organi di vigilanza e dalla stampa, danno alcuni componenti di tali categorie come quelli più a rischio di evasione”. Insomma, il presidente degli industriali difende il proprio associato Maggioli dicendo che anche gli artigiani evadono e più in generale Focchi difendendo Maggioli sta difendendo il sistema che è stato chiamato a rappresentare, un sistema dove l’evasione fiscale, con conseguente esportazione di capitali all’estero e successivamente scudati accomuna tutti: da chi è stato in grado di “produrre” ricchezza milionaria (come Maggioli, Valentini, i grossi imprenditori locali per intenderci) a chi esporta e quindi scuda in piccolo (l’artigiano, il barista, ecc.). Una apologia dell’evasione incentrata sulla necessità dell’evadere. La difesa non è in positivo, ma evidentemente in negativo, della serie “il più buono c’ha la rogna” per capirci e lo si dice mezzo stampa e a dirlo non è l’affezionato cliente di un bar, ma il presidente degli industriali riminesi. E’ proprio il caso di dire, riferito agli imprenditori riminesi: “così fan tutti”.

Allego un link utile sulla questione: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/23/indagato-evasione-milionaria-boss-della-piccola-equitalia/193316/

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San Marino/ Il Governo scopre la mafia ma l’opposizione tocca il nervo scoperto: lo scambio automatico di informazioni

Mafia a Rimini: un importante articolo del giornalista Roberto Galullo. Altri articoli di Galullo:

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2010/12/esclusivo1-i-miliardi-del-narcotraffico-la-ndrangheta-e-quei-versamenti-nelle-banche-di-san-marino.html

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/.services/blog/6a00e54f89b9c6883300e54f89b9c88833/search?filter.q=RIMINI

Di Roberto Galullo, 25 febbraio 2011

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/

San Marino/ Il Governo scopre la mafia ma l’opposizione tocca il nervo scoperto: lo scambio automatico di informazioni

Due giorni fa, in Consiglio grande generale, tra il rusco e il brusco la simpaticissima (!) Segretaria di Stato agli Affari esteri Antonella Mularoni, prendendo spunto dalle (ennesime) notizie di infiltrazioni delle mafie sul Titano riportate dai media locali, ha detto sostanzialmente che:

1) è il suo Governo che ha denunciato per primo la mafia da quelle parti;

2) il mattone è un investimento sensibile per le mafie e San Marino non fa eccezione; 3) la collaborazione tra Italia e San Marino è fitta come i capelli di un cantante rasta giamaicano.

Le opposizioni hanno ascoltato e (mi dicono) un sito di San Marino, ieri, ha titolato: “Sulle mafie Mularoni dà ragione a Galullo”. Il che, francamente, non è un merito ma è la pura verità: le mafie sul Titano inzuppano da sempre il biscotto come farebbe un poppante nella scodella di latte e soltanto la politica con la p minuscola e tutta la classe dirigente complice (a partire da quella finanziaria) potevano non accorgersene.

LE DICHIARAZIONI DI MULARONI

Questa premessa serve per fare tre riflessioni sulle tre sintesi di Mularoni:

1) dire che le mafie sono sensibili agli investimenti nell’edilizia è come scoprire che l’acqua oltre che calda può essere anche fredda o magari persino tiepida o freddina;

2) che sia stato suo il Governo a denunciare per primo le mafie a me non frega assolutamente una cippa ma ricordo che nel mio libro “Economia criminale”, un ex consigliere sammarinese racconta che nel 2003 (8 anni fa, dunque!) in pieno Consiglio grande generale sfanculò un suo collega parlamentare che gli chiedeva conto a brutto muso delle denunce contro le infiltrazioni mafiose. Lo fece voltare verso il Monte al termine delle riunione e gli disse: “Le vedi tutte quelle gru? Hai bisogno di altre prove?”;

3) i rapporti tra Italia e San Marino sono talmente buoni che qualche leccapiedi del Governo, alcuni mesi fa, annunciava: “La firma è cosa fatta”. Credeva che l’Italia fosse come le Isole Samoa (in realtà le Isole Samoa sono più serie dei politici che governano il mio Paese ma non diciamoglielo).

Peccato che a settembre il ministro italiano Giulio Tremonti, incontrando a Roma in un bar un consigliere sammarinese che gli chiedeva perché la firma bilaterale ritardasse, gli disse con la solita simpatia che lo contraddistingue: prima lo scambio automatico di informazioni, la riduzione delle vostre banche e delle vostre finanziarie, la lotta alla criminalità organizzata e la nomina del presidente della Banca centrale. Vedere cammello, apporre firma.

DI QUATTRO COSE, UNA

Di queste quattro cose l’unica che è stata fatta (e tra mille traversie) è l’ultima. Per le altre mi vien da ridere solo a pensarci:

1)     Le banche e le finanziarie (indagini della magistratura a parte, che in qualche modo stanno incidendo) sono sempre le stesse;

2)     2 la lotta alla criminalità organizzata è talmente…organizzata che la relazione sulla mafia a San Marino, che il dirigente del Tribunale Valeria Pierfelici avrebbe dovuto produrre per il 1° gennaio 2011 è ancora nei cassetti. Avevo – nella mia immensa generosità – messo a disposizione gratuitamente le mie inchieste e le mie umili conoscenze sul punto perfino al Segretario di Stato alla Giustizia Augusto Casali, ma di quella relazione, per ora, nemmeno l’ombra. E il bello è che nessuno – e Casali? – la reclama pubblicamente! So perfettamente che a San Marino non sfugge una riga di quel che scrivo e dunque l’offerta è ancora valida: mi volete? So anche che Pierfelici vuole chiudere tutto per marzo. La domanda è: ma la Gendarmeria – che in primis sarebbe deputata a fornire e cercare notizie di prima mano – è in grado di produrre risultati propri investigativi utili alla causa oppure quel che sa è frutto di notizie rabberciate che riceve negli (sporadici) contatti con le Istituzioni italiane magari da qualche ritaglio di giornale? La colomba pasquale (forse) ci porterà l’opera omnia sulla mafia a San Marino vista dall’interno e potremmo saperne di più.

3)     Quanto ai rapporti tra Italia e San Marino e agli splendenti esempi di collaborazione non rido. Perché non c’è da ridere. Le Procure italiane – tanto per fare un esempio – debbono studiare codici e cavilli per istruire le rogatorie e anche quando sono a prova di bomba e giudici ammazzasentenze, c’è sempre qualcuno che a San Marino ne sa una più del diavolo per fare scudo (anche fiscale) a quella che è la culla e la tomba di San Marino: il segreto bancario.

LA CHIACCHERATA CON FOSCHI (SU)

Debbo dire che – dopo l’intervento di Mularoni e dopo quel titolo, la mia mail e il mio cellulare sono stati raggiunti da molti sammarinesi, felici di scoprire che finalmente anche il proprio Governo prende a cuore il problema.

Il mio cellulare ha raggiunto invece quello di Ivan Foschi capogruppo in Consiglio grande generale di Sinistra Unita ed ex Segretario di Stato alla Giustizia.

Una chiacchierata tra le tante che, sistematicamente, faccio con persone del Titano. Volevo il suo giudizio sul discorso di Mularoni, visto che ero sorpreso dal silenzio delle opposizioni. “Sto lavorando al comunicato stampa che invieremo nelle prossime ore”, mi ha detto Foschi. Bravo, così almeno ci mediti su. E cosa ci scriverete? gli ho chiesto. “Che i primi a parlare di permeabilizzazione alle mafie siamo stati noi. Da noi c’era gente che mi diceva di prendere la cosa sottogamba e che dovevo invece occuparmi delle cose serie”. Ma perché Mularoni proprio ora si è decisa ad affrontare l’argomento?

Ha voluto cavalcare l’onda emotiva – ha detto Foschi tutto d’un fiato – visto che non riesce a produrre nessun risultato con l’Italia, in primis per colpa proprio di San Marino”.

E poi cosa altro scriverete nel vostro comunicato stampa? La risposta: “Le ricorderemo che gli 8mila appartamenti sfitti sono emersi, nel 2008, grazie al censimento del precedente governo”. E non siete curiosi di sapere quanti sono oggi, visto che il mattone è una variabile nel mercato dell’economia oltre che un campanello sensibile delle mafie? “Il dato – mi ha seraficamente risposto – non è aggiornato e da tempo chiediamo la riforma del catasto”. Ma che vuol dire che il catasto sammarinese non è aggiornato? “Oggi i vari uffici pubblici, catasto, stato civile, e via di questo passo e le loro banche dati – continua nel suo ragionamento Foschinon dialogano a livello informatico. La difficoltà delle verifiche è proprio questa: magari il tizio X risulta nella banca dati dello allo stato civile ma non c’è nessun controllo incrociato. Non si fanno i controlli neppure con chi eroga i servizi pubblici. Mai fatti. L’informatizzazione è all’anno zero e tutto viaggia a livello cartaceo”.

Scusi Foschi ma se non esiste dialogo telematico neppure tra i vostri uffici come pensa San Marino di scambiarsi automaticamente le informazioni con l’Italia?

Guarda Roberto – è la risposta raggelante di Foschi – che è il sistema bancario e finanziario sammarinese che per la gran parte non vuole lo scambio automatico di informazioni. Solo le imprese serie hanno detto che chi si oppone allo scambio automatico di informazioni sbaglia”.

Eccolo il punto, l’unico vero punto per il quale la firma con l’Italia non arriva e le mafie godono come un(a) diciottenne in calore: l’assenza nello scambio automatico di informazioni. Se ci mettiamo, oltretutto, che bisognerà magari ricorrere a degli infaticabili piccioni viaggiatori per far transitare le notizie da Roma al Titano e viceversa, c’è poco da stare allegri. Foschi conclude: “Ci servono due anni di tempo, ha detto il Governo, perché San Marino sia in grado di attuare lo scambio di informazioni ma Tremonti ha risposto:no, subito o niente firma”.

Subito? Con calma Tvemonti. Deve mettersi in fila. Prima deve arrivare la copia  – magari rigorosamente cartacea – dell’opera omnia sulla mafia a San Marino a opera del Tribunale. Poi dovranno essere covati, allevati e pasciuti i piccioni viaggiatori per le incombenze urgenti da scambiarsi (sempre sperando che non li impallinino strada facendo). Poi si dovrà ridurre il numero di banche e finanziarie che sul Titano proliferano come un batterio in laboratorio e poi con calma – e per piacere – si può pensare di affrontare lo scambio automatico di informazioni.

Vedrete che anche su questo Galullo avrà ragione (anche se spero di non averla).

r.galullo@ilsole24ore.com

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia nuova trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.45 circa e in replica poco dopo le 00.05. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

p.p.s. Il mio libro “Economia criminale – Storia di capitali sporchi e società inquinate” è ora acquistabile con lo sconto del 15% al costo di 10,97 euro su: www.shopping24.ilsole24ore.com. Basta digitare nella fascia “cerca” il nome del libro e, una volta comparso, acquistarlo

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Lettera aperta sul fenomeno mafia a Rimini

Rimini, 27 febbraio 2011
Nella prima metà degli anni ’80 l’allora sindaco di Rimini Zaffagnini, in occasione di una conferenza del Pci lanciò un allarme sul pericolo di infiltrazioni mafiose nel territorio riminese.

Eugenio Pari

Nel 1993 il Giudice Morosini, in occasione di una pubblica conferenza sulla relazione della Commissione antimafia, snocciolò una serie di dati sul fenomeno di infiltrazione mafiosa nel nostro territorio, in quell’occasione il direttore di un quotidiano locale gli spiegò “che quei dati era meglio non pubblicarli perché avrebbero creato un allarmismo nocivo all’immagine turistica”.

Nel 1995 il Dipartimento investigativo antimafia aveva segnalato alle Istituzioni locali la presenza di più di 2.000 tra boss e affiliati in Emilia Romagna.

Da anni, questi episodi riportati lo testimoniano, il fenomeno dell’infiltrazione mafiosa a Rimini è una preoccupante realtà. Per molteplici motivi le amministrazioni e le istituzioni locali hanno fornito risposte francamente al di sotto della portata del problema. Amaramente prendiamo atto di una impasse delle istituzioni, però la società civile non è stata ferma così va riportata l’attività di associazioni come “vedo sento e parlo”, dei giovani che periodicamente si recano a lavorare volontariamente nei terreni confiscati alla mafia e di autorevoli studiosi come il Prof. Ennio Grassi. È proprio il caso di dire che la società è molto più avanti e vigile dell’intera classe politica.

Il problema della criminalità organizzata è un problema che va al di là delle divisioni politiche, un problema che investe tutta la società e le sue componenti partendo dalle associazioni economicamente più rappresentative come quelle datoriali, del commercio e dall’intero settore bancario. Per iniziare a contrastare la criminalità organizzata bisogna prima di tutto far rispettare le normative esistenti come il codice dei contratti pubblici (D.L. 163, art. 118, comma 11) che obbliga gli appaltatori e le committenze alla trasparenza e rimanendo nel campo dell’applicazione legislativa contrastare risolutamente le forme di lavoro nero e grigio, il dispositivo della legge regionale sul contrasto alla criminalità organizzata fa leva sull’applicazione di questa norma.

Occorrerebbe altresì riuscire a controllare la filiera dei flussi di denaro che per motivi di vicinanza rispetto alla Repubblica di San Marino rende molto appetibile dal punto di vista logistico la nostra realtà per le organizzazioni criminali. Occorre sostenere una cultura della legalità, nelle giovani generazioni e nella classe imprenditoriale. Scegliere di stare dalla parte della legge deve essere un percorso sostenuto dalle istituzioni locali. In questo senso credo che un primissimo passo delle istituzioni locali potrebbe essere la reintegrazione del corso di Storia della criminalità organizzata che, invece, è stato annullato presso la sede universitaria di Rimini, un corso che era seguitissimo e tenuto da uno dei massimi esperti del settore il Prof. Ciconte.

Le ragioni di questa piaga sono note, sostenere che per contrastare questo fenomeno bastano gli anticorpi della collettività riminese è autoconsolotario ed errato, perché è nella comunità riminese che le organizzazioni criminali stanno dilagando. Infine una citazione del Magistrato Pier Camillo Davigo: “ la criminalità organizzata è vendita di protezione privata, mentre la corruzione è vendita di poteri pubblici. L’Italia rischia di diventare il primo paese occidentale in cui la corruzione è arrivata a un livello che gli specialisti definiscono di state capture: questo significa che uno o più soggetti privati prendono il sopravvento sull’esercizio del potere decisionale dell’agente pubblico”.

Non serve più lanciare allarmi o sostenere che occorrono iniziative, oppure, ancora, fare appello agli anticorpi sociali dei riminesi, occorrono iniziative da parte delle Istituzioni locali ora e subito.

Eugenio Pari

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