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Speriamo bene…

Di Eugenio Pari

 

Il 14 maggio 2011 l’attuale sindaco Gnassi in merito alla crisi aziendale dell’SCM che allora colpiva 70 lavoratori dichiarava a Il Fatto quotidiano (link:http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/14/il-faccia-a-faccia-del-fatto-tra-i-candidati-a-rimini/111200/) : “Aprirò un tavolo di crisi aziendale per dare una risposta di prospettiva alle 70 famiglie”. Oggi che i lavoratori coinvolti sono 90 ci chiediamo quali siano le intenzioni del sindaco, visto che nella recente crisi del mese di settembre fra le tante voci che si sono ascoltate è mancata proprio quella del Comune. A questo scenario si aggiunga anche che l’azienda Mercatone Uno ha aperto una procedura di mobilità a livello nazionale che coinvolge oltre 400 persone in 6 regioni diverse, al momento Rimini non parrebbe coinvolta ma secondo la Fisascat-Cisl, sindacato che ha fatto emergere la situazione, i lavoratori dei punti vendita riminesi rischiano di essere coinvolti presto.

Nella stessa intervista, in merito alla criminalità organizzata, l’attuale sindaco dichiarava che: “assumerei il protocollo sulla legalità che consente di proteggersi dall’infiltrazione mafiosa. Va anche rivisto il meccanismo degli appalti col criterio del massimo ribasso”. L’ultima operazione della magistratura volta a contrastare un racket delle scommesse clandestine con importanti influenze della camorra è del 24 settembre, un quotidiano locale lunedì 26 settembre apriva con un articolo in cui si spiegava che il clan camorristico dei Fidanzati ha da anni messo le proprie radici in riviera. Le intercettazioni del boss Vallefuoco coinvolto nell’operazione “Vulcano” dimostrano chiaramente che nelle attività criminali sono coinvolti da tempo anche professionisti riminesi, sicché il tema degli anticorpi che la comunità riminese avrebbe da tempo risulta infondato.

Tralasciando, al momento, temi come il lavoro nero, l’evasione fiscale, la riqualificazione ambientale ci chiediamo che cosa si stia facendo per dare coerenza con atti politici e amministrativi alle affermazioni rilasciate in campagna elettorale. Insomma, a che punto è il tavolo di crisi aziendale promosso dal Comune? Soprattutto, il Comune che cosa pensa di fare, come pensa di muoversi rispetto al processo di desertificazione industriale e occupazionale in atto da diversi anni a Rimini? E l’osservatorio sulla legalità?

È vero, sono solo 4 mesi che questa giunta e il suo sindaco si sono insediati, ma un antico adagio recita che “il buon giorno si vede dal mattino” e se comune e provincia si sono dimostrate, almeno sulla stampa, attivissime in merito alle nomine in aziende partecipate come la società Palacongressi, forse per colpa della stampa, questo attivismo su temi come lavoro e politiche per la legalità ci sembra essere andato poco oltre le semplici enunciazioni.

Peraltro sono apprezzabili prese di posizioni come quella sul Capodanno, in cui, finalmente, si chiede ai privati di sostenere i costi per la diretta Rai (infatti quest’anno non ci sarà diretta Rai, visto che poi non era così importante?!), proprio per questo speriamo che si faccia qualcosa e si faccia presto anche sui temi sopra richiamati.

Attendiamo fiduciosi!

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Pazzaglia: “Il sindaco è succube dei poteri forti”

Corriere di Rimini, 11.10.2010 pag. 6

Capodanno Rai. Durissima presa di posizione del consigliere Pd dopo l’annuncio che lo show del 31 dicembre ci sarà

Pari (Sel): “Scelta incommentabile. Non dovevamo aspettare la Murri per passare all’opposizione”

RIMINI. “Una delusione atroce e una conferma: questa amministrazione, questo sindaco, vivono letteralmente fuori dalla realtà. E Ravaioli è succube dei poteri forti”.

Non lascia spazi a margini interpretativi lo sfogo di Fabio Pazzaglia, consigliere del Pd “sospeso” a tempo indeterminato dal primo cittadino dai lavori della maggioranza e anche dai lavori del partito per aver votato contro la “riqualificazione” della colonia Murri.

“Sono arrabbiato e amareggiato. Con quei 6-700 mila euro che si spenderanno per contenti gli albergatori. Per fare un piacere a pochi non diamo una mano a quella grande fascia di famiglie bisognose della nostra città (180 quelle da lui citate nel corso del consiglio comunale del 30 settembre scorso ndr): questa montagna di soldi sarebbe sufficiente a garantire in toto l’assistenza sociale, domiciliare e quant’altro”. Il consigliere del Pd ne ha anche per quelli che lui chiama poteri forti, in questa circostanza gli albergatori: “Se proprio non possono fare a meno di una cosa come questa, veramente secondaria e superflua in un momento dove decine di famiglie riminesi non riescono ad arrivare alla  fine mese, aprano il portafoglio e se la paghino di tasca loro”.

Di “decisione incommentabile” parla anche Eugenio Pari (Sel). “In realtà di riflessioni se ne possono far due. La prima è che la politica della Giunta Ravaioli potrebbe tranquillamente essere fatta da una giunta guidata dal Pdl. La seconda è che sono sempre più convinto che non dovevamo aspettare la delibera Murri per passare all’opposizione, dovevamo farlo molto prima”. Pari ha un diavolo per capello. “Con i soldi che saranno investiti per Capodanno si potrebbero raddoppiare le ore per l’assistenza domiciliare”. Invece ‘inspiegabilmente’ si continuano a prediligere vantaggi mirati e usare una formula come quella del San Silvestro in tv che non porta nulla se non a una ristretta fascia della città”.

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Compagni di merende

Di Loris Campetti, il manifesto 23 settembre 2008 – www.ilmanifesto.it

Una compagnia di giro incombe sui cieli d’Alitalia. Brandendo un cannone che ha sovrimpressa la parola d’ordine della cordata, “italianità”, minaccia di abbattere la nostra flotta. Berlusconi ha arruolato 16 capitani, sottotenenti e marescialli – coraggiosi di fa per dire, dato che dall’inizio sognano solo di imboscarsi per poi ritirarsi in buonordine. Ma la delega più importante il Cavaliere l’ha affidata ai giornali e alle tv di complemento. In un mondo dove una notizia esiste solo se lo decidono i media, se non esiste se la inventano, Berlusconi non si accontenta di dettar legge sulla metà delle reti e dei giornali, di cui è padrone, e a colpi di egemonia si fa largo fino in via Solferino (patria del Corriere), straborda a Saxa Rubra (la corazzata Rai, non esclusa l’ammiraglia Tg1) e arriva fino a piazza Barberini (voi non lo sapete, è qui che viene elaborato il Riformista – pensiero).

I compagni di merenda hanno un obiettivo chiaro: colpire a morte la Cgil, causa di tutti i mali. L’arma usata è, per ora, l’Alitalia e i suoi 18.500 ostaggi, usati come proiettili da spedire contro Guglielmo Epifani e il suo quartier generale. È colpa del segretario della Cgil se il più improbabile e odioso dei piani per liberarsi della compagnia di bandiera è fallito. Domani potrebbe essere ancora Epifani il killer, da mettere alla gogna, di un altrettanto improbabile accordo con Federmeccanica che pretende dai sindacati subalternità e complicità e dai lavoratori braccia, cervello e sangue – prendi tre paghi uno. Direttori ed editorialisti non pretendono da Epifani il consenso sull’operazione truffaldina di Berlusconi, si accontentano di una firma, insomma che si adegui.

Se poi Epifani risponde: trattiamo ancora, cerchiamo un’intesa condivisa, ma ottiene un secco rifiuto da chi vuole comandare e non trattare, i cannoni si posizione e sparano ad alzo zero contro di lui. I compagni di merenda sognano un campo di battaglia in cui siano gli stessi lavoratori a colpire a morte la Cgil. A questo scopo intervistano quinte colonne e agitano una seconda “marcia dei 40mila” arruolando piloti e dissidenti: purtroppo per loro, riescono ad armarne non più di un’ottantina.

Quel che non si accetta della “resistenza” di Epifani è l’idea che senza il consenso dei piloti e degli assistenti di volo, cioè di chi consente ai nostri aerei di alzarsi in cielo, qualsiasi accordosarebbe carta straccia, destinato al fallimento. Ma cosa volete che capisca di queste “sottigliezze”, chi ha in testa un modello autoritario e centralista delle relazioni sindacali, ma anche sociali, politiche, umane? Arruolare Epifani nelle fila dell’ “estremismo”, come fa il vicedirettore del Corriere ed ex sindacalista (della Uilm, frazione di sinistra), Dario Di Vico, vuol dire ignorare la sofferenza con cui il segretario della Cgil, a differenza dei suoi colleghi di Cisl e Uil, sceglie di non adeguarsi, cioè di non accettare quel che non è accettabile dai lavoratori e dal suo stesso sindacato e di non firmare a nome di chi non rappresenta. La democrazia non è un fatto di metodo, è sostanza.

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