Archivi tag: Pdl

REPLICA DI EUGENIO PARI (CAPOGRUPPO SEL RIMINI) ALLE DICHIARAZIONI DI RAVAGLIOLI (CAPOGRUPPO PDL) IN MERITO ALLA DELIBERA VIA PORTOFINO

Il capogruppo del Pdl Ravaglioli si dice scandalizzato dalla connivenza di SEL rispetto alla cosiddetta variante del sottopassaggio di via Portofino. Tanto per chiarire: non abbiamo la benché minima intenzione di confonderci con questa “opposizione” che per almeno 12 anni è stata, essa si, connivente con le colate di cemento che noi invece abbiamo sempre combattuto in Consiglio e nella città. E oltre al fatto che giovedì sera non ci fossero i numeri per far mancare il numero legale, noi con il Pdl non vogliamo avere proprio nulla a che fare. La vera connivenza è la loro e si è sempre verificata sulle scelte di cementificazione in cambio di posti e prebende nei Cda delle aziende partecipate come dimostrato dai fatti, in ossequio alle regole dettate dal patto consociativo che ha bloccato la città, in pieno accordo con il partito che veramente governa Rimini: quello della rendita a cui aderiscono anche quelli del centrodestra.
Noi di SEL, invece, abbiamo sempre fatto delle idee la nostra forza, per essere liberi di poter dire ciò che abbiamo sempre detto abbiamo fatto scelte importanti come dimetterci da incarichi istituzionali e non quelli del sottobosco della politica. Nei Cda delle aziende riminesi non siede alcun esponente del nostro movimento e sfido a dimostrare il contrario è questa la differenza tra la noi e gli altri. E’ una scelta non moralistica, ma etica, è una scelta che non pretendiamo di imporre agli altri, ma che esprime il nostro modo di interpretare l’impegno politico, che regola il nostro rapporto con gli altri partiti e con la maggioranza di centrosinistra da cui ci siamo allontanati non perché fossimo in attesa di nominare un assessore, ma perché non condividiamo alcune scelte. La nostra non appartenenza alla maggioranza non è pregiudiziale, in quanto sulle scelte che riteniamo accettabili abbiamo votato e voteremo a favore.
Politicamente lavoreremo con tutte le nostre capacità non solo per creare un alternativa alle logiche sbagliate che hanno dettato scelte anch’esse sbagliate delle giunte Ravaioli, ma per proporre un’alternativa al consociativismo sostenuto e alimentato con incarichi, cammarille e prebende di cui il Pdl si è sempre servito negli anni.
Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , ,

Sondaggio Politico-Elettorale

Porta a Porta – pubblicato il 14 settembre 2010 nel corso della trasmissione Porta Porta Rai 1

Pubblicato il 22/9/2010.

<!–

–>

Autore:
CRESPI RICERCHE
Committente/ Acquirente:

Porta a Porta

Acquirente:

Criteri seguiti per la formazione del campione:

Sondaggio telefonico a livello nazionale

Metodo di raccolta delle informazioni:

Interviste telefoniche condotte con metodologia C.A.T.I

Numero delle persone interpellate e universo di riferimento:

1000 interviste

Data in cui è stato realizzato il sondaggio:

Tra il 06/09/2010 ed il 13/09/2010

QUESTIONARIO

QUESITO n.1
Domanda : Se ieri si fossero tenute le elezioni politiche nazionali, Lei per quale partito avrebbe votato?……. . .
Risposta: Pdl 30,0%; Lega Nord 12,3%; La Destra 2,5%; Udc 6,5%; Futuro e Libertà 6,9%; Alleanza per l’Italia 0,8%; MPA 0,9%; PD 24,6%; IDV 6,5%; Sinistra ecologia e Libertà 4,0%; Rifondazione C+Comunisti I. 1,2%; Lista Pannella-Bonino 1,0%; Verdi 0,5%; Movimento 5Stelle 1,6%; Altri 0,7%.
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , ,

Sondaggio Politico-Elettorale

 Se domani si votasse per le elezioni politiche, per quale pèartito voterebbe?.
 

Sondaggio Politico-Elettorale

Osservatorio SKY Digis – Pubblicato all’interno del TG SKY del 19 luglio 2010

Pubblicato il 19/7/2010.

Autore: Digis S.r.l.

Committente/ Acquirente: Digis S.r.l.

Criteri seguiti per la formazione del campione: Campione rappresentativo dell’universo di riferimento per sesso, età, area geografica, ampiezza comune di residenza e condizione professionale

Metodo di raccolta delle informazioni: Interviste telefoniche assistite dal sistema C.A.T.I.

Numero delle persone interpellate e universo di riferimento: Totali casi:1000 – Universo di riferimento: popolazione italiana maggiorenne

Data in cui è stato realizzato il sondaggio: Tra il 16/07/2010 ed il 17/07/2010

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , ,

Vendola: «Così sfido la sinistra»

di BEPI MARTELLOTTA

Gazzetta del mezzogiorno, 18.07.2010

 http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=351324

 Il sole picchia forte nella piccola «Woodstock» di Baia S. Giorgio: niente musica, ma «fabbriche» di ragazzi che si

Nichi Vendola

confrontano sui temi di attualità e provano a costruire «la nuova sinistra». Lui, Nichi Vendola, ne è convinto: da questo angolo di mare alle porte di Bari non può nascere un inutile partito della sinistra (che farebbe solo il solletico al transatlantico Pd), ma un movimento che provi ad arginare la deriva del Paese. E il traghettatore-leader ha già preso in mano il timone: questa volta anche gli «apparati», come accaduto in Puglia con le primarie, dovranno seguirlo.

Presidente, a Bari le grandi prove per la leadership del centrosinistra del 2013?

«Siamo di fronte al paradosso: nel momento in cui emerge tutta la feccia di un potere osceno, violento, che ha come proprie sentinelle camorristi e massoni, nel momento in cui c’è uno strappo così forte nel berlusconismo e comincia a percepirsi la caduta, il centrosinistra continua ad essere in affanno. Siamo governati da cannibali, si stanno cibando della nostra Costituzione e dei diritti umani, sociali, di libertà. La nostra è una Repubblica delle Banane, un Paese perduto, che va verso la catastrofe. La destra procede con i carri armati alla devastazione della civiltà giuridica e sociale e il centrosinistra che fa? Arranca, tira fuori formule di governi tecnici improbabili. Non c’è più tempo: bisogna che la sinistra riconnetta la politica con la vita, segua i cartelli segnaletici che indicano Pomigliano e Melfi, la libertà delle donne e la ricerca, il Welfare e il Mezzogiorno, tutti i luoghi oggetto della macelleria sociale della destra: solo così il centrosinistra, invece di sentirsi sconfitto in partenza e aver paura perfino di evocare le elezioni anticipate, potrà smetterla di combattere la destra con la sindrome di Zelig.

Addio partiti, avanti con le «fabbriche»?

Io qui non ho l’alleanza della vittoria, ma ho il motore di un processo politico che spazza via i vizi e le vecchie culture del ceto politico per incrociare la domanda di cambiamento di un popolo e l’idea che si può vincere. Qui, nelle “fabbriche”, non si costruisce un corpo, un partito, un alleanza strutturata: siamo l’alito che consente a un corpo di avere un’anima.

Sì, ma poi bisogna andare alle urne e vincere. Come?

Serve un’allenza e un programma che metta insieme la questione sociale e quella democratica: l’Italia sta diventando un paese del Sudamerica degli anni ‘70. Altro che governi tecnici, qui c’è bisogno di un fronte largo di opposizione democratica e c’è bisogno ora di mettere in piedi il cantiere dell’alternativa del berlusconismo. In ballo non c’è la vittoria alle urne, ma la liberazione della Paese.

Fuori dalla battaglia politica, sembra però non aver retto anche il «fronte» dei governatori contro le politiche del governo che lei accusa.

Ci sono due governatori della Lega che vedono con favore le norme clientelari a favore della Padania in Finanziaria, ma il giudizio sulla manovra è unanime e dice che è insostenibile per qualsiasi regione. È una manovra che smantella il Welfare e lo sviluppo, è una manovra che taglia la vita non gli sprechi, taglia la carne viva del Paese: questo lo dicono Formigoni, Iorio, Caldoro e lo comincia a dire Scoppelliti, governatori del Pdl di Nord e Sud. Gli unici che non lo capiscono sono gli uomini della destra pugliese, il più sublime esempio di alto tradimento delle loro comunità. Gli Azzollini e i Fitto sono dei piccoli gendarmi leghisti e sarebbero imputabili di alto tradimento per quello che hanno fatto con questa Finanziaria, il primo facendosi alfiere dei più vergognosi emendamenti leghisti e il secondo dicendo che è giusto che il Sud perda risorse, perché non le ha sapute spendere bene.

Oltre la manovra, c’è il Patto di stabilità che obbliga la Puglia al rientro.

Noi violiamo quel Patto per la follia delle regole. Per rispettarlo non dovremmo spendere i soldi della spesa comunitaria: significa che nel 2011 non dovremmo spendere nulla di 1,2 miliardi di euro di fondi Ue: se superiamo di 150 milioni di euro la spesa, lo sforiamo. Qualcuno dovrà pure risponderci a questa domanda, che faremo rimbalzare da Bari a Roma a Bruxelles.

E la sanità? Nel 2005 accusò Fitto di tagliare gli ospedali e oggi è costretto a fare lo stesso. Cos’è, una nemesi?

Il razionamento ci è imposto dal governo con una violenza contabile impressionante: non ci chiedono quanti posti letto tagliamo, ma quante risorse corrispondenti riduciamo. Ci impongono i ticket e, nonostante dalla Puglia sia arrivato un piano draconiano, volevano imporci pure le tasse. È una modalità demenziale questo rigore: tre anni di piani di rientro della Sicilia hanno provocato un aumento di 6mila lavoratori precari, così come razionare le risorse un anno significa decuplicare il disavanzo l’anno dopo.

Dunque, tagli agli ospedali come fece Fitto. Non la preoccupa la rivolta delle comunità?

Se fosse vero che sto portando a compimento l’opera di Fitto, la destra pugliese dovrebbe applaudirmi. La verità è che Fitto non ha chiuso neanche un ospedale, ma ne ha resi agonizzanti tanti: ha stressato la domanda di salute per rendere limpido il bilancio. Noi abbiamo invertito il trend: abbiamo coperto col Bilancio autonomo della Regione i disavanzi che si producevano per rispondere al diritto alla salute dei cittadini e abbiamo fatto un’operazione verità sui bilanci. Certo, oggi c’è la manovra di rientro: avrei voluto farla con più gradualità, ma non c’è dubbio che un piccolo ospedale non solo non ha professionalità e tecnologie ma costa di più. I cittadini non vogliono l’ospedale sotto casa, ma la risposta alla domanda di salute. Non tanti ospedalini, ma tanti luoghi di cura: da questo punto di vista continuiamo a perseguire il piano della salute. Abbiamo cominciato e continueremo a spiegarlo alle comunità: i cittadini hanno chiaro ciò che sta accadendo, il delitto che la destra sta compiendo nei confronti del Sud è evidente. Lo sanno tutti e noi lo spiegheremo nel dettaglio.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

LETTERA APERTA SULLA VICENDA SCM

manifestazione all'SCM

Di nuovo sulla vicenda SCM, questa volta perché la “novità” è rappresentata dalle dichiarazioni di Aureli. Sostenere, come fa lui, che o riceve l’appoggio incondizionato di tutta la politica locale oppure è pronto a trasferire la produzione in Cina oBrasile è sostenere un ricatto puro e semplice.

Sorprende verificare anche in questo caso la trasformazione di chi quando i profitti crescono sale alla ribalta per posizioni liberal, diventando in rigido “padrone della ferriera” quando questi profitti, che peraltro hanno prodotto scarsissimi incrementi retributivi, tendono a ridursi. I sacrifici che vengono richiesti ai lavoratori, in un momento del genere dovrebbero essere sostenuti anche dalle imprese che, invece, scaricano sulla collettività e sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori i costi della crisi.

Io credo che la deroga contrattuale sul’organizzazione del lavoro all’interno dell’SCM, a cui la FIOM si è opposta e che ha fatto inalberare la dirigenza e la proprietà aziendale, sia prima di tutto una questione sindacale. Ma i progressivi attacchi della proprietà nei confronti del sindacato maggiormente rappresentativo dei lavoratori stia via via facendo calare la maschera sulle vere intenzioni di Aureli, cioè trasferire la produzione laddove è maggiormente remunerativo, laddove il livello dei diritti sindacali è più basso. Allora, questa questione, da sindacale diviene di interesse rilevante per l’intera collettività.

In questo caso non si possono non rilevare profonde analogie con la vicenda FIAT di Pomigliano d’Arco. Il metodo di gestire le relazioni industriali è tornato ad essere, come negli anni ’50, quello del ricatto prima di tutto esercitato sui lavoratori e quindi al territorio, minacciando la fuga in paesi economicamente più vantaggiosi per l’impresa. D’altra parte come si spiega il fatto che Aureli abbia imposto un diktat di questo tipo?

Credo che, rispondendo al dettato costituzionale il quale dovrebbe essere la bussola gli amministratori locali e per i parlamentari, l’impresa sia una ricchezza per la società nella misura in cui essa abbia una funzione sociale. Quindi, stando così le cose è sbagliato invocare un sostegno delle amministrazioni senza alcuna prospettiva sulla ricaduta sociale delle scelte di un’impresa e ancora più sbagliato sarebbe accordarlo. Chiedere sacrifici ai lavoratori, come, tra l’altro, se non ne avessero fatti e non ne stessero facendo già abbastanza, rinunciando all’applicazione di un elemento contrattuale, senza alcuna prospettiva di continuità lavorativa è ingiusto. Avviare l’ingresso di lavoratori alla produzione di fronte all’incremento degli ordinativi è nell’ordine delle cose, ma in questo caso, in assenza di prospettive che indichino un vero rilancio e continuità produttiva nel tempo, il rischio che terminato l’ordinativo i lavoratori se ne tornino a casa e l’azienda proceda comunque verso la delocalizzazione è ben più che evidente e le amministrazioni locali devono assolutamente sventarlo.

Io aggiungo un riferimento personale, ho assistito più volte prima come assessore provinciale all’urbanistica e poi come consigliere comunale a proposte bi partisan di cambiare destinazione d’uso allo stabilimento delle Celle da produttivo a residenziale – direzionale. Qualora queste proposte dovessero andare in porto, senza alcun progetto industriale a sostegno della continuità produttiva e lavorativa, a vantaggio di chi andrebbero? E, aggiungo, la vicenda di questi giorni si appresta ad essere il casus belli con cui accelerare da un lato la delocalizzazione e dall’altro la monetizzazione speculativa di una trasformazione d’uso degli stabilimenti produttivi. Il saldo di questa operazione sarebbe a tutto svantaggio dei lavoratori e del nostro territorio che procederebbe lungo la strada della desertificazione industriale.

Infine, questa deroga contrattuale è una deroga normativa, è una deroga che prelude ad un progetto generale di soppressione e riduzione dei diritti costituzionalmente garantiti, il combinato disposto di rapporti lavorativi sempre più basati sul rapporto lavoratore – datore fa saltare il principio normativo per cui in un contratto è da garantire maggiormente la parte più debole ossia il lavoratore uniti a contratti sempre più territoriali va inquadrato nel processo di controriforma del diritto del lavoro portato avanti dal governo che addirittura Napolitano si è rifiutato di controfirmare.

Non esiste alcuna temporaneità alla sospensione dei diritti di chi lavora, ciò rappresenterebbe un varco che trasformandosi in voraggine coinvolgerebbe non solo gli interessi e i diritti dei lavoratori direttamente coinvolti, ma la complessità delle lavoratrici e dei lavoratori a prescindere dalle categorie in cui sono impiegati. Questà è la posta in gioco. Se qualcuno come Pizzolante, deputato Pdl, attacca pesantemente la FIOM e la CGIL non lo fa certo per sostenere gli interessi generali dei lavoratori, né quelli del nostro territorio e tantomeno in nome di chissà quale modernità. Lo fa unicamente perché in questo caso è più facile, molto più facile, stare dalla parte del più forte fare ciò che i conservatori come lui hanno sempre fatto nella storia.

Eugenio Pari
Consigliere comunale SEL Rimini

 

Rimini, 22.06.2010

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , ,

Sondaggio politico elettorale

Sondaggio IPSOS per puntata di BALLARO’del 2 febbraio 2010 – “Lavoro e giustizia”.  Pubblicato il 3/2/2010

http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/

Contrassegnato da tag , , , , , , ,

Sondaggio Politico-Elettorale

Sondaggio Politico-Elettorale

 Sondaggio IPSOS per puntata di Ballarò del 26 gennaio 2010 – “Gli schieramenti e il governo di fronte al voto regionale” Pubblicato il 28/1/2010.

 Domanda : In caso di nuove elezioni, quali di queste liste o partiti voterebbe?.

Federazione della Sinistra (Prc + Pdci) 2,3%; Sinistra Ecologia Libertà 2%; Verdi 0,8%; Partito Socialista Italiano 0,3%; PD 29,5%; Lista Pannella – Bonino 1,1%; Italia dei valori (Lista Di Pietro) 6,8%; Alleanza per l’Italia (Rutelli) 0,5%; Udc 6,2%; PDL 38,5%; Lega nord 10,2% MPA (Movimento per le autonomie) 0,4%; La Destra 0,8%; Altri 0,6%; Totale 100%

 Indecisi (non voto) 35,2%

Contrassegnato da tag , , , , ,

Sondaggio Politico-Elettorale

Sondaggio IPSOS per puntata di BALLARO’ del 12 gennaio 2010 – “Riforme ed elezioni regionali” – Pubblicato il 18/1/2010.

http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/

In caso di elezioni quali di questi partiti voterebbe? 

Federazione della Sinistra (Prc + Pdci) 2,0%
Sinistra Ecologia Libertà 2,2%
Verdi 0,6%
Partito socialista italiano 0,3%
PD 29,3%
Lista Pannella – Bonino 1,0%
Lista Di Pietro 7,2%
Patto per l’Italia (Rutelli, Tabacci) 0,6%
Totale ex centrosinistra 43,2%
Udc 6,2%
   
Pdl 39,0%
Lega nord 9,8%
MPA (Lombardo) 0,5%
La destra (Storace) 0,7%
Totale destra 50
Altri 0,6%
   
Totale 100%

 

 

 

Autore:
IPSOS Public Affairs
Committente/ Acquirente:

RAI – Ballarò

 

Acquirente:
 

Criteri seguiti per la formazione del campione:

campione casuale nazionale secondo genere età livello di scolarità area geografica di residenza. dimensione del comune di residenza

 

Metodo di raccolta delle informazioni:

interviste con metodologia CATI

 

Numero delle persone interpellate e universo di riferimento:

1000 interviste popolazione italiana maggiorenne

 

Data in cui è stato realizzato il sondaggio:

Tra il 11/01/2010 ed il 11/01/2010

 

Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,

DICHIARAZIONE SULLA VICENDA DELLA SCM (2) DI EUGENIO PARI

Rimini, 20 gennaio 2010 – Comunicato stampa

La CGIL è un’organizzazione che si è sempre battuta per la democrazia e ha fatto della libertà e del rispetto delle differenze un proprio carattere distintivo. Quanto riportato da alcuni sindacalisti e soprattutto la reazione di esponenti di centrodestra rispetto a non verificati gesti di intolleranza in una assemblea dei lavoratori SCM, puzza di strumentalizzazione e di attacco alla più grande organizzazione dei lavoratori italiani.

Se gli animi dei lavoratori sono esasperati non lo sono certo perché la CGIL li rinfocola, ma lo sono perché per centinaia di famiglie vanno sempre più assottigliandosi le speranze di mantenere il posto di lavoro e quindi le possibilità di prefigurare il futuro sono sempre più labili e perché il costo della crisi economica grava ancora una volta sulle spalle dei lavoratori e dei pensionati.

Occorre che i deputati e le amministrazioni territoriali piuttosto che stare a guardare quanto sta avvenendo alla SCM, o addirittura come l’On. Pizzolante fomentare una campagna anti CGIL degna degli anni ’50, stiano dalla parte dei lavoratori e delle famiglie indicando prospettive del comparto produttivo locale, chiedendo garanzie alla direzione aziendale e sventando il pericolo di speculazioni immobiliari che da tempo insistono sulle aree della SCM a Rimini.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , ,

La politica e i poteri forti a Rimini

Esiste un disagio profondo al quale la classe politica che da più di dieci anni

Le mani sulla città, 1963 di F. Rosi

Le mani sulla città, 1963 di F. Rosi

sta governando Rimini non è più in grado di dare risposta e soluzione. Esiste un profondo e giustificato senso di delusione nei confronti di una Amministrazione che non ha saputo fare altro che cedere alle pressioni dei poteri forti riminesi, quei poteri legati a quella rendita immobiliare che ha sottratto spazi sempre più grandi alla qualità della vita dei riminesi, quella rendita che ha determinato una impennata dei costi degli immobili, quella rendita che ha tolto occasioni di miglioramento della propria condizione di vita a molti, troppi, cittadini. La debolezza della politica nei confronti del blocco di potere riminese non è una caratteristica solo dell’amministrazione Melucci – Ravaioli, di cui Stefano Vitali rappresenta un asse portante, ma è la caratteristica di una opposizione, di cui Marco Lombardi è stato alfiere, che su queste questioni si è sempre accomodata al tavolo della trattativa riducendo il proprio ruolo all’ottenimento di posti, come per esempio la vice presidenza della Fiera. Per questo ritengo che l’elemento più caratteristico della politica locale sia un consociativismo che ha mortificato le aspettative di cambiamento dei cittadini, che ha soffocato ipotesi di progresso e sviluppo locale, facendo perdere sempre maggiori quote di benessere alla nostra città. La responsabilità, quindi, non può essere imputata solo al centrosinistra riminese ma anche a quella che, almeno teoricamente, avrebbe dovuto essere l’opposizione. Se Vitali e Lombardi non sono le due facce della stessa medaglia, credo, ci manchi davvero poco. Pensiamo alle reazioni di entusiasmo bipartisan sui progetti di finanza del lungomare, manifestate peraltro per il Pdl proprio da Lombardi; o al minuetto che si è fatto per tanti mesi sulla vicenda stadio; pensiamo infine a quella che la scorsa estate ebbi modo di definire come “corrispondenza di amorosi sensi” fra Maurizio Melucci e Formigoni sulla contrattazione edilizia in favore dei grandi costruttori, già in uso da diversi anni a Milano e che si vorrebbe incentivare con ancora maggior decisione a Rimini, una pratica dove il soggetto pubblico perde qualsiasi funzione a garanzia della collettività e dove la città, intesa come merce di scambio e non come bene collettivo, diventa terreno di conquista volto a soddisfare gli appetiti edilizi. Questi fatti non sono del passato, ma una pratica del presente e, ahimé, rischiano di esserlo per il futuro. Sicché Rimini oggi si trova davanti ad un paradosso, cioè: un piccolo gruppo di consiglieri di centrosinistra eletti nelle fila della maggioranza, di cui mi onoro di fare parte, si trovano per coerenza rispetto al programma di mandato a fare quella opposizione vera, non solo sui temi legati all’urbanistica come troppo semplicemente si vorrebbe far passare, ma rispetto a quelle politiche su cui il centrosinistra si attarda in accordicchi con il centrodestra. Una battaglia ideale ma assai concreta vista la posta in gioco, che probabilmente vedrà sconfitto o strumentalizzato chi dicendo questo non ha fatto altro che dire la verità, interpretando quello che tanti cittadini riminesi, elettori, militanti del Pd e della sinistra pensano da tempo. Se il centrosinistra oggi si trova di fronte al rischio più che concreto di perdere diversi comuni oltre che la provincia non è certo per capacità della destra, ma per propria, unica e indiscutibile responsabilità di essersi comportato né più né meno come avrebbe potuto comportarsi una amministrazione di destra, partendo dal tema più importante: lo strapotere di pochi a danno degli interessi collettivi. Ora, di fronte a queste responsabilità storiche che hanno visto perdere funzioni di salvaguardia degli interessi collettivi proprie delle amministrazioni, non basta appellarsi all’amor di patria o al fatto che stanno arrivando i barbari quando bellamente il sindaco Ravaioli ha sostenuto per esempio le norme del pacchetto sicurezza ideato dalla parte più becera del centrodestra, non basta invocare la scelta di campo, occorrerebbe una profonda revisione delle pratiche e un reale cambiamento della compagine governativa cominciando dal mandare a casa coloro che principalmente hanno avuto responsabilità come il vicesindaco Maurizio Melucci. Sappiamo, però, che questa soluzione non può essere che il primo tentativo di dare risposte alla volontà che la società riminese da tempo manifesta di tornare a discutere, confrontarsi sul futuro, sulla qualità del vivere, sulla propria identità e cultura. Sono saliti in molti da destra e da sinistra sul carro vincente che Melucci si è trovato a trainare, visto che tutti si sono più o meno accomodati dalla parte dei vincenti qualcuno per coerenza e per passione, ha invece deciso di stare dalla parte del torto. Vitali vincerà, nonostante la feroce battaglia all’interno del Pd, ma a perdere sarà la nostra città che ancora una volta vedrà vincere il consociativismo che la sta spegnendo.

Contrassegnato da tag , , , ,
Annunci