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Liaison dangereuse

Senza essere capziosi o polemici, proviamo a ricapitolare un po’ di cose:

1. Il Pd nel novembre 2011 appoggiò Monti e tutti i suoi provvedimenti (prego andare a controllare) per “salvare l’Italia”. Esito del governo Monti appoggiato da Pd, Pdl, Udc: aumento del debito pubblico, del famigerato spread Bund-Btp, crollo del Pil, aumento disoccupazione, aumento della pressione fiscale sui redditi fissi, diminuzione del potere d’acquisto dei lavoratori e pensionati;
2. La campagna elettorale del Pd fu impostata sul voto per “mandare a casa Berlusconi”;
3. Rielezione di Napolitano, perchè “loro mica sono matti ad appoggiare il candidato di Grillo”, ovvero Rodotà, uomo profondamente connaturato con la storia della sinistra;
4. Nomina di Letta – il nipote di Gianni braccio destro di Berlusconi – a presidente del consiglio da parte di Napolitano, appoggiato dalla maggioranza Pd, Pdl, Monti;
5. Oggi il Pd ha votato favorevolmente alla richiesta di fermare i lavori parlamentari venuta dal Pdl, di fatto per protesta contro la volontà della magistratura di fare il suo dovere.
Può apparire come un accanimento nei confronti del Pd, forse.
Il punto, però, è che i fatti appena riportati non mi fanno comprendere la differenza tra i berlusconiani e il Pd, anzi confermano che non c’è alcuna differenza fra i due partiti, da tanto lo si sa, da tanto lo si dice.

PD - PDL

PD – PDL

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In balia

Ancora una volta il Pd in balia degli umori di Berlusconi. Ormai la realtà supera ogni immaginazione e a questo punto veramente non capisco come mai non si formalizzi il partito unico Pd-Pdl (non è una semplificazione né una provocazione), d’altra parte governano insieme dal novembre 2011 avendo approvato i seguenti provvedimenti: controriforma delle pensioni Fornero; l’abrogazione dell’art. 18 Statuto dei lavoratori; spendig review; fiscal compacti; conferma delle spese militari per l’acquisto dei famigerati F35.
Berlusconi

Berlusconi

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Coscienza tranquilla

Il voto utile di Veltroni nel 2008 contribuì a consegnare a Berlusconi una vittoria schiacciante e il comune di Roma ad Alemanno. Questa volta il voto utile di Bersani che effetti tende aRIVOLUZIONE CIVILE produrre?

Come se non bastasse l’anno di governo insieme a Berlusconi, Monti e Casini, la maggior parte del gruppo dirigente del Pd, con la capitolazione di Vendola (ma quando c’era mai stata battaglia?), ha da tempo definito i contorni della prossima maggioranza: alleati di Monti e della sua coalizione.

Rivoluzione Civile con Ingroia non ci sta e questa non sudditanza alle regole non scritte della politica, regole ferree che impongono la subordinazione alle logiche della Borsa e della Finanza, fa paura perché lor signori sanno benissimo che dire “no” a questo patto scellerato significa costruire concretamente un’alternativa non tanto al sistema di alleanze, quanto al modello economico e sociale che essi ritengono imprescindibile e immodificabile.

La proposta politica di Rivoluzione Civile è pericolosa perché non ammantata da alcun velo di anti politica, perché, anzi, l’antipolitica viene considerata per ciò che effettivamente è: il modo per far si che nulla cambi.

Rivoluzione Civile viene allora accusata di estremismo, ma il punto vero è che il centrosinistra, ovvero quella parte che dovrebbe essere alternativa a Berlusconi, ma che così vuole apparire solo al momento delle campagne elettorali, ha bruciato troppi vascelli alle proprie spalle, ha praticato omologazione e trasformismo con troppo piacere e non solo non ha avversato le politiche neo liberiste e di centro destra, ma, di più, in esse si è immedesimata.

La scelta tra Pd e Pdl, da tanto ce lo diciamo, è di fatto una scelta tra candidati e programmi indistinguibili dal punto di vista delle politiche economiche, di quelle internazionali, sul prelievo fiscale, sui servizi sociali, sul tema della pace e dei diritti civili. Rivoluzione Civile e Ingroia, sono, invece, diversi, e questa diversità va combattuta in modo concentrico da tutti gli schieramenti, anche da chi, come Grillo, fa dell’antipolitica la cifra del proprio messaggio politico.

La battaglia a tutto campo va condotta contro la corruzione materiale e morale di cui si nutre “il sovversivismo delle classi dirigenti”, una battaglia generazionale che deve essere condotta da una sinistra in grado di scrollarsi di dosso il senso di inadeguatezza, il complesso che deriva dall’essere alleata al Pd in molti territori, una battaglia a viso aperto correndo il rischio di essere ancora definiti estremisti o, nel miglior dei casi utopisti, sapendo che quando si indica la luna solo lo stolto guarda il dito.

Trovo illuminante per questa nostra esperienza politica il brano di un articolo di un grande italiano che meriterebbe molta più attenzione di quella che generalmente gli viene attribuita, Luigi Pintor: “in fin dei conti non ci affidiamo ad altro che ad un lavoro collettivo; a una passione militante; a ciò che molti chiamano utopia ed estremismo, e noi fiducia nelle masse e tranquilla coscienza”.

Siamo sereni, la coerenza e l’impegno per elevare le condizioni materiali dei propri simili sono azioni meritorie e noi di Rivoluzione Civile, sacrificando tempo ed energie per condurre questa campagna elettorale controcorrente perché censurata e osteggiata dai poteri forti, possiamo affermare con ragionevole certezza che queste azioni meritorie le stiamo realizzando, sapendo, inoltre, che il nostro agire il cambiamento è la massima ricompensa che chiediamo e che vogliamo ottenere. Chi può dire altrettanto?

Eugenio Pari

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Per cambiare ci vuole una rivoluzione

Tralascio volutamente le strumentalizzazioni di giornali e politici sulla candidatura di Ingroia, anzi, con tutto il rispetto possibile per Grasso cito l’endorsement di Dell’Utri nei suoi confronti: “È sempre stato un magistrato equilibrato. Se volesse sarebbe anche un ottimo politico. Invece Ingroia è un fanatico”[1]. Sulla questione, penso, possa bastare così, o no?!

Invece ciò che è più entusiasmante è il progetto politico di “Rivoluzione civile”. Un progetto politico che con tanti limiti può rappresentare per chi crede sbagliate le scelte del governo Monti – appoggiato in tutto e per tutto dal Pd – e per chi ancora non si rassegna a votare Movimento 5 Stelle, l’unica soluzione possibile.

Io lo credo e come me lo credono le migliaia di cittadini che hanno affollato le centinaia di assemblee che, di fatto, hanno avviato il percorso politico di “Rivoluzione civile”. Questo è un dato positivo oltre che per molti versi insperato ed è un fatto che rappresenta sostanzialmente la percorribilità di un percorso politico non subordinato al centrosinistra e non ambiguo rispetto alle responsabilità enormi che il Pd ha avuto sostenendo le scelte del governo Monti insieme a Pdl e Udc.

Si vuol far credere che fenomeni come la corruzione e/o l’evasione fiscale siano fenomeni marginali, episodi che si inseriscono nella vita sociale italiana, «non è una deviazione rispetto al corso normale delle cose, una forma di perversione o di “mercato selvaggio”, ma l’espressione del suo modo di procedere e di funzionare messo in moto da gruppi di potere. Siamo in presenza di un “capitalismo reale” che ha rotto i suoi rapporti virtuosi con il mercato, sia con l’istituzione del benessere modificando la configurazione dei gruppi di potere e delle istituzioni», in sostanza, proseguendo con Amoroso non si tratta di «forme parassitarie dentro un corpo altrimenti sano dell’economia, (…). È invece il punto di maturazione di un processo di trasformazione della società (…). (…) non una rottura rispetto ai cicli precedenti, ma il loro compimento»[2].

Essere alternativi al Pd significa anche contrastare un’idea di Europa che, per come si è dimostrata, attraverso le proprie politiche di integrazione ha di fatto piegato gli stati aderenti al modello di governance della globalizzazione, l’introduzione del “pareggio di bilancio” in Costituzione voluto da Monti e approvato dal Pd è esattamente il restringimento dello spazio di decisione politica per le istituzioni democraticamente elette in favore di una delega aperta a sovra istituzioni concentrate unicamente sui temi finanziari.

Il “pareggio di bilancio” è un principio liberista perseguito dai centri di potere finanziario e dell’economia predatoria, con l’obiettivo di sancire la definitiva impossibilità per lo Stato di stroncare o, quanto meno attenuare, gli effetti economici e sociali delle loro scorribande. La logica di tagli a servizi essenziali come la sanità perseguita dalla spending review – altro atto del governo Montiè la conseguenza di questa strategia all’interno della quale sta anche l’abrogazione dei diritti dei lavoratori, ovvero la Controriforma Fornero. È chiaro, in questo caso, che dare libertà di licenziamento alle imprese mette sotto ricatto la forza lavoro, la crisi produce una riserva di lavoratori a cui attingere e da rappresentare come minaccia per chi un lavoro ce l’ha.

È sempre più evidente che le scelte politiche, quelle che riguardano il lavoro, i servizi dei cittadini in carne ed ossa, vengono adottate sulla base della reazione dei mercati finanziari e sono le infauste società di rating da essi create che scandiscono ai governi i tempi e i contenuti delle riforme da attuare. Mentre i leaders politici italiani sono impegnati in dibattiti autoreferenziali (chi ha più carisma, tatticismo politicista esasperante, ecc.) i problemi rimangono irrisolti e costoro non provano nemmeno a fare un’operazione di verità individuando l’origine dei problemi e le responsabilità. Il potere economico finanziario, che di fatto pilota questi simulacri di democrazia, lascia correre sempre pronto a scatenare campagne mediatiche populiste contro l’insufficienza e la corruzione del sistema e dei singoli.

La deregolamentazione economica, il laissez fair finanziario aprono praterie ed enormi possibilità al sistema delle mafie sempre più connesse al mondo della finanza e sempre più radicate nel sistema economico.

Occorre una rivoluzione. Una rivoluzione che prima di tutto sia in grado di parlare un linguaggio di verità e che opponga a questo corso una netta e possibile alternativa.

Ma per “fare la rivoluzione” il primo passo è partire da sé. Occorre quindi una proposta politica credibile capace di aggregare e non di tirare a campare, una proposta politica che sappia proporre un progetto di società diversa da costruire insieme alle donne e agli uomini, un progetto politico formato da persone che hanno combattuto e combattono quotidianamente sui luoghi di lavoro, nella società il corso liberista e le sue aberranti conseguenze sociali. Una rivoluzione civile fatta da persone oneste, normali, perbene, non moralista, ma etica.

Sogno una Rivoluzione senza capi, fatta di persone non di parole, del loro tenere la schiena dritta e della loro passione. Una Rivoluzione fatta da coloro che non possiedono carisma e non detengono alcuna parcella di potere, una Rivoluzione che permetta l’ascesa al vertice di tutte le basi, una Rivoluzione che sappia continuamente rinnovarsi e non dia mai nulla per scontato, una rivoluzione che consideri la critica e il dissenso per ciò che effettivamente sono ovvero il normale, seppur scomodo, esercizio della dialettica democratica. Una Rivoluzione che non espella e sappia trovare le ragioni per convincere le persone delle proprie idee, cosa che, credo, possa avvenire con l’esempio dettato dai comportamenti piuttosto che con le opinioni.


[1] Intervista a Marcello Dell’Utri di Pietro Salvatori, L’Huffington Post, 27/12/2012

[2] B. Amoroso, Euro in bilico. Lo spettro del fallimento e gli inganni della finanza globale, Rx Castelvecchi, pag. 14

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Sondaggio Emg (27 Giugno) per il Tg la7

Risalgono il Pdl e l’Idv, Lega sotto il 10%, diminuiscono gli indecisi

lunedì 27 giugno 2011

 PDL 28,9% (+0,5%)

LEGA NORD 9,9% (-0,1%)

LA DESTRA 1,6% (INV)

Totale cdx 40,4% (+0,4%)

 

FLI 2,8% (-0,4%)

UDC 6,1% (+0,1%)

API 0,8% (INV)

MPA 0,6% (-0,1%)

Totale centro 10,3% (-0,4%)

 

PD 28,2% (-0,4%)

IDV 6% (+0,5%)

SEL 7% (INV)

RAD 0,6% (INV)

PSI 1% (INV)

VERDI 0,4% (INV)

Totale Csx 43,2% (+0,1%)

 

FDS 1,4% (-0,2%)

M5S 2,5% (-0,1%)
Altri Partiti 2,2% (+0,2%)

Indecisi 15,9% (-2,7%)
Bianche 2,8% (-0,3%) 
Astensione 24,9% (-0,1%)

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L’OSTRUZIONISMO DEL PDL E’ SOLO UTILE AI COSTRUTTORI. QUESTO PSC E’ IL RISULTATO DELLE LORO PRESSIONI

DICHIARAZIONE DEI CONSIGLIERI PARI, PAZZAGLIA E GIOVAGNOLI

Rimini, 11 marzo 2011

La strategia ostruzionistica del Pdl è irresponsabile e del tutto infruttuosa dal punto di vista della correzione migliorativa del PSC.

Per accorgersi di questo basta semplicemente leggere le dichiarazioni dei costruttori, il Pdl non vuole affatto tutelare gli interessi collettivi cittadini riminesi, vuole solo rappresentare e tentare di accattivarsi le simpatie degli imprenditori edili. Le 17 sedute del Consiglio comunale per espletare gli inutili 1400 emendamenti grazie al Pdl costeranno alla cittadinanza riminese 90 mila euro circa.

La disinformazione del Presidente dei costruttori è strabiliante, egli parla di una città bloccata nell’espansione urbanistica quando solo i piani particolareggiati del periodo 2007 al 2010 posti in salvaguardia determineranno un’edificazione di 300 mila metri quadrati. Parlare di città ingessata è un’offesa verso tutte quelle persone che nonostante le migliaia di appartamenti tenuti sfitti per mantenere alti i prezzi delle case, quindi dell’acquisto e degli affitti, si vedono impossibilitati all’accesso al diritto fondamentale alla casa. Per i costruttori riminesi la crisi non c’è, questo è dimostrato dalle performances economiche e dai profitti raggiunti che li proiettano in cima al vertice nazionale del settore.

In questi ultimi dodici anni Rimini è stata la città in Emilia Romagna dove più si è costruito, nonostante questo è la terza città in Italia con i costi più alti per l’acquisto e gli affitti degli immobili. È facile quindi capire chi si sia avvantaggiato speculando su questa situazione e il Pdl vuole continuare a difendere questo status quo. Mentre il Pd cerca di dare delle risposte ampliando le maglie e venendo meno ad uno dei cardini del PSC: nuove costruzioni solo nel caso non sussistano possibilità di riuso del tessuto urbano esistente.

A chi ci chiede perché non abbiamo presentato anche noi centinaia di emendamenti rispondiamo dicendo che le nostre proposte (restrizione dei periodi di salvaguardia e politiche di risparmio energetico) vanno al cuore di aspetti essenziali, ma soprattutto che il Piano Strutturale (PSC) sarà utile alla città se non avrà al suo interno una specie di “cavallo di troia” dei piani particolareggiati che ne svuota l’efficacia. La proposta che è stata presentata, allo stato, purtroppo, rappresenta solo il tentativo di rispondere alle pressioni dei costruttori e di pochi privati.

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Sondaggio su elezioni comunali prossimo maggio a Rimini

Sondaggio EMG del 13 febbraio 2010 sulle intenzioni di voto in vista delle elezioni comunali del prossimo maggio a Rimini

 

INTENZIONI DI VOTO
Candidato %candidato Liste e % liste Tot. coalizione
 

 

Andrea Gnassi

 

 

42,1%

Partito democratico 34,9%

Italia dei Valori 4,9%

Partito Socialista 0,4%

Verdi 0.9%

Altri centro sinistra 1,3%

 

 

42,4%

 

       
Mario Formica 25,6% Pdl 25,3%

La destra 2,3%

27,6%
       
Gioenzo Renzi 16,6% Civica “Renzi per Rimini” 5,1%

Lega nord 9,4%

14,5%
       
Fabio Pazzaglia 6,2% Sinistra Ecologia Libertà 5,9% 5,9%
       
Candidato 5 stelle 5,3% Movimento 5 stelle – Beppe Grillo 5,0% 5,0%
       
Candidato terzo polo 4,2% Udc 2,8%

Futuro e libertà 1,4%

Api 0,4%

4,6%

 

 

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REPLICA DI EUGENIO PARI (CAPOGRUPPO SEL RIMINI) ALLE DICHIARAZIONI DI RAVAGLIOLI (CAPOGRUPPO PDL) IN MERITO ALLA DELIBERA VIA PORTOFINO

Il capogruppo del Pdl Ravaglioli si dice scandalizzato dalla connivenza di SEL rispetto alla cosiddetta variante del sottopassaggio di via Portofino. Tanto per chiarire: non abbiamo la benché minima intenzione di confonderci con questa “opposizione” che per almeno 12 anni è stata, essa si, connivente con le colate di cemento che noi invece abbiamo sempre combattuto in Consiglio e nella città. E oltre al fatto che giovedì sera non ci fossero i numeri per far mancare il numero legale, noi con il Pdl non vogliamo avere proprio nulla a che fare. La vera connivenza è la loro e si è sempre verificata sulle scelte di cementificazione in cambio di posti e prebende nei Cda delle aziende partecipate come dimostrato dai fatti, in ossequio alle regole dettate dal patto consociativo che ha bloccato la città, in pieno accordo con il partito che veramente governa Rimini: quello della rendita a cui aderiscono anche quelli del centrodestra.
Noi di SEL, invece, abbiamo sempre fatto delle idee la nostra forza, per essere liberi di poter dire ciò che abbiamo sempre detto abbiamo fatto scelte importanti come dimetterci da incarichi istituzionali e non quelli del sottobosco della politica. Nei Cda delle aziende riminesi non siede alcun esponente del nostro movimento e sfido a dimostrare il contrario è questa la differenza tra la noi e gli altri. E’ una scelta non moralistica, ma etica, è una scelta che non pretendiamo di imporre agli altri, ma che esprime il nostro modo di interpretare l’impegno politico, che regola il nostro rapporto con gli altri partiti e con la maggioranza di centrosinistra da cui ci siamo allontanati non perché fossimo in attesa di nominare un assessore, ma perché non condividiamo alcune scelte. La nostra non appartenenza alla maggioranza non è pregiudiziale, in quanto sulle scelte che riteniamo accettabili abbiamo votato e voteremo a favore.
Politicamente lavoreremo con tutte le nostre capacità non solo per creare un alternativa alle logiche sbagliate che hanno dettato scelte anch’esse sbagliate delle giunte Ravaioli, ma per proporre un’alternativa al consociativismo sostenuto e alimentato con incarichi, cammarille e prebende di cui il Pdl si è sempre servito negli anni.
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Sondaggio Politico-Elettorale

 Se domani si votasse per le elezioni politiche, per quale pèartito voterebbe?.
 

Sondaggio Politico-Elettorale

Osservatorio SKY Digis – Pubblicato all’interno del TG SKY del 19 luglio 2010

Pubblicato il 19/7/2010.

Autore: Digis S.r.l.

Committente/ Acquirente: Digis S.r.l.

Criteri seguiti per la formazione del campione: Campione rappresentativo dell’universo di riferimento per sesso, età, area geografica, ampiezza comune di residenza e condizione professionale

Metodo di raccolta delle informazioni: Interviste telefoniche assistite dal sistema C.A.T.I.

Numero delle persone interpellate e universo di riferimento: Totali casi:1000 – Universo di riferimento: popolazione italiana maggiorenne

Data in cui è stato realizzato il sondaggio: Tra il 16/07/2010 ed il 17/07/2010

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LETTERA APERTA SULLA VICENDA SCM

manifestazione all'SCM

Di nuovo sulla vicenda SCM, questa volta perché la “novità” è rappresentata dalle dichiarazioni di Aureli. Sostenere, come fa lui, che o riceve l’appoggio incondizionato di tutta la politica locale oppure è pronto a trasferire la produzione in Cina oBrasile è sostenere un ricatto puro e semplice.

Sorprende verificare anche in questo caso la trasformazione di chi quando i profitti crescono sale alla ribalta per posizioni liberal, diventando in rigido “padrone della ferriera” quando questi profitti, che peraltro hanno prodotto scarsissimi incrementi retributivi, tendono a ridursi. I sacrifici che vengono richiesti ai lavoratori, in un momento del genere dovrebbero essere sostenuti anche dalle imprese che, invece, scaricano sulla collettività e sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori i costi della crisi.

Io credo che la deroga contrattuale sul’organizzazione del lavoro all’interno dell’SCM, a cui la FIOM si è opposta e che ha fatto inalberare la dirigenza e la proprietà aziendale, sia prima di tutto una questione sindacale. Ma i progressivi attacchi della proprietà nei confronti del sindacato maggiormente rappresentativo dei lavoratori stia via via facendo calare la maschera sulle vere intenzioni di Aureli, cioè trasferire la produzione laddove è maggiormente remunerativo, laddove il livello dei diritti sindacali è più basso. Allora, questa questione, da sindacale diviene di interesse rilevante per l’intera collettività.

In questo caso non si possono non rilevare profonde analogie con la vicenda FIAT di Pomigliano d’Arco. Il metodo di gestire le relazioni industriali è tornato ad essere, come negli anni ’50, quello del ricatto prima di tutto esercitato sui lavoratori e quindi al territorio, minacciando la fuga in paesi economicamente più vantaggiosi per l’impresa. D’altra parte come si spiega il fatto che Aureli abbia imposto un diktat di questo tipo?

Credo che, rispondendo al dettato costituzionale il quale dovrebbe essere la bussola gli amministratori locali e per i parlamentari, l’impresa sia una ricchezza per la società nella misura in cui essa abbia una funzione sociale. Quindi, stando così le cose è sbagliato invocare un sostegno delle amministrazioni senza alcuna prospettiva sulla ricaduta sociale delle scelte di un’impresa e ancora più sbagliato sarebbe accordarlo. Chiedere sacrifici ai lavoratori, come, tra l’altro, se non ne avessero fatti e non ne stessero facendo già abbastanza, rinunciando all’applicazione di un elemento contrattuale, senza alcuna prospettiva di continuità lavorativa è ingiusto. Avviare l’ingresso di lavoratori alla produzione di fronte all’incremento degli ordinativi è nell’ordine delle cose, ma in questo caso, in assenza di prospettive che indichino un vero rilancio e continuità produttiva nel tempo, il rischio che terminato l’ordinativo i lavoratori se ne tornino a casa e l’azienda proceda comunque verso la delocalizzazione è ben più che evidente e le amministrazioni locali devono assolutamente sventarlo.

Io aggiungo un riferimento personale, ho assistito più volte prima come assessore provinciale all’urbanistica e poi come consigliere comunale a proposte bi partisan di cambiare destinazione d’uso allo stabilimento delle Celle da produttivo a residenziale – direzionale. Qualora queste proposte dovessero andare in porto, senza alcun progetto industriale a sostegno della continuità produttiva e lavorativa, a vantaggio di chi andrebbero? E, aggiungo, la vicenda di questi giorni si appresta ad essere il casus belli con cui accelerare da un lato la delocalizzazione e dall’altro la monetizzazione speculativa di una trasformazione d’uso degli stabilimenti produttivi. Il saldo di questa operazione sarebbe a tutto svantaggio dei lavoratori e del nostro territorio che procederebbe lungo la strada della desertificazione industriale.

Infine, questa deroga contrattuale è una deroga normativa, è una deroga che prelude ad un progetto generale di soppressione e riduzione dei diritti costituzionalmente garantiti, il combinato disposto di rapporti lavorativi sempre più basati sul rapporto lavoratore – datore fa saltare il principio normativo per cui in un contratto è da garantire maggiormente la parte più debole ossia il lavoratore uniti a contratti sempre più territoriali va inquadrato nel processo di controriforma del diritto del lavoro portato avanti dal governo che addirittura Napolitano si è rifiutato di controfirmare.

Non esiste alcuna temporaneità alla sospensione dei diritti di chi lavora, ciò rappresenterebbe un varco che trasformandosi in voraggine coinvolgerebbe non solo gli interessi e i diritti dei lavoratori direttamente coinvolti, ma la complessità delle lavoratrici e dei lavoratori a prescindere dalle categorie in cui sono impiegati. Questà è la posta in gioco. Se qualcuno come Pizzolante, deputato Pdl, attacca pesantemente la FIOM e la CGIL non lo fa certo per sostenere gli interessi generali dei lavoratori, né quelli del nostro territorio e tantomeno in nome di chissà quale modernità. Lo fa unicamente perché in questo caso è più facile, molto più facile, stare dalla parte del più forte fare ciò che i conservatori come lui hanno sempre fatto nella storia.

Eugenio Pari
Consigliere comunale SEL Rimini

 

Rimini, 22.06.2010

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