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Sondaggio Emg (27 Giugno) per il Tg la7

Risalgono il Pdl e l’Idv, Lega sotto il 10%, diminuiscono gli indecisi

lunedì 27 giugno 2011

 PDL 28,9% (+0,5%)

LEGA NORD 9,9% (-0,1%)

LA DESTRA 1,6% (INV)

Totale cdx 40,4% (+0,4%)

 

FLI 2,8% (-0,4%)

UDC 6,1% (+0,1%)

API 0,8% (INV)

MPA 0,6% (-0,1%)

Totale centro 10,3% (-0,4%)

 

PD 28,2% (-0,4%)

IDV 6% (+0,5%)

SEL 7% (INV)

RAD 0,6% (INV)

PSI 1% (INV)

VERDI 0,4% (INV)

Totale Csx 43,2% (+0,1%)

 

FDS 1,4% (-0,2%)

M5S 2,5% (-0,1%)
Altri Partiti 2,2% (+0,2%)

Indecisi 15,9% (-2,7%)
Bianche 2,8% (-0,3%) 
Astensione 24,9% (-0,1%)

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INTERVISTA da il manifesto· Paolo Ferrero (Prc): appello per l’unità tra partiti e movimenti «Sinistra, una federazione che guarda al Sudamerica»

ferrero

Paolo Ferrero

12 Luglio 2009

da il manifesto di domenica 12 luglio 2009 

INTERVISTA · Paolo Ferrero (Prc): appello per l’unità tra partiti e movimenti «Sinistra, una federazione che guarda al Sudamerica»

Matteo Bartocci

Una federazione della sinistra di alternativa. E’ la proposta che Prc, Pdci, Socialismo 2000, più altri movimenti e associazioni lanciano a 360 gradi. «Una federazione, non un partito unico né un puro forum di discussione». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, spiega così di cosa si tratta: «E’ un’idea che si ispira all’esperienza latinoamericana o all’esperienza delle donne quando dicevano che vanno rispettate le diversità senza che diventino disuguaglianze». «Una soggettività plurale – spiega Ferrero – che vuole unire la sinistra per superare quello che c’è e riuscire a intrecciare i tanti modi diversi di fare politica nei partiti, nei movimenti, nei sindacati e nelle associazioni. Il nostro appello vuole aprire un processo verso una sinistra antagonista che sia fuori e contro il bipolarismo».

Sabato prossimo fate la prima assemblea a Roma. Di che si tratta? Sarà un primo scambio pubblico di idee a 360 gradi. In autunno spero ci siano assemblee in tutta Italia. Rifondazione rimane ma con questo appello supera una sua dicotomia storica. Penso ad Asor Rosa o al dibattito aperto sul manifesto. Il Prc in fondo ha sempre detto a parole che voleva aprire a sinistra ma poi non ha mai fatto granché. Rifondazione rimane ma non crescerà su stessa, con la federazione nessuno rinuncia a ciò che è e proverà a lavorare con altri.

Tante firme all’appello. Ma rispetto a quello per le europee manca quella di Pietro Ingrao. Pietro a giugno ci ha dato una grande mano. Se vorrà, prenderà la parola ma certo non possiamo usarlo come un ombrello per qualsiasi cosa.

«Intrecciare partiti e movimenti» può essere un gesto generoso. Ma si può anche sospettare che i partiti vogliamo mettere il «cappello» sui movimenti. Si può evitare questo rischio? Si può evitare soprattutto essendo chiari. E’ chiaro che ci sono soggetti diversi per peso, per storia, per organizzazione. Io non credo che i partiti siano un guaio per la democrazia. Decideremo da un lato un manifesto politico, una piattaforma di cose da fare; dall’altro ci daremo un sistema di regole.

Scrivete «interlocuzione paritaria tra tutti i soggetti». Che vuol dire? E’ un auspicio ed è un punto di partenza. Secondo me la federazione deve decidere democraticamente, cioè secondo il principio «una testa, un voto ». E poi discuteremo le cose che sono di competenza della federazione e le cose che restano ai singoli soggetti. Le forme dello stare assieme ce le dobbiamo inventare. Per esempio il Frente  Amplio che attualmente governa l’Uruguay è formato da decine di organizzazioni diverse e ha stabilito che tutti gli atti di governo devono essere decisi all’unanimità. E’ un modo di procedere che dà a ciascuno molto potere ma anche molta responsabilità. In ogni caso dovremmo valorizzare quel 95%di cose che ci vede tutti d’accordo ed evitare che quel 5% di disaccordo diventi un motivo di spaccatura. Tutta la storia della sinistra è una storia di scissioni, dobbiamo trovare un modo in cui è normale andare avanti anche se ci sono cose che non si condividono. Io condivido molte delle cose che scrivono Ferrajoli e gli altri nell’appello che avete pubblicato dopo il voto. E una federazione non è un partito. Vorrei che chiunque lì dentro sia legittimato a definirsi come ritiene. Dobbiamo evitare che le regole siano distruttive.

Lo auspichi anche per il tuo partito? Sono sicuro che a settembre arriveremo a una gestione unitaria. Il partito va gestito da tutti. I congressi non possono essere appuntamenti per emarginare gli iscritti. La lotta in Val Susa è complicata come la lotta di un partito ma osserva modalità diverse. Dobbiamo valorizzare questi modi diversi di fare politica, rispettandoli e facendo in modo che non mortifichino i militanti. La vera scommessa è cancellare il confine tra sociale e politico.

Il vostro appello chiede «profonde innovazioni nel modo di fare politica a partire dai rapporti tra incarichi politici e incarichi istituzionali», parla di una «nuova etica pubblica» e chiede «l’effettiva partecipazione di tutti alle decisioni per ridare centralità alla pratica sociale». Quali sono le tue proposte? Dopo la denuncia della «casta» la rappresentanza è un terreno ancora più complicato. La sinistra deve provare a stare nelle istituzioni ma deve evitare che questo diventi separatezza. E’ una scommessa tutta da fare. E spesso in giro ci sono cattivi esempi

 Anche nel tuo partito? (Lunga pausa, ndr) Al congresso sono stato attaccato molto duramente perché sarei stato dipietrista e giustizialista. Mi ha colpito molto che uno di quelli che più mi attaccava, come Maurizio Zipponi, oggi è candidato proprio con Di Pietro. Certo, ci sono anche esempi positivi ma in generale penso ad esempio che la rotazione degli incarichi sia un modo per ricostruire una comunità senza separare il ceto politico-istituzionale da tutti gli altri.

Questa federazione è il preludio a una lista elettorale per le regionali? Per noi si parte dalla lista per le europee. Se il percorso della federazione si allarga, bene. In ogni caso non va forzato sul passaggio elettorale.

Sinistra e libertà invece ha già annunciato che si ripresenterà alle regionali. Ci sono margini per un lavoro comune? Finora abbiamo parlato molto di metodo. Ma qual è la sostanza? C’è la necessità di un’opposizione sociale e politica in un autunno caldissimo che vedrà migliaia di licenziamenti. Noi abbiamo proposto di fare comitati contro la crisi ovunque sia possibile. Comitati aperti a tutti quelli ci stanno, dal sindacalismo di base a quello confederale, dal Pd a Ferrando. L’opposizione deve uscire dal terreno massmediatico e istituzionale per passare alle condizioni materiali della crisi. L’altro aspetto è politico. E qui le differenze con una parte dei dirigenti di Sinistra e libertà, non con i loro elettori, ci sono. La sinistra di alternativa deve forzare il bipolarismo e non rincorrere il centro.

E col Pd? La sinistra di alternanza è fallita in maniera irreversibile con il fallimento del governo Prodi. Sul piano del governo nazionale io non vedo più nessuna possibilità di governare assieme al Pd. Mi si dirà: però c’è Berlusconi. E risponderei che Berlusconi è un frutto perverso di questo bipolarismo coatto, ha il 35% dei voti ma governa come se avesse il 60%. Se Berlusconi è un pericolo per la democrazia allora si scelga di fare una legislatura di garanzia costituzionale che vari una legge elettorale proporzionale, risolva il conflitto di interessi e ristabilisca la legalità sanando il conflitto con la magistratura. Su questo sono pronto a un accordo perfino con Casini. Chiudiamo questa seconda Repubblica bipolare e antisociale e accordiamoci sulle riforme. Per il resto ognuno si presenta col suo programma, si vota, e al governo ci va solo chi è d’accordo. Sennò torniamo al delirio di chi dice che vuole battere Berlusconi e cinque minuti dopo sta insieme a gente con cui non condivide nulla.

E sul piano amministrativo? Sul piano locale si vedrà e sui contenuti. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio – Tabacci è diverso da Cuffaro – però con l’Udc abbiamo idee opposte.

In questo senso il «laboratorio Puglia » è interessante. Che ne pensi? La «primavera pugliese» non c’entra nulla con un rimpasto di giunta poco chiaro e che apre all’Udc e alla Poli Bortone. Segnalo, tra l’altro, che Vendola ha aperto al centro ma ha lasciato fuori dalla giunta Rifondazione. Quelle lì sono scelte già interne alla dialettica del Pd. Ma l’idea che il bipolarismo si rafforzi al centro è una delle idee contro cui è nata Rifondazione. Non quella di Chianciano ma quella del ’91.

A proposito di crisi e di licenziamenti. Li farete anche nel Prc? Le europee hanno peggiorato una situazione già critica. Oggi siamo fuori da tutti i livelli istituzionali centrali e abbiamo bisogno di meno della metà delle persone che abbiamo. Come finanziamento pubblico nel 2007 abbiamo ricevuto 18 milioni di euro, nel 2010 sarà mezzo milione. In più la campagna di Sansonetti ha portato il deficit di Liberazione a più di 3milioni di euro. I soldi sono finiti. Quindi lo faremo meno dolorosamente possibile ma dobbiamo tagliare anche noi. Già un anno fa avevamo tagliato tutti gli stipendi a cominciare dal mio.

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SULL’APPARENTAMENTO TRA VITALI E UDC: “CIO’ CHE NON SIAMO, CIO’ CHE NON VOGLIAMO”.

EUGENIO PARI

Eugenio Pari

Di Eugenio Pari

Vitali e il Pd hanno deciso l’apparentamento con l’Udc al ballottaggio del 21 giugno. Una scelta già sottoscritta da Verdi – Sd con la promessa di ottenere rispettivamente un assessorato in provincia e uno nel comune di Riccione. Pdci e Sinistra critica hanno con orgoglio dichiarato la propria contrarietà all’accordo, mentre Rifondazione ancora non si è espressa, ma spero possa fare anch’essa uno scatto d’orgoglio.
Quello che colgo è che il collante di questo guazzabuglio non è porre un argine al “berlusconismo” ma la promessa e per altro verso la bramosia di posti e prebende. L’accordo Pd – Udc a Rimini si appresta ad essere il prototipo dei futuri assetti in regione nel 2010 e in comune nel 2011, uno schema che prevede di scaricare la sinistra ormai del tutto inutile anche dal punto di vista elettorale.
Si badi: non voglio assolutamente sostenere l’astensione, voglio solo inviare un appello accorato ai dirigenti locali dei partiti della sinistra affinché facciano riconsiderare questo accordo, richiamando Vitali al coerenza con le dichiarazioni che egli stesso faceva all’indomani del voto, diceva infatti: “Sono carico. Non faremo accordi con nessuno”.
La sinistra in questa fase può rilanciare la propria funzione e un proprio ruolo attraverso il rifiuto dell’alleanza con l’Udc, indicare una propria autonomia, una battaglia di estrema difesa dei principi che hanno ispirato il centrosinistra, è l’ultima occasione per marcare la propria autonomia dal Pd e per non cedere ai diktat di un partito che muore dalla voglia di far fuori la sinistra. Vitali ha detto che questa scelta si colloca nella tradizione del centrosinistra riminese, che vide addirittura l’alleanza tra Pci e Dc: falso! Questa è solo una operazione di trasformismo che getta a mare i principi ispiratori del centrosinistra. Il Pd ha tenuto in ostaggio, disanguato e oggi venduto la sinistra non per battere le destre, ma solo per una visione patologica del potere. Un potere in nome del quale vale la pena sacrificare qualsiasi profilo programmatico, un potere che per alimentarsi si è basato su un consociativismo in cui Lombardi ed il Pdl stavano dall’altra parte del tavolo.
Ripeto: non sostengo l’astensione o fughe aventiniane. L’Udc, infatti, in termini numerici è ininfluente per le sorti del candidato di centrosinistra e qualora essa decidesse un accordo con Vitali, gli elettori dello scudo crociato mai e poi mai voterebbero per una coalizione dove ci sono i comunisti. Sicché il candidato del centrosinistra un minuto dopo aver varcato la sede di corso d’Augusto darebbe il benservito a quella sinistra che, a sua volta, avrebbe irrimediabilmente portato a termine un processo di mutazione genetica che la condurrebbe verso l’estinzione politica e culturale. L’accordo Casini – Errani che trova in Rimini un laboratorio e che si profila per essere il viatico di future alleanze in regione, prevede una conditio sine qua non: escludere la sinistra. Se la sinistra non saprà rifiutare questo patto scellerato, che in termini di politiche di governo si tradurrà in una sostanziale omologazione tra Pd e Pdl, segnerà la propria fine, scegliendo di allearsi con l’Udc la sinistra sceglie, di fatto, l’albero a cui impiccarsi.
Si deve chiaramente dire “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”, infatti nonostante l’ottenimento o meno di posti il profilo di una alleanza, di fatto, sancisce anche la sostanza dell’azione di governo che quella compagine può sprigionare o meno.
Di fatto non si tratta di garantire un programma avanzato di sinistra, ma solo alimentare la speranza che qualcuno a sinistra pro domo propria possa vedere avverate le promesse di assessorati, prebende, ecc. che gli sono state presentate. Dopodichè: credere che l’Udc possa sedersi in una giunta dove ci sono assesssori che si dichiarano comunisti o, semplicemente di sinistra, significa credere alle favole e volere far credere alle favole. La sinistra deve e può contare solo sulle proprie forze sapendo che mai potrà arrivare il soccorso scudocrociato, risparmino ai propri elettori questo ennesimo supplizio. Chi siederà al tavolo della trattativa, cercando di rappresentare le istanze del popolo della sinistra, faccia una scelta di dignità, che è anche l’unica scelta possibile, dica chiaramente: o noi o l’Udc. Al popolo della sinistra che cosa vogliamo dire: che basta dichiararsi di sinistra per svolgere un’azione popolare di governo? Che tutto è finalizzato al governo, quando per governare bisogna sedere a fianco di coloro che abbiamo osteggiato fino a ieri, all’Udc che all’inclinazione confessionale più spinta riesce ad unire l’ultraliberismo in economia? A tutto c’è un limite e oggi, la sinistra, deve saper rispettare questo limite e anche imporlo se occorre, perché questa alleanza stravolge la natura stessa della sinistra al di là della necessaria politica delle alleanze.

eugenio_pari@yahoo.it

Eugenio.Pari@comune.rimini.it

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Spaccatura nel Prc, si va alla scissione

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Marzia Bonacci,   04 novembre 2008, 17:11

Con un’intervista a Il Manifesto Migliore annuncia che l’area vendoliana farà una lista unitaria con Sd per le elezioni europee e che si lavorerà ad un nuovo partito. Di fatto l’uscita da Rifondazione. Freddezza dalla maggioranza, soddisfazione del movimento di Fava e della componente del PdCI che fa capo alla Belillo

Scissione è una parola che non pronuncia mai, ma le prospettive politiche che richiama non possono che implicarla. Gennaro Migliore, intervistato da Il Manifesto, non ha ambiguità nel dire ciò che deve dire: liste aperte a chi ci sta e opposizione unita, anche col Pd. Ma soprattutto, si procede anche senza avere alle spalle Rifondazione.

Dunque la frattura con la maggioranza del partito di Ferrero e Grassi è cosa ufficiale e avrà come banco di prova le elezioni europee, quando la sua area politico-culturale Rifondazione per la sinistra correrà insieme alla Sinistra democratica di Fava. Cade ogni tentennamento, proprio nel momento in cui si fa sempre più chiaro che si andrà a votare con l’attuale sistema elettorale. Scansato il pericolo delle soglia di sbarramento al 5%, dunque, i vendoliani rompono gli indugi e rilanciano il progetto di unità a sinistra che si attivi già con la tornata europea.

Primo referente, il movimento di Mussi, ma non c’è chiusura: “Ragioniamo insieme a Verdi e PdCI”, suggerisce il coordinatore dell’area ed ex capogruppo del Prc alla Camera, mantenendo aperto, almeno formalmente, anche uno spiraglio di confronto con i suoi compagni interni, perchè “anche la maggioranza di Rifondazione comunista non può più rappresentare la situazione a colpi di falce e martello”. Il punto politico, secondo lui, è che “l’idea di una lista unitaria è oggi più forte” poiché è cambiato, per fortuna, il contesto sociale. “A Chianciano – dice- si parlò di un deserto sociale che invece mi sembra piuttosto affollato”, oggi diversamente da qualche mese fa, “possiamo spostare a sinistra tutta l’opposizione, compreso il Pd”.

Per questo la prospettiva di Ferrero e Grassi non ha senso nel nuovo contesto, dove a rendersi necessario è un antagonismo largo a Berlusconi. Anche con la formazione di Veltroni, rispetto a cui “sono sicuro è possibile una convergenza sull’agenda sociale”, per arrivare ad “una iniziativa comune fino ad una mobilitazione generale”. Dal punto di vista sociale questa anima della sinistra, parallelamente ad una opposizione larga, deve vedere anche uno sbocco formale. Primo step sarà nel 2009.

Lista unitaria per Strasburgo, ma non semplice cartello elettorale: “lo schema chiuso e federativo dell’arcobaleno è morto e sepolto”, spiega. Il che significa che si procedere verso un nuovo partito della sinistra unita, che però non “può nascere in base alle idee di un gruppo dirigente”, ma dovrà vedere “consultazioni di massa”, con “migliaia di persone che decidano sul simbolo come sulle regole di convivenza e la carte di intenti”.

Le parole di pag.6 del quotidiano comunista sono accolte con scetticismo e freddezza a via del Policlinico. Claudio Grassi, responsabile organizzazione del partito, ci spiega perché. “Il congresso ha democraticamente deciso un’altra strada”, per cui la prospettiva dei vendoliani “è una proposta alternativa a quella del Prc”. Dunque? “Dunque è una ipotesi evidente di scissione”, che non può che “colpire negativamente” perché “metterà in difficoltà l’unica forza che esiste a sinistra del Pd, cioè Rifondazione”. Era inevitabile, però? “No, mi ha invece stupito perché emerge proprio adesso, quando il governo è in difficoltà e la società è in movimento, come anche il popolo del sindacato e della sinistra”.

Soddisfatta invece la Sinistra democratica. “Da dopo le elezioni di aprile abbiamo sempre cercato di lavorare ad una forza unitaria della sinistra”, ci dice Nuccio Iovene, che spiega anche come essa debba strutturarsi: “una forza radicata nel territorio e ispirata a valori e contenuti che mai come oggi sono attualissimi”. Del resto, aggiunge, “mi sembra che ci siano attualmente le condizioni per far nascere un nuovo centrosinistra”, perché il movimento della società regala forza “a quanti di noi sono convinti di poter pensare di spostare a sinistra il Pd e l’opposizione”.

Nel PdCI le parole di Migliore tradotte in fatti potrebbero significare la triplice spaccatura. Oliviero Diliberto e i suoi riunificati nel Prc di Ferrero e Grassi per l’unità dei comunisti, Marco Rizzo pronto a lavorare ad una costituente con gli altri atolli dispersi (Marco Ferrando del Pcl in testa) e, infine, Katia Bellilo disponibile, insieme a Umberto Guidoni, ad una convergenza con l’area di Rifondazione uscente. La morte del partito dei comunisti italiani dunque. Ci spiega Belillo che la prospettiva di partecipare alla lista unitaria la convince a patto che “non sia una riproposizione del vecchio arcobaleno, un semplice cartello elettorale dei gruppi dirigenti, ma persegua invece uno sbocco partitico”. Un partito della sinistra unita di cui, secondo lei, ha bisogno anche il Pd “per non rimanere affossato nel centrismo e nel conservatorismo”. Un partito che già immagina come “capace di sintetizzare le istanze di sinistra che provengono dalla società e le diverse culture politiche che la sinistra porta con sé”. Con una semplice definizione: “che sappia far rivivere la tradizione del Pci, massimo esempio di sintesi dei molteplici modi di essere sinistra che esistevano e esistono nel paese”.

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INCONTRO DELLA SINISTRA RIMINESE: RIPARTIRE DALL’UNITA’ PER DARE RISPOSTE AI BISOGNI DELLE PERSONE E DEI PIU’ DEBOLI

Unire la Sinistra

Ieri sera a Rimini, alla Casa della Pace, su iniziativa del consigliere comunale dei Comunisti Italiani di Rimini Eugenio Pari, del coordinatore di Sd Massimo Reali, Diego De Podestà di Rifondazione comunista, in un incontro profondamente partecipato, affollato di politici, amministratori, rappresentanti del sindacato, dell’associazionismo, del volontariato, della cooperazione e cittadini interessati (anche tanti giovani), tutti accomunati dalla voglia di fare, si è parlato finalmente di politica e di Sinistra

Negli interventi, numerosi e appassionati, si è riconosciuto che i congressi dei diversi partiti fanno immaginare tempi lunghi, non adatti alle emergenze che scuotono dalle fondamenta la società. Il nostro territorio ha bisogno di un progetto di alternativa che parta dall’ambiente, dalla partecipazione, dall’affermazione dei diritti, insomma, di un progetto di Sinistra e la Sinistra deve rimettersi in cammino, per essere il soggetto che riuscirà ad incidere per la trasformazione democratica della società.

Occorre organizzare un’opposizione sociale, politica e culturale al governo della destra e costruire un nuovo soggetto politico della Sinistra, capace di produrre grandi iniziative popolari, di produrre senso, non solo di cercare consensi. Fatti gravi sotto gli occhi di tutti, l’aggressione all’ambiente, la precarizzazione del lavoro e dell’esistenza, lo svuotamento della democrazia e la tecnicizzazione dei sistemi di governo, tutto ciò produce astensione e sfiducia verso la politica e da qui tutti gli intervenuti di ieri sera vogliono partire. Hanno dato la loro adesione e vogliono portare il loro contributo uomini e donne della società civile, appartenenti a Rifondazione comunista, ai Comunisti italiani, tutta Sinistra democratica, i Verdi con il coordinatore Mario Galasso e il consigliere provinciale Luigino Garattoni. Tutti insieme in un grande cantiere di lavoro hanno deciso di partire, di parlare dei bisogni di chi ha più bisogno e di rivolgersi in primo luogo a loro e non alle possibili coalizioni elettorali che, se verranno, si potranno realizzare solo partendo dalle risposte ai bisogni della gente.

Ci si è salutati con l’impegno e la volontà di rivedersi con un progetto di lavoro che potrà produrre un percorso comune per le prossime elezioni comunali e provinciali.

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Intervista del 02 febbraio su La Voce

EUGENIO PARI

Il pubblico? Ecco perché non funziona più”

Servizi in deficit per aver lasciato carta bianca ai monopoli”

di Fausta Mannarino, La Voce del 05 febbraio 2008

 

RIMINI – Ha detto basta al sistema cooperativistico così com’è e stop alla chiusura della sinistra a tutto quello che è privato. Si chiama Eugenio Pari, consigliere comunale del Pdci.

Un uomo di sinistra che dà il via libera al privato e dice basta alle cooperative. Cosa succede?

Sono partito da una considerazione. La sinistra oltre che stigmatizzare certi fenomeni dovrebbe creare un modello culturale diverso e rispolverare una cultura del saper fare. Si assiste ad un ripiegamento della sinistra ad un approccio troppo ideologico e poco legato alla volontà-. Le condizioni sono cambiate rispetto a un tempo quando lo Stato sociale non esisteva. In questo contesto, in cui assistiamo a un forte disgregamento del potere di acquisto, bisogna recuperare alcuni elementi come la mutualità.

Quindi per lei il servizio pubblico non funziona più?

Possiamo fare finta che funzioni ma non è così. Allora io dico: raccogliamo la sfida. La sinistra ha nel proprio Dna tutte le capacità per fornire e distribuire ancora questi servizi.

Quindi visto che il “pubblico” non funziona, inventiamo una scuola privata per ogni gusto?

Non voglio sostenere scuole diverse per ciascun gruppo. Ma dico: se non possiamo esprimere il mondo che vogliamo almeno cerchiamo di concretizzare qualcosa che ci porti in quella direzione. Questi sono i temi dell’attualità e non ideologia astratta. Basta alle incrostazioni ideologiche, bisogna ritrovare la funzionalità dello Stato, recuperare efficienze perdute sulla base di aspettative specifiche.

Perché il sistema cooperativistico non funziona più?

Credo che il mondo cooperativistico abbia scelto di abbandonare alcune esperienze come la mutualità e non si erge più a soggetto in grado di tutelare le classi più deboli. Si è preferito intraprendere il viaggio dei mercati finanziari. La ricerca del liberismo per il profitto.

Quand’è che la sinistra ha abdicato da queste sue funzioni?

Da quando ha smesso di fare la sinistra. Ormai da una quindicina d’anni. Se penso alle coop, sì, è vero, hanno i soci… Ma le politiche che perseguono sono tese più a ricercare l’utile che a distribuire i ricavi.

La sinistra deve ammettere gli sbagli e chiudere tutte le coop?

Quel che è accaduto, fa parte del passato. Da uomo di sinistra non posso limitarmi a guardare indietro o levare i pugni al cielo. La sinistra se non vuole rimanere passiva deve trovare risposte e costruire da sé una nuova realtà. Deve chiedersi: che funzione può ancora svolgere e in che modo il sistema cooperativistico?

Servizi in deficit qual’è stato l’errore?

L’aver lasciato mano libera ai monopoli senza intervenire. Si pensi ad Hera.

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Stadio cresce il “partito del restilyng”

stadio

Stadio cresce il “partito del restilyng”

di Enea Abati, Corriere di Rimini 19/02/2008

 

Progetto Romeo Neri. Dopo la raffica di email attacca Eugenio Pari: “Il costruttore Nicolini è un nuovo assessore aggiunto?”. Dubbi di Rifondazione sul motore immobiliare: “Dov’è la necessità?”

RIMINI. Mentre i tifosi biancorossi continuano ad aggrapparsi alla posta elettronica nel tentativo di convencere il sindaco Ravaioli a passare dalle promesse ai fatti, realizzando uno stadio nuovo, tra i politici, al contrario, sembra crescere il “partito del restyling”: stadio Neri ristrutturato e niente mattone ai costruttori.

Il ragionamento di fondo piuttosto contagioso, specie di recente, anche all’interno del Pd, oltre che dilagante dentro la Sinistra arcobaleno, è semplice e immediato. Punto uno: la società Rimini calcio, dopo la scomparsa del patron Bellavista, ha più volte pubblicamente manifestato l’intenzione, per ora, di mantenere la categoria (serie B). Punto due: la media degli spettatori paganti non supera le 5mila unità. La piazza è questa, nonostante la squadra di mister Acori offra il miglior calcio della serie cadetta, o quasi. Tesi: non servono i 15-20mila posti del nuovo Romeo Neri: è sufficiente una serie di interventi di manutenzione straordinaria o ristrutturazione; soprattutto non serve fa r costruire decine e  decine di palazzine per compensare ai costruttori una spesa che sfiora i trenta milioni di euro. Sembra difficile, per citare un paio di recenti slogan di Veltroni, risparmiare alla città un’altra abbondante colata di cemento, ma anche realizzare uno stadio nuovo. Insomma, stando al “partito del restilyng”, il Neri firmato Cooperativa muratori Verucchio, non si può fare.

Ne sono convinti in diversi. In sei, ta consiglieri comunali di Pd e Sinistra Arcobaleno, lo sono ormai da tempo: i famosi ribelli dello stadio. Ora però se ne aggiungono altri. I dirigenti di Rifondazione comunista (partito inizialmente a favore dell’intervento pur col sistema del motore immobiliare), per esempio, aderendo a Sinistra arcobaleno «non come cartello elettorale ma in maniera programmatica», vorrebbero trovare una posizione comune con gli altri alleati: Verdi, Comunisti italiani e Sinistra democratica (tutti contrari). L’assessore Vittorio Buldrini (Rifondazione), si domanda: «La presenza media di spettatori al Romeo Neri parla da sola, non si va oltre le 5mila persone: dov’è la necessità? Anche gli obiettivi della società mi sembrano ridimensionati: per quale motivo dovremmo spendere un sacco di soldi in uno stadio nuovo?Quantomeno dovremmo ridurre al minimo il baratto immobiliare». Dunque anche Rifondazione è contro il nuovo stadio? «Vogliamo una linea comune dentro a Sinistra arcobaleno, discuteremo. Su tutto però, non solo sullo stadio. La tendenza mi sembra questa».Nel frattempo, dentro al Partito democratico la domanda posta da Fabio Pazzaglia (ex Ds contrario al nuovo Neri in cambio delle palazzine) al congresso “provvisorio” del 24 novembre, “qual è la posizione del Pd sul nuovo stadio?”, continua a restare senza risposta. Una linea condivisa ancora non c’è, anche tra i vertici del partito di maggioranza relativa: ieri hanno fatto sapere che una posizione ufficiale sarà decisa non appena saranno stati definiti gli organismi dirigenziali, ancora da costituire. Sintomo che la volontà politica di approvare il progetto sostenuto da Ravaioli, tra politici e consiglieri, non è affatto chiara.Tra i sostenitori del “partito del restyling”, sin dalla prima ora, c’è senza dubbio Eugenio Pari, capogruppo dei Comunisti italiani. «E’ curioso – ironizza Pari – notare la presenza di un nuovo assessore aggiunto, con delega allo stadio: il costruttore Sauro Nicolini». Al capogruppo comunista non è piaciuto per nulla il silenzio di Ravaioli sull’argomento stadio. «Non solo, molto peggio: di fatto ha lasciato ai costruttori la parola su una questione così importante. Come se Nicolini parlasse a nome della maggioranza. Ma come si fa?». Pari, insieme agli alleati, lavorerà per trovare una posizione unitaria per Sinistra arcobaleno. Nel frattempo, dando per scontato che una maggioranza di centro-sinistra sullo stadio non esista, avverte: «Se il progetto dovesse passare con il voto del centro-destra naturalmente cambierebbero molte cose». Non è una minaccia, ma ci somiglia.

 

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