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Voto utile?

Alcune considerazioni rivolte alle compagne e ai compagni che voteranno SEL e centrosinistra

Di Eugenio Pari

Quando si parla di “voto utile” come fanno Bersani e come gli fa eco Vendola, si dovrebbe dire voto utile per chi? Per fare cosa?

ennio

Eugenio Pari

Voto utile per battere le destre? Bene, allora Bersani dovrebbe ricordare come mai ha sostenuto per un anno insieme a Berlusconi il governo presieduto da Mario Monti appoggiandone tutti, ma proprio tutti, i provvedimenti. Citarne alcuni è importante: controriforma delle pensioni Fornero, grazie alla quale l’età pensionabile è stata aumentata al minimo di settanta anni per tutti; disarticolazione dei diritti dei lavoratori attraverso l’abrogazione dell’art. 18; spendig review, ovvero tagli lineari alla spesa sociale e sanitaria a tutto svantaggio dei cittadini più deboli; niente sul fronte del far pagare le tasse a chi evade enormi ricchezze; fiscal compact, manovra imposta dalla BCE e dai poteri finanziari che taglia 47 miliardi all’anno per  i prossimi venti anni la spesa, pesando su lavoratori e fasce deboli; conferma delle spese militari per l’acquisto dei famigerati F35 che costerà all’Italia la cifra di 18 miliardi di euro. E SEL di Vendola ha scelto di allearsi con quel partito e di approvare delle regole capestro che le imporranno di accettare le scelte già prese dal Pd e che costituiscono la base del loro futuro sodalizio di governo.

Bersani ha sostenuto che con Monti si alleerà “anche se al Senato il Pd dovesse ottenere il 51%”[1]. Quindi voto utile per cosa? E a chi?

Lo spauracchio di Berlusconi di nuovo al governo? È un’ipotesi altamente improbabile, e comunque evocare questo scenario da parte di chi come Bersani e D’Alema hanno governato 7 anni negli ultimi 18 fa ancora più arrabbiare: chi doveva approvare leggi sul conflitto d’interessi non l’ha fatto perché come sostenne Violante (da capogruppo dei Ds – l’Ulivo, precursore del Pd) il 28 febbraio 2002 “Ieri l’onorevole Adornato ha ringraziato il presidente del nostro partito [Massimo D’Alema] per aver detto che non c’è un regime. Io sono d’accordo con Massimo D’Alema: non c’è un regime sulla base dei nostri criteri. Però, cari amici e colleghi, se dovessi applicare i vostri criteri, quelli che avete applicato voi nella scorsa legislatura contro di noi, che non avevamo fatto una legge sul conflitto di interessi, non avevamo tolto le televisioni all’onorevole Berlusconi… Onorevole Anedda, la invito a consultare l’onorevole Berlusconi perché lui sa per certo che gli è stata data la garanzia piena – non adesso, nel 1994, quando ci fu il cambio di Governo – che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa l’onorevole Letta. […] A parte questo, la questione è un’altra. Voi ci avete accusato di regime nonostante non avessimo fatto il conflitto di interessi, avessimo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni… […] Durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte”[2].

Rivoluzione Civile viene attaccata perché, come dice un Vendola un po’ titubante, “è un guazzabuglio”[3] di “vecchi” politici che si nascondono dietro la prestigiosa figura di Ingroia, come se, stando solo al suo caso, lui non fosse stato eletto alla Camera a partire dal 1992 per poi lasciarla nel 2005 e da allora ricoprire l’incarico di Presidente della Regione Puglia.

Io non ho l’autorevolezza per inviare alcun appello a nessuno, una cosa però mi sento di dirla alle compagne e ai compagni che, lo dico con assoluto rispetto, decideranno di votare SEL e quindi il centrosinistra: poi non facciano finta che non si sapeva come stavano le cose. Non si sorprendano se poi le scelte del governo prenderanno altre strade rispetto a quelle che tutti i progressisti e le persone che si dichiarano di sinistra si aspettano ovvero un po’, dico un po’, di giustizia sociale in più.

Rivoluzione Civile non si presenta certo per governare, io lo considero giusto perché non penso siano, nelle condizioni date e imposte, le congiunture per avviare un processo di risanamento economico, sociale e culturale del Paese in senso popolare e democratico. Occorre prenderne atto e provare a ricostruire un movimento politico alternativo e progressista in grado di unire le lotte e le rivendicazioni dei cittadini, per provare a dare forza alle istanze di giustizia che sempre più sono represse dalle compatibilità economiche e dalle tattiche politiche.

Occorre una Rivoluzione. Una Rivoluzione che non si esaurisca nel momento del voto, ma che attraverso una rappresentanza anche minima nelle istituzioni democratiche porti alla ribalta queste lotte che invece sono state dimenticate e derubricate dalla vicenda del Paese. Per me, rivoluzione, significa non il raggiungimento di uno status quo, significa invece la continua ricerca di equilibri sociali e livelli di rappresentanza delle “classi subordinate” più alti, significa un processo di trasformazione continuo delle dinamiche politiche. Fare la “rivoluzione” non è semplicemente raggiungere il traguardo del seggio parlamentare e/o del governo, è, almeno così io lo immagino, un cammino che ci mette in relazione agli altri, che ci fa sentire meno soli nelle nostre aspettative di cambiamento e per il raggiungimento di un futuro migliore. Fare la “rivoluzione” ci richiede uno sforzo quotidiano e richiede che cambiare prima di tutto siamo noi stessi. Lo so che molti candidati e molti “leaders” inseriti nelle liste di Rivoluzione Civile fanno pensare che questi propositi siano mortificati in partenza, ma diceva qualcuno: “se vale la pena rischiare, io mi gioco anche l’ultimo frammento di cuore”,io penso, come non, mai che non solo valga la pena rischiare, ma occorra rischiare. Per cambiare non abbiamo bisogno di leaders carismatici, non possiamo delegare più ad altri le nostre istanze di cambiamento e le nostre aspettative per il futuro, abbiamo bisogno di metterci il nostro cuore e la ragione

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Senza censura?

Visto che il sito nazionale di SEL, da sabato, non pubblica questo commento sulla news http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/il-liberismo-e-il-diavolo/ lo pubblico qui.

Partendo dall’ironia di Vendola, trovo che questa intervista eluda le questioni sostanziali di un dibattito politico che invece è sostanziale. Guardiamo i fatti: fiscal compact, controriforma pensionistica, tagli alla spesa sociale e all’istruzione, abrogazione dell’articolo 18 con conseguente

libertà di licenziamento. Queste scelte sono state prese dal governo Monti, non sono calate dal cielo, queste scelte sono state appoggiate dal Pd.

Bersani, Vendola, Casini, Di Pietro

Trovo, peraltro, molto criticabile il fatto che la discussione sul programma e sulle alleanze la si debba fare su un blog solo dopo l’ennesima intervista di Vendola.
Non so se all’interno del gruppo dirigente di SEL vi siano posizioni alternative, mi pare di si, almeno leggendo le dichiarazioni* del compagno Fava che condivido completamente.
Qualsiasi formazione politica, se vuole essere tale, si deve porre il problema del governo, qualsiasi partito si deve mobilitare per raggiungere il governo del Paese. Scriveva Gramsci: “E’ nel carattere di ogni capo essere ambizioso, cioè di aspirare con ogni sua forza all’esercizio del potere statale. Un capo non ambizioso non è un capo, ed è un elemento pericoloso per i suoi seguaci: egli è un inetto o un vigliacco. (…) La grande ambizione oltre che necessaria per la lotta, non è neanche spregevole moralmente, tutt’altro: tutto sta nel vedere se l’ambizioso si eleva dopo aver fatto il deserto intorno a sé, o se il suo elevarsi è condizionato consapevolmente all’elevarsi di tutto uno strato sociale e se l’ambizioso vede appunto la propria elevazione come elemento dell’elevazione generale”. Al di là delle affermazioni di Vendola sulla post-ideologia, affermazioni che meriterebbero una discussione a parte e interventi molto più “attrezzati” del mio, uso queste parole per cercare di spiegare un concetto.
Credo che di fronte alla “macelleria sociale” adoperata dal governo Monti con l’appoggio di Pd, Pdl e Udc proporsi in una coalizione di governo con una di queste formazioni annulli qualsiasi possibilità di “invertire la rotta” su uno qualsiasi dei provvedimenti di cui sopra. Il punto non è “Udc si, Udc no” questa è una semplificazione che Vendola e il suo “cerchio magico” stanno utilizzando ad arte per eludere, ripeto, le questioni sostanziali, questioni sostanziali che stanno nel profondo cambiamento in senso anti popolare ed anti democratico che Monti e la sua maggioranza hanno varato in materie di politica economica, welfare, politiche industriali e sindacali in Italia. Cambiamenti anti popolari e anti democratici che hanno fatto precipitar la vicenda sociale e politica del paese in una prospettiva ultra liberista che una formazione di sinistra dovrebbe contrastare cercando un’alternativa di sistema piuttosto che trovare compatibilità che, alla luce dei fatti storici, si sono dimostrate impossibili da realizzare e da ideare.
Pensare che Di Pietro possa essere il perno di una coalizione popolare e alternativa al sistema liberista fa sorridere, mi sembra che Di Pietro stia cercando solo di accreditarsi agli occhi del Pd, sostenere un’alleanza politica per il governo con il Pd e l’Udc, invece, mi fa rabbrividire.
Certo, non l’ha ordinato il medico di militare in SEL, criticare è un esercizio che dovrebbe essere garantito all’interno di un partito che si dice democratico anche se mi sembra che alcuni dirigenti siano totalmente impermeabili alle critiche e ragionino solo in termini di “poltrone”, però è assurdo che una decisione di tale portata possa essere dichiarata, calibrata e discussa aspettando una dichiarazione, una sillaba, un gesto di Vendola mezzo stampa o in tv. Questa non è democrazia, questo è populismo.
Comunque sia, allego anche l’ordine del giorno dei compagni della federazione di Ancona su cui, spero, si possa ragionare.
Fraterni saluti.
Eugenio Pari

*http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/8206/
DOCUMENTO CONCLUSIVO ASSEMBLEA FEDERALE PROVINCIA ANCONA 2 AGOSTO 2012

Al Presidente di Sinistra Ecologia Libertà
Ai Componenti del Coordinamento nazionale
E P.C ai Componenti della Presidenza nazionale
Coordinatori Federazioni Provinciali
Coordinamento regionale Marche

Oggetto: RICHIESTA DI CONVOCAZIONE ASSEMBLEA GENERALE DEGLI ISCRITTI
Ancona, 3 agosto 2012
La federazione provinciale di Ancona si è riunita giovedì 2 agosto per discutere la situazione politica alla luce delle recenti conferenze stampa per la presentazione dei documenti programmatici (carta d’intenti) del PD e (tempo di cambiare) di SEL.
Dalla lunga e approfondita discussione, in tutti gli interventi sono emersi il disagio e la preoccupazione per la carenza di passaggi democratici e partecipati nel Partito, soprattutto in questa fase di accelerazione che riguarda la politica delle alleanze.
Riteniamo imprescindibile il diritto degli iscritti alla “costruzione dell’indirizzo politico di SEL”, come recita lo Statuto nazionale all’Art. 2 così come riteniamo fondamentale“conoscere le determinazioni dei gruppi dirigenti ed avere accesso a tutti gli aspetti della vita democratica interna”e riteniamo che nessuna politica dell’emergenza potrà mai giustificare la cancellazione della pratica partecipativa dal basso, evidenziando che è solo l’Assemblea nazionale che ha competenza in materia di indirizzo politico e che il coordinamento nazionale ha mere funzioni operative.
Ma è evidente un sostanziale cambiamento della linea politica di SEL, e le continue accelerazioni, dichiarazioni e smentite di questi ultimi giorni, inducono allo smarrimento gli iscritti e simpatizzanti e rendono difficili i rapporti con i movimenti che invece continuiamo a considerare interlocutori privilegiati. Un cambiamento di linea che mal si colloca con il Manifesto costituente di SEL:“La nostra missione è restituire la parola alle culture critiche europee, contribuire a costruire una nuova larga sinistrain Italia ed in Europa, contribuendo, nel nostro paese, ad una alternativa politica, sociale e culturale alla destra”,e che non tiene conto nè dei documenti approvati in sede di presidenza nazionale, nè del documento conclusivo dell’assemblea nazionale del 27 maggio 2012.
Assistiamo ad un dibattito surreale se confrontato con le reali esigenze del Paese dal punto di vista di chi crede che al liberismo sia giusto rispondere con un’alternativa. Pensiamo che l’idea alternativa al governo delle destre, sia totalmente incompatibile con un qualsiasi Partito che garantisce continuità e fedeltà al Governo Monti.
Pertanto l’assemblea federale della Provincia di Ancona, dopo ampia discussione, ritenendo che questa situazione potrà trovare soluzione solo attraverso una grande, partecipata, ASSEMBLEA GENERALE DEGLI ISCRITTI, reclama che la stessa venga convocata al più presto per poter discutere nel merito del documento programmatico proposto da SEL (tempo di cambiare) in relazione alla “Carta di intenti” presentata dal PD, tenendo conto delle politiche attuate dal Governo Monti fin dal suo insediamento. Un passaggio indispensabile per dare spazio successivamente AGLI STATI GENERALI DEL FUTURO, come stabilito dall’assemblea nazionale del 27 maggio 2012. Passaggi imprescindibili per riportare chiarezza e avviare pratiche partecipative all’interno di SEL coerentemente con l’ispirazione congressuale di costruire un NUOVO PARTITO. Dobbiamo farlo nel pieno della nostra autonomia e coerenza in continuità con le nostre enunciazioni fondative, aprendo alla sinistra diffusa, quella dei movimenti, condividendo l’esperienza di ALBA, accogliendo le istanze della Fiom, del forum dell’acqua, cercando il dialogo anche con le altre forze progressiste.
Chiediamo che questo documento venga pubblicato sul sito nazionale.
In Attesa di un Vostro cortese riscontro
Fraterni saluti
Per l’assemblea Federale provincia di Ancona
Alejandra Arena Coordinatrice federale
http://selprovinciadiancona.blogspot.it/2012/08/documento-conclusivo-assemblea-federale.html

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Fermati Nichi!

Di seguito un commento sul sito sinistraecologialiberta.it pubblicato ieri. Allego un link per poter leggere, chi volesse, gli altri commenti di iscritti e simpatizzanti.

http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/ludc-e-fuori-dal-campo-del-centrosinistra/

Sull’alleanza Pd, Sel, Udc

Eugenio Pari 2 agosto 2012 – 19:38

Oggi Il Fatto Quotidiano riporta una dichiarazione di Antonello Falomi che mi sento di condividere e che, personalmente, credo risponda alle tante domande, ai tanti dubbi e alla delusione di tante e tanti compagne e compagni in questo momento. Tratteggiando la “geografia” di SEL si arriva ai “colonnelli” e alla dichiarazione di Falomi che riporto testualmente: “è il gruppo che vuole rientrare a tutti i costi qui (in Parlamento), pure facendo un listone con il Pd”. E i cosiddetti colonnelli sono: Gennaro Migliore, Nicola Fratoianni, Francesco Ferrara, Franco Giordano e Massimiliano Smeriglio. Effettivamente, io credo, è proprio così. E Vendola è un ostaggio di questo “cerchio magico”, un ostaggio che mi sembra soffrire della “sindrome di Stoccolma”. Non si spiegano che così i repentini cambiamenti, le mosse tattiche, le titubanze, le timidezze, i ritardi di SEL in tutti questi mesi. Anche io sono per una prospettiva di governo per la sinistra italiana, non credo come qualcuno vuol far passare che l’esperienza dell’ultimo governo Prodi sia stata un fallimento. Ma stiamo scherzando? Quel governo, al di là delle mosse dei vari Diliberto e Rizzo, fu fatto cadere dal centro e da Veltroni, è questo che abbiamo capito fin da subito. Oggi, peraltro, proporre una alleanza con il Pd (il che equivale inevitabilmente ad accettare l’Udc perchè la prospettiva del gruppo dirigente di quel partitoè proprio questa) significherebbe sacrificare qualsiasi spazio di autonomia e qualsiasi proposta di politiche progressive da indicare e da realizzare per il paese. Va dato merito a Bersani di provare a spostare un po’ il baricentro dell’alleanza, oggi tutto spostato al centro, verso sinistra, ma le risposte all’enorme crisi sociale e civile del Paese, la difesa e il rilancio del lavoro, l’innalzamento a condizioni degne delle classi subalterne non è un fattore geometrico (un poì più a sinistra, un po’ al centro e così via..), ma deve essere l’insieme di politiche che parlino almeno di GIUSTIZIA SOCIALE! Posto che si vada al governo con il Pd, oltre ad essere il paravento a sinistra, i rapporti di forza non li cambi. Ci si troverebbe a governare sulle macerie sociali create dal governo Monti (abrogazione art. 18, controriforma pensionistica, mancata realizzazione di atti volti al riequilibrio del sistema fiscale, tagli al sociale e alla scuola, fiscal compact), ci si troverebbe a governare con chi quelle macerie ha creato votando tutti, ma proprio tutti i provvedimenti anti popolari di questo governo, ossia il Pd.
Non pretendo di insegnare niente e tantomeno testimoniare una “purezza ideologica”. Queste cose le lascio a chi ha fatto della testimonianza di fede una scelta di vita. Però i fatti hanno la testa dura, in questo caso durissima e sinceramente credo che proporsi come forza di governo con chi ha prodotto queste macerie sociali, nel migliore dei casi può solo portare a governare sulle macerie. Non sono contro un’alleanza con il Pd a priori, ma ciò che il Pd ha votato (promettendo solo a parole “modifiche in aula”) è quanto di più anti popolare si sia mai visto in Italia. L’agenda Monti che il Pd condivide totalmente, lo dimostrano i voti espressi in Parlamento, è l’agenda che Berlusconi sottoscrisse davanti alla Merkel poco prima di dimettersi. Le cose, purtroppo, stanno così. Dopodiché non credo neanche che il problema sia solo la pregiudiziale alleanza con Udc si o no. E’ una semplificazione, risolta la quale (non so in che modo) lascia sul campo tutti i problemi di politica economica, di politiche industriali, di relazioni di sindacali che il governo Monti ha introdotto andando a incidere pesantemente sulle condizioni di vita delle classi subalterne. Chi se la sentirebbe di dire che la spending rewiew, così come impostata, non sia altro che un modo surrettizio, un neologismo, dietro il quale, invece, si nascondono tagli veri allo stato sociale? Io me la sento di dirlo, anzi ne sono convinto e per questo credo che fra una forza che si proclama di sinistra e le forze politiche, sociali ed economiche che appoggiano Monti (paravento delle banche) non può esserci per definizione un punto di incontro sul quale sviluppare un programma di governo per il paese. Altrimenti, credo, ci si professa di sinistra e basta. Quando la critica si riduce sempre alla questione della “purezza ideologica”, “testimonianza”, ecc. gli argomenti in positivo, progetto di società tanto per intenderci, non ci sono o sono talmente deboli e strumentali che si possono sacrficare sull’altare di un’alleanza a perdere. In quest’ultimo caso ci sarebbe testimonianza, un pugno di deputati e alcuni senatori costretti in un’alleanza innaturale del tutto inutili e ininfluenti nell’invertire la rotta di queste politica, un “diritto di tribuna” utile a qualcuno ma non certo a quelle classi che la sinistra pretende di difendere.

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Lettera aperta su Vendola a Rimini

In queste ore le abbiamo viste di tutti i colori. Insieme ad un gruppo di iscritti e simpatizzanti di SEL Rimini ho deciso di promuovere un appello che manifestava la delusione per l’arrivo di Vendola (che c’è stato ed ha avuto un ottimo riscontro) a Rimini per sostenere il candidato del Pd, cosa mai fatta per sostenere Fabio Pazzaglia sostenuto da SEL al primo turno, Vendola ha chiamato Fabio e si sono chiariti, di questo me ne compiaccio. Fin qui la “fredda cronaca” avrebbe detto il simpatico giornalista sportivo foggiano “Frengo” di  Antonio Albanese.

Ora per primo riconosco che qualcuno possa avere considerato sbagliato e strumentalizzabile quell’appello, ma mai e poi mai si è inteso sostenere che non si voterà il candidato del centrosinistra al ballottaggio, si è deciso però di manifestare la nostra amarezza e profonda delusione, già manifestate a suo tempo in occasione dell’ostruzionismo dei vertici di SEL rispetto alla scelta di “correre da soli al primo turno”, solo che al tempo qualcuno sosteneva questa scelta perché immaginava di ricavarci qualcosa ora, invece, sostiene il candidato del Pd perché forse immagina di ricavarci qualcosa lo stesso? Non so, comunque è una questione che mi interessa molto poco. Va dato merito a compagne come Vera Bessone di essere state coerenti con la linea che attualmente sostengono anche in quei giorni, anche quando da parte di sbandieratori erano fatte oggetto di pesantissimi attacchi anche sotto il punto di vista personale.

Io non voglio convincere nessuno dell’appello su Vendola, sono deluso dal fatto che a organizzare quella cosa sia stato il Pd che, bontà sua, ci ha avvisato a cose fatte e soprattutto sono indignato per il fatto che Fabio, non appena qualcuno ha intravisto lo spiraglio di un posto, sia stato scaricato da alcuni che fino al giorno prima si schieravano al suo fianco e poi hanno portato la loro triste presenza con tanto di bandiera al fianco di Vendola.

Confermo che voterò il candidato di centrosinistra, se può essere di minimo interesse, però lo farò perché credo che Renzi (Gioenzo, ma anche Matteo se proprio la vogliamo dire tutta…) sia insostenibile. Ma questo, evidentemente non basta, come ai tempi infausti dei processi nella Russia degli anni ’30 qui si chiede di ritrattare tutto, di disconoscere le cose e le idee che ci hanno portati a intraprendere questa splendida ed entusiasmante avventura che ha visto in Fabio Pazzaglia la sintesi e la rappresentazione più alta. Dobbiamo continuare a dire ciò che pensiamo, a batterci per una Rimini migliore. Lo dobbiamo fare per dare voce ai quasi 4000 (quattromila) riminesi che ci hanno dato fiducia, lo dobbiamo fare per una questione morale di rispetto e fiducia verso la persona che fin qui ci ha più che degnamente rappresentati: Fabio Pazzaglia.

Fraterni saluti e sempre avanti a testa alta.

Eugenio Pari

Ps: per chi fosse interessato, si intende, venerdì mattina ero in turno nella comunità terapeutica dove lavoro come educatore da circa tre anni.


Lettera aperta

Siamo un gruppo di cittadine/i che nutrono simpatie per il progetto di Sel. Vorremmo rivolgerci a chi ha la libertà di riflettere su quanto sta accadendo in queste ore. Siamo rimasti molto delusi dopo aver appreso che Nichi Vendola verrà a Rimini per sostenere Andrea Gnassi. Ma come? Fin’ora non si era mai visto e adesso decide di venire?

Risulta ancora più evidente che il candidato di Vendola non è mai stato Fabio Pazzaglia.

Non assisteremo allo “spettacolo” di Vendola e Gnassi fianco a fianco (magari con tanto di foto), perchè è il frutto di vecchie logiche che non ci appartengono. Continueremo a sostenere il progetto del Consigliere neo eletto Fabio Pazzaglia. Il suo programma e la sua condotta rappresentano un’alternativa credibile alle vecchie pratiche del centrosinistra riminese, regionale e nazionale. Quando, con scelta libera, abbiamo ritenuto giusto appoggiare tale progetto, non sapevamo che saremmo riusciti a raccogliere la fiducia di 3.745 riminesi. Siamo felici per questo.

Vogliamo continuare su questa strada e invitiamo Fabio a convocare un’assemblea pubblica per ascoltare i bisogni dei più deboli e per elaborare un modo migliore di fare politica. Non per entrare, prima o poi, in stanze dove si riuniscono in pochi.

seguono le firme

Eugenio Pari, Maurizio Mangianti detto Argàn, Ennio Grassi, Patrizia Tasini, Paola Donati, Sergio Valentini, Luca Santarelli, Walter Gasperini, Paolo Bissaro, Maria Luisa Alessandri, Leonardo Montecchi, Gabriele Matteucci, Chiara Antolini, Gianna Giovagnoli, Alberto Guadagno, Filippo Brambilla, Giovanni Grandi, Cesare Padovani, Federico Chicchi, Leandro Di Pinto, Giuseppe Ceci, Simona Sacchini, Armida Loffredo, Patrizia Pascucci, Viviana Vasi, Marcello Ceccarelli, Priscilla Migani, Maurizio Zanotti, Marco Moretti, Mauro Turrini, Vittorio Buldrini, Donatella Perrillo, Raffaella Giordano, Marta Ceccarelli, Fabrizio Bagnolini

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Battaglia dentro SEL: i vertici regionali negano il simbolo a Pazzaglia

Fabio Pazzaglia rischia di correre come candidato sindaco di Rimini senza il simbolo di Sinistra Ecologia e Libertà. I vertici regionali del partito vorrebbero sostenere Gnassi sin dal primo turno. Il direttivo riminese: “E’ un sopruso”.

RIMINI, 28 marzo 2011
Giorni di tensione nella sede riminese di Sinistra Ecologia e Libertà. Il comitato regionale minaccia di non concedere il simbolo del partito per la campagna elettorale di Fabio Pazzaglia, l’ex consigliere comunale del PD (oggi senza tessera) scelto all’unanimità come candidato sindaco dai 45 iscritti al circolo riminese.
“Noi rivendichiamo il diritto di utilizzare il simbolo di Sinistra Ecologia e Libertà – spiega il coordinatore di Sel Rimini, Paolo Severi – perchè Pazzaglia è stato scelto con procedure assolutamente trasparenti e corrette, in linea con lo statuto e con l’approvazione del coordinatore provinciale”.

Fabio Pazzaglia

Secondo Jader Viroli e Giorgio Giovagnoli, dietro il veto sul simbolo non c’è nessuna ragione di statuto, ma pressioni molto insistenti da parte dei vertici regionali del PD (Bonaccini in testa) perchè SEL sostenga Gnassi sin dal primo turno.
Un’alleanza che i vendoliani riminesi, quasi tutti fuoriusciti dal Pd, vorrebbero prendere in considerazione solo per il ballottaggio, e a condizioni ben precise.
“Abbiamo scelto di correre da soli perchè in questi anni abbiamo avuto scontri molto duri con il Pd su temi che riteniamo fondamentali per Rimini, come l’urbanizzazione e i servizi sociali” spiega il capogruppo in consiglio comunale Eugenio Pari. “Questioni che non si risolvono con l’offerta di poltrone in Comune e Provincia, o con accordi per entrare in giunta in altre città emiliane”.
“In caso di ballottaggio – spiega Pazzaglia – tratteremmo con il Pd per un’alleanza. Ma se raccoglieremo molti voti, punti come l’urbanistica, il welfare, l’ambiente e la partecipazione non saranno negoziabili”.
La decisione sul simbolo verrà presa mercoledì a Roma da Nichi Vendola. I riminesi sperano che si trovi una soluzione come a Napoli e Rovigo, ma in caso di rifiuto annunciano una convocazione immediata di tutti gli iscritti.
“Sarebbe un errore gravissimo, che metterebbe fine all’esperienza di Sel a Rimini” ha detto Viroli. “Potrebbe uscirne uno scandalo nazionale” gli fa eco Giovagnoli.
Di certo, Pazzaglia non ritirerebbe la sua candidatura: “Io vado avanti in ogni caso con il sostegno della lista civica Fare Comune – ha detto, – poi saranno gli iscritti a Sel a decidere se e come sostenermi”.

(Newsrimini)

La lettera di Sel Rimini agli organismi di garanzia regionale e nazionale

Alla attenzione:
Organismo di garanzia della Regione Emilia Romagna
Organismo di garanzia Nazionale

Oggetto: richiesta di informazioni e segnalazione

Cari compagni,
con la presente siamo a chiedere informazioni in merito alla decisione presa dal Circolo di Rimini di presentarsi alle elezioni Amministrative del 15/16 Maggio del 2011, con una coalizione per un altro centro/sinistra, cioè fuori dalla coalizione con il PD.
Poiché tutto il quadro politico riminese è consapevole che nessuno vincerà al primo turno è evidente che al secondo turno si convergerebbe sul candidato che risultasse più votato del centro/sinistra, previo accordo sulle proposte di programma che verranno avanzate dal Circolo di Rimini e dal candidato Sindaco Fabio Pazzaglia.

PREMESSO CHE

1. Questa decisione è stata presa alla unanimità dalla Assemblea del Circolo e dall’Organismo Dirigente e ribadita da tutti gli interventi (20 circa) nel corso di una Assemblea degli iscritti svoltasi in data 16 Marzo 2011 alla presenza del Responsabile Nazionale Enti Locali Paolo Cento, nonché ribadita ripetutamente in colloqui ed incontri con il coordinatore regionale Giovanni Paglia e sulla stampa locale.
2. Nonostante questa decisione, il coordinatore regionale Giovanni Paglia insiste chiedendo che SEL di Rimini annulli questo percorso paventando, sia sulla stampa locale che in coordinamenti allargati, la possibilità di non concedere (qualora ne abbia la facoltà) l’utilizzo del simbolo elettorale di SEL al Circolo di Rimini.
3. La decisione assunta dal Circolo di Rimini rispetta le norme previste dallo Statuto del Partito nella parte in cui stabilisce che i Circoli Territoriali sono autonomi nella loro decisione. Statuto che è vigente ed il sottoscritto ha già chiesto informazioni adeguate sia all’organismo regionale di garanzia del Partito che all’organismo nazionale di garanzia su quale sia lo Statuto vigente, che è a tutti gli effetti quello approvato a Firenze nell’ottobre del 2010 (sebbene in via di definizione)
4. L’articolo 7 dello statuto stabilisce che la lista da presentarsi alle elezioni è votata dalla assemblea del Circolo
5. Sulla stampa locale escono articoli (se ne allegano alcuni) il cui tenore consiste nell’evidenziare una faida in corso tra organismi dirigenti di SEL
6. L’opinione pubblica locale di sinistra, che si appresta a sostenere il candidato Sindaco Fabio Pazzaglia è, da una parte, fortemente allarmata da questa situazione incomprensibile, ma dall’altra, conferma tutta la sua fiducia al nostro Candidato Sindaco che a questo punto andrà avanti, in ogni caso da solo anche senza di noi, tentando di cogliere un successo che questa campagna di stampa e di pressioni praticamente gli regala.

CHIEDIAMO QUANTO SEGUE

7. Se il circolo di SEL Rimini abbia commesso qualche violazione statutaria nel prendere questa decisione, che non solo non danneggia il centro/sinistra nel suo complesso ma proprio in forza di una autonoma presentazione fuori dalla coalizione al primo turno, tenderà a raccogliere un ampio consenso di disaffezione dal voto per poi ricondurlo nell’alveo della responsabilità al secondo turno. Si ricorda a questo proposito che la sovrana assemblea degli iscritti di SEL di Napoli ha deciso proprio in base alla libertà e autonomia dei circoli quale candidato sostenere a Napoli.

8. Quali sono le modalità di assegnazione del simbolo di SEL e quale percorso compie per giungere alle Federazioni e successivamente ai Circoli e se vi sia una reale possibilità di mancata concessione (nel caso questo sia possibile) e con quali legittime motivazioni.

9. Chiediamo inoltre se le reiterate minacce di non concedere il simbolo al Circolo di Rimini manifestate in più occasioni dal Coordinatore Regionale siano legittime o violino l’autonomia del nostro Circolo.

Poiché mancano pochi giorni alla presentazione della lista, che deve essere procedute dalla raccolta delle firme, si fa presente che non c’è più molto tempo per attendere una decisione in merito per cui chiedo, a nome dell’Organo di Garanzia del Circolo di Rimini, di ricevere con urgenza una risposta ai quesiti posti.
Ringrazio per l’attenzione ed in attesa di un riscontro urgentissimo vi invio i miei più fraterni saluti.

Jader Viroli
Presidente dell’Organismo di garanzia del Circolo di Rimini di Sel

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Intervento di Eugenio Pari all’assemblea SEL Rimini

16 marzo 2011 – Sala degli Archi – Rimini

 

Compagne e compagni,

dallo scorso novembre siamo costretti a dover giustificare continuamente il senso della nostra decisione unanime da quando cioè abbiamo deciso di appoggiare e sostenere la candidatura a sindaco di Fabio Pazzaglia e quindi di non aderire al primo turno ad un alleanza con il PD.

Lo dobbiamo fare di fronte al fuoco di fila del PD che ha mobilitato tutti i propri dirigenti locali e il segretario regionale.

Lo dobbiamo fare di fronte alle dichiarazioni pubbliche del coordinatore regionale di SEL stasera qui presente.

Ma se fin da subito sapevamo che avremmo dovuto fronteggiare le innumerevoli pressioni del PD, conoscendo le “regole del gioco” e considerandole anche comprensibili, le pressioni del nostro coordinatore regionale, invece, sono state del tutto inaspettate e sinceramente incomprensibili.

Nelle ultime settimane piuttosto che comprendere, non dico condividere, le ragioni di questa nostra scelta, il coordinatore regionale si è comportato come un commissario politico degno del Comintern degli anni ’30. L’atteggiamento di dissenso rispetto alla nostra decisione affermata in due occasioni e sempre all’unanimità, fin dal primo incontro che abbiamo avuto si è trasformato in aperta contrapposizione sfociando in un suo ostruzionismo verso decisioni coerenti con le regole che scandiscono la vita interna, il dibattito e la formazione delle decisioni sancite dalle norme statutarie di SEL.

Una contrapposizione e un ostruzionismo subito dilagati nella reiterazione di minacce, non si capisce a che titolo poi, di impedirci di presentare il simbolo del partito in cui tutti militiamo e a cui siamo regolarmente iscritti.

Questo atteggiamento è troppo grave per non essere citato. Le energie profuse dal coordinatore regionale Paglia erano forse degne di tutt’altre iniziative, hanno presto mostrato il loro carattere di accanimento degno di altra causa forse, un accanimento che lo accomuna al segretario regionale del PD Bonaccini, con cui registra peraltro una singolare univocità di posizioni.

Speravo che queste tristi pratiche la sinistra italiana se le fosse lasciate alle spalle, non dico al 1956, ma sotto le macerie del muro di Berlino almeno, prendo atto che per il coordinatore SEL in Emilia Romagna quando si affronta il tema delle alleanze con il PD così non è.

Ci è stato chiesto di essere realisti.

Ebbene proprio perché siamo realisti e anche coerenti, pensiamo che occorra un profondo cambiamento nelle pratiche di governo per la nostra città e proprio perché realisti dobbiamo procedere verso la strada che abbiamo intrapreso.

Vogliamo determinare nel contesto dato un cambiamento reale, nel senso che vogliamo cambiare realmente, il corso di un’amministrazione di centrosinistra che si è contraddistinta per la subalternità ai poteri forti della città. Siano essi i poteri legati alla rendita immobiliare o al monopolio delle cooperative legate alla Curia e a CL nel campo dei servizi educativi.

Vogliamo un governo cittadino che piuttosto che finanziare a fondo perduto la diretta RAI di Capodanno, quei 600mila euro li destini all’assistenza domiciliare per portatori di handicap e anziani non autosufficienti. Un dato, sarà forse una fortuita coincidenza contabile, ma nell’ultimo bilancio comunale – su cui abbiamo votato contro – sono state erogate meno ore di assistenza domiciliare per le fasce sociali più deboli, tale contrazione ha determinato un risparmio di circa 600 mila euro, la stessa cifra che è servita al Comune di Rimini per pagare il contratto a Bibi Ballandi l’organizzatore del Capodanno RAI in Piazza Fellini, l’evento con Mara Venier e Al Bano con cui siamo stati deliziati. Un evento di grande risalto culturale, e a proposito di cultura quest’anno a quasi tutti i giovani laureati che con passione e competenza lavoravano come guide al museo della nostra città non sono stati rinnovati i contratti. La motivazione: non ci sono soldi!

Queste cose non le diciamo da pochi giorni, ma da anni!

Il candidato sindaco del PD sostiene di voler cambiare pagina, si contraddistingue per il disconoscimento delle politiche della ultra decennale giunta Melucci – Ravaioli. Bene! Addirittura il segretario del PD ha lasciato ventilare l’ipotesi che sia SEL a scrivere le pagine del programma sull’urbanistica. Benissimo! Siccome però non bastano i propositi, ma contano i comportamenti abbiamo detto che se volevano essere coerenti potevano sostenere insieme a noi una proposta all’interno del PSC (ossia il PRG) di cui in queste ore si stanno approvando i contenuti. La nostra proposta prevedeva di spostare il periodo di salvaguardia per interventi edilizi che se realizzati comporteranno 300 mila md di edificazioni. Di questi 300 mila 150 mila sono appartamenti circa 2150 appartamenti in più quando il PSC prevede nei prossimi 15 anni la realizzazione di 5000 appartamenti. Una mole di cemento da approvare fuori da qualsiasi contesto di pianificazione, una mole che inficia in partenza le strategie di sostenibilità che sono all’origine dei PSC.

Ebbene, anche qui con senso della realtà, abbiamo proposto di rivedere queste realizzazioni così evidentemente sovrastimate riconducendole all’interno del PSC che ha fra i propri capisaldi un principio della l.r. 20/2000: “costruire nuove realizzazioni edilizie quando non sussistano alternative per il riuso del tessuto urbano esistente”. La risposta del PD che vuole voltare pagina è stata quella di bocciare il nostro emendamento, così come ha respinto un altro emendamento che prevedeva politiche di risparmio energetico e premere maggiormente sul fotovoltaico.

Badate, non l’hanno fatto perché sono cattivi, lo hanno fatto perché di fronte alle pressioni dei costruttori e l’ipotesi di seguire politiche di governo del territorio più indirizzate all’interesse collettivo hanno scelto da che parte stare: quella della rendita immobiliare e dei costruttori.

I costruttori sono mesi che piangono miseria, la crisi – dicono – ci ha piegato le gambe e non si può ingessare la città con la crescita zero. Intanto di quale crescita zero parlano?! E a queste bugie raccontano altre bugie. La voce, un quotidiano notoriamente comunista come tutti sappiamo, in un articolo dell’11 marzo racconta quanto siano disperati i costruttori: edile carpentieri di Bruno Morandi (il socio di Valentini) nell’ultimo anno ha conseguito 31,5 milioni di profitti + 29% rispetto al 2010, Giuseppe Pesaresi (fratello di Ulisse il presidente dei costruttori di confindustria) +157% dei profitti rispetto al 2010! Queste persone offendono coloro che soffrono veramente la crisi anche a causa delle speculazioni che questi “imprenditori” realizzano da decenni!

Con questo io non sostengo l’esproprio proletario e tanto meno credo che l’abolizione della proprietà privata sia all’ordine del giorno, credo però che il territorio sia irriducibile alle sole logiche di profitto perché è un bene comune, e credo che un’amministrazione comunale debba affermare questo principio, certo chi fa impresa consegue il profitto ma grazie al profitto che questi realizzano su un bene che dovrebbe essere di tutti centinaia di famiglie sono escluse all’accesso al fondamentale diritto alla casa.

A Rimini ci sono migliaia e migliaia di appartamenti sfitti, una stima prudente si aggira sui 10.000, Rimini è la città capoluogo dove si è più costruito nella terza regione per espansione edilizia in Italia eppure parliamo ancora di emergenza casa e di persone che non possono nemmeno pensare di acquistare casa o che non riescono a pagare gli affitti? Certo, perché questo patrimonio sfitto serve a mantenere alti i prezzi degli immobili, se questo patrimonio venisse collocato sul mercato si svaluterebbe e allora addio ai profitti di cui ho appena parlato, addio alla speculazione. Non c’è la mano invisibile del mercato a regolare queste contraddizioni, ci deve essere la funzione del governo pubblico e questa funzione si è scelto di non eseguirla. Se queste cose le capisco io le dovrebbe capire ancora meglio chi guida la nostra città, e le capisce solo che preferisce essere subordinato ai poteri forti, si sceglie la subalternità rispetto a questi poteri piuttosto che dare senso in termini di interesse collettivo realizzando il principio della funzione sociale attribuita costituzionalmente all’impresa.

Un sviluppo basato solo sul consumo deprime le possibilità di investimenti produttivi e attrae, come accade da decenni, i capitali delle mafie che vedono nel mattone e più in generale sull’economia basata sul consumo una occasione ghiottisima. La compiacenza del sistema bancario e la vicinanza a San Marino fanno il resto. Noi parliamo di questo, gli altri?

So che Rimini non è la sola città che vive queste situazioni, lo so che il PD riminese non è l’unico che governa così. Noi però abbiamo deciso di non sottostare alle compatibilità, al compromesso estremo sempre e comunque pur di stare al governo. I posti a fianco dei vincitori sono sempre affollati, noi abbiamo scelto di sederci da un’altra parte! Potremmo giustificare la nostra collocazione con qualche concessione ottenuta dal PD, ma è proprio il tema di qualcuno che da le carte e qualcun altro che deve abbozzare che non mi convince, che, anzi, rifiuto. Potevamo giustificare una nostra presenza nella maggioranza con qualche odg sulla pace ed essendo ligi e del tutto ininfluenti magari avremmo avuto assessori e altre prebende, non lo abbiamo fatto, non per un’idea manicheista, ma perché chi chiede comportamenti più etici non si può poi mettere nel macchione.

Invece pensiamo che occorra cambiare i rapporti di forza che sono alla base dell’agire politico, è per cambiare i rapporti di forza e introdurre elementi progressivi di cambiamento che noi stiamo percorrendo questa strada, non per raggiungere risultati di carrierismo politico. I rapporti di forza non si cambiano solo con qualche intervista a Nichi Vendola, si modificano agendo politicamente nel tentativo di dare rappresentanza alle istanze di cambiamento e cercando insieme di cambiare le cose in coerenza alle idee che si sostengono a tutti i livelli e in ogni momento.

Se quel cambiamento che giustamente SEL richiede a tutta la politica non cominciamo a metterlo in pratica allora faremmo solo del velleitarismo, saremmo degli ipocriti!

Se vincono sempre i poteri forti, se la logica che deve sempre e comunque prevalere è quella del tatticismo politico, se gli interessi di pochi forti sono gli interessi che si ritengono imprescindibili per poter governare allora saremmo uguali agli altri e quando la sinistra diventa uguale agli altri diventa pericolosa. D’altra parte ciò che Vendola per ben due volte ha fatto in Puglia è stato affrontare con coraggio questo stato di cose, ha creato speranza, una speranza che gli ha dato e gli sta dando la forza per governare nell’interesse di tutti!

Fuori tempo massimo peraltro, ci è stato chiesto di chinare il capo di fronte alle compatibilità della politica, trasformando il senso di realtà in opportunismo, sacrificando le istanze di trasformazione al tatticismo della politica politicante, ribaltando il disinteresse della nostra scelta in interesse personale, cercando di imporre le scelte piuttosto che rispettarle.

Non so come andrà a finire questa vicenda però quanto è successo ci deve insegnare qualcosa: esiste ancora chi pretende di suddividere il partito fra chi detta la linea e quanti, invece, devono, volenti o nolenti, accettarla. Questa cosa non solo non fa parte della mia modesta cultura ed esperienza politica, non fa parte del mio modo di vivere.

Per quanto mi riguarda, lo dico molto serenamente, se questa sera qualcuno pretenderà di ribaltare una decisione democraticamente assunta da organismi assolutamente legittimati a farlo, dovrei trarre delle conclusioni che, aderendo a SEL e contribuendo insieme a tutte e tutti voi a fondarla a Rimini, speravo di non dover prendere.

Se dovesse prevalere la linea di chi, non con la forza della ragione, ma con la forza che con supponenza pensa gli sia data dall’incarico che ricopre, credo che SEL, pur nella modesta dimensione che la vicenda riminese ricopre, subirebbe un’amara sconfitta.

Penso che tutte le nostre belle parole, i nostri bei progetti rischiano di essere schiacciati da chi li giudica come un fastidioso orpello, un ostacolo per chi delle nostre parole e progetti non sa cosa farsene, della nostra passione, del nostro entusiasmo e delle nostre idee se ne può far benissimo a meno!

Io, invece, vorrei che in giugno potessimo tutti insieme ritrovarci senza chiedere che qualcuno si debba cospargere il capo di cenere perché quando a prevalere la democrazia e il rispetto siamo tutti a vincere, vorrei – dicevo – che ci trovassimo tutti insieme per costruire la possibilità ancora più concreta di da vita al cambiamento che vorremmo realizzare. Sono convinto, compagne e compagni, che sarà così!

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Comune di Rimini: SEL passa all’opposizione

Sinistra Ecologia Libertà - SEL - Con Vendola

Il comitato provinciale di S.E.L. (Sinistra, Ecologia e Libertà), riunitosi Venerdì 24 Settembre u.s. esprime le seguenti valutazioni sulla situazione politica locale con particolare riferimento al Comune di Rimini.
1) La decisione del Sindaco di ritirare le deleghe agli assessori Zanzini e Buldrini e di escludere dalla maggioranza i consiglieri comunali del gruppo S.E.L., ha modificato i rapporti politici e la composizione della maggioranza nel Consiglio Comunale di Rimini.
Questa decisione non ci fa piacere, ma sappiamo prendere atto della realtà con chiarezza, senza esitazioni e assumere le responsabilità che ne derivano. E’ evidente che, per una scelta non nostra, d’ora in avanti svolgeremo un ruolo di opposizione nella fase finale del mandato di questa amministrazione, valutando di volta in voltaquale sarà il nostro voto sulle singole delibere.
E’ opportuno aggiungere che, siccome non siamo a scuola, una forza politica non si fa dare dal Sindaco né note, né sospensioni, magari in attesa di rientrare in classe accompagnati da qualche “genitore”.
Per cui chi ha preso certe decisioni deve sapere che esse avranno delle conseguenze e che non perderemo tempo a bussare ad alcuna porta.
O si sta in maggioranza, o si sta all’opposizione; c’è già abbastanza confusione nella politica italiana e anche in quella riminese, per evitare altre ambiguità o pasticci. Staremo dove il Sindaco ci ha mandato, sempre guidati dalla volontà di svolgere un ruolo critico ma propositivo, semplicemente perché il nostro impegno per la città e il nostro modo di intendere la politica sanno esprimersi solo così.
Resterebbe da capire perché, a pochi mesi dalle elezioni, è stata presa una decisione così drastica dalla massima autorità cittadina in occasione di una delibera importante, ma certo non decisiva.
Com’è noto (o almeno così dovrebbe essere), le maggioranze si fanno e, se occorre si cambiano, su atti fondamentali quali il programma di mandato, il bilancio, i piani e i programmi generali e così via; aver deciso di provocare una crisi nella maggioranza in questo momento appare dilettantesco, oppure, ma è un’ipotesi ancora peggiore, la premessa di una virata verso posizioni sempre più moderate in vista di alleanze elettorali dello stesso tipo.
Vedremo nei prossimi giorni se le cose accadute in Consiglio Comunale sono lo specchio di decisioni politiche che il PD ha già preso per il futuro.
2) Diverso è il discorso sulle prossime elezioni comunali. Il nostro impegno fondamentale anche a Rimini è quello per la costruzione di un nuovo centro sinistra che si proponga di governare la città in modo nuovo e con contenuti diversi.
Il bilancio della Giunta Ravaioli è molto critico; gli aspetti negativi prevalgono sulle valutazioni positive, si rischia molto seriamente di consegnare la città alla destra e non certo perché si è andati troppo a sinistra.
Se si vuole riaprire il dialogo con Rimini e la sua gente ci vogliono idee nuove e l’impegno a realizzarle attraverso progetti, persone e un confronto democratico che da tempo è mancato.
Proporremo nei prossimi giorni quelli che secondo noi devono essere i contenuti essenziali di un nuovo programma, ma il punto più importante che vogliamo indicare già ora è quello di riportare veramente al centro dell’azione amministrativa l’interesse pubblico come interesse generale della città, ridefinendo i limiti e i confini dei molti e molto forti interessi privati che gravano sul governo di Rimini.
Dopo i fatti dei giorni scorsi questo confronto parte in salita, ma non consideriamo questo un ostacolo insormontabile: il futuro della città e i prossimi 5 anni di governo sono una cosa più importante delle difficoltà attuali.
D’altra parte nelle altre città della nostra regione dove si voterà nei prossimi mesi (Bologna, Ravenna), questo confronto è già partito in un clima più aperto di dialogo e disponibilità.
Abbiamo il dovere di tentare anche a Rimini.

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Sondaggio. Le primarie del centrosinistra: Vendola vs Bersani

Sondaggio Politico-Elettorale

Le primarie del centrosinistra: Vendola vs Bersani

Pubblicato il 30/7/2010.

 

 

Autore:
IPR Marketing
Committente/ Acquirente:

Repubblica.it (diffuso il 28 luglio 2010 sul sito http://www.repubblica.it)

 

Acquirente:
 

Criteri seguiti per la formazione del campione:

Panel, rappresentativo della popolazione maggiorenne residente in Italia disaggregato per sesso, età, area di residenza e ampiezza comune di residenza (FONTE: ISTAT 2009)

 

Metodo di raccolta delle informazioni:

Panel telematico con l’ausilio del sistema “Tempo Reale” con questionario strutturato

 

Numero delle persone interpellate e universo di riferimento:

N. CASI 600 elettori di centro sinistra.

 

Data in cui è stato realizzato il sondaggio:

Tra il 26/07/2010 ed il 26/07/2010

 

QUESTIONARIO
QUESITO n.1
Domanda : Lei quanto giudica ….
 


QUESITO n.2
Domanda : Nel complesso, Lei quanta fiducia ha in ….
 


QUESITO n.3
Domanda : Nel complesso, Lei quanta fiducia ha in … (Dati disaggregati per elettori PD, elettori IDV, elettori di altri partiti di centrosinistra ed elettori di centrosinistra ma indecisi sul partito).
 


QUESITO n.4
Domanda : Nel complesso, Lei quanta fiducia ha in … (Dati disaggregati per elettori PD, elettori IDV, elettori di altri partiti di centrosinistra ed elettori di centrosinistra ma indecisi sul partito).
 


QUESITO n.5
Domanda : Se domani si dovesse votare alle primarie del centro sinistra per scegliere il candidato premier lei chi voterebbe tra:.
 


QUESITO n.6
Domanda : In ogni caso, secondo Lei, in caso di nuove elezioni chi secondo Lei avrebbe più possibilità di battere Silvio Berlusconi?.
 
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Vendola: «Così sfido la sinistra»

di BEPI MARTELLOTTA

Gazzetta del mezzogiorno, 18.07.2010

 http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=351324

 Il sole picchia forte nella piccola «Woodstock» di Baia S. Giorgio: niente musica, ma «fabbriche» di ragazzi che si

Nichi Vendola

confrontano sui temi di attualità e provano a costruire «la nuova sinistra». Lui, Nichi Vendola, ne è convinto: da questo angolo di mare alle porte di Bari non può nascere un inutile partito della sinistra (che farebbe solo il solletico al transatlantico Pd), ma un movimento che provi ad arginare la deriva del Paese. E il traghettatore-leader ha già preso in mano il timone: questa volta anche gli «apparati», come accaduto in Puglia con le primarie, dovranno seguirlo.

Presidente, a Bari le grandi prove per la leadership del centrosinistra del 2013?

«Siamo di fronte al paradosso: nel momento in cui emerge tutta la feccia di un potere osceno, violento, che ha come proprie sentinelle camorristi e massoni, nel momento in cui c’è uno strappo così forte nel berlusconismo e comincia a percepirsi la caduta, il centrosinistra continua ad essere in affanno. Siamo governati da cannibali, si stanno cibando della nostra Costituzione e dei diritti umani, sociali, di libertà. La nostra è una Repubblica delle Banane, un Paese perduto, che va verso la catastrofe. La destra procede con i carri armati alla devastazione della civiltà giuridica e sociale e il centrosinistra che fa? Arranca, tira fuori formule di governi tecnici improbabili. Non c’è più tempo: bisogna che la sinistra riconnetta la politica con la vita, segua i cartelli segnaletici che indicano Pomigliano e Melfi, la libertà delle donne e la ricerca, il Welfare e il Mezzogiorno, tutti i luoghi oggetto della macelleria sociale della destra: solo così il centrosinistra, invece di sentirsi sconfitto in partenza e aver paura perfino di evocare le elezioni anticipate, potrà smetterla di combattere la destra con la sindrome di Zelig.

Addio partiti, avanti con le «fabbriche»?

Io qui non ho l’alleanza della vittoria, ma ho il motore di un processo politico che spazza via i vizi e le vecchie culture del ceto politico per incrociare la domanda di cambiamento di un popolo e l’idea che si può vincere. Qui, nelle “fabbriche”, non si costruisce un corpo, un partito, un alleanza strutturata: siamo l’alito che consente a un corpo di avere un’anima.

Sì, ma poi bisogna andare alle urne e vincere. Come?

Serve un’allenza e un programma che metta insieme la questione sociale e quella democratica: l’Italia sta diventando un paese del Sudamerica degli anni ‘70. Altro che governi tecnici, qui c’è bisogno di un fronte largo di opposizione democratica e c’è bisogno ora di mettere in piedi il cantiere dell’alternativa del berlusconismo. In ballo non c’è la vittoria alle urne, ma la liberazione della Paese.

Fuori dalla battaglia politica, sembra però non aver retto anche il «fronte» dei governatori contro le politiche del governo che lei accusa.

Ci sono due governatori della Lega che vedono con favore le norme clientelari a favore della Padania in Finanziaria, ma il giudizio sulla manovra è unanime e dice che è insostenibile per qualsiasi regione. È una manovra che smantella il Welfare e lo sviluppo, è una manovra che taglia la vita non gli sprechi, taglia la carne viva del Paese: questo lo dicono Formigoni, Iorio, Caldoro e lo comincia a dire Scoppelliti, governatori del Pdl di Nord e Sud. Gli unici che non lo capiscono sono gli uomini della destra pugliese, il più sublime esempio di alto tradimento delle loro comunità. Gli Azzollini e i Fitto sono dei piccoli gendarmi leghisti e sarebbero imputabili di alto tradimento per quello che hanno fatto con questa Finanziaria, il primo facendosi alfiere dei più vergognosi emendamenti leghisti e il secondo dicendo che è giusto che il Sud perda risorse, perché non le ha sapute spendere bene.

Oltre la manovra, c’è il Patto di stabilità che obbliga la Puglia al rientro.

Noi violiamo quel Patto per la follia delle regole. Per rispettarlo non dovremmo spendere i soldi della spesa comunitaria: significa che nel 2011 non dovremmo spendere nulla di 1,2 miliardi di euro di fondi Ue: se superiamo di 150 milioni di euro la spesa, lo sforiamo. Qualcuno dovrà pure risponderci a questa domanda, che faremo rimbalzare da Bari a Roma a Bruxelles.

E la sanità? Nel 2005 accusò Fitto di tagliare gli ospedali e oggi è costretto a fare lo stesso. Cos’è, una nemesi?

Il razionamento ci è imposto dal governo con una violenza contabile impressionante: non ci chiedono quanti posti letto tagliamo, ma quante risorse corrispondenti riduciamo. Ci impongono i ticket e, nonostante dalla Puglia sia arrivato un piano draconiano, volevano imporci pure le tasse. È una modalità demenziale questo rigore: tre anni di piani di rientro della Sicilia hanno provocato un aumento di 6mila lavoratori precari, così come razionare le risorse un anno significa decuplicare il disavanzo l’anno dopo.

Dunque, tagli agli ospedali come fece Fitto. Non la preoccupa la rivolta delle comunità?

Se fosse vero che sto portando a compimento l’opera di Fitto, la destra pugliese dovrebbe applaudirmi. La verità è che Fitto non ha chiuso neanche un ospedale, ma ne ha resi agonizzanti tanti: ha stressato la domanda di salute per rendere limpido il bilancio. Noi abbiamo invertito il trend: abbiamo coperto col Bilancio autonomo della Regione i disavanzi che si producevano per rispondere al diritto alla salute dei cittadini e abbiamo fatto un’operazione verità sui bilanci. Certo, oggi c’è la manovra di rientro: avrei voluto farla con più gradualità, ma non c’è dubbio che un piccolo ospedale non solo non ha professionalità e tecnologie ma costa di più. I cittadini non vogliono l’ospedale sotto casa, ma la risposta alla domanda di salute. Non tanti ospedalini, ma tanti luoghi di cura: da questo punto di vista continuiamo a perseguire il piano della salute. Abbiamo cominciato e continueremo a spiegarlo alle comunità: i cittadini hanno chiaro ciò che sta accadendo, il delitto che la destra sta compiendo nei confronti del Sud è evidente. Lo sanno tutti e noi lo spiegheremo nel dettaglio.

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Vendola: «Spariglierò il Centrosinistra»

L’intervento conclusivo agli “Stati generali delle fabbriche di Nichi”

«No ai governi tecnici e alle larghe intese. Le primarie non sono una minaccia per il Pd, e io mi candido»

MILANO – Nichi Vendola, si presenta come elemento di rottura, parla alla sinistra e indica la sua linea, usando anche termini ispirati dai giochi di carte: «Noi diciamo no ai governi tecnici e a quelli delle larghe intese: le primarie non

Nichi Vendola

sono una minaccia per il Pd o per il centrosinistra, e io mi candido per sparigliare questi giochi». Queste le parole d’ordine espresse a Bari, durante gli “Stati generali delle fabbriche di nichi” davanti a una platea di circa duemila persone provenienti per il 40% dal resto d’Italia, in molti dal Settentrione. La manifestazione è stata seguita anche attraverso il web e i social network: la fan page di facebook di Nichi Vendola ha raggiunto quota 167.000, con 4.800 nuovi fan negli ultimi tre giorni.

VINCERE – «Dobbiamo vincere», ha sottolineato Vendola, «ma questo verbo deve essere coniugato fuori dal palazzo, lungo le traiettorie delle vie popolari. Vincere ha un significato se si vince a Pomigliano, a Melfi, se la vittoria ha significato per gli studenti precari, per i ricercatori che sono costretti ad emigrare, per le donne e gli eroi dei nostri giorni, come Falcone, Borsellino e Carlo Giuliani. Bisogna vincere per ricostruire i codici dei diritti: allora la vittoria è un discorso sulla salvezza del Paese, che guarda all’Europa. È la vittoria di tanti, è la vittoria del popolo che si alza in piedi, non è una vittoria di parte o di partito».

CANDIDATURA – Vendola ha poi precisato il senso della sua disponibilità alla candidatura. «Perché io?», ha detto, «perché sono voi quando non sopportate il centrosinistra avendo in mente un mondo diverso da questo. Noi abbiamo due obiettivi da raggiungere: il primo è l’indispensabilità di un metodo democratico che si sottrae alle nomenclature di partito; il secondo è portare nell’arena la domanda di una buona politica. Non c’è buona politica che possa prescindere da un discorso sul buio e sulla luce». Vendola, infatti, ha titolato così il discorso conclusivo degli Stati generali delle fabbriche di nichi, «lanterne che illuminano gli angoli bui dell’esistente».

TEMI CHIAVE – Ha poi annunciato i temi chiave di una nuova piattaforma programmatica del centrosinistra: investire nella Bellezza dell’ambiente, dei talenti e dei territori; rilanciare l’Economia attraverso una pressione fiscale più equa, la redistribuzione delle risorse e puntando su qualità e innovazione; sottrarre la Conoscenza alla privatizzazione e alla parcellizzazione dei saperi attraverso il rilancio della scuola e dell’università come elementi fondanti di una cultura diffusa; ristabilire la connessione tra i Diritti e le persone; custodire il patrimonio dei Beni Comuni».
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