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Due dossier sulle mafie in Emilia Romagna

La criminalità organizzata si è da tempo insediata anche nella nostra regione, perseguendo metodi poco visibili: poca violenza, molti affari.

Si continua a parlare di strategia di mafia invisibile al nord, una rete di affari, ma anche di violenza: intimidazioni, omicidi. Ma da quando la mafia ha esteso la sua rete nella regione, in un territorio da sempre considerato e che da sempre si considera immune?

Si possono trovare risposte in due dossier molto interessanti e utili.

Il primo http://www.liberainformazione.org/doc/dossier_mafie_emilia_romagna.pdf 

curato dalla Regione Emilia Romagna e da Libera;

l’altro a cura di studenti delle facoltà di giurisprudenza e scienze politiche dell’Università di Bologna e del giornalista Gaetano Alessi http://campus.unibo.it/73130/1/Dossier_Emilia_Romagna.pdf possono sicuramente contribuire a farsi un’idea e a comprendere e conoscere un fenomeno da tempo saldamente radicato nella nostra regione.

Buona lettura

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Soldi rubati

Qui di seguito una serie di tabelle i cui dati sono tratti dalla ricerca fatta dalla giornalista Nunzia Penolope pubblicata nel libro “Soldi rubati” del 2011 edizione Ponte alle grazie, costo 14,60 euro. Un libro molto interessante, importante per capire meglio il paese in cui viviamo. Ne consiglio vivissimamente l’acquisto

http://www.ibs.it/code/9788862201612/penelope-nunzia/soldi-rubati.html

 

La scheda del libro

L’Italia è in stallo, i bilanci perennemente in affanno, la produttività arretra, gli investimenti latitano. Nel frattempo le cronache, così come i dati molto meno noti degli istituti di ricerca, ci raccontano di un’economia ogni giorno più inquinata, che sta affogando nell’illegalità. In questo libro – un’inchiesta che associa un’enorme documentazione di prima mano e un grande mestiere di divulgatrice – Nunzia Penelope raccoglie e classifica tutte le forme d’illegalità economica, risalendo al totale: quanto ci costano

la copertina del libro di Nunzia Penelope "Soldi rubati"

 ogni  anno l’evasione fiscale, il lavoro nero, gli abusi edilizi, la corruzione, la grande criminalità, il riciclaggio e gli altri reati finanziari? In che modo ciascuna di queste voci, e tutte assieme con le fitte relazioni che intrattengono, stanno divorando la nostra ricchezza? Come cambierebbe il Paese se l’illegalità tornasse anche solo ai livelli “fisiologici”? Quanti tagli alla sanità, all’istruzione, alle pensioni potremmo evitare? Le cifre sono da capogiro, e ci restituiscono in pieno la gravità della situazione: al contempo, tuttavia, ci dicono chiaramente che se mai riuscissimo a cambiar rotta avremmo un’Italia più ricca e più sana, con molte più risorse a disposizione per affrontare le sfide e i conflitti del prossimo futuro.

 Alcuni numeri sull’evasione in Italia

  • 270 miliardi l’imponibile evaso ogni anno;
  • Da 100 a 125 miliardi di euro l’anno il mancato introito per lo Stato;
  • 10 miliardi di euro il recupero dell’evasione nel 2010 in Italia che equivale al 10,4% dell’evaso. Alcune percentuali sul recupero dell’evasione in alcuni paesi d’Europa

 

Paese

Percentuale di evasione recuperata

Inghilterra

91%

Francia

87%

Belgio

84%

Spagna

81%

Romania

64%

Turchia

58%

Albania

34%

Grecia

31%

  •  Ciascun contribuente paga 3000 euro all’anno in più a causa dell’evasione;
  • Negli ultimi 30 anni il lavoro dipendente ha pagato tasse maggiori per 870 miliardi di euro.

 Il lavoro nero

  • In Italia è di 154 miliardi di euro la ricchezza prodotta dal lavoro sommerso, pari al 7% del PIL;
  • 52,5 miliardi l’imponibile sottratto al fisco, pari a 10,8 miliardi di tasse evase;
  • 2.996.000 i lavoratori in nero nel 2009.

 Le morti sul lavoro

  • 1050 morti sul lavoro nel 2009;
  • 1080 morti sul lavoro nel 2010;
  • 43 miliardi, pari al 3,21% del PIL, i costi degli incidenti per la collettività;
  • 6 miliardi gli indennizzi alle vittime pagati nel 2009;
  • 50.000 euro il costo medio degli investimenti necessari a un’impresa per azzerare gli incidenti.

 L’ambiente

  • 20 miliardi i costi per le casse pubbliche fra il 1994 e il 2004 per il dissesto idrogeologico;
  • 900 milioni il costo delle emergenze ambientali 2009 e 2010;
  • 25 miliardi la somma necessaria per rimettere a norma il territorio italiano;
  • 20,5 miliardi il fatturato delle ecomafie nel 2009.

 La contraffazione

  • 7,1 miliardi annui di fatturato in nero;
  • 130.000 posti di lavoro sottratti all’economia regolare;
  • 5,3 miliardi il gettito fiscale perduto
  • 18 miliardi il danno all’economia nazionale in termini di mancata produzione.

 La corruzione

  • 60 miliardi il giro annuo delle mazzette;
  • 35.000 euro la tassa tangente e debito per ogni cittadino;
  • 600 milioni il valore delle truffe nella sanità nel 2010.

 Le rapine del capitalismo

  • 62 importanti crac finanziari in Italia dal 1984;
  • 54,8 miliardi i risparmi bruciati, pari al 3,6% del PIL;
  • 1.490.000 gli investitori traditi dal capitalismo di rapina;
  • 62 miliardi l’indebitamento di comuni e province italiane, pari a 1300 euro per abitante e 4% del PIL;
  • 36 miliardi l’esposizione degli enti locali sui prodotti finanziari derivati.

 Colletti bianchi, profitti neri

  • 550-700 miliardi di euro lo stock di capitali italiani nascosti all’estero;
  • 100-150 miliardi il valore annuo del riciclaggio in Italia;
  • 10,5 miliardi di euro le esportazioni illegali di denaro intercettate dalla Guardia di finanza nel 2010;
  • 37.000 le segnalazioni di operazioni sospette di denaro arrivate alla Banca d’Italia nel 2010.

 Le mafie

  • 100-135 miliardi il fatturato delle varie mafie italiane, pari al 10% del PIL nazionale;
  • 45 miliardi il fatturato della sola ‘ndrangheta, di cui 27 da traffico di cocaina;
  • 9 miliardi il business delle estorsioni;
  • 20 miliardi il business dell’usura.

 La giustizia

  • 4 miliardi recuperati dalle procure negli anni 2009 – 2010 attraverso indagini, sequestri, intercettazioni, patteggiamenti;
  • 268 milioni il costo delle intercettazioni nel 2009;
  • 16 miliardi il patrimonio complessivo dei beni confiscati alle mafie al gennaio 2011;
  • 900 milioni il taglio della finanziaria alla giustizia.
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DICHIARAZIONE DI EUGENIO PARI (CONSIGLIERE COMUNALE SEL RIMINI) SUL FENOMENO DELLA MAFIA A RIMINI

Rimini, 26 marzo 2010
Comunicato stampa

DICHIARAZIONE DI EUGENIO PARI (CONSIGLIERE COMUNALE SEL RIMINI) SUL FENOMENO DELLA MAFIA A RIMINI

Per commentare l’arresto di Giuseppe Palermo vorrei utilizzare le parole del Colonnello della Guardia di finanza Enrico Cecchi: “La mafia c’è se la si cerca”, quindi anche Rimini non è esente da questo fenomeno, non è esente da
anni e la presenza delle mafie si sta facendo sempre più pervasiva all’interno del tessuto economico e sociale della nostra realtà.

Non si tratta di alimentare alcuna psicosi collettiva, ma una volta per tutte va detto che le istituzioni e l’intera comunità riminese non possono fingere che questa presenza sempre più chiara non esista.

Io credo che il contrasto a questo cancro non possa svilupparsi riducendo gli ormai sempre più numerosi arresti a episodi di cronaca, né, tanto meno, dire che nonostante tutto questi fatti sono marginali. Occorre un’azione seria e
coerente, non una sottovalutazione. Occorre che tutte le istituzioni non fingano di non vedere ciò che purtroppo esiste ma che potrebbe turbare l’immagine della nostra realtà, occorre un’azione di contrasto prima di tutto
sul piano culturale. In questo senso sapere che l’Università di Rimini ha da tempo scelto di annullare un corso di “storia della criminalità organizzata”, il corso con più studenti, lascia davvero perplessi e occorre capire perché
questo sia successo.

Le istituzioni cittadine e il vasto mondo dell’associazionismo devono allearsi e trovare una iniziativa comune per praticare un contrasto sociale e culturale alla pervasività mafiosa che sempre più si sta registrando nel nostro
territorio.

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Le altre mafie e i flussi criminali

L’attualità attraverso le carte – Limes 19/09/08

di Alfonso Desiderio – carta di Laura Canali
Le aree di azione in Italia delle mafie internazionali e le loro vie di penetrazione. La collaborazione/competizione con le mafie italiane
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