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Il Richiamo della sinistra

Eugenio Pari

RIMINI – (vdt) E a sinistra cosa succede? Il nuovo orizzonte politico, secondo Eugenio Pari (Pdci), non può che essere quello di una Sinistra l’Arcobaleno unita.

Il Pd ha deciso di separarsi dalla sinistra per candidarsi a rappresentare qualcosa di nuovo, altrimenti dice di sentirsi incastrato in una relazione che sa di vecchio, ormai fallita. Segnali in questa direzione sono già stati lanciati anche a Rimini. Fino a che punto succederà davvero?
Il Pd vuole tenersi le mani libere per decidere dopo le elezioni con chi allearsi, in questo ricalca la Dc della Prima Repubblica. A Rimini autorevoli rappresentanti di quel partito come Nando Fabbri non hanno escluso future alleanze con la sinistra, ma se, e solo se, quest’ultima accetterà il programma proposto, o meglio, imposto dal Pd. Mi pare una cosa veramente “democratica”. Il Pd può raggiungere a Rimini anche il 35%, però tengano presente che la maggioranza si fa con il 51%, probabilmente più che a sinistra sono orientati ad allearsi con l’Udc e spezzoni di Forza Italia.
Ma lei sarebbe orientato o meno verso un’alleanza con il Pd?
Io avrei auspicato che si potessero trovate le condizioni per riproporre un nuovo centrosinistra. Ma obiettivamente il Pd cerca solo il governo per il governo, illudendosi di far convivere Montezemolo, che alla Ferrari sospende gli operai iscritti al sindacato, e gli operai stessi. Di fatto non ci sarà un interclassismo di marca Dc, ci sarà la predominanza di quei poteri forti che vengono considerati indispensabili per governare.
Quali potrebbero essere le ripercussioni per le coalizioni di centrosinistra al governo in provincia e in comune?
Io penso che la sottoscrizione di un programma condiviso sia una condizione essenziale per la salvaguardia delle coalizioni. Il punto però è che il Pd vive con fastidio la sinistra, tollera malvolentieri opinioni diverse e pareri contrari. Pensa di essere autosufficiente, salvo poi scoprire che se vuole vincere deve bussare alla porta della sinistra. Io sarei molto meno accondiscendente verso certi atteggiamenti e porrei in maniera chiara e manifesta una questione: verificare se ci sono ancora le condizioni per poter
proseguire l’esperienza di governo, partendo da una valutazione dello stato di attuazione dei programmi.
Proprio qui a Rimini la cosa rossa sembra avere difficoltà a decollare, perché?
E’ vero ci sono state vicende che hanno richiesto dei chiarimenti tra le forze di sinistra. Ciò è avvenuto e ha portato alla condivisione da parte di tutti della necessità di unirsi e fare presto. Io penso che la sinistra sia chiamata a una sfida grande, cioè rifondarsi non solo con un’alleanza elettorale ma con un’operazione culturale e politica che costruisca le basi di un’alternativa possibile al luogo comune del capitalismo (più o meno compassionevole) come stato di natura. Insomma, deve ridare un senso alla propria esistenza. Se la sinistra vuol avere un futuro non può che aprire le proprie porte al territorio, ad associazioni, a singoli gruppi, attraverso assemblee aperte e decisioni trasparenti.
Alla prossima scadenza elettorale, le provinciali, al fianco di chi immagina il Pdci?
Premesso che sarà il partito a decidere, io posso solo auspicare e cercare di dare il mio contributo affinché vi sia una sola sinistra. Questo viene prima di tutto perché ormai è chiaro in Italia esiste una destra, un centro ossia il Pd e una sinsitra che deve unirsi per rappresentare con più forza i temi del lavoro, della laicità, della pace, insomma, indicare un’alternativa. Se la sinsitra rimarrà divisa “pioveranno sempre pietre” sulle classi più deboli.

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Articolo su Corriere di Rimini del 2 febbraio 2008

io corriere Eugenio Pari (Pdci): il Pd parla alla gente e la sinistra si divide

dal Corriere di Rimini del 2 febbraio 2008

 

RIMINI – Mentre il Partito democratico si consolida (fra la gente) il processo di aggregazione della sinistra non procede come dovrebbe. Lo sostiene il capogruppo dei Comunisti italiani Eugenio Pari.

Via. “Io credo si debba aprire anche a Rimini un momento di confronto non ristretto alle sole segreterie dei partiti ma allargato anche, anzi soprattutto, a cittadini, associazioni e movimenti che richiedono la costruzione di un soggetto plurale, laico, per la pace, il lavoro, l’ambiente e l’alternativa”.

Per Pari i problemi sono talmente gravi che serve unità. “Rimanere divisi non mi pare rispondere al compito storico che la sinistra deve assolvere: organizzare quanto prima un momento di discussione e di confronto anche programmatico. Non possiamo permetterci di aspettare i tempi, talvolta i riti, delle direzioni nazionali dei nostri partiti. Dobbiamo accantonare i motivi delle divisioni ormai dispersi in un passato che però rischia di pesare come un macigno sul presente”.

Un esempio. “Pensare solo ai simboli finirà per metterci in un angolo, dove al limite possiamo sventolare le bandiere al chiuso delle nostre sezioni, senza nulla da dire e soprattutto senza nulla da fare. Io, per esempio, non mi sentirei meno comunista nel sostenere un simbolo di sinistra che al proprio interno non contenesse falce e martello. Il problema vero è coinvolgere coloro che quella storia non l’hanno mai vissuta”.

Che fare quindi? “è necessario un grande sforzo di coinvolgimento e di ascolto per capire quali siano le aspettative dei cittadini e successivamente un momento partecipato in cui le cose apprese vengono declinate in proposte e programmi. Mentre la politica è bloccata, stanno scoppiando le contraddizioni di una società caratterizzata dalla mancanza di sicurezza nel trovare lavoro e dalla sicurezza sul lavoro, da un ambiente saccheggiato, da una questione morale irrisolta, da una laicità sotto schiaffo da parte dei settori più retrivi della chiesa cattolica”. 

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