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QUESTA AMMINISTRAZIONE VIVE LE CRITICHE E LE RICHIESTE DI CONFRONTO COME CHI

Eugenio Pari

Eugenio Pari

La scelta di non partecipare al voto deriva dalla consapevolezza che un voto contrario avrebbe fatto il gioco di chi all’interno del Pd vorrebbe andare a votare nel 2010 o perché spera di diventare assessore regionale o, come importanti dirigenti provinciali, spera di diventare sindaco del capoluogo.
Il bilancio 2009 non ha significato alcun aumento a sostegno del sociale, i project financing significheranno una ulteriore colata di cemento senza alcun disegno strategico e al di fuori da qualsiasi livello di pianificazione, con l’aggravante che si costruirà un mega centro commerciale sul lungomare, come se quelli costruiti negli ultimi 5 anni non bastassero. Si è aperto un confronto nella città su cosa possa significare costruire un altro centro commerciale per le centinaia di imprese famigliari che si sostengono sul commercio? Rimini, ancora una volta, pensa di basare il proprio sviluppo sull’economia del consumo e della rendita, come se la grave crisi che sta attraversando non ci avesse detto chiaro e tondo che occorre cambiare i termini del nostro modello di sviluppo.
La holding significherà aumento della deresponsabilizzazione per tutto ciò che riguarda i servizi pubblici che sempre più saranno un elemento di profitto per pochi anziché elementi di salario accessorio a sostegno delle famiglie e dei lavoratori che stanno da anni affrontando un pesante deterioramento delle loro condizioni di vita. Inoltre obbligherà il comune a debiti che non graveranno su questa amministrazione ma sulle prossime a venire.
Il Piano strutturale è uno strumento gattopardesco che si propone di cambiare tutto, ma nei fatti non cambierà niente, è, anzi, la copertura ideologica della conservazione politica.
Occorre fermare tutto, ragionare sul perché a Rimini vi sia un malcontento sempre più diffuso e crescente nei confronti dell’amministrazione.
Le colpe non sono personali, sono le scelte fin qui seguite che sono sbagliate, dopo dieci anni di amministrazione Melucci – Ravaioli credo che si debba aprire un confronto con la città, perché questa classe dirigente si sta logorando e al tempo stesso sta logorando il centrosinistra. Il fatto è che i responsabili di questa situazione piuttosto che cercare una inversione di rotta stanno abbandonando la nave per tentare di salvarsi individualmente e vivono le critiche e le richieste di confronto come chi, ormai assediato, vede tutto ciò che accade dalla feritoia di un bunker.
Invece c’è ancora l’ostinazione all’interno della maggioranza in consiglio comunale e del centrosinistra nella città di tenere aperto un confronto che non si basa sulla richiesta di posti, ma sulla forza della ragione.


Eugenio.Pari@comune.rimini.it

eugenio_pari@yahoo.it

https://eugeniopari.wordpress.com/
Cell. 334.6766149;
Tel. e fax 0541.704169

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Comunicato stampa sulla Holding a Rimini

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Eugenio Pari

 Alla c.a. degli organi di informazione
LORO SEDI
Con gentile preghiera di pubblicazione

Rimini, 27 dicembre 2008
Comunicato stampa


DICHIARAZIONE DI EUGENIO PARI (CONSIGLIERE COMUNALE DI RIMINI) SULLA PROPOSTA DI HOLDING E SUL BILANCIO 2009.

Nel bilancio di previsione del 2009 il Comune di Rimini intende finanziare opere e investimenti per un valore di 17 milioni di euro con i proventi che deriverebbero dalla costituzione di una Holding.
Questa società dovrebbe incamerare tutte le azioni delle aziende partecipate di cui il Comune è socio o proprietario (Hera, Romagna Acque, Fiera, ecc.).
Ritengo questa operazione sbagliata, non percorribile e pericolosa per il bilancio del 2009 e per molti bilanci a venire.
Con la costituzione della Holding assisteremmo ad un allungamento della catena delle responsabilità composta da un soggetto in più, infatti ci sarebbero il Comune, la holding e le società operative, questo allungamento piuttosto che produrre efficienza produrrebbe ulteriore deresponsabilizzazione di fronte ai disservizi e alla formazione delle tariffe. Inoltre la finanziaria del 2008, quella dell’ultimo governo Prodi, all’art. 3 commi 27 – 31, vieta ai comuni la costituzione di nuove società. Questa situazione produrrebbe un allentamento dei controlli già oggi molto debole a doppio svantaggio dei cittadini che vedrebbero aumentare le tariffe e svalutare il valore delle delle azioni delle aziende di cui sono proprietari.
Assisteremmo poi ad un esautoramento del Consiglio comunale, che è l’istituzione democraticamente eletta dai cittadini e rappresentativa dei cittadini stessi, in quanto tutte le sue funzioni rispetto ai servizi pubblici si esaurirebbero dal momento che procederebbe alla nomina dell’amministratore della Holding o darebbe mandato al sindaco di nominare tale amministratore.
Ancora una volta assisteremmo ad una subordinazione degli apparati politici e gestionali a quelli tecnici che, anziché l’obiettivo della qualità del servizio e del contenimento delle tariffe, pensano, come dimostrato dagli aumenti di Hera, solo alla politica dei dividendi a tutto svantaggio dei cittadini.La Holding inoltre rappresenta una via di fuga per aggirare il patto di stabilità degli enti pubblici, perché il rischio è che le società partecipate producano perdite che solo il comune potrebbe e dovrebbe ripianare compromettendo in questo modo i bilanci comunali futuri.
Nel bilancio 2009 17 milioni di opere e investimenti (scuola elementare villaggio 1° maggio, ricostruzione Teatro Galli, riqualificazione lungomare San Salvador, interventi di lavori pubblici, 300 appartamenti di edilizia pubblica, acquisto di attrezzature, ricapitalizzazione Palacongressi e Aeroporto, acquisto di nuovi filobus) dovrebbero essere finanziati proprio da questa holding che dovrebbe contrarre mutui per conto del Comune. Una cosa impossibile perché una società privata può distribuire utili al proprio socio, in questo caso il Comune, e per codice civile essa non può in alcun modo contrarre debiti per il socio. Quegli interventi così finanziati rischiano quindi di non venire realizzati. Peraltro, posto che possa farlo, questa holding avrebbe enormi difficoltà a contrarre mutui perché il proprio capitale è costituito da azioni senza immobili o meglio, gli immobili sono di proprietà pubblica e sfido a trovare una banca che concederebbe mutui sulla base di garanzie come: una diga, reti d’acquedotto o impianti di depurazione.
Oltre a ciò l’unico dato concreto sono gli oltre 120mila euro che il Comune spenderà per la consulenze ad esperti per creare questo “mistero gaudioso” chiamato holding.

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HERA. L’APERTURA ALLA BORSA NON PUO’ ESSERE IL FINE, MA IL MEZZO PER CONSEGUIRE OBIETTIVI SOCIALI, INDUSTRIALI ED ECONOMICI

Di Eugenio Pari

Rimini, 3 settembre 2008

La rete idrica di Rimini e Provincia soffre di una vetustà che, come nel recente caso, rischia di trasformarsi in un problema concreto per la città. Vi sono situazioni in cui più della metà dell’acqua trasportata si disperde ben prima che arrivi nelle case e nelle attività dei cittadini. I risultati di esercizio “premiano” la collocazione in Borsa di Hera, ma casi come quello del sottopasso di via Rodi dimostrano che la politica industriale e il servizio erogato ne risentono. Infatti, nonostante i profitti e l’aumento delle tariffe quest’ultimo accresciuto in un solo anno  dell’11%, nemmeno un quarto della rete ha meno di dieci anni e sarebbe interessante sapere quanta parte di questa sia stata eseguita da quando è stata creata Hera.
Il punto è che gli utili di Borsa producono sovrapprofitti monopolisti per l’azienda, ricavi altissimi per i soci e i comuni (soci pubblici dell’azienda), ma questi ultimi troppo spesso utilizzano queste risorse per tutt’altri interventi rispetto all’ammodernamento della rete e quindi al miglioramento del servizio erogato.
L’apertura al mercato finanziario per intercettare denaro “fresco” teso a realizzare nuovi investimenti, non può essere il fine, piuttosto il mezzo per conseguire determinati obiettivi di ordine industriale, economico e, in ragione delle attività svolte, sociali.
Dal nostro punto di vista occorre stabilire le seguenti priorità:
1. Nessuna razionalizzazione a danno della occupazione ma sviluppo dei servizi all’utenza;
2. Indirizzare gli utili sui territori per rafforzare le potenzialità in tema di ricerca e innovazione di nuove realtà produttive e tecnologiche ad alta specializzazione in campi dove la compenetrazione di idee è alla base come nelle cd “nuove tecnologie” o soft economy, alle attività di riferimento come ad esempio le energie rinnovabili, la raccolta differenziata e il risparmio idrico;
3. Una politica tariffaria sempre più socialmente connotata in favore delle fasce a basso reddito (pensionati, famiglie monoreddito);
4. Una programmazione partecipata delle scelte e degli obiettivi industriali che individui il cosa, il come e il chi realizza i servizi;
5. È necessario che il Comune disponga di un efficace e penetrante potere di indirizzo e controllo e verifica nei confronti del soggetto gestore che deve superare ampiamente il semplice esercizio degli strumenti previsti dal diritto societario, riassumendo funzioni sostanziali di intervento sui bilanci di previsione e sui piani industriali.

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Intervista del 02 febbraio su La Voce

EUGENIO PARI

Il pubblico? Ecco perché non funziona più”

Servizi in deficit per aver lasciato carta bianca ai monopoli”

di Fausta Mannarino, La Voce del 05 febbraio 2008

 

RIMINI – Ha detto basta al sistema cooperativistico così com’è e stop alla chiusura della sinistra a tutto quello che è privato. Si chiama Eugenio Pari, consigliere comunale del Pdci.

Un uomo di sinistra che dà il via libera al privato e dice basta alle cooperative. Cosa succede?

Sono partito da una considerazione. La sinistra oltre che stigmatizzare certi fenomeni dovrebbe creare un modello culturale diverso e rispolverare una cultura del saper fare. Si assiste ad un ripiegamento della sinistra ad un approccio troppo ideologico e poco legato alla volontà-. Le condizioni sono cambiate rispetto a un tempo quando lo Stato sociale non esisteva. In questo contesto, in cui assistiamo a un forte disgregamento del potere di acquisto, bisogna recuperare alcuni elementi come la mutualità.

Quindi per lei il servizio pubblico non funziona più?

Possiamo fare finta che funzioni ma non è così. Allora io dico: raccogliamo la sfida. La sinistra ha nel proprio Dna tutte le capacità per fornire e distribuire ancora questi servizi.

Quindi visto che il “pubblico” non funziona, inventiamo una scuola privata per ogni gusto?

Non voglio sostenere scuole diverse per ciascun gruppo. Ma dico: se non possiamo esprimere il mondo che vogliamo almeno cerchiamo di concretizzare qualcosa che ci porti in quella direzione. Questi sono i temi dell’attualità e non ideologia astratta. Basta alle incrostazioni ideologiche, bisogna ritrovare la funzionalità dello Stato, recuperare efficienze perdute sulla base di aspettative specifiche.

Perché il sistema cooperativistico non funziona più?

Credo che il mondo cooperativistico abbia scelto di abbandonare alcune esperienze come la mutualità e non si erge più a soggetto in grado di tutelare le classi più deboli. Si è preferito intraprendere il viaggio dei mercati finanziari. La ricerca del liberismo per il profitto.

Quand’è che la sinistra ha abdicato da queste sue funzioni?

Da quando ha smesso di fare la sinistra. Ormai da una quindicina d’anni. Se penso alle coop, sì, è vero, hanno i soci… Ma le politiche che perseguono sono tese più a ricercare l’utile che a distribuire i ricavi.

La sinistra deve ammettere gli sbagli e chiudere tutte le coop?

Quel che è accaduto, fa parte del passato. Da uomo di sinistra non posso limitarmi a guardare indietro o levare i pugni al cielo. La sinistra se non vuole rimanere passiva deve trovare risposte e costruire da sé una nuova realtà. Deve chiedersi: che funzione può ancora svolgere e in che modo il sistema cooperativistico?

Servizi in deficit qual’è stato l’errore?

L’aver lasciato mano libera ai monopoli senza intervenire. Si pensi ad Hera.

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