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Soldi rubati

Qui di seguito una serie di tabelle i cui dati sono tratti dalla ricerca fatta dalla giornalista Nunzia Penolope pubblicata nel libro “Soldi rubati” del 2011 edizione Ponte alle grazie, costo 14,60 euro. Un libro molto interessante, importante per capire meglio il paese in cui viviamo. Ne consiglio vivissimamente l’acquisto

http://www.ibs.it/code/9788862201612/penelope-nunzia/soldi-rubati.html

 

La scheda del libro

L’Italia è in stallo, i bilanci perennemente in affanno, la produttività arretra, gli investimenti latitano. Nel frattempo le cronache, così come i dati molto meno noti degli istituti di ricerca, ci raccontano di un’economia ogni giorno più inquinata, che sta affogando nell’illegalità. In questo libro – un’inchiesta che associa un’enorme documentazione di prima mano e un grande mestiere di divulgatrice – Nunzia Penelope raccoglie e classifica tutte le forme d’illegalità economica, risalendo al totale: quanto ci costano

la copertina del libro di Nunzia Penelope "Soldi rubati"

 ogni  anno l’evasione fiscale, il lavoro nero, gli abusi edilizi, la corruzione, la grande criminalità, il riciclaggio e gli altri reati finanziari? In che modo ciascuna di queste voci, e tutte assieme con le fitte relazioni che intrattengono, stanno divorando la nostra ricchezza? Come cambierebbe il Paese se l’illegalità tornasse anche solo ai livelli “fisiologici”? Quanti tagli alla sanità, all’istruzione, alle pensioni potremmo evitare? Le cifre sono da capogiro, e ci restituiscono in pieno la gravità della situazione: al contempo, tuttavia, ci dicono chiaramente che se mai riuscissimo a cambiar rotta avremmo un’Italia più ricca e più sana, con molte più risorse a disposizione per affrontare le sfide e i conflitti del prossimo futuro.

 Alcuni numeri sull’evasione in Italia

  • 270 miliardi l’imponibile evaso ogni anno;
  • Da 100 a 125 miliardi di euro l’anno il mancato introito per lo Stato;
  • 10 miliardi di euro il recupero dell’evasione nel 2010 in Italia che equivale al 10,4% dell’evaso. Alcune percentuali sul recupero dell’evasione in alcuni paesi d’Europa

 

Paese

Percentuale di evasione recuperata

Inghilterra

91%

Francia

87%

Belgio

84%

Spagna

81%

Romania

64%

Turchia

58%

Albania

34%

Grecia

31%

  •  Ciascun contribuente paga 3000 euro all’anno in più a causa dell’evasione;
  • Negli ultimi 30 anni il lavoro dipendente ha pagato tasse maggiori per 870 miliardi di euro.

 Il lavoro nero

  • In Italia è di 154 miliardi di euro la ricchezza prodotta dal lavoro sommerso, pari al 7% del PIL;
  • 52,5 miliardi l’imponibile sottratto al fisco, pari a 10,8 miliardi di tasse evase;
  • 2.996.000 i lavoratori in nero nel 2009.

 Le morti sul lavoro

  • 1050 morti sul lavoro nel 2009;
  • 1080 morti sul lavoro nel 2010;
  • 43 miliardi, pari al 3,21% del PIL, i costi degli incidenti per la collettività;
  • 6 miliardi gli indennizzi alle vittime pagati nel 2009;
  • 50.000 euro il costo medio degli investimenti necessari a un’impresa per azzerare gli incidenti.

 L’ambiente

  • 20 miliardi i costi per le casse pubbliche fra il 1994 e il 2004 per il dissesto idrogeologico;
  • 900 milioni il costo delle emergenze ambientali 2009 e 2010;
  • 25 miliardi la somma necessaria per rimettere a norma il territorio italiano;
  • 20,5 miliardi il fatturato delle ecomafie nel 2009.

 La contraffazione

  • 7,1 miliardi annui di fatturato in nero;
  • 130.000 posti di lavoro sottratti all’economia regolare;
  • 5,3 miliardi il gettito fiscale perduto
  • 18 miliardi il danno all’economia nazionale in termini di mancata produzione.

 La corruzione

  • 60 miliardi il giro annuo delle mazzette;
  • 35.000 euro la tassa tangente e debito per ogni cittadino;
  • 600 milioni il valore delle truffe nella sanità nel 2010.

 Le rapine del capitalismo

  • 62 importanti crac finanziari in Italia dal 1984;
  • 54,8 miliardi i risparmi bruciati, pari al 3,6% del PIL;
  • 1.490.000 gli investitori traditi dal capitalismo di rapina;
  • 62 miliardi l’indebitamento di comuni e province italiane, pari a 1300 euro per abitante e 4% del PIL;
  • 36 miliardi l’esposizione degli enti locali sui prodotti finanziari derivati.

 Colletti bianchi, profitti neri

  • 550-700 miliardi di euro lo stock di capitali italiani nascosti all’estero;
  • 100-150 miliardi il valore annuo del riciclaggio in Italia;
  • 10,5 miliardi di euro le esportazioni illegali di denaro intercettate dalla Guardia di finanza nel 2010;
  • 37.000 le segnalazioni di operazioni sospette di denaro arrivate alla Banca d’Italia nel 2010.

 Le mafie

  • 100-135 miliardi il fatturato delle varie mafie italiane, pari al 10% del PIL nazionale;
  • 45 miliardi il fatturato della sola ‘ndrangheta, di cui 27 da traffico di cocaina;
  • 9 miliardi il business delle estorsioni;
  • 20 miliardi il business dell’usura.

 La giustizia

  • 4 miliardi recuperati dalle procure negli anni 2009 – 2010 attraverso indagini, sequestri, intercettazioni, patteggiamenti;
  • 268 milioni il costo delle intercettazioni nel 2009;
  • 16 miliardi il patrimonio complessivo dei beni confiscati alle mafie al gennaio 2011;
  • 900 milioni il taglio della finanziaria alla giustizia.
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LETTERA APERTA DEL 21 GENNAIO 2008

EUGENIO PARI

Di Eugenio Pari 

Il caso Mastella, l’emergenza rifiuti in Campania, la laicità dello Stato continuamente sotto schiaffo, il deterioramento del potere di acquisto degli italiani, la mancanza di un lavoro sicuro e della sicurezza sul lavoro; segnano una profonda crisi non tanto e non solo del Governo di centrosinistra, ma dell’intera società italiana e quindi delle sue istituzioni rappresentative.

Mastella ha fatto bene a dimettersi, ma che altro doveva fare? Come avrebbe potuto continuare a fare il Ministro di Grazia e Giustizia con accuse pesantissime rivolte contro di lui da due diversi tribunali e con la moglie e una buona parte del parentado, nonché gruppo dirigente del suo partito, colpita da misure restrittive? Esponenti del centrosinistra che si sono affannati nell’impedire al leader del “partito–famiglia” Udeur di dimettersi, hanno pensato più agli equilibri parlamentari piuttosto precari di questo governo che non alla coerenza di quanto posto dal programma elettorale su conflitto d’interessi, giustizia e magistratura. La magistratura, come si dice in questi casi, farà il suo corso, ma il vittimismo della famiglia Mastella, a fronte delle lotte estenuanti e sacrosante che gli operai in questi giorni hanno condotto per ottenere un aumento di soli 127 euro mensili, o della tragedia della Thyssen Krupp, segna una profonda frattura fra il Paese reale e alcuni suoi esponenti politici. Una frattura che rischia di portare ad un punto di non ritorno.

Certo, almeno Mastella ha avuto il buonsenso di dimettersi. Buonsenso e che invece Bassolino dimostra di non avere. Non si tratta di stilare una lista fra buoni e cattivi, fra l’altro in questo caso sarebbe davvero molto difficile classificare i due dirigenti politici citati; si tratta invece di richiedere un minimo di dignità e di decoro a coloro che rappresentano le istituzioni. Richiedere loro scelte giuste pare davvero troppa cosa!

Mastella, peraltro, si è giustificato sostenendo che le accuse mosse dalla magistratura nei suoi confronti, su cui non spetta sicuramente al sottoscritto sancire la fondatezza o meno, sono in realtà pratiche politiche. Un po’ come fece Craxi difendendosi in Parlamento dalle accuse di corruzione negli anni ’90. Se questo è, bene che i giudici rompano tali pratiche, perché esse sono devastanti per la vita civile di un Paese.

Come si può pensare che le profonde sofferenze del Paese si possano risolvere proponendo solo sistemi elettorali, accordi bi partisan, se davvero non esiste la condivisione delle emergenze nazionali, se davvero non si comincia a ragionare su come attuare una più giusta redistribuzione della ricchezza? Il Paese sta sprofondando in atteggiamenti di sfiducia e rifiuto verso la politica e le istituzioni democratiche, senza che dai partiti, salvo rare eccezioni, provengano risposte concrete per invertire questa tendenza. Spira forte il vento dell’antipolitica in Italia. Ed è un’antipolitica che ha più di una ragione. Il pericolo in queste situazioni però è quello di una svolta autoritaria che paternalisticamente dia rassicurazioni, non risposte, ai cittadini.

Vittorio Foa qualche giorno fa su la Repubblica, ha detto una cosa molto significativa ma al tempo stesso preoccupante. Parlando dei politici attuali ha evidenziato la mancanza assoluta dell’esempio come valore. La politica non è solo dichiarazioni o polemica brillante, bensì dovrebbe essere il perseguimento dell’interesse collettivo al di sopra dell’interesse personale, mettersi a disposizione ed il privilegio, quello vero, dovrebbe essere promuovere il benessere della società in cui si vive. Credo che in questo momento il compito di chi con responsabilità diverse si trova a far politica sia quello di fornire esempi, dando la certezza di realizzare un’opera degna e meritoria a beneficio di tutti, perché, alla fine, è questa la migliore ricompensa, il premio più lusinghiero per l’individuo che lo realizza. E questo lavoro altruista che persegue il bene comune merita, o prima o dopo, il riconoscimento dei cittadini.

 

 

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