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VI Forum di Sbilanciamoci

L’impresa possibile

Il documento finale del IV Forum di Sbilanciamoci

Cento proposte di finanziaria per il bene comune

Di Mauro Ravarino, Torino

il manifesto, 7 settembre 2008

 

Uno dei problemi sollevato nei dibattiti di questi giorni è come fare massa critica, come un patrimonio di saperi possa diventare elemento di mobilitazione. Detto fatto, o almeno ci si prova. Le “100 proposte per un’Italia capace di futuro” ci sono, sono state presentate nell’ultima giornata del forum di Sbilanciamoci. Una vera e propria finanziaria per il bene comune, elaborata dalle 50 organizzazioni che aderiscono alla campagna. Il passo in più ora, lo scarto, è il lancio di una giornata di mobilitazione in tutta Italia per la giustizia e la legalità fiscale, un Tax Justice Day per il prossimo autunno. Perché la fiscalità generale ritorni a essere uno strumento di redistribuzione.

“Con il governo Berlusconi – ha spiegato Giulio Marcon illustrando il documento finale – si afferma l’anacronistica politica economica che colpisce la sanità, l’istruzione, le politiche sociali, l’ambiente e i servizi offerti dagli enti locali; il tutto condito con la motivazione demagogica dei tagli alla spesa pubblica. Con le nostre cento proposte rilanciamo invece un modello di sviluppo fondato sull’equità sociale, sulla sostenibilità ambientale, la pace e la solidarietà internazionale”. Vediamo allora nel dettaglio la finanziaria di Sbilanciamoci, che verrà presentata ai partiti, al parlamento e al governo. Inizia proprio dal tema fiscale, prevedendo la tassazione delle rendite finanziarie al 23% (avvicinandoci così alla media europea) da cui potrebbero giungere risorse utili per il fondo della non autosufficienza, oggi cancellato, o a costruire 3 mila asili nido. Poi c’è anche l’istituzione di una carbon tax sulle emissioni inquinanti per rilanciare le energie rinnovabili.

Perché l’Italia riscopra un ambiente sano, non serve una nuova avventura nucleare e tante infrastrutture strategiche. Meglio – dicono a Torino – massicci investimenti pubblici per la mobilità sostenibile nelle aree metropolitane e per il riequilibrio modale (in Italia viaggia su gomma il 92,4% del traffico passeggeri e il 65,8% del traffico merci). Indispensabile l’abbandono della logica delle grandi opere a favore della ottimizzazione delle reti esistenti. E qui, a due passi dalla Val Susa, non possono che essere d’accordo.

A proposito di pace, il forum ha chiesto la riduzione delle spese militari e lo storno delle risorse su capitoli etici del bilancio dello stato, che può salvare la cooperazione allo sviluppo italiana e sostenere ricerca e innovazione. Passando alla scuola pubblica, una delle istituzioni – dopo l’assalto tremontiano – maggiormente sotto attacco, la proposta, oltre al ritiro dei 7,8 miliardi di euro di tagli previsti, è un fondo di 300 milioni per garantire il rispetto dell’innalzamento dell’obbligatorietà scolastica e di 350 milioni per l’edilizia (la maggior parte degli istituti non rispetta la legge 626). Il capitolo welfare è quello più articolato. Per quanto riguarda la casa: almeno 100 milioni per il sostegno sociale all’affitto per le classi a basso reddito e 1 miliardo per il rilancio dell’edilizia pubblica residenziale. Contrariamente a quanto pensa il governo, bisogna incentivare i processi di inclusione rivolti agli immigrati, partendo dalla chiusura dei centri di identificazione ed espulsione. Inoltre, le risorse individuate per militarizzare inutilmente le nostre città (100 milioni previsti dalla finanziaria del governo) potrebbero essere investite per dare soluzioni abitative dignitose che consentano ai rom di abbandonare i campi. Arriviamo al lavoro, il tema del forum: la proposta è un finanziamento di 1 miliardo di euro sotto forma di credito di imposta per le imprese che decidano di trasformare i co.co.pro in lavoratori dipendenti, regolarizzando cos’ 250 mila persone. Via poi il lavoro ad intermittenza e i provvedimenti che indeboliscono il Testo Unico. I movimenti chiedono, invece, un’indennità sociale di disoccupazione fino a 6 mesi per tutti i lavoratori che dopo 6 mesi di contratto di collaborazione subiscano l’interruzione del contratto e si trovino senza occupazione stabile. E se gli elevati stipendi dei parlamentari vanno ridotti, al contempo si dovrebbe incentivare la politica partecipata, con un fondo per lo sviluppo di democrazia diretta.

 

Scarica da questo link il documento con le 100 proposte del VI Forum di Sbilanciamoci

http://www.sbilanciamoci.org/forum2008/fin2009_centopunti.pdf

 

 

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