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Unire la sinistra, mandiamo a casa Monti!

Pubblico, di seguito, un intervento che ho avuto occasione di fare in una corrispondenza con alcuni compagni di SEL.

Oggi D’Alema ribadisce il suo postulato secondo cui il futuro centrosinistra non può che passare da una alleanza che va dall’Udc a Vendola.

Trovo questa proposta molto pericolosa perché, è una questione aritmetica, il cosiddetto “terzo polo” non premia e penso che una forza di sinistra, o che almeno si definisce tale, dovrebbe riuscire a concentrarsi prima di tutto nel tentativo di riunificare politicamente la rappresentanza della sinistra stessa, partendo dal lavoro e dalle condizioni materiali di vita di milioni di italiani che sempre più stanno vedendo erodere il loro potere d’acquisto e la stessa possibiltà di accedere a servizi fondamentali.sotto a chi tocca

Le politiche che il governo italiano sta perseguendo sono all’insegna di una austerità tanto stupida quanto ingiusta, la visione dogmatica dell’Europa e la sostanziale iniquità dell’inziativa di Monti richiedono che questo esecutivo vada a casa quanto prima ridando la parola agli italiani attraverso lo strumento delle elezioni anticipate. Eppure si cincischia, si temporeggia e si ha l’impressione che questa impasse sia sempre più dettata da macchinazioni politiciste, ovvero dalla creazione artificiosa di una “alleanza” senza anima e senza identità, soprattutto senza un progetto politico da indicare agli italiani per far uscire dalla drammaticità delle loro condizioni di vita milioni di persone. Invece la sinistra dovrebbe porsi il problema di incalzare un Pd che, a conti fatti, ha approvato tutte le manovre più impopolari del governo salvo dire, come nel caso delle pensioni: “la partita è ancora aperta” e come nel caso dell’Art. 18: “abbiamo apportato dei miglioramenti” (quali????) e dovrebbe cominciare a costruire un progetto di alternativa alle politiche neo liberiste che ci hanno portati alla situazione nella quale siamo. Può essere che questi siano gli obiettivi di Vendola e del gruppo dirigente di SEL, io non me ne sono accorto, comunque sia mi pare che anche altri non se ne siano accorti a partire, battuta fin troppo facile, dagli elettori.

Alcuni autorevoli compagni cominciano a chiedersi se per caso non sia arrivato il momento di indire un congresso, un vero congresso, dentro SEL, penso che sia il minimo da fare.

Penso che più tempo si perde dietro le “alchimie coalizionistiche”, più si cede terreno al populismo di Grillo e più si da tempo di riorganizzarsi alla destra italiana. Occorre che SEL prenda una posizione precisa e chiara e che dica apertamente che questo governo se ne deve andare per il bene degli italiani e quindi indire il prima possibile le elezioni.

Infine, un’ultima considerazione rispetto ad un dato che trovo confortante: la vicenda delle elezioni in Francia. La sinistra francese (Melenchon), ha conseguito un risultato molto incoraggiante, non solo per quella realtà, ma anche per noi italiani. Una sinistra connaturata come tale e soprattutto autonoma, o meglio, non subordinata, è riuscita ad ottenere un’affermazione importante dopo anni, quasi decenni, di oblio, questo risultato è stato fondamentale per la vittoria di Hollande e potrà sicuramente influenzare le politiche di quest’ultimo partendo dal rapporto con l’Europa, invece tutte incentrate sulle politiche monetarie e sugli interessi dei gruppi bancari e finanziari. Ora, credo che si potrebbe cercare di trarre un insegnamento per il nostro paese anche perchè, dati alla mano, le due forze principali della sinistra italiana (SEL e FDS) sostanzialmente si equivalgono e sarebbe una pura follia, una responsabilità storica, non tentare di aggregarle e di portarle ad un confronto politico serio con le altre forze democratiche con il fine di affermare politiche progressive e per poter cominciare a praticare un’alternativa al modello bancocentrico. E’ follia pensare che dalla crisi (di cui non si intravede la via d’uscita nelle condizioni date) si possa uscire con timidi correttivi o semplicemente riferendosi ad inviti pastorali. Le “storture” e le ingiustizie di cui oggi con maggiore acutezza viviamo gli effetti, non sono elementi estranei che si sono inseriti in un corpo sano (quello del capitalismo) sono le diretta conseguenza delle politiche adottate negli ultimi decenni a livello globale e una certa sinistra italiana (Pds, Ds, Pd), che oggi sinistra non è più, è stata importatrice di tali aberrazioni.

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Sondaggi su intenzioni di voto

 Sondaggio Politico-Elettorale
Intenzioni di voto per la Camera dei Deputati
Pubblicato il 30/11/2010.

Autore:
EMG
Committente/ Acquirente:
Telecom Italia Media – La7 TV – Trasmesso sul Tg La 7 delle 20.00 del 29/11/10
Criteri seguiti per la formazione del campione:
Campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne per sesso, età, regione, classe d’ampiezza demografica dei comuni
Metodo di raccolta delle informazioni:
Rilevazione telefonica (CATI)
Numero delle persone interpellate e universo di riferimento:
Universo: popolazione italiana maggiorenne; Campione: 1.000 casi
Data in cui è stato realizzato il sondaggio:
Tra il 23/11/2010 ed il 25/11/2010
QUESTIONARIO
QUESITO n.1
Domanda : SUPPONGA DI ESSERE IN QUESTO MOMENTO NELLA CABINA ELETTORALE PER NUOVE ELEZIONI POLITICHE NAZIONALI. A PRESCINDERE DALL’EFFETTIVA ARTICOLAZIONE DELLE COALIZIONI, PER QUALE DI QUESTI PARTITI PENSA DI POTER VOTARE PER LA CAMERA DEI DEPUTATI.
Risposta:

Federazione della Sinistra (1.1%);

Il movimento Cinque Stelle (2.4%);

I radicali (0.6%);I verdi (0.5%);

Sinistra, Ecologia e Libertà (7.3%);

Il Partito Socialista (0.8%);

L’Italia dei Valori (5.6%);

Il Partito Democratico (24.8%);

L’Alleanza per l’Italia (1.0%);

L’UDC (6.5%);

L’Mpa (0.7%);

La Lega Nord (11.9%);

Il Popolo della Libertà (28.5%);

La Destra (1.2%);

Futuro e Liberta’ (6.0%);

Altro (1.1%);

Scheda bianca (2.3%);

E’ indeciso/non sa (15.4%);

Stima dell’affluenza (75.6%)

 Sondaggio Politico-Elettorale

INTENZIONI DI VOTO PER LA CAMERA DEI DEPUTATI

Pubblicato il 2/12/2010.

Autore:
EMG
Committente/ Acquirente:
Telecom Italia Media – La7 TV-trasmesso sul Tg La7 delle 20.00 del 29/11/2010
Criteri seguiti per la formazione del campione:
Campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne per sesso, età, regione, classe d’ampiezza demografica dei comuni
Metodo di raccolta delle informazioni:
Rilevazione telefonica (CATI)
Numero delle persone interpellate e universo di riferimento:
Universo: popolazione italiana maggiorenne; Campione: 1.000 casi
Data in cui è stato realizzato il sondaggio:
Tra il 23/11/2010 ed il 25/11/2010
QUESTIONARIO
QUESITO n.1
Domanda : Nell’ipotesi che i partiti si presentino alle Elezioni Politiche nelle seguenti coalizioni, Lei per chi pensa che voterà per la Camera dei Deputati?.
Risposta:

Fed. Sinistra (3%);

Nuovo Ulivo (35,9%);

Terzo Polo (Api+Udc+Mpa+Fli) (17,9)%;

Centrodestra (Pdl+Lega+Destra) (38,7%);

Mov. 5 stelle (3,5%);

Altro (1%)

Stima seggi Camera (escluso estero e Valle d’Aosta)

CENTRODESTRA: 340

TERZO POLO: 92

NUOVO ULIVO: 185

Simulazione seggi Senato (proiezione dati intenzioni di voto Camera sulle regioni,sulla base del voto storico)

CENTRODESTRA: 147

TERZO POLO: 26

NUOVO ULIVO: 142

http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/

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Sondaggio Politico-Elettorale

Sondaggio IPSOS per puntata di BALLARO’ del 12 gennaio 2010 – “Riforme ed elezioni regionali” – Pubblicato il 18/1/2010.

http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/

In caso di elezioni quali di questi partiti voterebbe? 

Federazione della Sinistra (Prc + Pdci) 2,0%
Sinistra Ecologia Libertà 2,2%
Verdi 0,6%
Partito socialista italiano 0,3%
PD 29,3%
Lista Pannella – Bonino 1,0%
Lista Di Pietro 7,2%
Patto per l’Italia (Rutelli, Tabacci) 0,6%
Totale ex centrosinistra 43,2%
Udc 6,2%
   
Pdl 39,0%
Lega nord 9,8%
MPA (Lombardo) 0,5%
La destra (Storace) 0,7%
Totale destra 50
Altri 0,6%
   
Totale 100%

 

 

 

Autore:
IPSOS Public Affairs
Committente/ Acquirente:

RAI – Ballarò

 

Acquirente:
 

Criteri seguiti per la formazione del campione:

campione casuale nazionale secondo genere età livello di scolarità area geografica di residenza. dimensione del comune di residenza

 

Metodo di raccolta delle informazioni:

interviste con metodologia CATI

 

Numero delle persone interpellate e universo di riferimento:

1000 interviste popolazione italiana maggiorenne

 

Data in cui è stato realizzato il sondaggio:

Tra il 11/01/2010 ed il 11/01/2010

 

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INTERVISTA da il manifesto· Paolo Ferrero (Prc): appello per l’unità tra partiti e movimenti «Sinistra, una federazione che guarda al Sudamerica»

ferrero

Paolo Ferrero

12 Luglio 2009

da il manifesto di domenica 12 luglio 2009 

INTERVISTA · Paolo Ferrero (Prc): appello per l’unità tra partiti e movimenti «Sinistra, una federazione che guarda al Sudamerica»

Matteo Bartocci

Una federazione della sinistra di alternativa. E’ la proposta che Prc, Pdci, Socialismo 2000, più altri movimenti e associazioni lanciano a 360 gradi. «Una federazione, non un partito unico né un puro forum di discussione». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, spiega così di cosa si tratta: «E’ un’idea che si ispira all’esperienza latinoamericana o all’esperienza delle donne quando dicevano che vanno rispettate le diversità senza che diventino disuguaglianze». «Una soggettività plurale – spiega Ferrero – che vuole unire la sinistra per superare quello che c’è e riuscire a intrecciare i tanti modi diversi di fare politica nei partiti, nei movimenti, nei sindacati e nelle associazioni. Il nostro appello vuole aprire un processo verso una sinistra antagonista che sia fuori e contro il bipolarismo».

Sabato prossimo fate la prima assemblea a Roma. Di che si tratta? Sarà un primo scambio pubblico di idee a 360 gradi. In autunno spero ci siano assemblee in tutta Italia. Rifondazione rimane ma con questo appello supera una sua dicotomia storica. Penso ad Asor Rosa o al dibattito aperto sul manifesto. Il Prc in fondo ha sempre detto a parole che voleva aprire a sinistra ma poi non ha mai fatto granché. Rifondazione rimane ma non crescerà su stessa, con la federazione nessuno rinuncia a ciò che è e proverà a lavorare con altri.

Tante firme all’appello. Ma rispetto a quello per le europee manca quella di Pietro Ingrao. Pietro a giugno ci ha dato una grande mano. Se vorrà, prenderà la parola ma certo non possiamo usarlo come un ombrello per qualsiasi cosa.

«Intrecciare partiti e movimenti» può essere un gesto generoso. Ma si può anche sospettare che i partiti vogliamo mettere il «cappello» sui movimenti. Si può evitare questo rischio? Si può evitare soprattutto essendo chiari. E’ chiaro che ci sono soggetti diversi per peso, per storia, per organizzazione. Io non credo che i partiti siano un guaio per la democrazia. Decideremo da un lato un manifesto politico, una piattaforma di cose da fare; dall’altro ci daremo un sistema di regole.

Scrivete «interlocuzione paritaria tra tutti i soggetti». Che vuol dire? E’ un auspicio ed è un punto di partenza. Secondo me la federazione deve decidere democraticamente, cioè secondo il principio «una testa, un voto ». E poi discuteremo le cose che sono di competenza della federazione e le cose che restano ai singoli soggetti. Le forme dello stare assieme ce le dobbiamo inventare. Per esempio il Frente  Amplio che attualmente governa l’Uruguay è formato da decine di organizzazioni diverse e ha stabilito che tutti gli atti di governo devono essere decisi all’unanimità. E’ un modo di procedere che dà a ciascuno molto potere ma anche molta responsabilità. In ogni caso dovremmo valorizzare quel 95%di cose che ci vede tutti d’accordo ed evitare che quel 5% di disaccordo diventi un motivo di spaccatura. Tutta la storia della sinistra è una storia di scissioni, dobbiamo trovare un modo in cui è normale andare avanti anche se ci sono cose che non si condividono. Io condivido molte delle cose che scrivono Ferrajoli e gli altri nell’appello che avete pubblicato dopo il voto. E una federazione non è un partito. Vorrei che chiunque lì dentro sia legittimato a definirsi come ritiene. Dobbiamo evitare che le regole siano distruttive.

Lo auspichi anche per il tuo partito? Sono sicuro che a settembre arriveremo a una gestione unitaria. Il partito va gestito da tutti. I congressi non possono essere appuntamenti per emarginare gli iscritti. La lotta in Val Susa è complicata come la lotta di un partito ma osserva modalità diverse. Dobbiamo valorizzare questi modi diversi di fare politica, rispettandoli e facendo in modo che non mortifichino i militanti. La vera scommessa è cancellare il confine tra sociale e politico.

Il vostro appello chiede «profonde innovazioni nel modo di fare politica a partire dai rapporti tra incarichi politici e incarichi istituzionali», parla di una «nuova etica pubblica» e chiede «l’effettiva partecipazione di tutti alle decisioni per ridare centralità alla pratica sociale». Quali sono le tue proposte? Dopo la denuncia della «casta» la rappresentanza è un terreno ancora più complicato. La sinistra deve provare a stare nelle istituzioni ma deve evitare che questo diventi separatezza. E’ una scommessa tutta da fare. E spesso in giro ci sono cattivi esempi

 Anche nel tuo partito? (Lunga pausa, ndr) Al congresso sono stato attaccato molto duramente perché sarei stato dipietrista e giustizialista. Mi ha colpito molto che uno di quelli che più mi attaccava, come Maurizio Zipponi, oggi è candidato proprio con Di Pietro. Certo, ci sono anche esempi positivi ma in generale penso ad esempio che la rotazione degli incarichi sia un modo per ricostruire una comunità senza separare il ceto politico-istituzionale da tutti gli altri.

Questa federazione è il preludio a una lista elettorale per le regionali? Per noi si parte dalla lista per le europee. Se il percorso della federazione si allarga, bene. In ogni caso non va forzato sul passaggio elettorale.

Sinistra e libertà invece ha già annunciato che si ripresenterà alle regionali. Ci sono margini per un lavoro comune? Finora abbiamo parlato molto di metodo. Ma qual è la sostanza? C’è la necessità di un’opposizione sociale e politica in un autunno caldissimo che vedrà migliaia di licenziamenti. Noi abbiamo proposto di fare comitati contro la crisi ovunque sia possibile. Comitati aperti a tutti quelli ci stanno, dal sindacalismo di base a quello confederale, dal Pd a Ferrando. L’opposizione deve uscire dal terreno massmediatico e istituzionale per passare alle condizioni materiali della crisi. L’altro aspetto è politico. E qui le differenze con una parte dei dirigenti di Sinistra e libertà, non con i loro elettori, ci sono. La sinistra di alternativa deve forzare il bipolarismo e non rincorrere il centro.

E col Pd? La sinistra di alternanza è fallita in maniera irreversibile con il fallimento del governo Prodi. Sul piano del governo nazionale io non vedo più nessuna possibilità di governare assieme al Pd. Mi si dirà: però c’è Berlusconi. E risponderei che Berlusconi è un frutto perverso di questo bipolarismo coatto, ha il 35% dei voti ma governa come se avesse il 60%. Se Berlusconi è un pericolo per la democrazia allora si scelga di fare una legislatura di garanzia costituzionale che vari una legge elettorale proporzionale, risolva il conflitto di interessi e ristabilisca la legalità sanando il conflitto con la magistratura. Su questo sono pronto a un accordo perfino con Casini. Chiudiamo questa seconda Repubblica bipolare e antisociale e accordiamoci sulle riforme. Per il resto ognuno si presenta col suo programma, si vota, e al governo ci va solo chi è d’accordo. Sennò torniamo al delirio di chi dice che vuole battere Berlusconi e cinque minuti dopo sta insieme a gente con cui non condivide nulla.

E sul piano amministrativo? Sul piano locale si vedrà e sui contenuti. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio – Tabacci è diverso da Cuffaro – però con l’Udc abbiamo idee opposte.

In questo senso il «laboratorio Puglia » è interessante. Che ne pensi? La «primavera pugliese» non c’entra nulla con un rimpasto di giunta poco chiaro e che apre all’Udc e alla Poli Bortone. Segnalo, tra l’altro, che Vendola ha aperto al centro ma ha lasciato fuori dalla giunta Rifondazione. Quelle lì sono scelte già interne alla dialettica del Pd. Ma l’idea che il bipolarismo si rafforzi al centro è una delle idee contro cui è nata Rifondazione. Non quella di Chianciano ma quella del ’91.

A proposito di crisi e di licenziamenti. Li farete anche nel Prc? Le europee hanno peggiorato una situazione già critica. Oggi siamo fuori da tutti i livelli istituzionali centrali e abbiamo bisogno di meno della metà delle persone che abbiamo. Come finanziamento pubblico nel 2007 abbiamo ricevuto 18 milioni di euro, nel 2010 sarà mezzo milione. In più la campagna di Sansonetti ha portato il deficit di Liberazione a più di 3milioni di euro. I soldi sono finiti. Quindi lo faremo meno dolorosamente possibile ma dobbiamo tagliare anche noi. Già un anno fa avevamo tagliato tutti gli stipendi a cominciare dal mio.

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