Archivi tag: criminalità organizzata

Cambiare si può Rimini

Cambiare si può

Cambiare si può

Il giorno 27/12 l’assemblea “Cambiare si può” ha votato all’unanimità quanto segue:

– convocazione per il 03/01/2013, ore 20.30 presso la Sala del Quartiere 2, in via Pintor (davanti Ospedale Infermi – sopra supermercato Conad);

– denifinizione in quella data di una lista di candidati espressione del territorio riminese;

– il seguente documento:

“L’Assemblea di “Cambiare si può” riunita a Rimini per la terza volta il 27/12/2012 sollecita il Comitato nazionale dei garanti ad accelerare il più possibile i tempi per definire le liste dei candidati di Camera e Senato, sostenendo la candidatura a Capo della coalizione di Antonio Ingroia. Riteniamo indispensabile ce si presenti una sola lista e non un insieme di liste, così come prendiamo favorevolmente atto dell’importante disponibilità di quei partiti che hanno deciso di rinunciare ai propri simboli e a candidare propri dirigenti nelle liste. Da parte nostra sottolineiamo l’altrettanto indispensabile necessità di candidature dai territori in grado di rappresentare lotte e istanze coerenti con i principi ispiratori contenuti nell’appello “Cambiare si può” e genere, essendo già in grado dei nomi per il nostro territorio che verranno formalizzati nella prossima Assemblea convocata per il 3 gennaio p.v. Occorre far presto e bene perché la presentazione di una lista alternativa a centrodestra, centro e centrosinistra – schieramenti che hanno sostenuto e sostengono le politiche del governo Monti – è una condizione essenziale anche se non ancora data. Occorre trasmettere chiaramente, inoltre, che la lista conseguente all’appello “Cambiare si può”, non può essere semplicemente un cartello elettorale, ma l’inizio di un processo politico per la costituzione di una realtà che abbia al proprio centro i seguenti temi: lavoro, lotta alle mafie, lotta alla corruzione, diritti di cittadinanza, beni comuni, ambiente, valori costituzionali e anti fascismo. Un soggetto politico che abbia quale obiettivo quello di riunire in un grande processo di rinnovamento politico le forze sociali, culturali e politiche del Paese per avviare una indispensabile e irrimandabile Rivoluzione democratica del Paese.Un soggetto politico in grado di rinnovare le pratiche e i rapporti non solo della politica e delle istituzioni rappresentative, ma anche i rapporti economici, le dinamiche nelle organizzazioni con l’obiettivo dell’avanzamento progressivo della vicenda sociale italiana.

Documento approvato dall’unanimità alla terza assemblea di “Cambiare si può”, Rimini, 27/12/2012”

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Interrogazione di Eugenio Pari sulla Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza

INTERROGAZIONE PRESENTATA AL CONSIGLIO COMUNALE DI RIMINI
Oggetto: interrogazione
Sig. Sindaco,

in occasione della Conferenza tenutasi a Bologna in data 12 aprile 2010, tra i nove Prefetti delle rispettive province emiliano romagnole alla presenza del responsabile della Direzione Investigativa Antimafia della Regione, é stato dichiarato che” l’Emilia Romagna non è esente da caratteristiche appetibili per la criminalità organizzata e che è necessario mettere in campo tutta l’attenzione possibile per verificare la presenza di fenomeni anomali collegati al rischio di infiltrazioni di tipo mafioso”.

Al fine, quindi, di far emergere possibili infiltrazioni criminali nel tessuto economico del territorio i partecipanti, hanno concordato una serie di iniziative. In questo contesto si inserisce la strategia concordata al termine dell’incontro: implementare lo scambio di informazioni (attraverso l’incrocio
delle rispettive banche dati) tra i vari soggetti pubblici (Comuni, Camere di Commercio, ecc…) con le forze dell’ordine per quanto riguarda, ad esempio, i passaggi di licenze e gli appalti. Un lavoro comune, coordinato dalla Prefettura con i comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza, potrebbe
rivelarsi prezioso per far emergere situazioni a rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico della regione.

Tutto ciò premesso interrogo per conoscere:

– la valutazione del Sindaco in merito;

– se il Comune di Rimini ha già avviato i necessari provvedimenti per
corrispondere all’accordo siglato recentemente dalla Conferenza regionale delle
autorità di pubblica sicurezza

Eugenio Pari
Consigliere comunale SEL Rimini

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Eugenio Pari propone di istituire un tavolo permanente contro la mafia a Rimini

Leggo la proposta del segretario Pd Gnassi di promuovere l’istituzione di un tavolo provinciale per contrastare la criminalità organizzata. È una proposta condivisibile, ma occorre precisare alcune cose. La prima risale all’incontro regionale dei nove prefetti dell’Emilia Romagna del 12 aprile scorso che ha sostenuto l’istituzione di osservatori a cui collaborino comuni, associazioni e camere di commercio per integrare le informazioni e quindi far emergere possibili infiltrazioni nel tessuto economico di organizzazioni criminali.Altra questione. Il problema dell’infiltrazione economica della mafia a Rimini non è un pericolo, ma una realtà da contrastare in modo risoluto anzitutto non sottovalutando questo stato di cose, senza infingimenti, senza timori e partendo dalla promozione di una cultura della legalità.
Sappiamo tutti benissimo che la vicinanza al paradiso fiscale e finanziario di San Marino, la peculiarità economica riminese predispongono il nostro territorio alle infiltrazioni mafiose e al riciclaggio del denaro sporco. Occorre quindi che anche dai settori economici ci sia una evoluzione etica e morale dei propri comportamenti iniziando a rifiutare i “soldi facili” e che
denuncino i casi sospetti alle autorità.
Infine la mafia si contrasta dotando di strumenti le autorità preposte, in particolare gli uffici giudiziari, quindi alle giuste rivendicazioni annuali di un aumento delle forze stagionali quest’anno i nostri amministratori richiedano il potenziamento degli organici del Tribunale riminese che, vale sempre la pena ricordarlo, se interrompesse tutte le proprie funzioni impiegherebbe almeno cinque anni per smaltire le pratiche arretrate.

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Mafia a Rimini, parliamone

Il Ponte, 3 aprile 2009

francesco_forgione

Francesco Forgione

E’ cronaca di questi giorni: la Romagna e il Riminese non sono esenti dal fenomeno mafioso. Ma come agisce la criminalità organizzata in contesti in cui essa non è “autoctona”? A tali interrogativi cerca di dare alcune risposte il Centro culturale “Paolo VI” organizzando – mercoledì 8 aprile alle 21 presso i Musei della Città – un incontro con Francesco Forgione (già Presidente della Commissione parlamentare antimafia e autore del libro ‘Ndrangheta) e il procuratore di Rimini Paolo Giovagnoli.  A Rimini tra l’altro è sorto da un anno un osservatorio sulla legalità, che proprio in questi giorni si è costituito in associazione: ha svolto un lavoro di raccolta dati sulla criminalità organizzata in provincia negli ultimi 10 anni. Il Centro “Paolo VI” intende dunque fare il punto sullo “stato della mafia”, oggi che se ne parla poco, per cui sembra che il fenomeno sia scomparso o, in parte, risolto. In realtà, la mafia ha una capacità di inquinare l’ordinamento democratico, condizionando la società e l’economia, generando così una vera cultura mafiosa, anche laddove essa non è “indigena”. Per questo è importante non abbasare la guardia a livello di coscienza civica.
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Le altre mafie e i flussi criminali

L’attualità attraverso le carte – Limes 19/09/08

di Alfonso Desiderio – carta di Laura Canali
Le aree di azione in Italia delle mafie internazionali e le loro vie di penetrazione. La collaborazione/competizione con le mafie italiane
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Gomorra fronte del nord

L'arresto di Francesco "Sandokan" Schiavone

Un articolo molto interessante sull’ultimo numero de L’Espresso del 18/09/2008 – di Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi

Bologna, Modena, Parma, Reggio: è la nuova terra di conquista dei casalesi. Il pentito Bidognetti descrive l’assalto camorrista. Con il gioco d’azzardo, il racket, l’ingresso nei cantieri. E con la sfida dei padrini campani a Felice Maniero: ‘Fatti da parte’

Tra la via Emilia e il West, nella Modena cantata da Francesco Guccini, c’è gente che le pistole le usa davvero. “Gli interessi dell’organizzazione dei casalesi si estendono oltre la provincia di Caserta, anche ai territori dell’Emilia-Romagna, e in particolare alle province di Modena, Reggio Emilia e Bologna. L’interesse dei casalesi e la loro presenza sul territorio inizia sin dalla fine degli anni Ottanta, ma in realtà molti miei concittadini, per motivi attinenti ad attività da loro prestate, in modo particolare nel settore edile, si trasferirono in Emilia già negli anni ’70. Oggi si può dire che, vista la numerosa presenza di casalesi in quella zona, Modena e Reggio Emilia corrispondono a Casal di Principe e San Cipriano D’Aversa….”.

Domenico Bidognetti è stato un protagonista del romanzo criminale che in vent’anni ha portato i camorristi di tre paesini alla costruzione di un impero. Lui Gomorra l’ha vista crescere e prosperare. È cugino del padrino Francesco Bidognetti, quel Cicciotto ‘e Mezzanotte che anche dal carcere ha dominato l’ascesa dei mafiosi campani. La sua collaborazione con i magistrati, che va avanti da un anno, sta svelando nuove dimensioni della conquista casalese. Partendo dall’occupazione di quelle province del Nord dove maggiore era la prospettiva di guadagno e minore il rischio di entrare in guerra con le cosche siciliane e calabresi, radicate in Lombardia e Piemonte: l’Emilia-Romagna, appunto, e parte del Veneto. Con il sogno proibito di mettere un piede a Milano, realizzando quell’assalto alla capitale morale già tentato da Raffaele Cutolo nei primi anni Ottanta.

Giochi d’azzardo
Il contagio avviene sempre partendo dai soldi. Prima le bische e gli investimenti immobiliari. Solo in una seconda fase si mettono sul tavolo le armi e la violenza per imporre il racket. Con un obiettivo strategico: entrare nel giro delle grandi opere, trasferendo sopra la linea gotica gli accordi con le aziende padane collaudati nei cantieri campani dell’Alta velocità. Si comincia quindi dall’industria dell’allegria. Bidognetti elenca night e ristoranti gestiti dagli affiliati, racconta della spartizione del territorio con i calabresi e con il boss del Brenta Felice Maniero, parla delle mazzette estorte ai costruttori Pizzarotti di Parma, in un’Emilia inedita in cui i camorristi sembrano muoversi come fossero a casa loro.

Rivelazioni pagate a caro prezzo
Il padre di Bidognetti è stato assassinato tre mesi fa. Lui invece è andato avanti. Le sue parole intersecano e completano anni di indagini della Procura antimafia di Napoli, che già hanno svelato la penetrazione della famiglia Zagaria a Parma. Ma anche l’altro collaboratore di giustizia, Gaetano Vassallo, fornisce retroscena illuminanti sui traffici di cocaina tra Riviera romagnola e Costa domiziana, completando l’affresco dell’arrembaggio malavitoso.

Soldi facili
La scoperta della terra promessa avviene secondo il modello classico: il soggiorno obbligato. Un capoclan spedito dai giudici a Modena fa di necessità virtù criminale: sfrutta le colonie di emigrati campani onesti per imporre il modello camorrista. “Accadeva tra l’89 e il ’90. All’epoca noi ritenevamo questa zona molto sicura, una sorta di fortezza. Sui casalesi e i sanciprianesi residenti lì esercitavamo pressioni, quando eravamo a Modena o Reggio per latitanza o provvedimenti di natura giudiziaria”. Domenico Bidognetti si trasferisce in Emilia una prima volta a 15 anni: è apprendista di una ditta casertana, ma dopo tre mesi torna indietro “perché mi sentivo sfruttato”.
Scopre così che ci sono soldi molto più facili. Le bische, ad esempio, e i videopoker che i casalesi decidono di gestire “in regime di monopolio”. La rete che unisce Caserta, Modena e Reggio frutta oltre 200 milioni di lire al mese, che i boss venuti dal Sud non vogliono dividere con nessuno. “Venimmo a sapere che c’era un gruppo riconducibile a Felice Maniero e a un calabrese che volevano inserirsi in quell’attività. Decidemmo di incontrare il Maniero, e da Casal di Principe partì una squadra di notevole spessore criminale”: una delegazione che somma diverse condanne all’ergastolo. Due auto con pezzi da novanta come i cugini Bidognetti, Raffaele e Giuseppe Diana e l’imprendibile latitante Antonio Iovine. “Nell’incontro imponemmo a Maniero di lasciar perdere. Quando tornammo, mio cugino Cicciotto commentò l’inutilità del loro intervento, dando del ‘drogato’ a Maniero”. L’atteggiamento cambia nei confronti della ‘ndrangheta. I padrini casertani si fanno più rispettosi e stringono patti. Le zone dove incassare il racket vengono divise in base alla provenienza: ognuno impone il pizzo a negozianti e ditte create in Emilia da emigrati della zona d’origine, riproducendo al Nord omertà e regole di casa. È una situazione paradossale: nella gogna finiscono imprenditori che avevano lasciato il Sud proprio per sfuggire alla prepotenza dei clan. Per i boss invece le spedizioni hanno parentesi felici: nei ristoranti e nei night emiliani non devono chiedere, tutto viene offerto, tutto è gratis. “Tirammo fuori solo una mancia per le ragazze che ci avevano intrattenuto…”.

Caccia all’uomo
Le faide si spostano spesso da Caserta al Nord. Bidognetti descrive inseguimenti nella nebbia e vendette incrociate lungo la direttrice dell’Autosole. C’è il pedinamento nel centro di Modena condotto durante i giorni di Natale: dopo lunghi appostamenti, il bersaglio viene sorpreso in una piazzetta, ma all’ultimo momento arriva un’auto e i killer rinunciano a colpire. Solo un rinvio: la condanna verrà poi eseguita ad Aversa. A Modena ci sono parenti fidati che custodiscono le armi e altri designati come autisti per la conoscenza dei luoghi. Ma al volante non si dimostrano all’altezza: uno degli agguati fallisce proprio perché la vittima riesce a seminare il commando. Le sentenze nascono anche da semplici sospetti. Uno degli ambasciatori delle famiglie si vanta di guidare senza patente e non temere i controlli della polizia. E due boss venuti da Caserta per incontrarlo vengono invece bloccati dagli agenti: quanto basta per qualificarlo come infame e decretarne l’esecuzione.

La legge del clan
Il pentito non lesina dettagli. Elenca i capi militari a cui era affidata la custodia del fronte Nord. “Nel 1995 Francesco ‘Sandokan’ Schiavone ci rappresentò la necessità di sottoporre a estorsione non solo i commercianti casertani, ma anche quelli non campani, come ad esempio gli emiliani. Per noi fu una novità: sino ad allora le estorsioni venivano praticate solo a danno di imprenditori che realizzavano grossi appalti”. La richiesta è legata a un momento di grande crisi economica del clan, con le prime operazioni antimafia che avevano fatto finire in cella capi e gregari e quindi la necessità di mantenere le famiglie. Anche in questo caso c’è un’osmosi tra le attività campane e quelle emiliane. Le commesse pubbliche più importanti a Caserta andavano spesso a colossi del Nord, che poi accettavano la legge dei camorristi, concedendo quote di lavoro e mazzette cash. Il collaboratore ripercorre la storia della Pizzarotti di Parma, che scese a patti per la costruzione del nuovo carcere di Santa Maria Capua Vetere, destinato a custodire proprio i camorristi. Un appalto da 82 miliardi di lire, portato avanti dal ’93 in poi, quando Mani Pulite aveva azzerato i cantieri settentrionali. A vincerlo è un consorzio guidato dalla celebre coop ravennate Cmc e dalla Pizzarotti. Gli emissari delle aziende emiliane e i loro geometri vennero intimiditi con schiaffi, percosse e pistole spianate. “Partecipai a una riunione con l’ingegnere della Pizzarotti per sollecitare i lavori che spettavano a una delle nostre ditte di fiducia”. I boss ottengono un duplice vantaggio: denaro in nero, pagato attraverso giri di fatture false, e contratti leciti per entrare in una dimensione imprenditoriale.

Scacco alle due torri
“Anche a Bologna da tempo i casalesi hanno propri interessi economici”. Bidognetti però sugli investimenti non sa essere più preciso: è un uomo d’azione, che ricorda tutto delle pistolettate, ma non ha amministrato capitali. Sul riciclaggio sotto le due torri gli investigatori lavorano da tempo nel segreto. Ma le indagini hanno già smantellato parte della rete creata a Parma dagli Zagaria, assieme ai Bidognetti e agli Schiavone la terza grande famiglia casalese: lì si erano uniti a immobiliaristi locali, trovando agganci nella politica cittadina e sfiorando il colpo grosso. Uno degli Zagaria riesce a incontrare Giovanni Bernini, leader emergente di Forza Italia e presidente uscente del consiglio comunale ma soprattutto consigliere dell’allora ministro Pietro Lunardi. Dalle intercettazioni emerge come la ricerca di un contatto con Lunardi e con i costruttori parmensi fosse quasi un’ossessione per gli Zagaria. Non è un caso. Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna scandiscono l’asse delle opere più importanti in ballo: l’Alta velocità, le tangenziali, le nuove corsie dell’autostrada. Un Eldorado di cantieri e subappalti che hanno tentato in tutti i modi di infiltrare. Finora non c’è prova che ci siano riusciti. Ma i padrini casertani contano sul fattore protezione: quasi tutti i colossi italiani hanno costruito nel territorio chiave tra Roma e Napoli. Dove avrebbero ricevuto dai casalesi servizi importanti: sicurezza, manodopera a basso costo e pace sindacale. Il tutto in cambio di subappalti, portati a termine con efficienza. Un contratto che molti manager settentrionali hanno trovato vantaggioso.

La dama bianca
In Romagna i casalesi scoprono anche delle professionalità innovative. Ne parla Gaetano Vassallo, ‘il ministro dei rifiuti’ della camorra, descrivendo l’ammirazione del clan per un narcos romagnolo, che apre una nuova rotta per i rifornimenti di cocaina dal Sudamerica. Un personaggio che viene subito ammesso nella cerchia che conta per la capacità di far entrare fiumi di droga attraverso tanti corrieri insospettabili: dieci chili a settimana, 40 al mese. Li chiamavano ‘criature’, ossia bambini. Ma l’amico della Romagna era anche in grado di fornire rifugi sicuri per i latitanti che volevano stare alla larga dalle retate e dai killer avversari. Quando il clima ad Aversa e a Casal di Principe si faceva teso, quale migliore esilio che il divertimentificio adriatico?

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Gomorra-fronte-del-nord/2041523//0

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