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Rimini 2012

di Eugenio Pari

Sullo “scontro di potere”(1) fra il Sindaco Pd Gnassi  e il capogruppo “ribelle” Agosta (2)

È davvero sorprendente leggere le dichiarazioni pubbliche del capogruppo Pd Agosta rese in una lettera aperta al Sindaco Gnassi  . È sorprendente perché, nemmeno ad un anno di distanza, emergono elementi che forse nel centrosinistra qualcuno aveva già intravisto e, andando fino in fondo decise di presentare una candidatura autonoma  per un centrosinistra alternativo, plurale e autenticamente incentrato su parole come: partecipazione, sviluppo sostenibile e sostegno alle classi sociali più deboli. Queste poche cose, come alternativa al programma patinato, suggestivo, giovane e moderno di Gnassi fatto di riferimenti a Friburgo, Stoccolma, “borghi di 150mila abitanti” e così via. Le suggestive “parole d’ordine” del sindaco Pd, ma poco riscontrabili nella realtà dei fatti,  hanno concesso la ribalta nazionale al sindaco attraverso la tribuna di programmi di approfondimento, il cui esito è stato riportato con tanto di fanfare dalla stampa nostrana.

Duello all’interno del Pd a Rimini

È antipatico, lo so, dire “noi l’avevamo detto” (3) , ma è pur sempre vero.

Fin qui però ci si limita all’osservazione degli scontri mezzo stampa tra i due principali protagonisti del Pd cittadino, ed è già molto, però c’è un però grande come una casa e sta nello scontro tra diverse fazioni interne al partito di maggioranza riminese, uno scontro che sarebbe inesatto ricondurre a sole questioni di potere, anche se come diceva Orwell “il potere è fine al potere”, credo che ci sia effettivamente qualcosa di più profondo, di culturale che si dovrebbe saper cogliere. Credo che il “profondo”, se si può davvero utilizzare questo termine, stia anche in una battaglia di posizione molto legata a pratiche politiche legate a poteri forti che non hanno mai mollato la presa e tanto meno intendono farlo oggi.

Certo, chi conosce il Sindaco Gnassi, parla anche di suoi tratti comportamentali piuttosto spigolosi e si parla anche di una certa permalosità, però nell’ottica struttura/sovrastruttura questo aspetto lo catalogherei come secondario.

Io sono convinto che giocoforza questa Giunta abbia davvero fermato lo strapotere della rendita immobiliare, non so dire se per una effettiva convinzione ideologica, ovvero per perseguire una strategia politica, oppure se solo per motivi economici congiunturali in quanto di fatto il mercato immobiliare è bloccato. Ma, com’è o come non è, da tempo, così mi pare, non vengono fatte varianti (anche perché con 12 anni di Ravaioli, di varianti da fare ne restano davvero poche).

So che coloro che oggi vestono i panni dei “ribelli”, si sono sempre caratterizzati per essere gli interlocutori più fedeli del cosiddetto “Partito del mattone riminese”. Agosta, il capogruppo del Pd, è stato uno di questi .

Credo che l’uscita televisiva di Gnassi dalla Gruber gli sia servita a “puntellare” le proprie posizioni: nel miglior caso a staccare un biglietto per Roma, nel “peggiore” per rimanere sindaco a Rimini. Credo anche che dentro il Pd vi siano propugnatori della teoria del “tanto peggio, tanto meglio” e stiano veramente ragionando per mandare in crisi l’amministrazione e quindi andare a votare. Penso che se davvero qualcuno intendesse portare al voto Rimini commetterebbe un errore clamoroso, darebbe chiavi in mano la città al prossimo sindaco grillino di un comune capoluogo e sinceramente di sindaci orwelliani etero diretti da personaggi inquietanti come il Sig. Casaleggio io fare anche a meno.

Ma queste sono solo congetture e, laconicamente, credo che la realtà a cui assistiamo stia superando e supererà l’immaginazione. Però, mentre chi dovrebbe governare la città all’interno di una crisi di sistema, oggi polemizza sui giornali fra chi è più giovane, trendy e fra chi difende la politica riminese di sempre quella del “lotto libero”, del “mettere un mattone sopra l’altro” dovrebbe davvero cercare di capire che diavolo sta facendo, cercare di capire che cosa vuol fare e, soprattutto, dare una risposta concreta a chi la crisi la vive sulla propria pelle. La crisi va affrontata, si devono dare protezioni a chi rischia di rimanerne schiacciato e non va utilizzata per polemiche interne al proprio partito, per sostenere le ragioni di chi in tutti questi anni attraverso la rendita immobiliare ha creato le proprie fortune rendendo sempre più difficile la creazione di condizioni per uno sviluppo a vantaggio di tutti. Credo, davvero, si dovrebbe ragionare su quest’ultimo punto, piuttosto triste a dire il vero.

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(1) http://nqnews.it/news/136441/Gnassi_furioso___Riti_della_politica_.html

(2)   http://nqnews.it/news/136455/Agosta_a_Gnassi___No_all_Uomo_solo_al_comando_.html

(3)   https://eugeniopari.wordpress.com/2011/03/17/intervento-di-eugenio-pari-allassemblea-sel-rimini/

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Città e territorio beni comuni

Cemento in aree agricole a Rimini

Alla cortese attenzione della Direttrice Patrizia Lanzetti

Con gentile preghiera di pubblicazione

 

Gentile Direttore,

nella mia breve esperienza di assessore provinciale all’urbanistica fra il 2004 e il 2006 ho sentito ripetere dagli amministratori dei comuni dell’entroterra, come una litania, la richiesta di “sbloccare” i lotti in aree agricole “per dare una casa ai figli dei contadini”. Una richiesta che, nella realtà, il più delle volte riproduce in scala i meccanismi di speculazione edilizia che generalmente si vogliono confinare all’interno delle aree urbane.

Enrico Santini, nei giorni scorsi, ha giustamente lanciato l’allarme sul cemento “divoratore” di aree agricole, sulla dissoluzione di centinaia di imprese del settore ammaliate dai più facili profitti di trasformazione immobiliare dei suoli. Santini ha perfettamente ragione nel sostenere l’importanza delle imprese agricole, con buona pace per chi sostiene l’inutilità dell’istituzione provinciale, quella di Rimini tra il 2000 e il 2005 ha ridotto di oltre 2 milioni di metri quadrati le previsioni sovrastimate dei piani comunali, previsioni che andavano a “divorare” terreno agricolo. La Provincia ha ricoperto e ricopre un ruolo di presidio fondamentale in tema di tutela del territorio e più in generale dell’ambiente e forse e proprio per questo che i propugnatori del laissez fair vorrebbero abolire sostenendo l’inutilità di questo ente che, invece, ha un ruolo evidentemente importante.

Per troppo tempo il territorio è stato ridotto a puro elemento di profitto. Su un bene collettivo come questo è imprescindibile la centralità del ruolo del soggetto pubblico, ruolo che invece si è sacrificato sull’altare della logica della contrattazione tra pubblico e privato.

Nel nostro Paese, nei nostri territori penso invece sia prioritario rovesciare questa pratica cominciando – come mi pare abbia detto il Presidente Vitali – da un rigoroso processo di messa in sicurezza del territorio. Tragedie come quella di Genova o delle Cinque Terre non sono il frutto del destino cinico e baro, bensì del malgoverno che ha lasciato mano libera agli speculatori che hanno tratto vantaggi economici enormi dalla cementificazione selvaggia e quindi dall’impermeabilizzazione dei suoli.

Si è sempre sostenuto che la cementificazione era la conseguenza di dinamiche che, giocoforza, i comuni dovevano esercitare. Infatti, per poter chiudere i propri bilanci i comuni hanno dovuto concedere cemento ai privati. Gli oneri provenienti dalle concessioni edilizie e dall’ICI erano l’unica leva che essi avevano ed hanno per poter garantire i servizi per poter redigere i bilanci in parte corrente (quella parte dove incide la spesa per servizi). Ma, se i comuni incassano cento euro dall’edificazione del territorio, ne spendono cinquecento per portare i servizi indispensabili, senza considerare poi gli interventi emergenziali. Il conto quindi, non torna e non è mai tornato!

Ritengo sia fondamentale considerare la città e il territorio come beni comuni. Città e territorio come beni comuni al centro di una nuova concezione dell’urbanistica e di una nuova coesione sociale. Una città e un territorio dove i servizi necessari sono previsti in quantità e localizzazioni adeguate aperti a tutti i cittadini.

In questo senso vorrei rivolgere un appello al Sindaco Gnassi: salvare l’unica area verde della nostra litoranea, mi riferisco a quella di via Coletti a Rivabella, al centro di tante iniziative del consigliere Fabio Pazzaglia. Quest’area si può salvare dalla cementificazione garantendo peraltro un’area verde ai cittadini di quella zona utilizzando i meccanismi di perequazione inseriti nel nuovo PSC.

Infine, un’ultima considerazione sulle “grandi opere” come il TRC o la nuova statale 16. In democrazia bisognerebbe ascoltare, discutere e trovare le soluzioni migliori e convincersene tutti, stabilire delle regole al cui interno agire tutti, la maggioranza come le minoranze, e con la possibilità di modificare i progetti che non sono scritti nella roccia. Invece di considerare i comitati come fastidiose seccature o, peggio, di non considerarli nemmeno, bisogna considerarne l’azione per quella che effettivamente è, cioè il normale, seppur scomodo, esercizio della dialettica democratica. Se, però, a prevalere sono sempre le ragioni dell’economia e della crescita economica, la sostenibilità delle scelte, l’efficienza e l’efficacia delle scelte stesse rischiano di essere vanificate.

Occorre, invece, trovare lo spazio per arrivare a scelte convinte e condivise da tutti, compresi i comitati NO – TRC o NO – Statale 16.

Cordiali saluti.

 Eugenio Pari

Coordinatore comunale SEL Rimini

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La tassa di soggiorno a Rimini

Comunicato di Eugenio Pari

RIMINI 9 NOV. 2011 – Prendiamo atto con soddisfazione delle dichiarazioni dell’Assessore al bilancio del comune di Rimini rispetto all’ipotesi di applicare la tassa di soggiorno piuttosto che aumentare l’addizionale IRPEF, gravando in questo caso, come tutti sanno, sui “soliti noti” vale a dire: lavoratori dipendenti e pensionati. È quanto abbiamo sostenuto in tutti questi mesi.

Si tratta di un fatto importante perché dimostra la comprensione della situazione sociale da parte dell’Amministrazione e perché applicare la tassa di soggiorno significherebbe ottenere entrate per un numero pari a dieci volte circa  rispetto, invece, all’addizionale.

A questo punto però riteniamo assolutamente necessario che l’Amministrazione oltre questo importantissimo passo ne compia coerentemente altri, primo fra tutti reintegrare le risorse per l’assistenza domiciliare a disabili e anziani non autosufficienti. Inoltre è molto importante che le risorse derivanti dalla tassa di soggiorno vengano destinate a coloro che maggiormente vivono gli effetti della crisi, sostenendo la centralità del soggetto pubblico nelle politiche di welfare locale in modo tale da comporre la frattura sociale che sempre più si sta verificando e per promuovere politiche attive del lavoro, compreso il sostegno alle imprese per investimenti produttivi.

Infine, seppure la nostra collocazione rimanga all’opposizione, soprattutto perché ancora non si è determinato alcun confronto con il Pd e l’Amministrazione, questo non ci fa non vedere l’importanza e la positività nel merito di questa proposta e delle sue motivazioni che, se incentrata per sostenere le fasce sociali più deboli, sarà da appoggiare indubbiamente.

Di seguito l’articolo pubblicato oggi dal Corriere di Rimini

http://corriereromagna.it/rimini/2011-11-09/il-balzello-sul-turismo-brasini-tassa-di-soggiorno-pasqua

IL BALZELLO SUL TURISMO
Brasini: tassa di soggiorno a Pasqua
L’assessore al bilancio attende il confronto con Comuni e categorie: ma non possiamo farne a meno Le casse comunali piangono, dal balzello possono arrivare fino a 10 milioni di euro

Riviera di Rimini

di Marco Letta
RIMINI. Non è ancora deciso, ma non si può fare altrimenti: la tassa di soggiorno viene applicata. Lo spiega Gian Luca Brasini, assessore al bilancio e ai tributi. Chiedere un contributo ai turisti è sempre meglio che mettere le mani nelle tasche dei soliti noti, aumentando l’addizionale Irpef. Quando si potrà tagliare il traguardo? E’ ancora presto, prima è necessario incontrare gli altri Comuni della costa (per uniformarsi) e confrontarsi con le categorie economiche. Il via libera coincide più o meno con le vacanze di Pasqua.
Aveva detto. Il 10 ottobre, l’assessore Brasini dichiara al Corriere. «La tassa di soggiorno vale circa 7,5 milioni di euro. Su una partita così delicata non possiamo andare avanti da soli, prima dobbiamo capire le intenzioni degli altri Comuni della riviera, perchè è impensabile che venga applicata in maniera diversa da un luogo all’altro».
L’entità della cifra è oggetto di simulazioni. La legge consente un minimo di 0,5 euro fino a un massimo di 5 euro a presenza (fino a sette giorni). «Abbiamo ipotizzato una spesa differente in base alla classe dell’albergo: fino a due euro per i quattro e cinque stelle, inferiore per i due e tre stelle. La tassa non verrebbe applicata ai bambini».“Ora dico tassa”. Il ministro al bilancio e ai tributi (ieri) aggiunge qualche particolare in più e (soprattutto) annuncia una decisione da prendere collegialmente, ma che non può essere evitata: la tassa di soggiorno viene applicata. Quando? «Il cronoprogramma prevede la condivisione con gli altri Comuni e il confronto con le associazioni di categoria. L’ultimo atto è quello della giunta, in pratica una ratifica, poi sono necessari sessanta giorni per rendere operativa l’applicazione della tassa di soggiorno».
Diciamo che Pasqua potrebbe rappresentare il primo banco di prova. «Diciamo di sì».Quanto costa. La legge suggerisce una forbice che oscilla fra 0,5 e 5 euro a presenza turistica (in media 7,5 milioni all’anno). «Abbiamo fatto varie ipotesi – spiega Brasini – e vogliamo confrontarci con gli altri Comuni e le categorie per uscire in maniera uniforme. Il possibile gettito varia fra i 5 e i 10 milioni di euro. Comunque generalmente i bambini al di sotto dei 12 anni non sono coinvolti. E un eventuale mancato pagamento non può essere saldato dall’albergatore».
Cosa farci. Come spendere i soldi della tassa di soggiorno? La legge offre maglie piuttosto larghe: riqualificazione ambientale, eventi, manutenzione leggera (…). Fogne? «Non posso escluderlo, sarà frutto della concertazione».
L’unica certezza è offerta dalla Carta dei servizi: il turista arriva, paga l’imposta di soggiorno e riceve una carta fedeltà che gli garantisce sconti e opportunità (dai musei ai parchi, dal trasporto pubblico allo shopping e magari anche ristoranti).Le altre tasse. Per rimpinguare le casse comunali, uno strumento utile utile è rappresentato dall’addizionale Irpef, ora allo 0,3 ma si può arrivare allo 0,8 (ogni 0,1 vale 1,7 milioni). La possibilità non piace a Palazzo Garampi. «Si vanno a mettere le mani nelle tasche dei soliti che pagano».
C’è anche la tassa di scopo. «Oggi vale 2,4 milioni e non è percepita male, però su questa leva non possiamo andare oltre».

La tassa di soggiorno ci sarà: confronto aperto tra i Comuni

La discussione tra le amministrazioni comunali continua e il confronto è fondamentale, perchè lo Stato offre una forbice che va da 0,5 a 5 euro a presenza

di Redazione 09/11/2011 – http://www.riminitoday.it/economia/tassa-soggiorno-confermata-rimini–confronto-comuni.html

 

I Comuni non possono farne a meno, la tassa di soggiorno ci sarà. Probabilmente solo Bellaria si tirerà indietro. Ma la discussione tra le amministrazioni comunali continua e il confronto è fondamentale, perchè lo Stato offre una forbice che va da 0,5 a 5 euro a presenza, con criteri che vanno in base al tipo di sistemazione scelta dai turisti. Rimini calcola un introito nelle casse comunali di 7,5 milioni euro. Ovviamente non è in discussione l’esenzione per i bambini, anche se non è ancora definita nemmeno la fascia di età.

Il Comune di Rimini, per bocca dell’Assessore al bilancio, Gian Luca Brasini, ha precisato, secondo quanto riportato dal Corriere Romagna, come la tassa sia inevitabile per non pesare sui cittadini con l’addizionale Irpef. Per l’applicazione si dovrebbe arrivare a Pasqua.
Un plauso arriva dal coordinatore comunale del Sel, Eugenio Pari: “Si tratta di un fatto importante perché dimostra la comprensione della situazione sociale da parte dell’Amministrazione e perché applicare la tassa di soggiorno significherebbe ottenere entrate per un numero pari a dieci volte circa rispetto, invece, all’addizionale. A questo punto però riteniamo assolutamente necessario che l’Amministrazione oltre questo importantissimo passo ne compia coerentemente altri, primo fra tutti reintegrare le risorse per l’assistenza domiciliare a disabili e anziani non autosufficienti. Inoltre è molto importante che le risorse derivanti dalla tassa di soggiorno (10 milioni circa) vengano destinate a coloro che maggiormente vivono gli effetti della crisi, sostenendo la centralità del soggetto pubblico nelle politiche di welfare locale in modo tale da comporre la frattura sociale che sempre più si sta verificando e per promuovere politiche attive del lavoro, compreso il sostegno alle imprese per investimenti produttivi”.

Ovviamente gli albergatori sono pronti alla battaglia, in maniera particolare perchè non è stata ancora decisa la destinazione degli introiti derivanti dalla tassa di soggiorno. Per cui scenderanno in piazza lunedì per protestare.

Leggi tutto: http://www.riminitoday.it/economia/tassa-soggiorno-confermata-rimini–confronto-comuni.html
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No alla sicurezza delegata all’associazionismo

Rimini, 17.09.2011
Di Eugenio Pari
 
Pur prendendo per buone le intenzioni espresse dal Sindaco di Rimini, cioè che non si vogliano creare delle ronde, la proposta di coinvolgere associazioni, senza capire a quale titolo e con quali funzioni, in azioni di presidio della città non è condivisibile.
Io credo che la priorità non sia certo quella di mandare per strada dei cittadini emulando la Lega Nord, bensì riuscire a proteggere le famiglie dalla mancanza di lavoro e da quello che viene tolto, come nel caso dell’SCM dove l’Amministrazione comunale, invece, ha brillato per il proprio silenzio.
La sicurezza dei cittadini è importante, ma è ancora più importante riuscire a garantire i servizi sociali che determinano la coesione sociale, invece si procede a tagli e laddove pare si producano risparmi come nel caso di Capodanno essi non servono a rifinanziare il sociale, riteniamo indispensabile, come d’altra parte è stato richiesto dalla piazza in occasione dello sciopero generale, non smantellare né privatizzare il welfare locale.
Penso che non si possa parlare di sicurezza se non si fa riferimento al tema della legalità quando asstiamo a centinaia di episodi di mancato rispetto delle norme sul lavoro e di evasione fiscale.
Il tema della sicurezza inteso solo come elemento di ordine pubblico e non coniugato, invece, con il tema sociale, non servirà certo a far dormire sonni tranquilli ai riminesi perché ciò che ci preoccupa maggiormente è riuscire a trovare nelle istituzioni, fra queste soprattutto il Comune, una protezione dai pesantissimi effetti della crisi.
Se le premesse non fossero queste ritengo che il nostro Consigliere Fabio Pazzaglia abbia fatto benissimo a votare contro al Programma di mandato approvato dal Consiglio lo scorso 4 agosto.

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AGLI AMMINISTRATORI RIMINESI PRESENTI ALLO SCIOPERO CHIEDIAMO UNA COSA: COERENZA

Rimini, 06/09/2011

DICHIARAZIONE DI EUGENIO PARI (COORDINATORE COMUNALE SEL RIMINI) SULLO SCIOPERO GENERALE DEL 6 SETTEMBRE

La grande adesione delle lavoratrici e dei lavoratori riminesi allo sciopero indetto dalla CGIL, così come la grande manifestazione sfociata in Piazza Cavour questa mattina non possono restare un momento a sé. I lavoratori, non solo gli iscritti alla CGIL, la piazza, chiedono alle Amministrazioni comunali della provincia un’azione chiara e netta per contrastare le politiche antisociali messe in campo con la proposta di manovra economica dal governo.

Piazza Cavour - sciopero 6 settembre 2011

Gli amministratori riminesi, presenti in gran numero in piazza, hanno fatto bene a dare il proprio sostegno allo sciopero, però quando scriveranno i bilanci si devono ricordare che i lavoratori e i pensionati oggi, ancora una volta, hanno chiesto più servizi pubblici, di difendere il welfare locale e non di smantellarlo o privatizzarlo. Così come la liturgia sulla ristrettezza di risorse provenienti dai trasferimenti statali non può gravare sui soliti noti in termini di incremento dell’addizionale IRPEF. Agli assessori riminesi e ai sindaci vogliamo rivolgere un invito: essere coerenti con la piazza in cui erano presenti oggi e con le richieste dello sciopero a cui hanno aderito.

Occorre un serio contrasto all’evasione fiscale e al lavoro nero, per questo crediamo che i comuni di concerto con l’Agenzia delle entrate, con l’INAIL e con l’INPS possano fornire il proprio sostegno per implementare gli organici deputati al controllo e per promuovere iniziative che stringano le maglie dell’evasione e dell’elusione, permettendo in questi casi un contrasto vero i questi fenomeni che sono veri e propri crimini.

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Oneri di urbanizzazione a Rimini

Di seguito pubblico un interessantissimo articolo (http://riminiuaar.wordpress.com/2011/08/25/oneri-di-urbanizzazione-secondaria-a-rimini/) pubblicato dagli amici dell’UAAR di Rimini in merito agli oneri di urbanizzazione  a Rimini e su come vengono utilizzati una parte di questi proventi.

Oneri di urbanizzazione secondaria a Rimini

Inserito il 25 agosto 2011 da rnuaar | Lascia un commento

 Su un quotidiano locale è stato pubblicato un articolo riguardante gli oneri di urbanizzazione secondaria, relativamente al quale il nostro circolo ha ritenuto di fornire alcune precisazioni:

«In riferimento all’articolo pubblicato sul quotidiano La Vocedel 13 Agosto relativo agli Oneri di Urbanizzazione Secondaria, è da precisare che il D.C.R. 849/1998 al punto 1.4 indica che è facoltà dei Comuni modificare le percentuali dalla medesima delibera stabilite, con apposito atto di Consiglio. Questo per rispondere anche al Sig. Sindaco che così scrisse in risposta al questionario dell’UAAR di Rimini in occasione delle elezioni amministrative: “..mi riferisco in particolare al finanziamento dell’edilizia di culto, sulla cui obbligatorietà o meno non sono davvero in grado in queste ore di effettuare un approfondimento che mi riservo ben volentieri di svolgere se i cittadini mi daranno il consenso necessario a rappresentarli come Sindaco.” Altri candidati si espressero a sfavore di questo contributo, il questionario e le risposte sono disponibili su http://www.uaar.it/Rimini.
Non si mette certo in dubbio la necessità “di interventi di riqualificazione o ristrutturazione degli edifici religiosi, le chiese in particolare, di particolare interesse storico-artistico”; ciò che lascia perplessi è il tasso di deperibilità degli edifici religiosi riminesi, i quali ogni anno ricevono notevoli stanziamenti per la loro manutenzione. Secondo i dati dell’amministrazione (manca il dato del 2010), queste sono state le quote assegnate:

Anno Chiesa Cattolica Testimoni di Geova
2004 € 255.000 € 45.000
2005 € 251.263 € 44.341
2006 € 340.000 € 60.000
2007 € 255.000 € 45.000
2008 € 232.325 € 40.999
2009 € 188.987 € 14.013
2010 dato non reperito dato non reperito
2011 € 95.301 quota non richiesta

Si può prendere atto che con il trascorrere degli anni la quota è notevolmente diminuita, venendo forse incontro ai gravi problemi che la grave crisi economica crea in tutti i settori economici e sociali.
Però non si può evitare di pensare che altri edifici, quelli sì pubblici, hanno necessità di tipo edilizio che purtroppo non possono essere soddisfatte, basti pensare alle scuole, agli asili, alle strutture che si occupano dei cittadini con problemi di vario tipo, degli ambienti delle associazioni di volontariato che si adoperano là dove lo Stato non arriva.
Molte sono le voci che si alzano sulla stampa nazionale in questi giorni perché anche la Chiesa faccia la sua parte in questi tagli e sacrifici richiesti ai cittadini, poiché gode di sgravi ed agevolazioni fiscali tali da potersi rendere indipendente nella cura delle sue proprietà: Ires (meno 50 per cento), Irap, Iva, inoltre aiuti “indiretti” come le convenzioni sanitarie e lo stipendio agli insegnanti di religione (per amore della precisione, questi insegnanti sono nominati dalla curia, non fanno i concorsi obbligatori per gli altri insegnanti, sono pagati anche con le tasse di quei circa 9 milioni di non credenti che hanno figli sparsi per classi e corridoi perché l’ora alternativa garantita dalla legge non lo è sempre nei fatti). Le scuole cattoliche costano allo Stato circa 240 milioni; la Costituzione vieta che i fondi pubblici siano destinati ad altro che alle scuole pubbliche, ma è bastato chiamare le scuole private “parificate” per lavarsi la coscienza. A proposito, avete già acquistato i libri per i vostri figli alle medie ed alle superiori? Quanto vi è costato?
Lasciamo da parte poi l’8×1000, il cui meccanismo è così poco chiaro che molti pensano che non destinando la quota, la cifra vada allo Stato, non è esattamente così. Sono molte le possibilità di informarsi su questo meccanismo, il suggerimento è di sfruttarle, se non altro per una destinazione consapevole dei propri soldi.
In conclusione, se lo Stato chiede che ognuno faccia la sua parte, lo facciano tutti. In Italia abbiamo già la Casta politica che succhia miliardi a destra e manca guardandosi bene dal partecipare a stringere le cinghia, siamo davvero in grado di sostenere economicamente anche la Casta dei Casti?
Un pensiero di gratitudine quindi ai Testimoni di Geova che quest’anno hanno rinunciato a richiedere la quota degli Oneri di Urbanizzazione Secondaria, € 16.700, con la speranza che siano bene utilizzati.»

 

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DICHIARAZIONE DI EUGENIO PARI SULLA SITUAZIONE FINANZIARIA DEL COMUNE DI RIMINI

Rimini, 23 agosto 2011

L’assessore al bilancio del comune di Rimini ha reso noti i tagli che si abbatteranno sul comune a causa delle recenti manovre del governo: l’ammontare è di circa 25 milioni.

Per non gravare sui “soliti noti” (lavoratori dipendenti e pensionati) attraverso l’aumento dell’addizionale Irpef, come invece pare essere intenzionato a fare, ci sono manovre che si possono realizzare fin da subito come, per esempio, la riduzione del numero dei dirigenti, a tutt’oggi più di trenta, e la riduzione delle consulenze esterne (circa 2 milioni di euro) impegnando e motivando le tante competenze interne al comune.

Nelle intenzioni ci sarebbe l’alienazione delle partecipate, su di esse, a tutt’oggi 22, è quanto meno ragionevole auspicare che si possa arrivare ad una riduzione. Pensare che un comune come Napoli con iniziative recenti è riuscito a ridurne il numero a 12 ci fa pensare che quest’azione di razionalizzazione è assolutamente realizzabile. Peraltro non spiega come possano esserci ancora 2 aziende dedicate al trasporto pubblico con dirigenti e consigli di amministrazione che costano centinaia di migliaia di euro all’anno.

I tagli ci sono, le difficoltà dell’intero comparto pubblico sono evidenti a tutti, però non possiamo pensare che si continuino a chiedere sacrifici ai cittadini, quando l’amministrazione cittadina non pensa a  mettere in campo non già grandi strategie finanziarie, ma semplicissime azioni da “buon padre di famiglia”.

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Dopo il referendum: Hera o non Hera è il tempo del comune

Sono coraggiose e anche condivisibili le recenti prese di posizione di Stefano Vitali in merito ad Hera. Esse confermano ciò che tutti i cittadini hanno avuto modo di verificare da quando, nel 2002, Hera è stata quotata in Borsa. Un limite però ce l’hanno: sono forse parziali e un po’ tardive.

Il sistema di Hera è una società pubblica teoricamente, ma assolutamente privata nella realtà, in cui si realizza perfettamente il modello del capitalismo finanziario. I dati pubblicati sul sito del gruppo ci dicono che fra il 2009 e il 2010 l’azienda ha subito una contrazione dei ricavi del 16%, mentre il margine operativo lordo è aumentato del 10,6% solo grazie alla cessione del 25% di Herambiente ad un operatore estero del settore, Eiser Infrastructured. Una operazione puramente finanziaria su cui i soci, cioè i comuni, quindi i cittadini abbiano potuto dire nulla. La costituzione di Herambiente SRL, che si occupa di infrastrutture, particolarmente di inceneritori, ha prodotto come effetto sulle scelte industriali, sulle scelte che più incidono sulla qualità della vita dei cittadini come ad esempio se creare incenitori o potenziare la raccolta differenziata, il risultato che nè i comuni e tanto meno i cittadini possano dire nulla e siano informati sulle scelte.

Il management di Hera è assolutamente autoreferenziale e con la scusa che la società è quotata in Borsa il riferimento è diventato unicamente il mercato. Il management fa un ragionamento di questo tipo: “noi dobbiamo rispondere al mercato, alla quotazione in Borsa” e questo è il motivo per cui fanno praticamente ciò che vogliono, i comuni lasciano fare perché poi si spartiscono gli utili, utilizzati per interventi tutt’altro che inerenti ai servizi ambientali o idrici. Se il politico deve fare la politica, cioè rispondere ai cittadini, in questo caso si è espropriata al pubblico una funzione, quella di disegnare una politica nei confronti della generazione presente e di quella futura, il politico si è privatizzato il cervello e questo, secondo me, è il punto.

Una visione liberale, non comunista, prevede tre spazi: il mercato, il pubblico e l’individuo, ognuno di questi ha un proprio livello di responsabilità, Hera, invece, è diventata totalmente irresponsabile grazie alle scelte, o meglio non scelte, delle amministrazioni che l’hanno creata.

Fino a qui il versante delle responsabilità poltiche, ma che cosa dice, invece, il management di Hera? Quali sono le motivazioni che adduce?

Quando il management di Hera fa gli investimenti li fa sulla base di una decisione della politica e guardando agli investitori borsistici, non certo ai cittadini. Gli investimenti sono approvati dall’azionista, i comuni, il pubblico sostanzialmente decide e il management è lo strumento. Loro fanno ciò che è stato detto dai politici, qual’è adesso il problema che gli inceneritori fanno male? Ha scelto la politica, il management è il braccio secolare del sindaco o del presidente della provincia, quest’ultimo con importanti funzioni previste dalla legislazione regionale sul controllo e sulla regolazione quindi con un certo potere di intervento sulle scelte di Hera. Il regime in cui opera Hera è contraddistinto dal più ferreo monopolio, una economia chiusa forse solo paragonabile all’economia pianificata. Infatti, qual’è quell’impresa che riceve soldi per ottenere materie prime (le tariffe sui rifiuti) e ottiene soldi per trasformare le stesse materie prime, ossia l’incenerimento dei rifiuti che produce energia che l’azienda colloca poi sul mercato?

Più che una spallata a Berlusconi l’esito dei referendum sui servizi pubblici locali, non solo l’acqua: attenzione, chiede alla politica di cambiare il proprio modo di ragionare e di sostituire alcuni concetti e pratiche. Una per tutte: non considerare più le aziende partecipate come spazio dove esercitare il funzionariato occulto dei partiti, ossia quella pratica di collocare del proprio personale fedele o per risarcimento politico nelle aziende, sostituendo il concetto stesso di pubblico da sempre gestito da soggetti privati come i partiti, troppe volte per propri fini e interessi, con quello di beni comuni cioé di beni irriducibili alle logiche di profitto tanto più se questo profitto avvantaggia chi dovrebbe tutelare il bene comune cioé la politica.

Di Eugenio Pari, 17.06.2011

eugenio_pari@yahoo.i

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EUGENIO PARI SUL PIANO PARTICOLAREGGIATO DELL’EX CORDERIA A VISERBA

Il Piano particolareggiato dell’ex corderia a Viserba ci vede contrari. Contrari perché con questo atto si contraddicono e si annullano ancora prima di essere approvate tutte le previsioni del PSC volte a ridurre l’espansione demografica e quella residenziale. Mi pare che, a questo punto, l’approvazione del PSC sia solo un passaggio propagandistico i cui contenuti vengono contraddetti ancor prima di essere applicati.

Nel merito dell’atto si costruiranno 28 mila metri quadrati di cui 5 mila di commerciale in un’area già molto in sofferenza dal punto di vista dell’espansione residenziale, tutte le opere di urbanizzazione non sono altro che infrastrutture del tutto e per tutto strumentali a servire i circa 240 appartamenti che si insedieranno in quell’area, così come il verde è strumentale per vendere meglio gli appartamenti.

Inoltre vale la pena soffermarsi sulla quota di edilizia sociale prevista. Nel dispositivo della delibera si richiama la Legge regionale 6 del 2009 la quale prevede che una quota non inferiore al 20% dell’intero intervento sia destinata all’edilizia residenziale sociale, nell’intervento vengono destinati a questa tipologia neanche 1000 metri quadrati il che significa che non siamo ad un quarto, come previsto dalla legge, ma ad un miserissimo ventesimo.

Siamo inoltre contrari al fatto che il comune debba sborsare 40mila euro per realizzare una rotatoria che dovrebbe essere ad intero carico dei soggetti attuatori in quanto tale intervento va a loro esclusivo vantaggio, essa è a totale asservimento del centro commerciale e dell’area residenziale privata.

Continuare a dire che interventi come questo sono a vantaggio della collettività significa prendere in giro i cittadini che conoscono bene quale sia la situazione della città e quanto sia necessaria una iniziativa di edilizia sociale nel nostro comune che in questa voce è il fanalino di coda nella nostra regione.

Rimini, 03.02.2011

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Lettera aperta sul Sigismondo d’oro alla comunità San Patrignano

 

Signor sindaco

Lei ha deciso, perché compete per regolamento solo a Lei, di assegnare, quest’anno, il Sigismondo d’oro, in una logica di par condicio, alla comunità di San Patrignano e all’Istituto San Giuseppe. Un po’ come l’episodio del Festival di Sanremo: se volete cantare “Bella Ciao” (la canzone della Libertà e della Resistenza) allora bisogna cantare anche “Giovinezza” (la canzone della violenza fascista). Per un soffio abbiamo rischiato di ascoltare “Giovinezza” trasmessa dalla Televisione italiana. Niente da dire sul San Giuseppe, invece molto da dire su San Patrignano e sul suo fondatore Vincenzo Muccioli, contro il quale furono intentati processi con capi d’imputazione gravi per episodi di violenza accaduti all’interno dell’allora sedicente “comunità”.

E alle genti svela di che lacrime grondi e di che sangue” (Foscolo) perché di questo si parlava nei tribunali su quanto era successo in quel “buco nero” che era San Patrignano ai suoi “albori”.

Non fu possibile svelare cosa accadde realmente, se non per l’assassinio del giovane Maranzano e di altri fatti di violenza, perché i processi furono interrotti per la morte di Muccioli.

Purtroppo questo è un Paese che dimentica, dimentica il sindaco e dimentica questa città.

Si dimenticano le parola di fuoco di don Oreste Benzi contro Muccioli e San Patrignano e le pesantissime accuse e sospetti che il “prete dalla tonica lisa”lanciò contro i metodi che venivano usati.

Oggi la Comunità di San Patrignano è per qualcuno un grande business e sarà anche vero che si caratterizza per le sue eccellenze produttive, ma chi gode di enormi protezioni politiche ed economiche ha tutte le strade aperte.

A qualche chilometro da San Patrignano, signor sindaco, c’è un’altra comunità per il recupero dei tossicodipendenti, una comunità quella di Vallecchio che pratica ben altre logiche, che lavora con grandi difficoltà ottenendo risultati positivi, che però non gode di nessuna protezione, nè politica né economica. Perché signor sindaco non ha assegnato il Sigismondo d’oro a quella Comunità?

Perché non l’ha assegnato a quei giovani riminesi che fanno parte dell’Associazione Libera di don Ciotti che durante l’estate vanno a lavorare in Sicilia nei terreni confiscati alla mafia, giovani che pochi giorni fa, nel freddo di una giornata di novembre, vendevano in piazza i prodotti ricavati da quelle terre e denunciavano, correndo pesanti rischi, l’attività della criminalità organizzata, ormai insediatasi anche al Nord e nella nostra città?

Il Sigismondo d’oro era nato per far conoscere ai riminesi quei riminesi illustri, conosciuti e non, che hanno onorato Rimini in Italia e nel mondo, come Achille D’Amelia, giornalista e inviato di guerra deceduto proprio ieri a Roma alla cui famiglia vanno le nostre condoglianze..

Questo era lo spirito del Sigismondo d’oro, questo era quanto prevedeva il relativo regolamento.

Lei piano piano lo ha stravolto e ha cominciato ad assegnare il Sigismondo d’oro non solo ai non cittadini riminesi (ai quali avrebbe potuto conferire eventualmente la Cittadinanza Onoraria), ma ad Enti o Associazioni sempre non riminesi con criteri molto discutibili. Così restano ancora fuori molti riminesi illustri che Lei ha dimenticato e che probabilmente verranno dimenticati, e questo è molto grave. LI conosceremo solo dopo morti.

Lei dovrebbe ricordarsi che una condizione indispensabile era che l’assegnazione del Sigismondo d’oro ricevesse il consenso di tutti i gruppi consiliari proprio per evitare polemiche e presentare il Sigismondo d’oro come una scelta condivisa da tutta la collettività. Così è stato fino a quando non è arrivato Lei. Ora non più.

Per protesta contro la sua decisione unilaterale Le comunichiamo, signor Sindaco, che non parteciperemo alla cerimonia per la consegna del Sigismondo d’oro per le ragioni espresse.

Giorgio Giovagnoli Consigliere Comunale di SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’

Eugenio Pari Consigliere Comunale di SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’

Fabio Pazzaglia Consigliere Comunale del PARTITO DEMOCRATICO

Rimini 1 dicembre 2010

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