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Fusione AcegasAps – Hera – Cosa c’è dietro?

13 / 9 / 2012

Con una accellerazione giocata nei mesi estivi si va verso la fusione di Acegas Aps (multiutility di gestione dei servizi triestino-padovana) con Hera (multiutility emiliana).

L’operazione rappresenta un’indicazione di carattere nazionale tanto è vero che vi parteciperà anche la Cassa Depositi e prestiti. Dalla fusione dovrebbe nascerà una multiutility che sarà prima per quanto riguarda il business dei rifiuti non a caso legato all’incenerimento, seconda dopo A2a per acqua erogata, ventesima come impresa italiana con 8500 dipendenti.

Il processo con cui ci si è avviati alla fusione va nel senso esattamente opposto dell’indicazione referendaria dell’anno scorso.

Nella forma l’operazione viaggia al di fuori di qualsiasi partecipazione: le migliaia di cittadini che pagano con le loro bollette, sempre più care i servizi erogati, non hanno voce in capitolo e le informazioni parziali sull’operazione passano attraverso articoli di giornale e note stampa.

Nella sostanza si avalla la logica del primato degli interessi finanziari e del mercato riproducendo la stessa logica gestionale che peraltro ha portato le due società ad avere il loro “bel” debito accumulato dai rispettivi consigli di amministrazione, stipendiati con cifre a sei zero.

La fusione Acegas Aps è in linea con tutto quello che in un quadro generale si sta compiendo sui servizi. Ma allora iniziamo a porci una prima domanda: perché i Governi che si sono succeduti alla guida del Paese (Berlusconi prima, Monti poi) hanno remato (e continuano, in maniera così spudorata, a remare) contro lo straordinario risultato referendario del 12 e 13 giugno 2011, quando 27 milioni di nostri concittadini si pronunciarono in maniera chiara e inequivocabile sulla ripubblicizzazione del servizio i.i. e la fuoriuscita dell’acqua dal mercato e dalle logiche di profitto, sulla cancellazione in tariffa della remunerazione del capitale investito dal gestore…?

Alla domanda potremmo brutalmente rispondere così: nell’era della crisi capitalistica globale quella dei beni comuni rappresenta l’ultima frontiera dell’accumulazione capitalistica.

Fino a che la finanziarizzazione dell’economia ha giocato un ruolo determinante nell’assicurare quei margini di profitto che, nelle società a capitalismo maturo, la produzione materiale di merci non era in grado più di garantire, i beni comuni (i servizi pubblici locali, in primis) hanno avuto, per così dire, vita relativamente tranquilla (così si spiega l’elevato numero di società c.d. in house presenti sul territorio nazionale). Ma con l’entrata in crisi di quest’ultimo meccanismo, abbiamo assistito, da parte di governi e poteri forti, a un surplus di attenzione, tramutatasi presto in “accelerante ossessione” verso ipotesi di privatizzazione della gestione dell’acqua e dei servizi pubblici locali. Ergo, se anche le componenti biologiche della vita sono sottoposte a un processo di mercificazione che le riduce a variabili dipendenti della profittabilità del capitale, non ci sono più limiti ai processi di accumulazione che vengono, così, posti al riparo dalle onnipresenti fluttuazioni del mercato e dei cicli economici.

Questa strategia è alla base degli sciagurati provvedimenti normativi che si sono succeduti con ritmo incalzante ed anche all’accelerata operazione di fusione-incorporazione della nordestina ACEGAS-APS nell’emiliana HERA.

Una operazione che, inutile dirlo, se si pone in rotta di collisione con l’esito referendario, risulta poi perfettamente coerente con l’assunto dominante: “mercati” dettano la linea politica ai Governi esattamente come i consigli di amministrazione (delle due società) decidono al posto dei Consigli comunali (chiamati poi a ratificare quelle scelte).

La mobilitazione che si è intrapresa nelle regioni coinvolte nell’operazione ha perciò un lavoro ampio che guarda alla qualità dei servizi, alle scelte di fondo dello sviluppo territoriale e che tocca ed attraversa profondamente il tema della democrazia. Non a caso uno dei primi slogan utilizzato è stato: noi paghiamo voi decidete.

Il problema, dunque, risiede da un lato sulla necessità di delineare una strategia che, grazie al contributo delle tante soggettività diffuse sul territorio, arrivi a bloccare questo disegno di fusione e, dall’altro, di prefigurare un reale disegno di ripubblicizzazione di tutti i servizi locali sulla ipotesi della azienda speciale.

Alessandro Punzo

Comitato Provinciale Due Sì per l’acqua bene comune

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