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La risposta non è la sussidiarietà

Rimini, 11.10.2011

Comunicato stampa

DICHIARAZIONE DI EUGENIO PARI (COORDINATORE SEL RIMINI). ALLA PETITTI: LA RISPOSTA NON E’ LA SUSSIDIARIETA’

 

La neo segretaria del Pd Emma Petitti, a cui rivolgo peraltro un sincero augurio di buon lavoro, a fronte dei tagli al sociale sostiene che occorre ripensare il sistema del welfare locale e come pochi giorni fa  ha proclamato il Cardinale di Bologna Caffarra, anche lei sostiene che le politiche sociali debbano essere all’insegna della sussidiarietà.

Ora, da diversi anni a Rimini la sussidiarietà è diventata sistema e credo che a fronte della crisi economica che sempre più sta aumentando la frattura sociale ribadire che l’unica via d’uscita è la sussidiarietà significa partire da un principio di ineluttabilità della situazione. La risposta non è la sussidiarietà, ciò può valere per accattivarsi le simpatie della Curia, ma è necessario modificare le condizioni di fondo, perché altrimenti si accetta la situazione così com’è, anzi, la si condivide.

Occorre prima di tutto contrastare l’evasione fiscale, sostenere i redditi e le condizioni di vita dei cittadini più deboli ed esposti alla crisi, partire dai bisogni ribadendo la centralità del pubblico nel sistema del welfare.

Siccome sosteniamo che per promuovere politiche di coesione sociale occorrano più risorse pubbliche destinate al welfare locale e non tagli alla spesa e nemmeno esternalizzazioni, ci sono altre due questioni: non applicare l’addizionale IRPEF perché grava sui cittadini più esposti alla crisi, ossia lavoratori dipendenti e pensionati, rendendo insostenibile la pressione fiscale e applicare, come sempre abbiamo sostenuto, senza tergiversamenti la tassa di soggiorno che, da sola e stando alle dichiarazioni dell’assessore al bilancio, è in grado di coprire i tagli provocati dal governo.

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Bilancio a Rimini: altro che politiche keynesiane, qui siamo di fronte alla Signora Tatcher

Rimini, 25 novembre 2009

Margaret Thatcher

A causa dei tagli imposti dalla Finanziaria, ma non solo, si preannuncia un Bilancio “lacrime e sangue”.
Le pesanti politiche degli investimenti degli scorsi anni, tanto reclamate quanto insostenibili nel tempo, stanno oggi facendo vedere i loro frutti sulla sostenibilità finanziaria del Comune. Quando si diceva negli anni scorsi che occorreva una verifica attenta degli investimenti perchè il loro peso era troppo alto e alla lunga insostenibile veniva risposto che eravamo uccelli del malaugurio. Oggi, purtroppo, le facili previsioni di ieri si avverano e tra i provvedimenti c’è quello di una “riclassificazione” al ribasso della spesa sociale che tradotto significa tagli. Non si conoscono tali provvedimenti, ma in un periodo come questo non è pensabile intervenire per tagliare il sociale, anzi andrebbe sicuramente razionalizzato, ma potenziando l’intervento. Altro che politiche “keynesiane” qui ci troviamo di fronte ad una Signora Tatcher, tagliare la spesa sociale significa colpire la coesione sociale.
Piuttosto, anziché creare la Holding, che sarà un ulteriore strumento di debito di cui il Comune dovrà essere garante e solvente, sarebbe meglio tentare di recuperare il gap che separa Rimini da tutti gli altri comuni della regione nella spesa sociale.

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