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Coscienza tranquilla

Il voto utile di Veltroni nel 2008 contribuì a consegnare a Berlusconi una vittoria schiacciante e il comune di Roma ad Alemanno. Questa volta il voto utile di Bersani che effetti tende aRIVOLUZIONE CIVILE produrre?

Come se non bastasse l’anno di governo insieme a Berlusconi, Monti e Casini, la maggior parte del gruppo dirigente del Pd, con la capitolazione di Vendola (ma quando c’era mai stata battaglia?), ha da tempo definito i contorni della prossima maggioranza: alleati di Monti e della sua coalizione.

Rivoluzione Civile con Ingroia non ci sta e questa non sudditanza alle regole non scritte della politica, regole ferree che impongono la subordinazione alle logiche della Borsa e della Finanza, fa paura perché lor signori sanno benissimo che dire “no” a questo patto scellerato significa costruire concretamente un’alternativa non tanto al sistema di alleanze, quanto al modello economico e sociale che essi ritengono imprescindibile e immodificabile.

La proposta politica di Rivoluzione Civile è pericolosa perché non ammantata da alcun velo di anti politica, perché, anzi, l’antipolitica viene considerata per ciò che effettivamente è: il modo per far si che nulla cambi.

Rivoluzione Civile viene allora accusata di estremismo, ma il punto vero è che il centrosinistra, ovvero quella parte che dovrebbe essere alternativa a Berlusconi, ma che così vuole apparire solo al momento delle campagne elettorali, ha bruciato troppi vascelli alle proprie spalle, ha praticato omologazione e trasformismo con troppo piacere e non solo non ha avversato le politiche neo liberiste e di centro destra, ma, di più, in esse si è immedesimata.

La scelta tra Pd e Pdl, da tanto ce lo diciamo, è di fatto una scelta tra candidati e programmi indistinguibili dal punto di vista delle politiche economiche, di quelle internazionali, sul prelievo fiscale, sui servizi sociali, sul tema della pace e dei diritti civili. Rivoluzione Civile e Ingroia, sono, invece, diversi, e questa diversità va combattuta in modo concentrico da tutti gli schieramenti, anche da chi, come Grillo, fa dell’antipolitica la cifra del proprio messaggio politico.

La battaglia a tutto campo va condotta contro la corruzione materiale e morale di cui si nutre “il sovversivismo delle classi dirigenti”, una battaglia generazionale che deve essere condotta da una sinistra in grado di scrollarsi di dosso il senso di inadeguatezza, il complesso che deriva dall’essere alleata al Pd in molti territori, una battaglia a viso aperto correndo il rischio di essere ancora definiti estremisti o, nel miglior dei casi utopisti, sapendo che quando si indica la luna solo lo stolto guarda il dito.

Trovo illuminante per questa nostra esperienza politica il brano di un articolo di un grande italiano che meriterebbe molta più attenzione di quella che generalmente gli viene attribuita, Luigi Pintor: “in fin dei conti non ci affidiamo ad altro che ad un lavoro collettivo; a una passione militante; a ciò che molti chiamano utopia ed estremismo, e noi fiducia nelle masse e tranquilla coscienza”.

Siamo sereni, la coerenza e l’impegno per elevare le condizioni materiali dei propri simili sono azioni meritorie e noi di Rivoluzione Civile, sacrificando tempo ed energie per condurre questa campagna elettorale controcorrente perché censurata e osteggiata dai poteri forti, possiamo affermare con ragionevole certezza che queste azioni meritorie le stiamo realizzando, sapendo, inoltre, che il nostro agire il cambiamento è la massima ricompensa che chiediamo e che vogliamo ottenere. Chi può dire altrettanto?

Eugenio Pari

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La rabbia dei sindaci

Ieri i sindaci del Partito democratico della provincia di Rimini tutti arrabbiati e a ranghi serrati si sono recati dal Prefetto per riconsegnargli la fascia tricolore. Un gesto simbolico dietro il quale c’è una vera e propria protesta sulle modalità di riscossione dell’IMU (fino al 75% andrà in tasca allo Stato) e, da quello che ho capito, più in generale sul tenore dei rapporti Stato – Comuni dove il primo, di fatto, affida ai secondi il ruolo di “gabellieri” e sulla mancata attuazione del cosiddetto “Federalismo fiscale”.

protesta sindaci pd Rimini

Sempre a quanto ho capito l’IMU viene calcolata dallo Stato attraverso una stima. Più o meno dovrebbe funzionare così: “il tal comune ha tot seconde case, ci sono tot abitanti, è o non è un comune turistico ergo deve recuperare tot euro”. Funziona un po’ come gli studi di settore insomma.

Questo, a mio avviso, la dice abbastanza lunga sull’ideologia puramente ragionieristica di questo governo incentrata unicamente sulla contabilità economica e finanziaria piuttosto che sulla valutazione del fatto che oggi i comuni sono i principali erogatori di servizi sociali e assistenziali, servizi che possono erogare solo grazie alle entrate correnti come, nel caso, l’IMU. In più ci sarebbe  da fare un’altra considerazione: “la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato” (art. 114 comma 1 Costituzione Italiana) l’ordine in cui vengono citati gli organi della repubblica non è casuale, i comuni vengono per primi perché secondo il Legislatore (era tanto che volevo usare questa espressione), che all’epoca era un governo di centrosinistra, i comuni sono l’elemento fondante della Repubblica, insomma era un riconoscimento implicito del “federalismo” incentrato sui comuni piuttosto che sui deliri e le panzane padane della Lega.

Credo che sia sacrosanto che i sindaci protestino contro il governo e manifestino a Venezia (se si incazzano loro figurarsi cosa dovrebbe fare un lavoratore licenziato, cassaintegrato o un giovane precario o un disoccupato) però c’è da chiedersi fino a quando le forze che sul territorio protestano terranno in piedi questo governo. Non per spirito di polemica con sindaci stimati come quello di Santarcangelo Morri o altri, ma una constatazione che mi sembra d’obbligo la voglio fare e mi riferisco al Pd: è possibile continuare a dire che le iniziative del governo non vanno bene (art. 18, riforma mercato del lavoro, crescita, pressione fiscale, pacchetto anti corruzione, IMU) e poi continuare a sostenerlo in Parlamento? È possibile continuare la politica di lotta e di governo che il fondatore del Pd Veltroni imputò essere uno dei principali motivi di incompatibilità politica fra il suo partito e la sinistra cosiddetta radicale, “capo d’imputazione” ancora vigente tra le parti del partito guidato oggi da Bersani? Monti non doveva “salvarci” dal baratro dello spread (peraltro i livelli sono preoccupantemente simili a quelli di novembre) e poi andarsene? La manovra “salva – Italia” è stata fatta e pagata dai soliti noti (lavoratori, pensionati e giovani) non è il caso che il Pd stacchi la spina al governo e si torni a votare? Non è ora che, come si usa dire, il pronunciamento torni al popolo e si eserciti la democrazia piuttosto che il continuo ricatto di Alfano, Casini o dei tecnici?

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Intenzioni di voto

Sondaggio Politico-Elettorale

Intenzioni di voto. Elezioni anticipate. Le alleanze possibili

Pubblicato il 20/9/2010.

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Autore:
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Committente/ Acquirente:

L’Ultima Parola – Raidue (Diffuso durante la trasmissione venerdì 17 settembre 2010)

Acquirente:

Criteri seguiti per la formazione del campione:

Campione rappresentativo dell’universo di riferimento per sesso, classi di età, area geografica e ampiezza del comune di residenza

Metodo di raccolta delle informazioni:

Interviste telefoniche C.A.T.I. (computer assisted telephone interview) + Panel telematico “Tempo Reale”

Numero delle persone interpellate e universo di riferimento:

N. CASI 1000 – Unoverso: Popolazione maggiorenne residente in Italia

Data in cui è stato realizzato il sondaggio:

Tra il 16/09/2010 ed il 16/09/2010

QUESTIONARIO

QUESITO n.1
Domanda : Lei oggi sarebbe favorevole o contrario all’ipotesi di elezioni anticipate?.


QUESITO n.2
Domanda : (Solo elettori PdL) Sarebbe favorevole o contrario se in questa fase politica il Popolo della Libertà stringesse un’alleanza con l’UDC di Casini?.


QUESITO n.3
Domanda : (Solo elettori PD) Sarebbe favorevole o contrario se in questa fase politica il Partito Democratico si alleasse con l’UDC di Casini?.


QUESITO n.4
Domanda : (Solo elettori PD) Sarebbe favorevole o contrario se in questa fase politica il Partito Democratico si alleasse con Gianfranco Fini?.


QUESITO n.5
Domanda : Se domani si dovesse votare per le elezioni politiche Lei quale partiti o liste voterebbe?.
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D’Alema, frullato preistorico

di Marco Travaglio

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/dalema-frullato-preistorico/2131275

Massimo D'Alema

La proposta sul governo di larghe intese è vecchia tanto nella forma quanto nei contenuti. Ma, soprattutto, è un maldestro tentativo di puntellare il berlusconismo al tramonto (22 luglio 2010)

C’è un che di preistorico nell’intervista rilasciata da Massimo D’Alema al “Corriere della sera” per proporre “un governo di transizione, di larghe intese o come vogliamo chiamarlo” (già, come vogliamo chiamarlo?).

Anzitutto per il linguaggio che fa impallidire le fumisterie politichesi di Rumor, Moro e Forlani. Un frullato di “prospettive incerte”, “prendere le mosse”, “preoccupazione vivissima per lo stato del Paese”, “momento di responsabilità in cui si affrontino i problemi del Paese”, naturalmente “con coraggio”, per “un nuovo patto sociale”, anzi “patto per la crescita”, insomma un “appello alla responsabilità per aprire una fase nuova”, una “soluzione temporanea legata a obiettivi precisi”, tipo “un compromesso ragionevole (guai se fosse irragionevole, ndr) tra nord e sud in materia di federalismo”, per sventare “gli elementi di scollamento” con il “maggior partito di opposizione” che è “pronto a riconoscere la logica di un ragionamento di questo tipo”.

Ma come parli, Max? Mancano solo le convergenze parallele e la pausa di riflessione. De Mita, al confronto, era Tacito. Una sola cosa emerge chiara e lampante dalla colata di piombo inflitta al “Corriere”: D’Alema non sopporta che Berlusconi defunga – com’era prevedibile da tutti, fuorché da lui – per motivi giudiziari anziché per la formidabile opposizione del Pd. Infatti sostiene, restando serio, che “non si esce da una crisi di questo tipo attraverso una soluzione giudiziaria, come immagina parte dell’opposizione, o attraverso una campagna moralista e giustizialista”. Che poi è esattamente il mantra berlusconiano: “No a una nuova Tangentopoli, no al giustizialismo e al giacobinismo”.

Il fatto è che, se Scajola, Brancher e Cosentino si sono dovuti dimettere, non è certo per i “salti di qualità” inventati da D’Alema, ma per le indagini penali che la sottocultura dalemiana ostinatamente e ostentatamente ignora dai tempi della Bicamerale (sarà un caso, ma in tutta l’intervista Max non dice una parola sulla condanna in appello per mafia di Dell’Utri, suo grande fan e supporter nella fallita corsa al Quirinale del 2006). //

La vuotaggine linguistica è figlia della nullaggine politica: chi, dinanzi alla catastrofe biblica che travolge il sistema, non trova di meglio che dire “fermiamoci un momentino altrimenti l’Italia va a rotoli”, appartiene al mondo dei trapassati.

Quando D’Alema deride Berlusconi per il “tentativo abbastanza maldestro di riassorbire Casini”, dimentica che lui, da due anni a questa parte, non fa altro che tentativi abbastanza maldestri di assorbire Casini (anche a rischio di regalare pure la Puglia al Pdl). E poi che altro sarebbe il “governo di transizione, di larghe intese o come vogliamo chiamarlo”, se non l’ennesimo tentativo abbastanza maldestro di puntellare il berlusconismo putrescente con l’accoppiata perdente Pd-Udc? Cose che capitano quando, come diceva Einstein, si affida la soluzione dei problemi a chi ha contribuito a crearli.

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