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SULLA CRISI DELL’EDILIZIA A RIMINI

I dati sulla crisi edilizia sono preoccupanti e bisogna dare una risposta anche, soprattutto, a livello locale: 1550 posti di lavoro persi, dimezzamento dei fatturati. La risposta, però, non può essere quella proposta dal Presidente dell’ANCE Pesaresi, cioè di approvare i piani particolareggiati e, quindi, cementificare ancora un territorio assolutamente saturo e con 16000 (sedicimila!) appartamenti sfitti. La proposta di Pesaresi è vecchia, anti storica e anti economica.

Gli imprenditori edili e il loro presidente in primis, dovrebbero cominciare a convincersi del fatto che per rilanciare questo settore si dovrebbe partire dalla riconversione, riqualificazione e ristrutturazione del tessuto urbano esistente. Ammodernare dal punto di vista infrastrutturale gli edifici esistenti rendendoli meno dispendiosi dal punto di vista energetico, avviare un’operazione irrimandabile come quella della loro messa in sicurezza secondo la legislazione antisismica.

La riqualificazione del tessuto urbano esistente è una priorità della L.r. 20/2000 (art. 3) e le amministrazioni dovrebbero mettere in essere i necessari atti per perseguire questo obiettivo piuttosto che dividersi su strategie vecchie come la lottizzazione di aree libere e continuare a divorare altro territorio libero. Ciò, peraltro, permetterebbe anche di rendere Rimini più bella.

Infine, c’è da dire un’altra cosa: se, oggi, il sistema bancario non concede i necessari crediti per proseguire, ammodernare l’attività produttiva, se oggi alcune banche fondamentali come la Cassa di Risparmio sono in crisi, gli imprenditori dell’edilizia, in particolare i grossi imprenditori, dovrebbero piangere se stessi, in quanto per anni hanno ottenuto una valanga di soldi e il più delle volte queste risorse sono servite a fare speculazione più che investimenti produttivi  e quindi creare occupazione.

 

http://www.newsrimini.it//news/2012/giugno/12/provincia/edilizia_al_collasso._persi_in_pochi_anni_1500_posti_di_lavoro.html

 

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EUGENIO PARI SU PSC “ARGINARE L’ENORME ESPANSIONE EDILIZIA”

Ho presentato insieme al collega Giovagnoli e al nostro candidato sindaco Fabio Pazzaglia un emendamento per arginare l’enorme espansione edilizia dovuta all’applicazione di 31 piani particolareggiati.

All’art. 1.13 comma 6 il PSC prevede che sono fatti salvi tutti i piani che hanno terminato il loro iter entro il 01.07.2010 (data di chiusura della conferenza di pianificazione) questa scelta, come confermato dall’Assessore Biagini non ha nulla di tecnico, non è nemmeno un obbligo di legge, è solamente una “scelta politica”, una scelta che amplia le maglie e consente una espansione sovrastimata anche rispetto all’attuale PRG. Noi proponiamo di salvaguardare l’impianto del PSC che prevede nuove costruzioni solo come extrema ratio presentando un emendamento che chiude il periodo di salvaguardia al 03.05.2007 che è la data in cui il Consiglio comunale ha approvato le linee di indirizzo. Questo emendamento oltre che ribadire un semplice elemento di rispetto verso gli organismi democraticamente eletti come il Consiglio, permetterebbe di riconsiderare l’opportunità di costruire 74 mila mq di residenziale, 165 mila di produttivo e 49 mila di direzionale-commerciale.

Ora, se davvero il Pd intende cambiare rotta sulle politiche urbanistiche privilegiando il recupero  del tessuto esistente rispetto all’espansione edilizia, come mi pare abbia detto il candidato sindaco Gnassi, c’è da attendersi un atto di coerenza con un voto favorevole al nostro emendamento. Altrimenti, i loro saranno solo proclami elettorali e la ventata del candidato Gnassi non avrà nulla di nuovo perchè il suo sarà solo continuismo con politiche che negli ultimi dieci anni hanno fatto leva sull’incentivo della rendita immobiliare nonostante i suoi sforzi per disconoscere e allontanarsi dalle politiche della giunta Ravaioli – Melucci.

Il nostro emendamento non tende semplicemente a stralciare quasi 300 mila mq di nuove costruzioni, il nostro emendamento vorrebbe riconsiderarle, pensando a quelle che sono opportune, perché se il PSC viene approvato con la formulazione attuale dell’art. 1.13 di fatto viene sconfessato ancor prima di entrare in vigore e viene svilito l’elemento più importante: la costruzione di nuove edificazioni qualora non sussistano alternative al riuso del tessuto urbano esistente (art. 3 l.r. 20/2000).

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