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Il metodo grillino e la Rivoluzione civile

http://www.inter-vista.it/articoli/item/2607-il-metodo-grillino-e-la-rivoluzione-civile

Dopo l’esito delle urne Rivoluzione civile non molla, anzi. Parte il percorso degli ingroiani verso la ‘democrazia partecipativa’. Si vedranno con i cittadini una volta a settimana, come i grillini. La decisione è arrivata martedì sera durante l’assemblea nella sala comunale di via Pintor. In cinquanta riuniti si sono salutati già a martedì prossimo, nella sala comunale di via del Lupo (zona Grottarossa), per una assemblea che riguarderà l’acqua pubblica. “Ma non un’assemblea con un oratore e tutti zitti. Un’assemblea vera”, precisa Eugenio Pari. Via via, di settimana in settimana, a tema con i cittadini anche la difesa dei servizi socio assistenziali e tutti i temi utili a rilanciare il ruolo politico di Rivoluzione civile.

Beppe Grillo

Beppe Grillo

Anche prima delle elezioni il nostro vero traguardo – spiega Pari – non era quello di presentare una lista per le elezioni. Era e rimane la costruzione di un partito per l’alternativa rispetto al quadro sociale ed economico del nostro Paese e dell’Europa. Ci stiamo provando”. Allo scopo le assemblee settimanali, perché “la democrazia partecipativa – spiegano – non può limitarsi a fare la somma dei problemi, ma deve riuscire a costruire responsabilmente anche le soluzioni; in questo senso pensiamo di portare a valore le intenzioni propositive che si manifesteranno nel corso delle assemblee che abbiamo già programmato.
Rispetto al metodo grillino, Pari dice che “l’errore più grande che la sinistra potrebbe fare in questo momento è demonizzare il Movimento 5 Stelle. Ma siccome la storia c’insegna e noi non impariamo mai niente, è proprio quello che si sta facendo, ricordando il carattere populista del movimento e alcune cose da loro dette sul fascismo. La verità, fino ad ora, è che nelle liste hanno persone normalissime, casalinghe, piccoli imprenditori, operai. La verità è che hanno aperto la speranza dei cittadini. Ora io non so se con l’azione di governo queste speranze diverranno realtà, ma l’alternativa al loro movimento in questo momento sarebbe lo scontro in piazza. Penso anche che, se da un lato si possano nutrire dubbi su Grillo e Casaleggio, dall’altro è vero che le persone elette non sono Grillo e Casaleggio. Delle contraddizioni che ci sono nel 5Stelle non voglio pensare secondo una teoria complottistica che li vede come nuovi squadristi. Purtroppo c’è tanta inesperienza, a tratti (nei giudizi sul fascismo) banalizzazione del male direbbe Hannah Arendt. C’è tutto e il contrario di tutto nel movimento, ma bisogna capire le ragioni per cui hanno avuto questo voto”.
Rispetto alla lotta del 5Stelle, Pari fa notare come “in Italia il vero pericolo è che la rivoluzione l’hanno sempre fatta le classi dirigenti sovversive. Il loro attacco alla casta politica, mi sembra, potrebbe aprire uno spazio non tanto a un vero cambiamento, ma a una modifica dei gruppi dirigenti. E invece quello che va combattuto in Italia non è solo la politica, ma chi la politica la muove, i potentati economici. Questo è il limite della lista di Grillo”.
A sinistra? “La casa è crollata da un pezzo e bisogna mettersi costruttivamente a ricostruirla, ma non secondo le vecchie formule”, dice Pari. “Basterà l’ulteriore dimissione dei gruppi dirigenti? Ne prendiamo atto ma è un gesto superfluo. Ci vuole un ripensamento generale delle nostre idee, delle nostre teste”. “Noi dovremmo cercare di riprendere le pratiche positive, capire cosa hanno fatto i grillini per connettersi con il popolo e con il sentimento delle persone. Se la sinistra s’interrogasse seriamente su questo forse renderebbe un contributo utile a se stessa. I temi del 5Stelle sono gli stessi che ha messo in campo la sinistra, la quale dovrebbe cercare di capire come mai non è riuscita a fare comprendere alle persone il suo processo di partecipazione e democratizzazione. In questo paese, poi c’è un serio problema di giustizia sociale che va risolto e non si risolve scagliandosi contro i grillini. Occorre una forza politica che abbia connotati sociali”.

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RIFLESSIONI SPARSE

Per anni ho visto mortificate le aspettative di cambiamento che riponevo nel voto a sinistra. Ogni volta ho pensato fosse quella buona per provare ad imprimere quel “cambiamento” che vedevo e vedo così necessario per provare a dare speranza alle persone e per immettere un po’ di giustizia sociale.

Il Quarto Stato, Pellizza Da Volpedo

Il Quarto Stato, Pellizza Da Volpedo

Il lavoro che faccio mi porta a confrontarmi quotidianamente con il disagio di tante persone e con i tagli al sociale imposti da governi e politici che prima di tutto rispondono agli interessi di chi detiene il potere economico e finanziario. Ogni giorno mi rendo conto di essere sempre più radicale, nel senso che per risolvere i problemi credo occorra andare alla radice, all’origine e allora sono sempre più convinto che ciò che occorre in questo paese è cambi

are le regole, è invertire la logica del potere, è aprire spazi alle persone, è sentire che la propria realizzazione passa da quella di tutte e tutti. Sono sempre più convinto di una cosa

: per cambiare occorre andare contro le regole imposte da chi detiene piccole o grandi parcelle di potere, non si deve aver paura di dire dei NO, perché dietro un NO molto spesso ci sono tanti SI. Soprattutto mi sono reso conto che molto spesso i capi e i potenti sono vuoti, sciocchi, esigono obbedienza perché a loro volta sono marionette nelle mani di altri capi. Costruiscono piramidi di potere di cui si sentono al vertice, invece sono solo un piccolo anello della catena di comando, per questo mi piacciono le figure senza un vertice. Quel poco di esperienza che ho mi ha fatto vedere, invece, che le grandi persone non hanno carisma, non parlano per imposizioni e non detengono potere.

Dopotutto rimango convinto della natura positiva del genere umano e penso che siano le condizioni materiali e sociali a determinarne i comportamenti, ho fiducia nell’uomo e credo che presto o tardi l’uomo vivrà come fratello fra fratelli, otterrà ciò di cui necessità e fornirà alla società ciò che sarà in grado di fornire. Sono portato a pensare questo perché il capolinea dell’umanità non può essere il capitalismo dove, invece, l’uomo è nemico dell’uomo e dove a prevalere è la legge del più forte.

Certo è che questo non è un fatto meccanico, ma chiede cambiamenti profondi, cambiamenti necessari che prima di tutto devono partire da sé, dal quotidiano, dalle scelte che ogni giorno possiamo e dovremmo fare. L’uomo ha in sé la nozione del bene, ma la società nel suo complesso, in particolare quella italiana, si è identificata con ciò che la psicologia chiama condotta antisociale, dove è l’affermazione personale a far da metro di misura sulle qualità umane.
A breve si andrà a votare, molti pensano che votando o no, il compito civico si esaurisca così. Invece io credo di no. Voterò per Rivoluzione Civile, perché per la prima volta vedo nella persona i tratti di onestà e rettitudine che ritengo indispensabili per chi debba ricoprire un ruolo di rappresentanza istituzionale e democratica.
Detto questo ho il massimo rispetto per i compagni e gli amici che faranno altre scelte votando Movimento 5 Stelle o SEL, penso che anche loro, nella maggioranza dei casi, siano animati dal sentimento di portare l’onestà al potere, di ribaltare la situazione e di cambiare gli spazi e le figure del potere. Talvolta sono sconcertato dalle contraddizioni che ci sono in SEL, nel Movimento 5 Stelle o in Rivoluzione Civile e questo, più che altro fa parte di un mio tratto caratteriale che mi porta a sostenere e simpatizzare per la minoranza e, quando le minoranza, non è più tale, e diviene maggioranza, sostengo un’altra minoranza, le maggioranze esercitano il potere, fanno compromessi e soprattutto cercano solo di rimanere tali per avere potere. Per questo credo che la forma migliore di governo sia l’autogoverno delle persone.
Sono convinto però che la nostra società sia governata da una piccolissima minoranza che detiene un grande potere, un potere che si esercita in tante forme e in tanti luoghi e che per invertire questa dinamica occorra disarticolare queste forme e questi luoghi, occorre insomma una Rivoluzione. Di opinioni e di parole ne sentiamo a tonnellate quotidianamente, ciò di cui invece c’è bisogno, credo, non sono solo le opinioni, ma l’esempio.
Alle compagne e ai compagni, alle amiche e agli amici, animati da questo spirito voglio rivolgere, rivolgendolo prima di tutto a me stesso, l’augurio di non cedere mai alle logiche delle maggioranze, di portare avanti la loro idea e di non chinare il capo mai davanti alla vacuità del potere, di irriderlo anzi, auguro di non essere mai accondiscendenti con il potere e di scoprirsi ogni giorno uomini e donne libere, essere liberi, non dalle responsabilità, ma dalle imposizioni e dalle costrizioni.

Eugenio Pari

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Voto utile?

Alcune considerazioni rivolte alle compagne e ai compagni che voteranno SEL e centrosinistra

Di Eugenio Pari

Quando si parla di “voto utile” come fanno Bersani e come gli fa eco Vendola, si dovrebbe dire voto utile per chi? Per fare cosa?

ennio

Eugenio Pari

Voto utile per battere le destre? Bene, allora Bersani dovrebbe ricordare come mai ha sostenuto per un anno insieme a Berlusconi il governo presieduto da Mario Monti appoggiandone tutti, ma proprio tutti, i provvedimenti. Citarne alcuni è importante: controriforma delle pensioni Fornero, grazie alla quale l’età pensionabile è stata aumentata al minimo di settanta anni per tutti; disarticolazione dei diritti dei lavoratori attraverso l’abrogazione dell’art. 18; spendig review, ovvero tagli lineari alla spesa sociale e sanitaria a tutto svantaggio dei cittadini più deboli; niente sul fronte del far pagare le tasse a chi evade enormi ricchezze; fiscal compact, manovra imposta dalla BCE e dai poteri finanziari che taglia 47 miliardi all’anno per  i prossimi venti anni la spesa, pesando su lavoratori e fasce deboli; conferma delle spese militari per l’acquisto dei famigerati F35 che costerà all’Italia la cifra di 18 miliardi di euro. E SEL di Vendola ha scelto di allearsi con quel partito e di approvare delle regole capestro che le imporranno di accettare le scelte già prese dal Pd e che costituiscono la base del loro futuro sodalizio di governo.

Bersani ha sostenuto che con Monti si alleerà “anche se al Senato il Pd dovesse ottenere il 51%”[1]. Quindi voto utile per cosa? E a chi?

Lo spauracchio di Berlusconi di nuovo al governo? È un’ipotesi altamente improbabile, e comunque evocare questo scenario da parte di chi come Bersani e D’Alema hanno governato 7 anni negli ultimi 18 fa ancora più arrabbiare: chi doveva approvare leggi sul conflitto d’interessi non l’ha fatto perché come sostenne Violante (da capogruppo dei Ds – l’Ulivo, precursore del Pd) il 28 febbraio 2002 “Ieri l’onorevole Adornato ha ringraziato il presidente del nostro partito [Massimo D’Alema] per aver detto che non c’è un regime. Io sono d’accordo con Massimo D’Alema: non c’è un regime sulla base dei nostri criteri. Però, cari amici e colleghi, se dovessi applicare i vostri criteri, quelli che avete applicato voi nella scorsa legislatura contro di noi, che non avevamo fatto una legge sul conflitto di interessi, non avevamo tolto le televisioni all’onorevole Berlusconi… Onorevole Anedda, la invito a consultare l’onorevole Berlusconi perché lui sa per certo che gli è stata data la garanzia piena – non adesso, nel 1994, quando ci fu il cambio di Governo – che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa l’onorevole Letta. […] A parte questo, la questione è un’altra. Voi ci avete accusato di regime nonostante non avessimo fatto il conflitto di interessi, avessimo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni… […] Durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte”[2].

Rivoluzione Civile viene attaccata perché, come dice un Vendola un po’ titubante, “è un guazzabuglio”[3] di “vecchi” politici che si nascondono dietro la prestigiosa figura di Ingroia, come se, stando solo al suo caso, lui non fosse stato eletto alla Camera a partire dal 1992 per poi lasciarla nel 2005 e da allora ricoprire l’incarico di Presidente della Regione Puglia.

Io non ho l’autorevolezza per inviare alcun appello a nessuno, una cosa però mi sento di dirla alle compagne e ai compagni che, lo dico con assoluto rispetto, decideranno di votare SEL e quindi il centrosinistra: poi non facciano finta che non si sapeva come stavano le cose. Non si sorprendano se poi le scelte del governo prenderanno altre strade rispetto a quelle che tutti i progressisti e le persone che si dichiarano di sinistra si aspettano ovvero un po’, dico un po’, di giustizia sociale in più.

Rivoluzione Civile non si presenta certo per governare, io lo considero giusto perché non penso siano, nelle condizioni date e imposte, le congiunture per avviare un processo di risanamento economico, sociale e culturale del Paese in senso popolare e democratico. Occorre prenderne atto e provare a ricostruire un movimento politico alternativo e progressista in grado di unire le lotte e le rivendicazioni dei cittadini, per provare a dare forza alle istanze di giustizia che sempre più sono represse dalle compatibilità economiche e dalle tattiche politiche.

Occorre una Rivoluzione. Una Rivoluzione che non si esaurisca nel momento del voto, ma che attraverso una rappresentanza anche minima nelle istituzioni democratiche porti alla ribalta queste lotte che invece sono state dimenticate e derubricate dalla vicenda del Paese. Per me, rivoluzione, significa non il raggiungimento di uno status quo, significa invece la continua ricerca di equilibri sociali e livelli di rappresentanza delle “classi subordinate” più alti, significa un processo di trasformazione continuo delle dinamiche politiche. Fare la “rivoluzione” non è semplicemente raggiungere il traguardo del seggio parlamentare e/o del governo, è, almeno così io lo immagino, un cammino che ci mette in relazione agli altri, che ci fa sentire meno soli nelle nostre aspettative di cambiamento e per il raggiungimento di un futuro migliore. Fare la “rivoluzione” ci richiede uno sforzo quotidiano e richiede che cambiare prima di tutto siamo noi stessi. Lo so che molti candidati e molti “leaders” inseriti nelle liste di Rivoluzione Civile fanno pensare che questi propositi siano mortificati in partenza, ma diceva qualcuno: “se vale la pena rischiare, io mi gioco anche l’ultimo frammento di cuore”,io penso, come non, mai che non solo valga la pena rischiare, ma occorra rischiare. Per cambiare non abbiamo bisogno di leaders carismatici, non possiamo delegare più ad altri le nostre istanze di cambiamento e le nostre aspettative per il futuro, abbiamo bisogno di metterci il nostro cuore e la ragione

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Intervista

Di seguito pubblico una mia intervista pubblicata dal sito inter-vista.it

http://www.inter-vista.it/news/item/2243-04-01-2013-|-rimini-|-la-rivoluzione-civile-di-ingroia-non-solo-con-gli-ex-sel-verso-le-candidature-locali-i-riminesi-rivoluzionari-per-antonio-ingroia-ci-sono-tra-i-promotori-autoctoni-di-rivoluzione-civile-due-ex-sel-il-consigliere-comunale-fab

Rimini, 04 gennaio 2013

Rimini | La Rivoluzione civile di Ingroia, non solo con gli ex Sel, verso le candidature locali

I riminesi rivoluzionari per Antonio Ingroia ci sono. Tra i promotori autoctoni di Rivoluzione Civile due ex Sel, il consigliere comunale Fabio Pazzaglia ed Eugenio Pari, un tempo coordinatore comunale. E di Sel o suoi ex, non solo esponenti locali del partito di Vendola ma anche molti semplici elettori, se ne sono visti diversi alle assemblee degli ultimi due mesi. “Sì, ma non solo di Sel”, precisa Pari. “Ho visto anche elettori di Pd, di Rifondazione. Ci sono persone del mondo della cooperazione, del pacifismo, cattolici militanti di

RIVOLUZIONE CIVILE

RIVOLUZIONE CIVILE

partiti, ma non è questo l’importante. L’elemento saliente non è da dove veniamo, ma dove vogliamo andare”.

La partecipazione locale è stata agli occhi dei promotori “sorprendente, con un centinaio di partecipanti alla prima assemblea”. “Qualcosa che non vedevo da tempo. Non nasce dalla disperazione di non volersi accontentare del meno peggio, ma dalla forza di volontà di creare un soggetto che intervenga non solo nelle dinamiche dei partiti ma nella società per rinnovarla a partire da organizzazioni sindacali, associazioni, cooperazione. E’ questo l’elemento rivoluzionario nello scenario politico italiano”.

Nei contenuti i sostenitori di Ingroia vogliono essere “un’alternativa forte, chiara, netta al governo Monti e al berlusconismo. E’ forte la responsabilità di tutte le forze politiche, Pd compreso, nell’aver sostenuto questo governo che ha, tra l’altro, aumentato le spese militari e tagliato quelle per la sanità. Vogliamo essere un soggetto politico nuovo in grado di esprimere in termini reali, con persone concrete e con gesti politici l’alternativa a questo corso che accomuna tutti. Oggi il Pd e anche Sel sono critici verso il governo Monti ma fino a pochi giorni fa ne hanno sostenuto tutti, proprio tutti i provvedimenti”.

Vogliono essere alternativi all’attuale sinistra frammentata. “Anche in buona fede si è sviluppata nella sinistra una forma mentis di gestione delle piccolissime forme di potere possibili. Se non se ne esce, se non si fa autocritica su questo non si e più credibili, non c’è corrispondenza tra dichiarazioni di rinnovamento e realtà. Sel all’origine questo profilo lo aveva, ma adesso si sviluppa in totale subordinazione al Pd socio di maggioranza di Monti. Con gli uomini di Vendola in posizioni eleggibili si prevede per il movimento una confluenza”.

Il rischio che anche questo possa essere un contenitore politico dove riciclarsi secondo Pari non c’è. “Dentro ci sono persone che pur avendo avuto esperienza politiche hanno, io per primo, detenuto poche parcelle di potere e questo è importante. Per rinnovare la politica occorre cambiare i comportamenti. Per essere rivoluzionari occorre iniziare a fare la rivoluzione dentro sé”.

Prossimo appuntamento per Rivoluzione civile sarà l’8 gennaio alle 20,30 presso la sala del Quartiere 2, in via Pintor. Saranno selezionati i candidati per le elezioni. “Tra le ipotesi di candidatura abbiamo persone che non hanno mai avuto incarichi politici e che in termini di militanza sociale e politica si sono sempre collocati nella traiettoria do Rivoluzione civile. C’è chi è stato discriminato e sfruttato a lavoro, per esempio, c’è chi si è impegnato nei referendum, ecc”.

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Per cambiare ci vuole una rivoluzione

Tralascio volutamente le strumentalizzazioni di giornali e politici sulla candidatura di Ingroia, anzi, con tutto il rispetto possibile per Grasso cito l’endorsement di Dell’Utri nei suoi confronti: “È sempre stato un magistrato equilibrato. Se volesse sarebbe anche un ottimo politico. Invece Ingroia è un fanatico”[1]. Sulla questione, penso, possa bastare così, o no?!

Invece ciò che è più entusiasmante è il progetto politico di “Rivoluzione civile”. Un progetto politico che con tanti limiti può rappresentare per chi crede sbagliate le scelte del governo Monti – appoggiato in tutto e per tutto dal Pd – e per chi ancora non si rassegna a votare Movimento 5 Stelle, l’unica soluzione possibile.

Io lo credo e come me lo credono le migliaia di cittadini che hanno affollato le centinaia di assemblee che, di fatto, hanno avviato il percorso politico di “Rivoluzione civile”. Questo è un dato positivo oltre che per molti versi insperato ed è un fatto che rappresenta sostanzialmente la percorribilità di un percorso politico non subordinato al centrosinistra e non ambiguo rispetto alle responsabilità enormi che il Pd ha avuto sostenendo le scelte del governo Monti insieme a Pdl e Udc.

Si vuol far credere che fenomeni come la corruzione e/o l’evasione fiscale siano fenomeni marginali, episodi che si inseriscono nella vita sociale italiana, «non è una deviazione rispetto al corso normale delle cose, una forma di perversione o di “mercato selvaggio”, ma l’espressione del suo modo di procedere e di funzionare messo in moto da gruppi di potere. Siamo in presenza di un “capitalismo reale” che ha rotto i suoi rapporti virtuosi con il mercato, sia con l’istituzione del benessere modificando la configurazione dei gruppi di potere e delle istituzioni», in sostanza, proseguendo con Amoroso non si tratta di «forme parassitarie dentro un corpo altrimenti sano dell’economia, (…). È invece il punto di maturazione di un processo di trasformazione della società (…). (…) non una rottura rispetto ai cicli precedenti, ma il loro compimento»[2].

Essere alternativi al Pd significa anche contrastare un’idea di Europa che, per come si è dimostrata, attraverso le proprie politiche di integrazione ha di fatto piegato gli stati aderenti al modello di governance della globalizzazione, l’introduzione del “pareggio di bilancio” in Costituzione voluto da Monti e approvato dal Pd è esattamente il restringimento dello spazio di decisione politica per le istituzioni democraticamente elette in favore di una delega aperta a sovra istituzioni concentrate unicamente sui temi finanziari.

Il “pareggio di bilancio” è un principio liberista perseguito dai centri di potere finanziario e dell’economia predatoria, con l’obiettivo di sancire la definitiva impossibilità per lo Stato di stroncare o, quanto meno attenuare, gli effetti economici e sociali delle loro scorribande. La logica di tagli a servizi essenziali come la sanità perseguita dalla spending review – altro atto del governo Montiè la conseguenza di questa strategia all’interno della quale sta anche l’abrogazione dei diritti dei lavoratori, ovvero la Controriforma Fornero. È chiaro, in questo caso, che dare libertà di licenziamento alle imprese mette sotto ricatto la forza lavoro, la crisi produce una riserva di lavoratori a cui attingere e da rappresentare come minaccia per chi un lavoro ce l’ha.

È sempre più evidente che le scelte politiche, quelle che riguardano il lavoro, i servizi dei cittadini in carne ed ossa, vengono adottate sulla base della reazione dei mercati finanziari e sono le infauste società di rating da essi create che scandiscono ai governi i tempi e i contenuti delle riforme da attuare. Mentre i leaders politici italiani sono impegnati in dibattiti autoreferenziali (chi ha più carisma, tatticismo politicista esasperante, ecc.) i problemi rimangono irrisolti e costoro non provano nemmeno a fare un’operazione di verità individuando l’origine dei problemi e le responsabilità. Il potere economico finanziario, che di fatto pilota questi simulacri di democrazia, lascia correre sempre pronto a scatenare campagne mediatiche populiste contro l’insufficienza e la corruzione del sistema e dei singoli.

La deregolamentazione economica, il laissez fair finanziario aprono praterie ed enormi possibilità al sistema delle mafie sempre più connesse al mondo della finanza e sempre più radicate nel sistema economico.

Occorre una rivoluzione. Una rivoluzione che prima di tutto sia in grado di parlare un linguaggio di verità e che opponga a questo corso una netta e possibile alternativa.

Ma per “fare la rivoluzione” il primo passo è partire da sé. Occorre quindi una proposta politica credibile capace di aggregare e non di tirare a campare, una proposta politica che sappia proporre un progetto di società diversa da costruire insieme alle donne e agli uomini, un progetto politico formato da persone che hanno combattuto e combattono quotidianamente sui luoghi di lavoro, nella società il corso liberista e le sue aberranti conseguenze sociali. Una rivoluzione civile fatta da persone oneste, normali, perbene, non moralista, ma etica.

Sogno una Rivoluzione senza capi, fatta di persone non di parole, del loro tenere la schiena dritta e della loro passione. Una Rivoluzione fatta da coloro che non possiedono carisma e non detengono alcuna parcella di potere, una Rivoluzione che permetta l’ascesa al vertice di tutte le basi, una Rivoluzione che sappia continuamente rinnovarsi e non dia mai nulla per scontato, una rivoluzione che consideri la critica e il dissenso per ciò che effettivamente sono ovvero il normale, seppur scomodo, esercizio della dialettica democratica. Una Rivoluzione che non espella e sappia trovare le ragioni per convincere le persone delle proprie idee, cosa che, credo, possa avvenire con l’esempio dettato dai comportamenti piuttosto che con le opinioni.


[1] Intervista a Marcello Dell’Utri di Pietro Salvatori, L’Huffington Post, 27/12/2012

[2] B. Amoroso, Euro in bilico. Lo spettro del fallimento e gli inganni della finanza globale, Rx Castelvecchi, pag. 14

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Cambiare si può Rimini

Cambiare si può

Cambiare si può

Il giorno 27/12 l’assemblea “Cambiare si può” ha votato all’unanimità quanto segue:

– convocazione per il 03/01/2013, ore 20.30 presso la Sala del Quartiere 2, in via Pintor (davanti Ospedale Infermi – sopra supermercato Conad);

– denifinizione in quella data di una lista di candidati espressione del territorio riminese;

– il seguente documento:

“L’Assemblea di “Cambiare si può” riunita a Rimini per la terza volta il 27/12/2012 sollecita il Comitato nazionale dei garanti ad accelerare il più possibile i tempi per definire le liste dei candidati di Camera e Senato, sostenendo la candidatura a Capo della coalizione di Antonio Ingroia. Riteniamo indispensabile ce si presenti una sola lista e non un insieme di liste, così come prendiamo favorevolmente atto dell’importante disponibilità di quei partiti che hanno deciso di rinunciare ai propri simboli e a candidare propri dirigenti nelle liste. Da parte nostra sottolineiamo l’altrettanto indispensabile necessità di candidature dai territori in grado di rappresentare lotte e istanze coerenti con i principi ispiratori contenuti nell’appello “Cambiare si può” e genere, essendo già in grado dei nomi per il nostro territorio che verranno formalizzati nella prossima Assemblea convocata per il 3 gennaio p.v. Occorre far presto e bene perché la presentazione di una lista alternativa a centrodestra, centro e centrosinistra – schieramenti che hanno sostenuto e sostengono le politiche del governo Monti – è una condizione essenziale anche se non ancora data. Occorre trasmettere chiaramente, inoltre, che la lista conseguente all’appello “Cambiare si può”, non può essere semplicemente un cartello elettorale, ma l’inizio di un processo politico per la costituzione di una realtà che abbia al proprio centro i seguenti temi: lavoro, lotta alle mafie, lotta alla corruzione, diritti di cittadinanza, beni comuni, ambiente, valori costituzionali e anti fascismo. Un soggetto politico che abbia quale obiettivo quello di riunire in un grande processo di rinnovamento politico le forze sociali, culturali e politiche del Paese per avviare una indispensabile e irrimandabile Rivoluzione democratica del Paese.Un soggetto politico in grado di rinnovare le pratiche e i rapporti non solo della politica e delle istituzioni rappresentative, ma anche i rapporti economici, le dinamiche nelle organizzazioni con l’obiettivo dell’avanzamento progressivo della vicenda sociale italiana.

Documento approvato dall’unanimità alla terza assemblea di “Cambiare si può”, Rimini, 27/12/2012”

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