Archivi tag: Antonio Gramsci

Senza censura?

Visto che il sito nazionale di SEL, da sabato, non pubblica questo commento sulla news http://www.sinistraecologialiberta.it/articoli/il-liberismo-e-il-diavolo/ lo pubblico qui.

Partendo dall’ironia di Vendola, trovo che questa intervista eluda le questioni sostanziali di un dibattito politico che invece è sostanziale. Guardiamo i fatti: fiscal compact, controriforma pensionistica, tagli alla spesa sociale e all’istruzione, abrogazione dell’articolo 18 con conseguente

libertà di licenziamento. Queste scelte sono state prese dal governo Monti, non sono calate dal cielo, queste scelte sono state appoggiate dal Pd.

Bersani, Vendola, Casini, Di Pietro

Trovo, peraltro, molto criticabile il fatto che la discussione sul programma e sulle alleanze la si debba fare su un blog solo dopo l’ennesima intervista di Vendola.
Non so se all’interno del gruppo dirigente di SEL vi siano posizioni alternative, mi pare di si, almeno leggendo le dichiarazioni* del compagno Fava che condivido completamente.
Qualsiasi formazione politica, se vuole essere tale, si deve porre il problema del governo, qualsiasi partito si deve mobilitare per raggiungere il governo del Paese. Scriveva Gramsci: “E’ nel carattere di ogni capo essere ambizioso, cioè di aspirare con ogni sua forza all’esercizio del potere statale. Un capo non ambizioso non è un capo, ed è un elemento pericoloso per i suoi seguaci: egli è un inetto o un vigliacco. (…) La grande ambizione oltre che necessaria per la lotta, non è neanche spregevole moralmente, tutt’altro: tutto sta nel vedere se l’ambizioso si eleva dopo aver fatto il deserto intorno a sé, o se il suo elevarsi è condizionato consapevolmente all’elevarsi di tutto uno strato sociale e se l’ambizioso vede appunto la propria elevazione come elemento dell’elevazione generale”. Al di là delle affermazioni di Vendola sulla post-ideologia, affermazioni che meriterebbero una discussione a parte e interventi molto più “attrezzati” del mio, uso queste parole per cercare di spiegare un concetto.
Credo che di fronte alla “macelleria sociale” adoperata dal governo Monti con l’appoggio di Pd, Pdl e Udc proporsi in una coalizione di governo con una di queste formazioni annulli qualsiasi possibilità di “invertire la rotta” su uno qualsiasi dei provvedimenti di cui sopra. Il punto non è “Udc si, Udc no” questa è una semplificazione che Vendola e il suo “cerchio magico” stanno utilizzando ad arte per eludere, ripeto, le questioni sostanziali, questioni sostanziali che stanno nel profondo cambiamento in senso anti popolare ed anti democratico che Monti e la sua maggioranza hanno varato in materie di politica economica, welfare, politiche industriali e sindacali in Italia. Cambiamenti anti popolari e anti democratici che hanno fatto precipitar la vicenda sociale e politica del paese in una prospettiva ultra liberista che una formazione di sinistra dovrebbe contrastare cercando un’alternativa di sistema piuttosto che trovare compatibilità che, alla luce dei fatti storici, si sono dimostrate impossibili da realizzare e da ideare.
Pensare che Di Pietro possa essere il perno di una coalizione popolare e alternativa al sistema liberista fa sorridere, mi sembra che Di Pietro stia cercando solo di accreditarsi agli occhi del Pd, sostenere un’alleanza politica per il governo con il Pd e l’Udc, invece, mi fa rabbrividire.
Certo, non l’ha ordinato il medico di militare in SEL, criticare è un esercizio che dovrebbe essere garantito all’interno di un partito che si dice democratico anche se mi sembra che alcuni dirigenti siano totalmente impermeabili alle critiche e ragionino solo in termini di “poltrone”, però è assurdo che una decisione di tale portata possa essere dichiarata, calibrata e discussa aspettando una dichiarazione, una sillaba, un gesto di Vendola mezzo stampa o in tv. Questa non è democrazia, questo è populismo.
Comunque sia, allego anche l’ordine del giorno dei compagni della federazione di Ancona su cui, spero, si possa ragionare.
Fraterni saluti.
Eugenio Pari

*http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/8206/
DOCUMENTO CONCLUSIVO ASSEMBLEA FEDERALE PROVINCIA ANCONA 2 AGOSTO 2012

Al Presidente di Sinistra Ecologia Libertà
Ai Componenti del Coordinamento nazionale
E P.C ai Componenti della Presidenza nazionale
Coordinatori Federazioni Provinciali
Coordinamento regionale Marche

Oggetto: RICHIESTA DI CONVOCAZIONE ASSEMBLEA GENERALE DEGLI ISCRITTI
Ancona, 3 agosto 2012
La federazione provinciale di Ancona si è riunita giovedì 2 agosto per discutere la situazione politica alla luce delle recenti conferenze stampa per la presentazione dei documenti programmatici (carta d’intenti) del PD e (tempo di cambiare) di SEL.
Dalla lunga e approfondita discussione, in tutti gli interventi sono emersi il disagio e la preoccupazione per la carenza di passaggi democratici e partecipati nel Partito, soprattutto in questa fase di accelerazione che riguarda la politica delle alleanze.
Riteniamo imprescindibile il diritto degli iscritti alla “costruzione dell’indirizzo politico di SEL”, come recita lo Statuto nazionale all’Art. 2 così come riteniamo fondamentale“conoscere le determinazioni dei gruppi dirigenti ed avere accesso a tutti gli aspetti della vita democratica interna”e riteniamo che nessuna politica dell’emergenza potrà mai giustificare la cancellazione della pratica partecipativa dal basso, evidenziando che è solo l’Assemblea nazionale che ha competenza in materia di indirizzo politico e che il coordinamento nazionale ha mere funzioni operative.
Ma è evidente un sostanziale cambiamento della linea politica di SEL, e le continue accelerazioni, dichiarazioni e smentite di questi ultimi giorni, inducono allo smarrimento gli iscritti e simpatizzanti e rendono difficili i rapporti con i movimenti che invece continuiamo a considerare interlocutori privilegiati. Un cambiamento di linea che mal si colloca con il Manifesto costituente di SEL:“La nostra missione è restituire la parola alle culture critiche europee, contribuire a costruire una nuova larga sinistrain Italia ed in Europa, contribuendo, nel nostro paese, ad una alternativa politica, sociale e culturale alla destra”,e che non tiene conto nè dei documenti approvati in sede di presidenza nazionale, nè del documento conclusivo dell’assemblea nazionale del 27 maggio 2012.
Assistiamo ad un dibattito surreale se confrontato con le reali esigenze del Paese dal punto di vista di chi crede che al liberismo sia giusto rispondere con un’alternativa. Pensiamo che l’idea alternativa al governo delle destre, sia totalmente incompatibile con un qualsiasi Partito che garantisce continuità e fedeltà al Governo Monti.
Pertanto l’assemblea federale della Provincia di Ancona, dopo ampia discussione, ritenendo che questa situazione potrà trovare soluzione solo attraverso una grande, partecipata, ASSEMBLEA GENERALE DEGLI ISCRITTI, reclama che la stessa venga convocata al più presto per poter discutere nel merito del documento programmatico proposto da SEL (tempo di cambiare) in relazione alla “Carta di intenti” presentata dal PD, tenendo conto delle politiche attuate dal Governo Monti fin dal suo insediamento. Un passaggio indispensabile per dare spazio successivamente AGLI STATI GENERALI DEL FUTURO, come stabilito dall’assemblea nazionale del 27 maggio 2012. Passaggi imprescindibili per riportare chiarezza e avviare pratiche partecipative all’interno di SEL coerentemente con l’ispirazione congressuale di costruire un NUOVO PARTITO. Dobbiamo farlo nel pieno della nostra autonomia e coerenza in continuità con le nostre enunciazioni fondative, aprendo alla sinistra diffusa, quella dei movimenti, condividendo l’esperienza di ALBA, accogliendo le istanze della Fiom, del forum dell’acqua, cercando il dialogo anche con le altre forze progressiste.
Chiediamo che questo documento venga pubblicato sul sito nazionale.
In Attesa di un Vostro cortese riscontro
Fraterni saluti
Per l’assemblea Federale provincia di Ancona
Alejandra Arena Coordinatrice federale
http://selprovinciadiancona.blogspot.it/2012/08/documento-conclusivo-assemblea-federale.html

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,

Gramsci convertito in fin di vita? La storia fatta con le barzellette

La vicenda della presunta conversione del più grande pensatore politico del Novecento italiano era già esplosa nel 1977 e già poi chiarita a sufficienza da lettere, documenti e testimoninze che allo stato attuale fanno escludere recisamente la presunta conversione, e anzi la smentiscono. Ma non è il fatto in sè, non è l’atto della conversione che oggi ci colpisce, è il basso tentativo di strumentalizzare ed etichettare, il dilagante gusto di ”revisionare” fine a se stesso. Riportiamo il commento di Guido Liguori pubblicato su Liberazione.
«La sai l’ultima? Gramsci si è convertito in punto di morte!» Sì, è proprio l’ultima! L’ultima barzelletta, in ordine di tempo. Perché quasi ogni giorno ce n’è una, di barzelletta sul comunista sardo. Tramontate le barzellette su Totti, le barzellette su Gramsci continuano a essere una moda nazionale.

Non si tratta qui di riscrivere la storia, ma semplicemente di fregarsene, della storia. Di farne carne da porco. Basta spararne una “carina”, che ovviamente abbia una qualche valenza anticomunista, e subito il “Corrierone” la rilancia sul suo sito, i giornali di destra ci faranno pagine e pagine, e qualche craxiano di ferro (esistono ancora) presto ci scriverà addirittura un libro («il libro delle barzellette su Gramsci»). Così, dopo Gramsci che organizzava orge nel sanatorio russo in cui era ricoverato, dopo Gramsci che in carcere si iscrisse al Psi, dopo Gramsci che in realtà era liberale, dopo Gramsci che si è suicidato buttandosi dalla finestra della clinica Quisisana, dopo Gramsci che è stato ucciso da Togliatti e da Stalin mascherati da Diabolik nella stessa clinica (tutto questo – si badi bene – è veramente già stato detto!), ecco ora Gramsci che si è convertito alla religione cattolica nei giorni precedenti alla morte, avvenuta il 27 aprile 1937. Sempre alla Quisisana di Roma, ovviamente, un posto che avrebbe potuto ispirare Le Carrè o Agata Christie.

«Gramsci morì con i sacramenti. E chiese alle suore che lo assistevano di poter baciare un’immagine del Bambino Gesù», ha affermato, sprezzante del ridicolo, l’arcivescovo sardo Luigi de Magistris, penitenziere emerito della Santa Sede, in occasione della presentazione di un nuovo catalogo dei santini. Per anni si è accusato Togliatti e il Pci di voler fare di Gramsci un santino, ora lo si vuol fare entrare – sempre come santino – in un’altra squadra, neanche si trattasse di una figurina Panini. «Il mio conterraneo Gramsci – ha detto l’anziano presule – aveva nella sua stanza l’immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù. Durante la sua ultima malattia, le suore della clinica dove era ricoverato portavano ai malati l’immagine di Gesù Bambino da baciare. Non la portarono a Gramsci. Lui disse: “Perché non me l’avete portato?” Gli portarono allora l’immagine di Gesù Bambino e Gramsci la baciò. Gramsci è morto con i Sacramenti, è tornato alla fede della sua infanzia», ha concluso De Magistris. Fin qui le cronache, al limite della barzelletta, come si vede. Ma le barzellette, per essere gustose, devono essere nuove. Quella raccontata invece ieri in Vaticano è vecchia come il cucco, risalendo almeno al 1977. Già allora un gesuita, padre Della Vedova, anche in quella occasione ripreso e diffuso dal “Corrierone”, cercò di perorare l’idea del Gramsci convertito in extremis. Spalleggiato da una certa signora Lina Corigliano, intervistata da “Gente”. Già dieci anni prima, però, Arnaldo Nesti, un docente universitario fiorentino, aveva ricostruito con serietà la vicenda degli ultimi giorni di Gramsci, raccogliendo le testimonianze insospettabili di tre suore della Quisisana e del cappellano della casa di cura, Giuseppe Furrer. Senza inizialmente sapere bene chi fosse «il dottor Gramsci», il giovane sacerdote vi aveva riconosciuto una personalità fuori dall’ordinario e ogni pomeriggio, se le condizioni di salute del “prigioniero” lo consentivano (Gramsci riacquisto la piena libertà solo pochi giorni prima della morte, e comunque si alternavano intorno a lui squadre di poliziotti e carabinieri, che non lo perdevano mai di vista), amava trascorrere un po’ di tempo conversando con lui. «Il dottor Gramsci – testimoniò ammirato il sacerdote – rivelava una conoscenza specialistica dei padri della chiesa, specialmente di sant’Agostino, conosceva bene anche san Tommaso e in particolare Rosmini». L’illustre malato non rinunciava a denunziare i limiti della chiesa cattolica, che così acutamente aveva indagato nei Quaderni, dicendo ad esempio al sacerdore: «Non posso capire che voi preti abbiate una conoscenza così limitata della vita umana… siete fuori della realtà».

Anche le tre suore rimasero colpite da Gramsci, in particolare dalla sua gentilezza. E cercarono ovviamente in tutti i modi di salvargli l’anima. Nel Natale 1936 due bambini vestiti di bianco fecero il giro delle stanze per far baciare la statuetta di Gesù. Gramsci – gentile sempre coi bambini – non si sottrasse. Certo, se avesse saputo che questo semplice gesto di quieto vivere sarebbe stato rivenduto settanta anni dopo come “conversione”, ci avrebbe pensato due volte… Ma cosa si vuol rimproverare a un uomo ridotto allo stremo, sempre più vicino alla morte, ucciso piano piano dalla mancanza di cure a cui lo aveva condannato il Tribunale speciale e il regime carcerario? Un altro testimone d’eccezione, allora ragazzo, Luciano Barca, in seguito dirigente del Pci, economista, deputato di lungo corso, ci ha fornito un racconto toccante della situazione di Gramsci, che egli incontrò alla Quisisana, dove si recava a trovare la madre ricoverata: «Quello che ci passa accanto senza dar mostra di vederci è un uomo basso, spettinato, con il corpo deformato da due gobbe. Cammina lentamente quasi facendosi guidare da un dito che striscia nel muro di fronte alle porte delle stanze… Arriva fino all’estremità del lungo corridoio, poi si gira e torna indietro. Noi intanto ci siamo spostati verso la sua stanza, incapaci di nascondere la nostra sfacciata curiosità e anche un po’ di emozione. E questa volta non ci ignora. Prima di entrare nella stanza ci guarda e ci sorride».

Il 25 aprile 1937 il comunista sardo è colpito da emorragia cerebrale. Don Furrer e le tre suore si mobilitano, preparano il secchiello con l’acqua benedetta. «Non ricordo – scrive il sacerdote – se gli ho amministrato o meno l’assoluzione sotto condizione». Il che già dice tutto. Ma anche contro questi poveri tentativi di salvare l’anima al comunista sardo insorse Tania, la cognata di Gramsci, suo principale contatto con il mondo esterno in tutti gli anni del carcere (altra barzelletta: Tania carceriera di Gramsci per conto di Stalin… già sentita anche questa). E, aldilà dei ricordi dei testimoni, sempre da verificare, sempre da accogliere col dubbio dello storico, è proprio da Tania e dagli altri amici e parenti più vicini a Gramsci (la moglie Giulia a Mosca, il fedele amico Piero Sraffa, che viveva a Cambridge e che lo era andato a trovare più volte alla Quisisana, aiutandolo a redigere la domanda per potersi ricongiungere con la famiglia in Unione Sovietica, una volta riacquistata la libertà piena – cosa che avvenne solo pochi giorni prima della morte) che viene la conferma del fatto che la conversione di Gramsci sia una ipotesi senza fondamenti. Perché manca del tutto, nella loro corrispondenza privata, resa nota solo molti decenni dopo i fatti, un qualsiasi cenno a una conversione di Gramsci alla fede religiosa. Non vi è in archivio, cioè, una sola carta, un solo documento che vada in questa direzione, una lettera che contenga una qualsiasi confidenza, da sorella a sorella, da sorella ad amico. Persino il fratello Carlo, non inserito nel movimento comunista, fa cenno a nulla di ciò, scrivendo ad esempio ai parenti in Sardegna. Si è di fronte alla mancanza di una qualsiasi traccia.

Ma davvero – dirà qualcuno – si vuole fare noiosamente storia con i documenti, le testimonianze, le indagini serie? Ma questa è tutta roba da professori universitari, nuova genia di fannulloni e infingardi ormai quotidianamente additati al pubblico ludibrio. Molto meglio riempire con la fantasia i vuoti, veri o presunti, che la storia ha lasciato, le pagine bianche che la storiografia non sa riempire. Molto meglio raccontare barzellette. «La sai l’ultima? Gramsci…».

Contrassegnato da tag , ,
Annunci