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Sull’arresto degli aggressori di Andrea Severi

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Eugenio Pari

Di Euenio Pari

Le motivazioni che hanno portato quattro giovani riminesi ad aggredire cospargendo di benzina ed incendiando il cittadino Andrea Severi sono agghiaccianti. Sconvolgono la dinamica e le cose che fra loro si sono detti subito dopo l’attacco, ma questa violenza è nelle pieghe della nostra città e l’immagine di “città solidale” viene compromessa.
Occorre, come ha detto il Sindaco Ravaioli, che tutta la città ragioni su quanto è accaduto e la politica non può limitarsi a partecipare al coro di quanti chiedono pene esemplari la cui comminazione spetta soltanto agli organi giudiziari. La politica e le istituzioni hanno, infatti, un altro compito: guardare in faccia le nostre città e capire che cosa non funziona nell’insieme di valori che la comunità fornisce ai propri giovani.
Se la noia ha portato quattro giovani ad incendiare un altra persona bisogna indignarsi ma anche interrogarsi a fondo perché questa brutalità scuote alla base le radici della convivenza civile a Rimini; lo hanno fatto su un cittadino debole perché forse portati a pensare che come tale questo era inferiore e la
società contemporanea, il cui unico metro di misura è la capacità di consumare delle persone ed il denaro, fornisce implicitamente il retroterra a queste vessazioni. I quattro giovani sono gli esecutori materiali, ma i mandanti di questo atto sono i disvalori trionfanti della società e l’incapacità di fornire
modelli alternativi.

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Rimini, confessano quattro giovani: ‘Abbiamo incendiato noi il clochard’

http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/cronaca/rimini-senza-casa/quattro-giovani-fermati/quattro-giovani-fermati.html

RIMINI – Hanno confessato i quattro giovani incensurati fermati dalla squadra mobile di Rimini con l’accusa di essere i responsabili del tentato omicidio di Andrea Severi, il clochard tarantino di 44 anni che fu dato alle fiamme mentre dormiva su una panchina lo scorso 10 novembre.
I quattro sono Alessandro Bruschi, 20 anni, barista; Matteo Pagliarani, 19 anni, impiegato in un laboratorio di analisi; Enrico Giovanardi, 19 anni, elettricista; Fabio Volanti, 20 anni, studente. Sono tutti nati a Rimini da famiglie che il capo della mobile Nicola Vitali ha definito “modestissime ma normali”.
Dietro il loro gesto, ha spiegato Davide Ercolani, il pubblico ministero che ha condotto le indagini, non ci sarebbero motivazioni razziali o politiche, ma solo la volontà di compiere una bravata. Nella loro confessione hanno ammesso di essere stati anche gli autori di precedenti vessazioni nei confronti dello stesso clochard, che era già stato preso di mira nei mesi scorsi con lanci di sassi e piccoli petardi.
Gli inquirenti sono partiti dalle testimonianze di alcuni cittadini. Uno di loro aveva segnalato di aver visto una macchina la cui targa conteneva una ‘G’; altri hanno riferito di aver ascoltato strani discorsi da parte di un gruppo di giovani a proposito dell’episodio. La Mobile ha ottenuto l’autorizzazione per piazzare microfoni ambientali nei luoghi dove il gruppetto era solito riunirsi, e sono stati messi sotto controllo i telefoni cellulari di tutti i componenti. Da qui le prove dell’accaduto: i quattro parlavano apertamente del loro gesto, inizialmente soddisfatti del clamore suscitato, poi preoccupati di come le indagini stavano andando avanti. Questa mattina sono stati prelevati dalle loro abitazioni e portati in Questura.
Prima hanno negato tutto, poi hanno finito per confessare, compresi gli episodi precedenti, quando avevano tirato sassi e mortaretti sempre contro Severi.
Il 10 novembre i quattro giovani hanno acquistato la benzina in un distributore, si sono fermati accanto alla panchina dove dormiva il senzatetto e hanno versato il liquido infiammabile: sembra che materialmente il gesto sia stato compiuto da Bruschi. Quando hanno visto che l’uomo si contorceva tra le fiamme sono scappati via senza minimamente pensare a soccorrerlo. Nessun tentativo di giustificare il loro gesto: voleva essere solo una terribile bravata, nessuna matrice politica o razzista.  “Si conoscevano tutti, possiamo definirli una banda, e al telefono tra loro commentavano con soddisfazione sia il risultato del loro gesto sia la risonanza ottenuta”, ha spiegato Vitali a Radio Capital (audio). “Sono ragazzi di famiglie modeste, ma normali, con genitori che lavorano. In passato avevano già preso di mira la vittima con altri episodi” ha aggiunto il funzionario di polizia. Il reato ipotizzato nei loro confronti è di tentato omicidio.
Andrea Severi, ricoverato al centro grandi ustionati di Padova, ora è fuori pericolo ma ha rischiato di morire e ha riportato ustioni di secondo e terzo grado sul cinquanta per cento del corpo.

(24 novembre 2008)

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Senzatetto a fuoco: Squadra Mobile ferma quattro giovani

La posizione di quattro giovani riminesi poco più che diciottenni, incensurati e di buona famiglia è al vaglio degli inquirenti che stanno indagando sul tentativo di omicidio del 44enne Andrea Severi:

RIMINI | 24 novembre 2008 | il senzatetto tarantino era stato dato alle fiamme mentre dormiva su una panchina a Rimini lo scorso 10 novembre. Severi, che ha riportato ustioni di secondo e terzo grado sul cinquanta per cento del corpo, è ancora ricoverato al centro grandi ustionati di Padova.
I giovani sono stati individuati dalla squadra mobile della questura di Rimini, nell’eventualità di un fermo di polizia giudiziaria per tentativo di omicidio.
I particolari dell’operazione saranno illustrati in una conferenza stampa alle 15 nel Tribunale di Rimini dai vertici della Procura. (ANSA).

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PRESIDIO DI SOLIDARIETA’

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la panchina di Andrea Severi

Danno fuoco a senzatetto: è in gravi condizioni. Ignoti hanno tentato dato fuoco a un senzatetto mentre l’uomo dormiva su una panchina di via Flaminia, zona Colonnella.
Prima gli hanno versato addosso una tanica di benzina. Le ustioni su tutto il corpo si sono rivelate cosi’ gravi da imporne il trasferimento immediato al centro grandi ustionati di Padova, dove l’uomo versa in gravissime condizioni.
La sua identità non é ancora stata accertata: la Polizia scientifica sta cercando di rilevarne le impronte per l’identificazione.
Dovrebbe però trattarsi di un senzatetto di nome Andrea, barba lunghissima che stazionava da tempo in città. Prima in via Santa Chiara, poi al parco al Cervi, al Parco Ausa, e da due anni in zona Colonnella, sulla panchina di fronte alla chiesa, all’altezza del supermercato Dico. Negli anni passati aveva frequentato anche la Caritas Diocesana

Presidio di solidarietà

 

Giovedì 13 novembre – ore 18.00

 

Piazza Cavour – Rimini

 

Siete pregati di diffondere la notizia

Appello alla solidarietà dei cittadini riminesi

di Eugenio Pari

Nella notte dell’11 novembre Andrea Severi, cittadino di Rimini, è stato cosparso di benzina e incendiato. Sempre nella stessa notte sono stati incendiati giacigli di altri cittadini senza fissa dimora a Riccione. Questi due atti dimostrano una inquietante corrispondenza, sono le tappe di un tragitto folle e disumano che qualcuno ha voluto percorrere. Vi sono stati in passato casi molto gravi di violenza su cittadini immigrati, nomadi e senza fissa dimora.

È un gesto indescrivibile, la cui brutalità lascia sgomenti, ma Rimini non può tacere e far finta di nulla deve reagire dimostrando la propria solidarietà e la propria umanità!

Questo fatto segna una ferita profonda per tutta la comunità riminese, una ferita alla sua cultura dell’accoglienza, del rispetto per la differenza e alla solidarietà verso i più deboli che Rimini è sempre stata in grado di dimostrare. Scuote alla base le nostre coscienze e le radici democratiche di Rimini.

La città, le istituzioni, le associazioni e ognuno di noi deve interrogarsi su questo gesto infame e sulla solitudine di sempre più cittadini, solitudine dettata dalle condizioni materiali di vita che in molti casi sono drasticamente peggiorate anche a Rimini.

Ci sono una pluralità di strutture e di soggetti che quotidianamente svolgono una attività meritoria e disinteressata per cercare di sollevare dal disagio sempre più donne e uomini riminesi, praticando con gesti concreti la cultura della solidarietà e dell’accoglienza, ma se non vi sarà una presa di coscienza di tutti noi questo impegno rischia di fallire con gli esiti a cui purtroppo abbiamo assistito.

Quanto è successo non può lasciare indifferente nessuno, tutti siamo coinvolti!

La città deve riflettere sui propri modelli culturali e sociali sulla violenza brutale che sta comunque nelle pieghe della nostra cultura e ricreare da sé, con il sostegno delle istituzioni, gli anticorpi democratici e di solidarietà affinché mai più si debba assistere a un fatti simili.

Una riflessione da cui nasca un’azione che sia in grado di mettere in discussione l’ordine dei valori consegnato da un modello di società basato sui consumi, che troppo spesso riduce la vita umana a semplice merce, quindi, come tale può essere anche espulsa e dove sempre più prevale la ragione del più forte sul diritto del più debole.

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