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Cambiare si può Rimini

Cambiare si può

Cambiare si può

Il giorno 27/12 l’assemblea “Cambiare si può” ha votato all’unanimità quanto segue:

– convocazione per il 03/01/2013, ore 20.30 presso la Sala del Quartiere 2, in via Pintor (davanti Ospedale Infermi – sopra supermercato Conad);

– denifinizione in quella data di una lista di candidati espressione del territorio riminese;

– il seguente documento:

“L’Assemblea di “Cambiare si può” riunita a Rimini per la terza volta il 27/12/2012 sollecita il Comitato nazionale dei garanti ad accelerare il più possibile i tempi per definire le liste dei candidati di Camera e Senato, sostenendo la candidatura a Capo della coalizione di Antonio Ingroia. Riteniamo indispensabile ce si presenti una sola lista e non un insieme di liste, così come prendiamo favorevolmente atto dell’importante disponibilità di quei partiti che hanno deciso di rinunciare ai propri simboli e a candidare propri dirigenti nelle liste. Da parte nostra sottolineiamo l’altrettanto indispensabile necessità di candidature dai territori in grado di rappresentare lotte e istanze coerenti con i principi ispiratori contenuti nell’appello “Cambiare si può” e genere, essendo già in grado dei nomi per il nostro territorio che verranno formalizzati nella prossima Assemblea convocata per il 3 gennaio p.v. Occorre far presto e bene perché la presentazione di una lista alternativa a centrodestra, centro e centrosinistra – schieramenti che hanno sostenuto e sostengono le politiche del governo Monti – è una condizione essenziale anche se non ancora data. Occorre trasmettere chiaramente, inoltre, che la lista conseguente all’appello “Cambiare si può”, non può essere semplicemente un cartello elettorale, ma l’inizio di un processo politico per la costituzione di una realtà che abbia al proprio centro i seguenti temi: lavoro, lotta alle mafie, lotta alla corruzione, diritti di cittadinanza, beni comuni, ambiente, valori costituzionali e anti fascismo. Un soggetto politico che abbia quale obiettivo quello di riunire in un grande processo di rinnovamento politico le forze sociali, culturali e politiche del Paese per avviare una indispensabile e irrimandabile Rivoluzione democratica del Paese.Un soggetto politico in grado di rinnovare le pratiche e i rapporti non solo della politica e delle istituzioni rappresentative, ma anche i rapporti economici, le dinamiche nelle organizzazioni con l’obiettivo dell’avanzamento progressivo della vicenda sociale italiana.

Documento approvato dall’unanimità alla terza assemblea di “Cambiare si può”, Rimini, 27/12/2012”

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Soldi rubati

Qui di seguito una serie di tabelle i cui dati sono tratti dalla ricerca fatta dalla giornalista Nunzia Penolope pubblicata nel libro “Soldi rubati” del 2011 edizione Ponte alle grazie, costo 14,60 euro. Un libro molto interessante, importante per capire meglio il paese in cui viviamo. Ne consiglio vivissimamente l’acquisto

http://www.ibs.it/code/9788862201612/penelope-nunzia/soldi-rubati.html

 

La scheda del libro

L’Italia è in stallo, i bilanci perennemente in affanno, la produttività arretra, gli investimenti latitano. Nel frattempo le cronache, così come i dati molto meno noti degli istituti di ricerca, ci raccontano di un’economia ogni giorno più inquinata, che sta affogando nell’illegalità. In questo libro – un’inchiesta che associa un’enorme documentazione di prima mano e un grande mestiere di divulgatrice – Nunzia Penelope raccoglie e classifica tutte le forme d’illegalità economica, risalendo al totale: quanto ci costano

la copertina del libro di Nunzia Penelope "Soldi rubati"

 ogni  anno l’evasione fiscale, il lavoro nero, gli abusi edilizi, la corruzione, la grande criminalità, il riciclaggio e gli altri reati finanziari? In che modo ciascuna di queste voci, e tutte assieme con le fitte relazioni che intrattengono, stanno divorando la nostra ricchezza? Come cambierebbe il Paese se l’illegalità tornasse anche solo ai livelli “fisiologici”? Quanti tagli alla sanità, all’istruzione, alle pensioni potremmo evitare? Le cifre sono da capogiro, e ci restituiscono in pieno la gravità della situazione: al contempo, tuttavia, ci dicono chiaramente che se mai riuscissimo a cambiar rotta avremmo un’Italia più ricca e più sana, con molte più risorse a disposizione per affrontare le sfide e i conflitti del prossimo futuro.

 Alcuni numeri sull’evasione in Italia

  • 270 miliardi l’imponibile evaso ogni anno;
  • Da 100 a 125 miliardi di euro l’anno il mancato introito per lo Stato;
  • 10 miliardi di euro il recupero dell’evasione nel 2010 in Italia che equivale al 10,4% dell’evaso. Alcune percentuali sul recupero dell’evasione in alcuni paesi d’Europa

 

Paese

Percentuale di evasione recuperata

Inghilterra

91%

Francia

87%

Belgio

84%

Spagna

81%

Romania

64%

Turchia

58%

Albania

34%

Grecia

31%

  •  Ciascun contribuente paga 3000 euro all’anno in più a causa dell’evasione;
  • Negli ultimi 30 anni il lavoro dipendente ha pagato tasse maggiori per 870 miliardi di euro.

 Il lavoro nero

  • In Italia è di 154 miliardi di euro la ricchezza prodotta dal lavoro sommerso, pari al 7% del PIL;
  • 52,5 miliardi l’imponibile sottratto al fisco, pari a 10,8 miliardi di tasse evase;
  • 2.996.000 i lavoratori in nero nel 2009.

 Le morti sul lavoro

  • 1050 morti sul lavoro nel 2009;
  • 1080 morti sul lavoro nel 2010;
  • 43 miliardi, pari al 3,21% del PIL, i costi degli incidenti per la collettività;
  • 6 miliardi gli indennizzi alle vittime pagati nel 2009;
  • 50.000 euro il costo medio degli investimenti necessari a un’impresa per azzerare gli incidenti.

 L’ambiente

  • 20 miliardi i costi per le casse pubbliche fra il 1994 e il 2004 per il dissesto idrogeologico;
  • 900 milioni il costo delle emergenze ambientali 2009 e 2010;
  • 25 miliardi la somma necessaria per rimettere a norma il territorio italiano;
  • 20,5 miliardi il fatturato delle ecomafie nel 2009.

 La contraffazione

  • 7,1 miliardi annui di fatturato in nero;
  • 130.000 posti di lavoro sottratti all’economia regolare;
  • 5,3 miliardi il gettito fiscale perduto
  • 18 miliardi il danno all’economia nazionale in termini di mancata produzione.

 La corruzione

  • 60 miliardi il giro annuo delle mazzette;
  • 35.000 euro la tassa tangente e debito per ogni cittadino;
  • 600 milioni il valore delle truffe nella sanità nel 2010.

 Le rapine del capitalismo

  • 62 importanti crac finanziari in Italia dal 1984;
  • 54,8 miliardi i risparmi bruciati, pari al 3,6% del PIL;
  • 1.490.000 gli investitori traditi dal capitalismo di rapina;
  • 62 miliardi l’indebitamento di comuni e province italiane, pari a 1300 euro per abitante e 4% del PIL;
  • 36 miliardi l’esposizione degli enti locali sui prodotti finanziari derivati.

 Colletti bianchi, profitti neri

  • 550-700 miliardi di euro lo stock di capitali italiani nascosti all’estero;
  • 100-150 miliardi il valore annuo del riciclaggio in Italia;
  • 10,5 miliardi di euro le esportazioni illegali di denaro intercettate dalla Guardia di finanza nel 2010;
  • 37.000 le segnalazioni di operazioni sospette di denaro arrivate alla Banca d’Italia nel 2010.

 Le mafie

  • 100-135 miliardi il fatturato delle varie mafie italiane, pari al 10% del PIL nazionale;
  • 45 miliardi il fatturato della sola ‘ndrangheta, di cui 27 da traffico di cocaina;
  • 9 miliardi il business delle estorsioni;
  • 20 miliardi il business dell’usura.

 La giustizia

  • 4 miliardi recuperati dalle procure negli anni 2009 – 2010 attraverso indagini, sequestri, intercettazioni, patteggiamenti;
  • 268 milioni il costo delle intercettazioni nel 2009;
  • 16 miliardi il patrimonio complessivo dei beni confiscati alle mafie al gennaio 2011;
  • 900 milioni il taglio della finanziaria alla giustizia.
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NASCE A RIMINI IL COMITATO SULLE ENERGIE RINNOVABILI

Energie rinnovabili

Nasce ufficialmente anche a Rimini il Comitato SI alle energie rinnovabili NO al nucleare che come sua prima iniziativa promuove la raccolta firme per la legge di iniziativa popolare su SVILUPPO DELL’EFFICENZA ENERGETICA E DELLE FONTI RINNOVABILI. PER LA SALVAGUARDIA DEL CLIMA. Alivello locale oltre a Sel, Verdi, Pd, Rifondazione Comunista ne fanno parte diverse associazioni ambientaliste.
Lunedì 7 giugno, è stato depositato in Cassazione il progetto di legge: “SVILUPPO DELL’EFFICIENZA ENERGETICA E DELLE FONTI RINNOVABILI PER LA SALVAGUARDIA DEL CLIMA”.
Hanno firmato la presentazione del ddl: Alfiero Grandi, Mario Agostinelli, Francesco Maria Alemanni, Angelo Bonelli, Ferdinando Bonessio, Mauro Bulgarelli, Vittorio Bardi, Vittorio Cogliati Dezza, Paolo Cento, Giulietto Chiesa, Paolo Beni, Valerio Calzolaio, Maria Campese, Massimo de Santis, Paolo Ferrero, Stefano Leoni, Gianni Mattioli, Ugo Mazza, Roberto Musacchio, Angelo Navarra, Giuseppe Onufrio, Ciro Pesacane, Anna Piccolini, Massimo Scalia, Giuseppe Sunseri, Sergio Ulgiati, Erasmo Venosi, Vincenzo Vita, Umberto Zona.
A sostegno del disegno di legge verranno raccolte le firme dei cittadini per la presentazione in parlamento e per costruire una campagna di mobilitazione positiva a favore di una diversa politica energetica, in attuazione degli obiettivi europei del 20-20-20 entro il 2020 e per dire no al nucleare. Risparmio energetico e sostegno alle fonti rinnovabili di energia sono i 2 capisaldi della proposta di legge, il cui articolato interviene su tutti i settori dei consumi di energia: residenziale, produttivo e terziario, trasporti, e quindi non solo nell’energia elettrica che rappresenta il 20 % dei consumi totali.
Il Piano Energetico Ambientale Nazionale è lo strumento principale per definire obiettivi di politica energetica e strumenti con la partecipazione delle Regioni. Nella proposta di legge vengono definite quali sono le fonti rinnovabili e che quindi sono considerate di utilità pubblica, che vanno sostenute finanziariamente, realizzate con procedure semplificate e, nel caso dell’elettricità, debbono avere priorità nell’allacciamento alla rete.
La rete elettrica deve essere pubblica. Terna va trasformata in Agenzia (sul modello di quelle fiscali), coinvolgendo le Regioni.
Per definire l’ammontare degli incentivi e sciogliere i passaggi più impegnativi l’Autorità per l’energia coinvolgerà 3 Istituti di ricerca di cui 1 europeo.
Nel ddl ci sono proposte nuove come la costruzione di una rete di agenzie o di sportelli locali e un albo di professionisti che operano a tariffa calmierata per aiutare i cittadini nelle scelte, nelle procedure, in tutti i passaggi necessari per realizzare le scelte in materia di rinnovabili.
Per recuperare le risorse necessarie vengono aboliti i contributi ai termovalorizzatori (CIP 6) che oggi costano il doppio delle rinnovabili, vengono abolite tutte le norme che puntano a reintrodurre il nucleare, viene istituita la Tobin tax sulle transazioni finanziarie, anche per scoraggiare le speculazioni, viene istituito un Fondo di 3 miliardi di euro presso la Cassa Depositi e Prestiti per gli interventi (risparmio e rinnovabili) sugli edifici pubblici, a partire dalle scuole e dagli ospedali.
Viene istituita una cabina di regia con Governo, Regioni, Enti locali per la gestione della legge, che si avvarrà del contributo delle associazioni ambientaliste, dei consumatori, ecc.
Nei prossimi giorni la proposta di legge verrà presentata più dettagliatamente, insieme al piano di lavoro, in un seminario pubblico, aperto alla stampa, con la collaborazione di articolo 21.

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Interrogazione su proposta nuova strada collegamento tra via Tonale e via Marecchiese

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Libertiamo l'aria

Oggetto: interrogazione su proposta nuova strada collegamento tra via Tonale e via Marecchiese ai sensi dell’art. 22/bis comma 1 Regolamento sul funzionamento del Consiglio Comunale

Da tempo sussistono gravi problemi per i cittadini residenti nelle vie adiacenti al deviatore Ausa, tra la via Marecchiese e il Parco Marecchia, la proposta di aprire un nuovo collegamento stradale tra via Tonale e via Marecchiese andrebbe a peggiorare le condizioni e la qualità della vita di questi cittadini. Il Prg vigente prevede nel terreno compreso tra il deviatore e la zona residenziale di via Rossa (scheda 8/17) si realizzino nuove abitazioni e che la maggior parte dell’area in questione sia destinata a verde pubblico.

Dalla Circoscrizione e da articoli di stampa dei mesi scorsi si è invece appreso che è nelle intenzioni dell’Amministrazione di rivedere tale previsione di Piano e realizzare in quest’area anziché verde pubblico una nuova strada di collegamento tra via Tonale e via Marecchiese. Se questa ipotesi si realizzasse si assisterebbe ad un peggioramento delle condizioni di qualità della vita dei residenti, che verrebbero “schiacciati” tra la SS 16, la via Marecchiese e la nuova arteria stradale, che subirebbero ulteriori danni causati dall’inquinamento acustico e da PM 10.

Con questa interrogazione si richiede:

1. di riconsiderare l’ipotesi di un nuovo collegamento stradale tra via Tonale e via Marecchiese; quali siano i motivi,

2. in caso di mancato accoglimento del precedente punto, che impedirebbero di non realizzare il proposito di un nuovo collegamento stradale tra via Tonale e via Marecchiese.

Ai sensi dell’articolo 22/Bis comma 9 del Regolamento sul funzionamento del Consiglio Comunale richiedo risposta scritta.

Il Consigliere comunale

Eugenio Pari

Rimini, 12 novembre 2009

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Eugenio Pari su proposta di commerciale a Italia in Miniatura

Affare per la città o solo per qualcuno? Il progetto prevede, in particolare, un ampliamento di 7.500 mq da destinare a commerciale.

http://www.newsrimini.it//news/2009/ottobre/19/rimini/commerciale_a_italia_in_miniatura._piva_e_pari__percha__si_e_percha__no.html

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Italia in miniatura (San Pietro)

Il commento di Pari:

Rispetto alla proposta di ampliamento di 7500 mq delle superfici commerciali all’interno di Italia in miniatura appare evidente a tutti che si sta giocando una partita interna al Pd. Mi pare, inoltre, una modo surrettizio per costruire l’ennesimo centro commerciale a Rimini.
La città deve domandarsi se un’ulteriore centro commerciale è sostenibile o meno. Personalmente ho sempre ritenuto che questa città non potesse continuare a costruire superfici commerciali già dal momento in cui il Consiglio approvò l’Accordo sulla Murri e tanto meno con la variante Ikea – Mercatone.
Sarebbe anche utile uno sforzo di chiarezza e dire che si, ci potrebbero essere aumenti occupazionali, ma che il lavoro che si crea, come dimostrato dalle vertenze alle Befane, è un lavoro con scarsissime garanzie per i lavoratori, con retribuzioni anche’esse scarse e con una sicurezza sulle prospettive occupazionali e diritti bassissime. Sarebbe utile inoltre dire che questi investimenti producono davvero poco per il territorio, per il tessuto commerciale e la sua riqualificazione, il vero interesse è di chi costruisce e di chi è proprietario che già oggi ha in tasca, magari, un lauto contratto di vendita sottoscritto da qualche catena commerciale. A conti fatti si parla di interesse per il territorio e per i cittadini peraltro mai avverato quando in Europa sono ormai dieci anni che la tendenza di costruire centri commerciali ha subito una brusca inversione.
Sarebbe ormai giunto il punto di capire dagli amministratori che modello di sviluppo economico intendono perseguire, piuttosto che, di volta in volta, trovarsi davanti a queste proposte estemporanee e più che altro rispondenti a logiche di partito.

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No all’inceneritore di Raibano. Si alle tecnologie che separano i rifiuti

Pubblico volentieri l’ultimo comunicato del Comitato anti inceneritore di Raibano.

inceneritore-raibano

Inceneritore di Raibano

Caro amico antiinceneritorista stiamo cercando di sensibilizzare i politici in tutti i modi proponendo loro metodi di gestione dei rifiuti più efficienti. Leggi per favore il comunicato stampa che t’invio
Il nuovo piano d’Ambito approvato da ATO Rimini per ristrutturare il servizio di gestione dei rifiuti mediante l’impiego di cassonetti per la raccolta del rifiuto indifferenziato, dotati di una calotta con chiave elettronica per l’accesso, oltre ad essere costoso è inadeguato per garantire il raggiungimento degli obiettivi qualitativi di raccolta differenziata previsti per legge, con costi contenuti per la collettività.
Innanzitutto la spesa per l’installazione della calotta incluso il costo delle chiavi elettroniche (che sono 50 per un cassonetto da 1700 litri e costano 16€ l’una) è di circa 2000 € per cassonetto. Se moltiplichiamo questa cifra per i 3400 cassonetti presenti sul territorio della Provincia di Rimini otteniamo una spesa di 6.800.000 €.
Nel caso i 3400 cassonetti siano noleggiati, tra il costo del noleggio per cinque anni e le spese di gestione calcolate per i restanti tre anni del contratto stipulato tra i comuni ed Hera, la spesa è di 5.450.000 €.
Ma siccome il rifiuto differenziato raccolto mediante i cassonetti stradali presenta un alto grado di impurità, a questa spesa va aggiunto il costo della successiva selezione in Akron (l’impianto di selezione del secco esistente accanto all’inceneritore) pagato dai Comuni 115€/ton. E siccome Akron non è in grado di selezionare al meglio i rifiuti perché l’impianto è vecchio, a questo costo va aggiunto quello della discarica o dell’inceneritore. Per entrambe le soluzioni Hera fa pagare ai comuni 115E/ton.
In realtà la selezione con impianti dotati di moderni lettori ottici oggi costa 80€/ton e produrrebbe sicuramente molto meno scarto da avviare in discarica e quindi spese inferiori per i Comuni. Va sottolineato inoltre che i Consorzi che ritirano i materiali per avviarli al riciclo pagano ai Comuni dei corrispettivi differenti a seconda del grado di impurità presenti nei materiali consegnati. Quindi più alto è il grado di impurità minore è l’importo del corrispettivo pagato.
Se, con i tempi che corrono, i Sindaci della nostra Provincia avessero il coraggio di cambiare rotta scegliendo il metodo di raccolta “porta a porta” quella cifra spesa per noleggiare i cassonetti servirebbe per creare posti di lavoro e a non sperperare inutilmente danaro in una forma di organizzazione della raccolta differenziata altamente inefficiente che tra l’altro, per funzionare, ha bisogno di ripetuti passaggi per la pulizia delle piazzole dei cassonetti e di ronde dei vigili per multare i cittadini inadempienti. Come tutti già ora possono notare, i cassonetti stradali favoriscono l’abbandono dei rifiuti. L’introduzione della calotta con chiave elettronica aggrava il problema perché chi trova difficoltà ad aprire il cassonetto dell’indifferenziata o lascia il proprio sacchetto per terra contribuendo al degrado urbano o, peggio, lo butta nei cassonetti della carta, della plastica o dell’umido evitando in questo modo di pagare per il rifiuto conferito. Di conseguenza non sarà possibile contabilizzare il rifiuto secco prodotto e successivamente passare da tassa a tariffa. Al contrario con il metodo porta a porta unito al passaggio da tassa a tariffa si otterrebbe facilmente la collaborazione del cittadino, e si avrebbero delle rese qualitative dei materiali da avviare al riciclo decisamente superiori. Così si eviterebbero gli sprechi di danaro dovuti alla successiva selezione in Akron (che selezionerebbe solo il rifiuto indifferenziato) e dall’altro i corrispettivi pagati da Consorzi ai Comuni sarebbero più alti. In conclusione il processo di raccolta differenziata della nostra Provincia è costoso perché inefficiente e alla fine fa il gioco del Gestore che, non dimentichiamolo, ha interesse ad incenerire.
Margherita Bologna

Comunicato del 16 marzo 2009

Cari antiinceneritoristi le mail inviate non hanno ancora raggiunto il loro scopo anche perchè su 900 e passa iscritti solo 150 le hanno spedite. Scusandomi con chi le ha già inviate CHIEDO a tutti quelli che non l’hanno ancora fatto di accogliere il mio appello inviando la mail che allego qui sotto. E’ una partita dura perchè ci sono degli interessi economici di mezzo. L’unione fa la forza, dice il proverbio. E allora mettetecela tutta!

AL Presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani
All’assessore all’Ambiente della Regione Emilia-Romagna Lino Zanichelli
All’Assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna Giovanni Bissoni
Al Presidente della Provincia di Rimini Ferdinando Fabbri
AL candidato Presidente della Provincia Stefano Vitali
All’assessore all’Ambiente della Provincia di Rimini Cesarino Romani
Ai Sindaci dei comuni della Provincia di Rimini
Ai candidati Sindaci Massimo Pironi, Stefano Giannini, Marco Tamanti
Agli assessori all’ambiente dei Comuni della Provincia di Rimini

Oggetto: Costruzione nuova linea inceneritore di Raibano in Provincia di Rimini

Grazie al lavoro informativo svolto da ” Riccione per l’energia pulita” le tecnologie di separazione a freddo (trattamento meccanico–biologico) che selezionano ogni tipologia di rifiuto sia per recuperare materia che per produrre energia, senza ricorrere alla combustione, non sono più una conoscenza riservata ad una cerchia ristretta di addetti ai lavori ma la loro efficacia può essere testimoniata dagli amministratori della Provincia di Rimini, della Regione Emilia Romagna e dai cittadini più attenti al problema della gestione dei rifiuti. Poiché in occasione di due viaggi organizzati da Margherita Bologna, rappresentante il comitato, gli amministratori dei comuni di Rimini, Riccione, Coriano e Misano hanno potuto constatare il fatto che queste tecnologie sono già operative da tempo sul territorio nazionale, al fine di ottemperare alle disposizioni contenute nel Decreto Ambientale n. 152/2006 e in particolare agli art. 179 e 181, e alle prescrizioni del precedente Decreto Ronchi, (vigente al tempo della adozione del Piano dei Rifiuti della Provincia di Rimini), che stabiliscono una gerarchia nel trattamento dei rifiuti, anteponendo il recupero di materia all’incenerimento con produzione di energia

CHIEDO ALLE AUTORITA’ IN INDIRIZZO

1) di prendere atto che in una gestione integrata dei rifiuti, per legge, l’incenerimento è previsto come ultima soluzione dopo il recupero di materia.
2) che le moderne tecnologie permettono di ottenere energia dalla frazione organica dei rifiuti senza emissioni nocive nell’ambiente.

PERTANTO CHIEDO
alla Provincia di Rimini di ordinare la sospensione dei lavori di costruzione dell’inceneritore e di riconsiderare alcuni obiettivi non adeguatamente previsti dall’attuale Piano dei Rifiuti proponendo come azioni prioritarie alla costruzione della nuova linea dell’inceneritore:
a) la ristrutturazione tecnologica dell’esistente impianto di separazione del rifiuto secco (AKRON) al fine di migliorarne l’efficienza e di predisporlo per la separazione del rifiuto indifferenziato altrimenti destinato all’inceneritore o alla discarica.
b) il potenziamento della raccolta differenziata tramite l’estensione della raccolta di rifiuti “porta a porta”, con l’obiettivo di superare la quota del 65% nei prossimi 2 anni;
c) La costruzione di un impianto di separazione dei rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade attualmente destinati alla discarica o all’incenerimento, in luogo da destinarsi.
d) La costruzione di un impianto di produzione di energia mediante digestione anaerobica dei rifiuti organici, che insieme agli altri rende superflua la costruzione dell’inceneritore.
So che il costo dell’inceneritore ammonta a circa 75 milioni di € e che questa cifra è più che sufficiente sia per costruire due nuovi impianti con relative opere murarie sia per ristrutturare l’impianto di separazione del rifiuto secco denominato AKRON.
In qualità di elettore alle prossime elezioni amministrative avrò modo di fare la mia scelta sulla base della risposta data alla presente richiesta dalle Amministrazioni in indirizzo.

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Perchè a sinistra?

 Appunti di Eugenio Pari per riunione di venerdì 13 marzo 2009

 Le ragioni e i motivi che ci hanno portati ad autoconvocare questa serata sono presto detti: l’importante partecipazione di mercoledì 4 marzo alla sala della provincia, ha, ad avviso di molti di noi, avviato finalmente un percorso. Il fatto più significativo di quella serata è la grande partecipazione che c’è stata, una partecipazione che dimostra chiaramente che vi sono le energie, la volontà per costruire un progetto politico di sinistra anche a Rimini. Storie diverse per provenienza, cultura e modalità di partecipazione alla vita pubblica si sono ritrovate su una questione essenziale: far vivere nel nostro paese una cultura politica che sappia proporre una alternativa alle logiche dominanti, che sappia proporre un modello di sviluppo compatibile con la vita delle persone in carne ed ossa, un modello sostenibile di sviluppo dal punto di vista sociale ed ambientale.

Sono state spese tante parole ed energie nel corso di questi mesi per dar vita ad un progetto di sinistra in Italia. Un progetto che sappia comprendere fino in fondo le enormi sfide che la contemporaneità presenta ad un soggetto che nasce per la trasformazione, un progetto che sappia farsi comprendere dalle centinaia e centinaia di persone che vengono maciullate dal modello basato sui consumi, un soggetto che sappia mettere in discussione sé stesso per mettere in discussione il sistema, un luogo dove la democrazia viene sostantivata dalla pratica della partecipazione di tutte e di tutti alle decisioni e non dove la democrazia serve da paravento per coprire gli accordicchi e la politica di piccolo cabotaggio dove l’obiettivo è quello della sistematica occupazione di poltrone volta a governare per governare. Un luogo della politica dove le persone e le biografie contano più delle tessere, un luogo della democrazia sostanziale, quella cioè dove non solo ognuno di noi può avere la possibilità di dire ciò che pensa, ma dove ognuno di noi sa con certezza che quello che dirà verrà tenuto in considerazione. Solo così – è mia ferma convinzione – la sinistra ha un senso, solo così la sinistra può pensare di costruire un percorso multiculturale per definire un progetto di trasformazione che sia qualcosa di concreto e non solo qualcosa di utile per presentarsi nelle campagne elettorali fregandosene di ciò che avviene. Per ripresentarsi a promettendo allo scadere dei 5 anni di legislatura.

Anche a Rimini da mesi molti di noi si sono impegnati in discussioni, hanno speso energie per tentare di costruire questo processo, una attività defatigante su cui troppe volte ha gravato la preoccupazione delle forze che si sarebbero rese disponibili a lavorare, in molti ha prevalso non il pessimismo della ragione, ma la paura, una paura spiazzante di perdere in partenza. Ebbene io sono convinto che le uniche battaglie che si perdono sono quelle che non si combattono, non mi riferisco solo all’impegno che certo sarà gravoso per presentare eventualmente una lista alle elezioni amministrative, ma a quella battaglia delle idee e dei principi che un individuo che si dichiara di sinistra deve sempre e in ogni condizione fare per l’avanzamento sociale e per la difesa degli individui più deboli. Una opera meritoria a difesa dei diritti: dal lavoro all’istruzione, dalla casa all’accesso ai servizi, dal diritto di vivere in un ambiente accogliente al diritto di non ammalarsi o peggio morire per le emissioni inquinanti di inceneritori, elettrodotti e traffico automobilistico. Una battaglia che vada a vantaggio di molti è meritoria, è una battaglia che per essere condotta fino in fondo non può che essere disinteressata. La sinistra deve consacrarsi alle esigenze materiali delle persone, a quelle spirituali, al raggiungimento della giustizia sociale, avendo in sé la consapevolezza di quanto sta facendo. Ebbene, questo compito deve essere portato avanti oltre tutti gli ostacoli. Il lavoro altruista, che persegue il bene comune, merita o prima o dopo il riconoscimento delle altre persone e questo implica la più profonda soddisfazione per chi agisce nella società e promuove il benessere nella società in cui vive.

È evidente quindi che i calcoli elettoralistici, le convenienze politiche volte ad ottenere prebende e posti di potere fittizio sono una cosa che deve, o almeno, dovrebbe essere contrastata da un partito di sinistra. Non posso negare che questi calcoli di opportunità siano uno dei fardelli a causa dei quali si attarda a costruire questo luogo della politica e della partecipazione. La politica è anche mediazione, al rialzo però, non sempre come siamo stati abituati a vedere al ribasso. Se ci sono le condizioni concrete per promuovere il benessere sociale allora ben vengano gli accordi, ma se queste condizioni non ci sono occorre dare rappresentanza ai principi di solidarietà e giustizia, trasformando la rabbia o la rassegnazione in una forza positiva per il cambiamento. È, però, possibile fare questo se tutti abbiamo la consapevolezza di possedere un vocabolario delle idee e dei principi comune, perché altrimenti prevale ancora una volta la convenienza di bottega e la strumentalizzazione di tutto ciò che si muove dal basso come contrappeso per le trattative politiche che non riguardano punti di programma, ma chi va a fare l’assessore piuttosto che il presidente della municipalizzata. È la morte dei sentimenti, è la morte della politica.

Chi ha partecipato alla riunione del 4 marzo penso abbia avuto una sensazione positiva nel vedere la partecipazione di così tante persone. Penso però se ne sia tornato a casa con il fardello di dubbi se non appesantito almeno invariato. A me è sembrato a tratti prevalere una logica di componenti: 4 partiti o movimenti che si riuniscono per dar vita alla sinistra, dove ogni componente reclama legittimamente il proprio spazio, le proprie quote. A me è sembrato che il processo sia un processo “in vitro”, dove le valutazioni delle persone in carne ed ossa rimangono sostanzialmente inespresse. Un giudizio severo ed ingiusto, forse, ma è l’idea che mi sono fatto. Al di la’ di richiami e di analisi sulla situazione e su quanto possa essere indispensabile la nascita di un partito della sinistra, ho davvero raccolto pochi stimoli. Una valutazione però l’ho fatta: siamo noi tutte e tutti che dobbiamo e possiamo sostanziare questo processo, le nostre biografie – dicevo prima – la nostra volontà di impegno disinteressata, la nostra voglia di trasformare l’ingiustizia quotidiana a cui spesso assistiamo in una battaglia politica per la trasformazione. È il terrorismo psicologico che si fa sui migranti, è la strada che viene costruita in un parco per servire l’ennesima speculazione edilizia, è l’incremento insostenibile delle bollette sui servizi che serve per costruire l’inceneritore, è la privatizzazione di tutti gli spazi e di tutti i beni pubblici, è la visione consumistica del vivere il tempo libero di quella cultura inculcata dalle sagre paesane con tanto di patrocinio di provincia e comuni, sono i megacentri commerciali, luoghi del vivere consumando la battaglia politica. Sono queste tante cose che separatamente ci fanno pensare ad un decadimento incontrollabile della società in cui viviamo, ad una impossibilità di porre un argine culturale. Tante cose che separatamente sembrano inaffrontabili che però si tengono l’una all’altra, cose concrete che richiedono un ruolo diverso delle istituzioni e della politica. Sono le cose che non funzionano nella vita quotidiana, è il mancato assolvimento di bisogni immediati che produce isolamento sociale, quell’isolamento da cui nasce l’intolleranza e la disperazione di tante, troppe persone. Sono problemi talmente tanto vicini di cui non possiamo permetterci di demandare la soluzione ad altri se non all’impegno che ognuno di noi può mettere in relazione al proprio tempo, alle proprie capacità e disponibilità.

Affrontare il globale partendo dal locale è una prassi che dobbiamo seguire, mi ci è voluto del tempo per comprendere questa che è l’unica via di uscita per questi tempi così neri, per farci sentire attivi e non spettatori oltre che un elemento di sano buonsenso. Lo possiamo fare, credo, partendo dalla via in cui abitiamo, parlando con i nostri vicini, fermandoci a parlare con quei migranti che magari vendono piccoli oggetti fuori dai supermercati, stando al fianco e sostenendo le battaglie dei 900 lavoratori della SCM che perderanno il posto piombando in una tragedia esistenziale. Lo possiamo fare immaginando su come potrebbe essere più bello il parco che frequentiamo, le strade che percorriamo, gli edifici che vediamo. Certo, questo esercizio può essere fatto prescindendo dalla partecipazione diretta all’agone politico, ma avere una idea di città, di come migliorare la vita dei nostri figli, costruita non sul compromesso programmatico raggiunto nell’ufficio di qualche partito, bensì ragionando con le persone e trasformando le centinaia di confronti in un progetto e un programma per rendere migliore il nostro territorio e costruire il senso di una nuova comunità è l’unico nostro patrimonio, è la garanzia del nostro impegno politico. Alla fine, al di la’ dell’esito elettorale penso che potrebbe essere per tutti noi una esperienza di arricchimento umano utile per farci capire dove viviamo e su cosa si potrebbe fare per vivere meglio. Un esercizio – insomma – per nulla ozioso.

Questa riunione non vuole imporre niente a nessuno, mi piacerebbe solo che fosse un momento non di risacca, ma di avvio vero e proprio di un percorso di resistenza civile da un lato, e di fucina di idee per il domani. È chiaro, le candidature presentate finora non mi rappresentano e per la prima volta nella mia vita se le cose rimarranno così non parteciperò al voto, sarei contento quindi di poter trovare sulla scheda elettorale un soggetto che abbia la fisionomia, gli obiettivi e le pretese che ho cercato di descrivere ma, come si dice, questo è un altro discorso.

Come organizzarsi? Io ho preparato per tutti un documento che penso possa darci un primo inquadramento su come poter organizzare i nostri lavori e su cosa proporre per organizzare i lavori e le discussioni. Ho copiato e incollato questo documento con l’auspicio di fornire un contributo, un punto di riferimento minimo che come tale deve essere considerato aperto ed emendabile in ogni sua parte. Come si vedrà il documento tratta solo della questione delle europee e non certo di liste territoriali, che, so per certo, in queste ore stanno legittimamente preoccupando altri compagni impegnati in una difficile discussione all’interno dei loro partiti e movimenti e, a sua volta, con altri partiti.

 

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VI Forum di Sbilanciamoci

L’impresa possibile

Il documento finale del IV Forum di Sbilanciamoci

Cento proposte di finanziaria per il bene comune

Di Mauro Ravarino, Torino

il manifesto, 7 settembre 2008

 

Uno dei problemi sollevato nei dibattiti di questi giorni è come fare massa critica, come un patrimonio di saperi possa diventare elemento di mobilitazione. Detto fatto, o almeno ci si prova. Le “100 proposte per un’Italia capace di futuro” ci sono, sono state presentate nell’ultima giornata del forum di Sbilanciamoci. Una vera e propria finanziaria per il bene comune, elaborata dalle 50 organizzazioni che aderiscono alla campagna. Il passo in più ora, lo scarto, è il lancio di una giornata di mobilitazione in tutta Italia per la giustizia e la legalità fiscale, un Tax Justice Day per il prossimo autunno. Perché la fiscalità generale ritorni a essere uno strumento di redistribuzione.

“Con il governo Berlusconi – ha spiegato Giulio Marcon illustrando il documento finale – si afferma l’anacronistica politica economica che colpisce la sanità, l’istruzione, le politiche sociali, l’ambiente e i servizi offerti dagli enti locali; il tutto condito con la motivazione demagogica dei tagli alla spesa pubblica. Con le nostre cento proposte rilanciamo invece un modello di sviluppo fondato sull’equità sociale, sulla sostenibilità ambientale, la pace e la solidarietà internazionale”. Vediamo allora nel dettaglio la finanziaria di Sbilanciamoci, che verrà presentata ai partiti, al parlamento e al governo. Inizia proprio dal tema fiscale, prevedendo la tassazione delle rendite finanziarie al 23% (avvicinandoci così alla media europea) da cui potrebbero giungere risorse utili per il fondo della non autosufficienza, oggi cancellato, o a costruire 3 mila asili nido. Poi c’è anche l’istituzione di una carbon tax sulle emissioni inquinanti per rilanciare le energie rinnovabili.

Perché l’Italia riscopra un ambiente sano, non serve una nuova avventura nucleare e tante infrastrutture strategiche. Meglio – dicono a Torino – massicci investimenti pubblici per la mobilità sostenibile nelle aree metropolitane e per il riequilibrio modale (in Italia viaggia su gomma il 92,4% del traffico passeggeri e il 65,8% del traffico merci). Indispensabile l’abbandono della logica delle grandi opere a favore della ottimizzazione delle reti esistenti. E qui, a due passi dalla Val Susa, non possono che essere d’accordo.

A proposito di pace, il forum ha chiesto la riduzione delle spese militari e lo storno delle risorse su capitoli etici del bilancio dello stato, che può salvare la cooperazione allo sviluppo italiana e sostenere ricerca e innovazione. Passando alla scuola pubblica, una delle istituzioni – dopo l’assalto tremontiano – maggiormente sotto attacco, la proposta, oltre al ritiro dei 7,8 miliardi di euro di tagli previsti, è un fondo di 300 milioni per garantire il rispetto dell’innalzamento dell’obbligatorietà scolastica e di 350 milioni per l’edilizia (la maggior parte degli istituti non rispetta la legge 626). Il capitolo welfare è quello più articolato. Per quanto riguarda la casa: almeno 100 milioni per il sostegno sociale all’affitto per le classi a basso reddito e 1 miliardo per il rilancio dell’edilizia pubblica residenziale. Contrariamente a quanto pensa il governo, bisogna incentivare i processi di inclusione rivolti agli immigrati, partendo dalla chiusura dei centri di identificazione ed espulsione. Inoltre, le risorse individuate per militarizzare inutilmente le nostre città (100 milioni previsti dalla finanziaria del governo) potrebbero essere investite per dare soluzioni abitative dignitose che consentano ai rom di abbandonare i campi. Arriviamo al lavoro, il tema del forum: la proposta è un finanziamento di 1 miliardo di euro sotto forma di credito di imposta per le imprese che decidano di trasformare i co.co.pro in lavoratori dipendenti, regolarizzando cos’ 250 mila persone. Via poi il lavoro ad intermittenza e i provvedimenti che indeboliscono il Testo Unico. I movimenti chiedono, invece, un’indennità sociale di disoccupazione fino a 6 mesi per tutti i lavoratori che dopo 6 mesi di contratto di collaborazione subiscano l’interruzione del contratto e si trovino senza occupazione stabile. E se gli elevati stipendi dei parlamentari vanno ridotti, al contempo si dovrebbe incentivare la politica partecipata, con un fondo per lo sviluppo di democrazia diretta.

 

Scarica da questo link il documento con le 100 proposte del VI Forum di Sbilanciamoci

http://www.sbilanciamoci.org/forum2008/fin2009_centopunti.pdf

 

 

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