Archivi tag: affitti

Piano casa, siglato l’accordo tra Regioni e Governo

Trovato su: http://eddyburg.it/article/articleview/12947/0/356/

 Invitiamo a leggere il testo dell’accordo e l’eddytoriale 121, qui a fianco. Resterete anche voi stupiti, o scandalizzati, dal commento di Errani. L’Unità online, 1 aprile 2009
Qui il testo dell’accordo, e qui il commento di eddyburg

Via libera questa mattina dal governo e dalla conferenza delle regioni al cosiddetto “piano casa”. Nel piano saranno sbloccate le procedure per ampliamenti degli immobili, che però saranno possibili «entro il limite del 20% della volumetria esistente», per immobili che non superino i 1.000 metri cubi e fino a un massimo di incremento di 200 metri cubi. Il tutto secondo le norme regionali, che potranno escludere aree «con particolare riferimento ai beni culturali» e aree «di pregio ambientale e paesaggistico». E’ quanto si legge nell’intesa raggiunta tra governo e regioni.
Il limite di ampliamento sale al 35% nel caso di demolizioni, «con finalità di miglioramento della qualità architettonica, dell’efficienza energetica e secondo criteri di sostenibilità ambientale». Le regioni, prevede l’intesa, «si impegnano ad approvare entro e non oltre 90 giorni proprie leggi ispirate preferibilmente» agli obiettivi dell’accordo stesso. La validità delle leggi regionali non sarà superiore a 18 mesi. Mentre «entro dieci giorni dalla sottoscrizione dell’accordo il governo emanerà un decreto-legge i cui contenuti saranno concordati con le regioni e il sistema delle autonomie».
L’obiettivo, si legge, è quello «di semplificare alcune norme di competenza esclusiva dello Stato, al fine di rendere più rapida ed efficace l’azione amministrativa di disciplina dell’attività edilizia» e «introdurre forme semplificate e celeri per l’attuazione degli interventi edilizi», sempre «in coerenza con i principi della legislazione urbanistica ed edilizia e della pianificazione comunale».
Il governo e le regioni, infine, «ribadiscono la necessità assoluta del pieno rispetto della vigente disciplina in materia di rapporto di lavoro, anche per gli aspetti previdenziali e assistenziali e di sicurezza dei cantieri».
«Si tratta di un risultato molto importante al quale abbiamo lavorato intensamente – ha commentato il ministro Raffaele Fitto – abbiamo raggiunto un’intesa condivisa dall’intero governo».
Il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, oltre alla soddisfazione, ha sottolineato che l’intesa «è un risultato importante per noi e per il Paese, confermiamo pienamente l’impostazione di quando avevamo detto che il decreto era inaccettabile». Con gli accordi raggiunti oggi «non ci sono scelte che possono compromettere il sistema di governo e la tenuta urbanistica del territorio. Ora però bisogna occuparsi della vera emergenza che è quella di trovare risorse per le famiglie in difficoltà che non riescono a pagare l’affitto, abbiamo 550 milioni di euro, bisogna trovare altre risorse pubbliche e private». Soddisfazione è stata espressa da Errani anche perché nella bozza dell’accordo «non c’è più la vendibilità del 20% e non c’è più il cambiamento della destinazione d’uso».
Errani ha poi sottolineato che i lavori del piano casa saranno svolti nel rispetto delle norme sulla sicurezza e con lavoro regolare e forme di rendicontazione che mettano in chiaro tutti i lavori che verranno fatti. Le Regioni avranno 90 giorni di tempo per emanare, ciascuna, le norme per consentire l’attuazione del piano casa. In extremis si è raggiunto l’accordo per il varo di un tavolo che metta a punto uno studio di fattibilità per verificare quali misure adottare per l’edilizia pubblica. Dall’accordo, infatti, sono sparite «le risorse aggiuntive» che lo Stato avrebbe dovuto apportare, seppure in quantità non determinata.
Al termine del consiglio dei ministri anche Berlusconi ha commentato l’intesa: «Sono soddisfatto per l’accordo raggiunto, un’altra intesa importante dopo quella sugli ammortizzatori sociali. Ringrazio le Regioni per la collaborazione istituzionale, ora ci avviamo a studiare l’altro grande piano per la casa. E’ intenzione dell’esecutivo – ha spiegato Berlusconi – dare il via alla costruzione di ‘new town’ in ogni capoluogo di provincia per mettere a disposizione nuove case, in particolare per i giovani».

Il testo del «piano casa»
(da l’Unità online, 1 aprile 2009)

Ecco il testo dell’accordo sul piano casa siglato la notte scorsa al tavolo tecnico dal governo e dalla conferenza delle regioni, recepito questa mattina dalla conferenza unificata a Palazzo Chigi.

«Rilevata l’esigenza, da parte del governo, delle regioni e degli enti locali di individuare misure che contrastino la crisi economica in materie di legislazione concorrente con le regioni, quale quella relativa al governo del territorio;

visto l’accordo delle regioni e degli enti locali in ordine alle esigenze di fronteggiare la crisi mediante un riavvio dell’attività edilizia favorendo altresì lavori di modifica del patrimonio edilizio esistente nonché prevedendo forme di semplificazione dei relativi adempimenti secondo modalità utili ad esplicare effetti in tempi brevi nell’ambito della garanzia del governo del territorio;

rilevata l’esigenza di predisporre misure legislative coordinate tra stato e regioni nell’ambito delle rispettive competenze;

governo, regioni ed enti locali convengono la seguente intesa:

per favorire iniziative volte al rilancio dell’economia, rispondere anche ai bisogni abitativi delle famiglie e per introdurre incisive misure di semplificazione procedurali dell’attività edilizia, lo stato, le regioni e le autonomie locali definiscono il seguente accordo.

Le regioni si impegnano ad approvare entro e non oltre 90 giorni proprie leggi ispirate preferibilmente ai seguenti obiettivi:

a) regolamentare interventi – che possono realizzarsi attraverso piani/programmi definiti tra regioni e comuni – al fine di migliorare anche la qualità architettonica e/o energetica degli edifici entro il limite del 20% della volumetria esistente di edifici residenziali uni-bifamiliari o comunque di volumetria non superiore ai 1000 metri cubi, per un incremento complessivo massimo di 200 metri cubi, fatte salve diverse determinazioni regionali che possono promuovere ulteriori forme di incentivazione volumetrica;

b) disciplinare interventi straordinari di demolizione e ricostruzione con ampliamento per edifici a destinazione residenziale entro il limite del 35% della volumetria esistente, con finalità di miglioramento della qualità architettonica, dell’efficienza energetica ed utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e secondo criteri di sostenibilità ambientale, ferma restando l’autonomia legislativa regionale in riferimento ad altre tipologie di intervento;

c) introdurre forme semplificate e celeri per l’attuazione degli interventi edilizi di cui alla leggera a) e b) in coerenza con i principi della legislazione urbanistica ed edilizia e della pianificazione comunale. Tali interventi edilizi non possono riferirsi ad edifici abusivi o nei centri storici o in aree di inedificabilità assoluta.

 

Una mia lettera sul tema pubblicata dal Corriere di Rimini del 31 marzo 2009

 LETTERA APERTA SUL PIANO CASA

di Eugenio Pari, consigliere comunale Rimini

Con il Piano casa il Paese si sta preparando a diventare un cantiere al di fuori da qualsiasi idea di pianificazione, il che significa ancora una volta tutelare gli interessi della rendita a discapito dei cittadini.
Aumentare indiscriminatamente del 20% gli immobili esistenti e addirittura fino al 35% nel caso di demolizione e ricostruzione, significherebbe rendere ancora più invivibili le nostre città. Invece occorre sostenere una politica di accesso al diritto all’abitazione per quelle classi che vivono ancora più difficoltà a causa della pesantissima crisi che sta attraversando l’Italia.
Seicentomila famiglie sono escluse dal mercato della casa, sostenere che aumentando le costruzioni si aumenta anche la possibilità di reperire abitazioni per queste famiglie è una falsità del tutto priva di logica e di attinenza con i fatti. O sostenere come ha fatto il Presidente nazionale dei
costruttori che gli alloggi di edilizia popolare dovrebbero durare al massimo 20 anni esprime chiaramente che il problema per la destra non è che i comuni e i cittadini sono in ginocchio a causa dell’economia di rapina, il problema è che gli alloggi popolari sono costruiti con criteri troppo generosi. Dunque le persone sono merci e, come tali, vanno trattate. Di fatto il futuro delle città viene affidato agli speculatori e se si pensa che gli immobili industriali in disuso, posti generalmente nelle periferie delle città, potranno, grazie a queste disposizioni legislative, trasformarsi in condomini determinerà ancora di più la chiusura di impianti produttivi in
favore della rendita immobiliare. Guardiamo per esempio a cosa è successo a Rimini: la Ghigi poco tempo fa ha chiuso lo stabilimento in attivo e produttivo con l’obiettivo o prima o dopo di compiere una operazione edilizia su quell’area, quanti saranno gli imprenditori che faranno la stessa cosa visti i tempi di “vacche magre” nel comparto manifatturiero? Oggi alla Ghigi si potrà finalmente compiere l’operazione urbanistica che la proprietà aveva in mente quando decise di chiudere.
Ma c’è di peggio, la possibilità di cambio di destinazione d’uso varrà anche per il commercio. È stata l’arroganza dei grandi gruppi della distribuzione e la debolezza delle amministrazioni locali a disseminare il territorio di centri commerciali, oggi che sono in crisi per i protagonisti dell’economia della rendita sarà meglio riconvertirli in alloggi. Una città vivibile non nasce da
queste logiche, così si crea paura: disseminare il territorio di abitazioni sulla base delle volontà dei proprietari significherà condannare famiglie all’isolamento e all’emarginazione.
Quello che molte amministrazioni, anche a guida Pd, hanno sempre praticato, cioè la mercificazione del territorio e la contrattazione degli interventi urbanistici, trova oggi, dopo anni di teorizzazione in strumenti come per esempio i project financing, una conferma dal punto di vista normativo.
Sostenere quello che sostiene il candidato presidente Vitali, cioè che il problema sia quello dello snellimento delle procedure, è lo stesso punto di partenza da cui è partito il governo nel partorire questo obbrobrio legislativo e conduce alle stesse conclusioni. Le procedure aggravate e complesse in urbanistica, che peraltro hanno già ricevuto negli anni notevoli snellimenti in favore dei costruttori, sono a garanzia del territorio. Il territorio dove, garantendo comunque i diritti del privato, deve comunque essere considerato un bene collettivo per tutelare le persone in carne ed ossa dai rischi idrogeologici per esempio e per fornire alle persone condizioni migliori del vivere, partendo da norme che arginino il fenomeno della rendita immobiliare. Solo chi non ha chiaro questo può pensare che i temi del governo del territorio e dell’urbanistica quest’ultima intesa come sua componente, possano essere risolti con snellimenti e magari maggior flessibilità delle norme e delle procedure, la qual cosa, peraltro, non è segnata in alcun articolo della L.r. 20/2000, almeno non in quella vigente.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , ,
Annunci