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Il metodo grillino e la Rivoluzione civile

http://www.inter-vista.it/articoli/item/2607-il-metodo-grillino-e-la-rivoluzione-civile

Dopo l’esito delle urne Rivoluzione civile non molla, anzi. Parte il percorso degli ingroiani verso la ‘democrazia partecipativa’. Si vedranno con i cittadini una volta a settimana, come i grillini. La decisione è arrivata martedì sera durante l’assemblea nella sala comunale di via Pintor. In cinquanta riuniti si sono salutati già a martedì prossimo, nella sala comunale di via del Lupo (zona Grottarossa), per una assemblea che riguarderà l’acqua pubblica. “Ma non un’assemblea con un oratore e tutti zitti. Un’assemblea vera”, precisa Eugenio Pari. Via via, di settimana in settimana, a tema con i cittadini anche la difesa dei servizi socio assistenziali e tutti i temi utili a rilanciare il ruolo politico di Rivoluzione civile.

Beppe Grillo

Beppe Grillo

Anche prima delle elezioni il nostro vero traguardo – spiega Pari – non era quello di presentare una lista per le elezioni. Era e rimane la costruzione di un partito per l’alternativa rispetto al quadro sociale ed economico del nostro Paese e dell’Europa. Ci stiamo provando”. Allo scopo le assemblee settimanali, perché “la democrazia partecipativa – spiegano – non può limitarsi a fare la somma dei problemi, ma deve riuscire a costruire responsabilmente anche le soluzioni; in questo senso pensiamo di portare a valore le intenzioni propositive che si manifesteranno nel corso delle assemblee che abbiamo già programmato.
Rispetto al metodo grillino, Pari dice che “l’errore più grande che la sinistra potrebbe fare in questo momento è demonizzare il Movimento 5 Stelle. Ma siccome la storia c’insegna e noi non impariamo mai niente, è proprio quello che si sta facendo, ricordando il carattere populista del movimento e alcune cose da loro dette sul fascismo. La verità, fino ad ora, è che nelle liste hanno persone normalissime, casalinghe, piccoli imprenditori, operai. La verità è che hanno aperto la speranza dei cittadini. Ora io non so se con l’azione di governo queste speranze diverranno realtà, ma l’alternativa al loro movimento in questo momento sarebbe lo scontro in piazza. Penso anche che, se da un lato si possano nutrire dubbi su Grillo e Casaleggio, dall’altro è vero che le persone elette non sono Grillo e Casaleggio. Delle contraddizioni che ci sono nel 5Stelle non voglio pensare secondo una teoria complottistica che li vede come nuovi squadristi. Purtroppo c’è tanta inesperienza, a tratti (nei giudizi sul fascismo) banalizzazione del male direbbe Hannah Arendt. C’è tutto e il contrario di tutto nel movimento, ma bisogna capire le ragioni per cui hanno avuto questo voto”.
Rispetto alla lotta del 5Stelle, Pari fa notare come “in Italia il vero pericolo è che la rivoluzione l’hanno sempre fatta le classi dirigenti sovversive. Il loro attacco alla casta politica, mi sembra, potrebbe aprire uno spazio non tanto a un vero cambiamento, ma a una modifica dei gruppi dirigenti. E invece quello che va combattuto in Italia non è solo la politica, ma chi la politica la muove, i potentati economici. Questo è il limite della lista di Grillo”.
A sinistra? “La casa è crollata da un pezzo e bisogna mettersi costruttivamente a ricostruirla, ma non secondo le vecchie formule”, dice Pari. “Basterà l’ulteriore dimissione dei gruppi dirigenti? Ne prendiamo atto ma è un gesto superfluo. Ci vuole un ripensamento generale delle nostre idee, delle nostre teste”. “Noi dovremmo cercare di riprendere le pratiche positive, capire cosa hanno fatto i grillini per connettersi con il popolo e con il sentimento delle persone. Se la sinistra s’interrogasse seriamente su questo forse renderebbe un contributo utile a se stessa. I temi del 5Stelle sono gli stessi che ha messo in campo la sinistra, la quale dovrebbe cercare di capire come mai non è riuscita a fare comprendere alle persone il suo processo di partecipazione e democratizzazione. In questo paese, poi c’è un serio problema di giustizia sociale che va risolto e non si risolve scagliandosi contro i grillini. Occorre una forza politica che abbia connotati sociali”.

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DICHIARAZIONE DEI CONSIGLIERI PARI (SEL) E PAZZAGLIA (PD) SUL PROLUNGAMENTO DEL DIRITTO DI SUPERFICIE ALL’EX SEMINARIO

Siamo contrari all’accordo fra il Comune e la Diocesi sul prolungamento del diritto di superficie di ulteriori 30 anni per utilizzare il complesso edilizio denominato ex Seminario. 30 anni ci sembravano più che sufficienti. Ora diventerebbero 60. Considerati, i tempi in cui viviamo e i cambiamenti repentini all’interno della nostra società a nostro parere il raddoppio da 30 a 60 anni è solo un pretesto per giustificare l’aumento di 5 milioni spesa che il Comune dovrà sborsare ulteriormente (anziché i 12 milioni previsti due anni fa) diventando così 17 milioni di euro.

Siamo contrari anche per altri motivi: sono venuti a mancare alcuni presupposti fondamentali che avevano portato alla nascita di tale accordo. Fra i motivi addotti a suo tempo c’era la condivisibile necessità di trovare sistemazione a nuove strutture universitarie che, invece scopriamo solo ora non verranno mai attivate. Qualcuno si ricorda per caso le parole spese nel dicembre 2007 alla presenza dell’allora sottosegretario all’Università Nando Dalla Chiesa sulla necessità impellente per il polo riminese di una campus universitario dentro il complesso dell’ex seminario? Noi non lo abbiamo dimenticato.

Si dice inoltre che l’accordo tra Comune e Diocesi serva a ripondere alle crescenti necessità di trovare una sistemazione idonea considerato l’aumento della popolazione in età scolare.

Ma rispetto alla situazione attuale nella delibera si parla solo di 50 nuovi posti nido e di 4 sezioni in più per la Scuola Media Marvelli. Domanda: 50 posti nido e 4 sezioni in più della scuola media sono sufficienti per sostenere un’operazione da 17 milioni di euro? Secondo noi no.

L’Assessore Zerbini straparla di nuove centinaia di posti quando invece si tratta in certi casi di trasferimenti da un plesso all’altro come dimostra la chiusura della scuola di Santa Cristina: gli scolari verranno semplicemente trasferiti da questo plesso al Seminario. Si potrebbe addirittura pensare che la chiusura della scuola di Santa Cristina sia dovuta proprio all’apertura del Seminario, producendo un aggravio per gli spostamenti dei ragazzi. Se tale struttura cade a pezzi si poteva ristrutturare. In fondo con 17 milioni quante plessi scolastici potremmo riqualificare ed ampliare? Tantissimi.

Il Comune, inoltre, nei 17 milioni paga anche i lavori per l’apertura di 50 posti di asilo nido che, verranno affidati alla gestione di un privato. Così in questo caso, più unico che raro, il privato non si dovrà nemmeno preoccupare di reperire i locali per avviare la propria attività educativa! Perchè quando si tratta della Curia ci pensa il Comune a pagare i lavori (!) consegnando le nuove sezioni chiavi in mano pronte all’uso, dei privati naturalmente.

Noi siamo contrari per i motivi sopracitati e lo manifesteremo nel prossimo consiglio comunale. A differenza di altri colleghi consiglieri del Pd, quando si parla di soldi pubblici, di qualità dell’offerta dei servizi pubblici per noi non vale il ragionamento di convenienza elettorale e, soprattutto, non si possono utilizzare i soldi pubblici dei cittadini per produrre delibere elettorali come invece è, a nostro modesto parere, la nuova delibera sull’ex Seminario

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Neofascisti e destra di governo a braccetto con nostalgia

http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/neofascisti/neofascisti/neofascisti.html

Esce “Bande nere”, un libro in cui Berizzi racconta chi sono, come vivono
e chi protegge i nuovi “balilla”. Un’inchiesta tra partiti, stadi, scuole e centri sociali

cuore-nero

cuore nero Milano

C’è il ministro della difesa La Russa che posa con un “camerata” di una famiglia mafiosa siciliana, i Crisafulli, narcotraffico e spaccio di droga a Quarto Oggiaro, periferia nord di Milano. C’è il suo collega di partito e di governo, il ministro per le politiche europee Ronchi, con uno dei fondatori del circolo nazifascista Cuore nero: quelli del brindisi all’Olocausto.
Lui si chiama Roberto Jonghi Lavarini e presiede il comitato Destra per Milano (confluito nel Partito della libertà). Sostiene le “destre germaniche”, il partito boero sudafricano pro-apartheid – il simbolo è una svastica a tre braccia sormontata da un’aquila – e rivendica con orgoglio l’appartenenza alla fondazione Augusto Pinochet. In un’altra foto compare a fianco del sindaco di Milano, Letizia Moratti. Poi ci sono gli stretti rapporti del sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, con l’ultra-destra violenta e xenofoba del Veneto Fronte Skinhead. Ruoli istituzionali, incarichi, poltrone distribuiti ai leader delle teste rasate venete, già arrestati per aggressioni e istigazione all’odio razziale.
Fascisti del terzo millennio
Almeno 150 mila giovani italiani sotto i 30 anni vivono nel culto del fascismo o del neofascismo. E non tutti, ma molti, nel mito di Hitler. Un’area geografica che attraversa tutta la penisola: dal Trentino Alto Adige alla Calabria, dalla Lombardia al Lazio, da Milano a Roma passando per Verona e Vicenza, culle della destra estrema o, come amano definirla i militanti, radicale. Cinque partiti ufficiali (Forza Nuova, Fiamma Tricolore, la Destra, Azione Sociale, Fronte Sociale Nazionale) – sei, se si considera anche il robusto retaggio di An ormai sciolta nel Pdl. I primi cinque raccolgono l’1,8 per cento di voti (tra i 450 e i 480 mila consensi). Ma a parte le formazioni politiche, l’onda “nera” – in fermento e in neofascistiespansione – si allunga attraverso un paio di centinaia di circoli e associazioni, dilaga nelle scuole, trae linfa vitale negli stadi. Sessantatre sigle di gruppi ultrà (su 85) sono di estrema destra: in pratica il 75 per cento delle tifoserie che, dietro il “culto” della passione calcistica, compiono aggressioni e altre azioni violente premeditate. La firma: croci celtiche, fasci littori, svastiche, bandiere del Terzo Reich, inni al Duce e a Hitler. Sono state 330 le aggressioni da parte di militanti neofascisti tra 2005 e 2008. Concentrate soprattutto in tre aree del paese: il Veneto (Verona, Vicenza, Padova), la Lombardia (Milano, Varese) e il Lazio (Roma, Viterbo). Sono i vecchi-nuovi “laboratori” dell’estremismo nero. Con Roma – anche qui – capitale.
Dalle scuole ai centri sociali
Dai centri sociali di destra alle occupazioni a scopo abitativo (Osa) e non conformi (Onc). Dalle aule dei licei a quelle delle università. Dai “campi d’azione” di Forza Nuova ai raid squadristi delle bande da stadio che si allenano al culto della violenza. La galassia del neofascismo si compone di più strati: e anche di distanze evidenti. L’esperimento più originale è quello di CasaPound a Roma, il primo centro sociale italiano di destra. Da lì nasce Blocco studentesco, il gruppo sceso in piazza contro la riforma della scuola. Una tartaruga come simbolo, i militanti si battono contro l'”affitto usura” e il caro vita. Il leader è Gianlcuca Iannone, anima del gruppo ZetaZeroAlfa: musica alternativa, concerti dove i militanti si divertono a prendersi a cinghiate. A Milano c’è Cuore Nero. Il circolo neofascista fondato da Roberto Jonghi Lavarini e dal capo ultrà interista Alessandro Todisco, già leader italiano degli Hammerskin, una setta violenta nata dal Ku Klux Klan che si batte in tutto il mondo per la supremazia della razza bianca. Dopo l’attentato incendiario subito l’11 aprile del 2007, i nazifascisti di Cuore nero ringraziano in un comunicato ufficiale tutti coloro che gli hanno espresso solidarietà e sostegno: tra gli altri, “in particolare”, la “coraggiosa” onorevole Mariastella Gelmini, all’epoca coordinatrice lombarda di Forza Italia e attuale ministro dell’Istruzione.
Saluti romani, pistole e ‘ndrine
La famiglia calabrese dei Di Giovine e quella siciliana dei Crisafulli, la destra in doppiopetto di An e quella estremista di Cuore nero. A Quarto Oggiaro, hinterland milanese, la ricerca del consenso politico incrocia sentieri scivolosi. A fare da cerniera tra le onorate famiglie – che gestiscono il mercato della droga -, le teste rasate e il Palazzo è sempre lui, il “Barone nero” Jonghi Lavarini. Quello fotografato con il ministro Ronchi e il sindaco Moratti. Quello che presenta a Ignazio La Russa Ciccio Crisafulli, erede del boss mafioso Biagio “Dentino” Crisafulli, in carcere dal ’98 per traffico internazionale di droga. Camerata dichiarato, il rampollo Crisafulli frequenta Cuore nero così come il cugino James. A lui sarebbe stata dedicata la maglietta “Quarto Oggiaro stile di vita”, prodotta dalla linea di abbigliamento da stadio “Calci&Pugni” di Alessandro Todisco. L’avvocato Adriano Bazzoni è braccio destro di La Russa. C’è anche lui in una foto con Lavarini e con Salvatore Di Giovine, detto “zio Salva”, della cosca calabrese Di Giovine. Siamo sempre a Quarto Oggiaro, prima delle ultime elezioni politiche.
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