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La concezione materialistica della storia

Di Eugenio Pari

Il fatto è dunque il seguente: individui determinati che svolgono un’attività produttiva secondo un modo determinato entrano in questi determinati rapporti sociali e politici. In ogni singolo caso l’osservazione empirica deve mostrare empiricamente e senza alcuna mistificazione e speculazione il legame fra l’organizzazione sociale e politica e la produzione. L’organizzazione sociale e lo Stato risultano costantemente dal processo della vita di individui determinati; ma di questi individui, non quali possono apparire nella rappresentazione propria o altrui, bensì quali sono realmente, cioè come operano e producono materialmente, e dunque agiscono fra limiti, presupposti e condizioni materiali determinate e indipendenti dal loro arbitrio. La produzione delle idee, delle rappresentazioni, della coscienza, è in primo luogo direttamente intrecciata all’attività materiale e alle relazioni materiali degli uomini, linguaggio della vita reale. Le rappresentazioni e i pensieri, lo scambio spirituale degli uomini appaiono qui ancora come emanazione diretta del loro comportamento materiale. Ciò vale allo stesso modo per la produzione spirituale, quale essa si manifesta nel linguaggio della politica, delle leggi, della morale, della religione, della metafisica, ecc. di un popolo. Sono gli uomini i produttori delle loro rappresentazioni, idee, ecc., ma gli uomini reali, operanti, così come sono condizionati da un determinato sviluppo delle loro forze produttive e dalle relazioni che vi corrispondono fino alle loro formazioni più estese. La coscienza non può mai essere qualche cosa di diverso dall’essere cosciente, e l’essere degli uomini è il processo reale della loro vita. Se nell’intera ideologia gli uomini e i loro rapporti appaiono capovolti come in una camera oscura, questo fenomeno deriva dal processo storico della loro vita, proprio come il capovolgimento degli oggetti sulla retina deriva dal loro immediato processo fisico. Esattamente all’opposto di quanto accade nella filosofia tedesca, che discende dal cielo sulla terra, qui si sale dalla terra al cielo. Cioè non si parte da ciò che gli uomini dicono, si immaginano, si rappresentano, né da ciò che si dice, si pensa, si immagina, si rappresenta che siano, per arrivare da qui agli uomini vivi; ma si parte dagli uomini realmente operanti e sulla base del processo reale della loro vita si spiega anche lo sviluppo dei riflessi e degli echi ideologici di questo processo di vita. Anche le immagini nebulose che si formano nel cervello dell’uomo sono necessarie sublimazioni del processo materiale della loro vita, empiricamente constatabile e legato a presupposti materiali. Di conseguenza la morale, la religione, la metafisica e ogni altra forma ideologica, e le forme di coscienza che ad esse corrispondono, non conservano oltre la parvenza dell’autonomia. Esse non hanno storia, non hanno sviluppo, ma gli uomini che sviluppano la loro produzione materiale e le loro relazioni materiali trasformano insieme con questa realtà, anche il loro pensiero e i prodotti del loro pensiero. Non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza. Nel primo modo di giudicare si parte dalla coscienza come individuo vivente, nel secondo modo, che corrisponde alla vita reale, si parte dagli stessi individui reali viventi e si considera la coscienza soltanto come la loro coscienza. Questo modo di giudicare non è privo di presupposti. Esso muove dai presupposti reali e non se ne scosta per un solo istante. I suoi presupposti sono gli uomini, non in qualche modo isolati e fissati fantasticamente, ma nel loro processo di sviluppo, reale ed empiricamente constatabile, sotto condizioni determinate. Non appena viene rappresentato questo processo di vita attivo, la storia cessa di essere una raccolta di fatti morti, come negli empiristi che sono anch’essi astratti, o un’azione immaginaria di soggetti immaginari, come negli idealisti. Là dove cessa la speculazione, nella vita reale, comincia dunque la scienza reale e positiva, la rappresentazione dell’attività pratica, del processo pratico di sviluppo degli uomini. Cadono le frasi sulla coscienza e al loro posto deve subentrare il sapere reale. Con la rappresentazione della realtà la filosofia autonoma perde i suoi mezzi d’esistenza. Al suo posto può tutt’al più subentrare una sintesi dei risultati più generali che è possibile astrarre dall’esame dello sviluppo storico degli uomini. Di per sé, separate dalla storia reale, queste astrazioni non hanno assolutamente valore. Esse possono servire soltanto a facilitare l’ordinamento del materiale storico; a indicare la successione dei suoi singoli strati. Ma non danno affatto, come la filosofia, una ricetta o uno schema sui quali si possano ritagliare e sistemare le epoche storiche. La difficoltà comincia, al contrario, quando ci si dà allo studio e all’ordinamento del materiale, sia di un’epoca passata che del presente, a esporlo realmente. Il superamento di queste difficoltà è condizionato da presupposti che non possono affatto essere enunciati in questa sede, ma che risultano soltanto dallo studio del processo reale della vita e dell’azione degli individui di ciascuna epoca. Qui prenderemo alcune di queste astrazioni di cui ci serviamo nei confronti dell’ideologia e le illustreremo con esempi storici.

L’ideologia tedesca, K. Marx – F. Engels, 1846

La trasformazione della società capitalistica attraverso lo sviluppo delle contraddizioni interne al meccanismo del sistema richiede secondo Marx l’intervento di un fattore soggettivo (un soggetto sociale che operi attivamente per quella trasformazione).

All’interno dei rapporti di produzione capitalistici questo soggetto è la classe dei lavoratori salariati che deve organizzarsi “a parte”, in partito inteso come soggetto autonomo sul terreno della politica intesa come lotta generale – su tutti gli aspetti della vita sociale – per la trasformazione dei rapporti di forza complessivi tra le classi sociali in lotta.

Per fare la storia gli uomini devono essere messi nelle condizioni di farla. Tali condizioni sono:

  1. potersi riprodurre da un punto di vista materiale, ovvero realizzare i propri bisogni vitali attraverso il ricambio con la natura: mangiare, vestirsi, abitare. Da qui la concezione materialistica della storia;
  2. tali bisogni vengono soddisfatti socialmente. Per riprodurre le proprie condizioni di vita gli uomini devono necessariamente entrare in relazione tra di loro e ciò avviene attraverso la divisione del lavoro. L’insieme di tali relazioni o rapporti di produzione viene a determinare un modo di produzione;
  3. il modo in cui gli uomini entrano in relazioni economiche muta storicamente e le ragioni di questo mutamento sono da rintracciare nello sviluppo delle contraddizioni interne ai meccanismi di funzionamento del modo di produzione stesso;
  4. le relazioni economiche caratterizzano il modo di produzione non sono stabilite tra individui, ma tra classi sociali, che non sono date in base al reddito o alla ideologia o ai comportamenti sociali, ma si formano in base alla posizione che occupano all’interno del sistema di divisione del lavoro vigente nel modo di produzione.

Una classe è sempre in sé anche se non è sempre per sé, questa frase significa che l’esistenza di una classe è un elemento oggettivo, si appartiene ad essa in base alla posizione assunta nella divisione del lavoro, ciò avviene indipendentemente dall’avere o meno coscienza di questa appartenenza, e di trarre da questo la consapevolezza della necessità del perseguire i propri interessi, perseguendo quelli generali di classe.

Rapporto struttura/sovrastruttura

La storia viene spiegata a partire dalle opinioni che società ed attori di fanno di sé, quindi, per esempio viene detto che le crociate siano state fatte per corrispondere ad un sentimento religioso; che la Rivoluzione francese sia avvenuta per rispondere ad aspirazioni di libertà; che la liberazione degli schiavi sia alla base della Guerra civile americana.

In realtà questi avvenimenti storici hanno profonde radici economiche che si collocano all’interno di un contesto di importanti trasformazioni del modo di produzione e dei rapporti sociali allora vigenti.

Per comprendere le cause dei fenomeni storici bisogna andare oltre i fenomeni stessi, fenomeni che sono la mera rappresentazione della realtà.

Si deve penetrare nella struttura più interna e meno visibile della società, quindi scavare fino a riportare alla luce lo scheletro che sostiene il resto dell’organismo sociale e gli permette di funzionare. Tale struttura è l’insieme di rapporti di produzione organizzati secondo un modo storicamente definito. Su queste basi si sviluppa il resto dell’organismo sociale che viene definito sovrastruttura, che, a sua volta si articola in diversi livelli:

– rapporti giuridici;

– rapporti politici;

– ideologie;

– espressioni artistico-culturali;

– Stato.

Fra questi livelli il più importante è lo Stato.

Il rapporto struttura/sovrastruttura è dialettico, ovvero la sovrastruttura interviene nella struttura modificandola. L’intervento dello Stato è sempre orientato alla conservazione dei rapporti di produzione dominanti secondo gli interessi complessivi della classe dominante in un preciso momento storico. Lo Stato rappresenta gli interessi della classe dominante sulla base di rapporti di forza esistenti in una particolare situazione ed in una determinata fase di sviluppo del modo di produzione.

Formazione economico-sociale storicamente determinata: Usa, Giappone, Germania sono tutti paesi capitalisti, ognuno di loro però presenta delle peculiarità, ognuno di loro ha incorporato in modo specifico le leggi capitalistiche.

Analisi di fase: è l’analisi della particolare fase attraversata da modo di produzione.

Si distingue in

Fase storica: quella che si basa sul lungo periodo;

Fase politica: quella sul medio periodo.

A queste due fasi occorre collegare un’analisi tattica e una strategica, ambedue questi tipi di analisi devono fondare sull’analisi concreta della situazione concreta, ossia l’analisi dei nessi esistenti in un certo momento storico tra i vari livelli di realtà (economia, stato, politica, partiti, cultura e rappresentazioni della coscienza).

K. Marx, Prefazione e introduzione a “Per la critica dell’economia politica”

K. Marx, L’ideologia tedesca

K. Marx, La concezione materialistica della storia

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