L’economia regionale ai tempi della crisi

Di Eugenio Pari

Le dinamiche economiche regionali mostrano un quadro di crescita che va dal 1,5% del 2017 passando per il 1,4% del 2018, con una stima per il 2019 che dovrebbe attestarsi al 1,2%. Un andamento che permetterebbe al Pil regionale di crescere del 7,9% rispetto ai livelli più bassi registrati nel 2009. L’Emilia-Romagna cresce e cresce maggiormente rispetto ai livelli nazionali, in particolare nel 2018 è cresciuta dello 0,4% in più paragonandola al livello nazionale tenendo presente che nel 2017 lo scarto tra i due riferimenti era solo dello 0,1%.

La dinamica è trainata in particolare dall’aumento “della Manifattura, che è aumentata di ben + 3,6%, affiancata dai Servizi (+1,3%). Diversamente il settore delle Costruzioni si è mantenuto stabile. Per quanto riguarda l’Agricoltura le stime di Prometeia indicherebbero una forte contrazione, pari a -5,7%, tuttavia il Rapporto sul sistema agroalimentare dell’Emilia-Romagna relativo al 2017”[1].

Il 2018, complessivamente ha registrato un incremento del valore aggiunto totale  di circa la stessa intensità dell’anno precedente (+1,5%) cambia però l’apporto fornito dai diversi settori dell’economia nel conseguimento di tale risultato. Infatti, “l’agricoltura dovrebbe crescere con +2,6% così come le Costruzioni (+1,0%), i Servizi dovrebbero mantenere la crescita contenuta ma costante che li ha caratterizzati durante tutto il periodo della crisi economica (+1,3%) mentre a rallentare significativamente nell’anno in corso sarebbe la Manifattura (+1,7%)”[2].

 

 

 

 

 

 

A determinare tali risultati vi è stato un rallentamento della domanda interna e una frenata di quella estera, elemento quest’ultimo particolarmente importante per la storia dell’economia regionale.

In linea con le tendenze nazionali sebbene in forma più attenuata, anche a livello regionale sono sia il rallentamento registrato dalla domanda interna che da quella estera a contribuire al rallentamento del PIL, con particolare rilievo per la seconda. Le esportazioni nel 2018 hanno registrato un incremento pari al 2,4%, un risultato in netta riduzione rispetto alla tendenza del 2017 (+6,7% dati Istat), “sebbene le evidenze relative alle esportazioni nei primi due trimestri del 2018, di fonte Istat e discusse più avanti in questo capitolo, mostrano in realtà una prosecuzione nel 2018 dell’intensità della crescita delle vendite estere regionali in continuità con l’anno precedente (+4,6% e +7,2% rispettivamente)”[3].

In materia di innovazione il Rapporto Ires sull’economia regionale del 2018 scrive

 

in primo luogo, al fine di monitorare lo sforzo e la capacità innovativa complessiva della regione, comprendendo sia gli impegni privati che quelli pubblici in tale direzione, è possibile prendere in esame alcuni indicatori di input all’innovazione, solitamente misurarti come l’incidenza della spesa totale per R&S sul Pil regionale e personale addetto alla R&S delle imprese. Un primo indicatore a cui si può fare riferimento al fine di studiare il fenomeno dell’innovazione è l’incidenza della spesa totale per ricerca e sviluppo sul totale del Pil. Va tuttavia immediatamente precisato che si tratta di un indicatore di input, che come tale guarda ai cosiddetti fattori abilitanti dell’innovazione, ossia pre-condizioni che dovrebbero favorire, appunto, l’emergere di prodotti e/o processi innovativi, ma che non necessariamente si tradurranno in effettiva innovazione. Ciò premesso, deve comunque essere letto positivamente l’incremento della quota percentuale di spesa destinata alla R&S che si registra per tutti tre i livelli territoriali esaminati alla figura precedente. Si nota infatti un costante aumento del valore percentuale dell’indicatore, in particolare per l’Emilia-Romagna, che, partita alla fine degli anni Novanta su livelli inferiori a quelli medi nazionali, a partire dal 2002 ha superato il dato italiano (oltre a rimanere superiore a quello del Nord-Est).[4]

 

Il dato dell’Emilia-Romagna in materia di innovazione va sicuramente in controtendenza rispetto a quello medio nazionale, ma anche rispetto alla locomotiva del Nord-Est, questa forbice, riporta l’elaborato dell’Ires sull’economia regionale va ampliandosi.

Gli studi in materia di innovazione, in particolare i risultati degli sforzi innovativi delle impese, della Commissione europea, riportano una situazione notoriamente critica per l’Italia collocandola fra gli innovatori moderati “diversamente l’Emilia-Romagna – insieme al Piemonte e al Friuli Venezia Giulia – nel 2014 era una delle uniche regioni italiane a collocarsi nel gruppo precedente, quello degli inseguitori (c.d. “innovation followers”, poi ridefiniti come “strong innovators”), cioè quelle realtà regionali che presentano una resa innovativa uguale o superiore alla media complessiva e che dunque sono ben predisposte per poter inseguire, appunto, gli innovatori leader, costituiti essenzialmente da regioni di Danimarca, Svezia, Finlandia, Regno Unito, Irlanda e Germania. Nella rilevazione del 2016 dell’Innovation Regional Scoreboard, l’Emilia-Romagna ha perso una posizione, ed è tornata ad essere considerata, una regione con innovazione moderata, con il Piemonte e il Friuli-Venezia Giulia a rimanere le uniche due regioni italiane classificate fra gli ‘strong innovators’”[5].

In materia di investimenti esteri c’è da registrare una dinamica che dai disinvestimenti (nel 2012 avevano superato di 4 miliardi gli investimenti), a livello complessivo (il dato di riferimento è quello del 2015, unico disponibile), ha raggiunto oltre 23 miliardi di investimenti diretti esteri (IDE) sul territorio regionale, di cui oltre il 41% rientrano nel settore della Manifattura. Il secondo settore per importanza, che rappresenta il 33% in regione è l’intermediazione finanziaria mentre il terzo è l’ampia categoria “Altri servizi” che detiene una quota molto inferiore rispetto alle prime due ovvero del 12%.

Questo dato di natura macroeconomica permette:

 

di avere un’idea dei flussi in entrata e in uscita degli investimenti diretti esteri ma nulla ci dicono sulle caratteristiche delle imprese che hanno generato questi valori. Un interessante approfondimento su questo tema è stato prodotto nell’ultima edizione del rapporto di Unioncamere sull’Economia Regionale38 dove si offre un quadro dell’evoluzione delle imprese multinazionali in regione. In questo lavoro le imprese multinazionali vengono identificate come quelle che detengono (almeno) una partecipazione pari o superiore al 10% del capitale sociale di un’impresa estera (come conseguenza di un investimento diretto dall’estero o “in entrata”, chiamate IDE_In). Esistono poi naturalmente multinazionali che hanno sia un investitore straniero nella propria compagine azionaria per una quota superiore al 10% e che al contempo detengono partecipazioni superiori al 10% del capitale sociale in un’impresa estera, in tal caso vengono chiamate IDE_In&Out.[6]

 

 

 

 

 

 

 

 

Il valore economico raggiunto dalle multinazionali estere è pari a circa 42 miliardi di euro, dal punto di vista occupazionale mediamente le multinazionali contano 134 dipendenti, anche se:

 

le più grandi, che corrispondono a realtà d’impresa “multinazionalizzate” già da molto tempo, sono quelle internazionalizzate in entrambe le direzioni (232 dipendenti in media), seguite dalle IDE_Out (197 dipendenti) e, a notevole distanza da quelle in entrata (55 dipendenti). Molte di queste ultime sono affiliate di imprese estere costituite in regione prevalentemente per fini distributivi e dunque fisiologicamente con dimensioni più limitate.Quello che è di particolare interesse notare è la forte dinamica espansiva dell’attività di internazionalizzazione durante la recessione economica: nel 2009 le multinazionali erano 836, registrando quindi un’espansione numerica negli anni della crisi economica pari al 188%39. Ad espandersi maggiormente dal punto di vista numerico sono state le IDE_In&Out (+320%), seguite da quelle IDE_In (+244%) e dal quelle Out (132%). Ad accrescere durane la crisi economica non è stato solo il numero di queste imprese ma anche le loro dimensioni: sono infatti aumentati del 41% i fatturati aggregati (dell’80% per quelle IDE_In&Out) e del 13% l’occupazione (sfiora il 50% per le IDE_In, raggiungono il 40% IDE_In&Out).[7]

 

Il ruolo delle multinazionali che operano in Emilia-Romagna per l’economia regionale, coosì come il livello di internazionalizzazione è notevolmente cresciuto dopo la crisi rispetto ai periodi pre-crisi, siamo quindi di fronte “processo in forte dinamica espansiva che proseguirà molto probabilmente nel futuro”.

Il settore manifatturiero avanza, mentre quello delle costruzioni, uscito dalla crisi soltanto nel 2015 aumenta nei termini di fatturato complessivo ma riscontra ancora gravi difficoltà sul piano della produttività. Il commercio conferma la propria curvatura negativa registrata negli ultimi anni, questa tendenza potrebbe essere generata non tanto e non solo dalla curvatura negativa dei consumi “quanto piuttosto dal graduale spostamento degli acquisti dai negozi fisici a quelli virtuali tramite l’e-commerce”.

Per ciò che concerne il numero delle imprese a fine 2017 in regione se ne registravano 404.758 attive. in Emilia-Romagna il numero complessivo delle imprese è passato da poco più di 400.000 nel 1998 a quasi 432.000 nel 2008, anno in cui ha raggiunto un picco, per poi iniziare, negli anni successivi, a contrarsi in misura significativa. Per quanto tra il 2015 e il 2017 vi sia stato un rallentamento della perdita delle imprese, il è comunque proseguito, con la perdita di 5.500. Al 2018 pare essersi fermata l’emorragia e il numero complessivo delle imprese tenederebbe a stabilizzarsi. Nel grafico elaborato da Ires Emilia-Romagna la linea rossa nel grafico successivo mostra come il numero complessivo delle imprese sia cresciuto costantemente nei dieci anni compresi tra il 1998 e il 2008 mentre abbia subito una flessione successivamente. La linea blu ci indica invece il tasso di crescita delle imprese attive e ci mostra come in alcuni periodi la crescita del tessuto produttivo sia stata più accelerata, ad esempio nel 2000 e nel 2004, mentre in altri momenti il tasso di crescita si sia contratto o sia sceso persino in territorio negativo, come è accaduto per quasi tutto il periodo tra il 2008 e il 2017”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La perdita delle imprese non si è distribuita omogeneamente nei vari settori dell’economia regionale, il maggior numero di scomparse delle attività si è verificato nel settore delle costruzioni, seguito da quello dei trasporti e del magazzinaggio.

In controtendenza alcuni settori come quelli dei servizi di alloggio e ristorazione, e noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese sono quelli che hanno sperimentato incrementi maggiori. Va ricordato che,soprattutto laddove le contrazioni sono maggiormente consistenti, nel periodo precedente alla crisi le quote di imprese individuali erano molto alte (74% delle imprese delle Costruzioni e l’85% delle imprese in Agricoltura del 2007 erano Ditte Individuali), quindi la consistente chiusura di attività di piccolissime dimensioni contribuisce in misura significativa a generare il crollo della numerosità d’impresa”.

Le imprese artigiane, storicamente fondamentali per il tessuto economico emiliano-romagnolo, “sono quelle che hanno subito i maggiori contraccolpi della crisi: sul totale delle oltre 27 mila imprese perse tra il 2008 e il 2017 oltre 19 mila sono infatti artigiane. Contemporaneamente, nel corso della crisi economica, le società di capitale sono aumentate di oltre 13mila unità, a testimonianza ulteriore del fatto che la recessione ha avuto ripercussioni disomogenee sia rispetto ai settori produttivi che alla dimensione d’impresa, contribuendo così a modificare l’assetto strutturale dell’economia regionale”.

Nel complesso questo capitolo ci consegna una fotografia relativa al nel corso dell’anno 2017 la situazione economica regionale risultava essere molto positiva, essa è stata, infatti, “stimolata da diversi canali, sia interni quali investimenti e consumi delle famiglie che esteri. In particolare, collegato all’ottimo andamento del commercio mondiale, le esportazioni regionali hanno toccato il tasso di crescita massimo degli ultimi anni. Questo aspetto, unito al buon andamento degli investimenti, ha favorito una dinamica espansiva soprattutto della manifattura, a fianco della quale però sostanzialmente tutti i settori hanno avuto performance positive, se pur con intensità diversificate. I dati relativi al 2018, presentano una decelerazione delle dinamiche espansive dell’anno precedente, in linea con l’andamento internazionale e con il rallentamento del commercio mondiale”.

Luci e ombre se parliamo di occupazione e disoccupazione, il Rapporto dell’Ires sostiene infatti “in termini più generali, l’analisi della composizione della forza lavoro rispetto alla popolazione complessiva permette di avanzare alcune riflessioni:

– In primo luogo, si registra come la quota di forza lavoro sulla popolazione nel 2017 cresca sia rispetto al 2000 che al 2008 ma più per effetto di una partecipazione al mercato del lavoro dei disoccupati che per un innalzamento del numero di occupati;

– La contrazione della quota occupazionale sull’intera popolazione, passato da 53,2% del 2008 al 51,6% del 2017, rappresenta sicuramente una fragilità per il sistema di welfare pubblico in quanto segnala una flessione della base contributiva e fiscale e rileva una criticità nell’equilibrio tra le generazioni”.

Guardando il dato sulla dimensione delle imprese viene confermato il tratto caratteristico del sistema imprenditoriale dell’Emilia-Romagna, infatti quasi il 90%, che in termini occupazionali significa creazione del 29% dei posti di lavoro, sono piccole aziende fino a 5 addetti. Le imprese con oltre 100 addetti ammontano allo 0,3% del totale ma contemporaneamente danno occupazione al 31% dei lavoratori emiliano romagnoli.

Se negli ultimi cinque anni le imprese fino a 5 dipendenti sono diminuite quelle tra 10 e 49 sono aumentate del 6%. Quello a cui si è dunque assistito negli ultimi cinque anni è la crescita della dimensione d’impresa solo in parte dovuto all’aumento dimensionale delle aziende e in parte dovuto all’ingresso di società già strutturate (vedi tabella).

Per ciò che concerne il settore di attività si assiste nel 2018 alla conferma del trend che vede un calo delle aziende del comparto agricoltura, con contrazioni, seppur meno marcate del settore commercio, costruzioni e manifatturiero. Cresce “il comparto ‘altra industria’ in particolare nei settori operanti nell’ambito dell’energia, e il terziario”[8].

Il calo del commercio è rappresentato in termini di imprese, mentre l’occupazione tiene grazie alla grande distribuzione.

 

Imprese (sett. 2018) e addetti (giu. 2018) per classe dimensionale e incidenza sul totale

Classe dimensionale Impresa Addetti Quota imprese Quota addetti
Fino a 5 addetti 358.769 534.188 88,7% 29,0%
Da 6 a 9 addetti 20.865 165.892 5,2% 9,0%
Da 10 a 19 addetti 15.394 227.213 3,8% 12,3%
Da 20 a 49 addetti 6.369 213.983 1,6% 11,6%
Da 50 a 99 addetti 1.708 130.165 0,4% 7,1%
100 addetti e oltre 1.387 569.133 0,3% 30,9%
Totale 405.512 1.840.574 100,0% 100,%

Fonte: Centro studi Unioncamere Emilia-Romagna su dati Registro delle imprese e Inps, in Rapporto sull’economia regionale 2018 (Unioncamere e  Regione Emilia-Romagna)

 

 

Imprese attive (a sett. 2018) e addetti (a giugno 2018). Incidenza sul totale e variazione allo stesso periodo del 2017. MACROSETTORE

 

  Imprese Quota Variazione Addetti Quota

Variazione

Agricoltura 57.042 14% -1,7% 96.394 5,3% 6,4%
Manifatturiero 43.474 11% -0,5% 498.378 21,2% 1,7%
Altro industria 1.591 0% 1,4% 32.874 1,8% -3,7%
Costruzioni 65.739 16% -0,9% 157.323 8,6% 1,8%
Commercio 91.157 23% -1,1% 302.131 16,5% 1,2%
Alloggio-ristorazione 30.222 7% 0,6% 196.179 10,7% 6,0%
Servizio imprese 86.867 21% 1,0% 393.211 21,5% 3,0%
Servizi persone 28.363 7% 1,1% 153.419 8,4% 3,3%
Totale 404.455 100   1.829.909 100

 

Fonte: Centro studi Unioncamere Emilia-Romagna su dati Registro delle imprese e Inps, in Rapporto sull’economia regionale 2018 (Unioncamere e  Regione Emilia-Romagna)

 

 

Imprese attive (a sett. 2018) e addetti (a giugno 2018). Incidenza sul totale e variazione allo stesso periodo del 2017. MANIFATTURIERO

 

 
Imprese Quota Variazione Addetti Quota Variazione
Agroalimentare 4.839 11,1% -0,1% 67.326 13,5% -0,2%
Sistema moda 6.659 15,3% -1,1% 46.936 9,4% -0,5%
Legno, mobili 3.379 7,8% -1,7% 20.384 4,1% 0,6%
Carta, editoria 1.641 3,8% -2,4% 14.203 2,8% 0,6%
Minerali non metalliferi 1.633 3,8% 0,2% 34.538 6,9% 6,1%
Metalli 1.450 3,3% -1,4% 33.317 6,7% -2,8%
Elettricità – elettronica 10.646 24,5% 0,1% 97.090 19,5% 3,2%
Macchine e app. meccanici 4.198 9,7% -2,8% 103.157 20,7% 4,4%
Mezzi di trasporto 760 1,7% 1,7% 20.806 4,2% 2,0%
Altro manifatturiero 6.068 14,0% 1,7% 27.872 5,6% -3,6%
Totale 43.474 100,0% -0,5% 498.378 100,0% 1,7%

Fonte: Centro studi Unioncamere Emilia-Romagna su dati Registro delle imprese e Inps, in Rapporto sull’economia regionale 2018 (Unioncamere e  Regione Emilia-Romagna)

 

 

Per ciò che riguarda il sistema delle imprese dal punto di vista della loro tipologia si assiste alla flessione numerica delle cooperative seppure esse siano in crescita dal punto di vista degli addetti, il 14% degli occupati in Emilia-Romagna lavora infatti in una società cooperativa.

Le difficoltà delle imprese di piccola dimensione si leggono anche dalle difficoltà delle imprese artigiane, laddove il numero delle imprese diminuisce del 1% pur mantenendo inalterati i livelli occupazionali. L’artigianato, nonostante i risultati non positivi conseguiti nel 2018, rimane comunque un elemento fondamentale dell’economia regionale occupando il 17% dei lavoratori.

 

 

Imprese attive nel 2018, incidenza sul totale e variazione rispetto all’anno precedente.

IMPRESE PER FORMA GIURIDICA

 

Imprese Quota imprese Quota addetti Variazione imprese Variazione addetti
Imprese individuali 228.273 56,4% 18,5% -1,2% -0,3%
Società di persone 77.147 19,1% 15,2% -2,5% -1,0%
Società di capitale 89.642 22,2% 51,2% 3,7% 3,6%
Cooperative 5.006 1,2% 13,7% -1,7% 0,6%
Consorzi e altro 4.444 1,1% 1,5% 0,4% 1,5%

Fonte: Centro studi Unioncamere Emilia-Romagna su dati Registro delle imprese e Inps, in Rapporto sull’economia regionale 2018 (Unioncamere e  Regione Emilia-Romagna)

 

 

Imprese attive nel 2018, incidenza sul totale e variazione rispetto all’anno precedente.

IMPRESE ARTIGIANE

 

Imprese Quota imprese Quota addetti Variazione imprese Variazione addetti
Artigiane 127.456 31,5% 17,3% -1,0% 0,0%
Non artigiane 277.056 68,5% 82,7% -0,1% 3,2%

Fonte: Centro studi Unioncamere Emilia-Romagna su dati Registro delle imprese e Inps, in Rapporto sull’economia regionale 2018 (Unioncamere e  Regione Emilia-Romagna)

 

 

Imprese attive nel 2018, incidenza sul totale e variazione rispetto all’anno precedente.

IMPRESE ARTIGIANE

 

  Imprese Quota imprese Quota addetti Variazione imprse Variazione addetti
Straniera 48.162 11,9% 6,0% 3,0% 4,9%
Italiana 356.350 88,1% 94,0% -0,8% 2,5%

Fonte: Centro studi Unioncamere Emilia-Romagna su dati Registro delle imprese e Inps, in Rapporto sull’economia regionale 2018 (Unioncamere e  Regione Emilia-Romagna)

 

 

 

 

 

 

Venendo al settore esportazioni a fronte dell’incremento a livello nazionale del 3,1% le performances dell’Emilia-Romagna registrano un incremento del 5,2%, in particolare, dal 2013 al 2015 hanno avuto un incremento del 5% a trimestre, “diversamente, nel corso del 2016 la dinamica di crescita ha segnato una contrazione e le esportazioni sono aumentate a ritmo decisamente inferiore rispetto a quanto avvenuto nei treni anni precedenti. Il 2017 ha fatto registrare un ulteriore balzo delle esportazioni regionali, facendo sfiorare il +10% al primo e quarto trimestre, e generando complessivamente nell’anno +6,7%. Dal punto di vista merceologico, i settori che nel 2017 hanno fatto registrare i maggiori incrementi delle proprie esportazioni sono: metalli e prodotti in metallo, ed in generale tutta l’area della meccanica, gli apparecchi elettronici ed ottici, la chimica e la moda. Dal punto di vista geografico tutte le aree hanno mostrato ottime performance ad eccezione dell’Africa. Nel corso dei primi sei mesi del 2018 è proseguita di fatto la tendenza molto positiva del 2017, i primi due trimestri dell’anno in corso assomigliano infatti al periodo precedente sia per l’intensità della crescita che per i settori che hanno contribuito a determinarla”[9].

Analizzando i dati forniti da Unioncamere Emilia-Romagna nel suo Rapporto sull’economia regionale del 2018 emerge quanto l’export dal 2008 si sia maggiormente indirizzato verso l’Asia e l’America. Le esportazioni verso l’Asia, nel decennio 2008-2018, passano da 12,7% al 14,3%  del totale, mentre per ciò che riguarda l’America, sempre nello stesso periodo, esse passano dal 11,5% al 14,2% del totale dei beni esportati dalla regione. Questo aumento, almeno per ciò che concerne gli USA, rischia di essere suscettibile di cambiamenti dovuti al rischi della potenziale guerra commerciale sui dazi tra Stati Uniti e Cina.

Le esportazioni emiliano-romagnole verso i paesi del Vecchio Continente nel 2018 hanno segnato un incremento del 5% rispetto all’anno precedente, fra i dati spicca l’aumento del 14,4% delle esportazioni verso il Regno Unito, verso Romania e Austria dove in entrambi i casi l’aumento è del 9,6%. L’export verso il maggior partner commerciale emiliano-romagnolo, la Germania, incrementano del 6,1%, in un quadro sostanzialmente positivo si colloca il risultato nei confronti della Francia (5%).

Passando alle dolenti note non si può non riportare il risultato negativo per ciò che riguarda la Russia (-1,5%) e ancora maggiore è il risultato negativo dell’export nei confronti della Turchia (-15,0%), la gravità di quest’ultimo dato è da ricondurre alla crisi valutaria che ha portato ad un’importante svalutazione della divisa nazionale.

Nell’arco del 2018 incrementano le esportazioni verso Canada del 4,3% e seppure nel 2018 si registri un calo del 5,1% rispetto all’anno precedente il dato dell’export con il Messico assume toni clamorosi se rapportato con il 2008 dove il dato aumenta del 72,9%.  Sempre nel confronto con il 2008 le performance potrebbe essere definita strepitosa per ciò che riguarda le esportazioni con la Cina dove il dato in un decennio cresce del 123%.

 

 

Esportazioni dell’Emilia-Romagna per settori di attività.

Gennaio-settembre 2017 e 2018. (Valori in euro)

Merce 2017 gen-sett 2018 genn-sett

(provvisorio)

Var. %

2017 – 2018

Var. %

2008-2018

Peso % 2018 Trend Peso % 2008-2018
Agricoltura, silvicoltura e pesca 689.382.705 689.837.361 0,4 12,2 1,5 -12,1
Prodotti da estrazione minerali 10.830.341 12.481.070 15,2 -56,7 0,0 -66,1
Prodotti alimentari, bevande e tabacco 3.965.999.594 4.126.973.111 4,1 71,0 8,8 34,0
Prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori 5.025.255.055 5.223.815.302 4,0 41,2 11,2 10,6
Legno e podotti in legno carta e stampa 347.720.308 366.877.798 5,5 5,1 0,8 -17,7
Coke e prodotti petroliferi raffinati 23.149.500 34.674.660 49,8 -19,8 0,1 -37,2
Sostanze e prodotti chimici 2.491.899.136 2.542.617.601 2 34,6 5,4 5,4
Articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici 825.598.483 918.800.588 11,3 106,3 2 61,6
Articoli in gomma e materie plastiche altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi 4.607.856.141 4.511.865.029 -2,1 16,3 9,7 -8,9
Metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti* 3.397.703.645 3.659.346.080 7,7 20,8 7,8 -5,4
Computer, apparecchi elettronici e ottici * 1.156.418.482 1.287.655.715 11,3 81,1 2,8 41,9
Macchinari ed apparecchi in c.a. 12.836.558.775 13.493.202.157 5,1 14,1 28,9 -10,7
Mezzi di trasporto 5.083.757.013 5.345.098.628 5,1 25,0 11,5 -2,1
Settori riconducibili alla meccanica* 24.742.412.383 26.199.378.108 5.9 20,7 56,1 -5,4
Prodotti delle altre attività manifatturiere 1.352.926.977 1.466.260.758 8,4 19,5 3,1 -6,4
Totale attività manifatturiere 43.382.817.579 43.391.262.985 4,6 27,3 97,2 -0,3
Energia elettrica, gas, vapore e aria cond. 2.404 0 n.a. n.a. n.a. n.a.
Trattamento rifiuti e risanamento 112.772.613 103.697.953 -8,0 34,6 0,2 5,5
Prodotti, attività dei servizi di informazione e comunicazione 149.275.613 235.693.797 57,9 32,7 0,5 4,0
Prototti delle attività professionali, scientifiche e tecniche 210.918 438.244 107,8 230,5 0,0 -45,8
Prodotti delle altre attività di servizi //// //// //// //// //// ////
Provviste di bordo, merci di ritorno o respinte, varie 13.730.679 240.789.841 n.a. n.a. 1862,4
 

Totale

 

44.365.805.225 46.680.106.837 5,2 27,7 100 0,0

 

 

Esportazioni dell’Emilia-Romagna per mercati di sbocco.

Gennaio – Settembre 2017 e 2018. (Valori in euro.)

Territorio (Paese) 2017 gen-set 2018 gen-set

(provvisorio)

Var %

2017-18

Var%

2008-18

Peso %

2018

Trend peso 2008-18
Francia 4.925.360.617 5.172.883.480 5,0 30,8 11,1 2,5
Paesi Bassi 1.129.966.553 1.219.222.247 7,9 31,7 2,6 3,2
Germania 5.633.672.302 5.979.067.778 6,1 32,0 12,8 3,4
Regno Unito 2.756.147.535 3.151.890.932 14,4 56,8 6,8 22,9
Spagna 2.268.396.414 2.335.598.845 3,0 9,0 5,0 -14,6
Belgio 1.101.437.726 1.138.692.091 3,4 18,6 2,4 -7,1
Norvegia 192.342.878 212.292.653 10,4 20,3 0,5 -5,7
Svezia 586.469.096 611.914.652 4,3 42,3 1,3 11,5
Finlandia 194.694.606 211.078.838 8,4 2,5 0,5 -19,7
Austria 960.460.096 1.073.782.950 9,5 16,6 2,3 -8,7
Svizzera 913.443.816 976.588.027 6,9 -7,8 2,1 -27,8
Turchia 812.736.979 691.196.020 -15,0 13,5 1,5 -11,1
Polonia 1.430.512.592 1.480.068.440 3,5 59,0 3,2 24,6
Slovacchia 234.542.010 268.371.522 14,4 53,3 0,6 20,1
Ungheria 408.727.694 414.799.145 1,5 20,5 0,9 -5,6
Romania 715.557.357 776.663.849 8,5 26,4 1,7 -0,9
Bulgaria 210.785.378 231.844.850 10,0 6,7 0,5 -16,4
Ucraina 169.502.670 213.416.501 25,9 -28,4 0,5 -43,9
Bielorussia 38.308.886 58.682.664 53,2 -7,4 0,1 -27,5
Russia 1.090.727.007 1.074.132.070 -1,5 -29,8 2,3 -45,0
Serbia 107.742.984 121.704.748 13,0 7,4 0,3 -15,8
EUROPA 29.369.398.010 31.140.697.975 5,0 21,6 66,7 -4,8
Marocco 134.510.069 140.575.653 4,5 13,3 0,3 -32,1
Algeria 352.761.116 328.734.451 -6,8 42,4 0,7 11,5
Tunisia 155.371.024 165.726.036 6,7 15,1 0,4 -33,5
Egitto 224.548.852 227.233.846 1,2 -26,7 0,5 .42,6
Sud Africa 252.094.947 242.614.506 -3,8 1,5 0,5 -20,5
AFRICA 1.498.844.501 1.555.537.864 3,8 -3,2 3,3 -24,2
Stati Uniti 4.265.410.557 4.538.852.051 6,4 66,1 9,7 30,1
Canada 454.501.701 474.098.962 4,3 53,0 1,0 19,9
Messico 455.328.713 428.947.338 -5,8 72,9 0,9 35,5
Brasile 398.526.251 387.163.713 -2,9 25,6 0,8 -1,6
Argentina 176.482.606 167.564.182 -5,1 33,1 0,4 4,3
AMERICA 6.294.034.129 6.624.272.162 5,2 58,2 14,2 23,9
Iran 233.495.139 168.152.257 -28,0 -39,4 0,4 -52,6
Israele 263.707.769 247.525.091 -6,1 65,6 0,5 29,8
Ar. Saudita* 389.423.687 316.258.745 -18,8 -9,7 0,7 -29,3
E.A.U.** 404.895.051 363.828.089 -10,1 16,9 0,8 -34,9
India 400.922.508 431.576.526 7,6 30,9 0,9 2,6
Indonesia 154.660.830 159.341.663 3,0 80,2 0,3 41,1
Singapore 117.823.880 171.367.560 15,0 7,8 0,1 16,6
Filippine 100.233.173 113.885.644 13,6 248,9 0,2 173,3
Cina 1.307.032.445 1.401.293.556 7,2 123,0 3,0 74,7
Sud Corea 350.408.597 391.321.440 11,7 68,7 0,8 32,1
Giappone 757.129.301 833.502.314 10,1 55,3 1,8 21,7
Taiwan 151.383.341 146.853.847 -3,0 76,2 0,3 38,0
Hong Kong 531.050.931 503.505.770 -5,2 63,5 1,1 28,1
Macao 13.773.073 19.885.443 44,4 801.8 0,0 606,4
ASIA 6.572.337.875 6.663.058.395 1,4 43,6 14,3 12,5
Australia 525.293.287 586.811.346 11,7 41,2 1,3 10,6
Nuova Zelanda 80.297.242 79.937.884 -0,4 27,0 0,2 -0,5
OCEANIA 623.190.710 696.540.442 10,2 34,6 1,5 5,5
 

MONDO

 

44.366.805.225

 

46.680.106.837

 

5,2

 

27,7

   

 

Fonte: Centro studi Unioncamere Emilia-Romagna su dati Istat, in Rapporto sull’economia regionale 2018 (Unioncamere e  Regione Emilia-Romagna

*Arabia Saudita; ** Emirati Arabi Uniti

 

 

In conclusione l’economia regionale ha dimostrato si saper attuare un cambiamento riorientando le proprie esportazioni verso paesi extra UE, paesi che, come la Cina, hanno francamente subìto meno le conseguenze della crisi economica. Ma, al tempo stesso, si profilano delle nubi all’orizzonte se teniamo in considerazione le possibili conseguenze della guerra commerciale paventata dagli USA nei confronti della Cina e a repentaglio ci sono anche gli incoraggianti risultati della vendita di prodotti emiliano-romagnoli al Regno Unito a causa della Brexit.

Vi è poi da considerare che gli economisti si stanno interrogando da tempo sul rallentamento – transitorio o permanente? – del commercio mondiale. Jeffrey Frenkel lo riconduce a tre cause “in primo luogo l’estensione e la frammentazione della catena glovale del valore sarebbe ormai arrivata al livello massimo reso possibile dall’attuale paradigma tecnologico. (…) In secondo luogo, si starebbe ormai esaurendo la spinta propulsiva sugli scambi internazionali generata dall’entrata di nuovi attori nel commercio mondiale, che si è avuta soprattutto a seguito dell’integrazione delle economie ex-comuniste e della Cina nel WTO. La Cina sarebbe poi protagonista del terzo mutamento di scenario in corso: il riorientamento dell’economia cinese verso la domanda interna ed i servizi starebbe determinando un minor contributo del gigante asiatico alla crescita degli scambi internazionali, anche in considerazione fatto che il commercio mondiale possiede una elasticità sulla produzione di servizi molto più contenuta rispetto a quella che ha sulla produzione manifatturiera. Per non parlare del rallentamento della velocità di crescita del gigante asiatico, molto lontana dalle medie del 10 per cento annue raggiunte negli anni passati”[10].

Se confermato questo scenario, potrebbe avere evidenti ripercussioni per un territorio come quello dell’Emilia-Romagna che sulle esportazioni ha costruito una buona parte delle proprie fortune economiche.

[1] Ires Toscana-Prometeia Scenari Economie Locali, Ottobre 2018  In Osservatorio Dell’Economia e del Lavoro In Emilia-Romagna N.6 , Anno 2018, Ires – Emilia-Romagna

[2] Ires Toscana-Prometeia ibidem

[3]In Osservatorio Dell’Economia e del Lavoro In Emilia-Romagna N.6 , Anno 2018, Ires – Emilia-Romagna, pag. 43

[4] In Osservatorio Dell’Economia e del Lavoro In Emilia-Romagna N.6 , Anno 2018, Ires – Emilia-Romagna, pag. 43

[5]Ibidem, pagg. 45-46

[6]In Osservatorio Dell’Economia e del Lavoro In Emilia-Romagna N.6 , Anno 2018, Ires – Emilia-Romagna, pag. 47

[7]Osservatorio Dell’Economia e del Lavoro In Emilia-Romagna N.6 , Anno 2018, Ires – Emilia-Romagna, pag. 47

[8] Rapporto sull’economia regionale 2018, Unioncamere e Regione Emilia-Romagna, a cura del Centro studi e monitoraggio dell’economia di Unioncamere Emilia-Romagna, dicembre 2018, pag.

[9] Osservatorio Dell’Economia e del Lavoro In Emilia-Romagna N.6 , Anno 2018, Ires – Emilia-Romagna, pag. 51

[10] Rapporto sull’economia regionale 2018, Unioncamere e Regione Emilia-Romagna, a cura del Centro studi e monitoraggio dell’economia di Unioncamere Emilia-Romagna, dicembre 2018, pag. 73

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