Fine corsa

Siamo di fronte all’ennesima sconfitta della sinistra, una sinistra che di fatto si liquefa’, scompare e quando ottiene risultati al di

italia 2018

sopra del quorum lo supera per pochissimi decimali e pur eleggendo una pattuglia di eletti essi rischiano di risultare ininfluenti.
Si possono rivolgere mille e una critica a LeU o a PaP, ma il punto vero, secondo me, è che il volto del Paese è cambiato profondamente e il problema è che manca una qualsiasi connessione tra le forze che, a vario titolo e modo, ancora si richiamano alla sinistra e i bisogni delle persone.
È successo qualcosa di inedito, almeno per la storia repubblicana, ovvero che la maggioranza dei cittadini ha utilizzato gli strumenti della democrazia per uscire dalla democrazia costituzionale, le elezioni, quindi, non sono più il mezzo attraverso il quale risanare e problematizzare la politica, ma sono un’occasione per “ribaltare il tavolo”. Non mi riferisco alla sola, prevedibile peraltro, affermazione della Lega di Salvini, ma anche al M5S in cui la critica al sistema dei partiti (la casta), per molti versi condivisibile, sta virando nell’esaltazione del principio plebiscitario. Penso che il M5S determini oggi quel movimento che Gramsci definiva come “rivoluzione passiva”. Si elevano al ruolo di censori e riformatori della politica, ma la prima cosa che ha fatto Di Maio all’inizio della propria campagna elettorale è stata tranquillizzare i mercati e i poteri finanziari nei quali risiede l’origine della crisi.
Mi pare sia accaduto ciò che è accaduto negli Stati Uniti con l’elezione di Trump, ovvero si è consumata una vendetta nei confronti della sinistra considerata quale custode e rappresentante degli interessi dei poteri economici e finanziari che hanno drasticamente ridotto le condizioni materiali di milioni di cittadini italiani. Gli elettori, questo secondo me è il messaggio che dovremmo cogliere, hanno voluto colpire le èlites del Paese, èlites da tempo individuate nella sinistra. Sinistra che nel suo complesso è priva di risposte: da un lato fa proclami avventuristici e irrealizzabili; dall’altro propone il ricorso al welfare state sapendo però che le compatibilità economiche a suo tempo accettate, di fatto, lo rendono uno strumento inapplicabile.
Nonostante la generosità di molte donne e molti uomini che ancora spendono le proprie energie in modo disinteressato per mantenere una presenza organizzata di partiti che si richiamano a quella tradizione, nonostante il milione e mezzo di voti delle due liste dichiaratamente di sinistra (LeU e PaP) occorre prendere atto di ciò che, ancora una volta i cittadini hanno sancito, cioè che la sinistra è senza popolo e, quindi, non c’è più e come tale non ha ragione di essere.

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