Prefazione dell’opuscolo del Coordinamento per un’altra economia riminese

Di Eugenio Pari

Con un articolo di Mario Gerevini su il Corriere della sera del 22 febbraio 2012, si scopre che Manlio Maggioli, tra gli indagati dalla Procura di Forlì per le vicende del Credito di Romagna, ha “scudato” 2 milioni di euro. Questo fatto è stato l’elemento da cui il Coordinamento per un’altra economia a Rimini ha preso le mosse.

«Maggioli(…) – si leggeva nell’articolo di Gerevini – non è uno dei tanti bagnini o commercianti della Riviera adriatica che porta il “nero” della settimana in banca a San Marino. È il presidente della Camera di commercio di Rimini dal 1994. E in quella veste un paio di anni fa fece titolo sui giornali locali e nazionali dichiarando che “le piccole imprese sono costrette a evadere per sopravvivere”. Salvo poi suonare la ritirata con un più istituzionale “l’ evasione fiscale è una piaga”, che deve aver fatto sorridere l’ amico e presidente della banca sammarinese custode del suo tesoretto non dichiarato. L’ imprenditore potrebbe avere un altro motivo di imbarazzo: è proprietario di un gruppo editoriale da oltre 100 milioni di fatturato che tra i suoi business (Maggioli Tributi) ha proprio quello di andare a “caccia” di chi non paga le tasse. E per questo è un esattore del Fisco, soprattutto per conto degli enti locali»[1].

Dopo questo ci si sarebbe potuti aspettare le dimissioni del Presidente della Camera di commercio, nominato da Napolitano Cavaliere del lavoro nel giugno 2006, ma così non è stato.

Persone variamente impegnate nella politica, nell’associazionismo e nella cooperazione hanno quindi deciso di costituire il Coordinamento che ha visto come propria prima iniziativa quella di manifestare il proprio dissenso e richiedere le dimissioni in un presidio indetto il 28 marzo in occasione dell’annuale presentazione del rapporto sull’economia riminese a cura della Camera di commercio.

Il “caso Maggioli”, è stata la prima considerazione, è il paradigma del più generale sistema economico riminese basato in larga parte su elementi di disordine economico fra cui spiccano l’evasione ed elusione fiscale e contributiva, il lavoro nero. Un’economia che ha generalmente privilegiato la rendita a discapito del profitto, fenomeno che ha subito una particolare virulenza nel corso dell’ultimo decennio.

L’economia riminese ha in se tratti peculiari incentrati sulla rendita parassitaria intrinseci al modello di sviluppo e chiaramente individuabili  da prima che questo “modello” diventasse egemonico nel Paese. Con il dopoguerra si è avviato un processo di “distruzione creativa” dell’ambiente in favore di una cementificazione pesantissima legata alle dinamiche turistiche.

Rimini è stata per diversi decenni una sorta di El Dorado per tanti che si sono inventati imprenditori del turismo fondando imprese turistiche caratterizzate dalla conduzione a “gestione familiare”. Il boom degli anni ’50 e ’60 ha subito una prima stagnazione sul finire degli anni ’70 e una flessione a partire dalla fine degli anni ’80; indiscutibilmente questo tratto caratteristico dell’economia riminese ha prodotto alti livelli di benessere e una certa diffusione dello stesso, ma ha altresì prodotto una coazione a ripetere una gestione pioneristica e poco incline al rispetto delle regole da parte degli imprenditori turistici.

Il “nero” trasferito in grande quantità nel paradiso fiscale sammarinese grazie alla compiacenza e all’appoggio logistico del sistema bancario riminese ha portato ad effetti paradossali come il fatto che Rimini è il capoluogo di provincia in Emilia Romagna con il più basso reddito dichiarato in termini Irpef ed è al tempo stesso il capoluogo con il più alto numero di sportelli bancari in relazione al numero di abitanti.

La vicenda dei 2 milioni scudati da Manlio Maggioli difeso a spada tratta da Maurizio Focchi, locale presidente di Confindustria, per usare le parole di Bruno Amoroso[2] «non è una deviazione rispetto al corso normale delle cose, una forma di perversione o di “mercato selvaggio”, ma l’espressione del suo modo di procedere e di funzionare messo in moto da gruppi di potere. Siamo in presenza di un “capitalismo reale” che ha rotto i suoi rapporti virtuosi con il mercato, sia con l’istituzione del benessere modificando la configurazione dei gruppi di potere e delle istituzioni», in sostanza, proseguendo con Amoroso non si tratta di «forme parassitarie dentro un corpo altrimenti sano dell’economia, (…). È invece il punto di maturazione di un processo di trasformazione della società (…). (…) non una rottura rispetto ai cicli precedenti, ma il loro compimento».

Difendendo Maggioli Focchi difende un modello, difende tanti “imprenditori di successo” che hanno evaso la ricchezza prodotta.

Il lavoro nero, al centro di questo volume, a Rimini, come tutti sanno, fa rima con turismo. Per i lavoratori stagionali saltano i giorni di riposo, le ore sono sempre molte di più di quelle messe a contratto, il fuori busta è elevato a regola, le mansioni non sono fisse. Per molte famiglie riminesi “fare la stagione” è stato un importante elemento di integrazione salariale, una ricchezza sommersa che, troppe volte andava bene anche ai lavoratori. Il fatto che questo status quo fosse accettato dai lavoratori, non sposta, comunque, la responsabilità degli imprenditori che erano e sono i principali responsabili della proposta di contratti illegali. Infatti, da una parte, quella del lavoratore, si è sostanzialmente costretti ad accettare il nero perché sempre più spesso non si trovano alternative, dall’altra c’è una convenienza (e che convenienza!) economica.

La situazione, come si dimostra in questo lavoro, è comunque, se possibile, peggiorata. Si assiste ad uno sfruttamento sempre più selvaggio, organizzato e a condizioni lavorative e salariali che talvolta rasentano lo schiavismo vero e proprio. La crisi economica inasprisce il ricatto che caporali e imprenditori pongono a lavoratrici e lavoratori del turismo stagionale.

Occorre rompere il silenzio su questa situazione progressivamente sempre più grave e inaccettabile, occorre che le amministrazioni locali mettano in essere comportamenti coerenti alle dichiarazioni di intenti, occorre che tutte le istituzioni politiche e sociali finalmente contrastino questo stato di cose aberrante.


[1] M. Gerevini, Indagine su Maggioli l’ esattore Fondi (con scudo) a San Marino, su Corriere della Sera  22 febbraio 2012, pag. 37

[2] B. Amoroso, Euro in bilico. Lo spettro del fallimento e gli inganni della finanza globale, Rx Castelvecchi, pag. 14

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