Archivio mensile:marzo 2011

Battaglia dentro SEL: i vertici regionali negano il simbolo a Pazzaglia

Fabio Pazzaglia rischia di correre come candidato sindaco di Rimini senza il simbolo di Sinistra Ecologia e Libertà. I vertici regionali del partito vorrebbero sostenere Gnassi sin dal primo turno. Il direttivo riminese: “E’ un sopruso”.

RIMINI, 28 marzo 2011
Giorni di tensione nella sede riminese di Sinistra Ecologia e Libertà. Il comitato regionale minaccia di non concedere il simbolo del partito per la campagna elettorale di Fabio Pazzaglia, l’ex consigliere comunale del PD (oggi senza tessera) scelto all’unanimità come candidato sindaco dai 45 iscritti al circolo riminese.
“Noi rivendichiamo il diritto di utilizzare il simbolo di Sinistra Ecologia e Libertà – spiega il coordinatore di Sel Rimini, Paolo Severi – perchè Pazzaglia è stato scelto con procedure assolutamente trasparenti e corrette, in linea con lo statuto e con l’approvazione del coordinatore provinciale”.

Fabio Pazzaglia

Secondo Jader Viroli e Giorgio Giovagnoli, dietro il veto sul simbolo non c’è nessuna ragione di statuto, ma pressioni molto insistenti da parte dei vertici regionali del PD (Bonaccini in testa) perchè SEL sostenga Gnassi sin dal primo turno.
Un’alleanza che i vendoliani riminesi, quasi tutti fuoriusciti dal Pd, vorrebbero prendere in considerazione solo per il ballottaggio, e a condizioni ben precise.
“Abbiamo scelto di correre da soli perchè in questi anni abbiamo avuto scontri molto duri con il Pd su temi che riteniamo fondamentali per Rimini, come l’urbanizzazione e i servizi sociali” spiega il capogruppo in consiglio comunale Eugenio Pari. “Questioni che non si risolvono con l’offerta di poltrone in Comune e Provincia, o con accordi per entrare in giunta in altre città emiliane”.
“In caso di ballottaggio – spiega Pazzaglia – tratteremmo con il Pd per un’alleanza. Ma se raccoglieremo molti voti, punti come l’urbanistica, il welfare, l’ambiente e la partecipazione non saranno negoziabili”.
La decisione sul simbolo verrà presa mercoledì a Roma da Nichi Vendola. I riminesi sperano che si trovi una soluzione come a Napoli e Rovigo, ma in caso di rifiuto annunciano una convocazione immediata di tutti gli iscritti.
“Sarebbe un errore gravissimo, che metterebbe fine all’esperienza di Sel a Rimini” ha detto Viroli. “Potrebbe uscirne uno scandalo nazionale” gli fa eco Giovagnoli.
Di certo, Pazzaglia non ritirerebbe la sua candidatura: “Io vado avanti in ogni caso con il sostegno della lista civica Fare Comune – ha detto, – poi saranno gli iscritti a Sel a decidere se e come sostenermi”.

(Newsrimini)

La lettera di Sel Rimini agli organismi di garanzia regionale e nazionale

Alla attenzione:
Organismo di garanzia della Regione Emilia Romagna
Organismo di garanzia Nazionale

Oggetto: richiesta di informazioni e segnalazione

Cari compagni,
con la presente siamo a chiedere informazioni in merito alla decisione presa dal Circolo di Rimini di presentarsi alle elezioni Amministrative del 15/16 Maggio del 2011, con una coalizione per un altro centro/sinistra, cioè fuori dalla coalizione con il PD.
Poiché tutto il quadro politico riminese è consapevole che nessuno vincerà al primo turno è evidente che al secondo turno si convergerebbe sul candidato che risultasse più votato del centro/sinistra, previo accordo sulle proposte di programma che verranno avanzate dal Circolo di Rimini e dal candidato Sindaco Fabio Pazzaglia.

PREMESSO CHE

1. Questa decisione è stata presa alla unanimità dalla Assemblea del Circolo e dall’Organismo Dirigente e ribadita da tutti gli interventi (20 circa) nel corso di una Assemblea degli iscritti svoltasi in data 16 Marzo 2011 alla presenza del Responsabile Nazionale Enti Locali Paolo Cento, nonché ribadita ripetutamente in colloqui ed incontri con il coordinatore regionale Giovanni Paglia e sulla stampa locale.
2. Nonostante questa decisione, il coordinatore regionale Giovanni Paglia insiste chiedendo che SEL di Rimini annulli questo percorso paventando, sia sulla stampa locale che in coordinamenti allargati, la possibilità di non concedere (qualora ne abbia la facoltà) l’utilizzo del simbolo elettorale di SEL al Circolo di Rimini.
3. La decisione assunta dal Circolo di Rimini rispetta le norme previste dallo Statuto del Partito nella parte in cui stabilisce che i Circoli Territoriali sono autonomi nella loro decisione. Statuto che è vigente ed il sottoscritto ha già chiesto informazioni adeguate sia all’organismo regionale di garanzia del Partito che all’organismo nazionale di garanzia su quale sia lo Statuto vigente, che è a tutti gli effetti quello approvato a Firenze nell’ottobre del 2010 (sebbene in via di definizione)
4. L’articolo 7 dello statuto stabilisce che la lista da presentarsi alle elezioni è votata dalla assemblea del Circolo
5. Sulla stampa locale escono articoli (se ne allegano alcuni) il cui tenore consiste nell’evidenziare una faida in corso tra organismi dirigenti di SEL
6. L’opinione pubblica locale di sinistra, che si appresta a sostenere il candidato Sindaco Fabio Pazzaglia è, da una parte, fortemente allarmata da questa situazione incomprensibile, ma dall’altra, conferma tutta la sua fiducia al nostro Candidato Sindaco che a questo punto andrà avanti, in ogni caso da solo anche senza di noi, tentando di cogliere un successo che questa campagna di stampa e di pressioni praticamente gli regala.

CHIEDIAMO QUANTO SEGUE

7. Se il circolo di SEL Rimini abbia commesso qualche violazione statutaria nel prendere questa decisione, che non solo non danneggia il centro/sinistra nel suo complesso ma proprio in forza di una autonoma presentazione fuori dalla coalizione al primo turno, tenderà a raccogliere un ampio consenso di disaffezione dal voto per poi ricondurlo nell’alveo della responsabilità al secondo turno. Si ricorda a questo proposito che la sovrana assemblea degli iscritti di SEL di Napoli ha deciso proprio in base alla libertà e autonomia dei circoli quale candidato sostenere a Napoli.

8. Quali sono le modalità di assegnazione del simbolo di SEL e quale percorso compie per giungere alle Federazioni e successivamente ai Circoli e se vi sia una reale possibilità di mancata concessione (nel caso questo sia possibile) e con quali legittime motivazioni.

9. Chiediamo inoltre se le reiterate minacce di non concedere il simbolo al Circolo di Rimini manifestate in più occasioni dal Coordinatore Regionale siano legittime o violino l’autonomia del nostro Circolo.

Poiché mancano pochi giorni alla presentazione della lista, che deve essere procedute dalla raccolta delle firme, si fa presente che non c’è più molto tempo per attendere una decisione in merito per cui chiedo, a nome dell’Organo di Garanzia del Circolo di Rimini, di ricevere con urgenza una risposta ai quesiti posti.
Ringrazio per l’attenzione ed in attesa di un riscontro urgentissimo vi invio i miei più fraterni saluti.

Jader Viroli
Presidente dell’Organismo di garanzia del Circolo di Rimini di Sel

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I consiglieri Pari e Giovagnoli sull’inciucio Pd-Pdl

Il via libera in commissione del piano particolareggiato sull’area della ex colonia Murri fa arrabbiare i consiglieri di SEL che parlano di consociativismo e di un accordo Pd-Pdl per fini elettorali.

 RIMINI, 21 marzo 2011

Nelle sedute di commissione e di consiglio si sta procedendo verso un grave accordo tra Pd e Pdl già denunciato dal nostro candidato sindaco Pazzaglia. Un accordo volto a garantire gli interessi dei costruttori a tutto discapito della collettività.
In tre minuti questa mattina la commissione competente ha approvato il piano particolareggiato delibera che influenzerà il futuro di Rimini per i prossimi trent’anni e questo in primo luogo per puri motivi elettoralistici.
Questo modo di procedere sulla testa dei cittadini è frutto del consociativismo, come consociativo è stato il modo di governare gli ultimi dodici anni Rimini.
SEL a Rimini sta facendo una battaglia per impedire ulteriori cementificazioni che vanno a vantaggio di pochi e a discapito di molti, e questo, fra le altre cose, sarà il primo obiettivo che ci poniamo per dar vita ad un centrosinistra rinnovato, che dopo le elezioni ci dovrà vedere alternativi alle logiche di potere fin qui praticate.

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Intervento di Eugenio Pari all’assemblea SEL Rimini

16 marzo 2011 – Sala degli Archi – Rimini

 

Compagne e compagni,

dallo scorso novembre siamo costretti a dover giustificare continuamente il senso della nostra decisione unanime da quando cioè abbiamo deciso di appoggiare e sostenere la candidatura a sindaco di Fabio Pazzaglia e quindi di non aderire al primo turno ad un alleanza con il PD.

Lo dobbiamo fare di fronte al fuoco di fila del PD che ha mobilitato tutti i propri dirigenti locali e il segretario regionale.

Lo dobbiamo fare di fronte alle dichiarazioni pubbliche del coordinatore regionale di SEL stasera qui presente.

Ma se fin da subito sapevamo che avremmo dovuto fronteggiare le innumerevoli pressioni del PD, conoscendo le “regole del gioco” e considerandole anche comprensibili, le pressioni del nostro coordinatore regionale, invece, sono state del tutto inaspettate e sinceramente incomprensibili.

Nelle ultime settimane piuttosto che comprendere, non dico condividere, le ragioni di questa nostra scelta, il coordinatore regionale si è comportato come un commissario politico degno del Comintern degli anni ’30. L’atteggiamento di dissenso rispetto alla nostra decisione affermata in due occasioni e sempre all’unanimità, fin dal primo incontro che abbiamo avuto si è trasformato in aperta contrapposizione sfociando in un suo ostruzionismo verso decisioni coerenti con le regole che scandiscono la vita interna, il dibattito e la formazione delle decisioni sancite dalle norme statutarie di SEL.

Una contrapposizione e un ostruzionismo subito dilagati nella reiterazione di minacce, non si capisce a che titolo poi, di impedirci di presentare il simbolo del partito in cui tutti militiamo e a cui siamo regolarmente iscritti.

Questo atteggiamento è troppo grave per non essere citato. Le energie profuse dal coordinatore regionale Paglia erano forse degne di tutt’altre iniziative, hanno presto mostrato il loro carattere di accanimento degno di altra causa forse, un accanimento che lo accomuna al segretario regionale del PD Bonaccini, con cui registra peraltro una singolare univocità di posizioni.

Speravo che queste tristi pratiche la sinistra italiana se le fosse lasciate alle spalle, non dico al 1956, ma sotto le macerie del muro di Berlino almeno, prendo atto che per il coordinatore SEL in Emilia Romagna quando si affronta il tema delle alleanze con il PD così non è.

Ci è stato chiesto di essere realisti.

Ebbene proprio perché siamo realisti e anche coerenti, pensiamo che occorra un profondo cambiamento nelle pratiche di governo per la nostra città e proprio perché realisti dobbiamo procedere verso la strada che abbiamo intrapreso.

Vogliamo determinare nel contesto dato un cambiamento reale, nel senso che vogliamo cambiare realmente, il corso di un’amministrazione di centrosinistra che si è contraddistinta per la subalternità ai poteri forti della città. Siano essi i poteri legati alla rendita immobiliare o al monopolio delle cooperative legate alla Curia e a CL nel campo dei servizi educativi.

Vogliamo un governo cittadino che piuttosto che finanziare a fondo perduto la diretta RAI di Capodanno, quei 600mila euro li destini all’assistenza domiciliare per portatori di handicap e anziani non autosufficienti. Un dato, sarà forse una fortuita coincidenza contabile, ma nell’ultimo bilancio comunale – su cui abbiamo votato contro – sono state erogate meno ore di assistenza domiciliare per le fasce sociali più deboli, tale contrazione ha determinato un risparmio di circa 600 mila euro, la stessa cifra che è servita al Comune di Rimini per pagare il contratto a Bibi Ballandi l’organizzatore del Capodanno RAI in Piazza Fellini, l’evento con Mara Venier e Al Bano con cui siamo stati deliziati. Un evento di grande risalto culturale, e a proposito di cultura quest’anno a quasi tutti i giovani laureati che con passione e competenza lavoravano come guide al museo della nostra città non sono stati rinnovati i contratti. La motivazione: non ci sono soldi!

Queste cose non le diciamo da pochi giorni, ma da anni!

Il candidato sindaco del PD sostiene di voler cambiare pagina, si contraddistingue per il disconoscimento delle politiche della ultra decennale giunta Melucci – Ravaioli. Bene! Addirittura il segretario del PD ha lasciato ventilare l’ipotesi che sia SEL a scrivere le pagine del programma sull’urbanistica. Benissimo! Siccome però non bastano i propositi, ma contano i comportamenti abbiamo detto che se volevano essere coerenti potevano sostenere insieme a noi una proposta all’interno del PSC (ossia il PRG) di cui in queste ore si stanno approvando i contenuti. La nostra proposta prevedeva di spostare il periodo di salvaguardia per interventi edilizi che se realizzati comporteranno 300 mila md di edificazioni. Di questi 300 mila 150 mila sono appartamenti circa 2150 appartamenti in più quando il PSC prevede nei prossimi 15 anni la realizzazione di 5000 appartamenti. Una mole di cemento da approvare fuori da qualsiasi contesto di pianificazione, una mole che inficia in partenza le strategie di sostenibilità che sono all’origine dei PSC.

Ebbene, anche qui con senso della realtà, abbiamo proposto di rivedere queste realizzazioni così evidentemente sovrastimate riconducendole all’interno del PSC che ha fra i propri capisaldi un principio della l.r. 20/2000: “costruire nuove realizzazioni edilizie quando non sussistano alternative per il riuso del tessuto urbano esistente”. La risposta del PD che vuole voltare pagina è stata quella di bocciare il nostro emendamento, così come ha respinto un altro emendamento che prevedeva politiche di risparmio energetico e premere maggiormente sul fotovoltaico.

Badate, non l’hanno fatto perché sono cattivi, lo hanno fatto perché di fronte alle pressioni dei costruttori e l’ipotesi di seguire politiche di governo del territorio più indirizzate all’interesse collettivo hanno scelto da che parte stare: quella della rendita immobiliare e dei costruttori.

I costruttori sono mesi che piangono miseria, la crisi – dicono – ci ha piegato le gambe e non si può ingessare la città con la crescita zero. Intanto di quale crescita zero parlano?! E a queste bugie raccontano altre bugie. La voce, un quotidiano notoriamente comunista come tutti sappiamo, in un articolo dell’11 marzo racconta quanto siano disperati i costruttori: edile carpentieri di Bruno Morandi (il socio di Valentini) nell’ultimo anno ha conseguito 31,5 milioni di profitti + 29% rispetto al 2010, Giuseppe Pesaresi (fratello di Ulisse il presidente dei costruttori di confindustria) +157% dei profitti rispetto al 2010! Queste persone offendono coloro che soffrono veramente la crisi anche a causa delle speculazioni che questi “imprenditori” realizzano da decenni!

Con questo io non sostengo l’esproprio proletario e tanto meno credo che l’abolizione della proprietà privata sia all’ordine del giorno, credo però che il territorio sia irriducibile alle sole logiche di profitto perché è un bene comune, e credo che un’amministrazione comunale debba affermare questo principio, certo chi fa impresa consegue il profitto ma grazie al profitto che questi realizzano su un bene che dovrebbe essere di tutti centinaia di famiglie sono escluse all’accesso al fondamentale diritto alla casa.

A Rimini ci sono migliaia e migliaia di appartamenti sfitti, una stima prudente si aggira sui 10.000, Rimini è la città capoluogo dove si è più costruito nella terza regione per espansione edilizia in Italia eppure parliamo ancora di emergenza casa e di persone che non possono nemmeno pensare di acquistare casa o che non riescono a pagare gli affitti? Certo, perché questo patrimonio sfitto serve a mantenere alti i prezzi degli immobili, se questo patrimonio venisse collocato sul mercato si svaluterebbe e allora addio ai profitti di cui ho appena parlato, addio alla speculazione. Non c’è la mano invisibile del mercato a regolare queste contraddizioni, ci deve essere la funzione del governo pubblico e questa funzione si è scelto di non eseguirla. Se queste cose le capisco io le dovrebbe capire ancora meglio chi guida la nostra città, e le capisce solo che preferisce essere subordinato ai poteri forti, si sceglie la subalternità rispetto a questi poteri piuttosto che dare senso in termini di interesse collettivo realizzando il principio della funzione sociale attribuita costituzionalmente all’impresa.

Un sviluppo basato solo sul consumo deprime le possibilità di investimenti produttivi e attrae, come accade da decenni, i capitali delle mafie che vedono nel mattone e più in generale sull’economia basata sul consumo una occasione ghiottisima. La compiacenza del sistema bancario e la vicinanza a San Marino fanno il resto. Noi parliamo di questo, gli altri?

So che Rimini non è la sola città che vive queste situazioni, lo so che il PD riminese non è l’unico che governa così. Noi però abbiamo deciso di non sottostare alle compatibilità, al compromesso estremo sempre e comunque pur di stare al governo. I posti a fianco dei vincitori sono sempre affollati, noi abbiamo scelto di sederci da un’altra parte! Potremmo giustificare la nostra collocazione con qualche concessione ottenuta dal PD, ma è proprio il tema di qualcuno che da le carte e qualcun altro che deve abbozzare che non mi convince, che, anzi, rifiuto. Potevamo giustificare una nostra presenza nella maggioranza con qualche odg sulla pace ed essendo ligi e del tutto ininfluenti magari avremmo avuto assessori e altre prebende, non lo abbiamo fatto, non per un’idea manicheista, ma perché chi chiede comportamenti più etici non si può poi mettere nel macchione.

Invece pensiamo che occorra cambiare i rapporti di forza che sono alla base dell’agire politico, è per cambiare i rapporti di forza e introdurre elementi progressivi di cambiamento che noi stiamo percorrendo questa strada, non per raggiungere risultati di carrierismo politico. I rapporti di forza non si cambiano solo con qualche intervista a Nichi Vendola, si modificano agendo politicamente nel tentativo di dare rappresentanza alle istanze di cambiamento e cercando insieme di cambiare le cose in coerenza alle idee che si sostengono a tutti i livelli e in ogni momento.

Se quel cambiamento che giustamente SEL richiede a tutta la politica non cominciamo a metterlo in pratica allora faremmo solo del velleitarismo, saremmo degli ipocriti!

Se vincono sempre i poteri forti, se la logica che deve sempre e comunque prevalere è quella del tatticismo politico, se gli interessi di pochi forti sono gli interessi che si ritengono imprescindibili per poter governare allora saremmo uguali agli altri e quando la sinistra diventa uguale agli altri diventa pericolosa. D’altra parte ciò che Vendola per ben due volte ha fatto in Puglia è stato affrontare con coraggio questo stato di cose, ha creato speranza, una speranza che gli ha dato e gli sta dando la forza per governare nell’interesse di tutti!

Fuori tempo massimo peraltro, ci è stato chiesto di chinare il capo di fronte alle compatibilità della politica, trasformando il senso di realtà in opportunismo, sacrificando le istanze di trasformazione al tatticismo della politica politicante, ribaltando il disinteresse della nostra scelta in interesse personale, cercando di imporre le scelte piuttosto che rispettarle.

Non so come andrà a finire questa vicenda però quanto è successo ci deve insegnare qualcosa: esiste ancora chi pretende di suddividere il partito fra chi detta la linea e quanti, invece, devono, volenti o nolenti, accettarla. Questa cosa non solo non fa parte della mia modesta cultura ed esperienza politica, non fa parte del mio modo di vivere.

Per quanto mi riguarda, lo dico molto serenamente, se questa sera qualcuno pretenderà di ribaltare una decisione democraticamente assunta da organismi assolutamente legittimati a farlo, dovrei trarre delle conclusioni che, aderendo a SEL e contribuendo insieme a tutte e tutti voi a fondarla a Rimini, speravo di non dover prendere.

Se dovesse prevalere la linea di chi, non con la forza della ragione, ma con la forza che con supponenza pensa gli sia data dall’incarico che ricopre, credo che SEL, pur nella modesta dimensione che la vicenda riminese ricopre, subirebbe un’amara sconfitta.

Penso che tutte le nostre belle parole, i nostri bei progetti rischiano di essere schiacciati da chi li giudica come un fastidioso orpello, un ostacolo per chi delle nostre parole e progetti non sa cosa farsene, della nostra passione, del nostro entusiasmo e delle nostre idee se ne può far benissimo a meno!

Io, invece, vorrei che in giugno potessimo tutti insieme ritrovarci senza chiedere che qualcuno si debba cospargere il capo di cenere perché quando a prevalere la democrazia e il rispetto siamo tutti a vincere, vorrei – dicevo – che ci trovassimo tutti insieme per costruire la possibilità ancora più concreta di da vita al cambiamento che vorremmo realizzare. Sono convinto, compagne e compagni, che sarà così!

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L’OSTRUZIONISMO DEL PDL E’ SOLO UTILE AI COSTRUTTORI. QUESTO PSC E’ IL RISULTATO DELLE LORO PRESSIONI

DICHIARAZIONE DEI CONSIGLIERI PARI, PAZZAGLIA E GIOVAGNOLI

Rimini, 11 marzo 2011

La strategia ostruzionistica del Pdl è irresponsabile e del tutto infruttuosa dal punto di vista della correzione migliorativa del PSC.

Per accorgersi di questo basta semplicemente leggere le dichiarazioni dei costruttori, il Pdl non vuole affatto tutelare gli interessi collettivi cittadini riminesi, vuole solo rappresentare e tentare di accattivarsi le simpatie degli imprenditori edili. Le 17 sedute del Consiglio comunale per espletare gli inutili 1400 emendamenti grazie al Pdl costeranno alla cittadinanza riminese 90 mila euro circa.

La disinformazione del Presidente dei costruttori è strabiliante, egli parla di una città bloccata nell’espansione urbanistica quando solo i piani particolareggiati del periodo 2007 al 2010 posti in salvaguardia determineranno un’edificazione di 300 mila metri quadrati. Parlare di città ingessata è un’offesa verso tutte quelle persone che nonostante le migliaia di appartamenti tenuti sfitti per mantenere alti i prezzi delle case, quindi dell’acquisto e degli affitti, si vedono impossibilitati all’accesso al diritto fondamentale alla casa. Per i costruttori riminesi la crisi non c’è, questo è dimostrato dalle performances economiche e dai profitti raggiunti che li proiettano in cima al vertice nazionale del settore.

In questi ultimi dodici anni Rimini è stata la città in Emilia Romagna dove più si è costruito, nonostante questo è la terza città in Italia con i costi più alti per l’acquisto e gli affitti degli immobili. È facile quindi capire chi si sia avvantaggiato speculando su questa situazione e il Pdl vuole continuare a difendere questo status quo. Mentre il Pd cerca di dare delle risposte ampliando le maglie e venendo meno ad uno dei cardini del PSC: nuove costruzioni solo nel caso non sussistano possibilità di riuso del tessuto urbano esistente.

A chi ci chiede perché non abbiamo presentato anche noi centinaia di emendamenti rispondiamo dicendo che le nostre proposte (restrizione dei periodi di salvaguardia e politiche di risparmio energetico) vanno al cuore di aspetti essenziali, ma soprattutto che il Piano Strutturale (PSC) sarà utile alla città se non avrà al suo interno una specie di “cavallo di troia” dei piani particolareggiati che ne svuota l’efficacia. La proposta che è stata presentata, allo stato, purtroppo, rappresenta solo il tentativo di rispondere alle pressioni dei costruttori e di pochi privati.

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EUGENIO PARI SU PSC “ARGINARE L’ENORME ESPANSIONE EDILIZIA”

Ho presentato insieme al collega Giovagnoli e al nostro candidato sindaco Fabio Pazzaglia un emendamento per arginare l’enorme espansione edilizia dovuta all’applicazione di 31 piani particolareggiati.

All’art. 1.13 comma 6 il PSC prevede che sono fatti salvi tutti i piani che hanno terminato il loro iter entro il 01.07.2010 (data di chiusura della conferenza di pianificazione) questa scelta, come confermato dall’Assessore Biagini non ha nulla di tecnico, non è nemmeno un obbligo di legge, è solamente una “scelta politica”, una scelta che amplia le maglie e consente una espansione sovrastimata anche rispetto all’attuale PRG. Noi proponiamo di salvaguardare l’impianto del PSC che prevede nuove costruzioni solo come extrema ratio presentando un emendamento che chiude il periodo di salvaguardia al 03.05.2007 che è la data in cui il Consiglio comunale ha approvato le linee di indirizzo. Questo emendamento oltre che ribadire un semplice elemento di rispetto verso gli organismi democraticamente eletti come il Consiglio, permetterebbe di riconsiderare l’opportunità di costruire 74 mila mq di residenziale, 165 mila di produttivo e 49 mila di direzionale-commerciale.

Ora, se davvero il Pd intende cambiare rotta sulle politiche urbanistiche privilegiando il recupero  del tessuto esistente rispetto all’espansione edilizia, come mi pare abbia detto il candidato sindaco Gnassi, c’è da attendersi un atto di coerenza con un voto favorevole al nostro emendamento. Altrimenti, i loro saranno solo proclami elettorali e la ventata del candidato Gnassi non avrà nulla di nuovo perchè il suo sarà solo continuismo con politiche che negli ultimi dieci anni hanno fatto leva sull’incentivo della rendita immobiliare nonostante i suoi sforzi per disconoscere e allontanarsi dalle politiche della giunta Ravaioli – Melucci.

Il nostro emendamento non tende semplicemente a stralciare quasi 300 mila mq di nuove costruzioni, il nostro emendamento vorrebbe riconsiderarle, pensando a quelle che sono opportune, perché se il PSC viene approvato con la formulazione attuale dell’art. 1.13 di fatto viene sconfessato ancor prima di entrare in vigore e viene svilito l’elemento più importante: la costruzione di nuove edificazioni qualora non sussistano alternative al riuso del tessuto urbano esistente (art. 3 l.r. 20/2000).

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‘Ndrangheta, 41 arresti in Italia e all’estero

In  manette anche  sindaco di una città australiana

L’operazione “Patriarca 2” è il seguito di quella che a luglio portò in carcere 300 persone. Le indagini della Dda di Reggio hanno incastrato un’altra cinquantina di soggetti. Tra i più importanti c’è Tony Vallelonga, dal 1996 al 2005 primo cittadino di Stirling, città di quasi 200 mila abitanti vicino Perth.

Tony Vallelonga era uno che contava davvero, addirittura nell’estate del 2009 lo avevano nominato cittadino onorario di Stirling. Era uno dei big della municipalità nei pressi di Perth, capitale dello Stato del Western Australia. Partito da emigrande da ragazzo dal paese di Nardodipace nella provincia di Vibo Valentia,  scala i vertici della politica locale. Fino a diventare sindaco, dal 1996 al 2005, di una città di quasi 200 mila abitanti, e a ricoprire diversi incarichi pubblici. Tony aveva i voti, certo. Quelli dei calabresi e quelli della ‘ndrangheta. Perché lui era un uomo dei clan a tutti gli effetti. Domenico Antonio Vallelonga, detto Tony, era “uomo di vertice del locale di ‘ndrangheta di Stirling”. Era lui ad assumere le decisioni più importanti, e sempre lui a “battezzare” i giovani picciotti e a decidere le cariche della cosca. Agiva sul modello calabrese, stessi riti e stesse attività. E tutto veniva concordato con la cosca “madre” e con il “Crimine”, il vertice della ‘ndrangheta che ha casa in provincia di Reggio Calabria.

 Ma quello di Vallelonga è solo uno dei nomi che emergono dall’operazione “Patriarca 2”, condotta oggi dai carabinieri del Ros e dalla squadra mobile. Uno dei più importanti, ma non l’unico. L’indagine della Dda di Reggio Calabria, è il seguito di è il seguito di Il Crimine”, che a luglio scorso portò all’arresto di 300 tra affiliati e boss 1 delle ‘ndrine di Calabria e Lombardia. Dopo la prima imponente retata su ordine delle Dda di Milano e Reggio, gli inquirenti hanno continuato a lavorare, incastrando un’altra cinquantina di soggetti. Ora il puzzle si è arricchito di nuovi tasselli. Pezzi che completano l’organigramma della ‘ndrangheta nella regione, ma che soprattutto dimostrano ulteriormente il radicamento dei clan nel resto d’Europa e del mondo. Il quadro si va dunque completando. Arrivando a scoprire che la ‘ndrangheta governava una città australiana in maniera diretta, dove esistono almeno nove locali delle cosche, che tradotto significa alcune centinaia di uomini“Il Crimine”, che a luglio scorso portò all’arresto di 300 tra affiliati e boss è il seguito di delle ‘ndrine di Calabria e Lombardia. Dopo la prima imponente retata su ordine delle Dda di Milano e Reggio, gli inquirenti hanno continuato a lavorare, incastrando un’altra cinquantina di soggetti. Ora il puzzle si è arricchito di nuovi tasselli. Pezzi che completano l’organigramma della ‘ndrangheta nella regione, ma che soprattutto dimostrano ulteriormente il radicamento dei clan nel resto d’Europa e del mondo. Il quadro si va dunque completando. Arrivando a scoprire che la ‘ndrangheta governava una città australiana in maniera diretta, dove esistono almeno nove locali delle cosche, che tradotto significa alcune centinaia di uomini.

Oltremare i boss calabresi hanno diramazioni anche in Canada. L’indagine firmata dal Procuratore Giuseppe Pignatone, dagli aggiunti Michele Prestipino e Nicola Gratteri, e dai pm Antonio De Bernardo, Giovanni Musarò e Maria Luisa Miranda, ha fatto luce su alcune cellule presenti a Thunder Bay e Toronto. Nelle prima città l’organizzazione era guidata dai Bruzzese, dai Minnella e degli Etreni, originari della Locride. A Toronto invece Carmine Verduci è considerato un uomo dei Coluccio di Gioiosa Jonica e Marina di Gioiosa, sempre nel mandamento della Jonica reggina.

Resta solida anche la presenza della ‘ndrangheta in Germania. A Singen Rielasingen ad esempio il capolocale era Bruno Nesci. La polizia tedesca è riuscita a registrare una riunione nella quale si “formava la società” (riunione di persone appartenenti a diversi locali) e si discuteva di affari e strategie. Accordi anche con i clan di Frauenfeld in Svizzera e con Francoforte.

Un’organizzazione internazionale che non rinuncia a tener salde le radici anche in molte città italiane. A Torino, ad esempio, è stato scoperto che il capolocale era Giuseppe Catalano, mentre il capo società era Francesco Tamburi. A Genova poi elementi di vertice dei clan sono Domenico Belcastro e Domenico Gangemi.

In tutti i casi i magistrati reggini hanno certificato che le cosche, in qualsiasi parte del mondo si trovino, tengono rapporti strettissimi con i vertici calabresi dell’organizzazione. Vallelonga è stato intercettato a Siderno, mentre discuteva di equilibri interni con Giuseppe Commisso, alias ‘U mastru”, capo indiscusso di uno dei più ricchi e potenti clan della Jonica. I tedeschi si rivolgevano invece a Domenico Oppedisano, il boss supremo custode delle regole per redimere delle controversie interne. Tutti, passavano per Reggio. E tutti erano “benedetti” dai vertici della ‘ndrangheta. Stanotte gli arresti in Italia e Europa, mentre in Australia e Canada sono scattati i mandati di cattura internazionali.

8 marzo 2011

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Ambiente Italia 2011 dedicato al consumo di suolo

Ogni anno consumati 500 km2 di territorio. Nel rapporto annuale di Legambiente elaborato dall’istituto di ricerche Ambiente Italia tutti gli indicatori dello stato di salute dell’ambiente nel Paesern

http://www.legambiente.it/dettaglio.php?tipologia_id=3&contenuti_id=2358

In Italia vengono consumati mediamente oltre 500 chilometri quadrati di territorio all’anno. E’ come se ogni quattro mesi spuntasse una città uguale all’area urbanizzata del comune di Milano. Nonostante ciò, tante persone rimangono senza casa perché non se la possono permettere. Un bel paradosso al quale Legambiente ha dedicato il suo rapporto annuale Ambiente Italia, presentato questa mattina a Roma.

Ad analizzare numeri e dinamiche e sviluppi del consumo di suolo – che si rivela un buon indicatore dei cambiamenti avvenuti nel Paese e delle questioni aperte sul territorio – sono intervenuti il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, il presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti, il vice presidente di Ance Paolo Torretta, il presidente di Inu Federico Oliva, il presidente di Legambiente Lazio Lorenzo Parlati, il senatore Roberto Della Seta  e i curatori del rapporto Duccio Bianchi, dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia e Edoardo Zanchini, responsabile energia e infrastrutture di Legambiente.

La stima più attendibile – e, secondo Legambiente, comunque prudenziale – di superfici urbanizzate è di 2.350.000 ettari. Una estensione equivalente a quella di Puglia e Molise messe insieme, pari al 7,6% del territorio nazionale e a 415 metri quadri per abitante. Negli ultimi 15 anni, il consumo di suolo è, infatti, cresciuto in modo abnorme e incontrollato e la realtà fisica dell’Italia è ormai composta da informi fenomeni insediativi: estese periferie diffuse, grappoli disordinati di sobborghi residenziali, blocchi commerciali connessi da arterie stradali. Ma quantificare il fenomeno non è facile, perché le banche dati sono eterogenee e poco aggiornate, e perché la pressione sul territorio è ampliata da carenze di pianificazione e abusivismo edilizio, caratteristici del nostro Paese.

Per fare chiarezza sulle dimensioni della crescita di superfici urbanizzate, Legambiente e l’Istituto nazionale di urbanistica hanno dato vita al Centro di ricerca sui consumi di suolo, con il supporto scientifico del Dipartimento di architettura e pianificazione del Politecnico di Milano, iniziando la raccolta di tutti i dati disponibili e accompagnandola da un sistematico approfondimento scientifico. La fotografia del consumo di suolo scattata nel 2010 nelle regioni italiane mostrava la Lombardia in testa con il 14% di superfici artificiali sul totale della sua estensione, il Veneto con l’11%, la Campania con il 10,7%, il Lazio e l’Emilia Romagna con il 9%.

I primi risultati del Centro di ricerca hanno, però, evidenziato come – accanto alla situazione di pesante sovraccarico urbanistico che caratterizza le regioni appena citate – Molise, Puglia e Basilicata,

pur conservando un forte carattere rurale, stiano conoscendo dinamiche di crescita particolarmente accelerata delle superfici urbanizzate. La maggior parte delle trasformazioni avviene a carico dei suoli agricoli, e solo in minor misura a carico di terreni incolti o boschivi, coerentemente con quanto osservato nel resto d’Europa.

Il consumo di suolo, infatti, non è una prerogativa italiana. La Commissione europea ci conferma che siamo nella media dei principali paesi Ue, anche se alcuni caratteri dei processi di urbanizzazione a noi propri rendono la situazione complessa. In particolare, le periferie delle nostre principali aree urbane crescono senza un progetto metropolitano e ambientale, di trasporto pubblico e di servizi. Mentre nelle aree di maggior pregio, tra cui le coste, una produzione dissennata di seconde case ha cementificato gli ultimi lembi ancora liberi di territorio e zone a rischio idrogeologico, abusivamente o con il benestare di piani regolatori.

“Il consumo di suolo – ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – è oggi un indicatore dei problemi del Paese. La crescita di questi anni, senza criteri o regole, è tra le ragioni dei periodici problemi di dissesto idrogeologico e tra le cause di congestione e inquinamento delle città, dell’eccessiva emissione di CO2 e della perdita di valore di tanti paesaggi italiani e ha inciso sulla qualità dei territori producendo dispersione e disgregazione sociale. Occorre fare come negli altri paesi europei dove lo si contrasta attraverso precise normative di tutela e con limiti alla crescita urbana, ma anche con la realizzazione di edilizia pubblica per chi ne ha veramente bisogno e interventi di riqualificazione e densificazione urbana, fermando così la speculazione edilizia. Esattamente il contrario di quanto adottato nell’ultimo decreto Milleproroghe che continua a consentire ai Comuni, per i prossimi due anni, di adoperare il 75% degli oneri di urbanizzazione per le spese correnti e incentiva, e quindi a rilasciare permessi a edificare anche laddove non sarebbero necessarie nuove costruzioni, per pagare gli stipendi dei dipendenti”.

A Napoli e a Milano, nel 2007, le superfici impermeabili coprivano il 62% del suolo comunale. Eppure, a fronte di 4 milioni di abitazioni circa, realizzate negli ultimi 15 anni, nelle grandi città italiane almeno 200.000 famiglie non riescono a pagare il mutuo o la rata dell’affitto. Nelle stesse città dove l’emergenza sfratti è più pesante, quasi un milione di case risultano vuote perché economicamente irraggiungibili da chi ne avrebbe bisogno. Nel 2009, in testa alle città con il maggior numero di case vuote c’era Roma con 245.142 abitazioni, seguita da Cosenza (165.398), Palermo (149.894), Torino (144.398) e Catania (109.573). Nello stesso periodo, il maggior numero di sfratti è stato eseguito a Roma (8.729), a Firenze (2.895), a Napoli (2.722), a Milano (2.574) e a Torino (2.296).

Il caso di Roma (in cima a entrambe le classifiche) è emblematico e merita di essere analizzato. Sia perché, negli ultimi anni, il territorio romano ha visto una fortissima crescita edilizia, sia perché il comune di Roma è il più grande in Italia in termini di superficie e di popolazione. Uno studio originale e inedito sulle trasformazioni dei suoli a usi urbani nei comuni di Roma e Fiumicino tra il 1993 e il 2008 rivela come, in 15 anni, questi siano aumentati del 12% a Roma (con 4.800 ettari trasformati, quasi tre volte il tessuto “storico” della città compreso entro le Mura Aureliane) e del 10% a Fiumicino (con 400 ettari). Una superficie notevole, pari complessivamente all’estensione dell’intero comune di Bolzano. Nello stesso arco di tempo, a Roma la popolazione è aumentata di 30.887 abitanti, con una media di 150 metri quadrati di suoli trasformati per ogni nuovo abitante. La trasformazione ha interessato in particolare suoli agricoli (Roma è il più grande comune agricolo d’Europa) ma anche importanti porzioni di aree naturali. Sono scomparsi 4.384 ettari di aree agricole, il 13% del totale e 416 di bosco e vegetazione riparia. Ora, in base ai piani regolatori vigenti nei comuni di Roma e Fiumicino e ai programmi in atto, è prevedibile un ulteriore consumo di 9.700 ettari, prevalentemente agricoli, ossia più di quanto sia stato trasformato tra il 1993 e il 2008.

In Italia, insomma, non si punta sul recupero dell’esistente ma sulla trasformazione di nuove aree, non si investe nella mobilità sostenibile, e le città sono sempre più congestionate e inquinate. E’ chiaro come, negli ultimi 20 anni, non si sia costruito per rispondere alle domande di abitazioni ma alla speculazione immobiliare e finanziaria, e la grave situazione di disagio sociale riscontrabile in molti centri urbani rispecchia una crisi che non riguarda solo il settore edilizio ma attraversa tutto il Paese.

“Non è vero che gli italiani non siano stati colpiti dalla finanza creativa – ha commentato Duccio Bianchi, curatore del rapporto Ambiente Italia 2011 -. Nella recessione che si è innescata nel 2008 e acuita l’anno successivo, l’Italia ha pagato più degli altri paesi europei e più delle altre economie avanzate. Oppure sbagliano Eurostat, Fondo monetario, Ocse e Banca mondiale”.

Il nostro Pil pro capite del 2009 è, infatti, inferiore dell’ 8% a quello del 2007 e inferiore addirittura del 4% rispetto al 2000. Mentre il paese ‘sfortunato’ a cui spesso si confronta l’Italia, la Spagna, ha visto scendere il Pil pro capite 2009 solo del 5% rispetto al 2007 e salire del 7% rispetto al 2000.

Sono soprattutto i giovani, già dalla metà degli anni 90, a pagare la bassa dinamicità dell’economia e della società italiana, tassi di crescita dimezzati rispetto al resto d’Europa, assenza di strumenti di protezione sociale.

Ma la recessione mondiale ha impattato anche su alcuni processi di grande rilevanza ambientale, primo tra tutti la trasformazione del sistema energetico e delle sue risorse. Sul fronte dell’efficienza e del contenimento delle emissioni, ha facilitato il ruolo da pioniera dell’Europa, che è enormemente avanti a tutte le altre economie. I dati sul 2009 mostrano che la Ue conseguirà nel suo insieme gli obiettivi di Kyoto ed è sulla strada per raggiungere nel 2020 gli obiettivi di riduzione del 20% sulle emissioni del 1990. Solo l’Italia – che nel 1990 non aveva nucleare e aveva pochissimo carbone da ridurre, basse emissioni pro capite e una delle migliori intensità energetiche della Ue – corre il rischio di essere l’unico paese europeo che non raggiunge gli obiettivi di Kyoto. Eppure la meta è a portata di mano, così come è possibile raggiungere gli  obiettivi al 2020 per le rinnovabili e la riduzione della CO2. Un esempio chiarissimo di come l’Italia possa attivare un’industria nazionale dell’efficienza energetica è la misura delle detrazioni fiscali del 55% sulla ristrutturazione energetica nell’edilizia. Nel periodo 2007-2009 sono stati attivati complessivamente 590.000 interventi, con un investimento (tutto privato) di 7,9 miliardi di euro. “L’Italia deve smettere di remare contro lo sviluppo delle rinnovabili – ha aggiunto Duccio Bianchi – perché, quando la politica lo ha permesso, il territorio ha dimostrato di avere le capacità per una svolta energetica pulita. Lo stop al consumo di suolo e la risposta ai problemi della casa e delle città va di pari passo con una riqualificazione energetica complessiva del patrimonio edilizio”.

Scorrendo i dati raccolti da Ambiente Italia 2011 emerge la fotografia di un Paese per molti versi problematico, che più di altri ha subito gli effetti della recessione economica, eppure con grandi possibilità di ripresa e risorse in grado di determinare passi avanti significativi verso la modernità e un maggiore benessere.

In negativo, i parametri e i settori relativi alla vita nelle città: la mobilità delle personein Italia è infatti, tra le più alte d’Europa. I mezzi privati coprono circa l’82% della domanda. L’Italia presenta ormai da anni un tasso di motorizzazione (numero di auto ogni 1.000 abitanti) decisamente superiore alla media europea. Nel 2008, ad esempio, il valore del Belpaese è stato pari a 601 auto ogni 1.000 abitanti (erano 598 nel 2007 e 483 nel 2000) contro le 470 dell’Unione europea, le 498 della Francia, le 475 del Regno Unito. Ci si muove quindi sempre in auto(12.070 passeggeri per Km/abitante), pochissimo in tram o metro (109 passeggeri) e poco in treno (835). Il parco veicolare, nel 2009, risulta composto  da  6.118.098 motocicli, pari al 12,7% del totale (erano 5.858.094 nel 2008) e 36.371.790 auto, pari al 75,7% (erano 36.105.183) mentre sono solo 98.724 gli autobus, pari allo 0,2% del totale. Gli incidenti nel 2009 sono 218.963 con 4.237 morti e 307.258 feriti, in lieve calo rispetto al 2008 (quando gli incidenti erano 230.871 con 4.725 morti e 310.745 feriti). In Europa registriamo comunque un’altissima mortalità stradale (79 morti per milione di abitanti), superando di gran lunga  paesi come la Germania (54), e il Regno Unito (43).

Un settore già problematico che ha visto la sua situazione aggravarsi ulteriormente tra il 2007 e il 2008, è quello del trasporto merci, con ben il 71,9% delle merci che viaggia su strada (era il 70,6 l’anno precedente). Su ferro viaggia solo il 9,8% delle derrate (era il 10,2 nel 2007), mentre il 18,3% si muove tramite navigazione. Considerando solo il trasporto merci via terra, vediamo che in Italia solo il 12% del trasporto avviene su ferro, a differenza del 25% della Germania o del 39% dell’Austria ma anche del 17% della Francia.

Polveri sottili e ossidi di azoto restano due emergenze per la qualità dell’aria nelle città. Nel 2009 peggiora leggermente la situazione per il biossido di azoto, con circa il 67% dei comuni capoluogo (era il 64% nel 2008) dove la media annuale supera il valore limite (40 microgrammi/mc) in almeno una centralina di monitoraggio. La situazione è più grave nelle grandi città dove solo 3 su 14 presentano un valore medio di tutte le centraline inferiore al limite previsto. Riduzione più netta per l’inquinamento da polveri sottili che comunque, nel 2009 registra situazioni particolarmente critiche in gran parte delle città della Pianura Padana.

L’analisi della dimensione socio economica indica poi, che il tasso di occupazione (considerata tra i 15 e 64 anni), nel 2009 in Italia è il più basso tra i paesi industrializzati: 57,5%, con netta differenza tra maschi (68,6%) e femmine (46,4%). In Europa è pari al 64,6 con punte del 76,4% in Norvegia. Anche il tasso di educazione universitaria è tra i più bassi: 20,2%, ben lontano dal 44,7 della Danimarca ma anche dal 40,1 del Regno Unito o dal 43,3 della Francia. In Europa è pari al 32,3. Stessa solfa per la spesa per ricerca e sviluppo, per la quale nel 2008 l’Italia ha impegnato l’1,18% del PIL, a differenza della Svezia (3,75%) ma anche della Francia (2,02%) o della Germania (2,63%).

In positivo invece, si registra la situazione del settore energetico, dove continua la riduzione dei consumi delle materie prime, che passano così da 191 milioni di Tep a circa 180 milioni (-5,8%). A decrescere è la produzione energetica da fonti non rinnovabili: la produzione di petrolio cala, infatti, di circa 5 milioni di Tep (-5,3% del totale), cala pure la produzione di gas naturale (-5,6%) e di combustibili solidi (carbone) anche se in modo meno marcato. In controtendenza, la produzione da fonti rinnovabili che tra il 2008 e il 2009 sale di +2,3 milioni di Tep (13,5%) confermando il trend dell’ultimo decennio (+49%).

Dopo anni di crescita incontrastata, diminuisce dal 2008 pure la produzione dei rifiuti urbani, attestandosi a poco meno di 32,5 milioni di tonnellate (-0,22% rispetto al 2007). A livello procapite si passa da 546 kg/ab del 2007 a 541 kg/ab del 2008. La raccolta differenziata è passata dal 7,1% del 1996 al 30,6% del 2008 (arrivando a quasi 10 milioni di tonnellate), anche se nel 2008 solo sette regioni hanno superato il 35% di raccolta differenziata (obiettivo normativo per il 2003) e si accentua lo scarto tra le regioni del Nord e quelle meridionali. Al Sud solo la Sardegna presenta valori significativi di raccolta differenziata (34,7%), mentre le altre restano ferme al palo, in particolare il Molise (6,5%) e la Sicilia (6,7%). Se carta e cartone, frazione organica e verde costituiscono la base fondamentale del sistema di recupero, l’invio in discarica rappresenta ancora la più diffusa forma di smaltimento, anche se la quota conferita è in diminuzione (dai 21,7 milioni di tonnellate del 1999 ai 15,9 milioni del 2008, cioè dal 76,7% del 1999 al 49,2% del 2008).

Sempre positivo poi, il trend dell’agricoltura biologica che in Europa riguarda l’1,7% della superficie agricola totale ma solo in Italia è pari al 7,9% con 1.106.683 ettari di terreno in conversione o convertiti nel 2009 (erano 1.002.414 nel 2008).

Un altro dato positivo riguarda la tutela delle risorse naturali: l’estensione delle foreste nel 2010 raggiunge, infatti, i 9.149 mila ettari (erano 8.759 nel 2005). Vaste e numerose anche le superfici sottoposte a tutela, con 2.288 Siti d’interesse comunitario (14,3% del totale) e 597 siti zone di protezione speciale (13,6%), complessivamente meno estese dei siti spagnoli (rispettivamente il 24,5% e il 20,6%) ma più ampi e numerosi di Francia, Germania e Regno Unito.

Ambiente Italia 2011, il consumo di suolo in Italia

annuario di Legambiente elaborato dall’Istituto di Ricerche Ambiente Italia 

è a cura di Duccio Bianchi e Edoardo Zanchini

edito da Edizioni Ambiente

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Cemento pro-Comuni. Così muore il territorio

Cemento pro-Comuni Così muore il territorio

Cementificazione in Italia

Di Antonio Cianciullo, La Repubblica 04.03.2011

http://www.repubblica.it/ambiente/2011/03/04/news/ambiente_italia-13174029/?ref=HREC2-2

Nello studio annuale di Legambiente “Ambiente Italia” i dati della cementificazione crescente che sta consumando il suolo e contribuisce a frane e smottamenti in condizioni climatiche difficili: “Ogni anno coperti 500 chilometri quadrati”. In testa Lombardia, Veneto e Campania. Per le amministrazioni locali è un modo per incassare e coprire le spese correnti

Le piogge che si  trasformano in una trappola mortale, come è appena successo nelle Marche? Colpa del clima che cambia e si tropicalizza  ma anche dell’avanzata dell’asfalto che diminuisce la capacità del terreno di catturare l’acqua. Il consumo di suolo è allarmante, ma non tutti i  dati che circolano sono attendibili. Un punto di riferimento affidabile viene dall’ultima edizione del rapporto Ambiente Italia, curato dagli esperti di Legambiente.

INTERATTIVO I PROBLEMI IRRISOLTI DELLE CITTA’ ITALIANE 1

In Italia – si legge nella ricerca – vengono consumati mediamente oltre 500 chilometri quadrati di territorio all’anno. E’ come se ogni quattro mesi spuntasse una città uguale all’area urbanizzata del comune di Milano. Sommando quanto è stato finora coperto da cemento e asfalto si arriva a un numero impressionante: 2.350.000 ettari. E’ una superficie equivalente a quella di Puglia e Molise messe assieme, cioè il 7,6% del territorio nazionale, quasi 400 metri quadrati di asfalto per ogni italiano.

Questa pressione – calcolata da Legambiente e dall’Istituto nazionale di urbanistica attraverso il Centro di ricerca sui consumi di suolo, con il supporto scientifico del Dipartimento di architettura del Politecnico di Milano – si è andata intensificando negli ultimi 15 anni. Fino a portare alla fotografia del consumo di suolo scattata nel 2010: la Lombardia risultava in testa con il 14% di superfici artificiali, il Veneto seguiva con l’11%, la Campania con il 10,7%, il Lazio e l’Emilia Romagna con il 9%. Un trend che, sia pure partendo da una situazione diversa, sta contagiando anche regioni che mantengono un forte carattere rurale come Molise, Puglia e Basilicata.
“Bisognerebbe fare come in molti paesi europei che stanno ponendo un freno all’urbanizzazione selvaggia – ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – Ma nell’ultimo decreto Milleproroghe si fa esattamente il contrario. Si consente ai Comuni, per i prossimi due anni, di adoperare il 75% degli oneri di urbanizzazione per le spese correnti: vuol dire spingerli a rilasciare permessi a edificare, anche dove non sarebbero necessarie nuove costruzioni, per pagare gli stipendi dei dipendenti”.

Il risultato di questa tecnica i fund raising da parte dei Comuni è che a Napoli e a Milano, nel 2007, le superfici impermeabili coprivano il 62% del suolo. Un mare di case troppo spesso vuote. Nelle stesse città in cui l’emergenza sfratti è più pesante, quasi un milione di case risultano vuote perché economicamente irraggiungibili da chi aspirerebbe a occuparle. In Italia, insomma, non si punta sul recupero dell’esistente ma sulla trasformazione di nuove aree, non si costruisce per dare abitazioni a chi ne ha bisogno ma “per soddisfare la speculazione immobiliare e finanziaria”.

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San Marino/ Il Governo scopre la mafia ma l’opposizione tocca il nervo scoperto: lo scambio automatico di informazioni

Mafia a Rimini: un importante articolo del giornalista Roberto Galullo. Altri articoli di Galullo:

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2010/12/esclusivo1-i-miliardi-del-narcotraffico-la-ndrangheta-e-quei-versamenti-nelle-banche-di-san-marino.html

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/.services/blog/6a00e54f89b9c6883300e54f89b9c88833/search?filter.q=RIMINI

Di Roberto Galullo, 25 febbraio 2011

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/

San Marino/ Il Governo scopre la mafia ma l’opposizione tocca il nervo scoperto: lo scambio automatico di informazioni

Due giorni fa, in Consiglio grande generale, tra il rusco e il brusco la simpaticissima (!) Segretaria di Stato agli Affari esteri Antonella Mularoni, prendendo spunto dalle (ennesime) notizie di infiltrazioni delle mafie sul Titano riportate dai media locali, ha detto sostanzialmente che:

1) è il suo Governo che ha denunciato per primo la mafia da quelle parti;

2) il mattone è un investimento sensibile per le mafie e San Marino non fa eccezione; 3) la collaborazione tra Italia e San Marino è fitta come i capelli di un cantante rasta giamaicano.

Le opposizioni hanno ascoltato e (mi dicono) un sito di San Marino, ieri, ha titolato: “Sulle mafie Mularoni dà ragione a Galullo”. Il che, francamente, non è un merito ma è la pura verità: le mafie sul Titano inzuppano da sempre il biscotto come farebbe un poppante nella scodella di latte e soltanto la politica con la p minuscola e tutta la classe dirigente complice (a partire da quella finanziaria) potevano non accorgersene.

LE DICHIARAZIONI DI MULARONI

Questa premessa serve per fare tre riflessioni sulle tre sintesi di Mularoni:

1) dire che le mafie sono sensibili agli investimenti nell’edilizia è come scoprire che l’acqua oltre che calda può essere anche fredda o magari persino tiepida o freddina;

2) che sia stato suo il Governo a denunciare per primo le mafie a me non frega assolutamente una cippa ma ricordo che nel mio libro “Economia criminale”, un ex consigliere sammarinese racconta che nel 2003 (8 anni fa, dunque!) in pieno Consiglio grande generale sfanculò un suo collega parlamentare che gli chiedeva conto a brutto muso delle denunce contro le infiltrazioni mafiose. Lo fece voltare verso il Monte al termine delle riunione e gli disse: “Le vedi tutte quelle gru? Hai bisogno di altre prove?”;

3) i rapporti tra Italia e San Marino sono talmente buoni che qualche leccapiedi del Governo, alcuni mesi fa, annunciava: “La firma è cosa fatta”. Credeva che l’Italia fosse come le Isole Samoa (in realtà le Isole Samoa sono più serie dei politici che governano il mio Paese ma non diciamoglielo).

Peccato che a settembre il ministro italiano Giulio Tremonti, incontrando a Roma in un bar un consigliere sammarinese che gli chiedeva perché la firma bilaterale ritardasse, gli disse con la solita simpatia che lo contraddistingue: prima lo scambio automatico di informazioni, la riduzione delle vostre banche e delle vostre finanziarie, la lotta alla criminalità organizzata e la nomina del presidente della Banca centrale. Vedere cammello, apporre firma.

DI QUATTRO COSE, UNA

Di queste quattro cose l’unica che è stata fatta (e tra mille traversie) è l’ultima. Per le altre mi vien da ridere solo a pensarci:

1)     Le banche e le finanziarie (indagini della magistratura a parte, che in qualche modo stanno incidendo) sono sempre le stesse;

2)     2 la lotta alla criminalità organizzata è talmente…organizzata che la relazione sulla mafia a San Marino, che il dirigente del Tribunale Valeria Pierfelici avrebbe dovuto produrre per il 1° gennaio 2011 è ancora nei cassetti. Avevo – nella mia immensa generosità – messo a disposizione gratuitamente le mie inchieste e le mie umili conoscenze sul punto perfino al Segretario di Stato alla Giustizia Augusto Casali, ma di quella relazione, per ora, nemmeno l’ombra. E il bello è che nessuno – e Casali? – la reclama pubblicamente! So perfettamente che a San Marino non sfugge una riga di quel che scrivo e dunque l’offerta è ancora valida: mi volete? So anche che Pierfelici vuole chiudere tutto per marzo. La domanda è: ma la Gendarmeria – che in primis sarebbe deputata a fornire e cercare notizie di prima mano – è in grado di produrre risultati propri investigativi utili alla causa oppure quel che sa è frutto di notizie rabberciate che riceve negli (sporadici) contatti con le Istituzioni italiane magari da qualche ritaglio di giornale? La colomba pasquale (forse) ci porterà l’opera omnia sulla mafia a San Marino vista dall’interno e potremmo saperne di più.

3)     Quanto ai rapporti tra Italia e San Marino e agli splendenti esempi di collaborazione non rido. Perché non c’è da ridere. Le Procure italiane – tanto per fare un esempio – debbono studiare codici e cavilli per istruire le rogatorie e anche quando sono a prova di bomba e giudici ammazzasentenze, c’è sempre qualcuno che a San Marino ne sa una più del diavolo per fare scudo (anche fiscale) a quella che è la culla e la tomba di San Marino: il segreto bancario.

LA CHIACCHERATA CON FOSCHI (SU)

Debbo dire che – dopo l’intervento di Mularoni e dopo quel titolo, la mia mail e il mio cellulare sono stati raggiunti da molti sammarinesi, felici di scoprire che finalmente anche il proprio Governo prende a cuore il problema.

Il mio cellulare ha raggiunto invece quello di Ivan Foschi capogruppo in Consiglio grande generale di Sinistra Unita ed ex Segretario di Stato alla Giustizia.

Una chiacchierata tra le tante che, sistematicamente, faccio con persone del Titano. Volevo il suo giudizio sul discorso di Mularoni, visto che ero sorpreso dal silenzio delle opposizioni. “Sto lavorando al comunicato stampa che invieremo nelle prossime ore”, mi ha detto Foschi. Bravo, così almeno ci mediti su. E cosa ci scriverete? gli ho chiesto. “Che i primi a parlare di permeabilizzazione alle mafie siamo stati noi. Da noi c’era gente che mi diceva di prendere la cosa sottogamba e che dovevo invece occuparmi delle cose serie”. Ma perché Mularoni proprio ora si è decisa ad affrontare l’argomento?

Ha voluto cavalcare l’onda emotiva – ha detto Foschi tutto d’un fiato – visto che non riesce a produrre nessun risultato con l’Italia, in primis per colpa proprio di San Marino”.

E poi cosa altro scriverete nel vostro comunicato stampa? La risposta: “Le ricorderemo che gli 8mila appartamenti sfitti sono emersi, nel 2008, grazie al censimento del precedente governo”. E non siete curiosi di sapere quanti sono oggi, visto che il mattone è una variabile nel mercato dell’economia oltre che un campanello sensibile delle mafie? “Il dato – mi ha seraficamente risposto – non è aggiornato e da tempo chiediamo la riforma del catasto”. Ma che vuol dire che il catasto sammarinese non è aggiornato? “Oggi i vari uffici pubblici, catasto, stato civile, e via di questo passo e le loro banche dati – continua nel suo ragionamento Foschinon dialogano a livello informatico. La difficoltà delle verifiche è proprio questa: magari il tizio X risulta nella banca dati dello allo stato civile ma non c’è nessun controllo incrociato. Non si fanno i controlli neppure con chi eroga i servizi pubblici. Mai fatti. L’informatizzazione è all’anno zero e tutto viaggia a livello cartaceo”.

Scusi Foschi ma se non esiste dialogo telematico neppure tra i vostri uffici come pensa San Marino di scambiarsi automaticamente le informazioni con l’Italia?

Guarda Roberto – è la risposta raggelante di Foschi – che è il sistema bancario e finanziario sammarinese che per la gran parte non vuole lo scambio automatico di informazioni. Solo le imprese serie hanno detto che chi si oppone allo scambio automatico di informazioni sbaglia”.

Eccolo il punto, l’unico vero punto per il quale la firma con l’Italia non arriva e le mafie godono come un(a) diciottenne in calore: l’assenza nello scambio automatico di informazioni. Se ci mettiamo, oltretutto, che bisognerà magari ricorrere a degli infaticabili piccioni viaggiatori per far transitare le notizie da Roma al Titano e viceversa, c’è poco da stare allegri. Foschi conclude: “Ci servono due anni di tempo, ha detto il Governo, perché San Marino sia in grado di attuare lo scambio di informazioni ma Tremonti ha risposto:no, subito o niente firma”.

Subito? Con calma Tvemonti. Deve mettersi in fila. Prima deve arrivare la copia  – magari rigorosamente cartacea – dell’opera omnia sulla mafia a San Marino a opera del Tribunale. Poi dovranno essere covati, allevati e pasciuti i piccioni viaggiatori per le incombenze urgenti da scambiarsi (sempre sperando che non li impallinino strada facendo). Poi si dovrà ridurre il numero di banche e finanziarie che sul Titano proliferano come un batterio in laboratorio e poi con calma – e per piacere – si può pensare di affrontare lo scambio automatico di informazioni.

Vedrete che anche su questo Galullo avrà ragione (anche se spero di non averla).

r.galullo@ilsole24ore.com

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia nuova trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.45 circa e in replica poco dopo le 00.05. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

p.p.s. Il mio libro “Economia criminale – Storia di capitali sporchi e società inquinate” è ora acquistabile con lo sconto del 15% al costo di 10,97 euro su: www.shopping24.ilsole24ore.com. Basta digitare nella fascia “cerca” il nome del libro e, una volta comparso, acquistarlo

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