LETTERA APERTA DI EUGENIO PARI (CAPOGRUPPO SEL RIMINI) SULLA PRESA DI POSIZIONE RISPETTO AL PSC DELL’ASSOCIAZIONE DEI COSTRUTTORI

Rimini, 09.10.2010
 

 L’Associazione dei costruttori ha richiesto di fermare il Piano strutturale, ha fatto bene, invece, l’Assessore Biagini a dichiarare che i lavori per la sua approvazione continueranno definendo questa proposta come irricevibile. A Biagini chiediamo di mantenere fede a queste parole e procedere, anche nonostante l’ostruzionismo di  settori del PD, verso l’approvazione del PSC e dei suoi obiettivi entro questa legislatura.

La città di Rimini ha l’improrogabile necessità di riqualificare il proprio tessuto urbano, quello turistico come quello periferico e centrale, sostenere come fa l’ANCE che alcune aree dovranno venire edificate quando la domanda tornerà a crescere, sarebbe un’abdicazione del soggetto pubblico alle sole necessità del mercato. Si ripeterebbe un copione che a Rimini si è recitato per cinquant’anni producendo, è vero, alti livelli di sviluppo economico, ma anche una concentrazione urbana che crea problemi quasi irrisolvibili, una dispersione insediativa costosissima in termini di manutenzione e fornitura adeguata dei servizi. Quella dell’ANCE è, a mio giudizio, una proposta anti storica.

La pianificazione urbanistica, a differenza di ciò che sostengono i costruttori, deve essere un elemento per affermare il diritto di tutti alla città attraverso il filo conduttore dello sviluppo sostenibile. È però necessario utilizzare questo concetto di sostenibilità non limitandolo alla sola compatibilità con gli equilibri ecologici, ma includendo anche la dimensione culturale e sociale, dimensioni indispensabili per definire le scelte sostenibili; intese come capacità di attribuire valori e significati collettivi, di istituire gerarchie che giudichino le scelte in rapporto alla rilevanza etica e agli obiettivi di solidarietà, equità, qualità della vita e sicurezza sociale. Occorre dunque privilegiare una “città compatta”, vale a dire una forma urbana contenuta nelle dimensioni, in grado di fornire migliori servizi, più accessibile e con minore consumo di territorio. Da qui partire per affermare il “diritto di tutti alla città”, alla accessibilità dei suoi servizi e delle sue infrastrutture, città come collettività urbana, spazio di partecipazione democratica, luogo di convivialità, socializzazione e crescita umana accompagnata da diritti e doveri, lo spazio fisico in cui instaurare una rete di fitti rapporti solidaristico – culturali.

L’edificazione di nuove aree produce occupazione, è vero, ma produce una molteplicità di effetti negativi. Il primo riguarda l’occupazione stessa: una volta terminato il cantiere cessa anche il lavoro per gli operai li impiegati, il settore dell’edilizia è il settore dove più di ogni altro si manifestano forme di illegalità rispetto alle normative sulla sicurezza lavorativa e sulla contribuzione; l’edificazione di aree libere produce effetti irreversibili. Il territorio è una risorsa scarsa e proseguendo verso la progressiva “cementificazione” si sottraggono spazio e possibilità di sviluppo di qualità; infine la massimizzazione delle offerte immobiliari produce un effetto di lievitazione dei costi di locazione e acquisto degli immobili insostenibile per la maggior parte dei cittadini, acquisto caratterizzato da mutui decennali che condizionano in negativo la vita di centinaia di famiglie.

Ragionare sul sistema della mobilità solo attraverso interventi infrastrutturali e a livello locale senza pensare di sostenre il sistema di scala regionale non risolve i problemi. Occorre disincentivare il traffico su gomma, promuovere “una cura del ferro”, ossia implementare le politiche di trasporto regionale sia di persone che di merci su rotaia. In questo senso l’idea del TRC, che pure può produrre importanti elementi di riqualificazione urbanistica, può essere rivista investendo sull’esistente ossia la ferrovia litoranea e creando interconessioni con l’entroterra. Così come creare la complanare è del tutto fuori luogo rispetto alle reali necessasità del territorio che non sono quelle di creare nuove grandi arterie, ma di ridurre il traffico automobilistico sulle strade e una generale riqualificazione e messa in sicurezza della rete viabilistica esistente.

Infine, un governo urbano sostenibile per esprimersi richiede: strategie e politiche per i problemi urbani, informazioni sistematiche, monitoraggio e valutazione dei risultati e partecipazione dei cittadini alle decisioni. Non, quindi, la disponibilità di volta in volta di aree da edificare assecondando gli appetiti della rendita immobiliare. Occorre prevedere, come è nei presupposti del PSC, non solo le scelte di qui ai prossimi cinque anni, ma di qui ai prossimi trenta con regole semplici e condivise – come quelle della l.r. 20/2000 di cui il PSC è l’asse portante – certe e rispettate. Regole che abbiano la prima origine nel principio di eguaglianza – in questo senso va intesa la perequazione – che offrano ai cittadini le stesse condizioni e occasioni nella città, nel territorio e nell’ambiente. Regole che riconoscano e organizzino il ruolo del privato in urbanistica, ma ne esaltino i fattori imprenditoriali piuttosto che la rendita e la finanza.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: