Archivio mensile:ottobre 2010

REPLICA DI EUGENIO PARI (CAPOGRUPPO SEL RIMINI) ALLE DICHIARAZIONI DI RAVAGLIOLI (CAPOGRUPPO PDL) IN MERITO ALLA DELIBERA VIA PORTOFINO

Il capogruppo del Pdl Ravaglioli si dice scandalizzato dalla connivenza di SEL rispetto alla cosiddetta variante del sottopassaggio di via Portofino. Tanto per chiarire: non abbiamo la benché minima intenzione di confonderci con questa “opposizione” che per almeno 12 anni è stata, essa si, connivente con le colate di cemento che noi invece abbiamo sempre combattuto in Consiglio e nella città. E oltre al fatto che giovedì sera non ci fossero i numeri per far mancare il numero legale, noi con il Pdl non vogliamo avere proprio nulla a che fare. La vera connivenza è la loro e si è sempre verificata sulle scelte di cementificazione in cambio di posti e prebende nei Cda delle aziende partecipate come dimostrato dai fatti, in ossequio alle regole dettate dal patto consociativo che ha bloccato la città, in pieno accordo con il partito che veramente governa Rimini: quello della rendita a cui aderiscono anche quelli del centrodestra.
Noi di SEL, invece, abbiamo sempre fatto delle idee la nostra forza, per essere liberi di poter dire ciò che abbiamo sempre detto abbiamo fatto scelte importanti come dimetterci da incarichi istituzionali e non quelli del sottobosco della politica. Nei Cda delle aziende riminesi non siede alcun esponente del nostro movimento e sfido a dimostrare il contrario è questa la differenza tra la noi e gli altri. E’ una scelta non moralistica, ma etica, è una scelta che non pretendiamo di imporre agli altri, ma che esprime il nostro modo di interpretare l’impegno politico, che regola il nostro rapporto con gli altri partiti e con la maggioranza di centrosinistra da cui ci siamo allontanati non perché fossimo in attesa di nominare un assessore, ma perché non condividiamo alcune scelte. La nostra non appartenenza alla maggioranza non è pregiudiziale, in quanto sulle scelte che riteniamo accettabili abbiamo votato e voteremo a favore.
Politicamente lavoreremo con tutte le nostre capacità non solo per creare un alternativa alle logiche sbagliate che hanno dettato scelte anch’esse sbagliate delle giunte Ravaioli, ma per proporre un’alternativa al consociativismo sostenuto e alimentato con incarichi, cammarille e prebende di cui il Pdl si è sempre servito negli anni.
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Le primarie. Alcune riflessioni sulla fase

Oggi i giornali riminesi riportano abbondantemente l’esito della direzione del Pd che ha “varato” il regolamento per le elezioni primarie in vista delle elezioni comunali del 2011.

La montagna ha partorito il topolino, o viceversa, nulla di nuovo, tutto è confermato: i dirigenti del Pd hanno confezionato un regolamento teso ad escludere piuttosto che ad includere le aspirazioni, le idee, le istanze. Hanno, di fatto, blindato le candidature degli apparatcik  ed escluso la possibilità di avviare un confronto fra idee diverse all’interno del fu centrosinistra, idee che sono emerse nel corso degli ultimi cinque anni (in questo blog ci sono diverse dimostrazioni). Se le primarie non si possono fare sui programmi, sui contenuti, sulle idee insomma, su cosa si faranno? Su chi è più affabile? Su chi è più fotogenico? Si, ma non solo: si faranno su chi è in grado di garantire una continuità non solo politica con chi ha condotto le danze fino ad oggi, ma con chi è in grado di essere più flessibile, diligente e attento rispetto le richieste dei poteri forti in questa città.

Credo che sia un errore incommensurabile continuare su questa china. Per decenni si è pensato di poter governare unicamente rispondendo alle esigenze dei poteri forti, del partito della rendita, impedendo, di fatto, investimenti produttivi in grado di garantire un’occupazione stabile e una economia all’avanguardia. La spartizione politica fra ex Pci, a cui andavano i rapporti con i soggetti economici principali ed ex Dc a cui andava la gestione delle politiche del welfare, ha mostrato la corda, ha dimostrato di non essere più in grado di garantire un equilibrio sociale alto. Il fatto poi che l’opposizione abbia compartecipato a questa gestione consociativa della città non è una questione degli ultimi anni, ma è una realtà che viene da lontano. Io, non credo che il centrodestra avrebbe potuto contribuire positivamente in termini di idee, credo però che una opposizione reale avrebbe potuto tenere sulle spine un blocco di governo che nel corso degli anni si è invece adagiato su pratiche dorotee dove le regole del gioco prevedevano l’inclusione non su base democratica, ma su base della fedeltà al gruppo dirigente di turno. Pochi uomini al comando e sempre quelli!

Che fare? Io credo che occorrerebbe, specie per la sinistra, ripartire da poche idee, ma chiare, ripartire – usiamo i termini appropriati – da ideali aggreganti e da persone che  siano in grado di rappresentare, per storia personale e per le battaglie che hanno condotto, queste idee, persone che condividano questi ideali. Lo dico serenamente, ma non basta una semplice collocazione a sinistra e tantomeno un riferimento a simboli, più che un riferimento si tratterebbe di un retaggio paradossale, occorre un linguaggio chiaro, occorre buonsenso, occorre pazienza, occorre capacità di ascolto, occorre coerenza, occorre qualcuno che si candidi con disinteresse personale, una candidatura che non risponda alle logiche di potere ma che sia all’insegna dello spirito di servizio. Un nome? Fabio Pazzaglia.

Eugenio Pari

Pazzaglia: “Il sindaco è succube dei poteri forti”

Corriere di Rimini, 11.10.2010 pag. 6

Capodanno Rai. Durissima presa di posizione del consigliere Pd dopo l’annuncio che lo show del 31 dicembre ci sarà

Pari (Sel): “Scelta incommentabile. Non dovevamo aspettare la Murri per passare all’opposizione”

RIMINI. “Una delusione atroce e una conferma: questa amministrazione, questo sindaco, vivono letteralmente fuori dalla realtà. E Ravaioli è succube dei poteri forti”.

Non lascia spazi a margini interpretativi lo sfogo di Fabio Pazzaglia, consigliere del Pd “sospeso” a tempo indeterminato dal primo cittadino dai lavori della maggioranza e anche dai lavori del partito per aver votato contro la “riqualificazione” della colonia Murri.

“Sono arrabbiato e amareggiato. Con quei 6-700 mila euro che si spenderanno per contenti gli albergatori. Per fare un piacere a pochi non diamo una mano a quella grande fascia di famiglie bisognose della nostra città (180 quelle da lui citate nel corso del consiglio comunale del 30 settembre scorso ndr): questa montagna di soldi sarebbe sufficiente a garantire in toto l’assistenza sociale, domiciliare e quant’altro”. Il consigliere del Pd ne ha anche per quelli che lui chiama poteri forti, in questa circostanza gli albergatori: “Se proprio non possono fare a meno di una cosa come questa, veramente secondaria e superflua in un momento dove decine di famiglie riminesi non riescono ad arrivare alla  fine mese, aprano il portafoglio e se la paghino di tasca loro”.

Di “decisione incommentabile” parla anche Eugenio Pari (Sel). “In realtà di riflessioni se ne possono far due. La prima è che la politica della Giunta Ravaioli potrebbe tranquillamente essere fatta da una giunta guidata dal Pdl. La seconda è che sono sempre più convinto che non dovevamo aspettare la delibera Murri per passare all’opposizione, dovevamo farlo molto prima”. Pari ha un diavolo per capello. “Con i soldi che saranno investiti per Capodanno si potrebbero raddoppiare le ore per l’assistenza domiciliare”. Invece ‘inspiegabilmente’ si continuano a prediligere vantaggi mirati e usare una formula come quella del San Silvestro in tv che non porta nulla se non a una ristretta fascia della città”.

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LETTERA APERTA DI EUGENIO PARI (CAPOGRUPPO SEL RIMINI) SULLA PRESA DI POSIZIONE RISPETTO AL PSC DELL’ASSOCIAZIONE DEI COSTRUTTORI

Rimini, 09.10.2010
 

 L’Associazione dei costruttori ha richiesto di fermare il Piano strutturale, ha fatto bene, invece, l’Assessore Biagini a dichiarare che i lavori per la sua approvazione continueranno definendo questa proposta come irricevibile. A Biagini chiediamo di mantenere fede a queste parole e procedere, anche nonostante l’ostruzionismo di  settori del PD, verso l’approvazione del PSC e dei suoi obiettivi entro questa legislatura.

La città di Rimini ha l’improrogabile necessità di riqualificare il proprio tessuto urbano, quello turistico come quello periferico e centrale, sostenere come fa l’ANCE che alcune aree dovranno venire edificate quando la domanda tornerà a crescere, sarebbe un’abdicazione del soggetto pubblico alle sole necessità del mercato. Si ripeterebbe un copione che a Rimini si è recitato per cinquant’anni producendo, è vero, alti livelli di sviluppo economico, ma anche una concentrazione urbana che crea problemi quasi irrisolvibili, una dispersione insediativa costosissima in termini di manutenzione e fornitura adeguata dei servizi. Quella dell’ANCE è, a mio giudizio, una proposta anti storica.

La pianificazione urbanistica, a differenza di ciò che sostengono i costruttori, deve essere un elemento per affermare il diritto di tutti alla città attraverso il filo conduttore dello sviluppo sostenibile. È però necessario utilizzare questo concetto di sostenibilità non limitandolo alla sola compatibilità con gli equilibri ecologici, ma includendo anche la dimensione culturale e sociale, dimensioni indispensabili per definire le scelte sostenibili; intese come capacità di attribuire valori e significati collettivi, di istituire gerarchie che giudichino le scelte in rapporto alla rilevanza etica e agli obiettivi di solidarietà, equità, qualità della vita e sicurezza sociale. Occorre dunque privilegiare una “città compatta”, vale a dire una forma urbana contenuta nelle dimensioni, in grado di fornire migliori servizi, più accessibile e con minore consumo di territorio. Da qui partire per affermare il “diritto di tutti alla città”, alla accessibilità dei suoi servizi e delle sue infrastrutture, città come collettività urbana, spazio di partecipazione democratica, luogo di convivialità, socializzazione e crescita umana accompagnata da diritti e doveri, lo spazio fisico in cui instaurare una rete di fitti rapporti solidaristico – culturali.

L’edificazione di nuove aree produce occupazione, è vero, ma produce una molteplicità di effetti negativi. Il primo riguarda l’occupazione stessa: una volta terminato il cantiere cessa anche il lavoro per gli operai li impiegati, il settore dell’edilizia è il settore dove più di ogni altro si manifestano forme di illegalità rispetto alle normative sulla sicurezza lavorativa e sulla contribuzione; l’edificazione di aree libere produce effetti irreversibili. Il territorio è una risorsa scarsa e proseguendo verso la progressiva “cementificazione” si sottraggono spazio e possibilità di sviluppo di qualità; infine la massimizzazione delle offerte immobiliari produce un effetto di lievitazione dei costi di locazione e acquisto degli immobili insostenibile per la maggior parte dei cittadini, acquisto caratterizzato da mutui decennali che condizionano in negativo la vita di centinaia di famiglie.

Ragionare sul sistema della mobilità solo attraverso interventi infrastrutturali e a livello locale senza pensare di sostenre il sistema di scala regionale non risolve i problemi. Occorre disincentivare il traffico su gomma, promuovere “una cura del ferro”, ossia implementare le politiche di trasporto regionale sia di persone che di merci su rotaia. In questo senso l’idea del TRC, che pure può produrre importanti elementi di riqualificazione urbanistica, può essere rivista investendo sull’esistente ossia la ferrovia litoranea e creando interconessioni con l’entroterra. Così come creare la complanare è del tutto fuori luogo rispetto alle reali necessasità del territorio che non sono quelle di creare nuove grandi arterie, ma di ridurre il traffico automobilistico sulle strade e una generale riqualificazione e messa in sicurezza della rete viabilistica esistente.

Infine, un governo urbano sostenibile per esprimersi richiede: strategie e politiche per i problemi urbani, informazioni sistematiche, monitoraggio e valutazione dei risultati e partecipazione dei cittadini alle decisioni. Non, quindi, la disponibilità di volta in volta di aree da edificare assecondando gli appetiti della rendita immobiliare. Occorre prevedere, come è nei presupposti del PSC, non solo le scelte di qui ai prossimi cinque anni, ma di qui ai prossimi trenta con regole semplici e condivise – come quelle della l.r. 20/2000 di cui il PSC è l’asse portante – certe e rispettate. Regole che abbiano la prima origine nel principio di eguaglianza – in questo senso va intesa la perequazione – che offrano ai cittadini le stesse condizioni e occasioni nella città, nel territorio e nell’ambiente. Regole che riconoscano e organizzino il ruolo del privato in urbanistica, ma ne esaltino i fattori imprenditoriali piuttosto che la rendita e la finanza.

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Comune di Rimini: SEL passa all’opposizione

Sinistra Ecologia Libertà - SEL - Con Vendola

Il comitato provinciale di S.E.L. (Sinistra, Ecologia e Libertà), riunitosi Venerdì 24 Settembre u.s. esprime le seguenti valutazioni sulla situazione politica locale con particolare riferimento al Comune di Rimini.
1) La decisione del Sindaco di ritirare le deleghe agli assessori Zanzini e Buldrini e di escludere dalla maggioranza i consiglieri comunali del gruppo S.E.L., ha modificato i rapporti politici e la composizione della maggioranza nel Consiglio Comunale di Rimini.
Questa decisione non ci fa piacere, ma sappiamo prendere atto della realtà con chiarezza, senza esitazioni e assumere le responsabilità che ne derivano. E’ evidente che, per una scelta non nostra, d’ora in avanti svolgeremo un ruolo di opposizione nella fase finale del mandato di questa amministrazione, valutando di volta in voltaquale sarà il nostro voto sulle singole delibere.
E’ opportuno aggiungere che, siccome non siamo a scuola, una forza politica non si fa dare dal Sindaco né note, né sospensioni, magari in attesa di rientrare in classe accompagnati da qualche “genitore”.
Per cui chi ha preso certe decisioni deve sapere che esse avranno delle conseguenze e che non perderemo tempo a bussare ad alcuna porta.
O si sta in maggioranza, o si sta all’opposizione; c’è già abbastanza confusione nella politica italiana e anche in quella riminese, per evitare altre ambiguità o pasticci. Staremo dove il Sindaco ci ha mandato, sempre guidati dalla volontà di svolgere un ruolo critico ma propositivo, semplicemente perché il nostro impegno per la città e il nostro modo di intendere la politica sanno esprimersi solo così.
Resterebbe da capire perché, a pochi mesi dalle elezioni, è stata presa una decisione così drastica dalla massima autorità cittadina in occasione di una delibera importante, ma certo non decisiva.
Com’è noto (o almeno così dovrebbe essere), le maggioranze si fanno e, se occorre si cambiano, su atti fondamentali quali il programma di mandato, il bilancio, i piani e i programmi generali e così via; aver deciso di provocare una crisi nella maggioranza in questo momento appare dilettantesco, oppure, ma è un’ipotesi ancora peggiore, la premessa di una virata verso posizioni sempre più moderate in vista di alleanze elettorali dello stesso tipo.
Vedremo nei prossimi giorni se le cose accadute in Consiglio Comunale sono lo specchio di decisioni politiche che il PD ha già preso per il futuro.
2) Diverso è il discorso sulle prossime elezioni comunali. Il nostro impegno fondamentale anche a Rimini è quello per la costruzione di un nuovo centro sinistra che si proponga di governare la città in modo nuovo e con contenuti diversi.
Il bilancio della Giunta Ravaioli è molto critico; gli aspetti negativi prevalgono sulle valutazioni positive, si rischia molto seriamente di consegnare la città alla destra e non certo perché si è andati troppo a sinistra.
Se si vuole riaprire il dialogo con Rimini e la sua gente ci vogliono idee nuove e l’impegno a realizzarle attraverso progetti, persone e un confronto democratico che da tempo è mancato.
Proporremo nei prossimi giorni quelli che secondo noi devono essere i contenuti essenziali di un nuovo programma, ma il punto più importante che vogliamo indicare già ora è quello di riportare veramente al centro dell’azione amministrativa l’interesse pubblico come interesse generale della città, ridefinendo i limiti e i confini dei molti e molto forti interessi privati che gravano sul governo di Rimini.
Dopo i fatti dei giorni scorsi questo confronto parte in salita, ma non consideriamo questo un ostacolo insormontabile: il futuro della città e i prossimi 5 anni di governo sono una cosa più importante delle difficoltà attuali.
D’altra parte nelle altre città della nostra regione dove si voterà nei prossimi mesi (Bologna, Ravenna), questo confronto è già partito in un clima più aperto di dialogo e disponibilità.
Abbiamo il dovere di tentare anche a Rimini.

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