Archivio mensile:giugno 2010

Intervista a Fabio Mussi (Il Manifesto sabato 12 giugno)«Il despota non è illuminato» Dal ddl sulle intercettazioni agli attacchi alla Costituzione «Stiamo andando dritti verso l’autocrazia»

 

George Orwell e Thomas Adorno, Antonio Gramsci e Piero Gobetti. Ma di che parla Fabio Mussi? Sembrerà strano ma parla dell’oggi. Di intercettazioni e di sinistra, di possibili slittamenti autocratici e di Berlusconi, di una Costituzione sotto tiro e di una democrazia che rischia di «evolversi» nel suo contrario.

 Ddl intercettazioni. Mussi, partiamo da qui. E’ preoccupato?

Sì, anche se mi sconcerta il fatto che la giornata di blackout sia stata indetta per il 9 luglio. Bisognava muoversi prima, oggi per esempio.
Sì, ma il 9 luglio è vicino e il livello di indignazione resta alto.
Sono ferri da battere caldissimi anche perché se non li batti tu, ti battono loro. Una parte dell’opinione pubblica ha capito subito il senso dell’operazione berlusconiana e il suo stato d’allarme va tenuto alto. Ma non basta.
Perché?
Perché c’è un’altra parte di opinione pubblica che è ancora narcotizzata ed è li che bisogna sollecitare un nuovo senso critico.
Che intende per nuova «operazione berlusconiana»?
Credo che questa legge costituisca un significativo slittamento verso l’autocrazia. Uno dei tanti passi – come l’assalto alla Costituzione – che consentiranno a Berlusconi di uscire dall’«inferno della democrazia».
Però Berlusconi ha ragione. Per gli autocrati la democrazia è un inferno.
Certo. Tre poteri separati e reciprocamente bilanciati e controllati, un parlamento che fa le leggi, una corte costituzionale che se vuole te le boccia, il controllo della magistratura o quell’«enorme» potere – il diritto di critica – di cui è depositaria l’informazione. Per un autocrate sono tutti gironi infernali, anche perché rompono l’armonia del carisma.
L’armonia del carisma?
I regimi armonici sono quelli dittatoriali. La democrazia per sua natura è disarmonica, conflittuale, ricca di contrasti, lotte e condizionamenti.
Mussi, mi sta dicendo che in democrazia è impensabile un «partito dell’amore»?
Il partito dell’amore – il «regime dell’amore» – è tipico delle dittature. Orwell l’aveva capito benissimo. Si ricorda che il ministero più sanguinario di quel governo era proprio quello dell’amore? Invece la democrazia ti impiccia, ti costringe a fare i conti con altri poteri. Che non sono i «tuoi».
Autocrazia, dispotismo…? In fondo stiamo parlando di Berlusconi.
Pensiamo all’Italia deglia anni Venti, a una dittatura che si è imposta senza tanti slittamenti progressivi ma a forza di colpi secchi: scioglimento di sindacati e partiti, leggi razziali.
Colpi secchi appunti. Ora non è così. Berlusconi procede per piccoli passi. Mica è detto che gli riesca.
Per capire come si possa scivolare da un regime democratico a un altro, io consiglio sempre la lettura di un libriccino di William Sheridan Allen titolato «Come si diventa nazisti». E’ la storia di una piccola comunità operaia tedesca che in pochi anni da capitale rossa diventa capitale nazista.
Arcore non è una capitale rossa.
No, ma io credo che di fronte a noi ci sia un uomo che intende compiere tutti i passi possibili verso una riduzione di democrazia. E penso anche che parte delle attuali opposizioni abbiano sbagliato a tendergli la mano pensando che in fondo questo Berlusconi è uno come gli altri, una destra normale.
Torniamo ai passi pregressi.
Il primo è quello sull’opinione pubblica. C’è un bellissimo pezzo del dopoguerra di uno dei miei maestri – Theodor Wiesengrund Adorno – che gioca sul doppio significato della parola tedesca offentlichkeit, una parola che vuol dire al tempo stesso pubblicità nel senso «istituzional-giuridico-filosofico» – la cosa pubblica insomma – ma anche la pubblicità in senso commerciale.
Thomas Adorno e Berlusconi?
Nella società di massa dominata dalla merce, la offentlichkeit intesa come come spirito pubblico vira nell’altro senso che è quello della pubblicità. Berlusconi ha operato esattamente questa virata. La comunicazione pubblica e la «sua» comunicazione di leader sono entrambe di tipo pubblicitario e tendono a coincidere. E questo è uno dei presupposti del secco impoverimento della democrazia. Che va insieme alla riduzione del parlamento come scatola sonora, agli attacchi alla magistratura, alll’apertura continua di conflitti con gli altri poteri.
E la sinistra non se ne è accorta?
L’abdicazione culturale della sinistra le ha impedito di vedere e di riprendere tutto quello che il ‘900 ci ha consegnato.
Compreso Gramsci. Veltroni la invita a un seminario sui fratelli Rosselli e lei decide di non partecipare perché Gramsci non c’è.
Non mi piacciono le operazioni di «memoria-gruviera». Una parte della ricostruzione che la sinistra oggi deve fare è quella di riprendere il filo di memorie e di continuità con la storia precedente. Gobetti, Rosselli, Calamandrei, figurati. Ma se non ci metti Gramsci di questa storia non capisci più nulla. La sinistra non può essere rimossa né dalla memoria né dal quadro politico nuovo che si deve costruire.

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Interrogazione di Eugenio Pari sulla Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza

INTERROGAZIONE PRESENTATA AL CONSIGLIO COMUNALE DI RIMINI
Oggetto: interrogazione
Sig. Sindaco,

in occasione della Conferenza tenutasi a Bologna in data 12 aprile 2010, tra i nove Prefetti delle rispettive province emiliano romagnole alla presenza del responsabile della Direzione Investigativa Antimafia della Regione, é stato dichiarato che” l’Emilia Romagna non è esente da caratteristiche appetibili per la criminalità organizzata e che è necessario mettere in campo tutta l’attenzione possibile per verificare la presenza di fenomeni anomali collegati al rischio di infiltrazioni di tipo mafioso”.

Al fine, quindi, di far emergere possibili infiltrazioni criminali nel tessuto economico del territorio i partecipanti, hanno concordato una serie di iniziative. In questo contesto si inserisce la strategia concordata al termine dell’incontro: implementare lo scambio di informazioni (attraverso l’incrocio
delle rispettive banche dati) tra i vari soggetti pubblici (Comuni, Camere di Commercio, ecc…) con le forze dell’ordine per quanto riguarda, ad esempio, i passaggi di licenze e gli appalti. Un lavoro comune, coordinato dalla Prefettura con i comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza, potrebbe
rivelarsi prezioso per far emergere situazioni a rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico della regione.

Tutto ciò premesso interrogo per conoscere:

– la valutazione del Sindaco in merito;

– se il Comune di Rimini ha già avviato i necessari provvedimenti per
corrispondere all’accordo siglato recentemente dalla Conferenza regionale delle
autorità di pubblica sicurezza

Eugenio Pari
Consigliere comunale SEL Rimini

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Eugenio Pari propone di istituire un tavolo permanente contro la mafia a Rimini

Leggo la proposta del segretario Pd Gnassi di promuovere l’istituzione di un tavolo provinciale per contrastare la criminalità organizzata. È una proposta condivisibile, ma occorre precisare alcune cose. La prima risale all’incontro regionale dei nove prefetti dell’Emilia Romagna del 12 aprile scorso che ha sostenuto l’istituzione di osservatori a cui collaborino comuni, associazioni e camere di commercio per integrare le informazioni e quindi far emergere possibili infiltrazioni nel tessuto economico di organizzazioni criminali.Altra questione. Il problema dell’infiltrazione economica della mafia a Rimini non è un pericolo, ma una realtà da contrastare in modo risoluto anzitutto non sottovalutando questo stato di cose, senza infingimenti, senza timori e partendo dalla promozione di una cultura della legalità.
Sappiamo tutti benissimo che la vicinanza al paradiso fiscale e finanziario di San Marino, la peculiarità economica riminese predispongono il nostro territorio alle infiltrazioni mafiose e al riciclaggio del denaro sporco. Occorre quindi che anche dai settori economici ci sia una evoluzione etica e morale dei propri comportamenti iniziando a rifiutare i “soldi facili” e che
denuncino i casi sospetti alle autorità.
Infine la mafia si contrasta dotando di strumenti le autorità preposte, in particolare gli uffici giudiziari, quindi alle giuste rivendicazioni annuali di un aumento delle forze stagionali quest’anno i nostri amministratori richiedano il potenziamento degli organici del Tribunale riminese che, vale sempre la pena ricordarlo, se interrompesse tutte le proprie funzioni impiegherebbe almeno cinque anni per smaltire le pratiche arretrate.

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