LETTERA APERTA SULLA VICENDA SCM

Nei giorni scorsi il presidente della provincia è intervenuto sulla vicenda SCM confermando, di fatto, un’equidistanza tra direzione aziendale e lavoratori. Mentre il comune di Rimini ha brillato per il silenzio totale sulla vicenda. Sul versante sindacale non rimane che prendere atto dell’accordo raggiunto, forse se la CGIL non fosse stata isolata i vantaggi per i lavoratori sarebbero stati maggiori. Il rischio che si prefigura è quello dell’avanzamento del deserto industriale e produttivo che negli ultimi anni ha visto un’espansione ragguardevole nella nostra realtà. Si prefigura l’ennesima speculazione edilizia sulle aree SCM delle Celle da tempo oggetto degli appetiti immobiliari. D’altra parte sono almeno sei anni che esistono progetti di conversione in residenziale delle aree industriali delle Celle, con motivazioni diverse si è preparato il terreno per queste operazioni sostenendo che un’area industriale di simile portata non dovesse rimanere in un’area urbanizzata come quella e che per razionalizzare la produzione si dovevano chiudere gli stabilimenti siti a Rimini e trasferirli a Verucchio. È arrivata la crisi mondiale della finanza e quale altro modo migliore per dare il via a questa operazione? Le istituzioni locali si sono lavate la coscienza mediando tra le posizioni senza però indicare nulla rispetto al futuro dei lavoratori, degli stabilimenti e più in generale senza fornire alcuna indicazione in merito alle politiche industriali nel nostro territorio.

Si è trattato in modo ordinario un fatto che invece ordinario non lo è per niente. Si tratta, infatti, della crisi più acuta della principale azienda riminese. Non si vuole affatto gettare benzina sul fuoco, né tanto meno speculare sui problemi di centinaia di famiglie che vivono, nonostante gli accordi raggiunti, l’angoscia della mancanza e dell’incertezza rispetto al proprio futuro lavorativo. Si tratta ancora una volta di non riuscire a scorgere alcuna risposta, alcuna prospettiva sul futuro produttivo locale e, sebbene le responsabilità in materia siano assegnate soprattutto ad altri organi istituzionali, le amministrazioni territoriali un ruolo diverso avrebbero dovuto giocarlo fornendo delle indicazioni sullo sviluppo e sul futuro indicazioni che purtroppo non sono mai arrivate, al punto tale che la nostra città è la quarta in Italia per urbanizzazione del territorio.

Vengono confermate anche in questo caso valutazioni già fatte e cioè che ci troviamo di fronte allo svuotamento di un ruolo forte di governo dei processi e delle scelte delegando tutto alla “mano invisibile del mercato” al punto tale che la nostra città è la quarta in Italia per urbanizzazione del territorio. Dalla crisi, che potrebbe offrire anche elementi di innovazione, si punta ad uscire utilizzando la precarizzazione, di fronte al collasso decennale del lavoro non si pensa ad invertire questa tendenza, bensì di accompagnarla con il sistema stesso che ha portato a questa condizione basato sull’economia della rendita. La scelta non è tra dirigismo e liberismo come cavallo di battaglia ideologico: si può scegliere se indirizzare lo sviluppo fornendo opportunità a tutti, oppure se lasciare liberi di agire a proprio piacimento i poteri economici. La scelta c’è stata e qualcuno i costi li deve pagare, a pagare questa operazione è stata e sarà la collettività.

Eugenio Pari

Consigliere comunale Sinistra Ecologia Libertà Rimini

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