Archivio mensile:gennaio 2010

Sondaggio Politico-Elettorale

Sondaggio IPSOS per puntata di BALLARO’ del 12 gennaio 2010 – “Riforme ed elezioni regionali” – Pubblicato il 18/1/2010.

http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/

In caso di elezioni quali di questi partiti voterebbe? 

Federazione della Sinistra (Prc + Pdci) 2,0%
Sinistra Ecologia Libertà 2,2%
Verdi 0,6%
Partito socialista italiano 0,3%
PD 29,3%
Lista Pannella – Bonino 1,0%
Lista Di Pietro 7,2%
Patto per l’Italia (Rutelli, Tabacci) 0,6%
Totale ex centrosinistra 43,2%
Udc 6,2%
   
Pdl 39,0%
Lega nord 9,8%
MPA (Lombardo) 0,5%
La destra (Storace) 0,7%
Totale destra 50
Altri 0,6%
   
Totale 100%

 

 

 

Autore:
IPSOS Public Affairs
Committente/ Acquirente:

RAI – Ballarò

 

Acquirente:
 

Criteri seguiti per la formazione del campione:

campione casuale nazionale secondo genere età livello di scolarità area geografica di residenza. dimensione del comune di residenza

 

Metodo di raccolta delle informazioni:

interviste con metodologia CATI

 

Numero delle persone interpellate e universo di riferimento:

1000 interviste popolazione italiana maggiorenne

 

Data in cui è stato realizzato il sondaggio:

Tra il 11/01/2010 ed il 11/01/2010

 

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DICHIARAZIONE SULLA VICENDA DELLA SCM (2) DI EUGENIO PARI

Rimini, 20 gennaio 2010 – Comunicato stampa

La CGIL è un’organizzazione che si è sempre battuta per la democrazia e ha fatto della libertà e del rispetto delle differenze un proprio carattere distintivo. Quanto riportato da alcuni sindacalisti e soprattutto la reazione di esponenti di centrodestra rispetto a non verificati gesti di intolleranza in una assemblea dei lavoratori SCM, puzza di strumentalizzazione e di attacco alla più grande organizzazione dei lavoratori italiani.

Se gli animi dei lavoratori sono esasperati non lo sono certo perché la CGIL li rinfocola, ma lo sono perché per centinaia di famiglie vanno sempre più assottigliandosi le speranze di mantenere il posto di lavoro e quindi le possibilità di prefigurare il futuro sono sempre più labili e perché il costo della crisi economica grava ancora una volta sulle spalle dei lavoratori e dei pensionati.

Occorre che i deputati e le amministrazioni territoriali piuttosto che stare a guardare quanto sta avvenendo alla SCM, o addirittura come l’On. Pizzolante fomentare una campagna anti CGIL degna degli anni ’50, stiano dalla parte dei lavoratori e delle famiglie indicando prospettive del comparto produttivo locale, chiedendo garanzie alla direzione aziendale e sventando il pericolo di speculazioni immobiliari che da tempo insistono sulle aree della SCM a Rimini.

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DICHIARAZIONE DI EUGENIO PARI SULLA HOLDING A RIMINI

Rimini, 16 gennaio 2010 – Comunicato stampa

La vicenda della Holding presenta da tempo diverse criticità che al momento impongono una seria ed accurata riflessione. Essa appare come un elemento di “finanza creativa” più che come possibilità didotare la città dei necessari servizi. Preoccupa, inoltre, il fatto che questo strumento rappresenta un moltiplicatore del debito per nulla keynesiano in quanto tra gli interventi previsti non ce n’è alcuno che possa in qualche modo incidere positivamente sul welfare locale. Il rischio, ribadisco, è che questo strumento su cui l’Amministrazione ragiona dal 2006, ben prima quindi dei tagli indiscriminati e insensati del governo agli enti locali, è che le finanze comunali piombino in un vortice debitorio da cui sarà molto difficile uscire e il cui effetto sarà quello di bloccare la spesa corrente.
La Holding, a conti fatti, è uno strumento e gli strumenti di per sé sono
neutrali. Il tema è quindi capire finalmente che utilizzo sociale potranno
avere le risorse sbloccate da questo soggetto, ma credo, infatti, che in un
contesto di crisi come quello che stiamo attraversando, ben lontano dall’essere superato, accanto alle ricapitalizzazioni sia assolutamente necessario ragionare su un uso popolare delle risorse che questa holding sarà in grado di sbloccare. Senza un fine sociale, popolare, cioè se le risorse derivanti da questa operazione saranno finalizzate unicamente per realizzare scopi burocratico – amministrativi e non a sostegno delle fasce sociali più deboli e più colpite dalla crisi, credo sia davvero difficile votare a favore.

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DICHIARAZIONE DI EUGENIO PARI SULLE MINACCE AL PAZ

Rimini, 28 dicembre 2009
Comunicato stampa

Le minacce comparse in questi giorni in città ai danni dell’Associazione No
Border sono inquietanti e prima di tutto vogliamo inviare a tutte le compagne e i compagni dell’associazione un nostro caloroso messaggio di solidarietà.
La simbologia che accompagna questa scritta è di chiara matrice neo fascista, così come neo fascisti sono gli 11 imputati che nella notte tra il 24 e 25 settembre 2007 tentarono di dar fuoco al Laboratorio sociale Paz. Questa intimidazione non può considerarsi rivolta soltanto al Paz, ma a tutta la città di Rimini e alle sue istituzioni che nel processo per i fatti sopra riportati si sono costituite parte civile.
Per questi motivi parteciperò e invito a partecipare tutte le democratiche e i democratici riminesi mercoledì 30 dicembre al presidio convocato dal Paz per cancellare quella vergogna e per sancire un’altra volta la natura democratica e antifascista della nostra Rimini.

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LETTERA APERTA SULLA VICENDA SCM

Nei giorni scorsi il presidente della provincia è intervenuto sulla vicenda SCM confermando, di fatto, un’equidistanza tra direzione aziendale e lavoratori. Mentre il comune di Rimini ha brillato per il silenzio totale sulla vicenda. Sul versante sindacale non rimane che prendere atto dell’accordo raggiunto, forse se la CGIL non fosse stata isolata i vantaggi per i lavoratori sarebbero stati maggiori. Il rischio che si prefigura è quello dell’avanzamento del deserto industriale e produttivo che negli ultimi anni ha visto un’espansione ragguardevole nella nostra realtà. Si prefigura l’ennesima speculazione edilizia sulle aree SCM delle Celle da tempo oggetto degli appetiti immobiliari. D’altra parte sono almeno sei anni che esistono progetti di conversione in residenziale delle aree industriali delle Celle, con motivazioni diverse si è preparato il terreno per queste operazioni sostenendo che un’area industriale di simile portata non dovesse rimanere in un’area urbanizzata come quella e che per razionalizzare la produzione si dovevano chiudere gli stabilimenti siti a Rimini e trasferirli a Verucchio. È arrivata la crisi mondiale della finanza e quale altro modo migliore per dare il via a questa operazione? Le istituzioni locali si sono lavate la coscienza mediando tra le posizioni senza però indicare nulla rispetto al futuro dei lavoratori, degli stabilimenti e più in generale senza fornire alcuna indicazione in merito alle politiche industriali nel nostro territorio.

Si è trattato in modo ordinario un fatto che invece ordinario non lo è per niente. Si tratta, infatti, della crisi più acuta della principale azienda riminese. Non si vuole affatto gettare benzina sul fuoco, né tanto meno speculare sui problemi di centinaia di famiglie che vivono, nonostante gli accordi raggiunti, l’angoscia della mancanza e dell’incertezza rispetto al proprio futuro lavorativo. Si tratta ancora una volta di non riuscire a scorgere alcuna risposta, alcuna prospettiva sul futuro produttivo locale e, sebbene le responsabilità in materia siano assegnate soprattutto ad altri organi istituzionali, le amministrazioni territoriali un ruolo diverso avrebbero dovuto giocarlo fornendo delle indicazioni sullo sviluppo e sul futuro indicazioni che purtroppo non sono mai arrivate, al punto tale che la nostra città è la quarta in Italia per urbanizzazione del territorio.

Vengono confermate anche in questo caso valutazioni già fatte e cioè che ci troviamo di fronte allo svuotamento di un ruolo forte di governo dei processi e delle scelte delegando tutto alla “mano invisibile del mercato” al punto tale che la nostra città è la quarta in Italia per urbanizzazione del territorio. Dalla crisi, che potrebbe offrire anche elementi di innovazione, si punta ad uscire utilizzando la precarizzazione, di fronte al collasso decennale del lavoro non si pensa ad invertire questa tendenza, bensì di accompagnarla con il sistema stesso che ha portato a questa condizione basato sull’economia della rendita. La scelta non è tra dirigismo e liberismo come cavallo di battaglia ideologico: si può scegliere se indirizzare lo sviluppo fornendo opportunità a tutti, oppure se lasciare liberi di agire a proprio piacimento i poteri economici. La scelta c’è stata e qualcuno i costi li deve pagare, a pagare questa operazione è stata e sarà la collettività.

Eugenio Pari

Consigliere comunale Sinistra Ecologia Libertà Rimini

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