Perchè a sinistra?

 Appunti di Eugenio Pari per riunione di venerdì 13 marzo 2009

 Le ragioni e i motivi che ci hanno portati ad autoconvocare questa serata sono presto detti: l’importante partecipazione di mercoledì 4 marzo alla sala della provincia, ha, ad avviso di molti di noi, avviato finalmente un percorso. Il fatto più significativo di quella serata è la grande partecipazione che c’è stata, una partecipazione che dimostra chiaramente che vi sono le energie, la volontà per costruire un progetto politico di sinistra anche a Rimini. Storie diverse per provenienza, cultura e modalità di partecipazione alla vita pubblica si sono ritrovate su una questione essenziale: far vivere nel nostro paese una cultura politica che sappia proporre una alternativa alle logiche dominanti, che sappia proporre un modello di sviluppo compatibile con la vita delle persone in carne ed ossa, un modello sostenibile di sviluppo dal punto di vista sociale ed ambientale.

Sono state spese tante parole ed energie nel corso di questi mesi per dar vita ad un progetto di sinistra in Italia. Un progetto che sappia comprendere fino in fondo le enormi sfide che la contemporaneità presenta ad un soggetto che nasce per la trasformazione, un progetto che sappia farsi comprendere dalle centinaia e centinaia di persone che vengono maciullate dal modello basato sui consumi, un soggetto che sappia mettere in discussione sé stesso per mettere in discussione il sistema, un luogo dove la democrazia viene sostantivata dalla pratica della partecipazione di tutte e di tutti alle decisioni e non dove la democrazia serve da paravento per coprire gli accordicchi e la politica di piccolo cabotaggio dove l’obiettivo è quello della sistematica occupazione di poltrone volta a governare per governare. Un luogo della politica dove le persone e le biografie contano più delle tessere, un luogo della democrazia sostanziale, quella cioè dove non solo ognuno di noi può avere la possibilità di dire ciò che pensa, ma dove ognuno di noi sa con certezza che quello che dirà verrà tenuto in considerazione. Solo così – è mia ferma convinzione – la sinistra ha un senso, solo così la sinistra può pensare di costruire un percorso multiculturale per definire un progetto di trasformazione che sia qualcosa di concreto e non solo qualcosa di utile per presentarsi nelle campagne elettorali fregandosene di ciò che avviene. Per ripresentarsi a promettendo allo scadere dei 5 anni di legislatura.

Anche a Rimini da mesi molti di noi si sono impegnati in discussioni, hanno speso energie per tentare di costruire questo processo, una attività defatigante su cui troppe volte ha gravato la preoccupazione delle forze che si sarebbero rese disponibili a lavorare, in molti ha prevalso non il pessimismo della ragione, ma la paura, una paura spiazzante di perdere in partenza. Ebbene io sono convinto che le uniche battaglie che si perdono sono quelle che non si combattono, non mi riferisco solo all’impegno che certo sarà gravoso per presentare eventualmente una lista alle elezioni amministrative, ma a quella battaglia delle idee e dei principi che un individuo che si dichiara di sinistra deve sempre e in ogni condizione fare per l’avanzamento sociale e per la difesa degli individui più deboli. Una opera meritoria a difesa dei diritti: dal lavoro all’istruzione, dalla casa all’accesso ai servizi, dal diritto di vivere in un ambiente accogliente al diritto di non ammalarsi o peggio morire per le emissioni inquinanti di inceneritori, elettrodotti e traffico automobilistico. Una battaglia che vada a vantaggio di molti è meritoria, è una battaglia che per essere condotta fino in fondo non può che essere disinteressata. La sinistra deve consacrarsi alle esigenze materiali delle persone, a quelle spirituali, al raggiungimento della giustizia sociale, avendo in sé la consapevolezza di quanto sta facendo. Ebbene, questo compito deve essere portato avanti oltre tutti gli ostacoli. Il lavoro altruista, che persegue il bene comune, merita o prima o dopo il riconoscimento delle altre persone e questo implica la più profonda soddisfazione per chi agisce nella società e promuove il benessere nella società in cui vive.

È evidente quindi che i calcoli elettoralistici, le convenienze politiche volte ad ottenere prebende e posti di potere fittizio sono una cosa che deve, o almeno, dovrebbe essere contrastata da un partito di sinistra. Non posso negare che questi calcoli di opportunità siano uno dei fardelli a causa dei quali si attarda a costruire questo luogo della politica e della partecipazione. La politica è anche mediazione, al rialzo però, non sempre come siamo stati abituati a vedere al ribasso. Se ci sono le condizioni concrete per promuovere il benessere sociale allora ben vengano gli accordi, ma se queste condizioni non ci sono occorre dare rappresentanza ai principi di solidarietà e giustizia, trasformando la rabbia o la rassegnazione in una forza positiva per il cambiamento. È, però, possibile fare questo se tutti abbiamo la consapevolezza di possedere un vocabolario delle idee e dei principi comune, perché altrimenti prevale ancora una volta la convenienza di bottega e la strumentalizzazione di tutto ciò che si muove dal basso come contrappeso per le trattative politiche che non riguardano punti di programma, ma chi va a fare l’assessore piuttosto che il presidente della municipalizzata. È la morte dei sentimenti, è la morte della politica.

Chi ha partecipato alla riunione del 4 marzo penso abbia avuto una sensazione positiva nel vedere la partecipazione di così tante persone. Penso però se ne sia tornato a casa con il fardello di dubbi se non appesantito almeno invariato. A me è sembrato a tratti prevalere una logica di componenti: 4 partiti o movimenti che si riuniscono per dar vita alla sinistra, dove ogni componente reclama legittimamente il proprio spazio, le proprie quote. A me è sembrato che il processo sia un processo “in vitro”, dove le valutazioni delle persone in carne ed ossa rimangono sostanzialmente inespresse. Un giudizio severo ed ingiusto, forse, ma è l’idea che mi sono fatto. Al di la’ di richiami e di analisi sulla situazione e su quanto possa essere indispensabile la nascita di un partito della sinistra, ho davvero raccolto pochi stimoli. Una valutazione però l’ho fatta: siamo noi tutte e tutti che dobbiamo e possiamo sostanziare questo processo, le nostre biografie – dicevo prima – la nostra volontà di impegno disinteressata, la nostra voglia di trasformare l’ingiustizia quotidiana a cui spesso assistiamo in una battaglia politica per la trasformazione. È il terrorismo psicologico che si fa sui migranti, è la strada che viene costruita in un parco per servire l’ennesima speculazione edilizia, è l’incremento insostenibile delle bollette sui servizi che serve per costruire l’inceneritore, è la privatizzazione di tutti gli spazi e di tutti i beni pubblici, è la visione consumistica del vivere il tempo libero di quella cultura inculcata dalle sagre paesane con tanto di patrocinio di provincia e comuni, sono i megacentri commerciali, luoghi del vivere consumando la battaglia politica. Sono queste tante cose che separatamente ci fanno pensare ad un decadimento incontrollabile della società in cui viviamo, ad una impossibilità di porre un argine culturale. Tante cose che separatamente sembrano inaffrontabili che però si tengono l’una all’altra, cose concrete che richiedono un ruolo diverso delle istituzioni e della politica. Sono le cose che non funzionano nella vita quotidiana, è il mancato assolvimento di bisogni immediati che produce isolamento sociale, quell’isolamento da cui nasce l’intolleranza e la disperazione di tante, troppe persone. Sono problemi talmente tanto vicini di cui non possiamo permetterci di demandare la soluzione ad altri se non all’impegno che ognuno di noi può mettere in relazione al proprio tempo, alle proprie capacità e disponibilità.

Affrontare il globale partendo dal locale è una prassi che dobbiamo seguire, mi ci è voluto del tempo per comprendere questa che è l’unica via di uscita per questi tempi così neri, per farci sentire attivi e non spettatori oltre che un elemento di sano buonsenso. Lo possiamo fare, credo, partendo dalla via in cui abitiamo, parlando con i nostri vicini, fermandoci a parlare con quei migranti che magari vendono piccoli oggetti fuori dai supermercati, stando al fianco e sostenendo le battaglie dei 900 lavoratori della SCM che perderanno il posto piombando in una tragedia esistenziale. Lo possiamo fare immaginando su come potrebbe essere più bello il parco che frequentiamo, le strade che percorriamo, gli edifici che vediamo. Certo, questo esercizio può essere fatto prescindendo dalla partecipazione diretta all’agone politico, ma avere una idea di città, di come migliorare la vita dei nostri figli, costruita non sul compromesso programmatico raggiunto nell’ufficio di qualche partito, bensì ragionando con le persone e trasformando le centinaia di confronti in un progetto e un programma per rendere migliore il nostro territorio e costruire il senso di una nuova comunità è l’unico nostro patrimonio, è la garanzia del nostro impegno politico. Alla fine, al di la’ dell’esito elettorale penso che potrebbe essere per tutti noi una esperienza di arricchimento umano utile per farci capire dove viviamo e su cosa si potrebbe fare per vivere meglio. Un esercizio – insomma – per nulla ozioso.

Questa riunione non vuole imporre niente a nessuno, mi piacerebbe solo che fosse un momento non di risacca, ma di avvio vero e proprio di un percorso di resistenza civile da un lato, e di fucina di idee per il domani. È chiaro, le candidature presentate finora non mi rappresentano e per la prima volta nella mia vita se le cose rimarranno così non parteciperò al voto, sarei contento quindi di poter trovare sulla scheda elettorale un soggetto che abbia la fisionomia, gli obiettivi e le pretese che ho cercato di descrivere ma, come si dice, questo è un altro discorso.

Come organizzarsi? Io ho preparato per tutti un documento che penso possa darci un primo inquadramento su come poter organizzare i nostri lavori e su cosa proporre per organizzare i lavori e le discussioni. Ho copiato e incollato questo documento con l’auspicio di fornire un contributo, un punto di riferimento minimo che come tale deve essere considerato aperto ed emendabile in ogni sua parte. Come si vedrà il documento tratta solo della questione delle europee e non certo di liste territoriali, che, so per certo, in queste ore stanno legittimamente preoccupando altri compagni impegnati in una difficile discussione all’interno dei loro partiti e movimenti e, a sua volta, con altri partiti.

 

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One thought on “Perchè a sinistra?

  1. Marco ha detto:

    Ciao,
    Vi segnalo il sito internet con relativo blog http://www.lanuovasinistra.blogattivo.com per dibattere e confrontarsi sui tanti temi che riguardano la costruzione di un nuovo soggetto politico della Sinistra unita e plurale.
    In questi giorni è stata aperta anche una pagina di discussione sul tema: EMILIA – ROMAGNA : E LA SINISTRA ?
    Ci aspettiamo anche da voi un contributo di notizie, informazioni, opinioni.
    Un caro saluto a tutte e a tutti,
    Marco

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