Archivi giornalieri: 01/12/2008

Il pacchetto anticrisi

da http://eddyburg.it/article/articleview/12232/0/287/?PrintableVersion=enabled

La truffa delle infrastrutture “finanziate” per l’emergenza: “sono bugiardi o dementi?”. Dal settimanale Carta, n.44, 6 dicembre 2008

Dopo l’annuncio al G20 di Berlusconi del pacchetto anticrisi di 80 miliardi, il ministro Matteoli è stato categorico: “Entro sei mesi la partenza dei lavori per il completamento del corridoio autostradale tirrenico insieme al finanziamento di interventi per rilanciare l’economia per un valore di 16,6 miliardi”.
L’elenco delle opere non è una novità, sono da anni nella lunga lista della delibera CIPE del 21 dicembre 2001 con la quale è stato definito il piano decennale della “legge obbiettivo”. Il costo complessivo del piano è stimato in 174 miliardi di euro. Le risorse che ad oggi sono state stanziate ammontano a 60 miliardi di euro pari quindi ad appena il 34% del costo complessivo, mentre le opere che sono state “cantierate” sono solo il 9%. Non c’è male per un piano decennale al settimo anno di attuazione e la promessa del punto 5 del contratto con gli italiani che impegnava il Premier al cantieramento del 40% del piano al quinto anno.
Con l’ultimo Dpef, luglio 2008, il Ministro ha però promesso una forte accelerazione del piano e indicato le opere prioritarie per le quali vi è l’impegno alla apertura rapida dei cantieri.

Elenco delle opere prioritarie della legge obbiettivo secondo il Dpef 2009-2011: “Impegno ad aprire i cantieri per:”
La realizzazione dell’asse ferroviario Torino-Lione
La realizzazione del Terzo Valico dei Giovi sul collegamento ferroviario AV Milano-Genova
La realizzazione dell’asse ferroviario AV Milano-Verona
La realizzazione dell’asse ferroviario AV Verona-Padova
La realizzazione dell’asse autostradale Brescia-Bergamo-Milano (BreBeMi) e della Tangenziale Est di Milano (TEM)
La realizzazione dell’asse autostradale Cecina-Civitavecchia
La realizzazione dell’asse autostradale Roma-Formia
La realizzazione del Ponte sullo Stretto
Dare continuità alle opere del Mose
Dare continuità alle opere del Brennero

Per il momento l’impegno solenne per il corridoio tirrenico, con la Cecina-Civitavecchia particolarmente a cuore, pare essere disatteso. Fra le opere candidate all’apertura dei cantieri, quelle finanziate con il pacchetto anticrisi sono la BreBeMi, il Ponte sullo Stretto ed il Mose, alle quali si aggiungono 4 assi Autostradali, una Superstrada ed una tratta della Ferrovia Messina-Catania.

Opere candidate al finanziamento all’interno del pacchetto anticrisi da 80 miliardi annunciato al G20 da Berlusconi

Finanziamenti ipotizzati
Autostrada Pedemontana Lombarda 4.115
Autostrada Brescia-Bergamo-Milano 1.580
Autostrada Brescia- Padova 1.650
Mose 900
Autostrada Parma-La Spezia 1.800
Autostrada Salerno-Reggio Calabria 2.700
Superstrada Ionica 265
Ponte sullo Stretto 700
Ferrovia Messina-Catania 1.970
Altre opere 987
Totale 16.667

Volendo prescindere dalla utilità delle opere candidate al finanziamento, ovviamente tutta da dimostrare, tutt’altro che comprensibile appare il riferimento al valore anticrisi che ne ha motivato la scelta e la stessa provenienza delle risorse.
Ben 7,367 miliardi provengono dal FAS (Fondo per le aree sottoutilizzate), grazie alla riprogrammazione del fondo imposta alle regioni con l’articolo 6-quinques della legge n.133/2008 (manovra finanziaria di agosto). Sono dunque risorse, come hanno detto alcune Regioni, “scippate” a programmi strategici in alcuni casi già in corso. Vengono infatti azzerati o spolpati, per citare solo alcuni titoli, Programmi strategici per l’Istruzione, per le Risorse Umane, per la Società dell’informazione nella Pubblica Amministrazione, per l’Ambiente, la Sicurezza, le Risorse naturali e culturali, le Reti e servizi per la mobilità, l’internazionalizzazione, il Progetto straordinario della protezione civile per le aree a rischio, il Progetto salute, sicurezza e sviluppo nel Mezzogiorno del Ministero del Lavoro.
Le altre risorse del pacchetto anticrisi, 9,300 miliardi , sono in realtà l’ammontare del valore delle concessioni autostradali già assentite e sulle quali il Cipe, nell’ambito delle procedure speciali della legge obbiettivo, ha già approvato i progetti preliminari, con la copertura delle risorse pubbliche necessarie, che sono meno di un terzo. Ad esempio per la Pedemontana lombarda, 4,115 miliardi, il finanziamento pubblico è di 1, 245 miliardi mentre i restanti sono investimenti cosiddetti privati che vengono recuperati con la concessione ultratentennale già attribuita a Pedemontana lombarda spa.
Ancora più incomprensibile è la scelta delle opere finanziate proPrio in relazione alla efficacia anticiclica. Dei nove interventi del cosiddetto pacchetto anticrisi, nessuno produrrà l’apertura di cantieri a breve, essendo, per tutti gli interventi, previsto l’affidamento a “contraente generale”. Per le 19 grandi opere della legge obbiettivo affidate con questo istituto contrattuale, il tempo trascorso tra la pubblicazione del bando di gara e l’avvio dei lavori registra una media di ben 4,2 anni. Solo due interventi del pacchetto anticrisi hanno già visto l’espletamento e l’aggiudicazione della gara: la Pedemontana, che prevede l’apertura del primo cantiere nel marzo 2010 ed il Ponte sullo stretto ma, in questo caso, siamo addirittura al solo finanziamento degli espropri. Dunque, il valore anticiclico di questo pacchetto è praticamente inesistente.
Ai tempi richiamati per l’avvio dei lavori, vanno però aggiunte le facili previsioni sui tempi di esecuzione e sui costi finali delle opere. Se per le 19 grandi opere affidate dopo il varo della legge obbiettivo non abbiamo dati a consuntivo, è però noto che la definizione del “contraente generale”, data dalla legge obbiettivo, è esattamente quella che si è attuata per la realizzazione delle infrastrutture per l’Alta Velocità, sulle quali invece, i dati sono ormai consolidati.
La Corte dei conti ha segnalato ripetutamente, nelle sue relazioni annuali, i limiti di questo istituto contrattuale. Recentemente è intervenuta anche l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici che, per la tratta di Alta Velocità Firenze-Bologna, ha segnalato la crescita abnorme da un valore iniziale di 1.053 milioni di euro a 4.189 milioni di euro alla data del 31 luglio 2007, evidenziando altresì per la chiusura dei cantieri, prevista nel 2009, varianti non ancora contrattualizzate per un importo di ulteriori 750 milioni di euro.
Non è dunque un caso che la prima grande impresa italiana non si trovi nemmeno fra le prime 50 imprese europee mentre pochissime grandi imprese italiane a malapena entrano fra le prime 200 europee. Proprio l’istituto contrattuale del contraente generale infatti, consentendo di sub-affidare liberamente a terzi tutte le attività sia di progettazione che di esecuzione dell’opera, ha prodotto una straordinaria accelerazione del fenomeno delle cosiddette scatole vuote, con lo svuotamento tecnico e tecnologico della grande impresa italiana. Nella più grande impresa italiana, secondo i propri dati di bilancio, il costo del lavoro dipendente ha un peso di solo il 3% sul totale dei costi aziendali. Nelle prime dieci imprese italiane si registra una media del costo del lavoro dell’8%, mentre nelle prime 10 imprese europee questo stesso dato va da un minimo del 14% ad un massimo del 25%.
Se si pensa di contrastare la crisi con queste opere, affidate a queste pseudo imprese, non è solo incomprensibile, ma semplicemente demenziale. Ma sono dementi o bugiardi?

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Capodanno a Rimini

capodanno2005
Carlo Conti al Capodanno di Rimini fonte: http://www.riminiturismo.it

 

DICHIARAZIONE DI VOTO DEI CONSIGLIERI PARI, PAZZAGLIA, COCCIA E GIOVAGNOLI SUL VOTO ALLA DELIBERA DI VARIAZIONE DEL BILANCIO PER LA FESTA DI CAPODANNO

Nel dibattito che si è svolto in Consiglio Comunale nel 2007 relativamente alla Festa di Capodanno, trasmessa dalla Rai, si ammetteva che la delibera in argomento era stata portata in Consiglio Comunale anche se “non abbiamo mai discusso su questa iniziativa”.

In tal modo si chiedeva ai consiglieri comunali di approvare una spesa di circa 800 mila euro senza che ci fosse stata la possibilità di valutare la necessità o meno di spendere una somma così consistente per una ripresa televisiva.

Ciò che aveva stupito e sorpreso i consiglieri di maggioranza, che si erano astenuti o che avevano votato contro questa iniziativa, era una constatazione, a chi non era d’accordo, cioè che non si poteva contrapporre queste iniziativa ad eventuali interventi sociali.

Non era importante che questa cifra potesse essere spesa in ben altre direzioni (aiutare le famiglie bisognose, mandare all’asilo un numero significativo di bambini, sostenere attività culturali). Chi poneva la questione in questi termini sbagliava profondamente perché, secondo il vicesindaco “non comprende le caratteristiche della città di Rimini e questa zona che ha il turismo come località componente essenziale e che dia emozioni che faccia sognare”.

I dati della drammatica crisi occupazionale nel nostro territorio sono i seguenti: nei prossimi giorni saranno avviate procedure di cassa integrazione per 439 lavoratori, su 1100 lavoratori che saranno interessati a questi provvedimenti. Altri 1000 lavoratori precari rischiano di non vedere rinnovati i contratti allo scadere dell’anno in corso. La perdita del posto di lavoro è una vera e propria tragedia.

Noi non ce la sentiamo più di vendere “emozioni e sogni” di fronte a questa situazione. Ci sembra un insulto nei confronti di coloro che ormai sono alla disperazione.

Ma non basta: il vice sindaco Melucci sempre nel suo intervento dell’anno scorso giustificando i motivi di tale scelta affermava che “questa discussione è chiusa e bisogna pensare a quanto produce l’evento”.

La discussione fu chiusa allora in questo modo e non è stata più riaperta finché si è arrivati ancora una volta a riproporre la diretta televisiva che quest’anno costerà complessivamente un milione e 66 mila euro di cui 813.000 a carico del Comune.

Praticamente quasi un quinto dell’importo che il Comune di Rimini ha introitato applicando l’addizionale Irpef dello 0,3%, addizionale che viene pagata da coloro che hanno un reddito fisso, la maggior parte dei quali fanno fatica ad arrivare alla fine del mese.

Nessuno ci venga a dire che si fa del populismo e della demagogia se affermiamo che siamo di fronte ad una contraddizione perché mentre si impoveriscono i meno abbienti (quelli a reddito fisso) si arricchiscono quegli operatori turistici ed esercizi vari che traggono vantaggi da questa iniziativa e che guarda caso alcuni di questi sono fra i massimi evasori fiscali nella nostra città.

Per noi è soprattutto una questione di coscienza.
Come se non bastasse si arriva ancora una volta in Consiglio senza che ci sia stata la possibilità di discutene nonostante un consigliere comunale di maggioranza, nel dibattito in consiglio comunale sullo stesso argomento nel dicembre di anno scorso, avesse chiesto che anche le categorie economiche partecipassero alla spesa per la diretta. Niente di tutto ciò si è verificato nonostante ci fosse stata la disponibilità delle categorie (che direttamente si avvantaggiano da questo indotto) a elargire un contributo economico per l’organizzazione dell’evento.

Abbiamo considerato questa disponibilità non un atto di generosità ma un atto dovuto. Purtroppo niente di tutto ciò è avvenuto perché il Comune non si è sufficientemente adoperato per trovare un accordo e ancora una volta le categorie economiche sono assenti. Purtroppo ancora una volta ci troviamo di fronte ad una cocente delusione e il comune dovrà sostenere praticamente tutte le spese.
Pensiamo di chiudere qui la parte “economica e finanziaria” della vicenda Capodanno e riteniamo giusto parlare anche di quella del “valore culturale” della diretta senza dimenticarci che l’hanno fu scorso stroncata da molti concittadini e da giornali nazionali come il Riformista e l’Unità. Riteniamo, anche se l’affermazione potrà sembrare a qualcuno “sacrilega”, che la festa di fine anno è un boomerang in termini di marketing turistico perché non può essere legata ad un’immagine “positiva” della città che, tra l’altro, non trova mai soldi per iniziative culturali di più alto contenuto culturale e sociale. Sempre per il ritorno di immagine come non dire che non si debba parlare di un effetto dannoso per la città in quanto si tratta di uno spettacolo rivolto ad un target di over 60 (quelli che restano a casa). Che importanza ha che simili immagini vengano viste anche in Australia o in ‘America Latina?
Ci convinciamo sempre di più che i soldi che il Comune spende dovrebbero avere un ritorno d’immagine per la città balneare ma che in effetti il ritorno è pressoché inesistente sia per i suoi abitanti e soprattutto per la cultura. Purtroppo nessuno ha ancora aperto un dibattito su cultura e turismo (a parte il Corrierre di Rimini, in questi giorni, con interviste ad intellettuali riminesi). Questa questione non può più essere trascurata se non altro per un motivo molto semplice: nel Turismo ci sono molti soldi da investire ( a volte in maniera discutibile) soldi di cui la cultura potrebbe in qualche modo giovarsi. La diretta di Capodanno è un progetto totalmente televisivo e se si vuole utilizzare la televisione si potrebbe pensare ad altri progetti e cioè ad uno sviluppo graduale e infrastrutturale di altri progetti per la città per cui il Capodanno potrebbe diventare un momento di maggior visibilità di un progetto quotidiano (anche creativo). La cifra ingente che viene impegnata in una sola notte potrebbe essere usata per creare molteplici iniziative che poi dovrebbero trovare un importante momento di visibilità particolare il 31 dicembre. Mostre di alto valore artistico e culturale, concerti con illustri maestri, iniziative rivolte ai giovani possono più di un evento televisivo generare in termini di “soldoni” un indotto milionario e un flusso turistico importante non obbligatoriamente legato ad eventi-spettacolo. Qualcuno sostiene, giustamente, da più parti che la cultura non può essere “contaminata” dal turismo perchè si rischia di fare politiche legate agli eventi di una stagione e dallo scarso valore didattico e culturale. Ora l’Amministrazione Comunale si accinge a spendere un milione di euro per le riprese televisive di Capodanno che dovrebbero avere un ritorno di immagine per la città balneare ma che non ha nessun ritorno per la stragrande maggioranza dei suoi abitanti, e soprattutto nessun valore culturale. Ci chiediamo: se quel milione di euro fosse investito per organizzare una grande mostra che portasse, in una città come Rimini, migliaia di persone e se nel contempo rappresentasse un’occasione di crescita culturale per la città e di sviluppo delle professionalità locali, non sarebbe qualcosa di più utile e condivisibile? Va da sé che i soldi che l’Amministrazione Comunale spende per questo “evento” servono per pagare la TV e Bibi Ballandi, non la qualità dello spettacolo e purtroppo la TV -lo ripetiamo- rimanda un’immagine di Rimini che non è né allegra, né vincente, né solare… né niente che ricordi il mare e la spiaggia. L’ultima considerazione di tipo economico: l’evento fa aumentare certamente le presenze ma non fa aumenta il fatturato segno di un turismo “mordi e fuggi” che viene per una notte e non si ferma certamente a vedere la Domus o il Tempio Malatestiano.

Per queste ragione, esprimeremo voto contrario.

813mila euro per il Capodanno Rai. Il no di 4 consiglieri di maggioranza

Ieri l’annuncio da parte dell’amministrazione comunale di Rimini delle star che saliranno sul palco del Capodanno in diretta Rai e subito si sono sollevate critiche. “813mila euro risparmiati per la depurazione dell’acqua ma pagati dai riminesi nella bolletta”.

RIMINI | 29 novembre 2008 | Non solo da parte della minoranza ma anche di quattro consiglieri di maggioranza. Eugenio Pari (Comunisti italiani), Giorgio Giovagnoli (Sinistra democratica), Fabio Pazzaglia e Leandro Coccia (partito democratico), in consiglio comunale di giovedì sera hanno letto un documento spiegando le ragioni del loro voto contrario sulla variazione al bilancio di previsione 2008. “Il comune risparmia sul trattamento delle acque piovane e con quei soldi paga il capodanno” la critica dei consiglieri che sottolineano la coincidenza delle cifre: 816mila euro risparmiati perché non versati ad Hera e 813mila euro stanziati per il Capodanno in diretta Rai.
Critiche piovono anche per la scelta artistica, sempre da parte di Coccia Pazzaglia, Giovagnoli e Pari che parlano di “effetto dannoso per l’immagine della città visto che si tratta di uno spettacolo rivolto soprattutto agli over 60”.

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