Archivio mensile:dicembre 2008

Comunicato stampa sulla Holding a Rimini

eugenio-pari

Eugenio Pari

 Alla c.a. degli organi di informazione
LORO SEDI
Con gentile preghiera di pubblicazione

Rimini, 27 dicembre 2008
Comunicato stampa


DICHIARAZIONE DI EUGENIO PARI (CONSIGLIERE COMUNALE DI RIMINI) SULLA PROPOSTA DI HOLDING E SUL BILANCIO 2009.

Nel bilancio di previsione del 2009 il Comune di Rimini intende finanziare opere e investimenti per un valore di 17 milioni di euro con i proventi che deriverebbero dalla costituzione di una Holding.
Questa società dovrebbe incamerare tutte le azioni delle aziende partecipate di cui il Comune è socio o proprietario (Hera, Romagna Acque, Fiera, ecc.).
Ritengo questa operazione sbagliata, non percorribile e pericolosa per il bilancio del 2009 e per molti bilanci a venire.
Con la costituzione della Holding assisteremmo ad un allungamento della catena delle responsabilità composta da un soggetto in più, infatti ci sarebbero il Comune, la holding e le società operative, questo allungamento piuttosto che produrre efficienza produrrebbe ulteriore deresponsabilizzazione di fronte ai disservizi e alla formazione delle tariffe. Inoltre la finanziaria del 2008, quella dell’ultimo governo Prodi, all’art. 3 commi 27 – 31, vieta ai comuni la costituzione di nuove società. Questa situazione produrrebbe un allentamento dei controlli già oggi molto debole a doppio svantaggio dei cittadini che vedrebbero aumentare le tariffe e svalutare il valore delle delle azioni delle aziende di cui sono proprietari.
Assisteremmo poi ad un esautoramento del Consiglio comunale, che è l’istituzione democraticamente eletta dai cittadini e rappresentativa dei cittadini stessi, in quanto tutte le sue funzioni rispetto ai servizi pubblici si esaurirebbero dal momento che procederebbe alla nomina dell’amministratore della Holding o darebbe mandato al sindaco di nominare tale amministratore.
Ancora una volta assisteremmo ad una subordinazione degli apparati politici e gestionali a quelli tecnici che, anziché l’obiettivo della qualità del servizio e del contenimento delle tariffe, pensano, come dimostrato dagli aumenti di Hera, solo alla politica dei dividendi a tutto svantaggio dei cittadini.La Holding inoltre rappresenta una via di fuga per aggirare il patto di stabilità degli enti pubblici, perché il rischio è che le società partecipate producano perdite che solo il comune potrebbe e dovrebbe ripianare compromettendo in questo modo i bilanci comunali futuri.
Nel bilancio 2009 17 milioni di opere e investimenti (scuola elementare villaggio 1° maggio, ricostruzione Teatro Galli, riqualificazione lungomare San Salvador, interventi di lavori pubblici, 300 appartamenti di edilizia pubblica, acquisto di attrezzature, ricapitalizzazione Palacongressi e Aeroporto, acquisto di nuovi filobus) dovrebbero essere finanziati proprio da questa holding che dovrebbe contrarre mutui per conto del Comune. Una cosa impossibile perché una società privata può distribuire utili al proprio socio, in questo caso il Comune, e per codice civile essa non può in alcun modo contrarre debiti per il socio. Quegli interventi così finanziati rischiano quindi di non venire realizzati. Peraltro, posto che possa farlo, questa holding avrebbe enormi difficoltà a contrarre mutui perché il proprio capitale è costituito da azioni senza immobili o meglio, gli immobili sono di proprietà pubblica e sfido a trovare una banca che concederebbe mutui sulla base di garanzie come: una diga, reti d’acquedotto o impianti di depurazione.
Oltre a ciò l’unico dato concreto sono gli oltre 120mila euro che il Comune spenderà per la consulenze ad esperti per creare questo “mistero gaudioso” chiamato holding.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , ,

Romeo e la rete del fido Mautone. Politici, funzionari e Di Pietro jr

Il figlio del leader dell’Idv: «Trovate qualcosa a un mio amico ingegnere?». Le intercettazioni svelano gli intrecci del provveditore alle opere. Bocchino promette: vi porto a pranzo con Fini

http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_23/appalti_di_pietro_junior_romeo_napoli_46421964-d0bd-11dd-8f47-00144f02aabc.shtml

NAPOLI - INCHIESTA SUGLI APPALTI - ARRESTATI QUATTRO ASSESSORI D

Mario Mautone

Favori a Di Pietro jr e fuga di notizie
L’informativa allegata agli atti ricostruisce i rapporti tra Cristiano Di Pietro e Mario Mautone. «Di Pietro — è scritto nel documento — chiede alcuni interventi di cortesia quali: affidare incarichi a persone da lui segnalate anche al di fuori degli ambiti di competenza istituzionale; affidare incarichi ad architetti da lui indicati e sollecitati anche da Nello Di Nardo; interessi di Cristiano in alcuni appalti e su alcuni fornitori. Naturalmente le sue richieste vengono subito esaudite. “Gli ho dato l’incarico! Poi non l’ho ancora dato a lei! Lo passerò sempre a te e poi ce lo farai avere tu!”, gli dice Mautone». Conversazione dell’8 giugno 2007
Cristiano: «Poi un’altra cosa, non so se la puoi fare questa cosa o meno… se hai la possibilità… ».

dipietrojr1

Cristiano Di Pietro

antonio_di_pietro_4

Antonio Di Pietro

Amico questore e casa del prefetto
Il 18 novembre 2007 il figlio di Mautone viene denunciato per rapina per aver rubato il telefonino di un ragazzo che aveva preso a calci e pugni. Viene avvisato dall’ispettore della squadra Volanti e subito premette: «Io sono il provveditore alle Opere pubbliche, sono amico del questore Oscar Fioriolli». Poi scopre che il ferito è figlio del proprietario della catena di ristoranti “I fratelli La Bufala” e tratta con i familiari il ritiro dell’esposto. Ma si muove anche con la polizia. Il giorno dopo il questore lo chiama e lo rassicura.
Fioriolli: «Va bene, ci ho parlato (con la funzionaria della polizia ndr) si muovono sulla linea, insomma… con il minimo della cosa. Lite così».
Mautone: «E appunto, che c’è stata una lite e basta, senza mettere il telefonino, la rapina… perché tanto pure gli altri non vogliono. Ma sta venendo?».
Fioriolli: «Ma e… sì ha detto che sta facendo… non lo so che cazzo sta facendo, ma comunque avrebbe fatto così. Dava disposizioni».
Mautone: «Va bene Oscar, scusami».
Fioriolli: «Ma per amor di Dio… buonanotte ».
Il 12 dicembre 2007 Mautone chiede a un certo Michele Tambaro di chiamare il prefetto Nicola Izzo, attuale vicecapo della polizia, «per chiedere se ha sistemato quella cosa a Mario (verosimilmente si riferisce all’appartamento ai Parioli che Mario doveva avere in affitto tramite lo stesso Izzo e per ristrutturare il quale Mautone avrebbe stanziato una ingente somma con carattere di urgenza. La sera Tambaro gli riferisce che «Nicola mi ha arronzato e ha detto che ci vediamo per gli auguri…». Con Gennaro Coronella di An Mautone fa trasferire la sua amante «alla segreteria politica dell’Assessore all’Ambiente alla Regione Campania». C’è Aniello Di Nardo dell’Idv, che «chiede a Mautone di sollecitare “per quel suo amico” che doveva essere chiamato e poi non è più stato chiamato e fanno riferimento a lavori di impiantistica per una galleria a Vico Equense». C’è Nello Formisano, anche lui dell’Idv, al quale Mautone si rivolge quando capisce che sta per essere sostituito, e cerca aiuto.

Bocchino, Romeo e i parlamentari An
Aiuto e appoggio politico cerca anche Alfredo Romeo. Decine sono le sue telefonate con Italo Bocchino. Il 24 aprile 2007 i due commentano un incontro pubblico».
Romeo: «Ciao Italo, solo per sapere come era andata…
Bocchino: «Benissimo, la dottoressa è stata molto cortese… l’ho fatta sedere vicino al sindaco… molto carina e poi oggi ci sentiamo per parlare con calma dell’albergo. C’era Ferruccio Ferrante, Andrea Ronchi, ti mandano tutti i saluti, ti ringrazia e…».
Romeo: «Facciamolo un punto anche su lui perché poi la dottoressa mi ha detto che si avvia una stagione di interlocuzione molto positiva con l’imprenditoria…».
Bocchino: «Sì, poi adesso viene a trovarlo, fa la prima cosa con la fondazione Aznar, poi verrà Sarkozy dopo che sarà eletto, insomma ha legato bene alcune operazioni… diciamo con i rapporti esteri».
Romeo: «Va bene, abbiamo fatto una buona figura».
Bocchino: «Ottima, mancavi solo tu…».
Un mese dopo, l’8 maggio 2007, i due parlano ancora e questa volta l’attenzione è per Gianfranco Fini. Bocchino: «Quando posso venire a trovarti? Quando sei a Roma?».
Romeo: «La prossima settimana sto tre giorni… eh, mi ha chiamato quell’Enzo e mi vuole vedere domani».
Bocchino: «Sì, sì tienilo un po’ perché io ho organizzato una colazione con Gianfranco».
Romeo: «È utile farla».
Bocchino: «Esatto… però quindi guardi io mi devo vedere con Fini … quindi se… fagli capire che il tuo rapporto è solo ed esclusivamente quello».
Romeo: «Perfetto, hai fatto bene a consigliarmelo».

Le tre telefonate a Bassolino
A fine gennaio 2008, Romeo ha contatti con la segreteria del governatore Antonio Bassolino. Il 28 sono loro a chiamarlo, «ma non si sente la voce dell’interlocutore. Si apprende che Alfredo ha fatto preparare una planimetria e un rendering per individuare gli spazi che devono essere coperti». Nei giorni seguenti parla con il dottor Cicelin e si capisce che stanno organizzando un evento con Francesco Clemente, artista molto conosciuto negli Usa. In un’altra telefonata — risalente alla primavera 2007 — parla con l’assessore Ferdinando Di Mezza e quest’ultimo lo informa di «un progetto che il governo porta avanti, però Francesco è stato preso un po’ in contropiede e ha dato incarico alla “Zillotta”, (che poi si capisce essere Linda Lanzillotta ndr) di portare avanti». Ma non è chiaro di che cosa discutano.

Fiorenza Sarzanini
23 dicembre 2008

Nell’ordinanza il “sistema Napoli”. Gli aiuti di Bocchino e Lusetti all’imprenditore Romeo

http://www.repubblica.it/2008/12/dirette/sezioni/cronaca/napoli/ordinanza-napoli/index.html

Pubblichiamo ampi stralci dell’ordinanza dei giudici del Tribunale di Napoli contro i 20 imputati dell’inchiesta “Global Service”. Vi figurano politici e faccendieri. Per i magistrati era stato messo in piedi un vero e proprio meccanismo economico-politico

22:30 I rapporti con un magistrato

L’ordinanza mette in luce anche i rappori che Romeo aveva, anche tramite l’on. Bocchino, con alcuni magistrati. In una telefonata del marzo 2007, Romeo e Bocchino parlano di un pranzo in cui devono discutere di alcune questioni relative all’albergo di lusso che Romeo sta costruendo davanti al porto di Napoli. Al pranzo parteciperà anche Antonio Panico, magistrto napoletano, estenore, nel 2003, di una famosa sentenza in una controversia tra la Romeo Gestioni e il Comune di Napoli.
Bocchino: “Allora io organizzo per sabato”
Romeo: “Organizza per sei perché stavo insieme ad Antonio, che poi conosci anche tu”
Bocchino: “Chi Antonio?”
Romeo: “Antonio Panico”

22:00 “Sto lavorando per te”

Sul caso Romeo Gestioni – Manital, Romeo ha chiesto a Lusetti di parlare con Paolo Troiano, consigliere di Stato.
Romeo: “Ti sei scordato di me”
Lusetti: “No, no, sto lavorando per te”
Romeo: “No, volevo sapere quella cosa, di quello lì, di Troia… di cosa ti aveva detto”
Lusetti: “Quale cosa di Troia?”
Romeo: “Troiano”
Lusetti spiega che l’indomani ci sarà un incontro
Lusetti: “…Direttamente con il grande capo e parliamo di tutto”
Romeo: “Con il grande capo?”
Lusetti: “E c’è anche Troiano… Su tutto”
Romeo: “E perché se chiama il grande capo, mi risolve il problema”
Lusetti: “Sì, stai tranquillo”
Romeo: “Ma lui la farebbe per me questa cosa?”
Lusetti: “Sì, sì, la farebbe. Stai tranquillo”
Il Gip napoletano, nell’ordinanza, ricorda che il Consiglio di Stato (15-01-2008) ha dat poi ragione a Romeo.

21:45 “E’ una questione di vita o di morte”

In un’altra telefonata (maggio 2007) Romeo ricorda a Lusetti una questione di cui il deputato si sta occupando per lui. Si tratta di un appalto del comune di Roma per la gestione dei servizi integrati del patrimonio stradale. La Romeo Gestioni ha vinto la gara, ma la Manital spa ha fatto ricorso e il Tar Lazio le ha dato ragione. A Romeo non resta che il ricorso al Consiglio di Stato e chiede aiuto a Lusetti: “E’ una questione di vita o di morte”

21:30  Lusetti: “Se vuoi blocco tutto”

Nella stessa telefonata (marzo 2007), Romeo si lamenta di qualcosa (una nomina o altro) che non è andato a buon fine e ne dà la colpa a “Nino” che, secondo i magistrati, sarebbe il senatore della Margherita Antonio Polito.
Romeo: “Mi ha fatto un po’ dispiacere su di una cosa… mi hanno escluso perché c’era un suo amico… Hanno fatto un po’ di pastetta”
Lusetti: “Ma chi? Nino?”
Romeo: “Sì, un amico di Nino… Sono rimasto molto amareggiato… non te lo volevo dire”
Lusetti: “Se vuoi blocco tutto…”
Romeo: “No, non bloccare. Lascia stare, povero cristo, però gli va fatta pesare la cosa”
Lusetti: “Sì, sì”
Romeo: “Però non voglio disturbare il suo percorso di carriera”.

21:13  Romeo chiede aiuto a Lusetti su Bari

Dalle intercettazioni risultano diverse telefonate tra Romeo e Renzo Lusetti (deputato Pd) che fanno evidentemente parte del tentativo dell’imprenditore di allargare i suoi rapporti politici al livello nazionale. E’ chiaro anche che i due (Romeo e Lusetti) sono amici da tempo e che parlano, in modo relativamente criptico di questioni (pratiche) che entrambi conoscono bene.
Romeo: “Volevo ricordarti che là, a Bari stanno in corso di valutazione…”
Lusetti: “Mi sembra a fine marzo…”
Romeo: “Infatti, chiudono la valutazione a fine marzo”
Lusetti: “Ah, perfetto, sì, sì… Sto lavorandoci”
Romeo: “Ci stai lavorando? Sì va bene”

20:41  “Le cose le conosciamo solo noi tre”

Qui si tratta dell’appalto per la manutenzione e la refezione scolastica. Protagonista di nuovo Alfredo Romeo. Gli assessori coinvolti sono Enrico Cardillo (bilancio) e, soprattutto, Giuseppe Gambale (istruzione, trasparenza e legalità). L’idea di Gambale è di cambiare completamente il sistema: invece di un appalto diverso per ciascuna delle dieci municipalità, si procederà ad individuare un unico soggetto.
Gambale: “Io adesso procedo, quindi, nel senso che adesso mi incontro i presidenti di municipalità e gli faccio sottoscrivere questo documento”
Romeo: “Assolutamente”
Gambale: “Qesto te lo volevo dire per fare sempre i passi…., tu non hai più riscontri così… tutto tranquillo, diciamo..
Romeo: ” Enrco (Cardillo; ndr) mi ha detto.. stiamo attenti all’espsizione, queste cose qua
Romeo: “Ma gli ho detto… noi adesso le cose le conosciamo noi tre”
Gambale: “Detto tra noi, nessuno in questa vicenda riconduce a te”.
Romeo: “Infatti, infatti”
Gambale: “… Cioé, lo sappiamo io, te e lui”.

20:11  Romeo a Bocchino: “Siamo un sodalizio consolidato”

Finalmente, la delibera sulla manutenzione viene approvata e contiene la tanto sospirata prevalenza dei servizi sulle opere. Romeo e Nugnes sono felici e tutti si scambiano festose telefonate. Una delle più interessanti è quella di Bocchino con Romeo
Bocchino: “…è andato tutto bene no? Hai visto?”
Romeo: “Eh sì, sì…”
Bocchino: “Quindi, poi ormai siamo una cosa… quindi”
Romeo: …un sodalizio… consolidato”
Bocchino: “No, no; sì, sì, proprio una cosa solida, una fusione dei due gruppi. Quindi (quello) non avrebbe potuto fare altrimenti… Comunque, tutto bene, sono contento”

19:57  Bocchino giustifica gli 80 emendamenti

Ancora una telefonata tra Romeo e Bocchino. L’imprenditore è preoccupato perché la delibera è stata rinviata e An (di cui Bocchino è leader campano) ha presentato 80 emendamenti causando il rinvio. Bocchino minimizza e torna a garantire
Bocchino: “… lì s’è rinviato. Lo so, ho seguito tutto”
Romeo: “Hanno fatto un’ottantina di emendamenti, ma come mai?”
Bocchino: “No, tutti hanno fatto un’ottantina di emendamenti”
Romeo: “No, solo An, perché gli altri sono usciti”
Bocchino: “Comunque è stato rinviato il Consiglio in modo che ritirino gli emendamenti… Giusto così per trovare una via d’uscita politico. Però è tutto a posto”.
Romeo: “Oh, ma non c’è nessuna volta a nessuno?”
Bocchino: “No, non, nessun problema”

19:17  Romeo: “Dobbiamo comprarla a qualunque costo”

Romeo parla con la sua collaboratrice Paola Grittani e la esorta a “comprare a qualunque costo un’autorizzazione” che gli serve nel caso per lui malaugurato che passi l’idea dell’appalto di opere…
Romeo: “Senti, Paolotta, a qualunque costo compra questa autorizzazione”.
La Grittani ha qualche dubbio tecnico.
Romeo: “Io adesso sto sulla linea di giocare sul fatto che noi possiamo partecipare solo nel caso di servizi. Però, loro, al momento opportuno, si giocheranno la palla di trovare il sistema per incastrarci… Noi dobbiamo giocare di sorpresa, se abbiamo l’autorizzazione possiamo fare questo discorso”.

19:02 Bocchino: “Il Global service garantisce trasparenza”

E’ la stessa telefonata. Romeo insiste e spiega in lungo e in largo la sua posizione e la distinzione (decisiva) tra opera e servizio.
Romeo: “… il problema è questo: che Global Service è servizio”
Bocchino: “Stai tranquillo”
Romeo: “Invece, quelli la vogliono far passare come opera, hai capito?”
Bocchino: “Perché la vogliono far passare conme opera?”
Romeo: “Perché pensano che, così, loro diventano i protagonisti…”
Romeo spiega che la Ue e diversi altri organi si sono espressi in materia definendo la questione tra servizio e opera.
Bocchino prende la palla al balzo: “Bisogna tenere le poszioni giuste: dobbiamo rispettare la decisione dell’Europa, cioé che si tratta di servizio e non di opera. Il “Global service” è proprio lo strumento che mettendosi a monte di tutte le opere, garantisce la trasparenza delle operazioni e l’abbassamento dei costi”
Romeo: “In una logica di risultato”
Bocchino: “E’ certo”

18:53 Bocchino: “Spiegheremo a tutti la posizione da sostenere”

Il tema è sempre quello dela riunione della Commissione consiliare per la manutenzione. Il punto per Romeo è sempre quello: rintuzzare l’Acen (i costruttori) ed evitare che l’appalto viri sulle opere piuttosto che sui servizi. Bocchino garantisce e si fa spiegare bene.
Romeo: “… è l’Acen che cerca di strumentalizzare”.
Bocchino: “Non ti preoccupare… domani sera c’è una riunione con tutti a cui viene spiegato qual è la tesi da sostenere”.
Romeo: “La posizione che bisogna dirgli è che verrà l’Acen a strumentalizzare…”
Bocchino: “Stai tranquillo…”
Romeo: “… equindi devono contrastare la posizione del’Acen. Hai capito?”

18:44 Romeo: “Annullate la riunione con l’Acen”

Romeo definisce “una stronzata tremenda” convocare anche l’Acen alla riunione della commissione consiliare per la manutenzione stradale, perché potrebbe porre ostacoli di carattere tecnico. A tal fine convince il suo complice Guido Russo, presidente dell’Arpa (Agenzia per la ricerca e la produzione avanzata) dell’Università Federico II, a boicottare l’incontro. Romeo: “Una cosa è convocare l’Università e una cosa è convocare l’Acen … a questo punto ti conviene annullare pure con l’Acen”.
Russo: “Esatto, assolutamente”.
Romeo: “Chiama per dirgli che non è il caso di accettare inviti”.

18:10 Romeo: “Sentite l’avvocatura”

Romeo cerca in tutti i modi di suggerire a Nugnes la strada giusta perché l’appalto sia un appalto di servizi e non di lavori. La telefonata è del 14 marzo del 2007. Il problema è che nell’appalto, i lavori sarebbero una fetta prevalente rispetto ai servizi e questo escluderebbe Romeo…
Romeo: “Allora, scusami, fammi dire, il principio non è quello della prevalenza economica, ma della prevalenza funzionale”.
Giorgio: “Ho capito”.
Romeo: “E quindi, i lavori sono accessori”.
Giorgio: “Anche se i servizi, da un punto di vista economico, sono….”
Romeo: “…Inferiori”.
Quindi, Romeo suggerisce a Nugnes di farsi dare una copertura legale su questo principio: “Sentitevi con l’avvocatura…”

18:04 Colloquio con Nugnes: lavori o servizi

Una delle prime intercettazioni risale al 13 marzo 2007. Romeo parla con Giorgio Nugnes, l’assessore che poi si è tolto la vita. Romeo cerca di chiarire la natura dell’appalto “Global Service” per la manutezione delle strade. Il suo obiettivo è di convincere Nugnes che nell’appalto dovrà essere prevalente l’aspetto dei servizi e non di lavori perché, altrimenti, la sua azienda non potrebbe partecipare.
Dice Romeo: “… Sulla prevalenza.. La prevalenza sono servizi, non sono lavori…Perché non avrebbe senso se fosse prevalenza lavori..”.
Romeo si riferisce alle posizioni del presidente dell’Acen (Associazione imprenditori edili napoletani) contrarie alle sue e dice: “.. questo continua a insistere su questo giochetto facendo confusione tra lavori e servizi…”. Nugnes alla fine lo tranquillizza
Romeo: “….Il problema è che è un appalto di servizi”. Nugnes: “…Beh, io lo so. E’ lui che non lo sa”.

17:08  Romeo ‘divide et impera’

Dice il Gip: “Come si avrà modo di riscontrare, Romeo si muove in una logica di ‘divide et impera’: non mostra di fidarsi completamente di nessuno dei suoi interlocutori politici e diversifica “imprenditorialmente” i propri investimenti politici. D’altro canto i politici, consci della portata economica del progetto, intuiscono la trasversalità intessuta da Romeo, ma mirano a piegarla alle personali esigenze politico-affaristiche

17:01  Denaro e spese di viaggio per Di Mezza

Secondo il Gip, Di Mezza riceveva da Romeo , per sé o per altri “denaro e altre utilità economicamente valutabili: spese di viaggio e di soggiorno in occasione della Fiera Internazionale di Elettrotecnica ed Elettronica di Milano…”

16:57  Gambale segnalava persone per assunzioni

Secondo il Gip, Romeo remunerava Gambale “…con assunzioni di manodopera da lui segnalata presso ditte rionducibili al gruppo Romeo… o attraverso versamento di denaro a favore della fondazione ‘a’ voce d’e creature’ riconducibile a don Luigi Merola, amico di Gambale e con agevolazioni nell’acquisto di appartamenti gestiti dalla ‘Romeo immobiliare’…

16:51  Sistema Napoli, il ruolo di Laudadio

“…Attraverso doni e o promesse fatti dal Romeo ai pubblici funzionari, ovvero collusioni e/o altri mezzi fraudolenti, turbava la gara del pubblico appalto novennale per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle principali strade di Napoli, secondo lo schema del ‘Global Service’, del valore di circa 400 milioni di euro… In particolare, rilasciando parere favorevole in ordine alla qualifica da riconoscere all’approvando appalto, in ciò aderendo a un’espressa promessa proveniente da Romeo…”. Così l’ordinanza descrive il ruolo di Felicve Laudqadio, assessore all’Edilizia del comune di Napoli

16:46  Sistema Napoli, il ruolo di Di Mezza

“…Attraverso doni e o promesse fatti dal Romeo ai pubblici funzionari, ovvero collusioni e/o altri mezzi fraudolenti, turbava la gara del pubblico appalto novennale per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle principali strade di Napoli, secondo lo schema del ‘Global Service’, del valore di circa 400 milioni di euro…”. Così l’ordinanza descrive il ruolo di Ferdinando Di Mezza, assessore al Patrimonio del Comune di Napoli.

16:39  Sistema Napoli, il ruolo di Gambale

“….Attraverso doni e o promesse fatti dal Romeo ai pubblici funzionari, ovvero collusioni e/o altri mezzi fraudolenti, turbava la gara del pubblico appalto per la manutezione e refezione scolastica delle scuole cittadine dalla durata triennale per un importo complessivo di circa 20 milioni di euro… In particolare, procurava a Romeo notizie e informazioni riservate acquisiste nella sua qualità di pubblico amministratore…”. Gambale sponsorizzava anche “la figura di Romeo e delle sue imprese presso l’allora ministro dell’Istruzione, Fioroni…”. Così l’ordinanza descrive il ruolo dell’ex assessore all’istruzione, Giuseppe Gambale.

16:34 Sistema Napoli, il ruolo di Cardillo

“… Attraverso doni e o promesse fatti dal Romeo ai pubblici funzionari, ovvero collusioni e/o altri mezzi fraudolenti, turbava la gara del pubblico appalto novennale per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle principali strade di Napoli, secondo lo schema del ‘Global Service’, del valore di circa 400 milioni di euro… In particolare, procurava a Romeo notizie e informazioni riservate acquisiste nella sua qualità di pubblico amministratore”. Così il Gip descrive l’attività di Enrico Cardillo assessore (dimissionario) al Bilancio del Comune di Napoli.

16:22  Sistema Napoli, il ruolo di Lusetti

“… Anche Renzo Lusetti assicurava stabile e continuativo apporto alla struttura criminale organizzata…. garantendo al medesimo l’aggiudicazione di remunerativi appalti sull’intero territorio nazionale, influenzando a favore di questi la linea programmatica dell’intero partito sia a livello nazionale che regionale…” Così il gip di Napoli definisce il ruolo e il comportamento del deputato del Pd, Renzo Lusetti.

16:17  Sistema Napoli, il ruolo di Bocchino

“… Italo Bocchino assicurava stabile e continuativo apporto alla struttura criminale organizzata e capeggiata da Romeo: garantendo al medesimo l’agggiudicazione di remunerativi appalti pubblici (…) e agevolando (attraverso la sponsorizzazione anche presso i massimi esponenti nazionali del partito) il perseguimento degli interessi economici e imprenditoriali di Romeo…”. Ecco, secondo la ricostruzione del giudice, il ruolo del vicecapogruppo del Pdl alla Camera

16:13  Sistema Napoli, il ruolo di Romeo

“… Alfredo Romeo si procurava illecitamente e in anticipo notizie sui pubblicandi bandi di gara (….) e, al fine di scongiurare la concorrenza, apportava le necessarie modifiche ai documenti di gara che si faceva consegnare da pubblici funzionari, li restituiva ai medesimi per l’approvazione e sollecitava gli stessi ad attivarsi per il conseguimento dell’aggiudicazione della gara, promettendo o riconoscendo loro (….) anche vantaggi di natura patrimoniale….”. Così il Gip descrive l’attività dell’imprenditore Alfredo Romeo, figura chiave dell’inchiesta

16:08  “A Napoli un vero e proprio ‘sistema’ illecito”

“… Si delinea quindi un vero e proprio ‘sistema’ illecito, dai contorni surreali delle logiche clientelari cui sembra ispirarsi, che non può non sorprendere per i metodi sfacciatamente irregolari con cui veniva esercitato e per gli scopi perseguiti”… recita così l’ordinanza del Tribunale di Napoli contro i venti imputati dell’inchiesta “Global Service”

Contrassegnato da tag , , , ,

Il sultano Romeo e i suoi vassalli così Napoli si è inchinata agli affari

 La Repubblica – 18 dicembre 2008 – di GIUSEPPE D’AVANZO

alfredo-romeo

Alfredo Romeo

 

Il “sultano”, chiamiamolo così, è generoso. Assume amici, mogli, figli, parenti prossimi. Quando non assume, allarga i cordoni della borsa magari con una consulenza o con un contratto assicurativo. Si lascia indicare di buon grado ditte a cui affidare un subappalto. In qualche caso, affiora “denaro sonante”, ma la vera posta è un’altra: fare di un consigliere circoscrizionale un consigliere comunale. Di un consigliere comunale, un parlamentare. Di un parlamentare, un sottosegretario da governare come un burattino. La politica diventa lo “strumento attuativo” dei progetti dell’impresa, soltanto la funzione servente e sottordinata delle mire dell’imprenditore.
E’ il quattro aprile del 2007, il centro sinistra è al governo. Giorgio Nugnes (l’assessore di Napoli suicida) chiama Romeo.
Nugnes. “Mi ha chiamato Renzo (è Renzo Lusetti, all’epoca parlamentare della Margherita e segretario di presidenza della camera dei deputati) per vederci con Rutelli circa il congresso cosi… Lui si rende conto. Dice: “Sarebbe utile che tu ci venissi a dare una mano a Roma”. Perché, giustamente, l’ho fatto riflettere: con 4 ministri, vicepresidente del consiglio e il segretario del partito, insomma, questi si sono fatti scippare il partito da sotto. Insomma a stento arrivano al 30 per cento”.
Romeo. “Con Renzo ci ho parlato anch’io. Ti ha fatto anche i complimenti, abbiamo confrontato questa cosa tua che stai facendo su Napoli… e lui spesso mi ha detto: “Dobbiamo parlare con Francesco””.
Nugnes. “… Preferisco questo percorso qua anziché buttarmi in mezzo alle Regionali. Se devo fare l’amministratore non mi posso mettere a fare i voti per la Regione insomma. Ti pare?”.
Romeo. “Va bene, io ho appuntamento telefonico con lui stasera, mi deve far sapere una cosa…”.
Il “sultano” dirà di aver presentato Nugnes a Rutelli. Di averlo definito “un “giovane di qualità” che lo stava “aiutando” su Napoli e che, a differenza del sindaco, si era mostrato “disponibile” nei suoi confronti”. E’ quasi una lasciapassare per un salto nella carriera dell’assessore. Altri bussano alla porta di Romeo disponibili a prendere ordini come Nugnes. Che, nelle lunghe conversazioni con Romeo, indica le gare di appalto disponibili. Si lascia dire che cosa deve dire, come dirlo, quando dirlo. Si lascia preparare e correggere dai tecnici della Global Service di Romeo gli atti amministrativi e le delibere. Rimuove gli intoppi in giunta e in consiglio e, quando l’opposizione rumoreggia o si fa testarda, avverte “il sultano”. Che si mette al lavoro sull’altra sponda politica.
Romeo chiama Italo Bocchino e il vice-presidente dei deputati del Partito delle libertà (oggi) si lascia addottrinare, come uno scolaretto, sulle decisioni del Consiglio d’Europa utili, le sentenze del Consiglio di Stato decisive, le mosse aggressive dei Costruttori (sono i competitori di Romeo). Poi, è Bocchino a muovere i suoi fanti inconsapevoli (non tutti). Convoca i consiglieri di Alleanza nazionale. Li convince a ritirare gli emendamenti che ostacolano l’appalto e poi addirittura a lasciare l’aula. Soddisfatto del suo lavoro, Bocchino commenta con Romeo: “Alfredo, siano una cosa consolidata, una cosa solida, un sodalizio…”. Il rapporto è cosi stretto che Bocchino si dà da fare per convincere un chef (l’apprezzatissimo Gennarino Esposito della Torre del Saraceno di Vico Equense) a lavorare nell’hotel a cinque stelle luxury di Romeo.
Il legaccio è così serrato che a Bocchino importa niente che l’altro penda per il centro-sinistra. “Organizzo una colazione con Gianfranco (Fini)…”. Lo invita alle grandi manifestazioni di An. Gli ricorda “i saluti di Andrea Ronchi (oggi ministro)…”. Gli annuncia le mosse di Fini: “… viene a trovarlo Aznar, poi verrà Sarkozy dopo che sarà eletto…”. Romeo, dopo, lo lusinga: “… Fini ha fatto un figurone enorme…”. Bocchino: “Madonna, ha fatto una bella cosa oggi con Aznar…”.
Bocchino, Lusetti. Di qua e di là. Il bipolarismo diventa una farsa. Qualsiasi cosa succeda al vertice della piramide politica, Romeo ha il suo uomo, dice il giudice, ma la spalla più solida, il burattino più reattivo, spregiudicato, operoso è il Lusetti. Il “sultano” lo manovra a piacimento (sembra). Quando non rende come dovrebbe, Romeo lo rimprovera. Mica soltanto sulle “cose loro”, anche sulle cose che dovrebbero essere soltanto della politica. I congressi, ad esempio. Il “sultano” vuole allungare le mani a Firenze e a Bari. Gli equilibri politici devono essere coerenti alle sue ambizioni (quadri politici obbedienti) e Lusetti, quello sventurato, perde i congressi cittadini invece. A Romeo salta la mosca al naso e lo dice all’altro a muso duro.
Romeo. “Mi hai bruciato il congresso a Firenze… mi hai bruciato il congresso a Bari… tutti i congressi fino adesso me li hai fatti perdere tutti… mo’ cambio partito e mi metto con i Ds (è il 3 maggio 2007)”.
Lusetti. “Con i Ds hai più fortuna… hai capito che i Ds sono più bravi di noi…”.
Forse celiano. Si mettono subito al lavoro su “una questione di vita o di morte”. La “Romeo Gestioni” ha una controversia con la “Manital” per la gestione dei servizi integrati del patrimonio stradale del comune di Roma. Decide il Consiglio di Stato. Lusetti deve intervenire. Conosce l’uomo giusto. E’ Paolo Troiano, segretario generale per il Consiglio di Stato e dal 2005 al settembre del 2007, vice segretario generale della presidenza del consiglio dei ministri.
Lusetti. “C’ho un incontro operativo alle otto, direttamente con il grande capo e parliamo di tutto. Capito?”.
“Conversazioni di questo tipo – scrivono i pubblici ministeri – lasciano comprendere in pieno lo spessore del potere di Romeo” perché l’operazione va in porto. Il Consiglio di Stato capovolge a favore della “Romeo Gestioni” la decisione del Tar del Lazio che aveva accolto il ricorso della “Manital” annullando i provvedimenti comunali di aggiudicazione alla Romeo del ricco appalto per la gestione del patrimonio stradale del comune di Roma.
Romeo chiede a Lusetti anche di “metter a posto” chi, nel partito, non guarda nella sua direzione con la necessaria attenzione. Antonio Polito (oggi direttore de il Riformista, nel marzo 2007 senatore della Margherita e segretario del partito a Napoli) lo ha tagliato fuori da un appalto cospicuo (“… mi hanno escluso perché c’era un suo amico… hanno fatto un po’ una pastetta”).
Lusetti è pronto a fare la faccia feroce. “Se vuoi blocco tutto, eh!”.
Romeo. “No, non bloccare. Lascia stare, povero cristo! Però gli va fatta pesare la cosa!”.
Scrivono i pubblici ministeri che “il “sistema” è così drogato” che non sono le imprese a conformare le proprie caratteristiche ai metodi e agli schemi della gara, ma sono le gare, le prassi, i procedimenti, i singoli atti a essere modellati “a misura” delle caratteristiche tecniche delle imprese di Romeo “al fine di consentirgli l’aggiudicazione degli appalti milionari”.
Un assoluto campione di questo lavoro sporco appare Giuseppe Gambale, addirittura il magniloquente assessore “all’educazione, trasparenza, legalità pubblica, istruzione edilizia scolastica, diritto allo studio, tutela del cittadino dal racket e dall’usura”.
Il racketeer è lui, Gambale, dice il giudice. L’assessore progetta un piano. Centralizzare nelle sue mani l’appalto delle mense scolastiche e consegnarlo all’Ati, una delle imprese di Romeo. E’ entusiasta come un bambino della sua idea. Così infervorato che Romeo lo invita alla prudenza. Gli dice di non sbilanciarsi troppo con chi non è del giro, a cominciare dal sindaco Rosa Russo Jervolino. Gambale non se ne preoccupa perché ha già intrappolata quell’ingenua che non si avvede di nuotare in una vasca di piranhas.
Gambale. “… ma con il sindaco ho parlato. E’ molto contenta. Io poi sono stato un po’ criptico. Lei mi ha detto che (il progetto) poteva essere un modello di decentramento…”.
Romeo. “Ma lei non ha capito che c’ha degli assessori intelligenti…”.
Gambale. “… Ma quella è scema completa. Non si rende contro…”.
Gambale convocherà i presidenti della municipalità. Li convincerà ad affidare alle sue mani i loro poteri decisori per la refezione e la manutenzione delle scuole. Quelli firmano anche un documento d’intesa.
Anche Gambale, come Nugnes, è una creatura che attende l’ingresso nel grande giro della politica nazionale. Per meritarsi un’opportunità offre altri politici al potere di Romeo, il presidente di una municipalità e – boccone ghiotto – Pasquale Sommese, oggi vicesegretario provinciale del Pd.
Gambale. “Alle cinque e mezza in punto sono da te. Vengo in compagnia…”
Romeo. “Che incarico ha, questo qui”.
Gambale. “Tranquillo, va bene… E’ il consigliere regionale più votato e in questo momento (marzo 2007) ha in mano il partito provinciale a Napoli, è persona a me molto vicina, sostiene Ciriaco (De Mita)…”.
Romeo. “Lui lo sa che io sono amico del grande vecchio…”.
Romeo non si fida. Vuole che sia il “grande vecchio” a rendere affidabile Sommesse, anche in vista del solito congresso. Gambale fa quel che deve. Ne parla con De Mita.
Gambale. “E’ stato gradito…”.
Romeo. “Quindi il vecchio ha dato l’autorizzazione a prendere contatti, fare la presentazione…”.
“Con questi metodi, Romeo ha letteralmente in pugno la città di Napoli”, è la conclusione del pubblico ministero. Il “sultano” aveva già avuto simbolicamente “le chiavi della città” da chi ha voluto dimenticare le sue condanne per corruzione degli anni novanta. Come gli interessi pubblici, la memoria deperisce presto in questa disgraziata città.

 

lusetti-e-bocchino1

Renzo Lusetti (Pd) e Italo Bocchino (Pdl)

Secondo i pm l’imprenditore riceveva “illecito sostegno” anche da Lusetti del Pd il parlamentare del centrosinistra si adoperò presso il Tar per l’appalto di Roma

 NAPOLI – “Quindi poi ormai…siamo una cosa…quindi…consolidata, un sodalizio, una cosa solida…una fusione di due gruppi”. Così il parlamentare del Pdl Italo Bocchino si rivolge all’imprenditore Alfredo Romeo, in una telefonata ritenuta assai significativa dai pm che indagano sulle presunte irregolarità negli appalti del Comune di Napoli.
I magistrati sostengono l’esistenza di una “struttura organizzata unitaria” in una “ottica di contiguità, stabile comunanza e reciprocità di interessi che lega tra loro molti degli indagati”. Nella conversazione intercettata vi è la dichiarazione di “un soddisfatto Bocchino – commentano i pm – all’esito del ritiro degli emendamenti più ‘fastidiosi’ proposti dal gruppo consiliare di An con riferimento alla delibera avente ad oggetto il progetto Global Service”.
Secondo i pm l’imprenditore Alfredo Romeo riceveva “illecito sostegno”, “analogo” a quello che gli sarebbe stato offerto dal parlamentare del Pdl Italo Bocchino, anche dall’onorevole Renzo Lusetti del Pd. Lusetti, secondo i magistrati, “si è adoperato per consentire all’imprenditore il proseguimento dei propri fini illeciti nel settore degli appalti, sia nella città di Napoli che nella città di Roma, in questo secondo caso intervenendo presso esponenti del Consiglio di Stato per sostenere Romeo nell’atto di appello interposto contro una decisione del Tar favorevole a una impresa concorrente”.
Secondo i magistrati “commistione impressionante tra politici di ogni colore e provenienza, organi istituzionali, pubblici funzionari, appartenenti alle forze di polizia, appartenenti alle forze di polizia”.
Tutti “convergenti – scrivono i pm – a soddisfare le più diversificate pretese dell’imprenditore, autocompiacendosi e grossolanamente di se stessi e dei risultati conseguiti”.
La prova starebbe nelle parole di un assessore, coinvolte nell’inchiesta ma di cui non viene diffuso il nome, che si rivolge soddisfatto a Romeo: “Eh guagliò, si nu grande…tieni nu grande amico assessore”. La conversazione intercettata, dicono gli inquirenti, mostra “un esaltato assessore comunale nel parlare con Romeo dopo che è stato raggiunto l’obiettivo dell’approvazione del progetto Global Service per la manutenzione delle strada di Napoli nel senso voluto dall’imprenditore”. Romeo, aggiungono i magistrati, ‘pilotava’ l’appalto del global service per la manutenzione delle strade di Napoli, ottenendo una griglia blindata per la gara in modo da vincerla. La prova starebbe anche in una conversazione telefonica tra lui e l’ex assessore alla viabilità e alla Protezione civile Giorgio Nugnes, morto suicida. “No, se non fosse così io non posso partecipare”, diceva Romeo. Nugnes gli assicurava che avrebbe potuto soddisfare le sue richieste, perché, “figurati, io non tengo nessun problema”.

Contrassegnato da tag , , , , , ,

Sondaggio elettorale elezioni europee di Repubblica

http://www.repubblica.it/speciale/2008/sondaggi_ipr/intenzioni_voto_europee.html

voto

voto

INTENZIONI DI VOTO ALLE ELEZIONI EUROPEE 2009 E STIMA DEI SEGGI PER PARTITO. DATO ITALIA

 

  INT. VOTO COMPARAZIONI STIMA SEGGI (+/-1)
ITALIA EUROPEE 04 POLITICHE 08 ITALIA
RIFONDAZIONE COMUNISTA 2,3 6,1 3,8 2
COMUNISTI ITALIANI 0,6 2,4 0
VERDI 1,3 2,5 1
SINISTRA DEMOCRATICA 1,3 1
PARTITO SOCIALISTA 1,3 2,0 0,9 1
PARTITO DEMOCRATICO 28,0 31,1 33,2 20
PARTITO RADICALE/BONINO 1,0 2,3 con PD 1
ITALIA DEI VALORI 7,8 2,1 4,4 6
UDEUR 0,4 2,1 0
UDC 4,0 5,9 5,6 3
IL POPOLO DELLE LIBERTÀ 39,0 32,5 37,3 28
LEGA NORD 7,5 5,0 8,3 6
MPA 0,9 1,1 1
LA DESTRA 1,5 0,8 2,4 1
ALTRO PARTITO 3,1 5,2 3,0 2
TOTALE 100,0 100,0 100,0 73

 

  CIRCOSCRIZIONE
NORD OVEST
CIRCOSCRIZIONE NORD EST CIRCOSCRIZIONE CENTRO
Int. Voto Europee 04 Stima Seggi (+/-1) Int. Voto Europee 04 Stima Seggi (+/-1) Int. Voto Europee 04 Stima Seggi (+/-1)
RIFONDAZIONE COMUNISTA 1,4 5,9 0 2,2 4,9 0 4,5 8 1
COMUNISTI ITALIANI 0,9 2,2 0 0,6 2,2 0 0,7 3,3 0
VERDI 0,5 2,3 0 2,6 3,1 1 2,4 2,9 0
SINISTRA DEMOCRATICA 1,2 0 0,4 0 1,3 0
PARTITO SOCIALISTA 0,8 1,4 0 1,5 1,5 1 1,3 2 0
PARTITO DEMOCRATICO 23,8 28,3 5 30,6 33,4 4 32 35,5 5
PARTITO RADICALE/BONINO 1,5 2,8 1 1,2 2,6 0 1,2 2,2 0
ITALIA DEI VALORI 4,8 1,9 1 9,6 2 2 8,4 2 1
UDEUR 0,7 0,3 0 0,3 0,3 0 0,2 0,5 0
UDC 2,5 4 0 3,8 3,8 1 5 5,4 1
IL POPOLO DELLE LIBERTÀ 40,7 32,1 8 31,5 30,7 4 35 32,6 5
LEGA NORD 19,5 11,2 4 13,2 8,4 2 1 0,6 0
MPA 0 0 0,4 0
LA DESTRA 0,2 0,6 0 0,5 0,5 0 2 0,9 0
ALTRO PARTITO 1,5 7 0 2 6,6 0 4,6 4,1 1
TOTALE 100 100 19 100 100 15 100 100 14

 

  CIRCOSCRIZIONE SUD CIRCOSCRIZIONE INSULARE
Int. Voto Europee 04 Stima Seggi (+/-1) Int. Voto Europee 04 Stima Seggi (+/-1)
RIFONDAZIONE COMUNISTA 2,6 6,1 1 1,5 4,7 0
COMUNISTI ITALIANI 0,6 2 0 0,6 2,4 0
VERDI 0,4 2,8 0 0,7 1,8 0
SINISTRA DEMOCRATICA 1,5 1 2 0
PARTITO SOCIALISTA 1 3,4 0 0,6 2,2 0
PARTITO DEMOCRATICO 26,4 29,7 4 30,6 27,1 2
PARTITO RADICALE/BONINO 0,5 1,5 0 0,5 1,7 0
ITALIA DEI VALORI 9,1 2,7 2 6,2 2,1 0
UDEUR 1 3,7 0 0,3 2,2 0
UDC 5,6 7,9 1 2,5 11,8 0
IL POPOLO DELLE LIBERTÀ 44 33,2 7 43,8 35,6 4
LEGA NORD 1 0,3 0 0,3 0,2 0
MPA 1,3 0 4,1 1
LA DESTRA 2 1,2 1 2,5 0,6 0
ALTRO PARTITO 3 5,5 1 3,8 7,6 0
TOTALE 100 100 18 100 100 7

 

 

 

 

Nota metodologica

Periodo di effettuazione delle interviste: 20 Novembre – 4 Dicembre 2008

Numerosità campionaria: 5.000 elettori, disaggregati all’interno di ognuna delle 5 circoscrizioni elettorali per sesso, età ed area di residenza, secondo parametri censimento ISTAT. Il campione è stato in media di 1.000 elettori in ogni circoscrizione elettorale.

Metodo raccolta dati: Interviste telefoniche CATI

Committente: La Repubblica

Istituto Fornitore: IPR Marketing – Dipartimento Opinione (www.iprmarketing.it)

Percentuale di rispondenti: 89

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

La lettera di scuse che Berlusconi ha inviato a Obama

berlusconi4
Silvio Berlusconi

La lettera di scuse che il nostro Premier ha fatto pervenire a Barack
Obama.

Caro Barack,

 la presente per fare chiarezza sulla indegna campagna di disinformazione che la stampa comunista, come sai maggioritaria nel mio paese, ma ancora per poco, ha scatenato ai miei e ai tuoi danni.

Quando ho dichiarato che ti considero abbronzato, volevo farti un complimento. Come ha detto il ministro Rotondi, che certo conoscerai, si trattava di sagace autoironia: quanto mi piacerebbe avere, infatti, il tuo bel colorito. Senza dover ricorrere al cerone. E la tua età. Senza dover ricorrere a Scapagnini. E la tua altezza. Senza dover ricorrere ai trampoli. Chiedilo anche ai miei domestici filippini, se non ti fidi: io non sono razzista. Per me i negri sono proprio come le persone.

E sono lieto della tua elezione, perché in questa fase di recessione serviva proprio qualcuno col ritmo nel sangue in grado di cambiare la musica all’economia mondiale. Inoltre sono certo che tu sconfiggerai il terrorismo, e che convincerai tuo fratello Obama Bin Laden a consegnarsi quanto prima. Insomma, credo, amici come prima.

Spero apprezzerai il regalo che accompagna questo messaggio e ti sarà certamente utile nel freddo e nevoso inverno di Washington. E’ per la tua macchina. Catene. Ti ricorderanno i tuoi avi. Ahahahahaha.

Ciao negher!

Tuo, Silvio.

Contrassegnato da tag , , , ,

No comment

http://www.corriere.it/politica/08_dicembre_06/domenici_schifato_0dc5b59c-c36f-11dd-b8a5-00144f02aabc.shtml

L’intervista. «E’ un sistema malato e non voglio più farne parte»

Domenici: sono schifato, lascio la politica

Il sindaco di Firenze: non ho mai voluto favorire qualcuno. Ora ho bloccato tutto, la città si ferma

DAL NOSTRO INVIATO
FIRENZE — Leonardo Domenici, il sindaco, è arrabbiato. Molto arrabbiato. E ha preso una decisione grave. In Italia, rara. «Smetto. Finisco questo secondo mandato e a giugno lascio la politica. Schifato. Mi hanno proposto di fare il candidato alle europee. Mi hanno proposto incarichi prestigiosi a Firenze. E a Roma. Io smetto».

Veltroni ha appena esternato «sostegno e stima»…
«Lo ringrazio davvero. Ma io chiudo qui, con la politica».

Il motivo è l’inchiesta giudiziaria sullo sviluppo edilizio dell’area di Castello. Due suoi assessori indagati per corruzione, accusati di aver favorito gli interessi del proprietario dell’area, Ligresti. «Io non credo nei complotti. Il fatto è che attorno all’inchiesta si è scatenata una campagna politico-mediatica che non ha senso».

Per esempio?
«Oggi è stato scritto che “Domenici ha subito l’onta di quattro ore di interrogatorio da parte del procuratore Quattrocchi”. Ma se ho chiesto io di essere ascoltato! Volevo aiutarli a capire la correttezza dei nostri atti amministrativi…».

Quindi, basta. Che farà di tutto il tempo libero?
«Seguirò le querele, mi occuperò dei risarcimenti».

Tutto questo soprattutto per la vicenda del nuovo stadio, che lei voleva collocare a Castello, dove già erano previste case, alberghi, negozi, sedi di Regione e Provincia, un parco di 80 ettari.
«E’ stato scritto che volevo mettere lo stadio al posto del parco, sono stati raccontati “incontri segreti” fra me, Ligresti e Della Valle, presidente della Fiorentina…».

Invece?
«Cominciamo col dire che lo stadio attuale, l'”Artemio Franchi” è in mezzo alla città e crea notevoli disagi. Diciamo poi che Della Valle presentò più di un anno fa un progetto di “Cittadella dello sport”, con lo stadio al centro, per la quale servivano 80-90 ettari».

E lei?
«Ho cercato una soluzione. Tutto quello spazio non avrei saputo dove trovarlo. Della Valle doveva ridimensionare il progetto e Ligresti aveva il terreno, poiché tutta l’area di Castello è di 170 ettari: vicino all’ aeroporto, all’autostrada, alla ferrovia ».

Il famoso pranzo dunque ci fu.
«Hotel Hassler di Roma, giugno scorso. La mia idea era di arrivare a 7-8 ettari per lo stadio. Provai a convincere Ligresti a ridurre il terreno per l’edilizia privata, ma ci furono difficoltà, e ipotizzammo di mettere lo stadio nella zona del parco».

Così preparaste un emendamento…
«Votammo in giunta un emendamento al piano strutturale della città che prevedeva la possibilità di fare lo stadio a Castello, senza specificare dove. Tutto ancora deve passare l’esame del consiglio comunale».

E’ questo il mestiere di sindaco?
«Anche. Mi sono mosso con riservatezza e non certo per favorire né Ligresti né Della Valle. Ma il sistema politico-mediatico è malato e io non voglio più farne parte».

E ora, lo stadio?
«Ci penserà il prossimo sindaco. Io ho bloccato tutto, stadio e piano strutturale. Firenze si ferma!».

La storia si intreccia con le primarie del Pd per decidere il candidato sindaco del 2009. Uno dei concorrenti, l’assessore Cioni, è indagato, ma non vuole rinunciare…
«Le primarie sono una bella cosa, ma anche una macchina delicata. E il Pd è ancora troppo fragile, una sommatoria di gruppi e componenti. La democrazia, diceva Bobbio, è fatta di regole. Altrimenti diventa casino. Quattro candidati, ad esempio, sono un numero esagerato: e se uno vince con il 28 per cento, che forza ha?».

Quindi?
«Per sciogliere questo enorme intrigo ci vuole una decisione politica da Roma».

Firenze finirà in mano al centrodestra? Verdini, coordinatore di Forza Italia, dice che cercano un candidato «civico».
«Conosco bene il centrodestra di Firenze: non sono all’altezza di governare la città».

Intanto, la sua maggioranza si sfalda. I Comunisti italiani se ne sono andati.
«Se vogliono, io li mando tutti alle elezioni di giugno con il commissario prefettizio. Ma devono votarmi la sfiducia. Oppure, bocciare il bilancio preventivo. Pensare che mi avevano offerto di candidarmi al Parlamento, ad aprile…».

Faccia un’autocritica.
«Mi sono buttato con troppo entusiasmo nella storia dello stadio. E non l’ho fatto per intitolare il nuovo impianto con il mio nome… La verità è che sono tifoso viola da quando ho sei anni!».

Grazie allo stadio è finito in un guaio.
«Che guaio?».

La fine della sua carriera di politico di professione.
«Chi l’ha detto che sia un guaio? Farò altre cose. Oggi c’è troppa gente che vive di politica e che fa politica senza professionalità. Io appartengo a un altro mondo. Che non c’è più».

Andrea Garibaldi
06 dicembre 2008

Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,

Il pacchetto anticrisi

da http://eddyburg.it/article/articleview/12232/0/287/?PrintableVersion=enabled

La truffa delle infrastrutture “finanziate” per l’emergenza: “sono bugiardi o dementi?”. Dal settimanale Carta, n.44, 6 dicembre 2008

Dopo l’annuncio al G20 di Berlusconi del pacchetto anticrisi di 80 miliardi, il ministro Matteoli è stato categorico: “Entro sei mesi la partenza dei lavori per il completamento del corridoio autostradale tirrenico insieme al finanziamento di interventi per rilanciare l’economia per un valore di 16,6 miliardi”.
L’elenco delle opere non è una novità, sono da anni nella lunga lista della delibera CIPE del 21 dicembre 2001 con la quale è stato definito il piano decennale della “legge obbiettivo”. Il costo complessivo del piano è stimato in 174 miliardi di euro. Le risorse che ad oggi sono state stanziate ammontano a 60 miliardi di euro pari quindi ad appena il 34% del costo complessivo, mentre le opere che sono state “cantierate” sono solo il 9%. Non c’è male per un piano decennale al settimo anno di attuazione e la promessa del punto 5 del contratto con gli italiani che impegnava il Premier al cantieramento del 40% del piano al quinto anno.
Con l’ultimo Dpef, luglio 2008, il Ministro ha però promesso una forte accelerazione del piano e indicato le opere prioritarie per le quali vi è l’impegno alla apertura rapida dei cantieri.

Elenco delle opere prioritarie della legge obbiettivo secondo il Dpef 2009-2011: “Impegno ad aprire i cantieri per:”
La realizzazione dell’asse ferroviario Torino-Lione
La realizzazione del Terzo Valico dei Giovi sul collegamento ferroviario AV Milano-Genova
La realizzazione dell’asse ferroviario AV Milano-Verona
La realizzazione dell’asse ferroviario AV Verona-Padova
La realizzazione dell’asse autostradale Brescia-Bergamo-Milano (BreBeMi) e della Tangenziale Est di Milano (TEM)
La realizzazione dell’asse autostradale Cecina-Civitavecchia
La realizzazione dell’asse autostradale Roma-Formia
La realizzazione del Ponte sullo Stretto
Dare continuità alle opere del Mose
Dare continuità alle opere del Brennero

Per il momento l’impegno solenne per il corridoio tirrenico, con la Cecina-Civitavecchia particolarmente a cuore, pare essere disatteso. Fra le opere candidate all’apertura dei cantieri, quelle finanziate con il pacchetto anticrisi sono la BreBeMi, il Ponte sullo Stretto ed il Mose, alle quali si aggiungono 4 assi Autostradali, una Superstrada ed una tratta della Ferrovia Messina-Catania.

Opere candidate al finanziamento all’interno del pacchetto anticrisi da 80 miliardi annunciato al G20 da Berlusconi

Finanziamenti ipotizzati
Autostrada Pedemontana Lombarda 4.115
Autostrada Brescia-Bergamo-Milano 1.580
Autostrada Brescia- Padova 1.650
Mose 900
Autostrada Parma-La Spezia 1.800
Autostrada Salerno-Reggio Calabria 2.700
Superstrada Ionica 265
Ponte sullo Stretto 700
Ferrovia Messina-Catania 1.970
Altre opere 987
Totale 16.667

Volendo prescindere dalla utilità delle opere candidate al finanziamento, ovviamente tutta da dimostrare, tutt’altro che comprensibile appare il riferimento al valore anticrisi che ne ha motivato la scelta e la stessa provenienza delle risorse.
Ben 7,367 miliardi provengono dal FAS (Fondo per le aree sottoutilizzate), grazie alla riprogrammazione del fondo imposta alle regioni con l’articolo 6-quinques della legge n.133/2008 (manovra finanziaria di agosto). Sono dunque risorse, come hanno detto alcune Regioni, “scippate” a programmi strategici in alcuni casi già in corso. Vengono infatti azzerati o spolpati, per citare solo alcuni titoli, Programmi strategici per l’Istruzione, per le Risorse Umane, per la Società dell’informazione nella Pubblica Amministrazione, per l’Ambiente, la Sicurezza, le Risorse naturali e culturali, le Reti e servizi per la mobilità, l’internazionalizzazione, il Progetto straordinario della protezione civile per le aree a rischio, il Progetto salute, sicurezza e sviluppo nel Mezzogiorno del Ministero del Lavoro.
Le altre risorse del pacchetto anticrisi, 9,300 miliardi , sono in realtà l’ammontare del valore delle concessioni autostradali già assentite e sulle quali il Cipe, nell’ambito delle procedure speciali della legge obbiettivo, ha già approvato i progetti preliminari, con la copertura delle risorse pubbliche necessarie, che sono meno di un terzo. Ad esempio per la Pedemontana lombarda, 4,115 miliardi, il finanziamento pubblico è di 1, 245 miliardi mentre i restanti sono investimenti cosiddetti privati che vengono recuperati con la concessione ultratentennale già attribuita a Pedemontana lombarda spa.
Ancora più incomprensibile è la scelta delle opere finanziate proPrio in relazione alla efficacia anticiclica. Dei nove interventi del cosiddetto pacchetto anticrisi, nessuno produrrà l’apertura di cantieri a breve, essendo, per tutti gli interventi, previsto l’affidamento a “contraente generale”. Per le 19 grandi opere della legge obbiettivo affidate con questo istituto contrattuale, il tempo trascorso tra la pubblicazione del bando di gara e l’avvio dei lavori registra una media di ben 4,2 anni. Solo due interventi del pacchetto anticrisi hanno già visto l’espletamento e l’aggiudicazione della gara: la Pedemontana, che prevede l’apertura del primo cantiere nel marzo 2010 ed il Ponte sullo stretto ma, in questo caso, siamo addirittura al solo finanziamento degli espropri. Dunque, il valore anticiclico di questo pacchetto è praticamente inesistente.
Ai tempi richiamati per l’avvio dei lavori, vanno però aggiunte le facili previsioni sui tempi di esecuzione e sui costi finali delle opere. Se per le 19 grandi opere affidate dopo il varo della legge obbiettivo non abbiamo dati a consuntivo, è però noto che la definizione del “contraente generale”, data dalla legge obbiettivo, è esattamente quella che si è attuata per la realizzazione delle infrastrutture per l’Alta Velocità, sulle quali invece, i dati sono ormai consolidati.
La Corte dei conti ha segnalato ripetutamente, nelle sue relazioni annuali, i limiti di questo istituto contrattuale. Recentemente è intervenuta anche l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici che, per la tratta di Alta Velocità Firenze-Bologna, ha segnalato la crescita abnorme da un valore iniziale di 1.053 milioni di euro a 4.189 milioni di euro alla data del 31 luglio 2007, evidenziando altresì per la chiusura dei cantieri, prevista nel 2009, varianti non ancora contrattualizzate per un importo di ulteriori 750 milioni di euro.
Non è dunque un caso che la prima grande impresa italiana non si trovi nemmeno fra le prime 50 imprese europee mentre pochissime grandi imprese italiane a malapena entrano fra le prime 200 europee. Proprio l’istituto contrattuale del contraente generale infatti, consentendo di sub-affidare liberamente a terzi tutte le attività sia di progettazione che di esecuzione dell’opera, ha prodotto una straordinaria accelerazione del fenomeno delle cosiddette scatole vuote, con lo svuotamento tecnico e tecnologico della grande impresa italiana. Nella più grande impresa italiana, secondo i propri dati di bilancio, il costo del lavoro dipendente ha un peso di solo il 3% sul totale dei costi aziendali. Nelle prime dieci imprese italiane si registra una media del costo del lavoro dell’8%, mentre nelle prime 10 imprese europee questo stesso dato va da un minimo del 14% ad un massimo del 25%.
Se si pensa di contrastare la crisi con queste opere, affidate a queste pseudo imprese, non è solo incomprensibile, ma semplicemente demenziale. Ma sono dementi o bugiardi?

Contrassegnato da tag , ,

Capodanno a Rimini

capodanno2005
Carlo Conti al Capodanno di Rimini fonte: http://www.riminiturismo.it

 

DICHIARAZIONE DI VOTO DEI CONSIGLIERI PARI, PAZZAGLIA, COCCIA E GIOVAGNOLI SUL VOTO ALLA DELIBERA DI VARIAZIONE DEL BILANCIO PER LA FESTA DI CAPODANNO

Nel dibattito che si è svolto in Consiglio Comunale nel 2007 relativamente alla Festa di Capodanno, trasmessa dalla Rai, si ammetteva che la delibera in argomento era stata portata in Consiglio Comunale anche se “non abbiamo mai discusso su questa iniziativa”.

In tal modo si chiedeva ai consiglieri comunali di approvare una spesa di circa 800 mila euro senza che ci fosse stata la possibilità di valutare la necessità o meno di spendere una somma così consistente per una ripresa televisiva.

Ciò che aveva stupito e sorpreso i consiglieri di maggioranza, che si erano astenuti o che avevano votato contro questa iniziativa, era una constatazione, a chi non era d’accordo, cioè che non si poteva contrapporre queste iniziativa ad eventuali interventi sociali.

Non era importante che questa cifra potesse essere spesa in ben altre direzioni (aiutare le famiglie bisognose, mandare all’asilo un numero significativo di bambini, sostenere attività culturali). Chi poneva la questione in questi termini sbagliava profondamente perché, secondo il vicesindaco “non comprende le caratteristiche della città di Rimini e questa zona che ha il turismo come località componente essenziale e che dia emozioni che faccia sognare”.

I dati della drammatica crisi occupazionale nel nostro territorio sono i seguenti: nei prossimi giorni saranno avviate procedure di cassa integrazione per 439 lavoratori, su 1100 lavoratori che saranno interessati a questi provvedimenti. Altri 1000 lavoratori precari rischiano di non vedere rinnovati i contratti allo scadere dell’anno in corso. La perdita del posto di lavoro è una vera e propria tragedia.

Noi non ce la sentiamo più di vendere “emozioni e sogni” di fronte a questa situazione. Ci sembra un insulto nei confronti di coloro che ormai sono alla disperazione.

Ma non basta: il vice sindaco Melucci sempre nel suo intervento dell’anno scorso giustificando i motivi di tale scelta affermava che “questa discussione è chiusa e bisogna pensare a quanto produce l’evento”.

La discussione fu chiusa allora in questo modo e non è stata più riaperta finché si è arrivati ancora una volta a riproporre la diretta televisiva che quest’anno costerà complessivamente un milione e 66 mila euro di cui 813.000 a carico del Comune.

Praticamente quasi un quinto dell’importo che il Comune di Rimini ha introitato applicando l’addizionale Irpef dello 0,3%, addizionale che viene pagata da coloro che hanno un reddito fisso, la maggior parte dei quali fanno fatica ad arrivare alla fine del mese.

Nessuno ci venga a dire che si fa del populismo e della demagogia se affermiamo che siamo di fronte ad una contraddizione perché mentre si impoveriscono i meno abbienti (quelli a reddito fisso) si arricchiscono quegli operatori turistici ed esercizi vari che traggono vantaggi da questa iniziativa e che guarda caso alcuni di questi sono fra i massimi evasori fiscali nella nostra città.

Per noi è soprattutto una questione di coscienza.
Come se non bastasse si arriva ancora una volta in Consiglio senza che ci sia stata la possibilità di discutene nonostante un consigliere comunale di maggioranza, nel dibattito in consiglio comunale sullo stesso argomento nel dicembre di anno scorso, avesse chiesto che anche le categorie economiche partecipassero alla spesa per la diretta. Niente di tutto ciò si è verificato nonostante ci fosse stata la disponibilità delle categorie (che direttamente si avvantaggiano da questo indotto) a elargire un contributo economico per l’organizzazione dell’evento.

Abbiamo considerato questa disponibilità non un atto di generosità ma un atto dovuto. Purtroppo niente di tutto ciò è avvenuto perché il Comune non si è sufficientemente adoperato per trovare un accordo e ancora una volta le categorie economiche sono assenti. Purtroppo ancora una volta ci troviamo di fronte ad una cocente delusione e il comune dovrà sostenere praticamente tutte le spese.
Pensiamo di chiudere qui la parte “economica e finanziaria” della vicenda Capodanno e riteniamo giusto parlare anche di quella del “valore culturale” della diretta senza dimenticarci che l’hanno fu scorso stroncata da molti concittadini e da giornali nazionali come il Riformista e l’Unità. Riteniamo, anche se l’affermazione potrà sembrare a qualcuno “sacrilega”, che la festa di fine anno è un boomerang in termini di marketing turistico perché non può essere legata ad un’immagine “positiva” della città che, tra l’altro, non trova mai soldi per iniziative culturali di più alto contenuto culturale e sociale. Sempre per il ritorno di immagine come non dire che non si debba parlare di un effetto dannoso per la città in quanto si tratta di uno spettacolo rivolto ad un target di over 60 (quelli che restano a casa). Che importanza ha che simili immagini vengano viste anche in Australia o in ‘America Latina?
Ci convinciamo sempre di più che i soldi che il Comune spende dovrebbero avere un ritorno d’immagine per la città balneare ma che in effetti il ritorno è pressoché inesistente sia per i suoi abitanti e soprattutto per la cultura. Purtroppo nessuno ha ancora aperto un dibattito su cultura e turismo (a parte il Corrierre di Rimini, in questi giorni, con interviste ad intellettuali riminesi). Questa questione non può più essere trascurata se non altro per un motivo molto semplice: nel Turismo ci sono molti soldi da investire ( a volte in maniera discutibile) soldi di cui la cultura potrebbe in qualche modo giovarsi. La diretta di Capodanno è un progetto totalmente televisivo e se si vuole utilizzare la televisione si potrebbe pensare ad altri progetti e cioè ad uno sviluppo graduale e infrastrutturale di altri progetti per la città per cui il Capodanno potrebbe diventare un momento di maggior visibilità di un progetto quotidiano (anche creativo). La cifra ingente che viene impegnata in una sola notte potrebbe essere usata per creare molteplici iniziative che poi dovrebbero trovare un importante momento di visibilità particolare il 31 dicembre. Mostre di alto valore artistico e culturale, concerti con illustri maestri, iniziative rivolte ai giovani possono più di un evento televisivo generare in termini di “soldoni” un indotto milionario e un flusso turistico importante non obbligatoriamente legato ad eventi-spettacolo. Qualcuno sostiene, giustamente, da più parti che la cultura non può essere “contaminata” dal turismo perchè si rischia di fare politiche legate agli eventi di una stagione e dallo scarso valore didattico e culturale. Ora l’Amministrazione Comunale si accinge a spendere un milione di euro per le riprese televisive di Capodanno che dovrebbero avere un ritorno di immagine per la città balneare ma che non ha nessun ritorno per la stragrande maggioranza dei suoi abitanti, e soprattutto nessun valore culturale. Ci chiediamo: se quel milione di euro fosse investito per organizzare una grande mostra che portasse, in una città come Rimini, migliaia di persone e se nel contempo rappresentasse un’occasione di crescita culturale per la città e di sviluppo delle professionalità locali, non sarebbe qualcosa di più utile e condivisibile? Va da sé che i soldi che l’Amministrazione Comunale spende per questo “evento” servono per pagare la TV e Bibi Ballandi, non la qualità dello spettacolo e purtroppo la TV -lo ripetiamo- rimanda un’immagine di Rimini che non è né allegra, né vincente, né solare… né niente che ricordi il mare e la spiaggia. L’ultima considerazione di tipo economico: l’evento fa aumentare certamente le presenze ma non fa aumenta il fatturato segno di un turismo “mordi e fuggi” che viene per una notte e non si ferma certamente a vedere la Domus o il Tempio Malatestiano.

Per queste ragione, esprimeremo voto contrario.

813mila euro per il Capodanno Rai. Il no di 4 consiglieri di maggioranza

Ieri l’annuncio da parte dell’amministrazione comunale di Rimini delle star che saliranno sul palco del Capodanno in diretta Rai e subito si sono sollevate critiche. “813mila euro risparmiati per la depurazione dell’acqua ma pagati dai riminesi nella bolletta”.

RIMINI | 29 novembre 2008 | Non solo da parte della minoranza ma anche di quattro consiglieri di maggioranza. Eugenio Pari (Comunisti italiani), Giorgio Giovagnoli (Sinistra democratica), Fabio Pazzaglia e Leandro Coccia (partito democratico), in consiglio comunale di giovedì sera hanno letto un documento spiegando le ragioni del loro voto contrario sulla variazione al bilancio di previsione 2008. “Il comune risparmia sul trattamento delle acque piovane e con quei soldi paga il capodanno” la critica dei consiglieri che sottolineano la coincidenza delle cifre: 816mila euro risparmiati perché non versati ad Hera e 813mila euro stanziati per il Capodanno in diretta Rai.
Critiche piovono anche per la scelta artistica, sempre da parte di Coccia Pazzaglia, Giovagnoli e Pari che parlano di “effetto dannoso per l’immagine della città visto che si tratta di uno spettacolo rivolto soprattutto agli over 60”.

Contrassegnato da tag , , ,