Archivi giornalieri: 25/11/2008

Sull’arresto degli aggressori di Andrea Severi

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Eugenio Pari

Di Euenio Pari

Le motivazioni che hanno portato quattro giovani riminesi ad aggredire cospargendo di benzina ed incendiando il cittadino Andrea Severi sono agghiaccianti. Sconvolgono la dinamica e le cose che fra loro si sono detti subito dopo l’attacco, ma questa violenza è nelle pieghe della nostra città e l’immagine di “città solidale” viene compromessa.
Occorre, come ha detto il Sindaco Ravaioli, che tutta la città ragioni su quanto è accaduto e la politica non può limitarsi a partecipare al coro di quanti chiedono pene esemplari la cui comminazione spetta soltanto agli organi giudiziari. La politica e le istituzioni hanno, infatti, un altro compito: guardare in faccia le nostre città e capire che cosa non funziona nell’insieme di valori che la comunità fornisce ai propri giovani.
Se la noia ha portato quattro giovani ad incendiare un altra persona bisogna indignarsi ma anche interrogarsi a fondo perché questa brutalità scuote alla base le radici della convivenza civile a Rimini; lo hanno fatto su un cittadino debole perché forse portati a pensare che come tale questo era inferiore e la
società contemporanea, il cui unico metro di misura è la capacità di consumare delle persone ed il denaro, fornisce implicitamente il retroterra a queste vessazioni. I quattro giovani sono gli esecutori materiali, ma i mandanti di questo atto sono i disvalori trionfanti della società e l’incapacità di fornire
modelli alternativi.

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La Francia ci parla

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Martine Aubry e Ségolène Royal

di Rossana Rossanda

su Il Manifesto del 23/11/2008

Il congresso del Partito socialista francese, che sancisce la spaccatura a metà fra Ségolène Royal e Martine Aubry, è significativo. La stampa ha strillato che si trattava soltanto di una contesa fra persone, è stata invece una battaglia feroce fra due concezioni del partito, delle sue priorità e del suo funzionamento che non hanno più nulla in comune.
Martine Aubry, che è figlia di Jacques Delors e da sempre socialdemocratica, ha tentato di tenerlo ancorato alla questione sociale, che brucia in Francia sotto Sarkozy e più brucerà nei prossimi mesi. E su questo ha raccolto voti anche eterogenei, come quelli di Bertrand Delanoe, sindaco di Parigi e fino al congresso fra i candidati alla segreteria del partito, di Benoit Hamon della sinistra di Fabius, e qualche seguace di Dominique Strauss Kahn.
Ségolène Royal ha puntato a modificarne la natura: reclama un partito di simpatizzanti più che di militanti, raccolti attorno alla sua leadership e mirato a conquistare le presidenziali del 2012, e perciò aperto verso il centro. Bisogna riconoscerle una tenacia fuori del comune. Quando ha perduto le presidenziali (col 47%) è stata attaccata da tutti, ma non ha mollato, ha scritto un libro, s’è detta vittima degli «elefanti» del partito, ha battuto il territorio e le tv, s’è prodotta in uno one woman show in un teatro di Parigi, ha cercato aderenti specie fra i giovani e ne ha ottenuto qualche migliaio (ancora ieri si poteva votare per il segretario semplicemente regolando le quote). Io sono l’avvenire, loro, Aubry e gli altri, il passato, ha tempestato in uno sfolgorare di sorrisi, io sono il nuovo, loro il vecchio. Non ha vinto per 42 voti. L’immagine del Ps è in pezzi.
Difficile che Ségolène (già i suoi seguaci chiedono un terzo voto) faccia la seconda di Martine Aubry. La quale – segretaria di un partito dimidiato – dovrà trattare non solo con la sinistra interna, Fabius e Hamon, ma anche con quella fuori, dove si agitano diverse formazioni o ridotte al lumicino, come il Pcf, o in cerca di crescita come la Ligue communiste di Besancenot che propone anch’essa un partito nuovo, anticapitalista.
Le riflessioni che si impongono sono due. La prima è che la ex sinistra appare in Europa sempre più erosa, la società civile, per duri che siano i colpi che riceve, non produce nessun effetto Obama, dando invece spazio alla destra e al centro: in Francia Sarkozy (che ha divorato di fatto l’area del Fronte nazionale di Le Pen) e Bayrou; in Italia Berlusconi, (che ha divorato anche formalmente An) e Casini. La seconda è che la nostra critica dei partiti e della politica in genere non è riuscita a convogliare nulla di durevole e consistente e il malcontento finisce con il buttarsi a centro-destra. Le soggettività di una sinistra progressista e di classe si dibattono nella difficoltà di trovare una qualche sintesi, ma in attesa che si decidano lo spostamento dei rapporti di forze è univoco e brutale. Neanche la crisi più forte del capitalismo dopo il 1929 riesce a intaccarne l’egemonia.

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