Archivi giornalieri: 05/11/2008

A sinistra c’è aria di alternativa al Pd

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Eugenio Pari

Coinvolti settori del Pdci, dei Verdi, Sd e Rifondazione, che però nicchia. Traina Eugenio Pari

A sinistra c’è aria di alternativa al Pd

Avviato il percorso della “costituente” a Rimini

La Voce, 4 novembre 2008

RIMINI – Primi vagiti della sinistra alternativa al Pd a Rimini e provincia, che ha già un obiettivo: presentarsi al voto alla prossima scadenza del 2009, sia in provincia che in tutti i Comuni al di sopra dei 15 mila abitanti. Il nuovo soggetto forse si chiamerà “la Sinistra” e uno dei timonieri che trainano il nuovo corso risponde al nome di Eugenio Pari, capogruppo del Pdci in consiglio comunale. Sotto la bandiera del Pdci ancora per quanto? Pare per poco. Si dice che stia meditando (e non sia il solo) di lasciare il partito, che in città sta raschiando il fondo del barile, ridotto ad un circolo di amici. Il Pdci a Rimini ha avuto un tracollo nel numero degli iscritti, scesi da 210 dello scorso anno ai 60 di oggi.

Pari ha deciso di partire per un’altra avventura ed entro novembre potrebbe lasciare definitivamente il partito. Ma lui butta acqua sul fuoco: “Il Pdci l’ho fondato io, non so se mi manderanno via ma io non lascio il partito”. Sta di fatto che il Pdci ha optato per un altro percorso, quello dell’unità dei comunisti: “Se il partito dei comunisti italiani a Rimini non si ritroverà con il progetto della costituente, è evidente che per me avrà più senso seguire un’altra strada”, risponde Pari. Sulla stessa lunghezza d’onda e attivamente impegnati a dar vita alla costituente della sinistra ci sono settori del Pdci e di Rifondazione comunista, dei Verdi e Sinistra democratica. Si sono riuniti lunedì scorso alla Casa della pace e per tracciare il solco hanno scomodato un Pier Paolo Pasolini d’annata, sostanzialmente per dire che una fase si è chiusa con le ultime elezioni politiche: “Un periodo è finito, bisogna saper ricominciare”, come scrisse l’autore degli scritti corsari nel 1962.

Quando però si va ad approfondire, i distinguo sono tanti: c’è chi parla di alternativa al Pd e c’è chi parla di dialogo per una nuova sinistra senza chiudere nessuna porta.

Di certo chi fa resistenza al progetto della costituente è invece il gruppo dirigente di Rifondazione, che è orientato ad allearsi con il Pd in provincia e un po’ in tutti i comuni. Cesare Mangianti si è presentato alla discussione fra compagni, una settimana fa, ma non ha detto una parola. Ha ascoltato in silenzio, senza eccitarsi nemmeno un po’ davanti al nuovo scenario. Mentre altri fra i presenti hanno dimostrato di avere le idee molto chiare: c’erano l’ex assessore della prima giunta Chicchi, Diego De Podestà, Ennio Grassi, Antonio Zavoli, Fabio Fiori, esponenti di associazioni come Uisp, Arci, Mario Galasso e Luigino Garattoni per i Verdi, il segretario provinciale di Sd Massimo Reali e Jader Viroli, diversi giovani desiderosi di incidere.

“In questo momento ci sono due visioni che si confrontano”, spiega Pari, “Da una parte chi ritiene prioritario promuovere l’unità dei comunisti e dall’altra chi pensa che insieme a tutte le forze della sinistra sia arrivato il momento di costruire qualcosa di unitario e davvero nuovo. Personalmente credo nel secondo scenario. La coalizione di centrosinistra, così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, non sta scritta nella roccia e il risultato delle ultime elezioni ha chiuso un’epoca”. Col Pd o da soli? “Credo si debba dar vita a qualcosa di alternativo, con programmi e idee radicati nella società”. Pari sta molto attento a non mettere il carro davanti ai buoi, e si tiene alla larga da discorsi troppo elettorali: “Al momento non sono al primo posto mentre va fatto ogni sforzo per costruire un progetto per la città coagulando uomini e donne e realtà organizzate”.

Questa settimana la squadra della sinistra torna ad incontrarsi, per arrivare in tempi non troppo lunghi prima all’associazione e poi al comitato promotore della sinistra.

Claudio Monti

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Spaccatura nel Prc, si va alla scissione

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Marzia Bonacci,   04 novembre 2008, 17:11

Con un’intervista a Il Manifesto Migliore annuncia che l’area vendoliana farà una lista unitaria con Sd per le elezioni europee e che si lavorerà ad un nuovo partito. Di fatto l’uscita da Rifondazione. Freddezza dalla maggioranza, soddisfazione del movimento di Fava e della componente del PdCI che fa capo alla Belillo

Scissione è una parola che non pronuncia mai, ma le prospettive politiche che richiama non possono che implicarla. Gennaro Migliore, intervistato da Il Manifesto, non ha ambiguità nel dire ciò che deve dire: liste aperte a chi ci sta e opposizione unita, anche col Pd. Ma soprattutto, si procede anche senza avere alle spalle Rifondazione.

Dunque la frattura con la maggioranza del partito di Ferrero e Grassi è cosa ufficiale e avrà come banco di prova le elezioni europee, quando la sua area politico-culturale Rifondazione per la sinistra correrà insieme alla Sinistra democratica di Fava. Cade ogni tentennamento, proprio nel momento in cui si fa sempre più chiaro che si andrà a votare con l’attuale sistema elettorale. Scansato il pericolo delle soglia di sbarramento al 5%, dunque, i vendoliani rompono gli indugi e rilanciano il progetto di unità a sinistra che si attivi già con la tornata europea.

Primo referente, il movimento di Mussi, ma non c’è chiusura: “Ragioniamo insieme a Verdi e PdCI”, suggerisce il coordinatore dell’area ed ex capogruppo del Prc alla Camera, mantenendo aperto, almeno formalmente, anche uno spiraglio di confronto con i suoi compagni interni, perchè “anche la maggioranza di Rifondazione comunista non può più rappresentare la situazione a colpi di falce e martello”. Il punto politico, secondo lui, è che “l’idea di una lista unitaria è oggi più forte” poiché è cambiato, per fortuna, il contesto sociale. “A Chianciano – dice- si parlò di un deserto sociale che invece mi sembra piuttosto affollato”, oggi diversamente da qualche mese fa, “possiamo spostare a sinistra tutta l’opposizione, compreso il Pd”.

Per questo la prospettiva di Ferrero e Grassi non ha senso nel nuovo contesto, dove a rendersi necessario è un antagonismo largo a Berlusconi. Anche con la formazione di Veltroni, rispetto a cui “sono sicuro è possibile una convergenza sull’agenda sociale”, per arrivare ad “una iniziativa comune fino ad una mobilitazione generale”. Dal punto di vista sociale questa anima della sinistra, parallelamente ad una opposizione larga, deve vedere anche uno sbocco formale. Primo step sarà nel 2009.

Lista unitaria per Strasburgo, ma non semplice cartello elettorale: “lo schema chiuso e federativo dell’arcobaleno è morto e sepolto”, spiega. Il che significa che si procedere verso un nuovo partito della sinistra unita, che però non “può nascere in base alle idee di un gruppo dirigente”, ma dovrà vedere “consultazioni di massa”, con “migliaia di persone che decidano sul simbolo come sulle regole di convivenza e la carte di intenti”.

Le parole di pag.6 del quotidiano comunista sono accolte con scetticismo e freddezza a via del Policlinico. Claudio Grassi, responsabile organizzazione del partito, ci spiega perché. “Il congresso ha democraticamente deciso un’altra strada”, per cui la prospettiva dei vendoliani “è una proposta alternativa a quella del Prc”. Dunque? “Dunque è una ipotesi evidente di scissione”, che non può che “colpire negativamente” perché “metterà in difficoltà l’unica forza che esiste a sinistra del Pd, cioè Rifondazione”. Era inevitabile, però? “No, mi ha invece stupito perché emerge proprio adesso, quando il governo è in difficoltà e la società è in movimento, come anche il popolo del sindacato e della sinistra”.

Soddisfatta invece la Sinistra democratica. “Da dopo le elezioni di aprile abbiamo sempre cercato di lavorare ad una forza unitaria della sinistra”, ci dice Nuccio Iovene, che spiega anche come essa debba strutturarsi: “una forza radicata nel territorio e ispirata a valori e contenuti che mai come oggi sono attualissimi”. Del resto, aggiunge, “mi sembra che ci siano attualmente le condizioni per far nascere un nuovo centrosinistra”, perché il movimento della società regala forza “a quanti di noi sono convinti di poter pensare di spostare a sinistra il Pd e l’opposizione”.

Nel PdCI le parole di Migliore tradotte in fatti potrebbero significare la triplice spaccatura. Oliviero Diliberto e i suoi riunificati nel Prc di Ferrero e Grassi per l’unità dei comunisti, Marco Rizzo pronto a lavorare ad una costituente con gli altri atolli dispersi (Marco Ferrando del Pcl in testa) e, infine, Katia Bellilo disponibile, insieme a Umberto Guidoni, ad una convergenza con l’area di Rifondazione uscente. La morte del partito dei comunisti italiani dunque. Ci spiega Belillo che la prospettiva di partecipare alla lista unitaria la convince a patto che “non sia una riproposizione del vecchio arcobaleno, un semplice cartello elettorale dei gruppi dirigenti, ma persegua invece uno sbocco partitico”. Un partito della sinistra unita di cui, secondo lei, ha bisogno anche il Pd “per non rimanere affossato nel centrismo e nel conservatorismo”. Un partito che già immagina come “capace di sintetizzare le istanze di sinistra che provengono dalla società e le diverse culture politiche che la sinistra porta con sé”. Con una semplice definizione: “che sappia far rivivere la tradizione del Pci, massimo esempio di sintesi dei molteplici modi di essere sinistra che esistevano e esistono nel paese”.

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