“Niente razzismo, questo è uno scontro tra clan”

Una intervista pubblicata su il manifesto del 20/09/2008

Parla Francesco Barbagallo, docente di storia all’Università Federico II di Napoli

Di Enrico Miele – www.ilmanifesto.it

“Sette omicidi non possono corrispondere a logiche razziste. La criminalità locale non vuole cedere il controllo del casertano a organizzazioni provenienti da altri paesi. Questo non è razzismo, ma scontro tra clan”. È netto il pensiero di Francesco Barbagallo, professore di storia all’Università Federico II di Napoli, nel descrivere la guerriglia urbana avvenuta ieri a Castelvolturno.

Un conflitto per il controllo del territorio quindi…

In queste zone una parte dei migranti tende ad organizzarsi come gruppo criminale strutturato che con il passare del tempo si espande, entrando in conflitto con i clan della zona. Ma la risposta dei casalesi nasconde uno scontro sulle modalità di sviluppo dell’attività criminale.

C’è un tentativo dei casalesi di reclutare i migranti che arrivano in quelle zone?

Io ribalterei il problema. In Campania tutta una serie di attività economiche si svolgono sotto il controllo dei clan. Non solo lo spaccio della droga, ma anche altri commerci in cui operano comunità di provenienza africana. Non è possibile svolgere alcuna attività senza che intervenga la criminalità locale, perché i clan controllano il mercato del lavoro.

Però un corteo spontaneo non è usuale nel casertano. Perché stavolta i migranti sono scesi in piazza?

L’uccisione di sei persone ha prodotto emozione nei gruppi di cui facevano parte. Le comunità di stranieri sono numerose nella zona. È chiaro che alcune sono estranee ai giri criminali. È più una “mistura” tra migranti coinvolti in traffici illeciti e altri più esterni ai circuiti criminali, ma in qualche modo collegati, che reagiscono alla violenza subita.

Lo Stato come classica risposta manderà l’esercito. Può servire in un contesto del genere?

(Ride) Qui l’esercito non serve a niente. I militari sono assoldati dai clan, com’è accaduto nella guerra di Scampia dove, al fianco dei Di Lauro vi erano ex militari delle guerre balcaniche che tenevano in scacco le forze dell’ordine.

Stampa, processi sotto i riflettori, condanne,. I clan del casertano sembrano in difficoltà…

Negli ultimi tempi c’è una reazione forte dei casalesi proprio perché vengono attaccati intensamente. Reagiscono per dimostrare di poter mantenere il controllo della situazione. Se alle confessioni che stanno facendo i pentiti si aggiunge anche la rivolta dei migranti sono costretti a reagire.

Quindi un effetto dell’attenzione mediatica c’è stato?

Certo, perché Saviano ha attuato un’opera d’informazione che è diventata patrimonio comune nella società civile. Prima di Gomorra nessuno conosceva i casalesi. Ora i clan del casertano sono celebri, anche se negano di essere criminali. Loro si considerano imprenditori, una multinazionale. Se poi qualcuno gli pesta i piedi lo ammazzano, che sia bianco o nero.

 

 

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