Presi a testate

Di Galapagos, il manifesto 6 agosto 2008

http://www.ilmanifesto.it

Succede, casualmente su un aereo, di «orecchiare» un paio di persone che parlano tra di loro. E, non casualmente visto che parlano di legge dell’editoria, succede di «drizzare» le orecchie. I due (un ministro e un sottosegretario) parlano della «incazzatura» e delle minacce di Feltri di far diventare Libero un quotidiano ferocemente anti-berlusconiano. Non succederà, garantisce il ministro: Berlusconi ha già pronta una soluzione. Sarebbe stato interessante sapere quale. Anche perché un paio di settimane fa in un editoriale Vittorio Feltri aveva espresso «nervosismo» per una riforma vera che salverebbe i giornali di partito e quelli editi da cooperative di giornalisti, unici editori puri in Italia. Rischierebbe invece di non salvarsi il suo giornale, il cui editore (Angelucci) è un imprenditore. Proprietario, peraltro, di un altro giornale (il Riformista) che riceve contributi per l’editoria. Ma Feltri non deve temere.
In attesa che Berlusconi faccia «’o miracolo» – ieri l’ha promesso anche per Alitalia – con la manovra approvata ieri dalla Camera è iniziato il count down che rischia di far chiudere il manifesto e parecchie altre testate la cui unica colpa è di esprimere «idee» e di non essere unicamente contenitori di pubblicità e gadget. I contributi diretti all’editoria costano circa 180-190 milioni l’anno rispetto ai 305 milioni di contributi per le spese postali che in larga parte finiscono in poche capienti mani di gruppi editoriali spesso quotati in borsa con bilanci largamente in attivo. Con il risultato che gli utili distribuiti agli azionisti derivano in parte dalla generosità dello stato.
Se la legge fosse modificata con intelligenza si potrebbe risparmiare un bel po’. In ogni caso sono soldi che contribuiscono a rendere plurale il mondo dell’informazione nel quale, altrimenti, avrebbero diritto di opinione solo poche testate, tutte legate a grandi gruppi economici. Grandi testate che, oltretutto, convogliano quasi tutta la pubblicità residua che non viene intercettata dai colossi televisivi. Ma c’è la certezza che una riforma seria Berlusconi e i suoi non la vogliano: l’obiettivo è togliersi di torno parecchi critici scomodi. Per non far chiudere i giornali «amici», un po’ di soldi il presidente del consiglio è pronto a trovarli.
Ma a rischiare grosso con l’approvazione della manovra non è solo il manifesto: i tagli triennali programmati (oltre 36 miliardi di euro) rischiano di deprimere ulteriormente, e per alcuni anni, l’economia italiana. In questa ottica – magari molti lettori si scandalizzeranno – non possiamo che essere d’accordo con un commento di Cirino Pomicino che sul Sole 24 ore di ieri impartisce una lezione di economia a Tremonti accusandolo di una politica economica pro-ciclica, cioè di tagliare spesa corrente in una fase nella quale la spesa dovrebbe essere sostenuta per rilanciare l’economia. Pomicino non critica i tagli, ma il fattto di non aver indirizzato le risorse che si erano liberate per interventi diretti nell’economia, dando soprattutto impluso agli investimenti. Ma c’è di più: le critiche ai contenuti economici non sono tutto. Il peggio è nei contenuti sociali che prefigurano uno stato leggero nel quale spariscono i diritti: dalla scuola alla pensione, dall’assitenza alla previdenza. Ma soprattutto i diritti dei lavoratori.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: