Archivi giornalieri: 22/07/2008

Rimini

Rimini, 21 luglio 2008

Di Eugenio Pari

La vicenda dello stadio dopo anni sta forse arrivando al suo triste epilogo, triste per i cittadini riminesi che si vedranno sottratte altre migliaia di metri quadrati (44.000) in favore di ulteriori appartamenti (5-600).
La “madre di tutte le varianti” che Sindaco, vicesindaco e assessore all’urbanistica hanno voluto portar avanti a tutti i costi rischia di essere la debacle per il centrosinistra riminese, non perché un gruppo di consiglieri si è fin da subito detta contraria, ma perché questo intervento è lontanissimo dalle idee di utilità e necessità dei cittadini. Cittadini che invece nel 2006 hanno affidato al Sindaco Ravaioli un mandato preciso: fermare l’espansione urbanistica toppe volte irragionevole arginando la rendita immobiliare per indirizzare le enormi risorse destinate alla speculazione e a vantaggio di pochi, su indirizzi produttivi a vantaggio di molti.
Non riuscire a comprendere che tanti cittadini riminesi, elettori fino a ieri del centrosinistra, non condividono questo modo di governare significa che l’azione di questa Amministrazione è asfittica e miope e che continuando così si consegneranno all’astensione, vedi il caso di Roma, migliaia di cittadini.
Quella dello stadio è la prima di numerose varianti che produrranno un’ulteriore e inarrestabile colata di cemento nella nostra città. Basti pensare ai famigerati project financing, alla prossima variante di Rimini nord (altri 600 appartamenti) interventi al di fuori di qualsiasi livello di pianificazione e quindi di intervento diretto degli organi democraticamente eletti come il Consiglio comunale. Interventi decisi, discussi e ponderati nella contrattazione tra soggetti privati e alcuni amministratori attorno ad un tavolo. Un tavolo di pochissime persone che decidono sulle sorti di una città dove i costruttori attraverso la rendita pensano al profitto, e alcuni amministratori a progetti faraonici per propaganda elettorale al costo di sfiancare la nostra città e di sfibrarne il tessuto sociale. Gli interessi dei cittadini che non trovano posto negli asili nido, quelli che non hanno accesso al diritto alla casa per i costi troppo alti degli immobili derivati dalla rendita immobiliare, quelli che per fare cinque chilometri ci mettono un’ora di macchina, quelli che non hanno centri di aggregazione o aree verdi, come si pensa di rappresentarli?
La variante stadio è l’ulteriore riprova del fatto che le cose a Rimini non sono cambiate nonostante le promesse di discontinuità nelle politiche urbanistiche, ci si è concentrati solo a denigrare il PRG vigente per poi attuare delle varianti che ne aumentavano le capacità edificatorie. La variante stadio rischia di rappresentare il fallimento di quanti aderendo alla coalizione guidata da Melucci e Ravaioli hanno pensato si potesse dar seguito agli impegni di riqualificazione e innovazione diffusa per la nostra città.
I project financing che privatizzeranno i lungomari trasformandoli in centri commerciali, come se quelli costruiti negli ultimi anni non fossero bastati, rischiano di produrre danni irreparabili al tessuto economico riminese. Infatti le centinaia di imprese turistiche che determinano il volto e il carattere della nostra offerta, quindi le centinaia di famiglie, rischiano di venire travolte dalla costruzione di grattacieli, hotel e centri commerciali stile bunker costiero. Con chi si e dove è discusso lo stravolgimento del economico, turistico e commerciale della nostra città? Chi ha deciso di continuare sulla scelta perdente di una economia sempre più basata sul consumo? I cittadini, gli operatori economici che voce in capitolo hanno avuto? I nostri elettori erano informati delle possibili e reali conseguenze di questi progetti? Purtroppo no!
Penso, in conclusione, che i destini della nostra città debbano tornare nelle mani dei nostri concittadini, che a Rimini vivono, lavorano, si muovono e cercano occasioni perché non possono essere riconducibili a interessi economici dei poteri forti. Le città, non solo Rimini, invece sono abbandonate al mercato e il mercato pensa solo agli interessi immediati

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