Intervento nel Consiglio comunale sul tema della sicurezza

Di Eugenio Pari

Signor Presidente, Sig. Sindaco, Signori consiglieri,

la richiesta del cittadino di risolvere un problema di disagio per la presenza di attività illecite, deve avere come sbocco quello di trovargli una soluzione, non di fornirgli una pura e semplice spiegazione di quanto sta succedendo o, peggio, di fomentare queste paure in quanto la sicurezza è un elemento dello stato sociale e la legalità è il fondamento dello stato di diritto.

Il numero dei reati diminuisce non solo nella nostra città, ma nel Paese, al punto tale che secondo stime di istituti nazionali e internazionali l’Italia è il paese europeo con meno reati. Nonostante questo invece aumenta la percezione di insicurezza tra i cittadini. Una percezione che risulta ingiustificata se rapportata ai numeri reali. Perché avviene questo?

Prima di tutto perché c’è un deterioramento delle condizioni economiche e quindi sociali accompagnato ad un altrettanto progressivo restringimento dello stato sociale e quindi si produce una spinta che isola i cittadini sempre di più rendendoli maggiormente vulnerabili all’uso propagandistico della questione sicurezza. In questo contesto privo di elementi di conoscenza sui fatti, prevale l’approccio umorale e questo fenomeno non solo nella società riminese, ma nelle società occidentali, rischia di innescare e talvolta purtroppo innesca una guerra fra poveri. Il mio problema non è il raggiungimento di maggiori diritti e migliori condizioni di vita attraverso una lotta di rivendicazione che redistribuisca la ricchezza controllata sempre di più da meno persone, ma è l’immigrato che vive le stesse mie difficoltà e che però è più raggiungibile anche se come me è escluso dai bagliori della società del consumo. Si identifica insomma nel più debole, che è anche il più vicino, l’origine del disagio e ciò è sostenuto anche da mezzi di informazione e da una politica xenofoba.

Va da sé quindi che per affermare una politica della sicurezza non servono ronde di cittadini, ma politiche integrate delle istituzioni e delle amministrazioni per rimuovere le cause del disagio sociale promuovendo così l’inclusione di tutti e quindi la coesione nella nostra comunità.

Per governare sul fronte dell’affermazione di una cultura della legalità e quindi gestire il fenomeno sicurezza è necessario un coordinamento sugli obiettivi condivisi e realizzarli tenendo presente che gli organi dello stato come prefettura e questura e quindi polizia e carabinieri, hanno funzioni distinte da quelle del Comune e quindi della Polizia municipale. In sostanza le forze dell’ordine agiscono con l’intervento di polizia; la magistratura con l’esercizio del potere punitivo e delle misure alternative al carcere; le amministrazioni pubbliche ed in particolare i comuni con le politiche sociali, la rappresentanza dei cittadini e l’interpretazione delle esigenze del territorio.

La politica della sicurezza, quindi, non può essere costituita sull’improvvisazione e l’emergenza. Il problema della sicurezza deve essere governato in modo democratico e civile creando una strategia che deve vedere coinvolti e responsabilizzati i vari attori in campo a partire dalle stesse istituzioni pubbliche ma comprendendo la società civile, le associazioni, i comitati di cittadini, il tessuto economico e gli organi di informazione.

La questione è anche quella di una riqualificazione di aree e spazi della nostra città, non con centri commerciali o grattacieli, ma fornendo spazi, servizi, centri sportivi e sociali favorendo altresì iniziative in grado di promuovere forme di incontro, socialità, cultura e conoscenza reciproca. Ricollegare i legami sociali in un momento dove essi invece sono sfilacciati e disintegrati.

L’amministrazione nel nostro Paese e a Rimini è bloccata, al punto tale che se per ipotesi domattina il tribunale di Rimini si fermasse gli occorerrebbero cinque anni per smaltire tutte le pratiche in arretrato. Dov’è la certezza della pena nei confronti di chi delinque? Che senso ha richiedere più agenti di polizia se poi a fronte degli arresti nessuno li processa e quindi chi delinque viene rispedito in libertà con la possibilità di reiterare il reato? Allora, sig. Sindaco, mettiamo la stessa energia per richiedere un potenziamento dell’amministrazione della giustizia a Rimini così come ogni anno lo mettiamo per richiedere i rinforzi estivi.

Mi avvio a concludere e cito due interventi per non essere frainteso, perchè il tema delle infiltrazioni mafiose è un tema delicato non strumentalizzabile su cui però occorre che la nostra città alzi la guardia. Enzo Ciconte, che da parlamentare ha fatto parte della commissione giustizia e che poco tempo fa come consulente della Commissione parlamentare antimafia ha redatto un studio su questo tema commissionato dalla Regione Emilia Romagna. Ebbene egli ha sostenuto che “sono state molto poche le indagini della magistratura tese ad accertare passaggi di proprietà – spesso effettuati con danaro  contante e con somme superiori a quelle normalmente richieste dal mercato locale – che sono intervenuti nell’ambito di negozi, pizzerie, ristoranti, attività commerciali, palazzi e alberghi. In che termini ciò sia accaduto in riviera non è facile a dirsi soprattutto da documentare”.

Vi è poi una dichiarazione dell’allora capo della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) Gianni De Gennaro, che ebbe modo di sostenere “nella regione Emilia Romagna operano una serie di consorterie criminali, attive in tutti i settori dell’illecito, che pongono in essere modalità proprie del crimine organizzato secondo schemi comportamentali riconducibili a fattispecie normative dell’associazione a delinquere di stampo mafioso”. De Gennaro prosegue indicando le aree più colpite dalla criminalità fra le quali “la prima era la fascia litoranea ad alta densità turistico alberghiera, Rimini e i lidi ferraresi”.

Ecco perchè non possiamo abbassare la guardia e va rafforzato il robusto e diffuso reticolo democratico (Comuni, sindacati, associazionismo) che è storicamente presente nella nostra realtà come barriera a una più marcata diffusione della presenza mafiosa.

Infine, lei Sindaco e altri consiglieri, avete detto che su questi temi non c’è destra e non c’è sinistra e che si può cercare la strada per affrontare insieme questi problemi. Ebbene, io penso di no, perchè non credo possa essereci condivisione di obiettivi con chi a Milano inscena le ronde padane, mentre a Roma destruttura l’art. 41/bis del carcere duro ai mafiosi, o approva leggi che lo mettono al riparo dai processi, mentre nel pacchetto sicurezza vuole prendere le impronte digitali ai bambini rom non perchè delinquenti ma solo per il fatto di essere rom. Il Parlamento europeo, non il sottoscritto, ha definito questa proposta come un atto discriminatorio direttamente fondato sulla razza e l’origine etnica. Il solo fatto di essere zingari o immigrati per questo governo e per il centrodestra rappresenta un elemento da criminalizzare, un pre requisito penale e questi sono da tenere sotto controllo fin da bambini. Mentre per me la persona in quanto tale deve godere di diritti che iniziano dal momento della nascita, e soprattutto l’essere cittadino a prescindere dall’etnia o dall’appartenenza ad un altro popolo ci rende tutti uguali di fronte alla legge.

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